venerdì 19 ottobre 2018

Leggere per vincere (o anche solo perché ci piace)

C'è un libro che possiedo dal 1994.
Ellapeppa, che precisione. Come mai sfoggio tanta certezza sulla data?
Presto detto: il libro era in allegato a una rivista e con esso si poteva partecipare a un concorsone dal titolo Leggere per vincere. Bisognava portare il libro ancora incellofanato presso una concessionaria di una famosa marca automobilistica dove il signor concessionario avrebbe provveduto a scellofanare il libro davanti a te e a controllare cosa c'era scritto nel paragrafo in grassetto a pagina 8. Se c'era scritto "Hai vinto", avevi vinto.

Tutta speranzosa, portai il libro al signor concessionario che lo scartò e andò a pagina 8. Il paragrafo in grassetto era questo:
"Nico!" Gli stringo la mano. Porta un fiore all'occhiello; è un'abitudine che ha preso da quando è diventato candidato. Chiede di mia moglie e di mio figlio, ma non aspetta la risposta. Assume subiro un'aria di tragica sobrietà e comincia a parlare della morte di Carolyn.
Al che, ho arguito di non aver vinto niente. Ma "la fortuna era ancora in lista d'attesa": bastava compilare un tagliando e partecipare così all'estrazione con cui si poteva vincere i premi non assegnati che consistevano in una macchina nuova, un viaggio per due persone per assistere a una partita USA '94 e un'autoradio.

Non ho vinto nessuno dei tre premi, ma la copia del tagliando è rimasta tra le pagine per tutti questi anni. La data in cui è stato compilato è il 20 aprile 1994.

Il libro protagonista di questo aneddoto è Presunto innocente di Scott Turow e non lo avevo mai letto fino a quest'anno. Ne avevo sempre avuto l'intenzione, ma giuro che non so per quale motivo ho rimandato così tanto. Il libro ha vagato per diverse case, è finito in scatole e soffitte, a volte è riuscito ad avvicinarsi al comodino accanto al letto ed aveva quindi buone speranze di essere iniziato, dal momento che di solito leggo la notte, prima di dormire. Invece niente, così come si avvicinava al comodino, ne finiva sempre allontanato.

E per questo motivo ho sempre rimandato la visione dell'omonimo film. Di solito, quando esiste l'accoppiata libro/film, preferisco vedere prima il film e poi leggere il libro, così non mi faccio troppo influenzare dalla lettura. Cerco di capire se il film funziona in quanto opera a se stante e poi al limite leggo il libro.
Per i gialli però le cose sono diverse. Un film lo guardo in due ore, mentre ci metto più tempo a leggere un libro. Se impiego sette o otto ore per la lettura, spalmate in più giorni, preferisco decisamente non sapere chi è il colpevole. La tensione mi deve durare per tutte quelle ore! E quindi, se avessi già saputo l'identità dell'assassino, la tensione sarebbe in parte scemata.

Chiaro che anche quando si guarda il film sarebbe meglio non sapere prima quella che sarà la rivelazione finale, ma un film può avere altri modi di mantenere la suspense, non ultimo il fatto di essere pensato per essere guardato in un'unica sessione.

Quindi per 24 anni, ogni volta che in tv passava Presunto innocente, io immediatamente cambiavo canale ed evitavo la visione dicendo:"nononononono (alla Zohan), devo prima leggere il libro!"

Alla fine mi sono decisa e, usando il tagliando non vincente come segnalibro, mi sono fatta strada attraverso le 285 pagine del tomo. La lettura è avvincente, il testo ben scritto. Potrebbe essere definito un solido legal-thriller. Forse il finale mi ha pò deluso, mi sembrava vanificare un po' l'intreccio, ma vabbè; sono quasi incontentabile coi finali.

La storia vede come protagonista il viceprocuratore della Contea di Kindle (sarà una contea in cui si legge molto?) alle prese con l'omicidio di una collega ed ex-amante; comincia le indagini ma poco dopo si ritrova principale indiziato.

All'inizio ero un po' spaesata perché dovevo prendere confidenza con i personaggi e i loro maneggi legal-politichesi, i loro altarini, gli accordi e i compromessi. Poi però la storia mi ha preso e mi sono trovata ben coinvolta in questa complicata rete di rapporti tra poliziotti, giudici, avvocati, procuratori. Turow è avvocato e si capisce che se ne intende di quel che scrive.

Mentre procedevo nella lettura, mi chiedevo quali attori avrebbero interpretato i personaggi del libro. Sapevo solo che il protagonista principale era impersonato da Harrison Ford, ma se devo essere sincera, mentre leggevo non riuscivo a immaginarmi la sua faccia. A dire il vero, non riuscivo a immaginarmi nessuna faccia specifica per questo protagonista, forse perché la storia è narrata in prima persona e quindi l'aspetto interiore del personaggio è preponderante, mentre quello esteriore molto meno presente. Credo che la narrazione in prima persona faccia diventare il narratore quasi trasparente.
In ogni caso, c'è un accenno all'aspetto fisico del protagonista: "il naso grosso e le arcate sopracciliari sporgenti come quelle di un uomo di Neanderthal". Ahah, a Harrison Ford deve aver fatto proprio piacere!

Ma devo dire che, in generale, anche quando gli scrittori descrivono i personaggi in maniera precisa, non è detto che la rappresentazione mentale che me ne faccio corrisponda a quello che leggo e spesso sono condizionata da immagini che ho acquisito da altre parti. E la prima immagine mentale che mi viene di un personaggio, mi rimane poi appiccicata fino alla fine, anche se non è per niente corrispondente alla descrizione, come vedrete alla fine del post.

Il personaggio della vittima viene descritto come avente "un torrente di capelli biondi, quasi niente didietro e un seno molto colmo, [,..] con unghie lunghe e rosse". Una donna che non si può non notare e che attira gli sguardi di tutti gli uomini. Ma anche una donna "maledettamente dura" che si occupa di casi difficili e a cui piacciono le luci della ribalta. Io tutto il tempo mi immaginavo Sharon Stone, che dal punto di vista fisico corrisponde alla descrizione solo il per colore dei capelli, ma che mi sembra però adatta a rappresentare il connubio tra cervello e sensualità. Il ruolo nel film è interpretato da Greta Scacchi (e su imdb spiegano come pronunciare il suo cognome: "skacky").

C'è una certa somiglianza, però

Poi c'è il poliziotto amico del protagonista, alto un metro e sessantasette, pesa cinquantaquattro chili dopo un pasto completo, si pettina in modo buffo e ha [..] l'aria da piccolo delinquente". Io figuriamoci se mi sono creata una immagine mentale corrispondente alla descrizione. Macché, io mi figuravo nientemeno che David Morse che è praticamente l'esatto contrario di un tipo bassetto e smilzo. Tutto perché ne Il miglio verde Morse faceva il poliziotto affidabile (nonché amico del protagonista). Beh menomale che nel film c'era un John Spencer molto più in parte.

Chi è pettinato in modo più buffo?

Il personaggio del procuratore nonché capo del protagonista è descritto in maniera meno precisa. Si accenna ai "lineamenti massicci [..]atteggiati in un'espressione di solennità e coraggio e una sfumatura di tristezza". Inoltre,"è ingrassato e ha assunto un'espressione perennemente torva". Brian Dennehy credo sia la scelta giusta per questo ruolo, ma io tutto il tempo mi immaginavo Harry Yulin.

Dennehy, sulla sinistra, corrisponde meglio alla descrizione del libro

Poi c'è l'esperto avvocato difensore: "basso, rotondetto, vestito in modo impeccabile. Pochi capelli sparsi gli attraversano la cute rosea e lucida". Io mi immaginavo qualcuno sullo stile di David Paymer, mentre nel film c'è il bravo Raul Julia che ci dà il giusto tocco latino e suadente, in sintonia con le origini effettive del personaggio. Devo dire che qualcosa nel look di Raul Julia mi ricorda Lillo in Normalman.

Avvocati a confronto

Il personaggio del carismatico giudice che presiede al processo viene descritto come "bello, vivace, straordinariamente imponente. [..] alto poco più di due metri e robusto in proporzione. Ha i capelli di media lunghezza, pettinati all'africana e quasi tutti grigi, la faccia grande, le mani enormi e un'oratoria principesca, la voce sonante dai toni molto mascolini". Io mi immaginavo qualcuno di corpulento ma anche più minaccioso di quello che poi è in realtà il personaggio. Qualcuno sullo stile di Danny Glover o addirittura Richard Gant. Ma non sfigura nel film Paul Winfield.

Glover, Gant e Winfield

Però dove veramente, ma veramente, ho deragliato è nella mia immaginazione mentale dei ruoli degli avvocati Nico Della Guardia e Tommy Molto. Dai nomi è evidente che sono due italoamericani. Il primo "è sulla quarantina, di media statura, sempre lindo e azzimato. [..] brutta carnagione e aspetto un po' stridente (capelli rossi, pelle olivastra e occhi chiari)". Il secondo, che è una specie di braccio destro del primo, "è alto un metro e sessantasette, [..], pesa dodici o quindici chili di troppo, ha la faccia butterata e le unghie rosicchiate". Anche nel film non sono andati troppo sul preciso (anche perché la descrizione del primo sembra quella del padre di Ron Weasley). Ecco la foto degli interpreti:


Ma nella mia testa, due italoamericani, di cui il primo ambizioso e sempre pronto a mettersi in mostra e a parlare in pubblico e il secondo, un sottoposto schivo e allampanato, potevano forse apparire diversi da così?

Clicca per vedere


Dopo questa, l'udienza è tolta.

martedì 7 agosto 2018

Qualcosa di sinistro sta per accadere

Qualche tempo fa, sul blog del vulcanico MikiMoz, ho letto un suo articolo su una serie tv di paura per ragazzi. Quel post mi ha fatto tornare alla memoria un film, che dovrebbe ricadere appunto in quel genere, e che ho visto da adolescente, diversi anni fa. Il film in sé, a dire il vero, non mi aveva lasciato una grande impressione, ma il titolo esercitava su di me uno strano fascino e mi ricordo che lo scrivevo più e più volte sul diario scolastico.

Qualcosa di sinistro sta per accadere. Non è un titolo che vi fa subito avere un guizzo di improvvisa tensione e curiosità? Per non parlare del titolo originale Something Wicked This Way Comes che ha davvero un ritmo poetico, con questo verbo messo alla fine. E infatti è un pezzo di un verso di Shakespeare che per intero recita:
By the pricking of my thumbs,
Something wicked this way comes
Credo che sia un verso ben conosciuto nel mondo anglosassone. Mi ricordo, infatti, che c'è un giallo di Agatha Christie il cui titolo originale è proprio By the pricking of my thumbs (Sento i pollici che prudono).

La storia del film si svolge in una tranquilla cittadina della provincia americana dove, pochi giorni prima di Halloween, arriva uno strano luna park gestito dal misterioso signor Dark. Due ragazzini, insieme al padre di uno di loro, scoprono che nel luna park è possibile realizzare i propri desideri più profondi, ma ovviamente il prezzo da pagare è altissimo e lo sanno bene i fenomeni viventi che si esibiscono tra i tendoni.

Dopo molti anni, ho deciso di riguardare questo film e mi sa che ho capito il motivo per cui la prima visione non mi aveva lasciato quasi nessun segno. Il film non è brutto ma non si distingue in maniera particolare. Sembra un prodotto che potrebbe interessare forse i ragazzi ma meno gli adulti. Intendiamoci, stiamo parlando di una produzione Disney, per cui il target è sicuramente giovanile, ma ci sono parecchi film Disney - e non solo - godibili a qualsiasi età. A quanto pare, la Disney voleva realizzare un prodotto un po' più adulto del solito, ovviamente senza esagerare e credo che non si sia trovato un equilibrio soddisfacente tra l'aspetto pauroso e quello "non troppo pauroso". Il finale, poi, un po' confuso e buttato lì, poteva anche essere un po' meno infantile.

Intendiamoci, non sto scartando il film in toto, c'è una certa cura nella realizzazione e nel tentativo di creare un'atmosfera inquietante, e qualche scena potrebbe certamente spaventare o impressionare un pubblico giovane, come ad esempio un personaggio che si trasforma in scheletro, o una ghigliottina che taglia qualcosa e poi nel cesto si vede la testa (finta) di uno dei protagonisti, oppure anche la sequenza con l'assalto delle tarantole. Ricordiamoci anche che stiamo parlando di un film del 1982 e gli effetti speciali non sono disprezzabili.

E al di là dell'aspetto puramente legato alla paura, ci sono alcune inquadrature degne di nota:

Molto suggestive diverse immagini di uno dei protagonisti mentre si trova
all'interno di un "infernale" labirinto di specchi.

Momenti di tensione nella biblioteca dove sta arrivando il signor Dark

Arriva la Strega della Polvere (interpretata - udite, udite - da Pam Grier),
personaggio purtroppo ben poco sfruttato

Eppure non sono rimasta proprio soddisfatta, perché? Perché non riuscivo a scollarmi di dosso la sensazione del tv movie per ragazzi, o anche solo del tv movie, dove tutto tende a essere annacquato, un po' troppo piatto e lineare. Una storia così particolare meritava un'operazione filmica un po' meno convenzionale.

Nel cast troviamo il bravo e convincente Jason Robards nei panni dell'anziano padre che si cruccia perché si ritiene troppo vecchio per dedicarsi adeguatamente a suo figlio e desidererebbe, quindi, ringiovanire.
Invece, non ho trovato molto in parte il pur bravo Jonathan Pryce nel ruolo del Signor Dark. Troppo poco inquietante e con un espressione vagamente bonaria. Va bene che il diavolo, oltre a fare paura, deve essere tentatore e fintamente rassicurante, però il signor Dark del film mi sembra uno con cui andare a fare un doppio di tennis, il sabato pomeriggio.

Va bene sabato alle quattro?

Il film è tratto dal romanzo che per titolo italiano ha Il popolo dell'autunno, di Ray Bradbury. Potevo io quindi esimermi dal leggerlo? Ovviamente non potevo e volevo proprio vedere se questa storia mi poteva dare quel qualcosa in più che nel film non avevo trovato.

Innanzitutto: qual sorpresa nel leggere la prosa di Bradbury! Non avevo mai letto niente di suo, avevo solo visto il film di Truffaut tratto dal suo Fahrenheit 451 e non mi immaginavo una scrittura così poetica, piena di descrizioni inventive e capaci di grande evocazione. Ne dò qualche esempio:

"La paura era un abito nuovo fatto di elettricità"
"I peli sulle tue braccia cantano come zampe di cavallette che si strofinano e tremolano in una musica sconosciuta."
"La paura e la gioia erano come un agitarsi di biglie mescolate dentro la sua bocca"
"La risata che camminava tra gli scaffali come zampe di pantera"
"...minacciavano di soffiarlo via, trasformato in polvere di scheletro e cenere di falena."
" ...il vecchio Jim corre nel chiaro di luna e danza con i rospi."
"...carri numerosi e numerati, pieni di sogno, addormentati e pesanti che seguivano la locomotiva scintillante di lucciole, il suo ruggito assonnato di caminetto autunnale"

Devo confessare che sono un po' insofferente quando gli scrittori usano le similitudini; soprattutto nella scrittura moderna, molte di esse mi sembrano superflue e messe lì nel tentativo di elevare lo scritto e dargli una patina di "alta letteratura". Alcuni autori paiono soffrire se non spargono similitudini a larga mano, ogni poche frasi. Ovviamente ci sono scrittori che sanno usare le similitudini con criterio o che riescono a servirsene per evocare immagini potenti e inconsuete. Bradbury mi pare uno di questi e in generale la sua prosa ha una potenza e un entusiasmo quasi infantile, una ricchezza immaginifica straordinaria. La sua scrittura è adulta, ma ha una vividezza e una forza piena di quell'emotività tipica dell'infanzia, quando di solito gli entusiasmi sono meno smorzati.

Bradbury era appassionato di poesia e studiava molto gli altri scrittori. Nell'intervista a Paris Review dice a proposito dell'autrice Eudora Welty: "...ti descriveva una donna che entra in una stanza e si guarda intorno e contemporaneamente riusciva a farti vedere la stanza e darti l'idea di come era il personaggio e di come si muoveva. E tutto in venti parole. Quali aggettivi usava? Quali verbi? Come li sceglieva e li accostava?". Devo dire che apprezzo molto questo approccio, questo atteggiamento di chi si mette a studiare perché non parte con l'idea di sapere già tutto.

Parlando specificatamente de Il popolo dell'autunno, non direi che è un romanzo (specificatamente) per ragazzi, quindi il target è diverso rispetto a quello del film. Il modo in cui la storia è narrata, mi è sembrato quasi onirico, come quando in un sogno non tutti i pezzi si incasellano perfettamente, ma le emozioni che si provano mentre si sta sognando sono comunque molto vivide. Secondo me, una rappresentazione cinematografica del romanzo dovrebbe lavorare moltissimo sull'aspetto visivo, cercando di non rimanere troppo aderenti alla realtà e alla verosimiglianza.

Nel romanzo c'è un discreto spazio dedicato al personaggio della Strega della Polvere, descritta come avente "occhi cuciti da ragnatele tessute da vedove nere", "orecchie coperte di muschio", "bocca dalle gengive scorticate" e "dita da scorpione". A un certo punto della storia, questa Strega viaggia sulla cittadina a bordo di un pallone e con mani fluttuanti cerca di individuare dove si trovino i ragazzini. Una scena del genere - e non è l'unica - è davvero qualcosa di surreale e onirico e credo che anche la trasposizione cinematografica di questo libro dovrebbe portare con sé una certa dose di surrealtà. (E possibilmente senza usare CGI tutto il tempo, che la CGI usata alla cavolo più che stupire, mi fa assopire.) E visto che ho citato la Strega, dico anche che farla interpretare alla bella Pam Grier mi fa un po' alzare il sopracciglio.

Il messaggio finale del romanzo è l'accettazione di sé e della realtà delle cose. Non vengono criticati i desideri in genere, ma solo quelli che impediscono di vivere in maniera soddisfacente. Se si passa la vita a macerarsi bramando cose impossibili, non si riesce ad apprezzare nulla e si vive in uno stato di perenne rimpianto e delusione. L'accettazione viene espressa nel finale tramite il sorriso e la risata, ma nel film questo aspetto è reso in modo un po' affrettato e non del tutto comprensibile, almeno così penso io.

Bene, per ora è tutto e mi raccomando, la parola d'ordine è: ACCETTAZIONE


"Marce', me la porta al policlinico, all'accettazione, va bene?"

lunedì 16 luglio 2018

Personaggi di Ingmar Bergman

Pochi giorni fa, il 14 luglio, c'è stato il centenario della nascita di Ingmar Bergman.
Guardiamo insieme alcuni personaggi tratti da suoi famosi film


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PERSONAGGI BERGMANIANI
PERSONA (1966)
Elisabeth e Alma, rispettivamente attrice chiusa nel mutismo e infermiera che la assiste
IL SETTIMO SIGILLO (1957)
Antonius Block gioca a scacchi con la Morte
FANNY E ALEXANDER (1982)
Fanny e Alexander, i due fratellini protagonisti del film
LUCI D'INVERNO (1963)
Il pastore protestante Tomas Ericsson e Marta Lundberg, maestra innamorata di lui
MONICA E IL DESIDERIO (1953)
Monica e Harry, i due innamorati estivi
IL FLAUTO MAGICO (1975)
Papageno e il suo flauto di Pan
IL POSTO DELLE FRAGOLE (1957)
Il dottor Borg che deve ritirare un prestigioso premio
Vabbè, lo avevate già capito che questo non è un blog serio.
Se volete invece leggere un bel pezzo su Bergman e in particolare sul suo film "L'ora del lupo", andate sul blog The Obsidian Mirror

venerdì 13 luglio 2018

Celeb birthday: Harrison Ford

L'altro giorno leggevo questo post dove si parlava di come la locandina del film "The Breakfast Club" fosse, soprattutto negli ultimi anni, omaggiata da diverse opere, ad esempio serie tv, fumetti etc.
Allora mi sono detta: e perché non devo citare pure io quella locandina per celebrare il compleanno di Harrison Ford?


Naturalmente questa "pseudo-locandina" non è esente da nessuna delle critiche che faccio sempre alle locandine altrui, quindi ricado in pieno nel detto del bue che dà del cornuto all'asino.

Non c'è neanche nessuna particolare giustificazione per collegare Harrison Ford a questo film. Al massimo posso dire che tre film su cinque da cui sono tratte le immagini sono degli anni '80.

Quali sono i gradi di separazione tra HF e gli attori della locandina originale?
Non sono molto brava in questo gioco comunque, se il grado 1 è quello in cui i due attori recitano insieme:

1) Tra HF e Emilio Estevez il grado dovrebbe essere 3
 tramite Brad Pitt ne L'ombra del diavolo il quale si collega a Anthony Hopkins in Vento di passioni il quale ha lavorato con Estevez in Freejack - In fuga nel futuro

2) Tra HF e Molly Ringwald ottengo un'altra volta un 3
tramite Melanie Griffith in Una donna in carriera, poi Rod Steiger in Pazzi in Alabama, per arrivare a Tutti i giorni è domenica con Molly Ringwald

3) Con Ally Sheedy arrivo di nuovo a 3 (forse sbaglio qualcosa)
tramite Daryl Hannah in Blade Runner si passa a Splash - Una sirena a Manhattan dove si incontra il mitico John Candy che ha recitato con Ally Sheedy in Cara mamma mi sposo

4) Con Judd Nelson...attenzione! Il numero è 2!
HF ha recitato in American Graffiti nel ruolo dell'"handsome e arrogant" Bob Falfa che gareggiava contro il personaggio intepretato da Paul Le Mat il quale ha recitato con Judd Nelson in A un passo dal delitto

5) Con Anthony Michael Hall sono tanto per cambiare tornata al 3
si passa per Indiana Jones dove troviamo John Rhys-Davies il quale, ne Il signore degli anelli, ha recitato con Ian McKellen il quale ha recitato con A.M. Hall in 6 gradi di separazione (giusto per rimanere in tema col giochino)

Buon 76esimo compleanno, Harrison!

lunedì 9 luglio 2018

La grande bruttezza - Poster trash edition

Bene, siamo arrivati alla quarta puntata della rubrica di locandine assurde. Questa volta però si tocca davvero il fondo del fondo, poster che non so nemmeno come commentare.
Non so a che livello di amatorialità sono i film le cui locandine saranno qui presentate, ma credo che anche col Paint di Windows, in mezz'ora, si riuscirebbe a fare di meglio per cui l'amatorialità non è una buona scusa.

Il film da cui partiamo è Area:98. Non so bene cosa sia quest'area, ma dovrebbe essere l'area meno pretenziosa rispetto a quella numero 51, forse gli alieni si erano rotti di andare sempre nel deserto e stavolta vanno nei boschi. A quanto si evince dal trailer, la storia ha a che fare con sparizioni a opera di alieni. Storia molto originale. Il trailer fa intuire un prodotto alquanto pedestre, comunque, chi lo sa, magari invece Area:98 è un filmone di gran spessore, capace di rivelarci il senso della vita e di tutto quanto, altro che 42.
Comunque, il trailer è di rara noia. Ma eccovi quindi il poster:

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Non è facile imbattersi in un'accozzaglia del genere. Sembra un film parodia, ma dal trailer temo proprio che sia una cosa seria.
Cosa stanno guardando tutti quanti? Il poliziotto sembra stia decidendo se deve mettere una multa per sosta vietata. Le due donne hanno espressioni discordanti mentre guardano il fotogramma sotto di loro (sì, guardate bene, c'è un fotogramma certamente fondamentale, lì sotto). Il tizio in giacca rossa è molto spaventato e ti credo, trovarsi in mezzo a questi giganti! Il tizio con gli occhiali, non so, dev'essere la star del film, visto che è quello più in grande di tutti.

Ma andiamo oltre e dopo aver incontrato di striscio gli alieni, passiamo a un grande classico: Frankenstein. Ma lo dobbiamo rivisitare, sennò è sempre la stessa roba trita e ritrita. Quindi abbiamo Frankenstein's Monster la cui frase lancio recita:"A steampunk-light adaptation of Mary Shelley's masterpiece". E questo adattamento steampunk lo vediamo anche nella locandina: c'è uno sbuffo di vapore che esce dal collo del mostro! Guardate e inorridite pure:

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Siamo dunque di fronte a un mostro a vapore? Chissà. Forse ce lo può dire il pubblico dello ShockerFest International Film Festival, che lo ha premiato come miglior "sci-fi feature" del 2013. Guardando il trailer, ben poco si vede del mostro. C'è un individuo, con i due "tubi" che si vedono in locandina, che si alza da sotto un lenzuolo avente persino le pieghe della stiratura, tipo hotel. Come nei grandi film, non ci fanno vedere niente, vogliono farci alzare la curiosità alle stelle. E infatti vi assicuro che la tensione provocata dal trailer è altissima! Insostenibile!

Cambiamo film e rimaniamo sul tema mostri con Rollergator, ma attenzione, il cattivo non è l'alligatore a rotelle, bensì un avido gestore di fiere che vuole mettere le zampe su di esso per attirare pubblico pagante, presumo. Il film dev'essere brutto forte, ma proprio proprio brutto, ma attenzione, questa volta nel cast non ci sono solo sconosciuti (almeno per me), in questo film c'è addirittura Joe Estevez! Nei panni del supervillain!
Ma perché vi tengo sulle spine? Guardatevi questa bellezza:

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Ma visto che siamo arrivati a Joe Estevez, aggiungiamoci un altro nome famoso. Ma che dico famoso, famosissimo: Michael Madsen. Ebbene, i due attori hanno girato insieme il film Bikini Inception la cui locandina è la seguente:

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Vabbè, uno dice, non è così male, soprattutto a paragone di quanto abbiamo visto sopra. Almeno abbiamo una foto decente, una bella ragazza. Ma non si poteva fare qualcosa che sembrasse un po' più locandina di film e un po' meno volantino di centro estetico? Sì che si poteva, e infatti esiste un'altra locandina, ma tenetevi forte perché è qualcosa in grado di dare shock a lungo termine:

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Non ho davvero parole. Uno ha la possibilità di mettere in locandina un mucchio di modelle in bikini e riesce a produrre una roba del genere? Per non parlare del fatto che si vedono ancora i pixel della scontornatura dei personaggi. Passiamo oltre che è meglio.

Visto che siamo passati a film dai cast più blasonati, chiudiamo in bruttezza con questa locandina per cui il sindacato attori dovrebbe fare qualcosa. Anche il sindacato grafici, per prendere le distanze da un simile disastro:

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Credo che ora sia meglio smettere, la bruttezza locandinesca è da prendere a piccole dosi. Alla prossima infornata!

venerdì 6 luglio 2018

Un filo rosso musicale

L'altro giorno, sull'ottimo blog L'ultimo spettacolo, mi sono imbattuta in questo post che fa parte di una serie dedicata ai 20 migliori film di fantascienza secondo gli autori del suddetto blog.
Al 18-esimo posto della classifica redatta dagli autori figura Сталкер (e siccome quando ho scritto il post su Yul Brynner, mi arrivavano poi le visite dalla Russia - forse erano dei (ro)bot fan di Западный мир e Работа для стрелка - vediamo adesso col cirillico cosa succede).

Insomma, si diceva del film Stalker. Film che non solo non avevo mai visto, ma di cui non avevo nemmeno sentito parlare. Cioè, ho un blog di cinema e non ho mai sentito parlare di quello che viene considerato un film importante, un pilastro della cinematografia di tutti i tempi.

La prima cosa che ho pensato è stata: OK, chiudo il blog, non si può essere così ignoranti.

La seconda è stata: "Poche storie, questo film s'ha da vedere!" e, senza por tempo in mezzo, l'ho visto.

Locandina del genere che piace a me
Cosa ho visto? Beh, la prima cosa che ho notato è che è un film lento. Ma no lento come quando Crozza fa Mannoioni.

Stalker è lento come può esserlo la vita e per questo, tu spettatore, ti senti come se fossi dentro il film, accanto ai personaggi che si muovono nella storia.

Tu spettatore devi introdurti furtivamente in una zona controllata e, mentre aspetti di avere via libera, guardi le pozzanghere e ti accorgi che sta scendendo una lieve pioggerellina.

Tu spettatore sei lì, insieme a personaggi, su un mezzo che ti trasporta verso il centro della zona misteriosa e stai pensando a cosa ti attende e, mentre pensi, guardi i tuoi compagni, studi le loro facce incerte, osservi i pelucchi sui loro berretti vissuti e ti chiedi che vita facciano queste persone, quali siano i loro desideri più intimi.

Poi ti ritrovi in questa zona misteriosa, dai connotati però anche familiari, punteggiata di piante di cicuta, e ti aspetti da un momento all'altro che accada qualcosa, perché lo stalker che ti guida ti ha detto che niente è come sembra e ogni cosa è potenzialmente pericolosa. E invece, di queste trappole mortali non si vede l'ombra e tu ti chiedi se lo stalker sia attendibile o se stia invece mentendo. Vorresti liquidare le sue ammonizioni, eppure sei combattuto: vorresti avere un segno, per poterti fidare, ma allo stesso tempo vuoi che tutto vada liscio per poter arrivare a destinazione e svelare, forse, il mistero.

Ecco, se il film fosse fatto oggi e soprattutto non da un regista-autore, probabilmente i protagonisti sarebbero di etnie diverse, ci sarebbe qualche donna, forse un adolescente nerd e un altro fighetto. La maggior parte di questi soggetti ci lascerebbe le penne nel tentativo di raggiungere la misteriosa stanza realizza-desideri e infine è probabile che ci sarebbe un finale con inverosimili rivelazioni aliene, eroi che salvano il salvabile e riescono a fuggire in un tripudio di esplosioni roboanti.

E questo sarebbe un film di intrattenimento, invece Stalker non è per niente un film di intrattenimento. Non è un film che serve a farti passare due ore, ma è bensì un film che serve a farti impiegare molte ore pensando a tutte le cose che ti sono state presentate. Un'opera d'arte di solito non ti dà risposte, bensì ti presenta delle domande alle quali tu ci devi pensare bene per cercare di arrivare a delle risposte.

Intendiamoci, non ho niente contro i film di intrattenimento, ci mancherebbe. E ci sono anche film capaci di intrattenere, ma non sono per questo privi di significato. Solo che spesso l'aspetto spettacolistico rischia di mettere in ombra quello più significativo. Stalker è invece un film spogliato di tutti quegli elementi superflui e accattivanti che potrebbero distrarre il pensiero da quello che è davvero importante.

C'è del vero nel fatto che la prima volta che si vede il film percepiamo una sorta di tensione sempre più crescente man mano che ci avviciniamo al finale. Attendiamo il momento in cui riceveremo l'illuminazione, la Risposta Finale, siamo come Joliet Jake, in attesa di venire avvolti da un fascio di luce azzurra e poi gridare che abbiamo capito tutto.

Non credo di spoilerare dicendo che il finale non ci darà delle risposte definitive e il film lo dobbiamo vedere e rivedere per poter carpire e capire gli elementi che dovremo poi noi elaborare al fine di trovare delle risposte soddisfacenti. Risposte che possono essere anche del tutto personali e soggettive.

Lo stalker non vi sembra la versione russa di Woody Harrelson?
Chi è lo stalker? È un personaggio positivo, portatore disinteressato di speranza e di felicità? Oppure è uno che agisce per soldi e a cui piace detenere un certo potere presso coloro che, disperati, si rivolgono a lui?
Cosa rappresenta la figlia dello stalker? E il cane?

E inoltre, conosciamo davvero i nostri desideri? Avremmo il coraggio di realizzarli o ne saremmo spaventati? Che cosa sappiamo (e possiamo sapere) veramente di noi stessi e di tutto quanto?

Gli interrogativi sono molti e il film sembra essere pieno di simboli. Uno di questi è rappresentato certamente dal treno che si ode in tre punti (se non sbaglio) del film: all'inizio, a 4/5 circa, e alla fine. Il rumore del treno è ogni volta accompagnato da una musica: la prima volta si sente un frammento della Marsigliese, la seconda volta si ode il Bolero di Ravel, mentre alla fine c'è il coro che canta l'Inno alla gioia, tratto dalla nona sinfonia di Beethoven.

Perché questi pezzi? Il primo e l'ultimo sono musiche di forte impatto emotivo, essendo il primo l'inno francese e il secondo è dal '72 l'inno dell'Unione Europea. Non so quale fosse l'intenzione di Tarkovski, ma ci vedo un qualcosa in comune tra i due pezzi, dal punto di vista musicale, se non altro. Come parole magari differiscono un po'.

Ma il Bolero? È un pezzo emotivo sì, ma di carattere sensuale, molto diverso dagli altri due. E tra l'altro appare in un punto criptico mica poco, accompagnando immagini di pesci e oggetti vari immersi nell'acqua. Cosa mi sta a significare il Bolero? Non sono certo in grado di dare una risposta, però questo fatto mi ha incuriosito e ho deciso di vedere come lo stesso pezzo musicale fosse stato trattato in altri film (ho però escluso 10 con Bo Derek).

Su imdb scopro che il pezzo viene usato nientepopodimenoche in Rashomon! E così, balzellon balzelloni, passo da un maestro all'altro e mi fiondo in direzione Giappone, a sentire un po' questo "Borero".

A proposito, lo sapevate voi che Rashomon è la struttura all'interno della quale i protagonisti del film si ritrovano a raccontarsi la storia del delitto? Che domande, sono certa che voi lo sapevate, ma io no: credevo fosse una parola giapponese che voleva dire qualcosa del tipo Anatomia di un omicidio, oppure La verità ti fa male lo sai, insomma, qualcosa del genere.

Pur essendo Rashomon diverso da Stalker, penso che ci siano degli elementi non così distanti tra loro. Quando in Rashomon si parla della menzogna, di come essa faccia parte della natura umana e di come la maggior parte delle volte non riusciamo a essere onesti con noi stessi, beh, frasi del genere non sarebbero state fuori luogo se pronunciate in Stalker.

Ma torniamo al nostro Bolero. Ebbene, vi annuncio che il Bolero, in Rashomon, NON c'è. C'è invece una musica simile - nella ritmica e nel tipo di melodia - ma decisamente non è il Bolero. A quanto pare, Kurosawa aveva chiesto al compositore della colonna sonora di scrivere una musica sullo stile del Bolero e il risultato è qualcosa di molto, molto simile, ma non identico e, secondo me, con qualcosa di marzialmente asiatico.

La musica si sente in particolare in due momenti: durante la camminata dell'uomo subito prima che questi trovi il cadavere del samurai e durante il racconto della moglie del samurai. Il ritmo incalzante sottolinea la tensione e il senso di tragedia e in qualche modo fa stare col fiato sospeso, in attesa di quello che verrà rivelato. Ecco, credo che l'aspetto fisico della sensualità sia sostituito, o sublimato, da un desiderio intellettivo di scoprire il prosieguo della storia.
Sembrerebbe comunque che diversi spettatori che associano automaticamente il Bolero alla performance di Bo Derek abbiano provato una strana sensazione durante la visione di Rashomon, sentendo quella musica così simile. Si spera che non abbiano avuto visioni di Toshiro Mifune con le treccine.

Ma passiamo ora a un film dove il Bolero c'è per davvero e per giunta in tutta la sua completezza. Chi vi fa venire in mente il signor Rossi? Chi ne è l'autore?

Mr. Rossi

Ma certo, lui, il mitico e pluripremiato Bruno Bozzetto, le cui animazioni ho visto per la prima volta nelle puntate di Quark, negli anni '80 (e all'epoca avevo una fissazione per Quark e mi venivano le crisi di nervi se in vacanza non saltava fuori una tv su cui vederlo).

Diversi anni fa avevo acquistato un cofanetto di film di Bozzetto (e a casa avevano letto male e mi avevano chiesto come mai avessi preso dei film di Pozzetto) e in esso c'è pure "Allegro non troppo", definito "la risposta italiana a Fantasia" (sempre 'sta frase fatta della risposta X a qualcosa Y). Sì, come Fantasia è composto principalmente, ma non solo, da segmenti animati aventi l'accompagnamento sonoro di pezzi famosi di musica classica, ma penso che i toni generali del film siano ben diversi da quelli disneyani e di certo non particolarmente adatti o comprensibili da un pubblico infantile.

Cofanetto di Bozzetto
(o Pozzetto?)
Il film è molto bello e intelligente (e Pozzetto canterebbe "iattatta tà") e presenta molte sfaccettature: riesce a essere comico, irriverente, satirico, ma anche commovente (oh, a me lo spezzone del gatto mi fa venire un groppo alla gola). Il connubio tra immagini, ritmo dell'animazione e musica lo trovo molto ben eseguito.

Uno di questi segmenti animati si svolge, appunto, al ritmo del Bolero e mostra un processo evolutivo che parte da qualche goccia di Coca Cola e si trasforma progressivamente in creature sempre più sviluppate fino ad arrivare a un finale che a me ha ricordato un famoso film con Charlton Heston (non dico quale).

I personaggi cartoonistici di Bozzetto sono incredibilmente espressivi. Io ammiro chi riesce con pochi tratti e fotogrammi a trasmettere così tante emozioni. Nella fattispecie di questo segmento boleresco, assistiamo a questa moltiplicazione di creature via via più numerose e complesse, che pur tuttavia mantengono una capacità empatica con lo spettatore.

L'animazione incalza, segue il ritmo crescente della musica e propone fantastiche invenzioni visive, come fossero a tutti gli effetti coreografie di un balletto. È una animazione da guardare e riguardare perché contiene un gran numero di dettagli e microsituazioni, anche crudeli, ma d'altronde nessuno ha mai detto che il processo evolutivo è una tranquilla passeggiata in un sentiero di campagna.

E il Bolero accompagna questa marcia inarrestabile e la musica stessa è così, un continuo spingere in avanti, è come una forza vitale che trova - e deve trovare - una strada per proseguire, anche se poi il finale non porta i più rosei pensieri ed è interessante l'interpretazione che viene data da Bozzetto relativamente alle ultimissime battute del pezzo musicale.

Devo dire che questo segmento mi colpisce nel profondo e certamente la combo audiovisiva è potente. Se non lo conoscete, guardatelo!

Chiudo qui questo pezzo, altrimenti diventa illeggibile. Avevo intenzione di scrivere altre cose, ma forse ne farò un seguito.



mercoledì 4 luglio 2018

Celeb birthday (in ritardo): Liv Tyler

Caldo imperante, umore altalenante, presenza randomica e sporadica al pc, incapacità (spero momentanea) di mettere una parola dietro l'altra, le cavallette e quant'altro mi portano a propinarvi per ora un post baggiano.

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Un Nazgul malvagio accoltella il povero Frodo...

ZAC!

Il povero Frodo versa in condizioni sempre più pietose

Aragorn cerca di curarlo con erbe dalle magiche proprietà...

Ma niente sembra fare effetto..

Improvvisamente...un bagliore! Una figura misteriosa sta arrivando...

"Desto o son sogno?"

E'... Arwen?!

"Tutto a un tratto mi sento meglio, molto molto meglio"

"Havo dad, Frodo"
Traduzione: a Frodo, nun t'allarga'

"Arwen, come sei vestita?! Ma tuo padre ti lascia andare in giro così?"

"Certo! M'ha detto:<<Arwen, una botta di vita ci sta proprio in questo Mordorio!>>"
Auguri a Liv Tyler che il primo luglio ha fatto gli anni.
Post fusione tra il solito signore degli anelli (si presta assai alle parodie) e "Un corpo da reato", in cui il personaggio di Liv Tyler faceva uscire pazzi Paul Reiser, John Goodman e Matt Dillon.