venerdì 25 dicembre 2020

Natale 2020

Vi ringrazio assai per la vostra partecipazione e i vostri graditi commenti. Ora vado in letargo per qualche giorno e poi ritornerò!

Vi lascio un video "cartaceo" di "Let it snow".

giovedì 24 dicembre 2020

CineAvventario #24

Oggi è la vigilia! Dunque metto il cappello sulle piume e in qualità di Babba Civetta vi propongo...



Il mitico vecchio Bill che si ritrova in un albergo a New York City per fare uno strepitoso live show natalizio, teoricamente davanti a un nutrito pubblico di celebrità. Ma una tempesta di neve ha bloccato tutto, dunque nessuno può venire a vedere il suo show! Lui è notevolmente attapirato, vorrebbe rifiutarsi perché è depresso e non è in vena di fare uno spettacolo senza pubblico, davanti a dei tavoli vuoti con delle immagini sopra.

Ospiti illustri

Ma le sue manager insistono, gli dicono che in tv nessuno si accorgerà che non c'è il pubblico, che inseriranno spezzoni presi da premiazioni tipo Golden Globes, dove ci sono mucchi di celebrità sorridenti. "Tutto è illusione, siamo tessitori di sogni ecc." Lui si fa convincere, inizia lo show, ma proprio non ce la fa, è troppo triste e demotivato.

Allora si dirige verso la lounge dell'hotel dove incontrerà vari personaggi e tutti quanti, a turno o insieme, canteranno canzoni natalizie, a volte in modo tradizionale, a volte modificandole e il tutto con il solo accompagnamento del pianoforte suonato meravigliosamente da Paul Shaffer.

Questo speciale natalizio mi è piaciuto, perché l'ho trovato molto intimo e raccolto. Quasi tutto si svolge appunto nella lounge morbidamente illuminata dell'albergo, in un clima tranquillo e non sguaiato. Dà l'impressione di quelle situazioni in cui le persone si riuniscono per caso e dal raduno nasce qualcosa di spontaneo e sentito. Intendiamoci, non è uno speciale del tipo battute a raffica o ritmo stratosferico, bensì una cosa tranquilla, d'atmosfera. Sarà che sto invecchiando e preferisco le cose di basso profilo rispetto agli effetti pirotecnici, ma ho trovato il tutto gradevole.

Poi a me Bill Murray piace sempre, potrebbe dire qualsiasi cosa, ma il modo in cui lo dice mi mette di buonumore. Per istigare gli chef a portare velocemente tutto il cibo fuori dalle cucine (perché si sono rotti i frighi) grida: "Formate catene umane!" L'espressione, in quel contesto, detta da lui, mi fa troppo ridere. Per non parlare di quando apostrofa Dimitri Dimitrov con "Macedonian madman!"

In qualità di barista cantante, c'è anche lui: lo riconoscete?
È David Johansen che in "S.O.S fantasmi" interpretava lo spirito del Natale del passato. E a proposito di spiriti, a un certo punto Bill parla con Jason Schwarzman nel ruolo di un futuro sposo che ha litigato con la futura sposa. Cerca di dargli consigli, ma lo sposo gli dice: "Ma chi sei?" e Bill: "Il fantasma del Natale presente". Lo sposo cerca di mandarlo via, ma Bill dice che non può, perché il suo destino è quello di "tormentare, tormentare, tormentare".

Non vorreste incontrare anche voi questo Ghost of Christmas Present?

Poi, negli ultimi dieci minuti dello speciale, c'è un po' di grandeur americano: scena innevata, ballerine rennute, arrivo in grande stile di George Clooney e Myley Cyrus che poi canta "Silent Night", seduta sul piano.

Ed è proprio a "Silent Night" che volevo arrivare, perché il 24 dicembre del 1818 questa canzone è stata eseguita per la prima volta in versione pubblica nella chiesa di San Nicola di Oberndorf bei Salzburg. Naturalmente si intitola "Stille Nacht, heilige Nacht" e, mentre le parole sono state scritte dal prete Josef Mohr, la musica è stata composta, quasi al volo, dall'organista Franz Xaver Gruber.

Il prete aveva chiesto a Gruber di musicare il suo testo e di scriverne le parti per due voci soliste, per coro e per chitarra. Non è chiaro il perché della chitarra, probabilmente il motivo era che il mantice dell'organo era stato rosicchiato dai topi e quindi non era possibile suonarlo, dunque la chitarra serviva da strumento sostituto.

Comunque io, quando penso all'associazione chiesa-chitarre, penso sempre a lui:

"Una volta in chiesa si stava con un messalino in mano, nel silenzio,
nel raccoglimento… oggi con tutte ste chitare, ste batterie,
tutte ste donne con sti blu gins, ste magliette con ste bocce de fori!"

mercoledì 23 dicembre 2020

CineAvventario #23

E visto che due giorni fa c'è stata la congiunzione tra Giove e Saturno e a inizio mese abbiamo parlato di Giove....



Oggi è il turno di Saturno! Ma mica solo per via della congiunzione. Principalmente perché, come oggi nel 1672, l'astronomo Gian Domenico Cassini ha scoperto Rea, uno dei satelliti di Saturno.

Tra le altre cose, Cassini ha scoperto la separazione che c'è tra i due gruppi di anelli di Saturno e che è stata chiamata Divisione di Cassini in suo onore. La missione spaziale che ha esplorato Saturno dal 1997 al 2007 è stata intitolata Cassini-Huygens, per omaggiare i due astronomi che hanno studiato in maniera consistente Saturno e i suoi satelliti.

Come film ambientato in zona Saturno, ho scelto "2002: la seconda odissea", del 1971. Il titolo è stato scelto dai distributori italiani nel tentativo di spacciarlo per una specie di continuazione del film di Kubrick e addirittura sono stati modificati dei dialoghi, in modo da fare riferimento al famoso monolite. Inoltre, un personaggio che si sente solo via radio è stato doppiato dallo stesso attore che faceva la voce di HAL9000, ma in questo film non c'entra né HAL né il monolite, né Kubrick. L'unico collegamento con Stanley è che il regista di questo film, Douglas Trumbull, si era occupato degli effetti speciali di "2001 - Odissea nello spazio".

Badge di Saturno

Ma parliamo del film. La storia di svolge a bordo di una gigantesca nave spaziale a cui sono attaccate delle cupole contenenti vegetazione e animali. Sul pianeta Terra infatti tutto è stato distrutto per far posto all'urbanizzazione e alle industrie. Quindi nelle cupole ci sono gli ultimi esemplari di flora e fauna.

Lowell, il protagonista principale, è l'addetto alle cupole e si prende estrema cura di quello che c'è dentro. Coltiva piante e ortaggi e dà da mangiare agli animaletti, mentre gli altri tre astronauti della missione sono del tutto disinteressati alle cupole e al loro contenuto. Passano il tempo a fare i coglionazzi facendo le garette con le macchinine, a giocare a carte, biliardo, scacchi, a mangiare cibo spazzatura sintetico e non sono per nulla interessati al giardinaggio.

Lowell affetta le verdure da lui coltivate nella sua cucina con vista spazio

Un brutto giorno, dalla Terra arriva l'ordine di interrompere la missione, distruggere tutte le cupole e tornare sulla Terra. Tutti sono contenti, ma per Lowell la notizia è durissima e non riesce ad accettarla.

Mentre gli altri iniziano a mettere bombe sulle cupole, per poi sganciarle nello spazio e farle esplodere, Lowell è ancora lì che rinvasa piante nella sua cupola preferita e quando uno dei suoi colleghi arriva a mettere una bomba proprio lì, si incazza di brutto. I due iniziano a litigare e a menarsi e ci scappa il morto. E non è Lowell.

Nonostante sia scosso per aver appena ucciso un suo collega, Lowell non si ferma e riesce a lanciare nello spazio la capsula in cui sono gli altri due astronauti e la fa esplodere.

Rimane quindi da solo nell'astronave dopo essere riuscito a salvare l'ultima cupola. Insieme a lui ci sono dei simpaticissimi droni dalla forma poligonale e dall'andatura a papera e che lui rinomina con i nomi originali di Qui, Quo e Qua (anche se Qua finisce disperso nel momento in cui attraversano gli anelli di Saturno). Con loro instaura un rapporto quasi umano, gli insegna il giardinaggio e il poker.
Presto però iniziano gli imprevisti ma non posso raccontarvi tutto, sennò che gusto c'è a vedere il film?

Droni papereschi. Mi ha fatto sorridere una scena in cui
un drone stava attendendo istruzioni e intanto batteva un dito
della zampa, come quando si aspetta


Credo che si potrebbe definire il film come "fantascientifico hippy", un po' per questo tema ecologico e un po' perché ci sono addirittura delle canzoni di Joan Baez nella colonna sonora. Joan Baez nello spazio non l'avevo ancora incontrata.

È un film che in alcuni punti ha del fanciullesco, il rapporto del protagonista coi droni (e i droni stessi) mi paiono quasi sconfinare nel disneyano. Ma è un film di cuore, poetico e in grado di regalare emozioni. E penso che abbia influenzato delle opere che sono venute in seguito, il finale soprattutto (ma non solo) mi ha fatto pensare a Wall-E.

Bene, anche per oggi è tutto, vado a vedere cosa combinano Giove e Saturno.

martedì 22 dicembre 2020

CineAvventario #22

È arrivato il momento della pauva... del tevvove...



Spero che vi siate ripresi dalla locandina perché fa veramente "fear" in tutti i sensi!

Ma pure il personaggio di cui parliamo oggi ha avuto una discreta paura quando è stato arrestato per partecipazione a una società segreta con scopi sovversivi. Lui era lì solo per ascoltare, non era proprio un partecipante, forse avrà cercato di difendersi dicendo: "Passavo di qua per caso...", ma niente, le forze dell'ordine lo hanno arrestato e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo.

Di chi sto parlando? Di Fedor Dostoevskij, che dopo l'arresto è stato condannato alla fucilazione. E possiamo immaginare di che umore fosse Fedor, il 22 dicembre 1849, quando è stato portato davanti al plotone di esecuzione.

Ma invece di venire ucciso, gli è stata letta una lettera che dichiarava che lo zar Nicola I gli aveva concesso la grazia e mutato la pena in lavori forzati.

La notizia era bella, ma tutta la situazione ha scioccato parecchio il povero Fedor che ha iniziato, in seguito a quell'episodio, a manifestare crisi di epilessia sempre più frequenti.

E pensare che lo zar aveva deciso già giorni prima di commutare la condanna, ma mica dirglielo prima, no, ha dovuto fare l'annuncio coreografico, ha dovuto. Il povero Fedor ha rischiato di morire di coccolone seduta stante.

Di Dostoevskij ho letto un po' di cose e fino a oggi non avevo mai visto nessuna trasposizione di qualche sua opera. Avevo iniziato a vedere "Il sosia", ma poi mi sono ricordata che ci aveva già pensato Lucius a demolirlo.

Allora mi sono buttata su un titolo che nessuno ha ancora demolito, dunque lo farò io! E il titolo è appunto "Fear" del 1946!

Si tratta di una rivisitazione di "Delitto e castigo". Non è ambientata in Russia, bensì da qualche parte in America. La prima scena ci mostra una stanza avvolta nella semioscurità e in sottofondo sentiamo le note di una musica suonata col sassofono. La tipica musica che si sente nei film noir, quando la bellona di turno fa la sua comparsa nell'ufficio di un investigatore privato per proporgli qualche caso.

Ma noi non siamo nell'ufficio di un investigatore, bensì nella camera di uno studente: probabilmente l'unico studente al mondo che in camera sua sta in giacca e cravatta. Lo studente, che rappresenta dunque il Raskol'nikov protagonista di "Delitto e castigo", sta leggendo una lettera che gli comunica che tutte le borse di studio, compresa la sua, verranno sospese.

Si può capire quindi il suo disappunto. Il suo sconforto è tale che proprio non riesce a sopportare quella musica di sassofono che continua a suonare in sottofondo... no, non è metacinema, lo studente non sta rompendo la quarta parete. La musica di sassofono non fa parte della colonna sonora: c'è proprio un dannato musicista che suona nel palazzo di fronte! Il nostro studente non lo sopporta e chiude la finestra.

Musicista, smettila di suonare,
che qua si sta consumando la tragedia

Forse per lo studente è ora silenzio, ma per noi spettatori attacca un'altra musica, stavolta credo sia veramente musica di sottofondo, a meno che non ci sia un'orchestra nascosta dentro un armadio della stanza.

Comunque, lo studente è già depresso di suo, ma ci si mette pure l'affittacamere che viene a rompergli le balle a proposito dell'affitto da pagare. Lui disperato va allora da un certo professore, che come mestiere collaterale gestisce un banco dei pegni in casa. Lo studente gli dà un orologio di pregio, pensando di ricavarne chissà quanto, invece il professore gli dà solo 10 dollari. Anzi, gliene dà 8, i due rimanenti sono gli interessi.

"Ho bisogno di quei 10 dollari!"
"E io non ho bisogno del tuo orologio!"

Insomma, le cose vanno male per il povero studente, non sa come tirare fuori i soldi per tutto quanto, dunque avete capito qual è la soluzione: accoppare il professore semi-usuraio. Quindi, una sera, lo studente va dal professore e compie il misfatto. Ma non è nemmeno riuscito a mettere le mani sui soldi, che viene quasi sorpreso sul fatto da alcuni studenti che avevano un appuntamento col professore. A stento riesce a fuggire senza farsi vedere, ma nella fuga gli si macchia di vernice la manica della giacca, perché proprio quel giorno un pittore stava ridipingendo le pareti interne del palazzo.

Un paio di giorni dopo il delitto, un poliziotto si presenta alla porta dello studente. Il poliziotto è piuttosto bizzarro perché per tutto il tempo della conversazione giochicchia con un mazzo di chiavi, lanciandolo in aria per poi riprenderlo. Giochicchia così tanto, che le chiavi gli vanno a finire sotto una poltrona, la stessa poltrona sotto cui lo studente aveva nascosto la giacca macchiata di vernice. Lo studente trattiene il fiato, temendo che il poliziotto scopra la giacca, ma non succede.

Insomma, nonostante non ci siano prove su di lui, la polizia inizia a stargli addosso e lui inizia ad andare in paranoia, gli sembra che tutti gli stiano col fiato sul collo e dunque è sempre nervosetto.

Comincia a uscire con una ragazza e insieme vanno a fare un picnic. A un certo punto, lei gli legge la mano e dice: "Ah, le linee sulla tua mano formano una M! Cosa potrebbe voler dire? M come...Medicina, oppure Money, Magazines, oppure... cosa potrebbe essere? Ah, ho capito!", però lo dice con una faccia strana e allora lui subito pensa che lei intenda "M per Murder", quindi si innervosisce e fa per andarsene. Ma lei gli dice: "Intendevo solo dire... Matrimonio!"

Che per molti potrebbe essere un buon motivo di fuga!

Matrimonio Mai: sono 2 M!


La situazione si fa sempre più angosciosa per lo studente, tutto gli ricorda continuamente l'omicidio e la polizia gli fa addirittura domande su un articolo che lui ha scritto per una rivista, articolo in cui dichiara di ritenere che alcuni delitti sono giustificabili in nome di un fine più elevato.

Insomma, le cose volgono al peggio, una rete si sta stringendo su di lui e la sua coscienza lo tormenta sempre più, ma qui succede il disastro. Non il disastro per lo studente, ma per lo spettatore, perché la storia si conclude con un finale che più idiota di così non potrebbe essere. Ovviamente non lo rivelo, ma è uno di quegli espedienti narrativi degni dei peggiori filmacci. Il film di per sé è passabile, niente di che, guardabile, un po' moscio magari, ma il finale proprio è del tutto indegno, principalmente perché toglie senso a tutta la storia.

Vabbè, niente, lo dovevo capire dalla locandina.

E voi? Avete visto film tratti dalle opere di Dostoevskij?

Io vado, sento una musica di sottofondo, forse è un musicista sotto il tappeto...

lunedì 21 dicembre 2020

CineAvventario #21

Ultima frenetica settimana!
Il 21 dicembre del 2012 era il giorno della profezia dei Maya, ma noi non ci occuperemo certo di catastrofate tipo "2012" e simili. Giammai! Aprite, orsù!



Abbandoniamo le catastrofi e ci concentriamo sui cruciverba. Lo sapevate che il primo cruciverba ("Word-cross puzzle") veniva pubblicato come oggi, nel 1913, sul New York World? Questo primo cruciverba è stao ideato da un enigmista britannico, tale Arthur Wynne.

Anche se si potrebbe discutere la paternità, perché nel 1890, era stato pubblicato su una rivista milanese uno schema 4x4 di parole incrociate, ad opera di tale Giuseppe Airoldi, funzionario municipale del comune di Lecco.

Ma pare che questo Airoldi non venga tenuto in considerazione e il mondo tutto attribuisce a Wynne la paternità delle crosswords. Povero Airoldi!

Ma lasciamo perdere la paternità e concentriamoci sul gioco in sé. Dunque, come collegamento cinematografico, vi propongo quest'oggi uno dei più strani film che io abbia mai visto. Si chiama "Marathon" ed è stato presentato anche in Italia con il sottotitolo "Enigma a Manhattan".

Ho visto il film diversi anni fa e dunque ho dimenticato parecchio. Scriverò questo post cercando di ravanare nei ricordi e vediamo un po' cosa ne esce. (Dovrei farmi ipnotizzare in modo da ripescare le memorie perdute!)

La protagonista del film è una tipa appassionatissima di cruciverba e si è fissata che deve riuscire a risolvere più di 77 cruciverba in 24 ore, battendo il suo personale record stabilito l'anno precedente.

La ragazza ha quindi selezionato parecchi cruciverba, non so bene con quale criterio, e passa la giornata a risolverli uno dietro l'altro. Ma siccome a casa non riesce a concentrarsi, troppo silenzio, va in giro per New York, in particolare nelle metropolitane e risolve lì i suoi schemi.

Mi sembra di ricordare che non stia fuori tutto il tempo, sta un po' a casa, poi esce, poi ritorna e via così. Quando è a casa, ascolta i messaggi che le ha lasciato la madre in segreteria. Non mi ricordo esattamente cosa le dice questa madre, ma mi pare che anche lei abbia la fissa dei cruciverba e anche lei in passato avesse fatto queste sfide con se stessa. Quindi la madre le dà consigli su come gestire la questione. Poi però si preoccupa e chiama ripetutamente per sapere se la figlia è viva oppure no.

La protagonista, con alti e bassi, passa le ore a risolvere schemi, ma le vengono le crisi, non riesce, si blocca, non ha voglia, ma poi riprende, però si deconcentra e si perde via a guardare la gente, a sentire i rumori incessanti della metro, le porte che si aprono, lo sferragliamento, ecc.

Il film è bianco e nero e ci mostra una New York molto poco New York, almeno, questo è quello che mi ricordo delle percezione che ho avuto all'epoca della visione. Mi pareva quasi una città qualsiasi.

Vediamo alternatamente la protagonista immersa nella metropoli e immersa nei cruciverba di casa sua, dove sulle pareti sono appiccicati schemi su schemi. Ricordo che lei ha addirittura un timbro con cui contrassegna quelli risolti, ma vorrei ricordare cosa viene timbrato. Non so se un "solved" o se veniva fuori il numero del cruciverba.

La ragazza è abbastanza delirante in questa sua fissazione, poi è praticamente sempre sola e dunque quando si ha una fissazione e si sta da soli, molto spesso la cosa raggiunge proporzioni psicotiche.

Casomai vi capitasse di imbattervi in questo film, fatemi sapere!

Bene, anche per oggi è tutto!