sabato 10 febbraio 2018

... continua

"I GOT YOU BABE"

"Vale anche per te, Cher!
SMETTILA SUBITO CON QUESTA CANZONE"
Ih! ih! ih!

Ce l'avete la sensazione di loop temporale?
Non temete, arriveranno post più seri.
(Una volta questo blog era "serio", poi ha preso una deriva bislacca.)

venerdì 9 febbraio 2018

Immaginarie richieste musicali

Suonala ancora, Sam

NON suonarla ancora, Sonny

Questo post giunge un po' in ritardo rispetto al giorno della marmotta, comunque la marmotta ha predetto ancora sei settimane d'inverno. Sappiatevi regolare.

mercoledì 7 febbraio 2018

Genius (ma non era anche una trasmissione di Mike Bongiorno?)

Credo che questo post non sarà molto popolare, ma ehi, non sono qua per cercare consensi e se qualcuno la pensa diversamente se ne può discutere.

Ogni tanto emergo dalle sabbie del tempo e anche io guardo film che hanno meno di cinquant'anni.

Genius parla del rapporto lavorativo/amicale tra lo scrittore Thomas Wolfe e il suo editore Max Perkins.

Ecco, la mia impressione è che film del genere rappresentino in maniera molto patinata e finta personaggi realmente esistiti che nella vita reale probabilmente erano molto più interessanti.

Tutto è eccessivamente drammatico e filmico, ogni frase sembra debba essere scolpita nella pietra, a imperitura memoria.

Personaggi femminili inutili il cui unico ruolo è quello di lamentarsi perché trascurate dai loro uomini. Tipico cliché trito e ritrito.

Jude Law recita in maniera a mio avviso esagerata, ma si sa che un genio, pardon, un genius deve mostrare in maniera evidente il suo essere sopra le righe, sennò lo spettatore non capisce che quello è un genius.

Poi, lo ammetto, ho un problema con Colin Firth. Non ho niente in contrario alla recitazione minimale, anzi, ma a me lui ricorda un moai, con la stessa espressione in qualsiasi situazione. Colin, non te la prendere, hai pure vinto l'Oscar, chettefrega se non mi emozioni. È certamente un problema mio, perché Colin Firth piace a tutti. Mi sta pure simpatico, ma che devo fare?

Nel film, il personaggio di Perkins porta sempre il cappello. Sempre. Sia che lavori, mangi o si riposi. Sono andata a cercare informazioni in merito e pare che il vero Perkins avesse proprio quest'abitudine, nonostante nessuna delle foto che si trovano su Google lo ritraggano col cappello. Nel film non mi pare si dica niente in merito, ma in un libro che parla di Perkins, l'autore dà delle ipotesi che potrebbero spiegare la costante presenza del fedora. Una potrebbe essere che il cappello dava l'impressione che Perkins fosse sul punto di uscire dall'ufficio, per cui se arrivava qualche visitatore inaspettato, la conversazione non sarebbe andata tanto per le lunghe. Un'altra ipotesi è che il cappello spingeva le orecchie di Perkins in avanti consentendogli di sentire meglio!

Magari, se nel film si fossero dette queste cose, forse il personaggio sarebbe risultato più reale e tangibile, ma mi rendo conto che aneddoti del genere, evidentemente, non sono sufficientemente aulici.

L'unica cosa per me interessante del film è la rappresentazione del ruolo dell'editor nella correzione di un romanzo e che magari potrebbe far riflettere certi scrittori (nonché scrittrici) un po' boriosi che ritengono perfetta e intoccabile ogni parola che gli cade sul foglio.

Ho terminato l'invettiva.

venerdì 2 febbraio 2018

Operazioni chirurgiche anni '60

Avete presente quel quiz stile ProntoRaffaella dove c'è la foto di un volto artificiosamente creato prendendo gli elementi da diverse persone e bisogna indovinare di chi è ciascun elemento? Ad esempio: si combina insieme un occhio di Grillo e l'altro di Bersani, si piazza il naso di Brunetta e la bocca di Renzi e si incornicia il tutto con i capelli di Silvio.

A volte, quando vedo certe persone reduci da una o più sessioni dal chirurgo estetico, mi viene proprio in mente questo gioco.
Perché certi personaggi si fanno fare bocche troppo grandi e le accostano a nasi troppo piccoli?
Perché qualcuno desidera avere zigomi enormi come panettoni?
Perché gli occhi appaiono spesso o troppo piccoli o troppo grandi?
In sintesi: perché manca il senso della proporzione e queste persone non capiscono che la bellezza di un volto non consiste nell'accostamento quasi casuale di elementi che non stanno bene uno vicino all'altro?

Ecco, se per caso volevate vedere
il leviatano frankensteiniano
sopra descritto. Forse però
non lo volevate davvero vedere.

Forse qualche pensiero simile ce l' aveva anche Saul Bass, quando nel 1966 ha realizzato i titoli di testa del film Operazione diabolica. Contrariamente alla maggior parte dei titoli di cui si è occupato, questi non hanno le sue illustrazioni ma mostrano delle inquadrature ravvicinate e distorte di parti di un volto umano. L'idea di Bass era quella di scomporre gli elementi di un volto, distorcerli e ricombinarli nuovamente allo scopo di preparare lo spettatore alla storia del film.

E di cosa parla questa storia? Parla di un uomo di 60 anni, sposato e con un ottimo impiego, ma insoddisfatto della sua vita. E il peggio è che non sa neanche lui esattamente qual è il motivo della sua insoddisfazione. Un giorno, l'uomo inizia a ricevere delle incalzanti telefonate da parte di un amico che riteneva morto. Questo amico lo convince a recarsi presso gli uffici di una misteriosa organizzazione che sarà in grado di cambiargli la vita.

L'uomo ci va e quelli dell'organizzazione gli cambiano la vita davvero in tutti i sensi. Questi misteriosi individui si occupano infatti di dare ai propri clienti delle nuove identità; si vantano di dare loro una nuova vita più soddisfacente, una seconda opportunità, una vera e propria rinascita.

L'uomo viene convinto, ma in realtà anche costretto, a sottoporsi a un intervento chirurgico in seguito al quale si risveglierà con l'aspetto di un giovane trentenne con la faccia di Rock Hudson. Gli viene dato un nuovo nome, una casa in riva al mare con tanto di maggiordomo e studio per poter dipingere. Per quanto riguarda la sua vecchia identità, verrà inscenata una morte.

L'uomo però ben presto si accorgerà che questa nuova vita, apparentemente così perfetta, senza responsabilità, senza il peso della vecchiaia incombente e senza la costrizione di un lavoro poco creativo, non è davvero quello che lui desidera e chiede a quelli dell'organizzazione di cambiare di nuovo identità, questa volta facendo le cose a modo suo. Ma quelli dell'organizzazione non sono tanto d'accordo...

Alcune immagini dei titoli

Il film è incentrato sul "solito" discorso dell'individuo che a un certo punto della sua esistenza si rende conto che le cose che fa o che ha non sono davvero quelle che voleva fare o avere. Ho messo "solito" tra virgolette per intendere che l'argomento non è certo nuovo ma non per questo è un argomento banale. Anzi se già i filosofi dei millenni scorsi ce la battevano col 'conoscere se stessi' e noi siamo ancora qua che non lo abbiamo ben capito, è meglio se continuiamo a parlare dell'argomento. Repetita iuvant, forse.

Comunque, cinquant'anni dopo che è stato fatto questo film, siamo ancora qui col mito del sempre giovani, sempre belli e tirati e dove non arriva la chirurgia ci pensano i filtri Instagram.

A proposito, lo sapevate che la chirurgia estetica è vecchia di millenni e veniva usata per ricostruire parti del corpo danneggiate da ferite, malattie o punizioni giudiziarie? È solo a cavallo fra l'800 e il '900 che questo tipo di chirurgia ha iniziato a essere utilizzato per alterare la fisionomia a scopi puramente estetici. Molti inoltre cercavano di modificare quei tratti somatici che maggiormente indicavano la loro appartenenza a una certa etnia.

Negli anni '60 poi c'è stato il boom e mi pare che la tendenza sia in crescita. Anzi, forse adesso la cosa è così comune che non ci si fa tante domande in merito, ma nei decenni scorsi il tema dell'alterazione corporea mi sembra fosse abbastanza sentito.

Ho intitolato il post "Operazioni chirurgiche anni '60" perché oltre a questo film vorrei citare anche due episodi del mai abbastanza lodato telefilm "Ai confini della realtà".

Nr 12 looks just like you
Uno è intitolato Il numero 12 ti assomiglia e parla di come le persone, in un ipotetico futuro, vengono indotte a sottoporsi a un'operazione chirurgica in seguito alla quale diventeranno uguali a un modello scelto in un "catalogo". Naturalmente questo significa che moltissime persone saranno identiche tra loro. L'operazione uniformerà anche il modo di pensare delle persone che vi sottopongono.

L'altro episodio è il famosissimo È bello quel che piace dove una giovane donna dall'aspetto fuori dal comune si fa operare ben 12 volte per tentare di essere simile agli altri.

E si evince bene l'annosa questione: essere se stessi (ammesso di sapere come si è) o essere come gli altri? L'uomo medio desidera uniformarsi alla massa, avere l'aspetto giusto, possedere e fare le cose giuste perché essere diversi è più difficile, è una lotta psicologica (ma anche pratica) continua.

Eppure anche il continuo uniformarsi costa fatica ed è fonte di nevrosi. Inoltre, l'uomo medio segretamente ambisce a distinguersi e a essere ammirato e passa la vita cercando di far parte della massa ma al contempo di elevarsi appena appena al di sopra di essa.

Ho accomunato il film (con i bravissimi John Randolph e Rock Hudson nei ruoli pre e post operatorio) con i due episodi di Twilight Zone perché condividono i temi e quell'estetica simile, tipica di quel periodo, dove il futuro veniva visto come qualcosa di ordinato, essenziale, asettico e angosciante. Il modo di raccontare le storie è privo di distrazioni, va direttamente all'essenza di quello che si vuole esprimere. Le carte sono in tavola ma danno molto da pensare allo spettatore.

Inoltre i finali sono a sorpresa.

A questo punto, chi sono questi 5 famosissimi attori?

La versione attoriale non è tanto meglio di quella politica




lunedì 15 gennaio 2018

Sballo spaziale


REPLAY
Un giorno, in una galassia molto, molto, molto, molto lontana, la Civetta ha deciso di guardare per la prima volta in vita sua "Balle Spaziali".

La Civetta era ben predisposta e si è divertita al vedere le treccia-cuffie della Principessa Vespa.

Ma tutto a un tratto, all'11esimo minuto, è apparso sullo schermo l'orripilante Pizza.

La Civetta è rimasta sconvolta e non è riuscita a proseguire la visione.

La Civetta si scusa e saluta i fans che riescono a leggere e non hanno quindi bisogno di occhiali.
(Questo audio era dedicato a coloro che invece hanno bisogno di occhiali)






Se volete quindi saperne qualcosa è meglio che leggiate l'esperto:
https://labaravolante.blogspot.it/2018/01/balle-spaziali-1987-che-lo-sforzo-sia.html

I motivi scientifici per cui dovete guardare il film:
http://www.cumbrugliume.it/2018/01/15/dieci-motivi-riguardare-balle-spaziali/

E scommetto che adorerete sguazzare nei chicchifici:
https://aliens30anni.wordpress.com/2018/01/15/balle-spaziali-1987/
https://italianpulpmovieposters.wordpress.com/2015/07/15/balle-spaziali-1987/

martedì 9 gennaio 2018

Cos'è esattamente che devo guard(i)are?

Mi piace molto guardare le locandine anche se sempre più difficilmente mi colpiscono. Per questo motivo ho fatto un banner con omaggio a Saul Bass, famoso grafico creatore di poster e animazioni di titoli di testa. Mi piace moltissimo la sua grafica minimale sia per l'aspetto estetico ma soprattutto per l'idea e il significato che metteva nelle sue opere.

Adesso uno pensa che sto per fare un post serio su Bass e sulle locandine.
Macchè.
Probabilmente prima o poi lo farò, ma non è questo il giorno.

Dopo questa intro, osservate attentamente questa locandina:


Bene, niente di strano. È la la locandina del famoso film "The Bodyguard - Guardia del corpo", con Whitney Houston e Kevin Costner. Luce dall'alto che illumina in modo discreto le forme dei protagonisti, frange del vestito di Whitney che danno un senso di movimento.

Guardate ora la seguente locandina:


Forse influenzata da quella di "Come ti ammazzo il bodyguard", appena ho visto questa, il mio primissimo pensiero è stato che anch'essa fosse una specie di poster-parodia o che avesse qualche intento comico. Invece, ho scoperto che esiste il musical tratto dal film The Bodyguard e questa locandina è proprio quella della versione italiana del musical e specificatamente della tappa romana, che era in scena fino a poco tempo fa.
Pare che lo show abbia avuto un certo successo. Mi fa piacere che i teatri funzionino.

Diciamo che la locandina esiste in varie declinazioni comunque questa era presente sul sito del teatro per qualche giorno (con tanto di date) ma poi ne hanno messa un'altra, leggermente diversa. Ignoro i motivi del cambio, la donna non sembrava la stessa, infatti c'erano due artiste che si dividevano il ruolo che fu di Whitney Houston. Soprattutto però era il taglio della foto ad essere cambiato, fortunatamente.

Voglio credere che abbiano deciso che questa foto che vedete qua sopra, che è una foto di scena e come foto di scena va bene, non fosse del tutto adatta a una locandina, senza un minimo di ritocco. Un po' per la posa poco naturale degli attori, ma soprattutto per via di quella luce dal basso che punta proprio lì, sul posteriore di lei, mettendolo troppo al centro dell'attenzione.

Se guardo questo poster, più che pensare a The Bodyguard - Guardia del corpo mi viene da pensare: The Bodyguard - Guard che...

domenica 7 gennaio 2018

The not so useful (but neither useless) superpower!

Qualche tempo fa, de vliegende Cassidy, che di recente ha fatto un'approfondita rassegna sul cinema di Paul Verhoeven che vi consiglio di leggere, mi ha taggato per un gioco nerd blogghistico. Esso consiste nel descrivere una abilità sviluppatissima del blogger che viene taggato, ma per lo più inutile nella vita di tutti i giorni.

Il potere di Cassidy è in pratica quello di mangiare come l'ectoplasma Slimer ma senza mettere su i suoi doppimenti e, secondo me, soprattutto nel periodo festivo, non è mica tanto inutile.

Di sicuro Cassidy è invidiato da quelle modellattrici magrissime che mentono sapendo di mentire quando dicono che non sono a dieta, mangiano tutto, anche il gelato. Forse il gelato lo mangeranno anche, ma non mi stupirei fosse l'unico pasto della settimana.

Per cercare in questo momento di avere una visione un po' più ottimistica delle cose, ho cambiato un po' il nome del giochino, dandogli una connotazione più positiva.

Dunque, ho dato un nome al mio superpotere: Random Donkey Discovery.

Cosa significa? Significa che spesso quando devo fare qualcosa che magari non so bene come fare, inspiegabilmente mi ritrovo a farla in una maniera bizzarra, troppo complicata, goffa. Quando mi viene fatto notare (o al limite me ne accorgo da sola), insisto cocciutamente a procedere in quel modo adducendo come scusa:"beh, ma voglio vedere, a titolo speculativo, se si può fare anche così...", anche se questo significa metterci il triplo del tempo e non essere nemmeno sicura del risultato. E mi fisso e voglio davvero vedere se la cosa si può fare anche in quel modo.

A volte questo succede anche se devo raggiungere un posto e non so bene come. Mi ficco in percorsi alternativi spesso illogici da cui non è detto che poi sappia come uscirne, ma insisto e persevero.

E ora attenzione, arriva il potere: in modo del tutto casuale (e quindi potrebbe anche non avvenire), si verifica qualche scoperta: imparo qualcosa di insolito e interessante che potrebbe servirmi in un altro momento oppure scopro qualche località fantastica degna di nota di cui avrei del tutto ignorato l'esistenza. È successo diverse volte quindi il potere c'è!

Però devo avere il tempo e la voglia di perserverare; perché spesso va a finire che mi rompo le scatole e quindi finisco in modo raffazzonato la cosa che dovevo fare. 
Se invece sono on the road, può essere che vado a ficcarmi in posti in cui poi per tirarmi fuori bisogna chiamare l'elicottero.