martedì 8 agosto 2017

La domanda del brucaliffo

Chi esser questo? (Attendi un attimo...)

Embed from Getty Images

Nessuno si azzarda a rispondere...solo a me la riposta non era chiara ed evidente?

domenica 6 agosto 2017

Musica dalla contea

Tempo fa ho guardato "Per legittima accusa", thriller abbastanza gradevole dei primi anni '90. Il regista è Sydney Lumet e scusate se è poco. La star principale del film è Don Johnson che all'epoca era un vero sex symbol e infatti in questo film fa il marpione con l'avvocatessa da lui ingaggiata affinché lo difenda dall'accusa di uxoricidio.

Ecco l'imputato casanova che fa lo splendido
nella sua tipica giacca anni '90

Rebecca De Mornay è l'attrice che fa l'avvocatessa e l'apice della sua carriera è stato proprio a cavallo tra gli anni '80 e '90.

Il mio assistito è un gran figo, cedo o non cedo
al suo irresistibile fascino?

Insomma, è il classico legal thriller ambientato tra palazzi di giustizia, aule di tribunale e uffici avvocateschi pieni di scartoffie. Un filmetto che si fa guardare.

Per gran parte del tempo si ode un insistente tema musicale e più lo sentivo e più mi pareva di conoscerlo.

Ma queste note? Questa melodia, dove l'ho già sentita?

Pensa che ti pensa, mi è venuta una illuminazione. Torno indietro fino ai titoli di testa del film e lo vedo lì, quel nome che mi fa capire che ci avevo sentito giusto. 

Il nome è Howard Shore, autore della colonna sonora de "Il signore degli anelli". E infatti uno dei vari temi musicali che si sentono nella trilogia dell'anello è praticamente uguale a quello di questo film. Ti ho beccato, caro Howard a riciclare il tuo stesso lavoro! Ma hai fatto bene a riesumare quel tema perché è più indicato a stare tra hobbit e elfi che non tra avvocati e giudici.

E visto il caldo, un hobbit ora si berrebbe una bella birra ghiacciata e io vado a fare altrettanto!

mercoledì 2 agosto 2017

Enemy

Il film inizia in una specie di sexy club dove l'atmosfera è a metà tra i party di Eyes Wide Shut e la scena in cui Bond si trova nel covo della Spectre. Vari uomini assistono a uno show in cui sono presenti ragni tipo tarantola. I ragni saranno un motivo ricorrente nel film.

La scena si sposta poi sulla vita di un professore di storia un po' cupo, che passa le giornate a insegnare e le nottate a zompare appassionatamente con la bionda fidanzata.
Un bel giorno, su consiglio di un collega, guarda un film e si accorge con sconcerto che tra le comparse ce n'è una somigliante a lui. Molto somigliante a lui, diciamo pure uguale a lui.

La scoperta è un po' scioccante. In effetti, non sareste leggermente inquietati se guardaste, mettiamo, La compagnia dell'anello e sullo schermo comparisse un hobbit che mangia una carota fuori dall'uscio di casa sua e che ha la vostra faccia?

Oppure siete lì, belli tranquilli che vi guardate La La Land, e improvvisamente notate che uno di quei ballerini che saltano allegramente sui tetti delle macchine è uguale a voi! (Nel mio caso, vista la mia inettitudine al ballo, la mia sosia-comparsa pesterebbe i piedi a tutti.)

E non aspettereste con ansia di vedere i titoli di coda, nella speranza di vedere come si chiama quella comparsa, augurandosi che il nome della suddetta non sia nel limbo degli uncredited? Bene, è proprio quello che fa il nostro professore di storia che, una volta apprese le generalità dell'attore identico a lui, non fa troppa difficoltà a scoprire anche il suo indirizzo e il numero di telefono.

Siccome ultimamente i film li vedo in due puntate, è proprio a questo punto che ho interrotto la visione e l'ho ripresa due giorni dopo. Nel mentre, mi sono più volte chiesta come sarebbe proseguita la storia, quale spiegazione sarebbe stata data per motivare la presenza di due persone uguali, sperando inoltre che la storia non andasse alla deriva e si tramutasse in qualche tavanata galattica.

Ecco, se volete sapere come prosegue e va a finire il film, dovete guardarvelo pure voi e scoprirete la spiegazione.

O forse no.

Dopo aver visto l'ultima scena (il finale forse più sorprendente che io abbia mai visto), ho capito che non avevo capito. E allora sono dovuta andare a cercare spiegazioni in rete, dove ho scoperto che il film era oggetto di numerosi dibattiti e discussioni. In molti si chiedevano quale fosse il significato della storia (e qua mi sembra di sentire Peter Sellers nei panni di Wang in Invito a cena con delitto:"Qual è significato di questo?").

Secondo alcuni, IL significato, IL significato di questo è che c'è un'invasione di ultracorpi ma i protagonisti non lo sanno. Sì vabbè, ma nemmeno gli spettatori lo sanno per cui questa mi sembra un'ipotesi troppo balzana.

"Vieni nella mia rete, baby"
fonte immagine: http://it.365psd.com
Secondo altri, il film parla di totalitarismo, cioè di un sistema così invasivo e appiattente da rubare anche la singolarità di una persona. Humm, potrebbe essere ma mi sembra un po' stiracchiata come ipotesi.

Il regista ha dato un suggerimento di lettura, che non dirò per non influenzare la visione, da cui si dipanano comunque tutta una serie di altre possibili interpretazioni.

Un bel casino insomma.

Nei confronti di questo film, nutro dei sentimenti ambivalenti. La particolarità della trama è coinvolgente e anche l'aspetto visivo ha il suo fascino: le tonalità sul giallo/ocra, l'ambientazione in una Toronto che sembra disabitata, con questi palazzoni che incombono sul protagonista. Immagini oniriche e aracnidesche e un sottile senso di tensione.

Da metà film in poi, però, l'impressione è che il ritmo lento serva un po' ad allungare il minutaggio. La trama non è ricchissima di eventi e nemmeno i dialoghi sono molto nutriti per cui certi rallentamenti forse servono per raggiungere i 91 minuti di durata (titoli di coda compresi).

Un'altra cosa che personalmente non mi fa impazzire è l'eccessiva cripticità della storia. Questo film mi fa pensare a un puzzle dove lo scopo è incastrare i pezzi, non guardare l'immagine risultante (anche perché, nel caso del puzzle, c'è già sulla scatola). Quindi molte energie impiegate nel tentativo di dare un senso a tutti gli elementi del film, ai simboli, alle cose che non quadrano per poi concentrarsi poco sul significato finale che rimane lì, quasi come un soprammobile di poco impatto emotivo.

Ecco, credo che sia proprio l'eccessiva cerebralità a non avermi conquistato. Non sono riuscita a empatizzare con nessuno dei protagonisti.

Un figo doppio.
(Ogni scusa è buona per piazzare un paio di foto di Harrison Ford, comunque
il collegamento c'è perché il regista di Enemy è lo stesso di Blade Runner 2049)

Il film è tratto dal libro "L'uomo duplicato" di Jose Saramago e che ho deciso di leggere perché avevo proprio voglia di vedere che effetto faceva questa storia raccontata a parole. Per la gioia degli aracnofobici, nel libro non sono presenti ragni di nessuna natura, solo qualche riferimento alla rana pescatrice, pesce dall'estetica non molto attraente.

Il finale (un po' inquietante) del libro è diverso da quello del film e soprattutto per questo motivo non sono tanto sicura che le due opere abbiano lo stesso significato. Ma chi sono io per dirlo, visto che ho dovuto andare a cercare in rete cosa voleva dire il film? (Comunque ho letto un paio di interpretazioni che mi hanno fatto venire idee inedite.)

Se il film è minimalista, il libro è all'opposto, quasi barocco. Lo stile di Saramago è molto presente, con quel suo modo altamente indiretto di raccontare qualsiasi cosa. Inoltre, se nel film gli avvenimenti avvengono in maniera lineare, senza troppe complicazioni, nel libro è tutto il contrario. Ad esempio, nel film il professore scopre rapidamente il nome del suo sosia guardando i titoli di coda nel dvd. Nel libro, invece, il nome dell'attore è sì presente nei titoli di coda, ma è in mezzo a diversi altri nomi che non sono associati ai rispettivi ruoli per cui al professore tocca andare diverse volte in un negozio di videonoleggio a prendere altre cassette della stessa casa produttrice, guardarsi i film e fare confronti incrociati dei titoli di coda di tutti i film.

Il libro permette di empatizzare con i personaggi? In parte sì, ma chissà, forse non è quello lo scopo del libro, visto lo stile surreale e anche bizzarro con cui è scritto.

Tornando al film, c'è chi lo ha considerato un capolavoro. A me non sembra, comunque andatevelo a vedere un po', se non altro per il finale.
Io vi lascio in compagnia della rana pescatrice.

Foto di Emőke Dénes

lunedì 24 luglio 2017

Natale a Londra (see, ti piacerebbe) - Dio salvi la regina

Quiz di cultura cinematografica (sì, vabbè non esageriamo):

Dove è stato girato Natale a Rio? - Che domande: a Rio!
E Natale a New York? - Facile: a New York!
E Natale in India? - Ovviamente in India

(Notare come si stia facendo riferimento a dei capolavori della cinematografia italica, ma proseguiamo)

Natale sul Nilo sarà mica stato girato in Egitto? - Certo che sì
Ma Natale a Miami? - È evidente che è stato girato a Miami
Natale a Beverly Hills? - A Beverly Hills e altri posti di Los Angeles
E Natale a Londra, dove è stato girato? - A Londr....a Roma!

Ma non è possibile!

È possibile, è possibile. Prego vedasi i reperti fotografici seguenti:


Secondo i filmmakers, quella nella foto dovrebbe essere Londra..è vero che nella capitale inglese ci sono molti stili edilizi ma di sicuro non questo! Quelle case gridano Italia a squarciagola, ma gli autori han pensato che la cosa si poteva mimetizzare con qualche albionico bidone dell'immondizia e con qualche caratteristica pillar box (sapevate che l'introduzione di queste buche per le lettere si deve allo scrittore Anthony Trollope?)

Proseguiamo. La via in cui si svolge gran parte della storia è palesemente uno studio cinematografico. Vedasi foto seguente:


Che è anche caruccia, devo dire la verità, con tanto di elefanti dorati su quella che dovrebbe essere una stazione. Se non fosse che le riprese fatte in questo set sono zeppe di comparse che compaiono e si muovono come solo le comparse sanno fare: sfrecciano davanti, dietro, di lato, sopra e sotto ai protagonisti ed è pure possibile vedere che sono sempre le stesse che passano.

Ecco però che entra in gioco un'altra abilità dei filmmakers, qualcosa di degno della Weta Digital di Peter Jackson. Vedasi reperto seguente:



Ma che razza di lungo Tamigi è mai questo?? Percorribile in macchina così da vicino? Con il porfido? E da quale posizione lungo fiume è stato possibile prendere il Big Ben in modo che stia a sinistra della Victoria tower del Parlamento? Quel ponte sembrerebbe essere il Lambeth Bridge peccato però che il Lambeth abbia più di tre arcate, dal momento che il Tamigi è un tantinello più largo del corso d'acqua che si vede in foto. Inoltre, non capisco che ponte dovrebbe essere quello che si vede dietro. Anche ciò che si vede sotto l'arcata di destra è poco chiaro. Secondo me qui c'è stato un abile collage di immagini tra Londra e una ripresa sul ciglio di un fiume italico e l'immagine è stata anche specchiata in orizzontale cosicché la guida della macchina passa opportunamente da destra a sinistra.

Ecco un altro esempio di abile trasformazione londinese:


Questi sono Greg e la Giovanardi che passeggiano sul solito lungo Tamigi piastrellato col porfido. Anche qua l'immagine è stata ribaltata perché, se si guarda il Big Ben dalla riva opposta del fiume, il Parlamento dovrebbe stare a sinistra. E la passeggiata dove i due stanno camminando è nella realtà completamente diversa.

Per non parlare poi dei momenti in cui la storia dovrebbe essere ambientata a Buckingham Palace e invece le riprese sono state fatte in qualche villa romana. Vabbè, capisco che Buckingham Palace sarebbe stato un posto un po' difficile in cui girare veramente, però le altre scene..Perfino Uno scugnizzo a New York, del 1984 e probabilmente con un budget più basso, è stato girato davvero a New York, perdiana! Ho capito che anche parecchi film blasonati presentano alcune scene nominalmente ambientate in un posto ma che vengono in realtà fatte da tutt'altra parte, ma un conto è girare nel deserto del Gobi e dire che ci si trova nel Sahara (una duna, è sempre una duna) e un altro conto è spacciare Roma per Londra. Questa operazione mi sa proprio da vorrei ma non posso.

Le uniche scene che sembrano davvero girate a Londra sono all'inizio, quando Lillo e Greg stanno per entrare nella stazione della metro a Piccadilly Circus e poi quando paiono essere nella stazione di St. Pancras. Uso dei verbi dubitativi perché, a questo punto, non si sa mai. Ah, poi ci sono le consuete scene tipo repertorio con i luoghi celebri di Londra, che potrebbero anche essere state girate da chiunque e chissà per che occasione (e poi ci si lamenta se Ed Wood riciclava filmati).

Ma poi perché tutta sta necessità di ambientare un film a Londra? Oltre che perché fa figo, il motivo è che la storia è imperniata su una idea "geniale": i proprietari di un ristorante, per estinguere un grosso debito, non trovano niente di meglio che rapire i cani della regina a scopo riscatto. Che idea fantastica! E soprattutto interessantissima, proprio.
Storia noiosa, copione fiacco e poco, se non per nulla, divertente. A me piacciono molto Lillo e Greg ma qui sono veramente spenti. Anche Frassica mi piace, con quelle sue battute assurde e il modo surreale di dirle, ma in questo film non gli è stata data nessuna opportunità per far ridere.

Mi è poi rimasta impressa la trasandatezza fotografica di una scena. Lillo e Greg stanno parlando all'aperto vicino a degli alberi. La faccia di Lillo è parzialmente oscurata dall'ombra delle foglie di un albero. Ma come si fa a inquadrare un attore la cui faccia ha zone illuminate e altre in ombra e tra l'altro queste zone sono continuamente cangianti a causa del vento? E Greg nella stessa scena è praticamente in controluce. Ma mettigli un pannello riflettente, perbacco. L'abc della fotografia.

Vabbè, speriamo che vada meglio la prossima volta e che non salti fuori che mi dicono che una scena è ambientata a Roma e poi invece salta fuori che l'hanno girata alla National Gallery.


martedì 11 luglio 2017

Celeb Birthday: Yul Brynner

L'11 luglio del 1920 (pare) nasceva a Vladivostok, nell'estrema Russia orientale, Yul Brynner che sarebbe diventato in seguito un famosissimo attore. I suoi antenati erano di provenienza alquanto variegata e questa mescolanza etnica gli ha regalato una fisionomia alquanto particolare grazie alla quale Yul ha potuto interpretare credibilmente faraoni egizi, re siamesi, capi indiani, condottieri cosacchi, rivoluzionari messicani e altri personaggi di varia nazionalità.

Adesso, di attori calvi e fascinosi ce ne sono parecchi, si pensi a Bruce Willis, o Ben Kingsley, o Dwayne "The Rock" Johnson. In precedenza non ce n'erano così tanti: negli anni '70 c'era il tenente Kojak e prima ancora c'era lui: Yul Brynner. Si era rasato malvolentieri a zero per interpretare il re siamese Mongkut, ma il nuovo look ebbe un grandissimo successo, tanto da essere adottato in via permanente. Per decenni il taglio rasato è stato definito "alla Brynner".

Brynner fu perfino di ispirazione a Stan Lee, quando questi creò il personaggio del professor Xavier degli X-Men.

Breve divagazione. Siccome ho sempre questa fissa di andare a vedere i posti sulla street view di Google, volevo dare uno sguardo a Vladivostok e farmi un'idea della città. (Sì lo so che ai tempi di Brynner era tutto diverso). Comunque, ho cliccato in quattro punti a caso e l'impressione che ho avuto di questi posti non è stata così eccezionale, un gran numero di casermoni, non tanto diversi da quelli che ci sono anche in Italia. Ho deciso quindi di vedere dov'era la statua di Brynner la cui foto c'è su Wikipedia e mi sono accorta che era nella via corrispondente al quarto posto da me cliccato a caso. Ho preso quasi paura per questa coincidenza! Vladivostok non è così minuscola. Che lo spirito di Yul abbia guidato il mio mouse? Assurdità a parte, anche se a distanza, si riesce a vedere la statua. Di fronte a essa, dall'altra parte della strada, c'è un negozio di articoli per la pesca e per la caccia, con sull'insegna un salmone e una tigre, nientemeno. E dopo ci si stupisce se quest'ultima è a rischio estinzione. Già che ci sono dico: basta caccia!

Tornando a Brynner, egli è stato sicuramente un personaggione. Prima di diventare attore, fu trapezista in un circo francese, chitarrista folk nei night club russi di Parigi, speaker alla radio, direttore televisivo, modello anche nudo e in seguito diventò pure un apprezzato fotografo. Scrisse perfino un libro di cucina! Un uomo a tutto tondo.

Locandina, dal bel formato stretto,
con classico font egiziano, tipo Playbill,
tipico degli ambienti del West
Per celebrare il suo compleanno, vorrei oggi parlare di un bel film da lui interpretato: Invito a una sparatoria, pellicola di ambientazione western, del 1964.

La storia narra di un uomo, tal Matt Weaver, che fa ritorno al suo paese dopo aver combattuto nella guerra di secessione americana. Sta per entrare in casa, ma qualcuno lo accoglie con un fucile. E se nei film romantici un bacio è un apostrofo rosa tra le parole "ti amo", nei film western una pallottola è un apostrofo grigio tra le parole "chi sei". Quindi il povero Matt non ha nemmeno modo di capire chi è quello che si è installato in casa sua, che questo inizia a sparare. Matt si difende e l'altro ci lascia le penne.

Salta fuori che il tizio che stava in casa sua non era un abusivo, ma aveva regolarmente acquistato la proprietà dal riccone del villaggio, il quale però l'aveva non tanto regolarmente confiscata mentre Matt era in guerra.

Per il fatto di aver ucciso un uomo del paese, Matt viene subito inviso da tutti gli abitanti del luogo, fomentati nel loro odio proprio dal riccone di cui sopra. A Matt non rimane che asserragliarsi nella sua fattoria in attesa di decidere il da farsi.

Viene stabilito che Matt deve essere fatto fuori ma siccome nessuno osa andare a stanarlo, un pistolero viene assunto per lo scopo. Il pistolero è un personaggio certamente degno di nota. Vestito con una certa ricercatezza - camicia bianca con le ruches sul davanti - abile nello sparare, nel giocare a carte e nel suonare il clavicembalo (e devo ancora capire cosa ci fa un cembalo nel West). In una scena ambientata nell'emporio cittadino, il pistolero, in assenza della proprietaria, addirittura consiglia a una donna quale stoffa potrebbe usare per farsi un vestito e riesce perfino a venderle un filo per cucire! Dove si è mai visto un pistolero del genere!

Un personaggio così non poteva avere un nome banale e infatti si chiama Jules Gaspard d'Estaing e ci tiene anche a far sapere esattamente come si scrive mettendolo bianco su nero con del gesso su una lavagna. Forse, in caso che gli abitanti del paese lo paghino con un assegno, vuole accertarsi che sappiano fare lo spelling. E poi bisogna anche stare attenti a pronunciarlo bene. "Jules: J morbida, S muta - Gaspard: D muta - d'Estaing: con un leggero dittongo".

Inoltre, il pistolero ha dei metodi di lavoro tutti suoi. Non ha nessuna intenzione di andare alla fattoria di Matt poiché dovrebbe andarci a piedi o a cavallo, ma sia camminare che cavalcare sono attività che gli scocciano assai. Aspetterà che la sua vittima venga nottetempo a rifornirsi all'emporio. Comunque, il nostro gunfighter non ha tutta questa fretta di portare a termine il suo lavoro dal momento che ha messo gli occhi sulla proprietaria dell'emporio.

Cosa succederà? Avverrà la sparatoria? La proprietaria dell'emporio fuggirà col pistolero? Il riccone verrà punito? Guardate e saprete. Ma uno dice:"A me non piacciono i western". E io dico che in realtà, di western, c'è solo l'ambientazione e che essa potrebbe tranquillamente essere sostituita con un'altra. Il film è basato più che altro sulle psicologie dei personaggi con i loro drammi e disillusioni. Ed è proprio la caratterizzazione di questi personaggi a rappresentare il punto di forza del film, superando la consuetudine del genere western che solitamente predilige i ruoli stereotipati. Oh, ma non pensate che, dopo aver detto ciò, il film sia un pippone noioso. Tutt'altro.

Il ruolo del pistolero è interpretato proprio dal nostro Yul Brynner che qui sfodera tutto il suo carismatico magnetismo; credo che sia più affascinante qui che non ne "I magnifici 7". La prima volta che ho visto questo film ero in un periodo in cui avevo una preoccupazione che mi accompagnava per tutte le giornate e mi ricordo che il film mi aveva permesso di dimenticarmi per un paio d'ore di quell'ansia perenne. Mi aveva molto coinvolto.

Curiosità finale: la casa del riccone è la stessa usata per il film Psycho.


martedì 4 luglio 2017

Duel

Viste le ondate di caldo che in questi giorni imperversano sulla italica penisola, non dovrebbe essere difficile immaginarsi di essere in California, e precisamente nel deserto del Mojave, il più arido dell'America settentrionale, patria degli alberi di Yucca, quelli che nel film Rango si mettevano a camminare in direzione dell'acqua.

Ma cosa ci facciamo in questo deserto, sulle sue strade polverose e spaccate dal caldo, tra alture chiazzate di cespugli? Semplice, seguiamo le disavventure di un uomo, tale David Mann, che parte dalla sua casetta in un sobborgo di Los Angeles per dirigersi presumibilmente verso Palmdale, a parlare con un cliente.

Inforca gli occhiali gialli da guida e a bordo della sua macchina rossa si avvia verso la sua destinazione. Vi illustro il percorso con una immagine.


Siccome il film è stato girato nel 1971, l'autostrada gialla nr 14 (Antelope Highway) non era stata ancora completata, per cui il nostro protagonista usa la vecchia strada, chiamata Sierra Highway. Alcuni tratti di questa strada hanno diverse corsie, ma più ci si allontana da Los Angeles, più sono frequenti lunghi tratti in cui la highway ha solo due corsie. Questo lo specifico perché è una cosa fondamentale per lo svolgimento della storia.

Il nostro protagonista ha quindi un bel po' di strada da fare e devo dire che, abituata alle macchine spaziose di oggi, mi sembra sempre strano vedere come erano più piccole quelle di qualche decennio fa. Gli americani, tutto sommato, hanno sempre avuto macchine abbastanza ampie, ma in Italia, come facevano intere famiglie a star dentro una 500? E le persone panciute? Come facevano a mettersi alla guida di una 600? Per non parlare di un'Ape a tre ruote.

Come mi sembra angusta questa postazione di guida!
Insomma, nel bel mezzo del deserto, David Mann incontra il suo antagonista: un enorme mostro sbuffante e arrugginito, vale a dire una grande autocisterna con su scritto "Infiammabile".

Sulle prime, questa ingombrante presenza non è che una banale noia per David. Egli fa fatica a sorpassarla e, mentre aspetta il momento opportuno, si sente come un salmone affumicato a causa delle esalazioni dell'autocisterna che gli appestano l'abitacolo.

Ben presto però, si accorge che c'è qualcosa che non va. Il misterioso guidatore dell'autocisterna sembra divertirsi a infastidirlo: prima gli blocca la strada, poi si fa superare, ma in seguito lo risupera per intralciargli nuovamente la guida.

David inizia a turbarsi, ma il suo disagio si trasforma in terrore quando si accorge che il guidatore misterioso vuole attentare alla sua vita! Non è forse tentato omicidio tirare fuori il braccio dal finestrino indicando a chi sta dietro che il sorpasso è possibile, che la strada è libera, quando invece di fronte stanno arrivando macchine? Non è un assassino colui che tenta di speronarti, di mandarti fuori strada, o contro un treno in corsa? Le cose vanno davvero male per David Mann.

Duel è il primo lungometraggio di Steven Spielberg e la storia è basata su un racconto di Richard Matheson. Quest'ultimo è stato un autore molto prolifico e le sue opere sono finite spesso sul grande schermo, si pensi ad esempio al bellissimo Radiazioni BX: distruzione uomo o a Io sono leggenda. Ha inoltre scritto diversi episodi per il mai abbastanza lodato telefilm Ai confini della realtà.

Questo film riesce a rendere bene la sensazione di solitudine e smarrimento del protagonista. Egli si trova da solo, in mezzo al deserto e con pochissime possibilità di comunicazione, ad affrontare un individuo misterioso che ce l'ha inspiegabilmente solo con lui. 

Fanno un certo effetto le riprese - leggermente accelerate - che mostrano la gigantesca autocisterna mentre si avvicina pericolosamente alla macchina del protagonista. L'enorme mezzo sembra quasi possedere una faccia e non ci si stupirebbe se improvvisamente si aprissero delle fauci fagocitanti.

Non è semplice riuscire a mantenere una certa tensione (e anche momenti di sobbalzo) in una storia che si svolge interamente di giorno. Un motivo di curiosità e inquietudine è dovuto al guidatore misterioso, che non si vede mai. Potrebbe essere un'entità maligna, o un demone del destino avverso. Il povero David Mann stenta a rendersi conto che qualcuno (o qualcosa?) voglia eliminarlo. Perché? Perché proprio lui?

Ma anche se ci fosse una risposta a queste domande, non servirebbe a farlo uscire da questa terribile situazione. David è solo contro il gigante Golia. Il problema è trovare la fionda...

---------------------------------------------------------------

Domanda finale esistenzial-metereologica:

Ma il tenente Colombo della polizia di Los Angeles non aveva caldo con
l'impermeabile? E il detective Steve McGarrett come poteva investigare
alle Hawaii vestito di tutto punto? Almeno le camicie a fiorelloni di
Magnum PI erano a maniche corte


venerdì 30 giugno 2017

Apparizione inaspettata

Ieri sera avevo la tv accesa e sintonizzata su Rai Movie. Stavano dando Mai dire mai, un film del 1983 che vede il ritorno di Sean Connery nei panni di James Bond, a 12 anni di distanza dall'ultima volta che aveva interpretato questo ruolo e quando ormai era Roger Moore il Bond del momento.

Ebbene, non ho mai visto questo film se non per qualche fotogramma qua e là e ieri sera non è stato diverso. Armeggiavo con degli oggetti che avevo sul tavolo e ogni tanto occhieggiavo lo schermo.

In una scena c'era Sean Connery con una salopette in jeans, con niente sotto, che gli stava appena un po' meglio del costume rosso di Zardoz - e no, non ci metto la foto. Mi rifuto.

In un'altra scena, Bond stava chiudendo una porta in faccia a uno squalo. Lo squalo voleva entrare ma Bond gli ha chiuso la porta sul muso.

In una terza scena Bond stava parlando con un informatore. Guardo lo schermo e da chi era interpretato l'informatore? Nientemeno che da Rowan Atkinson che con modi di fare piuttosto beaneschi gli stava dicendo quello che aveva scoperto su un certo membro della SPECTRE.

Ecco il nostro informatore, di bianco vestito

Quando Bond gli dice di sfruttare la copertura naturale, inform-bean non
trova niente di meglio che nascondersi dietro una colonna

Sarà da questa comparsata che a Rowan è venuta l'idea di creare, anni dopo, il personaggio di Johnny English? Mi pare si sia un po' fissato con sta cosa. Il primo film era divertente, mentre il secondo molto meno. Ho letto che è previsto un terzo episodio. Speriamo bene.

Se già in con Sean Connery l'accoppiata era improbabile, in un Bond con Daniel Craig sarebbe improponibile.

My name is Bean, Teddy Bean