venerdì 15 giugno 2018

Spirito allegro

Se si dice Martini, si pensa subito a James Bond, che di agitati e non mescolati ne ha mandati parecchi giù per il gargarozzo. Ma nel film di cui vi parlo oggi, c'è un altro personaggio che ama sbevazzare Dry Martini, soprattutto per ritemprarsi dopo le vigorose pedalate su e giù per le colline inglesi.

Il film è "Spirito allegro" (Blithe Spirit) e il personaggio Madame Arcati. Chi è costei? È una vulcanica donna inglese di mezza età che ama vestirsi con completi di tweed abbinati a camicie a righe, oppure con abiti dagli ampi colletti di pizzo. In ogni caso, non trascura di indossare bracciali e lunghe collane.

Spirito discinto
Quando non beve Martini, beve tè cinese, non indiano, perché influenza negativamente le sue vibrazioni. Molto spesso porta con sè la sua sfera di cristallo ma non certo per predire il futuro. Madame Arcati disapprova chi predice, o dice di predire, il futuro.

Quindi cosa fa la nostra Madame? Ebbene, ella è una medium! E all'inizio del film viene convocata da uno scrittore affinché lei evochi il fantasma della di lui defunta moglie. Contro ogni ragionevole aspettativa, il fantasma si manifesta davvero e non sembra volersene poi andare, non da solo, almeno...

Madame Arcati è interpretata dalla formidabile Margaret Rutherford, qui ai suoi primissimi ruoli cinematografici. La sua Madame è veramente molto divertente, molto ma molto sopra le righe ed è proprio questa interpretazione che le è servita da trampolino di lancio per molti altri ruoli sul grande schermo.

Celebre la sua energica Miss Marple, la prima Marple dello schermo (e ogni volta che penso a quei film inizio a canticchiare il tema musicale di Ron Goodwin), e pensare che la Rutherford era inizialmente restia a interpretare questo ruolo, in film dove l'omicidio è parte dello spettacolo e la sua riluttanza è comprensibile, considerata la sua piuttosto tragica storia familiare.

Tornando a "Spirito allegro", penso che sia divertentissimo, ha un ritmo perfetto, battute da gran commedia, interpreti sempre sul pezzo. Il film è tratto da un'opera teatrale di Noel Coward, e che la Rutherford aveva già con successo interpretato a teatro. Coward non era molto propenso a permettere la trasposizione cinematografica della sua commedia. A quanto pare, i precedenti film tratti dalle sue opere non lo avevano soddisfatto per niente. Comunque alla fine ha ceduto e ha permesso che David Lean (hai detto poco) si occupasse della cosa anche se non ho capito se il risultato gli fosse poi piaciuto.  Di sicuro Coward non apprezzò il finale del film, diverso da quello della sua commedia e devo dire che pure io ho trovato un po' incongruo il finale filmico.

Ma a parte ciò,  tutto il resto è molto bello e davvero godibile e, se ritenete che il genere vi piaccia, correte subito a vederlo. Nonostante sia del 1945, il film è a colori, cosa non usuale per l'epoca e il colore ha consentito un bell'effetto col fantasma, che è tutto verde con solo le labbra e le unghie dipinte di un rosso acceso.

La locandina originale è bella ma un po' fuorviante perché non ci sono donne o fantasmesse che vanno in giro o fluttuano con un look così discinto: una locandina un po' civetta!

E con questo si conclude questo breve civetta-post.

lunedì 11 giugno 2018

Lord of the fringes

Ho sognato Gary Oldman che faceva a tempo perso il bigliettaio al cinema.
Questo è un segno che ci vuole il post cacchiata.
E poi mi ci vuole del tempo a finire un post titanico in cui non so a che punto sono.


<
>

A Gran Burrone oggi è il giorno del consiglio di Elrond

In via eccezionale, vi fa una comparsata anche Tauriel, probabile futura protagonista dello spinoff "Elf and the City", dove interpreterà un'elfa al limite degli 'entamila anni e sarà impegnata nella ricerca per trovare l'Unico Anello, che servirà a trovare e domare un marito alto, elfo e ricco*.
(*by Cassidy)

Nel frattempo arrivano i partecipanti del consiglio...

"Uffa, anche qui quel noioso di Legolas! Mi segue dappertutto. Forse potrei presentargli la mia amica Samantha con l’acca, figlia di Deborah con l’acca*, della dinastia delle nanesse con l'acca.
Magari si innamorano e me lo levo dai piedi."
(* by Cassidy)

Ma anche Elrond ha i suoi pensieri...

"Che vestito mi metto al consiglio? Vediamo..."

"Questo non va bene, troppo marziale"

"Questo mi ingrassa. E poi Gandalf lo ha già visto e magari va in giro a dire che metto sempre gli stessi vestiti"

"Questo è troppo chiaro, e infatti c'ho ancora un segno di sugo su una manica. Devo ricordarmi di parlare con quelli della lavanderia"

27 vestiti dopo, forse Elrond ha avuto un'idea...

I partecipanti stanno per prendere posto ma sono sopraffatti dallo stupore..

"AH!"

"EH?"

"IIH!"

"OOO-OOH"

"uh"
Aragorn, mostrati più sorpreso!

"uh?"
Ok, come non detto. Abbiamo capito che niente ti sorprende

"Elrond! Sei tu?"

"Solo per oggi, chiamatemi Elrondilla! Vengo dal deserto dell'Australia di mezzo. Sauron, preparati! Stiamo per venire a fare BUM nella tua caverna!"

"YEAAAAH! Sììììììììììì"

"Come discorso motivazionale pare funzionare, anche se non so se avrei scelto proprio le stesse parole..."

 Elrond è un partito interessante...ha tutti i requisiti
e in più, un guardaroba eccezionale!
Il consiglio è stato un successone e più tardi, nella notte, una canzone echeggia per le sale di Gran Burrone..."Elf will survive"!
Questo post è una fusione tra i bei film "La compagnia dell'anello" e "Priscilla, regina del deserto", dove Hugo Weaving, Terence Stamp e Guy Ritchie girano per l'Australia facendo spettacoli en travesti. Imperdibile il numero musicale a tema animali del deserto! Il post è un omaggio a Hugo Weaving che ha la capacità di rendere iconici i suoi personaggi.
E andatevi a leggere il divertente post di Cassidy su "Lo Hobbit" e che ha ispirato questo.


lunedì 4 giugno 2018

Questione di proporzioni

Iniziamo questa puntata ricordandoci di Beetlejuice a cui, nell'omonimo film, veniva rimpicciolita la testa da uno stregone. Forse lo stregone è in grado di fare anche la magia inversa, quella capace di ingrandire la zucca. Dev'essere stato certamente lui, quindi, ad agire sulla testa di Tommy subito prima che scattassero la foto.


Rispetto al busto, la testa mi sembra davvero troppo grande. Naturalmente mi potrei anche sbagliare, ma un indizio di qualcosa di strano mi viene dall'osservazione del collo rispetto alla camicia. Vedete il collo di Freeman e quello della Russo? Sono naturali all'interno delle loro camicie. Invece il collo di Jones non presenta ombreggiature, è appiccicato alla camicia nera in un modo che non mi convince.

Nella locandina successiva, lo stregone ha deciso che tutto sommato preferisce rimpicciolire, solo che deve aver potenziato la sua magia e reso minuscoli un po' tutti quanti.


Non si spiega altrimenti come cinque persone (tra queste il personaggio chiamato Big Large) possano stare così comodamente e spaziosamente in una golf cart. A meno che queste persone non siano nel campo da golf personale del GGGG (Grande Gigante Gentile Golfista) e debbano per forza servirsi del veicolo per fargli da caddy, al gigante.

Per la prossima, prendiamo un omone come Stephen Fry, alto 195cm e famoso anche per questa sua altezza. Nel frattempo, lo stregone è andato via perché è arrivato il suo turno alla sala d'aspetto..forse che Stephen si salverà quindi dalla maledizione rimpicciolente? None, perché, direttamente dal Paese delle Meraviglie, arriva Alice con una certa bottiglina...e Stephen aveva sete e non è stato ad indagare su cosa c'era dentro...ed ecco il risultato!


Ma stiamo scherzando?? Che poi, guardando la manica sua e quella della Thurman, sembra addirittura che lui sia davanti a lei e nemmeno dietro.

Per il prossimo poster dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, fino al 1988, e si può capire che all'epoca non c'erano potenti mezzi di elaborazione delle immagini, però visto che il fotomontaggio era possibile, non si poteva rispettare un po' meglio le proporzioni?


Non vi sembra una scena di quelle in cui il personaggio di turno è combattuto tra due aspetti della sua personalità, che in versione minuscola gli parlano stando appollaiati sulle sue spalle? Anche perché poi al giovane e imberbe Robert manca pure un pezzo di corpo, sembra venire fuori da una lampada, stile genio. E mentre stavo scrivendo mi venivano pure i dubbi che davvero la trama potesse avere dei risvolti del genere e che quindi i due alle spalle non fossero personaggi reali (ho controllato e fugato i dubbi).

La prossima locandina presenta livelli di elaborazione devastanti. Tutto è così malamente manipolato che mi chiedo se non facevano prima a fare una illustrazione: non sarebbe stato meglio?


E notate la tipa sul gigantesco cavallo a dondolo. Notate la sua faccia fantasticamente appiccicata. Volete la prova? Guardate la seguente:


Visto? Stesso corpo, testa diversa. Notate pure la staffa presente anche nella prima foto. D'altronde, chi non ha mai avuto cavalli a dondolo con le staffe?
Ma non è finita: guardate un po' Sean Astin i cui piedi sono ben più vicini rispetto all'osservatore di quelli del cavallo. Eppure vorrebbero farci credere che lui si stia appoggiando al posteriore dell'animale, riuscendo perfino a stare dietro la sua coda.

Per oggi è tutto e non dimenticate di leggere il terzo divertente post locandinante sul blog del Zinefilo!

lunedì 21 maggio 2018

Locandinescion

Ed eccoci qua, pronti per un'altra puntata della rubrica "Locandine discutibili".

Partiamo subito osservando il seguente fotogramma tratto da La rivincita delle bionde e che è servito per realizzare la locandina.

Ecco qua, Reese Witherspoon
di rosa vestita

Prima di mettere la Reese sulla locandina, dobbiamo però farla passare attraverso la famosa Macchina Assottigliatrice Glitterante (MAG) et voilà, ecco a voi il fantastico risultato:

Non è meglio? Se non altro occupa meno spazio

E così abbiamo dimostrato che non è vero che tutte le donne hanno i fianchi più larghi delle spalle. No, alcune hanno i fianchi da chihuahua.
E ora, visto che abbiamo acceso la Macchina MAG, facciamoci passare dentro anche la Jennifer:

Quella miniborsa, adatta al chihuahua della Reese,
è quasi più larga del vitino di vespa della Jennifer.

Forse i produttori di film stanno pensando di girare un film su Elastigirl, la supereroina in grado di trasformarsi in sottiletta, e quindi stanno facendo delle prove di assottigliamento.
(In quest'ultimo film vi segnalo che c'è pure Andy Serkis, incredibilmente senza trucco! )

Rimaniamo in tema di supereroi. Non vi sembra che nella seguente locandina Hulk abbia le "braccine" un tantino corte?

Bruce Banner pensa:"Hulk, c'ho gli avambracci più grandi dei tuoi, tiè"

Solo a me sembra che abbia le mani praticamente attaccate ai gomiti?

Per qualcuno che ha le braccia troppo corte, abbiamo qualcun altro che invece le deve avere chilometriche. Si osservi infatti l'attore a sinistra.

Pollici verdi e mani fantasma

O ha un braccio sinistro un tantino lunghetto oppure l'arto è stato inserito a posteriori. Ma non solo: pure la mano è attaccata in maniera vistosamente posticcia, qualche centimetro più in basso, direi.
Questo film ha anche un'altra locandina, eccola:


Ma questa locandina, a voi, vi fa venire voglia di vedere il film? A me mica tanto. E con tutto che ci sono Helen Mirren e Clive Owen! Nel poster ci propongono uno gnomizzato David Kelly che sembra innaffiare la gigantessa Mirren, mentre Clive Owen pare uscito da un catalogo per giardinieri. Forca con 4 denti a soli 25,40€!
E tutto quello spazio vuoto in mezzo? cosa mi sta a rappresentare? Decisamente non ci siamo.

Guardiamoci ora una commedia con Vince Vaughn e Owen Wilson:


Ho detto Owen Wilson? Forse ho sbagliato film, questo non mi sembra proprio il biondo che fa impazzire il mondo. Forse aveva da fare con la pubblicità e per questo film hanno chiamato un altro.

No, aspettate, a giudicare da quest'altra locandina, è proprio lui, il caro Owen:


Però anche qui c'è qualcosa che non va: Vince Vaughn sarà pure un po' più alto di Wilson, ma è possibile che il ginocchio del primo, che ha pure le gambe piegate, arrivi praticamente alla coscia del secondo? E guardate la differenza dei piedi! Secondo me qui qualcuno è stato un po' miniaturizzato. Almeno quando i personaggi sono solo due, che si cerchi di rispettare le proporzioni fra loro!

E ora chiedo a voi, che siete uomini di mondo e che probabilmente avete pure fatto il militare a Cuneo: in America quanto sono alti i letti? Così tanto alti che alla Natalie arrivano quasi al sedere?


A me 'sto letto sembra tutto strano. Dalla parte di lui pare più basso, mentre dalla parte di lei si alza inspiegabilmente. A meno che non sia un letto inclinabile, che al mattino tiri una leva e rotoli giù e non stai lì a spegnere la sveglia ogni 10 minuti.

Nel prossimo poster troviamo ancora la Portman e Owen. Ora, potrebbe darsi che solo io ho questa impressione e che non sia una cosa oggettiva. La locandina è del film Closer:


Quell'orecchio di Owen, proprio davanti a dove dovrebbe esserci l'occhio della Portman, non è un po' distrubante? Io più guardo questa immagine e più mi sembra che quell'orecchio faccia parte del volto di lei. Dev'essere il poco contrasto cromatico oltre che la posizione, perché lo stesso effetto non c'è per l'altra coppia formata da Julia Roberts e Jude Law.

E ora un film d'azione (che non ho visto e che manco ho intenzione di vedere):


Ho scoperto l'esistenza di un sito che elenca tutte le armi che si trovano in un dato film e, stando a quel sito, quest'arma stile UZI che vediamo qui sopra non appare nel film. E leggendo il blog del Zinefilo si trova conferma che non è strano che nelle locandine vengano schiaffate armi a caso nelle zampe degli attori. Ma almeno che le schiaffino bene! Sembra che Bettany la stia tenendo per uno spigolo e quell'illuminazione... neanche per un secondo sembra che l'attore stia davvero impugnando l'arma. Neanche per un secondo sembra che l'arma faccia parte della scena.

Mi avvio quindi alla conclusione di questa puntata, però vorrei piazzare anche un paio di poster che secondo me funzionano, giusto per concludere in bellezza.

Questo è il primo:


Non è un vero poster, quanto piuttosto un teaser, ma con poche modifiche si riesce tranquillamente a inserire tutti i dati relativi alla produzione. Secondo me viene rappresentata semplicemente ed efficacemente l'idea su cui si basa il film, e l'impatto visivo è vincente. Certo, l'immagine di James McAvoy è un po' sacrificata, ma si può sempre scrivere a caratteri cubitali il suo nome da qualche parte. Questa per me è promossa a pieni voti.

La seconda:


Il film è il gradevole In viaggio con Jack, dove Paul Giamatti, in qualità di appassionato di vini, va assieme a un amico in giro per una California insolitamente fotografata. L'elemento vinesco viene rappresentato e si intuisce che il viaggio presenta degli imprevisti. Capisco che come al solito c'è il problema che gli attori non si vedono, ma cosa devo dire: la bellezza di una locandina non è per forza collegata agli attori che ci sono sopra. Esiste comunque una versione di questo poster con anche le foto degli interpreti, però secondo me questa è più bella.

Tanti saluti, alla prossima puntata.

lunedì 7 maggio 2018

Da Sissignore a Yes Man: le due facce del sì

Ugo Tognazzi è molto magenta
in questa locandina
Nel 1968, Ugo Tognazzi dirige Sissignore, uno di quei film dall'atmosfera surreale, non inusuale in quell'epoca. Oltre a dirigere, Tognazzi interpreta il protagonista principale, l'autista di un magnate dell'industria (Gastone Moschin in versione calva).

Questo autista è un tipo altamente servile che accetta di fare tutto quello che il suo capo gli chiede. E le richieste sono delle più disparate.

CAPO:"Non puoi prenderti tu la responsabilità dell'incidente da me causato e andare in prigione al posto mio?"
AUTISTA:"Sì"
CAPO:"Sposati la mia amante, così mia moglie è meno gelosa"
AUTISTA:"Va bene"
CAPO:"Mia moglie, gelosa, mi ha tagliato un orecchio. Dammi il tuo che ha una forma simile:"
AUTISTA:"Errr...d'accordo"
CAPO:"Metti tu la firma sul progetto di questa nave, anche se non sei ingegnere"
AUTISTA:"OK"

SPLASH .. GLUB ... rumori di nave che affonda neanche uscita dal porto. Chissà chi andrà in prigione.

Il film, dicevo, è surreale e mostra situazioni al limite dell'assurdo. Immagino quindi che il film sia da leggere in chiave metaforica. Cosa rappresenta questo protagonista, sottomesso e servile dall'inizio alla fine, senza un minimo di evoluzione durante il corso della storia?

Credo che potrebbe rappresentare quel genere di persone senza nessuna assertività, che acconsentono a qualsiasi richiesta, anche inaccettabile, pur di rimanere nelle grazie di qualcuno che possa arrecargli dei vantaggi, anche minimi. L'autista accetta qualsiasi situazione e non sempre ne è contento, ma sa che il suo capo provvederà a lui e non lo farà morire di fame. Magari riceverà solo briciole, ma è pur sempre qualcosa e questo gli consente di non doversi sbattere per avere una vita più soddisfacente.

Il film non mi sembra tutta questa gran cosa, l'ho trovato abbastanza ripetitivo anche perché indugia parecchio sul bizzarro matrimonio del protagonista. L'autista non può infatti avere rapporti sessuali con la propria moglie perché questa continua a essere l'amante del capo e non può quindi concedersi ad altri. Ecco, l'unica cosa per cui l'autista pare lamentarsi è proprio questa impossibilità di consumare il matrimonio e si ingegna in tutti i modi per riuscire a entrare in intimità con la moglie.

Quest'ultima è poi un personaggio svagato/svampito che canta per gran parte del tempo una noiosa canzoncina, che perfino Tognazzi, a un certo punto, le dice:"Ma non ne sai un'altra?". La donna si comporta come se la situazione fosse del tutto normale, in fondo a lei basta figurare come accasata, i soldi le arrivano, chi se ne frega del resto? Le apparenze sono la cosa importante e non esita a dire cose del tipo:"Il mio amante mi può tradire, ma tu no perché sei mio marito".

Insomma, il film è all'insegna della parola "Sì" come simbolo del servilismo, della passività e dell'opportunismo, concetti racchiusi in pratica nel significato della parola yesman. Ma non è a questo significato che Danny Wallace pensa quando, nei primi anni 2000, scrive il libro Yes Man.

Non so se sapete chi è Danny Wallace. È un personaggio abbastanza poliedrico e, se dovessi definirlo alla grossa, direi che è un autore, tendenzialmente comico. Oltre a libri e articoli, ha scritto per la radio e per la televisione inglese. Inoltre, in diversi giochi della serie di Assassin's Creed, appare pure un personaggio creato a sua immagine e somiglianza. Io non ho giocato a nessun Assassin's Creed, ma se qualcuno ci gioca e si imbatte in un professore occhialuto, sappia che è stato creato ispirandosi a Danny Wallace.

Danny Wallace
fonte Wikipedia
Comunque, nei suoi libri, Wallace racconta della sua passione nell'ideare e portare a termine certi progetti, tendenzialmente insoliti e bizzarri. Progetti che, dato lo zelo con cui vengono affrontati, diventano delle vere e proprie missioni che una volta iniziate devono assolutamente venire completate.

Nel 2002 Wallace, insieme all'amico Dave Gorman, scrive un libro intitolato Are You Dave Gorman? dove vengono raccontate le peripezie vissute dai due amici durante lo svolgimento di una missione - una scommessa, in realtà -  che consiste nel trovare e incontrare 54 persone chiamate Dave Gorman.

Nel giro di sei mesi, Wallace e Gorman hanno girato per mezza Europa alla ricerca degli omonimi. Hanno addirittura fatto una toccata e fuga di due giorni a New York solo per incontrare un possibile omonimo, tra l'altro senza neanche preavvisarlo del loro arrivo. Sono riusciti perfino a convincere alcune persone, comprese due donne, a cambiarsi legalmente nome in Dave Gorman.

L'allora fidanzata di Wallace, esasperata da quello che lei definisce "stupid boy-project" e stufa di vedere il fidanzato viaggiare ininterrottamente con l'amico e mai con lei, lo lascia e torna nella sua natia Norvegia. Wallace, insieme a Gorman, la raggiunge per chiedere perdono, ma già che c'è, il dinamico duo ne approfitta per fare qualche ricerchina, sia mai che in Scandinavia ci sia qualche omonimo...

Nel 2003, esce un altro libro, intitolato "Join Me", dove Wallace racconta dettagliatamente un altro incredibile "boy-project" . In pratica, il nostro Danny viene a sapere che un suo antenato aveva tentato di creare, senza poi riuscirci, una sorta di comune, dove sarebbero dovute andare ad abitare persone dalle idee simili. Wallace rimane colpito da questo fatto e decide di formare un gruppo di persone, in omaggio al suo antenato.

Mette quindi un annuncio sul giornale dove scrive semplicemente "JOIN ME", insieme alla richiesta di inviargli una fototessera. Incredibilmente diverse persone iniziano a rispondere all'annuncio e ad aderire alla richiesta di far parte di un fantomatico gruppo. La cosa sorprendente è proprio questa: tantissime persone vogliono unirsi anche se non sanno assolutamente a cosa si stanno unendo. Wallace stesso non ha nessuna idea in merito, lui vuole semplicemente unire 100 persone, in memoria del suo antenato.

Dopo diverso tempo, in seguito alle richieste sempre più pressanti da parte dei membri del gruppo, Wallace decide di dare al gruppo uno scopo: compiere buone azioni a vantaggio dei pensionati. Le buone azioni poi si estendono anche ad altre categorie e Wallace, istigato da un amico, non vuole fermarsi ai 100 "adepti". A questo punto, se si fa 100, vuoi non fare 1000?

Inizia così una campagna massiccia di diffusione della sua idea: Wallace torna a girare per mezza Europa alla ricerca di nuovi membri. Viene intervistato da diversi giornali e appare in programmi televisivi belgi e olandesi. Tutto questo all'oscuro della fidanzata che non approverebbe di certo l'ennesimo "stupid boy-project". Alla fine, però, lei scopre tutto e di nuovo se ne torna in Norvegia..lui la segue anche questa volta, ma insieme decidono di porre fine alla storia. Wallace può quindi portare a termine la missione senza più dover ricorrere a sotterfugi e così il suo gruppo raggiunge e supera i mille aderenti.

A quanto pare, il gruppo esiste ancora e continua a compiere atti casuali di generosità. È stato fatto anche il libro "Random Acts of Kindness: 365 Ways To Make the World A Better Place" che però non ho letto.

Cosa succede dopo il compimento di questo boy-project? Quale altra idea bizzarra sarà venuta in mente al nostro eroe?

Lo si scopre leggendo il terzo libro di Wallace, Yes Man, che racconta i mesi successivi alla creazione di questo gruppo dedito alle buone azioni.
 
Dopo la fase di attività intensa, il nostro Danny vive un periodo di calo: passa il suo tempo tra casa e lavoro, sfugge agli incontri con gli amici, non aderisce a nessuna attività sociale, a meno di non esserne proprio costretto.

Lentamente si abitua a questa nuova situazione e ci trae pure una certa soddisfazione. Diventa un maestro nell'inventare scuse per evitare compleanni, bicchierate, feste e, in qualche modo, gli sembra di star bene così.

Ma un giorno, sull'autobus, si mette a parlare con uno sconosciuto che casualmente gli dice:"Devi dire più spesso". Questa frase lo colpisce immensamente e gli fa avere una sorta di rivelazione che lo spinge a cambiare drasticamente la sua vita.

Decide quindi di dire sì a qualsiasi richiesta gli venga fatta, inizialmente per sole 24 ore, poi la cosa viene estesa a tempo indeterminato. La parola yes è la chiave che dà a Danny nuovissime opportunità che altrimenti non avrebbe colto; è la parola che gli dà un potere inimmaginabile fino a quel momento, che gli permette di conoscere nuove persone, di crescere dal punto di vista lavorativo e anche di dare una svolta alla sua vita amorosa.

Nel libro Wallace racconta le incredibili avventure che gli capitano adottando questa nuova condotta. A volte le cose sono così pazzesche che mi chiedo se l'autore non abbia romanzato un po' le cose. E inoltre, è veramente possibile (soprav)vivere a Londra dicendo sempre sì?

Ad ogni modo, il libro di Wallace è veramente piacevole per via di questo suo modo ironico di scrivere. Questa idea del dire sempre è in bilico tra la genialità e la follia e Wallace riesce a parlarne in modo che il lettore la prenda in considerazione senza cassarla come una semplice cretinata. Almeno per me, che sono in una fase no woman, questa idea ha un suo senso.

Un terzo modo di dire sì
Yes Man è probabilmente il libro più noto di Wallace e nel 2008 viene prodotto un film con Jim Carrey. Il film prende dal libro soltanto l'idea di base, cioè quella di un uomo che, depresso perché la fidanzata lo ha lasciato, si chiude a riccio e dice di no a tutto.  A parte questo, libro e film non condividono nessun episodio, il che non è necessariamente negativo.

Quello che io critico e che a me non è piaciuto molto è il puntare troppo sul tipico modo hollywoodiano moderno di fare le commedie, dove le situazioni sono esasperate e si cerca di buttarla in ridere a ogni occasione. Così facendo, l'idea del dire sempre sì perde molta forza e rimane in pratica solo una bizzarria. Inoltre, nel film, il protagonista viene convinto a dire sempre sì da una specie di santone che ha creato un movimento avente come motto Yes is the new no (ditemi voi che senso ha questo motto). Il protagonista non è quindi intimamente convinto del potere del sì e, anzi, ritiene che gli succederà qualcosa di negativo se dirà NO. E questo, secondo me, cambia di molto il senso che sta alla base del libro.

Credo che avrei preferito una commedia in chiave più smorzata, evitando quindi scene trash tipo il servizietto che una vecchia sdentata fa al protagonista. Vedrei bene una siffatta versione del film con un attore come Bill Murray, ad esempio, più adatto a un umorismo di tipo inglese, in grado di far ridere senza dover ricorrere a esagerazioni, un umorismo più verbale e meno visivo.

Inoltre, nel film viene dato troppo spazio alla storia d'amore e a questo punto noto anche che Jim Carrey e Zooey Deschanel hanno ben 18 anni di differenza. Non stanno male insieme però un po' mi viene da pensare a quelle attrici trentenni a cui viene detto che sono troppo vecchie per intepretare la moglie di un 45-enne. Non è una follia?

In definitiva, il film Yes Man magari un paio di risate ve le strappa, ma secondo me è molto più divertente il libro. E mi sono dilungata anche sugli altri libri di Wallace perché penso che anch'essi siano molto gradevoli.


sabato 28 aprile 2018

Virtual insanity

A quanto pare, c'è chi di mestiere fa il miglioratore di foto, di quelle foto che poi si allegano al curriculum. Non è dato sapere quale faccia facciano i potenziali datori di lavoro, quando al colloquio si vedono arrivare la strega di Biancaneve, anziché l'Angelina Jolie che avevano visto nella foto del cv.

E uno dice: ma non bisogna mica stravolgere i lineamenti, basta un ritocchino qui e lì. E invece, secondo me, si sta poco a passare dal togliere le borse sotto gli occhi al modificare radicalmente la fisionomia. Perché, a suon di ritocchini, si perde davvero il senso della misura e della realtà.

Modelle famose che, prima predicano l'autostima e gridano:"donne, siamo tutte belle", e poi si riducono il loro già sottile vitino di vespa in modo che sia ristretto come quello di una formica.

Ragazze che su Instagram si applicano tonnellate di filtri sfumati, che uno le guarda e pensa che si siano fatte la foto mentre erano in un banco di nebbia.

In un commento, tempo fa, una ragazza ha scritto che una sua amica modificava tutte le proprie foto, ingrandendosi sempre gli occhi. Quella virtuale diventa quindi la nuova realtà. Se io in una foto mi tolgo il doppio mento, dovrò poi farlo in tutte le foto poiché io, virtualmente, il doppio mento non ce l'ho più, non ce lo posso più avere.

Vabbè, se anche in passato chi si faceva fare ritratti e statue chiedeva che venissero fatte delle migliorie nella fisionomia, chi siamo noi, gente digitale del XXI secolo, per rifiutare tali migliorie? Un po' mi intristisce, però.

Nel cinema, che è il regno dell'irrealtà, tutto è fotografato e illuminato ad arte e come se non bastasse è spesso photoshoppato, non tanto ad arte, però. Infatti, nelle locandine si vedono errori e orrori a bizzeffe.

Perché, nella seguente locandina, a Jennifer Aniston manca un pezzo di corpo?

"Non mi manca un pezzo di busto, è che mi photoshoppano così"

Sia mai che Jennifer Aniston (che ha un fisico perfetto) sembri grassa.
Nella locandina seguente, invece di ridurle il girovita, devono averle ridotto un po' tutto. Non si spiega altrimenti la dimensione lillipuziana delle sue mani al confronto di quelle di lui che dovrebbe essere praticamente sullo stesso piano.

Mani di fata

Ma devo mostrarvi la perla locandinica in cui mi sono imbattuta di recente. È di un film che non credo sia nemmeno arrivato in Italia. Immagino sia una commediola senza pretese, ma questo giustifica l'assurdità della locandina?

Cupido arrossisce non per amore, ma per la vergogna

Sembra che nessun elemento c'entri con gli altri. Un guazzabuglio di immagini appiccicate una vicino all'altra. Tra le altre cose, C. Thomas Howell (sì, proprio quello di The Hitcher) spunta da dietro un albero sembrando uno gnomo, mentre alla tagline manca una lettera: "Love is a PRIMITVE thing".

Ma torniamo al discorso dell'alterazione dei lineamenti. Se la faccia, quindi il nome, di un attore è quell'elemento potenzialmente in grado di attirare lo spettatore, perché modificargli i lineamenti così tanto rendendolo alla fine quasi irriconoscibile?

Questa che segue è Gwyneth Paltrow in Iron Man 3. A me però sembra un po' ibridata con Kirsten Dunst. Cos'è, un omaggio subliminale alla Mary Jane dei primi film di Spider Man?

"Anche io voglio una doppia identità: da oggi sarò Pepper Jane Pottson!"

Perché, nella seguente locandina, Nicole Kidman assomiglia quasi a Celine Dion? Tra l'altro l'attrice è stata anche specchiata orizzontalmente, mi chiedo perché.

"Quale battuta devo dire per prima? Ah sì: "And I know that my heart will go on...."

Nella locandina seguente, ho l'impressione che con la Johansson abbiano pasticciato un po'. Non è immediatamente chiaro che si tratti di lei.

The other Johansson girl

E arriviamo anche a Nicolas Cage, col quale pare che i locandinatori si accaniscano senza pietà. Di seguito c'è la foto normale.

Cage in tutto il suo splendore

E ora, qualcuno mi spieghi cosa hanno fatto alla sua faccia. A chi appartiene quale pezzo?

"Io non sono Cage"

Se fossi un attore e mi trasformassero in siffatta maniera, un po' anche mi incacchierei. E infatti, Dane Cook ha avuto parole abbastanza caustiche nel criticare la locandina de "La ragazza del mio migliore amico".


Tra le molte critiche, Cook ha scritto che nel poster lui sembra avere un rossetto lucido sulle labbra e che è sicuramente in grado di ruotare la testa a 180° grazie al fatto di essere stato allevato da una famiglia di gufi in un fienile abbandonato!

Ora vi propongo una serie di immagini, estrapolate dalle loro locandine, e ditemi se riconoscete le attrici in questione.

Chi è?

Forse di questa ricorderete
la locandina..la riconoscete?

Questa è un tantino difficile...

Un'attrice inglese...ma chi?

Bene, ora vi saluto e vado ad ascoltare Jamiroquay.