lunedì 22 maggio 2017

Planet 9 from Outer Space + Bride of the Monster

La curiosità di vedere almeno un film di Ed Wood ce l'avevo (in maniera sporadica, si intende), da quando Tim Burton gli aveva dedicato un film. Wood era un bizzarro regista degli anni '50, tirato fuori dalle nebbie dell'oblio nel 1980 dal critico Michael Medved che lo definì "il peggior regista di tutti i tempi". E da quel momento, Wood è diventato in America un regista cult.

Un po' come fece qua in Italia la Gialappa's Band che, con il programma Mai dire TV, rese indimenticabili la ormai mitica telenovela piemontese e tutti quegli stravaganti personaggi che conducevano improbabili programmi nelle reti locali di tutto il Bel Paese.

Tornando a Wood, era in particolare il film "Plan 9 from Outer Space" a venire definito il peggiore della storia del cinema. Non so voi, ma a volte, quando sento parlare molto, ma molto male di un film, mi viene questo desiderio perverso di vederlo, quel film e verificare di persona quali livelli di bassezza riesce a raggiungere.

E siccome il film è presente su Youtube, qualche sera fa ho deciso che era arrivato finalmente il momento di godermi la visione di "Plan 9 from Outer Space".

La locandina recita una frase che dice qualcosa del genere:"Orrori indicibili dallo spazio profondo paralizzano i vivi e resuscitano i morti!"
Non sarebbe stata fuori posto nella lista di slogan a effetto che ho elencato in questo post.

"Gli indicibili orrori" consistono in quattro alieni (uno si chiama Eros e per fortuna non canta) che, a bordo di alcuni dischi volanti, solcano i cieli americani tentando di mandare messaggi al governo. Siccome il governo li ignora/se ne frega/non li prende sul serio/li prende a cannonate (a scelta), gli alieni decidono di attuare il "Piano 9" che consiste nel risvegliare i morti e farli zombescamente marciare nella capitali della Terra. Vedendo questa parata di zombi, i terrestri non potranno più ignorare l'esistenza degli alieni e ascolteranno il loro messaggio che in pratica è: voi umani siete così stupidi da non capire che state sviluppando delle armi che vi porteranno a far esplodere il Sole e, per una reazione a catena, tutto l'universo. Nientemeno.

Immagino che il film sia stato girato con un budget grosso modo equivalente a un pranzo da MacDonald's e condito con la filosofia del "non si butta via niente".
Ad esempio: anni prima di girare questo film, Wood aveva ripreso Bela Lugosi che faceva cose varie, tipo sventolare il suo mantello da Dracula o uscire/entrare da una casa. Sono brevi riprese che sembrano dei test pellicola (ma che sicuramente non lo erano, dubito che Wood potesse permettersi di "sprecare" pellicola per fare delle prove). Lugosi morì non molto tempo dopo aver fatto quelle riprese. Qualche anno più tardi, quando Wood realizzò "Plan 9 from Outer Space", pur di poter dire che Lugosi era fra gli attori, decise di riesumare quei vecchi filmati e di inserirli nel film. Riuscì in qualche modo a incastrarli nella trama, un po' con l'aiuto di una voce narrante e un po' con delle scene girate per fare da collante. Ma queste scene di raccordo, che avrebbero comunque richiesto la partecipazione di Lugosi, sono interpretate da un tizio che tiene tutto il tempo il mantello davanti alla faccia per non far vedere di non essere Lugosi!
L'assurdità della cosa viene ben sottolineata dalla scritta sulla copertina di una edizione DVD del film:"Almost starring: Bela Lugosi"!
 
In generale, tutto il montaggio del film sembra fatto dal barone von Frankenstein, nel senso che sono cucite insieme ogni sorta di riprese, poco importa se una non c'entra niente con l'altra. Il cimitero, a seconda delle inquadrature, si trasforma da prato assolato a gruppo di lapidi avvolte dalla nebbia e dall'oscurità. E che dire di quel generale che, con una parete alle spalle, finge di essere sul campo a dare ordini alle sue truppe? Peccato che le truppe impegnate in un'azione militare provengano da un filmato di repertorio.

Vampira
Una volta c'era un gioco televisivo a tema cinematografico. Si chiamava "Producer" ed era condotto da Serena Dandini. I concorrenti dovevano creare dei corti utilizzando spezzoni tratti da film famosi. Ecco, credo che Wood si sarebbe trovato molto a suo agio in quella trasmissione, avrebbe avuto buone possibilità di vittoria. L'uomo aveva una certa inventiva e una predisposizione al riciclaggio, bisogna riconoscerlo.

Inutile dire che la trama del film è un po' bislacca (un po' tanto, ok) ma c'è di peggio: ci sono film con trame peggiori e che magari pretendono di essere chissà che filmoni. Se non altro, questa pellicola ha il merito di collocarsi nel filone, meno comune, che racconta di come il genere umano ci pensa benissimo da solo a fare puttanate, senza dar la colpa ai soliti alieni brutti, cattivi e invasori.

Secondo me, però, il problema principale di questo film è che è PALLOSO. Ecco, l'ho detto. Non me ne vogliano i fan di Wood, casomai dovessero essere in lettura, ma ottanta minuti di film mi sono sembrati lunghi il doppio.

Dialoghi lunghi e prolissi, scene inutilmente ripetute, ritmo sotto i tacchi. Spiegazione assurda e noiosa di come l'uomo farà esplodere il Sole. Ho avuto l'impressione che Wood non sapesse bene cosa deve essere raccontato in una storia e cosa invece è inutile.

Peccato poi che il regista si sia perso in cose che avrebbero richiesto più soldi per avere una certa decenza e non si sia invece concentrato su altri elementi che secondo me avevano del potenziale. Il poliziotto che diventa zombi e interpretato dal lottatore Tor Johson ha un certo impatto visivo, con quelle lenti a contatto bianche e il ghigno contorto della faccia. La scena in cui esce dalla tomba non è male; è vero che un po' sembra che l'attore si fosse incastrato, però l'effetto complessivo non mi è dispiaciuto.

Anche il personaggio interpretato da Vampira è visivamente interessante, sembra una zombi sfuggita dal tavolo operatorio di un chirurgo plastico troppo zelante. Se solo Wood le avesse fatto fare qualcosa di significativo, invece che farla solo razzolare avanti e indietro tra le cripte e gli alberi secchi.

In definitiva, è un brutto film? Sì, è un brutto film.
È il film peggiore della storia? Non credo. "Fuga di cervelli" è più brutto e di sicuro per girarlo hanno speso più del prezzo di un cheeseburger.

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Non contenta di essermi sorbita questo gran filmone, ho guardato anche "Bride of the Monster". 

La storia verte attorno a uno scienziato che, in una magione isolata tra le paludi, sta facendo esperimenti per creare una super-razza di uomini grandi e forti come giganti. L'obiettivo è conquistare il mondo, naturalmente.

Lo scienziato è riuscito a costruire un macchinario che sembrerebbe funzionare una volta su due: quando va bene si diventa giganti, quando va male ci si lascia le penne.

Inoltre, come animaletto da compagnia, lo scienziato possiede una piovra gigante che sguinzaglia in giro per le paludi quando qualcuno si avvicina troppo alla villa. Solo che, mangia un intruso oggi, mangia un intruso domani, qualcuno ha notato che alla palude succede qualcosa di strano, che c'è una qualche sorta di mostro misterioso che ha già fatto 12 vittime.

A indagare va prima una giornalista e naturalmente ci va di notte col temporale. Viene catturata dallo scienziato che vuole farla diventare gigantessa e inoltre, senza un motivo apparente, la veste da sposa. Forse lo fa per dare un senso al titolo.

Poi alla villa si presenta uno scienziato europeo che però viene subito gettato in pasto alla piovra. Infine arrivano alla spicciolata tutta una serie di poliziotti, tra cui il fidanzato della ragazza. Il resto lo lascio agli eventuali spettatori.

Bela dimostra una certa snodatezza
nell'articolazione della mano
Questo film è un po' meno scombinato rispetto a "Plan 9", ma anche stavolta tutta la storia scorre molto a rilento con scene immotivatamente tirate per le lunghe. Bela Lugosi, che in questo film recita a tutti gli effetti, ha la tendenza a paaarlare in modo moolto coompaaassato, sembra un attore di un videocorso di lingue. Inoltre quando spara con la pistola, sembra stia dando affondi con una spada.

Poi se per divertirsi si va a cercare gli elementi più caserecci, quelli potenzialmente esilaranti non sono in gran numero. C'è la celeberrima scena dell'immobile piovra di gomma da cui la vittima cerca con tutte le forze di farsi avvolgere. E poi c'è lo scienziato che viene trasformato in gigante (anche qua senza motivo) dal suo assistente e si ritrova con degli zatteroni anni '70 ai piedi, neanche dovesse andare a ballare in disco. Non capisco perché gli zatteroni dovessero essere visibili.

Mi è piaciuto invece il commissario di polizia: un simpatico personaggio che lascia intendere di saperla lunga sulla vita e dispensa bonari consigli amorosi. Inoltre tiene in ufficio un pappagallino che tiene sulla spalla o che fa dondolare sugli occhiali.

La locandina osa recitare che il film è più spaventoso di Dracula e di Frankenstein, che farà accapponare la pelle...sarebbe già tanto se tenesse svegli.

Eccoli qua: commissario e pennuto
Se c'è qualche fan di Wood in lettura, magari mi dice che cosa ci trova di così interessante in questo regista. Capisco che si possa apprezzare l'aspetto casalingo e perfino ingenuo di un certo modo di fare film, anche in contrasto allo stile hollywoodiano, preoccupato di far rientrare sempre tutto in certi ranghi, però è ben possibile fare una via di mezzo: film originali, eventualmente di suspense ma non troppo verbosi, didascalici e con ritmi da bradipo.

Di Wood io apprezzo la tenacia e la volontà di fare cinema anche con mezzi quasi inesistenti, ma ho l'impressione che gli mancasse un certo spirito (auto)critico e soprattutto anche la capacità di raccontare efficacemente una storia.





venerdì 5 maggio 2017

I tre pensionanti

Quando fuori piove, non è forse bello starsene accoccolati sul divano come gatti, cullati dal suono della pioggia, guardando un bel film thriller? Approfittando di queste intime giornate piovose ho guardato non uno, non due, ma ben tre film thriller, tutti tratti dallo stesso romanzo: "The Lodger", scritto da una certa Marie Belloc Lowndes.

The lodger
Locandina in stile futurista
Il primo film, con titolo italiano "Il pensionante", è del 1927 ed è nientemeno che uno dei primissimi film di Alfred Hitchcock.

La storia si svolge nella Londra di fine '800, dove c'è un certo allarme a causa di un misterioso serial killer che, ogni martedì, uccide una ragazza dai capelli chiari e lascia sul cadavere un biglietto firmato "Il vendicatore" (non verrà mai spiegato di cosa si deve vendicare questo crudele vendicatore).

I protagonisti principali della pellicola sono i membri di una famiglia composta da padre, madre e figlia dai capelli biondi. Lei è più o meno fidanzata con un poliziotto dagli inquietanti occhi chiari, che sembra più interessato a fare il cascamorto con lei che non a indagare sul killer.

Una sera, il padre entra in casa tutto eccitato perché il giornale dice che un testimone ha visto il Vendicatore: pare sia un uomo con una sciarpa che gli copre la parte inferiore del viso. Vabbè, non certo la miglior descrizione per un identikit comunque meglio di niente.

Improvvisamente, qualcuno bussa alla porta. La madre, che ha i capelli come la parrucca di Anthony Perkins in "Psycho", va ad aprire. Dalla nebbia emerge una figura: un uomo con cappello e mantello e la faccia mezza coperta da una sciarpa!

La madre è un po' sconvolta perché, oltre che per la sciarpa, l'uomo non si presenta con l'aspetto più rassicurante del mondo. Sembra un vampiro e anche le sue movenze fanno pensare più al conte Dracula che striscia sui muri che non a un normale uomo che vuole una stanza in affitto. Comunque, siccome i soldi non puzzano, neanche quando hanno una sciarpa sospetta, la padrona di casa è ben felice di dare una stanza all'uomo misterioso.

Pensionante alla finestra
La prima cosa che egli fa appena mette piede nella stanza è quella di girare i quadri raffiguranti donne più o meno discinte. La padrona di casa è un po' basita, invece il fidanzato/poliziotto è tutto contento perchè ipotizza che l'uomo misterioso sia più attratto dagli uomini che dalle donne.

Ben presto, però, il poliziotto si dovrà ricredere perché il nuovo pensionante non solo non è gay, ma è anche molto interessato alla sua fidanzata e il peggio è che lei sembra ricambiare. La ragazza preferisce il tenebroso e in qualche modo fascinoso pensionante piuttosto che il poliziotto che passa il tempo a fare lo spaccone e a fare scherzi stupidi con le manette.

Ecco che strane cose accadono. Il martedì notte, la padrona di casa sente che il pensionante sta uscendo furtivamente dalla sua stanza per ritornare dopo mezz'ora in maniera altrettanto furtiva. Il giorno dopo, il marito di lei legge sul giornale che il killer ha colpito ancora e proprio vicino a casa loro! I due iniziano a nutrire un tremendo sospetto: che il misterioso pensionante sia proprio il killer!

Il fidanzato poliziotto, quasi più che per gelosia che per altro, si procura un mandato per ispezionare la stanza del pensionante. Cosa contiente l'armadio chiuso a chiave che il pensionante non vuole venga aperto? Agli spettatori la sorpresa di scoprirlo.

Il pensionante scende le scale nottetempo
La pellicola è bella anche se non mostra ancora appieno l'abilità raggiunta in seguito dal regista. Il film è muto e in certi momenti l'assenza del sonoro si fa sentire (quasi un ossimoro). In alcune scene si vedono i personaggi conversare lungamente e, nonostante si capisca il senso del discorso, a volte vien da chiedersi:"Sì ma cosa si stanno dicendo esattamente?"

A volte ci sono stacchi di montaggio non chiarissimi oppure palesemente sbagliati tipo: pensionante con la testa appoggiata sulla spalla della ragazza; stacco sul primo piano della ragazza in cui si vede chiaramente che sulla sua spalla non c'è nessuna testa di pensionante; stacco dove si vede di nuovo lui con la testa appoggiata su di lei ecc. Dei macroscopici errori di continuità; d'altronde se li fanno ancora oggi, possiamo perdonare quelli del passato.

Comunque ci sono diverse scene visivamente interessanti, ne ho postate due immagini come esempio. Inoltre, c'è una scena molto inventiva dove madre, figlia e poliziotto vedono il lampadario del soffitto oscillare perché nella stanza superiore il pensionante sta camminando avanti e indietro molto nervosamente. La scena è particolare perché si vede brevemente il soffitto diventare trasparente e si vede proprio il pensionante mentre cammina. La scena era stata realizzata facendo camminare l'attore sopra una lastra di vetro e inquadrandolo da sotto. Sicuramente una cosa insolita, soprattutto per l'epoca poi. Peccato che duri pochissimo, appena pochi secondi. Si ha quasi la sensazione di aver avuto una allucinazione...o forse era proprio così che doveva sembrare. Anche se solo una volta il soffitto diventa trasparente, il lampadario viene poi inquadrato più volte per indicare, con il suo movimento, la presenza o assenza del pensionante al piano di sopra. Un tocco da vero regista.

Ivor Novello, attore all'epoca molto famoso, interpreta la parte del pensionante. Il suo modo di recitare è molto teatrale ed enfatico, un po' troppo per i miei gusti anche se guardando il film la seconda volta ho apprezzato la sua interpretazione più che non durante la prima visione. Anche Malcolm Keen, l'attore che interpreta il fidanzato poliziotto, ha una recitazione da palcoscenico, con quel suo modo di mettersi spesso in posizione frontale rispetto alla cinepresa.

Nel 2012, in occasione del restauro del film, è stata composta una (nuova) colonna sonora. La musica è costruita bene ma non sono sicurissima che sia sempre adatta ad accompagnare le scene del film. A volte mi sembra troppo invadente: ad esempio, nel punto in cui, durante la notte, la padrona di casa sente il pensionante strisciare fuori dalla sua camera, la musica è troppo piena e incalzante. Per accentuare la tensione del momento, ci sarebbe stato bene un suono leggero, come succede peraltro nei moderni film; invece qui la musica mi pare eccessiva, più adatta a una scena d'azione.

Chissà se la Belloc era parente di questo Belloq :-)
Il secondo e il terzo film tratti dal romanzo della Belloc Lowndes sono rispettivamente intitolati "Il Pensionante" del 1944 e "La mano nell'ombra" (Man in the Attic) del 1953.

La trama in entrambi i film ha qualche variazione rispetto all'opera di Hitchcock: il pensionante si professa medico patologo, affitta praticamente mezza casa ed è contento di avere un fornelletto per fare certi suoi misteriosi esperimenti. Inoltre, la ragazza che bazzica per casa non è fidanzata e non è la figlia dei padroni bensì la nipote. Siccome è una attrice/ballerina deve stare particolarmente attenta perchè il killer, che in questi film è diventato nientemeno che Jack lo Squartatore, sceglie le sue vittime tra le donne di teatro. Poi c'è qualche altra differenza che non rivelo.

I film sono in bianco e nero e la fotografia è molto bella. In entrambi i film (forse leggermente di più nel secondo) c'è un sapiente uso dell'illuminazione per cui le luci, le penombre e le zone scure rendono bene l'atmosfera di tensione dove il dubbio e il sospetto sono il leitmotif della storia.

Una cosa molto singolare è che i film sembrano uno la fotocopia dell'altro. Quasi tutte le scene si ripetono in entrambi e anche i dialoghi sono molto simili. Siccome però gli attori interpretano i rispettivi personaggi in modo molto diverso, è interessante vedere quanto una scena possa cambiare se diversamente recitata. Anche il modo in cui i personaggi si rapportano tra loro è differente. Il pensionante del secondo film è un tipo abbastanza inquietante e la ragazza, seppur gentile con lui, è più interessata al poliziotto (che tra l'altro è molto fascinoso). Invece nel terzo film il pensionante non ha quell'alone di stranezza che genera disagio e non ci si meraviglia se la ragazza è attratta da lui e non dal poliziotto.

Bene, è tutto per ora. Nei prossimi giorni è prevista pioggia...io il consiglio ve l'ho dato.


lunedì 24 aprile 2017

Do not disturb (1999)
Narrazione irriverente

Do not disturbL'altra sera ho beccato in tv questo film che nel riassunto della trama veniva definito come thriller hitchcockiano. Bello - mi son detta - guardiamo un po' questo film ispirato al maestro del brivido!

L'attore di spicco è William Hurt che interpreta un tizio che lavora per una casa farmaceutica e che all'inizio del film sta volando verso Amsterdam per un incontro di lavoro. Con lui ci sono la moglie e la figlia di 10 anni; quest'ultima è muta a seguito di un non ben specificato incidente. La ragazzina è vestita con una salopette da aiuto-tuttofare e pare divertirsi a inventare storie catastrofiche, tipo che l'aereo sta andando in fiamme, per la gioia di quei passeggeri che hanno paura di volare.

Arrivati all'aeroporto e dopo aver passato la dogana (a stento, visto che Hurt si comporta come uno spacciatore psicotico), viene a prenderli, per portarli in albergo, un tizio che lavora nella filiale olandese della casa farmaceutica. Il tizio ha una giacca rossa. Praticamente la stessa giacca che aveva Fiorello quando conduceva il karaoke, solo che quella di Fiorello era meno sgargiante.

L'allegro quartetto giunge all'hotel de l'Europe e vede che l'edificio è preso d'assalto da un'orda di ragazzine che sperano di incontrare il loro idolo canoro che alloggia proprio in quell'albergo. Facendosi largo tra la folla, i quattro raggiungono la reception per scoprire non solo che c'è un casino con la camera, ma anche che l'incontro di lavoro, che doveva essere la mattina seguente, è stato anticipato alla sera stessa.

La ragazzina decide che deve andare assolutamente in bagno proprio in quel momento e non può tenerla un secondo di più. Mr. Giacca Rossa si offre di accompagnarla e mentre lui aspetta fuori dalla toilette, parte una musica di suspense, quel genere di musica che si sente nei momenti di tensione, quando sta per accadere qualcosa. Cosa accade? Niente, accade che lei ci sta mettendo una vita e lui ha finito le sigarette.

Giacca Rossa non ce la fa stare senza sigarette e va a comprarne un pacchetto. Naturalmente, la ragazzina esce dal cesso proprio mentre lui è via. In fondo al corridoio lei vede, di spalle, un uomo in giacca rossa. Cerca di avvicinarsi a lui, ma l'uomo le sfugge. Lei lo insegue ma, essendo muta, non riesce ad attirare la sua attenzione. Percorrono corridoi, stanze, scale, sgabuzzini ecc. fino a giungere nelle cucine dove lei finalmente si accorge che l'uomo non è Mr. Giacca Rossa. Incredibile: nello stesso albergo ci sono due persone con una giacca dal colore così bizzarro e non sono nemmeno due fattorini! Evidentemente agli olandesi piace vestire frizzantino. Oppure il colore della giacca era un espediente narrativo da quattro soldi.

Fatto sta che la ragazzina, dopo tutto quel girare, si è persa e non riesce più a trovare la strada per la hall, ma invece di chiedere informazioni usando la lavagnetta che porta al collo, decide di uscire nelle terrazze deserte dell'hotel. Terrazze le cui porte si aprono ovviamente solo dall'interno per cui lei rimane chiusa fuori ad aggirarsi al freddo tra tavolini e ombrelloni chiusi.

Gira che ti gira, arriva in un punto che potrebbe essere il retro dell'albergo e vede due uomini che litigano. Sta per palesarsi ma cambia idea quando vede arrivare un terzo uomo, armato di pistola, che si rivelerà uno dei killer più inetti della storia del cinema.

In pratica, uno dei due litiganti, tale Hartman, è nientemeno che il tizio con cui Hurt ha l'appuntamento di lavoro. Questo Hartman vorrebbe vendere a Hurt un certo farmaco senza rivelargli che il farmaco ha degli strani effetti collaterali. Più che strani, diciamo letali. L'altro litigante è l'avvocato di Hartman che non vuole rendersi complice di questa vendita truffaldina.

Menomale che almeno le giacche
rosse non erano così lunghe

Il killer è un tizio ingaggiato da Hartman al solo scopo intimidatorio ma, siccome è imbranato, gli parte per sbaglio un colpo di pistola che ferisce gravemente l'avvocato. Il killer si giustifica dicendo che la pistola è nuova e ha sparato da sola. (Sì, vabbè, è una pistola posseduta). Un minuto dopo, però, quando questo sedicente killer ha davvero intenzione di sparare, la pistola non spara. Per uccidere l'avvocato ferito prova allora a usare un coltello ma...gli cade la lama! Giuro. Tra pistole che sparano a random e lame attaccate con la colla, vien da chiedersi dove il killer si sia procurato una tale attrezzatura da lavoro. E ancora si offende quando Hartman gli dà dell'asshole.

Insomma, l'assurda scena finisce con l'avvocato ucciso, Hartman che entra nell'albergo per andare all'appuntamento e il killer che insegue la ragazzina, dopo che si è accorto della sua presenza. Inseguita dal killer, la ragazzina ci mette circa 2 secondi per riuscire a raggiungere l'ingresso esterno dell'albergo, cosa che non era riuscita a fare prima, nonostante avesse vagato per mezz'ora.

Fatto sta che però la ragazzina non riesce a entrare nell'albergo perché viene allontanata dai portieri che la scambiano per una fan in delirio. Scappa che ti scappa, riesce fortunatamente a nascondersi in una barca ormeggiata in un canale, perché non dimentichiamoci che siamo ad Amsterdam, la Venezia del nord.

Il killer non la vede e se ne va. È già lontano, è fuori scena, è praticamente in Belgio, eppure riesce a sentire il proprietario della barca su cui si è rifugiata la ragazzina mentre le intima di scendere dalla barca. Il killer torna indietro, spara un colpo e naturalmente gli si inceppa la pistola cosicché la ragazzina e il barcarolo riescono a fuggire. 'Sta pistola è proprio strana, mi fa venire in mente la mia prima macchina fotografica che dopo il primo flash bisognava aspettare qualche minuto per poterlo riusare. Che sia una pistola che va a batterie?

Nel frattempo i genitori della ragazzina sono preoccupati perché non trovano la figlia e si rivolgono al direttore dell'albergo affinché faccia qualcosa e magari chiami la polizia. Il direttore cerca di minimizzare dicendo che forse la figlia si è solo persa tra i corridoi. Dice che perfino lui stesso, a volte, fa fatica a trovare la strada. Alla faccia, invece di chiamarlo Hotel de l'Europe avrebbero dovuto chiamarlo Labirinto di Cnosso e consegnare un gomitolo agli ospiti non appena questi entrano nella hall. C'è solo da sperare che non incontrino un minotauro nei bagni.

Intanto, la ragazzina e il barcarolo sono a piedi in giro per Amsterdam e vengono fermati da una macchina della polizia. A quanto pare il barcarolo ha della droga addosso e per evitare di venire arrestato scappa. I due poliziotti non si fanno nessun problema a inseguire il barcarolo e a lasciare lì da sola la ragazzina che, ripeto, ha 10 anni.

Ma non c'è problema perché a farle compagnia arriva subito il killer che, guarda caso, sta proprio passando di lì. Già perché Amsterdam è un paesello dove è facile incontrarsi per caso. La ragazzina, per fuggire, si mette alla guida della macchina della polizia. Sì, perché i poliziotti hanno avuto la furbizia di lanciarsi in un inseguimento lasciando lì la macchina aperta e con le chiavi inserite. Per farla (semi) breve, i genitori e la ragazzina riescono a riunirsi mentre il killer è ancora a piede libero.

Anche in Natale a New York, i personaggi
si incontravano per caso nella Grande Mela
con una facilità incredibile
Solo a me sembra strano che i genitori mettano a letto la ragazzina e la lascino sola per andare all'appuntamento di lavoro e poi a cena? Dopo tutte le peripezie che le sono accadute, per di più?

Comunque, Hurt incontra Hartman e così, per parlare, gli racconta di come la figlia sostenga di aver visto uccidere un uomo. A Hartman gli va di traverso lo scotch e con una scusa si allontana per telefonare proprio a lui: il killer, che triste e sconsolato, sta bevendo un drink in un nightclub. Hartman gli comunica il numero della stanza in cui sta la ragazzina (come faceva a saperlo?). Il killer abbandona il suo drink per andare a compiere la sua missione e sul palco dietro di lui una spogliarellista cade dalla sedia. Ma perché, io mi chiedo. Qual è il senso di questi inserti "comici" stile Hot Shots in un film serio? Vabbè, "serio" è una parola grossa.

Il killer arriva all'hotel e riesce a entrare nella stanza dopo aver utilizzato una forcina per aprire la porta (almeno questa cosa gli è riuscita), ma tanta bravura non viene premiata perché nella stanza non c'è nessuno! Vi ricordate no, che avevo detto che c'era stato un casino con le stanze. Hurt e famiglia in realtà sono alloggiati in un'altra suite.

Il killer è arrabbiato e chiama Hartman che è a cena con Hurt e consorte. Anche Hartman ha appena scoperto del cambio stanza e al telefono dice chiaramente al killer che non può parlare perché è a cena con amici ma riesce comunque a comunicargli il numero giusto della stanza inserendolo in una frase come se fosse un'offerta economica. Il killer, oltre che imbranato, è anche un po' tardo e ci mette un po' a capire la cosa. Poi finalmente gli si illumina la lampadina e dice:"Molto ingegnoso".

A questo punto, prima di far vedere quali danni riuscirà a combinare il killer nella stanza giusta, c'è un brusco stacco sulle chiappe nude di un pattinatore che, noncurante del freddo, sfreccia lungo il canale vestito con solo un body laminato. Una visione memorabile. Il suo amico è un po' più vestito ma quanto a finezza non lo batte nessuno: decide di mollare un po' d'acqua proprio nel canale e proprio di fronte a un traghetto che sta transitando. All'interno del traghetto, gran scompiglio: tutti che tirano fuori la macchina fotografica per portarsi a casa questo gran ricordo di Amsterdam. E menomale che all'epoca non c'era Instagram.

Proporrei questo cartello
da mettere sul ciglio dei canali
Ma perché ci vengono mostrati questi due soggettoni da manuale?? Perché quello che usa il canale come toilette scopre nell'acqua il corpo dell'avvocato, avvalorando così il racconto della ragazzina che fino a questo momento non era stato preso molto sul serio dalla polizia.

Ma torniamo al killer che è riuscito ad entrare nella stanza giusta. Stavolta, come arma, ha deciso di usare il laccio da strangolatore ma non riesce a usarlo perché, nella sua goffaggine, urta un tavolino e la ragazzina si accorge quindi della sua presenza. (Probabilmente se avesse tentato di usare il laccio, gli si sarebbe spezzato).

La ragazzina, dopo avergli dato una forbiciata in una gamba, scappa dalla stanza ma invece di prendere le scale perde tempo ad aspettare l'ascensore. Forse vuole dare al killer almeno l'illusione di poterla raggiungere; non vuole vincere facile, che di sicuro a lui stanno venendo dei complessi d'inferiorità.

Comunque l'ascensore probabilmente le dà qualche super-potere perché da qui in poi si comporta come neanche un ninja: raggiunge il tetto dell'ascensore passando attraverso il solito pannello spostabile sul soffitto (ma è così facile? lo fanno in tutti i film!), salta da un ascensore all'altro, dà calci in faccia, scala muri, cammina sui cornicioni, si butta dai tetti...Credibilità del tutto assente. E trova anche il tempo di avere un incontro ravvicinato con il famoso cantante che non è precisamente sullo stile degli One Direction e ci prova con lei, pure. Tra l'altro nel film più di una volta si fanno battute alquanto discutibili nei confronti della ragazzina che, ripeto, ha 10 anni.

Per chi vuole godersi questo filmone ci sono altre amenità, tipo William Hurt che fa evoluzioni acrobatiche su un'ambulanza in corsa oppure inseguimenti spericolati in una Amsterdam dove nessuno parla olandese neanche per sbaglio. Inoltre non ho mai visto un film dove le pistole fanno cilecca così tante volte come in questo.

Vorrei proprio sapere cosa c'è di hitchcockiano in un filmaccio del genere, incerto su quale registro usare, con un umorismo demenziale assolutamente fuori contesto e con una recitazione approssimativa. Non credo di sbagliare se chiudo attribuendo al maestro le seguenti parole:






sabato 15 aprile 2017

Mr Bean - L'ultima catastrofe

Mr Bean
Locandina con una simpatica
gag degna di Bean
L'asociale e bizzarro Mr. Bean è incredibilmente riuscito ad avere un impiego come guardiano alla National Gallery di Londra. Tuttavia, alcuni dei suoi superiori non sono soddisfatti del suo operato ma, non potendo licenziarlo, alla prima occasione si liberano di lui spedendolo in America.

Ma a fare cosa, in America?

Ebbene, a Los Angeles un filantropo ha acquistato il famoso dipinto soprannominato "La madre di Whistler" che arriverà dall'Europa e sarà esposto stabilmente in una certa galleria d'arte.

Per festeggiare l'arrivo del quadro, quelli della galleria vogliono fare le cose in grande e decidono di chiamare un esperto d'arte europeo che faccia un bel discorso e celebri degnamente l'importanza dell'evento. I galleristi scrivono quindi alla National Gallery chiedendo di mandare un esperto e naturalmente chi mandano gli inglesi spacciandolo per esperto? Mr. Bean, ovvio.

Non appena mette piede in America, Mr. Bean inizia subito a fare casini. Prima sconvolge la polizia dell'aeroporto, poi getta nello scompiglio la famiglia presso cui va ad alloggiare e che sarebbe la famiglia del gallerista che aveva tanto insistito a far venire un esperto dall'Europa. Anzichè far venire Bon Jovi, come aveva proposto qualcuno.

Il peggio, però, deve ancora arrivare. A Mr. Bean basta essere lasciato da solo per due minuti con il prezioso quadro di Whistler per riuscire a danneggiarlo in maniera irreparabile nonché ridicola. Come potrà Mr. Bean rimediare ai suoi catastrofici disastri?

James Whistler in un ritratto giovanile.
Mi ricorda un po' Max Gazzè
Sono passati 20 anni da quando questo film è uscito nelle sale. All'epoca Mr. Bean aveva un successo planetario per via dei suoi (non troppo numerosi) sketch televisivi le cui repliche anche da noi sono durate per anni.

Ovviamente Bean non piaceva a tutti. Una volta, una persona mi disse che non le piaceva Mr. Bean perché non le piaceva l'umorismo inglese. Come motivazione mi sembra un po' bizzarra. Non vorrei sbagliare, ma credo che l'umorismo inglese sia in grandissima misura di tipo verbale, basato sull'autoironia, il sarcasmo, la freddura.

Mr. Bean, invece, è praticamente muto. Lo si sente ogni tanto bofonchiare qualcosa, oppure rivolgersi al suo orso Teddy oppure dire "Bean" quando deve dire come si chiama. Non credo che il suo umorismo sia particolarmente inglese.

Bean ha un umorismo infantil-ingegnoso perché trova sempre un modo alternativo e assurdo per fare cose altrimenti normali. Le sue gesta mi ricordano quei marchingegni dove, alle ore 7, un cucù esce dalla sua casetta e fa cadere una palla che alza una forchetta che muove una leva che mette in moto un trenino che preme un pulsante che fa inclinare un ripiano in modo che da una brocca esca dell'acqua direttamente sulla faccia dell'inventore, per svegliarlo.

È un umorismo che può piacere anche agli infanti e non a caso hanno fatto anche il cartone di Mr. Bean.

Ad ogni modo, così come un film non deve essere per forza giudicato in base al libro da cui è stato tratto, valuterò questa pellicola indipendentemente dagli sketch televisivi.

Secondo me il film, oltre a essere molto divertente, è ben riuscito per i seguenti motivi:
1) La trama ha un suo senso e non è un collante per sketch slegati tra loro, come spesso succede nei film con artisti comici televisivi.
2) Bean non è il protagonista assoluto; i personaggi attorno a lui sono abbastanza ben delineati e in particolare il personaggio del gallerista che ospita Bean è molto divertente. È interpretato da Peter MacNicol che, fino a prima di vederlo in questo film, collegavo sempre all'inquietante Janosz di Ghostbusters 2. Lui e quei suoi dannati occhi a fanale! In questo film MacNicol è divertentissimo per le facce perplesse (per non dire esterrefatte) che fa quando assiste alle assurdità di Bean. Ed è anche assai esilarante nella scena della crisi di nervi dopo aver visto come Bean ha ridotto il quadro.

Ecco un'altro ritratto di Whistler.
Qui mi sembra Clive Owen coi baffoni.
È ufficiale: ho le allucinazioni
Inoltre, in questo film c'è anche un leggero sfotticchiamento alla tendenza, ormai non più solo americana, di trasformare ogni evento, anche culturale, in una occasione di marketing e di spettacolo "nazionalpopolare".

E intravedo uno sfottò anche nella reazione del pubblico americano al discorso assurdo di Mr. Bean - perché sì, alla fine lo farà per davvero il discorso.

Infine, è degno di nota il tema musicale con variazioni composto dal musicista inglese Howard Goodall. Veramente trascinante.

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Nella realtà, il vero dipinto di Whistler è permanentemente esposto in Francia ma attualmente si trova in mostra all'Art Institute of Chicago. Chissà se all'inaugurazione dell'esposizione hanno chiamato Bon Jovi, per star sicuri che non succedessero danni.

In questi giorni sto leggendo un giallo di Maigret e ho da poco scoperto che Rowan Atkinson sta girando una serie di film televisivi dove interpreta proprio il commissario francese. Devo dire che faccio un po' fatica a immaginare Atkinson in questo ruolo, ma non perché è un ruolo serio. Ho già visto "La famiglia omicidi" dove il personaggio di Atkinson non è particolarmente comico. Solo che tendo sempre a immaginare Maigret come il mitico e panciuto Gino Cervi! Sono curiosa quindi di vedere questi nuovi tv movie.

Auguri finali a Peter MacNicol, visto che il 10 aprile è stato il suo compleanno.


mercoledì 5 aprile 2017

Collateral

Collateral
Cala la notte su Los Angeles e un tassista si aggira per le strade in cerca di clienti.

La prima passeggera è una bella avvocatessa che vuole essere portata in ufficio. Appena sale in macchina, lei fa la ganza e dice al tassista quali strade deve fare per arrivare a destinazione. Lui, però, dice che prenderà le superstrade perchè sono più veloci.

Lei allora ribatte che la strada che vuole fare lui si ingorga nei pressi dell'università (evidentemente teme che gli studenti, vista l'ora, escano tutti assieme come pipistrelli da una grotta). Lui dice che a quell'ora la superstrada è libera mentre è la strada che vuole fare lei a essere intasata.

Lei insiste, fa obiezioni, teme di essere fregata, ma lui ha sempre la risposta pronta e alla fine lei si convince e acconsente alla superstrada (anche perchè lui le promette di non farle pagare la corsa, nel caso che gli studenti-pipistrelli abbiano invaso tutte le corsie).

Lei qua è già mezza innamorata. Quando poi lui le attacca una bella musichetta in sottofondo, le parla del suo desiderio di aprire un'attività di viaggi da sogno in limousine, le fa qualche battuta e infine le regala una cartolina con un'isola esotica sopra, beh, a questo punto lei è cotta come una pera e prima di scendere gli dà il suo biglietto da visita.

Ho fatto su Google Maps una ricostruzione approssimativa della strada che avrebbe voluto fare lei e di quella effettivamente fatta.

Percorso proposto da lei, senza mai andare su superstrade

Percorso su superstrade, passando vicino ai pipi-studenti

Non si capisce perché lei volesse andare così tanto a nord e non prendere almeno la superstrada orizzontale a nord dell'università; in ogni caso, la strada proposta da lui, anche se di qualche miglio più lunga, risulta la più rapida di tutte.

Dopo questa digressione stradale, si entra nel vivo della vicenda. L'avvocatessa se ne va e sale in taxi un tizio che sembra un uomo d'affari con tanto di valigetta 24 ore. Questo tizio propone al tassista di lavorare per lui tutta la notte perché ha bisogno di essere scarrozzato in diversi posti di Los Angeles.

Il tassista è un po' titubante, ma accetta perchè ha bisogno di soldi per avviare questa sua attività dei viaggi in limousine. Bene, i due partono e arrivano alla tappa numero uno. Il tassista aspetta in strada mentre il tizio entra in un edificio a fare gli affari suoi.

Il tassista se ne sta tranquillo in macchina a mangiare un panino e a rimirare il depliant della Mercedes che ha intenzione di comprare, quand'ecco che sul taxi gli piomba dall'alto il cadavere di un uomo! Dopo un paio di minuti esce il tizio e il tassista capisce subito che è lui il responsabile di quanto è successo. E inizia la lunga notte del nostro taxi-driver...

Il film è veramente fatto bene, con i ritmi giusti: ci sono i momenti di calma, ci sono i momenti di tensione, ci sono i momenti di azione e tutti questi momenti sono ben dosati.

L'uomo con la 24 ore è interpretato da Tom Cruise mentre il tassista da Jamie Foxx. Cruise ha i capelli sale/pepe, completo un po' anni '90, si muove in maniera leggermente robotica e sembra uno di quei personaggi che si vedono nei filmati di raccordo dei videogiochi di 15 anni fa, tipo Hitman o Mafia. Ha una recitazione renderizzata, se mi si passa l'espressione.

Ecco Tom in versione 16 bit
A proposito di videogames, parecchi anni fa ho avuto un periodo in cui mi sono dedicata appassionatamente a "Driver", gioco in cui bisognava guidare attraverso quattro città americane impersonando un poliziotto infiltrato nella malavita e svolgendo missioni del tipo: prelevare rapinatori di banca subito dopo il colpo e portarli nel loro covo, inseguire individui sospetti, consegnare macchine senza scassarle, fare acrobazie per spaventare passeggeri e convincerli a cantare ecc. Non sono mai riuscita a superare l'ultimo livello, era veramente impossibile.

Una della quattro città era proprio Los Angeles ed era l'unica città in cui le missioni erano tutte notturne. Questa cosa un po' mi scocciava perché la visibilità non era tanto buona, dovevo sempre aumentare la luminosità dello schermo.

Per motivi analoghi non vado pazza neanche per le scene notturne dei film. Spesso sono troppo scure e si vede poco e niente, oppure i personaggi sono illuminati con qualche luciaccia troppo forte. I colori, poi, sono inesistenti. Per non parlare delle scene notturne che facevano una volta: girate di giorno, in pieno sole, e poi scurite tramite filtri. Insomma, non è neanche tanto facile.

Per cui questo film, ambientato tutto di notte e con moltissime scene girate in macchina, aveva buone probabilità di essere visivamente banale e monotono. Invece, niente di tutto questo! Le immagini sono in gran parte girate con videocamera digitale e quindi più sensibile alla luce per cui, anche nelle scene in macchina, fuori dai finestrini non si vede una generica oscurità con qualche sprazzo di anonima luce. Si vede scorrere Los Angeles e le sue luci multicolori, le sue ciminiere fumanti, le sue palme che si stagliano nel cielo rossastro.

In questo post dicevo di come, in quel film, New York era quasi una protagonista. Similmente, in "Collateral" è Los Angeles a diventare una ambientazione reale e tangibile, non è solo un indefinito sfondo in cui si svolge la storia. Grattacieli, superstrade, bassifondi sono splendidamente fotografati e montati con un ritmo che permette di apprezzare ogni fotogramma. Riflessi, raggi di luce verdastri o aranciati, macchie di colore, bagliori tremolanti, fasci luminosi, penombre...Si vede che sono entusiasta?

Los Angeles è quasi tutta "piatta" tranne la downtown in cui ci sono un po' di grattacieli. Negli ultimi anni ci hanno preso la mano e i grattacieli spuntano fuori come funghi. Ecco come si presenta nel film la downtown vista dalla Harbor Freeway:

Downtown nel 2004 circa

Ed ecco la street view di Google dello stesso punto circa (da un po' più indietro per far vedere meglio il panorama), 3 anni dopo:

Downtown nel 2007

Ed ecco come si presenta ora:

Downtown 2017
Quasi irriconoscibile. Preferivo com'era prima.

Bene, era un pezzo che non parlavo bene di un film e finalmente ne consiglio uno: guardatelo! D'altronde il regista è Michael Mann, mica il primo che passa.

Un ultimo cenno sulla locandina. Sono un po' perplessa per il fatto che di Jamie Foxx non ci sia traccia, credo sia lui il protagonista principale ma è anche vero che all'epoca Cruise era senz'altro più famoso (e probabilmente lo è ancora). Comunque Foxx si sarà certamente consolato perché nello stesso anno ha ricevuto la nomination all'Oscar come attore non protagonista proprio per questo film e ha vinto la statuetta come attore protagonista in "Ray".

Alla prossima!

giovedì 30 marzo 2017

Gli invisibili

Gli invisibiliNel film di cui parlo oggi, Richard Gere interpreta un senzatetto. All'inizio egli occupa abusivamente un appartamento sfitto; dopo che ne viene buttato fuori, passa qualche giorno per le strade e in seguito va in un centro accoglienza.

La visione di questo film mi ha reso perplessa. Se si vuole parlare dei senzatetto e sensibilizzare gli spettatori, credo che bisognerebbe essere un tantino più espliciti e crudi rispetto a quello che si vede in questa pellicola.

Il personaggio di Gere è trasandato ma non troppo; certo, lui non dorme nei cartoni e si presume che, prima di esserne buttato fuori, si lavasse nell'appartamento. Ma non ha comunque né lavoro né soldi e quindi: chi gli taglia i capelli? Come si procura da mangiare? La cosa rimane vaga. Solo al minuto 95 lo si vede per la prima e unica volta sgarfare in un bidone in cerca di cibo mentre al minuto 100 lo si vede elemosinare senza successo.

Più che un senzatetto a me sembra uno che è rimasto chiuso fuori di casa e deve aspettare qualche giorno che gli vengano ad aprire. Non si percepisce veramente il freddo, la stanchezza, la fame, la sporcizia, la solitudine.

OK, non per forza la sofferenza deve essere plateale e diciamo che questo personaggio non è il clochard che vive e dorme in stazione per cui ci si vuole concentrare, piú che sull'aspetto fisico/pratico, sul disagio psichico di chi si trova ad aver perso tutto, forse anche la dignità.

Sinceramente, nemmeno la rappresentazione di questo aspetto mi è sembrata tanto convincente. Gere è uno che parla poco e interagisce poco. La sua storia passata è appena accennata, anche se si capisce che sono parecchi anni che vive allo sbando. Il fatto è che lui sembra una persona triste e depressa ma non diversamente da come potrebbe esserlo uno che ha appena perso il lavoro o la cui moglie se ne è appena andata o che, come effettivamente accade nel film, non riesce a riallacciare il rapporto con la figlia.

Secondo me non è tanto la figura di Gere a essere interessante in questo film, quanto piuttosto altri tre personaggi che hanno una breve parte.

Uno è un ragazzo che sta nel centro accoglienza e dice di avere un lavoro:"Solo perché dormo in questo fottuto letto non significa che sono come quella fottuta feccia spregevole che chiede l'elemosina per le strade". Questa potrebbe essere una menzogna, molti senzatetto mentono a quanto pare. Anche Gere non ammette, quasi nemmeno con se stesso, di essere un senzatetto. Comunque, menzogna o no, ci sono davvero molte persone che vivono nei ricoveri nonostante abbiano un lavoro. Ecco, questa cosa forse avrebbe meritato un po' di approfondimento.

Poi c'è una donna che gira con un carrello della spesa dove tiene le sue cose e si arrangia in vari modi tra cui, se non ho capito male, la vendita di lattine usate. Ha un passato di abusi familiari e ha deciso di non voler più stare nei ricoveri perchè anche lì era vittima di violenze. In questa donna si vede la sofferenza di una vita allo sbando e la mancanza di speranza: una vita così, difficilmente migliora. Eppure c'è in lei quella tenacia che le consente la sopravvivenza. Questa donna, nonostante tutto, si aggrappa alla vita.

Infine c'è un uomo che si attacca a Gere come una cozza e gli parla, parla, parla quasi ininterrottamente raccontandogli ogni sorta di aneddoti più o meno fasulli. In questo uomo ci ho visto la solitudine e il tentativo di combatterla attaccandosi alle persone, in maniera anche invadente, senza remore di inventare fesserie pur di avere considerazione. La solitudine l'ho percepita più in questo uomo che non nel personaggio di Gere.

I primi due personaggi occuperanno 4 minuti di film in tutto, mentre il terzo ha un po' più spazio, ma non troppo. In tutto il resto del film c'è praticamente solo Gere (troppo riconoscibile) che quasi non dice niente. Una panoramica più ampia del mondo dei senzatetto non avrebbe guastato.

Poi, altra cosa: in almeno metà delle inquadrature, Gere e alcuni dei suoi interlocutori sono ripresi o attraverso un vetro, o in un riflesso, o attraverso una porta semichiusa. La domanda è: ma perché?? Perché fare delle inquadrature ricercate con effetto quasi fighetto se si vuole esprimere il disagio dei personaggi? Non dico mica che bisogna fare delle brutte inquadrature però bisogna anche trovare lo stile adeguato. Caro regista, se mi fai un film serio sui senzatetto, non me li puoi riprendere come fossero degli hipster bohémien.

Tipica inquadratura di Gere dietro un vetro
Ecco, già che ho citato i bohémien, nel film c'è pure una scena in cui Gere suona il piano. Mi aspettavo quasi che Julia Roberts facesse l'ingresso in scena, per una rimpatriata di Pretty Woman. Inoltre, per rimanere in tema di cose che ci azzeccano poco con la storia, cito anche una scena in cui il senzatetto Gere fa sesso con la donna del carrello, di cui ho parlato sopra. Bene, dopo il sesso, si vede Gere nudo sotto la coperta. Ma vi sembra credibile che due persone, la cui intenzione non è propriamente delle più romantiche, si spoglino per fare sesso all'aperto, al freddo? Cioè, non sono mica due fidanzatini in Central Park, sotto le stelle d'estate! E per giunta, nella scena dopo, si vede Gere nudo ma con le mutande! L'unica cosa che, insieme ai calzoni, avrebbe dovuto perlomeno abbassare. No, nudo ma con le mutande.

Queste sono cose che mi ricordano continuamente che sto vedendo un film e invece, soprattutto per questo tipo di storie, me ne dovrei almeno un po' dimenticare. Inoltre, se metti sempre dei vetri tra me e il protagonista, siamo sicuri, caro regista, che mi stai facendo vedere le cose dal suo punto di vista?

Mi viene in mente una barzelletta contenuta in un libro di Moni Ovadia. Durante un freddo inverno, un rabbino va da un ricco avarastro per farsi dare dei soldi per comprare il carbone per i poveri del villaggio. Il ricco invita il rabbino a entrare in casa ma questi rifiuta dicendo che si tratterrà soltanto un minuto. Invece inizia a fare una lunghissima conversazione chiedendo notizie particolareggiate su tutti i membri della famiglia dell'avaro. Il ricco, sulla porta, batte i denti dal freddo e invita continuamente il rabbino a entrare. Alla fine, quando il rabbino chiede i soldi per i poveri, il ricco dice:"Ma perchè non entra che ne parliamo al caldo?" E il rabbino:"Perché se ci mettiamo vicino al camino, staremo bene, avremo caldo e lei non riuscirà davvero a comprendere che c'è gente che soffre il freddo. Invece adesso, dopo aver battuto i denti per mezz'ora, lei riesce a capire meglio la situazione, giusto?"

Ecco, il regista avrebbe dovuto fare il film tenendo a mente questa storiella.

Sono forse troppo severa? Mi rendo conto che più scrivo e più mi infervoro però ho la sensazione che si sia persa un'occasione. Se dopo aver visto un film, ne so quanto prima e anche dal punto di vista emotivo non percepisco cose nuove, forse non è stato centrato l'obiettivo.

È tutto per ora, alla prossima cinecivettata.

venerdì 24 marzo 2017

Questione di pelame

Leggo che per il nuovo film "Kong: Skull Island" il reparto di animazione ha lavorato per un anno sui 19 milioni di peli del gorillone. Non ho visto il film, ma mi chiedo se anche chi ha scritto la sceneggiatura ci abbia lavorato per almeno un anno.

Per "Ribelle - The Brave" fu sviluppato un software per la gestione dei 1500 capelli della protagonista ma questo è un numero infimo se paragonato a quello dei capelli di Elsa di "Frozen": ben 400.000, e per i quali è stato creato un ulteriore software apposito, ovviamente. Anna, la sorella di Elsa è più sfigata perchè a fluttuare ad ogni movimento della sua testa sono solo 140.000 capelli. A quanto pare, le protagoniste dei film di animazione hanno delle chiome più movimentate di quelle della Medusa, contrariamente alle attrici in carne e ossa che hanno i capelli così fissati che non gli si sposta una ciocca neanche se vanno nel tunnel del vento.

Forse lui è stato facile da animare
In "Monsters & Co." Sulley, il gigantesco protagonista azzurro, aveva oltre 2,3 milioni di peli individualmente animati e ci volevano dalle 11 alle 12 ore per realizzare ciascun fotogramma in cui il suddetto protagonista appariva. Il film è bellissimo, veramente bellissimo, ma lo sarebbe stato anche se Sulley avesse avuto un milione di peli di meno, per dire. Non è che un protagonista debba per forza sembrare un testimonial di shampoo & balsamo.

In "Zootopia" il numero di peli per ciascun animale varia dai 420.000 ai 9 milioni, con un effetto "foffoso" che i gatti che transitano quotidianamente nel mio giardino possono solo sognarsi. Forse se passassero i pomeriggi al salone di toelettatura potrebbero ambire ad avere cotali pelliccie cinematografiche.

A parte che non capisco perchè tanto iperrealismo nei capelli/peli/pellicce quando poi si fanno personaggi con un aspetto così irreale che io definirei oltre la caricatura:


Anche nei personaggi femminili "normali" c'è la tendenza a esagerare i tratti: le teste e gli occhi sono spesso molto più grandi del consueto. Il personaggio a sinistra è un po' anomalo perchè ha il naso grande, mentre di solito le donne hanno dei nasi molto, troppo, piccoli. La donna a sinistra, invece, ha un naso gigante e in compenso ha fronte e mento inesistenti.


Insomma, cari animatori, ho capito che sapete animare anche 80 milioni di peli però adesso basta. Cos'è, avete intenzione di metterci anche 80 milioni di pulci animate, su quei peli? E magari anche animare la pelliccia delle pulci? Mi vengono le vertigini...come quando si mette specchio contro specchio e si ha la sensazione di star per cadere in un vortice di infiniti mondi.

Perchè invece, cari animatori, non vi dedicate a differenziare un po' di più la mimica, la gestualità, le espressioni? Tante volte mi sembra di vedere sullo schermo sempre lo stesso personaggio, diverso sì nell'aspetto, ma con gli stessi movimenti, lo stesso modo di camminare, di muovere la bocca, con gli stessi gesti enfatici. Come quando si vede Julia Roberts o George Clooney o Jennifer Aniston che di film in film paiono recitare sempre la stessa parte. Mi piacciono questi tre che ho citato, ma diciamo che, quanto a recitazione, Daniel Day Lewis sta da tutt'altra parte.

Insomma, credo si sia arrivati a un punto in cui non ha nemmeno più tanto senso dire che un film ha dei bei effetti speciali. Lo si poteva dire 20 anni fa ma oggi, con i software che ci sono a disposizione, è quasi impossibile fare una ciofeca. Se vengon fuori schifezze non è certo per i mezzi tecnici non adeguati.

C'è una lieve brezza...vado in giardino a controllare se la peluria delle formiche si agita al vento...