giovedì 30 maggio 2019

Alea film #2: commedia italiana in versione lipogramma estremo

Per il secondo episodio di questo genere di post, il Destino mi dice di vedere un filmetto su cui però non riesco nell'intento di scrivere un pezzo sufficientemente degno di interesse.

Per rendere quindi questo post un po' più brioso di quello che potrebbe essere, commenterò il film odierno per 4 volte consecutive e in tutte le volte eviterò l'utilizzo di un diverso simbolo.

Non so se si vede che mi sto esibendo in evoluzioni linguistiche piuttosto contorte: questo perché sono nel primo segmento del post e non mi sto servendo del simbolo che precede "b".

Niente più indugi: si inizi orsù!
Il filmetto che vi propongo oggi è "Non è vero eppure ci credo". Il titolo non è proprio questo, il termine in corsivo sostituisce uno differente il cui senso è simile. Comunque il titolo sottintende l'oroscopo.

Il film ci descrive le vicende di due uomini, piuttosto perdigiorno, che spendono i soldi delle loro superefficienti e cerberesche mogli in progetti inverosimili di nessun successo. Un giorno, essi conoscono un individuo che possiede un posto dove ci si nutre solo con cibo non richiedente in modo diretto l'uccisione delle bestie. In breve: un posto che offre solo un menù veggie.

Questo individuo dice di percepire molti soldi per merito di questo posto veggie e quindi i due uomini decidono di mettere in piedi pure loro un esercizio con gli stessi elementi distintivi. I due ingenui non si rendono conto che il posto veggie del loro conoscente è un covo dove si vendono droghe ed è questo smercio che rende ricco il suddetto conoscente, non il cibo.

Comunque, i due ingenui uomini mettono in piedi l'esercizio veggie che invero non riscuote nessun successo. Pochissimi clienti e quindi pochissimi soldi in ingresso, con in più le mogli furenti che, come ciminiere, emettono fumo collerico.

I due uomini ritengono che se ci fosse chi scrive loro un'eccellente recensione, il loro esercizio veggie otterrebbe notevole promozione e quindi i clienti giungerebbero in numero enorme.

C'è un noto critico che potrebbe nutrirsi presso di loro e poi scrivere l'eccellente recensione, però codesto critico nutre odio profondo per il tipo di menù che i due uomini propongono. Come risolvere difendendo i propri principi? Semplice: con ingredienti dell'orto si deve produrre cibo che sembri vitello, pollo, suino ecc. e lo si deve poi cuocere nel modo opportuno per confondere e circuire così il critico.

Incredibile eppur vero: l'invenzione ottiene il successo voluto. Il critico crede di nutrirsi di bestie e invece così non è. Scrive l'eccellente recensione e l'esercizio dei due individui si riempie di gente. Gente che crede di nutrirsi di costolette e conigli e invece ingerisce prodotti di orto. Però sorgono imprevisti: un gruppo pro-bestie vorrebbe che l'esercizio chiudesse, mentre il critico infine scopre l'imbroglio. Non temete: il lieto fine c'è ed è vicino.

Il filmetto secondo me è piuttosto esile e non molto convincente. Il ritmo è un po' smorto e lento; tutto in genere non è molto fluido. Il sottofondo sonoro è poco presente e questo silenzio non può che mettere in rilievo il difetto ritmico, in un film comico poi.

I due interpreti, Nunzio e P. (il cui nome non posso scrivere), sono secondo me poco filmici e poco comici. Non sono né buffi, né divertenti e nemmeno intensi, tò. Li vedo più come scrittori e inventori di storie e motti di spirito, più che non sullo schermo.

Comunque trovo e sottolineo un elemento positivo in questo film: il proporre e suggerire il pensiero veggie come modo etico e diverso di nutrirsi sfuggendo però le critiche e prese di posizione violente nei confronti di chi si nutre di bestie. Un consiglio del tutto indulgente.

Bene, redigere questo scritto è molto difficoltoso ed è giunto il momento di scrivere il segmento successivo dove non userò il simbolo "e".

---------------------------------------------

Oh, qual gioia, qual giocondità adoprar di nuovo la "a". OK, ripartiamo!

Stavolta non scrivo il titolo: troppi simboli proibiti! Lo modifico? Lo parafraso? Ok, parafraso il titolo in "Falso, ma io ci casco". Qualcosa di più falso di un oroscopo? Non so, ma in molti ci cascano. Ma ora via con la storia!

Una coppia di amici - un po' fannulloni, via - dotata di mogli poco dolci ma con gran abilità di far soldi, prova di continuo ad avviar improbabili attività dagli scarsi profitti. Un giorno, gli amici conoscono un tizio, tal Armando, capo di una trattoria i cui piatti sono fatti solo con uova o formaggi o ortaggi. Armando millanta grandi guadagni con la trattoria, così gli amici, ispirati, aprono una loro trattoria con piatti privi di cibi fatti con animali.

Ma i guadagni di Armando non sono proprio dovuti alla trattoria, ma allo spaccio di droga a cui la trattoria fa da facciata. Gli amici ignorano la cosa, quindi si stupiscono quando notano la scarsa attrattiva prodotta dalla loro trattoria sui consumatori. Tavoli vuoti, afflusso scarso, mogli irascibili schiumanti di rabbia...la coppia di amici ha i suoi grattacapi.

Gli amici si dicono:"Una buona pubblicità ci aiuta di sicuro. Chiamiamo a cibarsi da noi un critico culinario famoso. Sarà così soddisfatto da pubblicar un articolo positivo sulla nostra trattoria." 
Difficoltà in vista: il famoso critico ama cibarsi solo di carnazza, non di ortaggi o formaggi. In qual modo sormontar l'ostacolo salvaguardando i propri principi? In facil guisa: camuffando con abilità la soia da carnazza. Il critico non capirà la disuguaglianza.

Strano ma non falso, il critico ci casca! Convinto dal cibo, pubblica un articolo straordinario, così la trattoria ha il boom di consumatori. Tutti scambiano la soia con la carnazza, non hanno dubbi su cosa stanno mangiando. Ma subito nascono difficoltà: un gruppo di animalisti tuona contro la trattoria. Bisogna sigillarla! 

Ancora: il critico individua il raggiro minacciando una pubblica accusa. In qual modo gli amici potranno uscir in gloria? Riusciranno a cantar vittoria? Riusciranno, riusciranno.

Il film non mi ha proprio convinto, manca di ritmo, di fluidità. L'ho trovato un po' fiacco, poco incisivo. Ho trovato lacunosa la colonna sonora; ciò ha smorzato il ritmo ancor di più.

Ho trovato gli attori un po' impacciati, non naturali. I protagonisti principali, Nunzio con Paolo, mi son parsi poco attori, poco comici. Non li ho trovati buffi, o spassosi o profondi. Un po' anonimi, in qualità di attori da film. Li trovo più indicati in qualità di autori di gag o racconti (da film).

Ma voglio rimarcar una cosa positiva: il film comunica la filosofia sulla possibilità di non nutrirsi di animali (filosofia su cui sono d'accordo). Non critica chi fa in un altro modo, ma mostra, consigliando con tranquillità, un'altra modalità con cui cibarsi.

Passiamo ora a un altro tratto di articolo, privato stavolta di "i".

-----------------------------------------------------------------------------
Ecco qua, sarà meno penoso elaborare questa parte? Staremo a vedere, ma non credo. Posso almeno esporre le parole sul poster, operando un leggero emendamento dallo stampo romanesco:"Non è vero ma ce credo". Bello, no? D'altronde molte persone credono all'oroscopo, ma non per questo l'oroscopo è una cosa vera.

La trama è la seguente: Paolo, col compare N., trascorre le annate abbozzando, senza successo, un progetto dopo l'altro. Fa tutto quanto col denaro della consorte manager, brava nel guadagnare euro. Anche la consorte del compare N., che è un'avvocatessa, è operosa e valente nel far denaro. Per farla breve, Paolo e N. sono due che perdono tempo e denaro progettando cose molto strampalate.

Ma tutto sembra prendere un altro corso quando Paolo e N. conoscono Armando, che ha un locale che offre menu prevalentemente vegetale. Questo menu consente anche qualche uovo e qualche formaggetto. Armando vanta una grande opulenza: questo locale dal menù prevalentemente vegetale rende una fortuna! Allora Paolo e N. esclamano:"Avremo un nostro locale vegetale e faremo denaro a palate!"
Paolo e N. non sanno che Armando vende droga, nel suo locale vegetale, che è dunque solo un mascheramento per un cosa affatto legale.

Aperto dunque questo locale vegetale, Paolo e N. presto vedono che le cose non vanno come dovrebbero: poca gente, denaro scarso e oltretutto le loro compagne danarose e sdegnate sbuffano fumo da qualunque poro!



Paolo e N. pensano a come ottenere una certa reclame e hanno una grande trovata: se un certo famoso commentatore esperto verrà a gustare un pasto presso la loro taverna e ne sarà contento, forse potrà comporre un post da mettere sul suo blog e regalare loro notevole clamore. Ma c'è un problema: questo famoso commentatore nonché recensore ama solo la carne e dunque nessun menu vegetale può essere portato al suo desco.

Come superare questo grave problema senza abbandonare le loro credenze? Paolo e N. trovano un modo per elaborare e cuocere un certo baccello facendolo sembrare carne e, stranamente, ce la fanno davvero a gabbare questo famoso recensore che magna con gran gusto codesto legume confondendolo con carne.

Codesto recensore fa un post dove usa parole stupende per parlare del locale vegetale posseduto da Paolo e N. Grande successo: tutte le sere, la gente fa a botte per magnare quella che crede essere carne. Non sanno che c'è un portentoso legume mutaforma adatto per qualunque trattamento! Comunque, nonostante un gran successo, le seccature non tardano a far comparsa sulla scena: un gruppo pro-creature non umane vuole far serrare la taverna vegetale e pure quel famoso recensore scopre la truffa e urla allo scandalo. 


Ma Paolo e N. sapranno far fronte a queste seccature ottenendo grande successo. 

Ho trovato quest'opera un po' slavata e spenta, poco allegra o effervescente.  Le performance del cast sono poco buffe e mancano della cadenza adatta a un'opera del genere opposto al dramma, secondo me certo. C'è poca colonna sonora che avrebbe potuto nascondere un po' certe pecche. Penso che Paolo e N. dovrebbero fare soprattutto opera legata alla stesura delle battute e delle trame, apparendo meno sullo schermo. Senza offesa!

Ma c'è una cosa buona e favorevole dentro quest'opera e sopra la quale bramo mettere l'accento: potete magnare bene anche senza creature non umane sul tavolo e questo ha una valenza morale e salutare. Questo concetto, che personalmente sposo, è proposto pacatamente, senza attaccare coloro che hanno un altro parere. 

E ora concludo anche questa terza parte e procedo verso la quarta, dove non userò la "o".

-------------------------------------------------

Qui c'è il difficile, state certi. Già si deve evitare la scritta sull'immagine che presenta il film. La parafraserei in tal maniera:"Credere alle cazzate". Vale a dire, credere ai presagi degli astri: più cacchiata di questa. (Mica vi sentirete ingiuriati se ci credete. Credete pure nelle idee che desiderate!) Si inizi dai, che vien tardi!

P. passa gli anni ad avviare imprese fallimentari grazie ai quattrini della sua partner, abile manager e femmina decisamente agguerrita. N. fa uguale. Un bel dì, P. si imbatte in un tale che dichiara di avere quattrini a palate grazie alla sua taverna vegetariana. Anche N. naturalmente si imbatte in quel tale. 

P ha un'idea e dice a N:"Apri insieme a me una taverna vegetariana! La ricchezza è assicurata!" In verità, quel tale di qualche riga fa, ha parecchi quattrini grazie alla vendita di stupefacenti, di cui la taverna è unicamente una facciata. Ma P. mica sa di questa faccenda e neanche N.

P. apre la taverna insieme a N. ma si stupisce per la mancanza di clienti. Scarsi denari in entrata e in più, partner arrabbiatissime dalle narici fumanti. 

N. ha un'idea: e se venisse a mangiare alla taverna una celebrità esperta di piatti e vivande, di pietanze e manicaretti e scrivesse qualche riga che esaltasse la suddetta taverna? Sai la pubblicità che ne deriverebbe? Sai quanti clienti paganti? Tanti.


Ma c'è una barriera da superare: questa celebrità disprezza le pietanze vegetariane e desidera invece unicamente i piatti a base di carne. Che fare, anche per rimanere fedeli ai principi? Facile: basta tramutare sapientemente un legume in carne e la celebrità ne sarà deliziata e mai penserà di mangiare cibi per nulla animaleschi. 

Incredibile, l'idea riesce: la celebrità ci casca e apprezza le pietanze della taverna, senza mai immaginare qual è il reale ingrediente delle vivande. La celebrità scrive pubblicamente belle frasi e la fama della taverna sale alle stelle. Tutte le sere c'è una gran quantità di clienti. E ciascun cliente pensa di mangiare carne, mica legumi!

Ma mica finisce in tal facile guisa: un insieme di animalisti grida all'indecenza e pure la celebrità alla fine capisce la truffa. P. è nei guai e N. insieme a lui. Ma una lieta fine sta per arrivare...

Direi che il film è carente di fluidità e della ritmica tipica dei film da ridere. Mi sembra che manchi l'allegria e la frizzantezza e che l'attività degli interpreti manchi di naturalezza. Si sente che manca la musica, una sua presenza più intensa sarebbe stata gradita e i difetti del film magari sminuiti. Mi permetterei di dire che P. sembrerebbe rendere più efficamente in veste creativa più che intepretativa. Questa mia stupida idea vale anche per N.

Ma mi piacerebbe spendere qualche frase per evidenziare un'idea valida del film: mangiare bene senza animali nei cibi si fa tranquillamente ed è sia una faccenda etica che salutare. Questa idea è stata data in maniera pacata, senza criticare chi la pensa e agisce differentemente.

---------------------------------------

Ho sudato tutte le camicie possibili e sono neuronicamente esausta. Spero si sia capito qualcosa di quello che ho scritto e se vi è piaciuto, potete leggervi un altro post del genere che avevo fatto due anni fa. Se trovate lettere che stanno nella sezione in cui non dovrebbero stare, segnalatemelo pure. E se per caso vi chiedete perché non ho scritto una quinta parte senza la lettera "u", la risposta è che le parole con le "u" sono poche ed è facile scrivere senza usarle.

martedì 7 maggio 2019

Americani all'estero

E' piuttosto interessante vedere come gli americani rappresentano, filmano e descrivono le nazioni estere in cui vanno a fare film. Ho preso oggi in esame un filmettino americano ambientato in Italia. Un film romantico, perché questo genere di film macina luoghi comuni più di quanto un mulino macini grano.

Il filmetto si intitola Letters to Juliet e ha come protagonista principale una imbambolata Amanda Seyfried che fa uno di quei lavori più o meno romantici tipici delle redazioni dei giornali. Precisamente fa la "fact checker", ma mica controlla la veridicità delle sparate dei politici, oppure se veramente la luna diventa blu una volta ogni 19 anni e quindi se è il caso di mettere sul giornale una foto dove il nostro satellite è color puffo. O al limite, potrebbe controllare se davvero dopo il concerto di Vasco a Modena Park sono stati rinvenuti sex toys e pannoloni.

No, niente di tutto questo. Siccome siamo in un film romantico, la nostra protagonista verifica cose romantiche. Ad esempio: il bacio tra il marinaio e l'infermiera a Times Square, per festeggiare la fine della seconda guerra mondiale e immortalato da quella famosissima foto...era vero oppure inscenato? È una cosa che tutti si chiedono continuamente, in effetti.

La nostra Amanda è fidanzata con uno chef (Gael Garcia Bernal) che sta per aprire un ristorante. Cosa c'è di più romantico di uno chef che ti conquista con spezie e aromi, intingoli e timballi, risotti e dolcetti? Cosa c'è di più affascinante di uno chef che, invece di aiutare gli operai a finire di ristrutturare il ristorante, ti accoglie nelle sue cucine ancora in lavorazione, ma piene di linguine penzolanti fatte con le sue manine sante? Apparentemente niente, ma stiamo a vedere.

I due piccioncini sono molto emozionati perché stanno per partire per una pre-luna-di-miele che avverrà nientepopodimenoche nella città dell'amore e cioè Verona. Devo dire che non lo sapevo che era Verona la città dell'amore. Pensavo fosse Venezia, o al limite, Parigi. Certo, a Verona c'erano Giulietta e Romeo, ma quei due avevano una storia d'amore dal così alto tasso di tragedia che sinceramente se la possono pure tenere.

Comunque, i due arrivano a Verona e lui è gasato a mille perché l'Italia è la patria del buon cibo e lui ha preso tutta una serie di appuntamenti con i fornitori del suo futuro ristorante per andare ad assaggiare tutti i prodotti tipici della zona.

I due affittano una macchina che non può essere altro se non una 500 (quella nuova, eh) e partono in direzione di un'azienda vinicola. La colonna sonora ci propone una musica tipo tarantella, con il mandolino, dallo stile più meridionale che veronese. Però la musica si intitola "Chianti Country". Vabbè, Chianti, Verona, mandolino, pizza checcefrega, siamo sempre in Italia.

I due fidanzati bevono vino e magnano pane e olio. Lui è gasatissimo, sembra veramente che abbia preso degli eccitanti perché si contorce, si agita, esterna al massimo grado la sua soddisfazione e come un invasato decanta le proprietà organolettiche dei prodotti italici. Vanno ad assaggiare un formaggio e lui comincia ad avere un delirium tremens dall'emozione. Poi dichiara che vorrebbe essere un topo. La fidanzata lo guarda perplessa.

"SQUIIIIIIIIIIIIT!!!!"

Dopo il formaggio, lui vuole andare in un bosco situato a 120km, dove ci sono dei tartufi straordinari. Lei dice che non ha voglia di farsi tutta quella strada per andare a vedere un fungo. Lui reprime a stento le convulsioni al sentire lei definire "fungo" il tartufo, comunque acconsente a non andare, basta che lei non dica ancora la parola "fungo".

Poi, da ridere quando lei fa notare che 120km sono un po' tanti e lui le risponde dicendo che i km non sono come le miglia. Appunto, se fossero state 120 miglia, la distanza sarebbe stata minore!  EDIT: Ho scritto una cacchiata. Grazie della correzione a Emanuele Di Giuseppe!


Tornati a Verona, lei va a passeggio per le vie attirando l'attenzione dei maschietti italiani che le gridano:"Ehi, americana!" Poi giunge nel cortile di Giulietta dove le molte persone lì presenti fanno una delle seguenti due attività: scrivere disperate lettere d'amore oppure toccare le tette della statua di Giulietta facendosi fare una foto. Quelle che scrivono sono disperate, quelli che toccano no.

C'è una ragazza che piange affranta e dice (in italiano anche nell'originale) alla protagonista:"Ho paura, ho paura di non riuscire a vivere senza di lui!" e se ne va, sempre piangendo come una fontana. Ma dal modo in cui si muove e recita, sembra uscita da un film horror. Potrebbe tranquillamente dire: "Non aprire quella porta! Vedo la gente morta!"

Comunque, dopo un po', arriva nel cortile Luisa Ranieri dotata di cestino nel quale ripone tutte le lettere che le donne disperate e innamorate hanno scritto e poi appiccicato sul muro sotto il balcone di Giulietta. Seguendo la Luisa, la nostra protagonista scopre e conosce un gruppo di donne che si definiscono "segretarie di Giulietta" e che rispondono a tutte le lettere che vengono depositate nel cortile.

Ho fatto una ricerca e ho scoperto che queste segretarie esistono davvero e chiunque può unirsi al gruppo. Visitando il loro sito Juliet Club, si scopre che presso di loro si può fare perfino degli stage riconosciuti dalle università o dalle istituzioni scolastiche! Una cosa del genere non l'avrei mai immaginata.

Tornata in albergo, la nostra protagonista racconta al fidanzato di queste segretarie ma lui la ascolta con lo stesso interesse che potrei avere io a sentir parlare di macroeconomia alle tre di notte. Improvvisamente lui si anima: sente un profumo provenire da un cartoccio al cui interno c'è un pasticcino. Mangia il dolcetto e inizia ad avere un mezzo orgasmo gustativo, emette suoni gutturali tra i quali si percepisce a stento:"That's incredible, that's incredible!"

Lui vuole conoscere assolutamente la cuoca autrice di codesto dolcetto, la quale accetta di insegnargli delle ricette, in particolare quella del risotto all'amarone. Menomale che non era la ricetta delle fettuccine Alfredo. Nel frattempo la fidanzata può stare con le segretarie.

Insomma qua è chiaro che non può essere lui il principe azzurro della nostra protagonista: questo chef dimostra troppo interesse per l'arte culinaria e troppo poco per lei. Non perde occasione per sganciarsi dalla fidanzata, addirittura scova un'asta di vini a Livorno dove rimanere per qualche giorno. Senza di lei, ovviamente, perché è già tanto trovare un biglietto, due sarebbe impossibile.

Vediamo un po' se da qualche parte c'è una fiera culinaria dove andare
senza quella noiosa della mia fidanzata

Qua siamo a mezz'ora di film e non si vedono altri possibili candidati maschili. Tagliando corto la trama, la nostra protagonista trova sotto un mattone del muro di Giulietta una lettera scritta cinquant'anni prima da una ragazza inglese che si era innamorata di un italiano ma che per non dispiacere alla famiglia se ne era tornata in Inghilterra. La protagonista decide di rispondere a quella lettera e una settimana dopo irrompe nello studio delle segretarie un belloccio inglese.

Eccolo qua, il nostro principe azzurro, che già dopo due minuti di presenza dimostra di essere di un acidino insopportabile. È tutto imbizzarrito perché a causa della lettera scritta da lei, gli è toccato venire in Italia ad accompagnare la nonna che vuole ritrovare il suo amore di gioventù. Un protagonista maschile che più parla e più si rende antipatico. Più lo guardavo e più mi assomigliava fisicamente a Biff di "Ritorno al futuro".

Insomma, la protagonista, Biff e la nonna (una splendida Vanessa Redgrave) partono alla ricerca di questo antico innamorato di cui sanno solo il nome e che abita in Toscana. Quindi ciao Verona, ciao città dell'amore, ciao Giulietta, è stato bello ma noi ora si va in Toscana che fa più figo. E almeno adesso, se parte la musica "Chianti Country" ci sarà un senso.

E infatti, peregrinando tra le colline toscane stavolta a bordo di una Lancia, ci becchiamo prima una canzone degli 883, poi una versione moderna di "Quando quando quando", una canzone di Malika Ayane, una di Caterina Caselli e poi di nuovo gli immancabili mandolini del Chianti.

Gli omonimi dell'antico innamorato sono parecchi, quindi prima di trovare quello giusto, il terzetto incontra tutta una serie di personaggi che tengono fede alla fama dell'uomo italico che è sempre in qualche modo appassionato, galante, piacione, ammiccante. Tranne quando fa il gesto del dito medio (accade in un caso).

Tra i vari omonimi, troviamo brevemente Fabio Testi, inquadrato sempre di spalle (avevo perfino il dubbio che fosse lui) e pure il compianto Angelo Infanti alias Manuel Fantoni di Borotalco, in una scena in cui, mentre fa il galante, muove un pezzo degli scacchi. E questo lo dico a beneficio del blog scacchistico CitaScacchi del multisciente Lucius Etruscus.

Durante il viaggio scopriamo che Biff è orfano, fa l'avvocato però ha un cuore tenero dal momento che fa delle attività legali pro bono, a beneficio di poveri e indifesi. Insomma, devono pur in qualche modo confezionarcelo in modo che, tra un bicchier di vino e un cono gelato, sia verosimile che la protagonista si innamori di lui.
Per me, Biff era e Biff rimane.

Insomma da qui in avanti, niente di che, tutto procede come deve procedere. La nonna trova l'antico amore, interpretato da Franco Neri, marito della Redgrave nella vita reale. L'amora trionfa per tutti, in tutti i luoghi, in tutti laghi e in tutti i balconi.

Filmetto niente di che, in un'Italia da cartolina, ma ci sta anche. In fondo l'Italia è anche da cartolina. Il risultato è comunque naturale non come, ad esempio, in To Rome With Love di Woody Allen dove tutto era forzato e pure un po' anacronistico.
I due innamorati sinceramente non mi hanno ispirato granché. Molto meglio la Redgrave la cui presenza scenica è piuttosto potente.
Comunque, nel film si sente parlare italiano più di quanto mi aspettassi.

Ma cosa sto facendo ancora qui? Ora scappo che devo salire sulla 500, mettere su la musica del Chianti e magari vado a cercare quel famoso fungo che si gratta sulla pasta!

"NON - CHIAMARLO - FUNGO!!!!"

venerdì 12 aprile 2019

The Black Hole

In uno scatolone della mia soffitta, giacciono tutta una serie di libretti illustrati della Disney appartenenti alla collana "Imparo a leggere con Topolino". Sono libretti di una quarantina di pagine ciascuno e sono una sorta di trasposizione semplificata di famosi lungometraggi Disney quali ad esempio Bambi, Bianca e Bernie, Biancaneve, Peter Pan, Dumbo oppure anche di corti come Pierino e il lupo o La gallinella rossa. Ce ne sono anche di quelli che raccontano storie più o meno famose, ma sempre in chiave disneyana.

Quando ero piccola, questi libretti me li leggevo e straleggevo; si può dire che sono i primi libri che ho letto. Tra questi, ce n'era uno che mi appariva diverso dagli altri perché raccontava la storia di un film di cui non avevo mai sentito parlare e anche perché i disegni non erano quelli classici disneyani.

Il libretto si intitolava Black Hole ed era una versione semplificata del film The Black Hole del 1979 (non so perché nel libretto sia stato eliminato l'articolo, forse faceva troppo inglese).

Il film l'ho visto per la prima volta diversi anni dopo, credo da adolescente, un po' perché è uno di quei film che non vengono dati troppo spesso, un po' perché non è un film del tutto destinato a un pubblico infantile.  

The Black Hole è infatti il primo film Disney ad avere il marchio PG e si colloca in un filone, allora nascente per la casa del Topo, in cui i film presentavano tematiche un po' più adulte e complesse.

Come si è intuito, la storia è ambientata nello spazio, dove l'astronave Palomino vaga "alla ricerca di nuove forme di vita su altri pianeti". Dopo mesi e mesi di viaggio, la Palomino "sta tornando a mani vuote sulla Terra".

I componenti dell'equipaggio sono i seguenti:


Capitano fascinoso

Pilota belloccio

Dottoressa paragnosta
con poteri ESP

Il dr.
PsychoSpock  Durant
dalle segrete ambizioni
di grandezza

Borgnine in maglione,
credevo fosse il
meccanico di bordo,
invece fa il giornalista

V.I.N.CENT, il robot
fluttuante dalle mille risorse
V.I.N.CENT è un robottino dall'aspetto piuttosto fumettoso, soprattutto nella faccia. Snocciola massime e aforismi che neanche Oscar Wilde e si dimostra molto sicuro di sé, anche se ogni tanto si fa prendere dal panico e ritrae la testa nel corpo a mo' di tartaruga. Da piccola non riuscivo a convincermi che il robot si chiamasse proprio VINCENT: con quell'aspetto lì, avrebbe dovuto chiamarsi lui Palomino, non l'astronave!

Comunque, mentre la navicella Palomino fa rotta verso la Terra, si imbatte inaspettatamente in un'enorme nave spaziale misteriosamente "parcheggiata" praticamente sul ciglio di un grande buco nero. Consultando il personale archivio digitale di VINCENT, salta fuori che si tratta dell'astronave Cygnus, già da vent'anni data per dispersa.  

(Il nome Cygnus è stato scelto dai creatori del film perché il primo buco nero che è stato "scoperto" si trova nella costellazione del Cigno e che non è quello che è stato fotografato in questi giorni)

La Palomino riesce ad agganciarsi alla Cygnus la quale sembra essere dotata di un campo gravitazionale tutto suo che le consente di non venire risucchiata dal buco nero. A bordo della Cygnus, l'unico superstite dell'equipaggio originario pare essere il dottor Hans Reinhardt, uno scienziato (al limite del pazzo) che non ha intenzione di ritornare sulla Terra, come gli era stato ordinato già anni addietro, ma ha anzi intenzione di tuffarsi dentro il buco nero. Vuole assolutamente andarci dentro e attraversarlo e vedere un po' cosa c'è oltre. Per lui "impossibile è una parola che si trova solo nel dizionario degli scemi". Se lo dice lui...

"Me ne frego delle autorità! Se le autorità
avessero detto a Colombo di tornare indietro
subito prima che lui scoprisse il Nuovo Mondo,
voi non esistereste nemmeno!"
Così dice il dottor Reinhardt, vestito con
un elegante completo rosso
Il dottor Reinhardt si è costruito un equipaggio di robot che lo aiutano a governare l'astronave e che svolgono per lui tutta una serie di compiti diversi. I robot sono essenzialmente di due tipi: quelli color rosso scuro, addetti principalmente alla sicurezza e al lavoro di manovalanza, e quelli paludati in ampi mantelli scuri, con guanti sulle mani e in testa casco a specchio tipo astronauta. Questi ultimi robot stanno quasi sempre seduti alle postazioni di guida, a premere bottoni e controllare schermi.

Poi c'è lui: Maximilian - il grande e fluttuante robot rosso dalle mani a forma di frullatore a immersione.  Maximilian è una specie di braccio destro/guardia del corpo dello scienziato pazzo. Di più: è una specie di capo robot supremo che controlla tutto e non si fa tanti problemi a disobbedire agli ordini e a fare un po' quel cavolo che gli pare, tanto che pure lo scienziato ne è a un certo punto intimidito.

A sinistra, un'immagine del film, dove si vede l'occhio rosso di Maximilian che pulsa minacciosamente, soprattutto quando succede qualcosa che non gli sconfinfera.
A destra, Maximilian in una illustrazione tratta da "Black Hole" edito da Mondadori

La situazione inizia a ingarbugliarsi: il dottor
PsychoSpock  Durant vorrebbe andare insieme allo scienziato pazzo dentro il buco nero, mentre altri membri della Palomino fanno una scoperta agghiacciante: i robot col mantello nero non sono veri robot, ma sono i membri dell'equipaggio della Cygnus che, tramite procedure misteriose, sono stati privati della volontà e sono quindi alla mercé del dott. Reinhard. Anche se non viene mai usato il termine, questi uomini sono in pratica degli zombi. (E, se volete saperne di più su zombi e fantascienza, potete leggere gli articoli sul blog "nonquelmarlowe", ad esempio questo, che parla di zombi e Star Trek)

Cosa succederà? Chi andrà dentro il buco nero? Cosa vedrà? Ed è vero che è possibile uscirne? A voi spettatori il compito di entrare nel black hole e gustarvi il surrealistico finale.

Il film non è un capolavoro, inoltre le scene di azione/combattimento sono piuttosto infantili anche perché i robot rossi hanno una prontezza e una precisione di tiro perfino inferiore a quella delle truppe d'assalto dell'Esercito imperiale (altrimenti conosciute come stormtroopers). Per non parlare poi di tutta una serie di cose impossibili e inverosimili che accadono soprattutto nella parte finale, tipo personaggi che escono e entrano dalle astronavi così, senza casco, come se fossero su un tram.

Eppure, questa pellicola ha davvero un suo fascino tutto particolare. In primis c'è l'aspetto fantascientifico di stampo retrò che ha un'attrattiva tutta sua: all'epoca il futuro spesso era immaginato come qualcosa di ordinato, simmetrico, silenzioso, dove la sensazione di isolamento e solitudine spicca piuttosto bene e l'ambientazione spaziale acuisce ancora di più questa sensazione.

Poi c'è il tema del rapporto tra uomo e macchina, sempre in qualche modo conflittuale. Questo argomento magari non è sviscerato così a fondo, ma non è neanche l'obiettivo del film. Comunque si percepisce.

Inoltre il film è girato benissimo, con un gusto notevole per le inquadrature, gli effetti di luce, le ambientazioni. Per molte scene sono stati utilizzati fondali dipinti ma la cosa non si nota facilmente. L'effetto mi pare più realistico che non quello che si vede in certe schifezze fatte in CGI.

Ampie prospettive

Meteore globulari

Sala di controllo con misteriose figure nere

Palla alla Indiana Jones però di fuoco

Inoltre la colonna sonora scritta da John Barry è molto bella e contribuisce a creare l'atmosfera tesa e misteriosa della storia perché si abbina bene alle immagini. Il tema principale poi è riconoscibilissimo.

In questa illustrazione tratta dal libro Mondadori,
il pilota belloccio sulla destra è molto simile all'attore
del film. Lo si nota anche in altre immagini.
Anche la dottoressa, che qui non appare,
è molto somigliante all'attrice, mentre il capitano,
sulla sinistra, è piuttosto diverso.
Dal punto di vista degli effetti speciali, all'epoca era stato fatto un grande sforzo. Certo, alcune cose sono parecchio datate, come ad esempio l'effetto dei laser delle pistole che è di un posticcio che più posticcio non si può.

Ma molte altre cose penso siano valide ancora oggi, anche perché sono state fatte con un certo gusto e significato, non tanto per fare sfoggio. Mi viene in mente anche la scena della distruzione della sala comandi della Cygnus: piuttosto spettacolare.

Il film non ha avuto moltissimo successo anche se poi in seguito si è formato un nutrito gruppo di estimatori. E tra questi mi ci metto. Se anche voi siete affascinati da un certo tipo di fantascienza (certo, anche un po' infantile per carità), fatevi coinvolgere dalla misteriosa atmosfera di questo film. Perchè lo so che vorrete vedere cosa c'è dietro il casco da astronauta dell'equipaggio zombi!

E attenti: che Maximilian, con il suo occhio rosso, vi osserva!








martedì 2 aprile 2019

Alea Film #1: il film d'autore

Eccomi qua, di ritorno da una tournée trionfale in tutta l'Europa, l'Oceania e la Polinesia del Sud. Dopo avere affrontato influenze, pc rotti, ansie, cavallette, cimici della soia eccetera eccetera, eccomi qua: riprendo possesso del blog con la prima puntata della rubrica dedicata alla casualità.

Fortunatamente, il sorteggio che ho eseguito mi ha evitato la visione di cinepattoni e soprattutto di pattume di stampo tronista e invece mi ha fatto beccare - udite, udite - un film d'autore e per giunta italiano e per giunta fiorentino.

Ecco, spero che adesso non pensiate a Pieraccioni anche perchè, verrebbe mai in mente a qualcuno di definire uno dei suoi film un film d'autore? Direi di no.

L'autore di codesto film misterioso è sì italiano, ma ha lavorato in larga parte in produzioni di stampo internazionale e nei suoi film sono apparsi parecchi dive e divi stranieri, ad esempio Elizabeth Taylor e il suo consorte Richard Burton, il sommo Alec Guinness, Mel Gibson, Philippe Noiret, Brooke Shields, Faye Dunaway, Anna Paquin e via avanti.

Anche in questo film troviamo mucchi di grandi nomi, che sembra quasi di leggere la lista degli invitati alla notte degli Oscar. Ne cito subito qualcuno: Maggie Smith, Judy Dench, Lily Tomlin, Joan Plowright e perfino la diva delle dive: Cher.

A questo punto credo che abbiate pochi dubbi e avrete senz'altro capito che il film è di Zeffirelli Franco e il titolo è Un tè con Mussolini (1999).

La trama del film è parzialmente autobiografica perché è ispirata all'infanzia e alla prima giovinezza dello stesso Zeffirelli, durante gli anni della seconda guerra mondiale. Zeffirelli bambino (che però nel film si chiama Luca perché volutamente non c'è una perfetta corrispondenza tra la realtà e il film) viene in pratica allevato da un gruppo di signore inglesi che hanno scelto la Toscana - e Firenze in particolare - come patria d'elezione, per via della cultura e dell'arte che vi si respira.

Tra queste donne c'è anche una ricchissima americana, che naturalmente è Cher, che dà un aiuto economico al giovane Zeffirelli e lo introduce all'arte, dal momento che lei ne è molto appassionata e ha pure i mezzi per poter collezionare le opere dei pittori più famosi.

Un'altra del gruppo di queste donne (Maggie Smith) è una fan di Mussolini e vede in lui una sorta di novello imperatore romano. Tanta è la sua ammirazione che riesce persino a incontrarlo e a bersi un tè con lui, inondandolo di complimenti e stima imperitura. Lui promette di provvedere personalmente a che il gruppo delle signore inglesi non venga minimamente disturbato dagli accadimenti bellici. Si può fidarsi di tale promessa? Macché.

Il duce se ne strafrega assai delle siore inglesi la cui libertà viene sempre meno col passare del tempo e in particolare allo scoppio della guerra tra Italia e Inghilterra, quando poi le donne vengono trasferite in una scuola abbandonata a San Gimignano.

Detto tutto questo, a me sto film non mi sa né di carne né di pesce, non è né commedia né drammone. Non si può dire che sia fatto male ma se si allungava giusto un attimo, lo si poteva piazzare tranquillamente in prima serata su Raiuno come sceneggiato in due o tre puntate. E gli sceneggiati - di solito - non è che siano poi queste grandissime opere imperdibili. Te li guardi magari mentre leggi il giornale, fai la calza, giochi a Tetris. Non occorre che ci dedichi tutta l'attenzione.

Gli sceneggiati ti raccontano una storia in modo lineare, senza guizzi, senza stranezze, senza visioni registiche di un qualche tipo e questo film mi pare in linea con questo stile. L'idea di narrare il periodo bellico italiano da un punto di vista straniero poteva anche essere interessante, ma mi pare che Zeffirelli sia rimasto un po' in superficie e il risultato è che ci sono tanti personaggi, tante situazioni, ma niente che mi abbia veramente preso.

Il personaggio di Cher si innamora di uno che finge di amarla e invece pianifica di fregarle il patrimonio e consegnarla ai tedeschi. Quando Cher viene avvisata di questo piano malvagio, lei si rifiuta di crederci e si chiude in camera a piangere come una adolescente. Tutte le donne inglesi cercano di convincerla a fuggire ma lei no, non vuole. Arriva Maggie Smith, che per tutto il film non poteva sopportare la stilosa Cher e nel frattempo si è disillusa su Mussolini, e basta che le dica:"Dai fuggi, ci siamo fidati di uomini che si sono rivelati dei gran bastardi" che Cher fa la valigia in men che non si dica. Tic e tac, pathos pari a zero.

Almeno si fosse messa a cantare Cause I'm strong enough / To live without you / Strong enough and I quit crying. Avrebbe fatto un'uscita di scena migliore. Più frizzante, se non altro.

Nel cast c'è anche Massimo Ghini, nella breve parte dell'assai poco simpatico padre di Zeffi che sgancia sì la grana per mantenere il figlio, ma meno ce l'ha tra i piedi e più è felice. Questo padre è sposato con una donna che non è la madre di Zeffi e c'è una scena in cui Ghini è tutto agitato perché sta arrivando la moglie e non vuole che lei veda il bambino. Beh, sembra che Ghini stia facendo le prove per i futuri cinepanettoni perché ha la stessa recitazione che ha in seguito, in tali film, quando si agita perché la moglie sta per beccarlo con l'amante.

Un'altra cosa poi che non mi piace tanto è il fatto che la maggior parte degli attori è doppiata con voce perfetta e priva di inflessioni, ma ogni tanto spunta fuori qualcuno che parla con accento smaccatamente toscano oppure anche napoletano. Sembra quasi macchiettistico. Allora anche gli inglesi dovrebbero essere doppiati con la loro accentazione.

Bene, direi che su questa pellicola non ho altro da aggiungere se non che c'è una curiosa coincidenza che fa di questo film il degno iniziatore di codesta rubrica: il personaggio di Maggie Smith si chiama Lady Hester Random!

domenica 10 marzo 2019

Avviso nuova rubrica

Dopo averci pensato su per qualche giorno, ho deciso che proverò per qualche mese, con una frequenza che devo ancora decidere, a tenere questa nuova rubrica che chiamerò AleaFilm. La rubrica consiste nell'estrarre a sorte un film, guardarlo e poi scriverci su un pezzo.

Questo significa che potrebbe toccarmi di guardare un qualche cinepanettone, oppure un kolossal da 5 ore, o un tv movie natalizio per famiglie e cani, o uno dei duemila film di supereroi di cui io non so praticamente niente, o anche un film introspettivo dove i protagonisti dicono una frase a testa e poi basta.

Però potrebbe capitarmi anche di vedere un bel filmone, di quelli che pure mi piacciono ma...sarò in grado di scriverci su qualcosa? Io vedo diversi bei film su cui però non saprei da dove partire per scrivere qualcosa che non sia troppo banale oppure già stato scritto da blogger ben più competenti di me. Ecco, questa è una cosa che un po' mi preoccupa ma ho deciso da autosfidarmi e vedere cosa succede.

Avviso che c'è qualche categoria di film che non vedrò, lo so già da subito, comunque semmai dovessero uscire film di quelle categorie, scriverò cosa ho evitato e perché e poi estrarrò un altro film.

Quindi se vi interessa questo mio personale esperimento, rimanete sintonizzati, a breve arriverà il primo episodio.

venerdì 22 febbraio 2019

Attenti a quel doppio!

Ho deciso di partecipare in qualche modo all'iniziativa proposta da Federica Leonardi del blog Letture pericolose e poi rilanciata da Lucius in questo post (per quanto riguarda i libri) e in quest'altro (per quanto riguarda il cinema). Il tema dell'iniziativa è il doppio.

Il film che propongo è L'uomo che uccise se stesso (1970) con Sir Roger Moore in quello che, a detta sua, è stato il suo film preferito tra quelli in cui ha lavorato. Addirittura l'unica occasione in cui abbia potuto davvero recitare (sempre a detta sua).

Il film è stato tratto dal romanzo The Case of Mr. Pelham di Anthony Armstrong e di cui mi pare di capire che non esiste una versione italiana. Il romanzo è stato adattato anche per un episodio della serie Alfred Hitchcock presenta e che pensavo di avere nella mia raccolta di 42 episodi, e invece no, non ce l'ho. Vabbè, quali telefilm io abbia o non abbia a voi giustamente non ve frega niente, quindi iniziamo a parlare del film, che è meglio.

Sir Roger interpreta un tale che si chiama Pelham e che vediamo all'inizio del film uscire dall'ufficio vestito con un completo nero, cappello a bombetta e ombrello: la divisa perfetta per un uomo d'affari della City di Londra. Pelham è infatti socio di una ditta che si occupa di ingegneria marittima.

Pelham sale sulla sua Rover bordeaux scuro, allaccia la cintura di sicurezza e parte per andare verso casa. Lo vediamo guidare placidamente nel traffico di Londra e poi nella superstrada e tutto sembra procedere liscio e tranquillo. C'è perfino una musichetta stile swinging London che accompagna le immagini.

Ma improvvisamente cambia tutto: la musichetta termina e la faccia di Pelham si trasfigura. Un ghigno malvagio appare sul suo volto. Si slaccia la cintura di sicurezza, spinge il piede sull'acceleratore e inizia a guidare come un pazzo tra le corsie. Con espressione divertita, slaloma tra le macchine come se stesse facendo una partita a Outrun e continua ad accelerare come se avesse sul pedale il "mastice, tipo extraforte" dei Blues Brothers.

Ghigno alla Dick Dastardly
La folle corsa finisce male e Pelham va a finire in un cantiere a bordo strada e si schianta su una colonna.

Viene trasportato d'ospedale d'urgenza ma in sala operatoria il suo cuore smette di battere.
Gli viene fatto un massaggio cardiaco e fortunatamente, sull'apparecchio che registra l'ECG, riappare il segnale. Un momento: sono apparsi due segnali! Due battiti cardiaci! I dottori sono impanicati, ma uno di loro dà una botta all'apparecchio, l'anomalia scompare e ritorna a esserci soltanto un segnale. Capito? La botta sulla strumentazione è sempre il modo migliore per risolvere le cose!

(Credo sia un discorso puramente soggettivo, ma questa scena mi sembra avere qualcosa di involontariamente ridicolo. Non so bene perché, sarà che ci sono diversi dottori senza guanti, la flemma con cui si muovono, anche l'effetto del segnale che si sdoppia con conseguenti alzate di sopracciglio dei dottori e in più la botta finale sull'apparecchio...giuro che mi sembrava uno sketch alla Benny Hill)

Comunque, Pelham guarisce e dopo qualche tempo ritorna a lavorare. In ufficio c'è una strana atmosfera: si sta discutendo di una possibile fusione con una grossa azienda, ma la cosa grave è che sembra ci sia stata una fuga di notizie a proposito di un dispositivo top secret che Pelham stesso ha di recente inventato.

E qui iniziano a verificarsi delle stranezze. Alla riunione, un socio gli fa capire di essere piccato perché la settimana prima, incontrandolo per strada, Pelham ha fatto finta di non vederlo. Pelham è sorpreso: lui la settimana prima era in Spagna!

Le soddisfazioni di Pelham: essere accolto dai figli
che gli hanno fatto un disegno della sua macchina che
si schianta! Che tatto! Che sensibilità,
questi giovani virgulti!
Anche a casa le stranezze continuano. Non fa a tempo a passare dalla porta, che la moglie arrabbiatissima lo aggredisce perché è da più di un'ora che le tocca intrattenere un amico logorroico che Pelham stesso aveva invitato qualche giorno prima. Perché Pelham non è venuto a casa prima, se sapeva di avere un appuntamento? Ma Pelham casca dalle nuvole: è sicurissimo di non aver invitato nessuno!

Le cose peggiorano e ovunque Pelham vada, qualcuno gli fa riferimento a cose che lui ha detto o fatto, ma di cui lui non ha nessun ricordo.
Scopre addirittura di avere un amante e sembra proprio che sia lui il responsabile della fuga di notizie di cui è vittima la sua stessa azienda.

Il povero Pelham non sa più a che santo votarsi. Cosa sta succedendo? Che intrigo c'è sotto? Chi è l'uomo che ha le sue stesse sembianze e che sembra volersi sostituire a lui? O forse Pelham sta diventando pazzo? A voi spettatori scoprire la verità.

Il film è ben fatto e piuttosto avvincente. Si vuole a tutti i costi sapere quale sia la soluzione del mistero. C'è una macchinazione ai danni di Pelham? Oppure Pelham ha dei disturbi di memoria? E se ci fosse lo zampino di qualche alieno disseminatore di baccelli?

Buona prova di Roger Moore, a tratti mi è sembrato leggermente meno convincente, ma nel complesso bravo. Ho trovato un po' bizzarra e quasi caricaturale la figura dello psichiatra a cui Pelham si rivolge. Eccolo qua:

Un po' stile gatto di Pinocchio

E infine, una nota di colore dedicata a noi italiani. Pelham ha un maggiordomo italiano, tal Luigi, e una cuoca italiana, tal Maria. Maria non la si vede mai, è sempre rintanata nelle cucine, mentre Luigi è presente in diverse scene e naturalmente non è interpretato da un attore italiano bensì da uno armeno (e che aveva una parte anche in Indiana Jones e l'ultima crociata).

Pare che i due italiani abbiano un certo "potere" infatti, una sera che Pelham arriva a casa a notte fonda e non ha voglia di cenare, la moglie gli dice che deve assolutamente buttare via la pasta perché, se il mattino dopo la trovano non mangiata, i due italiani se ne torneranno a Sorrento. Pelham minimizza e dice che mangerà la pasta a colazione. La moglie gli fa notare che il giorno dopo la pasta sarà diventata cemento e che quindi deve assolutamente andare a buttarla, ma senza far rumore - per carità - che altrimenti i due italiani emergono dalle loro stanze per vedere cosa sta succedendo. Un esasperato Pelham termina la discussione dicendo:"Se non posso nemmeno buttare degli spaghetti nel fottuto lavello di casa mia, dovrò emigrare!"

"Pronto Maria? Butta la pasta, ma non nel lavello!"

[UPDATE] E ora correte sul blog del Zinefilo a leggervi la sua analisi doppia (o multipla?) su questo film e non solo.

mercoledì 13 febbraio 2019

"Va bene, continuiamo così, facciamoci del male"

Le storie di fantasmi hanno un certo fascino. Ne è piena la tradizione orale, quella scritta e quella cinematografica.

Io possiedo parecchie antologie di racconti anglosassoni di fantasmi e molte di quelle storie sono assai godibili da leggere. Certo, non tutte mi soddisfano. A volte lo scrittore la mena così alla lunga per poi uscirsene solo con uno scheletro rinsecchito in una bara, giù nella cantina. Non troppo originale.

Comunque la proporzione tra racconti decenti e indecenti tende di più a favore dei primi, ma dubito di poter dire la stessa cosa per quanto riguarda i film. Quante schifezze fantasmatiche trite e ritrite vengono filmate e poi propinate ai poveri spettatori in cerca di qualche storia avvicente condita da qualche brividino? Troppe, troppe schifezze.

Infatti quando leggo le trame di questi film di fantasmi ho sempre quel momento di curiosità anche un po' infantile, quell'attimo di tentazione e per un secondo penso:"Dai, questo potrei anche vederlo". Poi però torno in me e scarto subito l'idea dicendo:"No, non voglio perdere tempo con la solita monnezza."

L'altra sera però ero sul divano e cercavo qualcosa da guardare. Niente di impegnativo, che a una certa ora il criceto che fa girare gli ingranaggi del cervello è stanco e vuole dormire. M'imbatto in questo "The Lodgers" che naturalmente è dotato di sottotitolo in italiano, perché ormai così vuole la moda. Il sottotitolo è "Non infrangere le regole".

Bene, non che mi facessi illusioni, però ho voluto fare il tentativo. Il film poi è irlandese per cui c'era la speranza che non fosse la solita americanata. C'era sempre una pur esigua possibilità che a un certo punto apparisse qualche leprecauno barbuto che beve una birra seduto su una pentola piena d'oro, alla fine dell'arcobaleno.

Macché, purtroppo niente leprecauno.

Il film inizia e ci troviamo subito nella casa dei fantasmi, una magione gigantesca nel bel mezzo della campagna irlandese. Ma non è la solita casa normale abitata da inquilini normali e infestata da fantasmi normali. No, la casa è un rudere indecente, cadente, fatiscente, e aggiungete pure altri "-ente" a vostro piacimento, abitato da due fratelli gemelli appena appena diciottenni, uno è masculo e l'altra è femmena.

Questi due pare che passino il tempo ad aggirarsi per stanze sporche e disordinate, a salire e scendere scale polverose, a sedersi a tavola senza poi effettivamente mangiare. Non fanno niente di significativo. E prendete una scopa, uno straccio e almeno date una pulita, perdiana!

Viene un dubbio: ma non è che sono loro i fantasmi e non riescono quindi a interagire con scope e spazzole? Risposta sbagliata, questi due sono proprio persone in carne e ossa. È solo che hanno il gusto della decadenza. O forse hanno soltanto dimenticato di togliere le decorazioni di Halloween.

Ma è così difficile tirare su quel candelabro lì dietro?
Silenzio! La signorina è impegnata a salire le scale.

Questi due simpaticissimi gemelli hanno un problema (forse non solo uno): in casa, sotto la botola nell'atrio, vivono delle oscure creature che hanno imposto ai due giovani Tre Regole Che Guai A Disubbidire.

La prima Regola impone di andare a dormire entro mezzanotte perché a quell'ora le oscure creature escono dalla botola e a quanto pare non vogliono essere disturbate.

Il gemello sembra un vampiro emo. Secondo me le creature oscure escono
solo di notte perché hanno un po' paura ad incontrarlo.
Notare le belle condizioni del muro. Anche la statua lo guarda sconsolata.

La seconda Regola proibisce di far entrare estranei in casa. Ho l'impressione che questa regola sia come gli ordini della marina che cambiano dalla sera alla mattina, infatti non si può per nessun motivo far entrare in casa l'avvocato di famiglia, eppure a un certo punto c'è un personaggio che dice di aver lavorato in quella casa in qualità di domestica. Humm, è forse la categoria degli avvocati a non piacere alle oscure presenze? Chissà.

La terza Regola dice che un gemello non deve tentare la fuga perché altrimenti chissà cosa potrebbe succedere all'altro. E questa regola serve giusto a spiegare il perché i due continuino a stare lì: lei se ne andrebbe via volentieri ma non può perché lui, oltre a sembrare un vampiro emo, è pure agorafobico per cui non osa uscire di casa. Al massimo lei va in paese a fare la spesa mentre lui che fa nella vita? Gira per le stanze, si muove su e giù per le scale, non fa cose, non vede gente. Come animale da compagnia ha un povero corvo a cui tocca essere messo dentro la gabbia, tirato fuori dalla gabbia, appoggiato sul letto, appoggiato su una mensola...povero corvo, non gli passa più e allo spettatore non va molto meglio.

Ma quindi cosa succede se le regole vengono infrante e le oscure presenze si incacchiano? Succede che dalla botola nell'atrio inizia a uscire acqua. Che uno pensa che si è rotto un tubo giù in cantina. E invece no, sono le presenze che ribollono e quando sono proprio incavolate iniziano a far sgocciolare acqua dalla botola fino al soffitto. Sono così incacchiate che le loro gocce sgocciolano dal basso verso l'alto, vincendo la forza di gravità. Un effetto pauroso che non vi dico.

Non so quante volte venga inquadrata questa botola con l'acqua che straborda e così pure quella stramaledetta goccia. In generale tutto è ripetitivo e per giunta lento e perfino le scene che dovrebbero essere saltapaurose sono di un moscio unico.

Per dire, c'è una scena in cui la gemella decide di farsi un bagno e sembra che le oscure creature abbiano deciso di uscire dalla botola prima della mezzanotte. Nelle intenzioni dovrebbe essere una scena di suspense: arrivano gli spiriti! Che aspetto avranno? Cosa faranno alla ragazza?
Io l'unica cosa che pensavo era:"Ma come fa questa a farsi un bagno in un bagno così lercio???? Più che paura dei fantasmi, qui c'è paura di beccarsi il tetano!"
Questo per dire l'interesse che mi suscitava.

Magari uno pensa che io sia una maniaca della pulizia cosa che non sono per niente
e quindi vi metto una foto di scorcio di bagno

Insomma questo film ruota attorno a queste oscure presenze. Chi sono? Perché impongono le regole ai ragazzi? Vogliono far loro del male o proteggerli? Ma è tutto davvero così poco interessante che sei a metà film e hai già perso da un pezzo la curiosità per la sorte di questi due pisquani di gemelli che hanno per tutto il tempo queste espressioni finto-dolenti stampate in faccia.

E vogliamo parlare dell'assenza di queste oscure presenze? Sai che brividi a vedere continuamente sta botola con l'acqua che esce! Giusto verso la fine, le presenze si degnano di uscire dalla botola. Forse hanno deciso che dopotutto è meglio chiamare un idraulico per risolvere il problema delle perdite d'acqua. Comunque in quella scena non li si vede granchè, sembrano giovani uomini e donne nudi che per nessun motivo apparente devono salire le scale strisciando e, tramite sapienti inquadrature da videoclip, vediamo ben poco: le loro dita che si aggrapano alla moquette polverosa, i polpacci impegnati nello sforzo di salire i gradini a passo di rana. Pietoso.

Qualche scena dopo si vede qualcosa di più e si capisce che gli autori si sono sforzati proprio tantissimo a inventarsi qualcosa. Vi metto la foto che tanto è tratta dal trailer:

A me sinceramente fa più paura il gemello

Poi, forse per cercare di vivacizzare la situazione, c'è una assurda e inutile sottotrama con protagonisti dei ceffacci che passano il tempo a importunare ragazze e a bullizzare chi non gli va a genio. Una cosa assolutamente inutile e senza senso.

Credo inoltre che in un film di fantasmi bisognerebbe partire descrivendo una situazione normale, almeno all'apparenza, all'interno della quale dovrebbe innestarsi gradualmente l'effetto soprannaturale. Invece qui abbiamo già una partenza assurda, con questi due che sono in una situazione che non ha nemmeno la parvenza del verosimile e che per di più procede per lenti clichè e contiene pure elementi illogici.

Avrei dovuto smettere di guardare il film dopo i primi venti minuti, ma vuoi che era ormai tardi, vuoi che alla fin fine si vuole sempre vedere dove vanno a parare le boiate, ho resistito fino al termine del filmaccio.

Ma durante la visione ho avvertito una strana sensazione...mi è sembrato di sentir echeggiare la voce di Nanni: "Va bene, continuiamo così, facciamoci del male".

mercoledì 30 gennaio 2019

Mystery celebrity birthday

Oggi è il compleanno di una grande star del cinema che oggi compie ben 89 anni: chi è?

Risolvete il rebus e lo saprete.

Siccome c'è una differenza tra la grafia e la pronuncia del nome, vi dico che il rebus è più simile alla pronuncia e quindi ha come soluzione: 3 - 8 mentre la grafia del nome della grande star è: 4 - 7.


Per la serie, se avessi saputo disegnare mi sarei fatta assumere dalla Settimana Enigmistica



giovedì 17 gennaio 2019

New York, anni '80, due attori famosi...

Dunque, c'è questo film che ho visto più volte nel corso degli anni, sempre con piacere.
Sto parlando di Innamorarsi, film del 1984 con Robert De Niro e Meryl Streep, entrambi all'epoca poco più che ragazzi.

La storia parla di questi due personaggi, un uomo e una donna entrambi serenamente sposati (non fra di loro), che si incontrano poco prima di Natale nell'affollata libreria Rizzoli di New York. Più che incontrarsi, si scontrano e, nel turbinio di pacchetti che ne consegue, va a finire che prendono inavvertitamente l'uno il pacchetto dell'altra, per cui la moglie di lui si becca come regalo di Natale un libro di barche, mentre il marito di lei riceve un libro sui giardini.

Si può sempre fare una nave-giardino

Dopo qualche mese, i due si ri-incontrano in treno e nel giro di breve tempo scocca la scintilla e l'amore, ma la relazione dura poco perché lei non riesce a superare i sensi di colpa nei confronti del marito. Ma forse non è detta l'ultima parola...

Come scrivevo all'inizio, ho visto il film più volte, ma è solo dopo l'ultima volta, poco tempo fa, che mi sono chiesta: ma perché questo film lo guardo piacevolmente?
Se ci penso mi pare di non riuscire a trovare elementi particolarmente degni di nota. Il film sembra veramente fatto di niente, la storia è evanescente e quasi eterea, del tutto minimale.

I personaggi sono praticamente solo l'uomo e la donna visto che i pochi altri attori che appaiono sembrano poco più che comparse (tra di essi Harvey Keitel e Dianne Wiest). Gli stessi due personaggi principali non sono particolarmente definiti, non hanno caratteristiche peculiari, sono semplicemente due persone qualsiasi.

I dialoghi sono relativamente pochi, recitati spesso in maniera esitante, timida. Sembra che siano più le cose che i personaggi vorrebbero dire che non quelle che dicono davvero. I due innamorati faticano a comunicare, fanno parecchie pause nei loro discorsi. Ci sono un paio di scene dove lo spettatore non sente i dialoghi, ma vede De Niro parlare animatamente e la Streep ridere divertita altrettanto animatamente. Cosa si diranno, visto che quando li si sente parlare, bisogna tirare loro fuori le parole con le tenaglie?

Inoltre, la Streep stessa, a pensarci bene, non sembra essere così presa da De Niro. Forse perché il ruolo richiede una interpretazione trattenuta per via del senso di colpa del personaggio, eppure lei mi sembra un po' troppo a disagio, anche tenendo conto di questa motivazione. Ma forse è una mia impressione. Comunque menomale che De Niro non fa le sue tipiche facce deniresche di cui in altri film, soprattutto successivi, ha spesso abusato e la sua interpretazione mi sembra misurata al punto giusto.

E quindi, in cosa risiede questo strano fascino che il film esercita su di me? Per quale motivo questo non è uno di quei film che guardi e dici:"OK, carino" e che al passaggio TV successivo però eviti di guardare? (Ovviamente parlo per me)

Ci ho pensato e mi sono resa conto che questo film mi fa un po' l'effetto di certi quadri di Edward Hopper, tipo questi:

"Chair Car" - 1965

"New York Office" - 1962

"Sunlight in a cafeteria" - 1958

"Portrait of Orleans" - 1950

"Lombard's House" - 1931

Quadri come questi mi ipnotizzano e mi ritrovo a far vagare lo sguardo su ogni dettaglio, sui tagli di luce, sulle persiane semiabbassate delle finestre. Mi chiedo chi siano queste persone, persone comuni, che stanno svolgendo attività forse abituali, forse occasionali. A cosa stanno pensando? Dove andranno una volta uscite dal quadro?

E anche quando le persone sono minuscole o non ci sono, sto lì, come una fessa, a guardare le case, le ombre, gli steccati e a far vagare i pensieri su quello che vedo rappresentato e su quello che invece non è dipinto.

L'ultimo quadro, quello con la casa, ce lo avevo su un calendario e non so quante volte mi son trovata a fissarlo e addirittura c'è una via della mia città a cui lo associo, ma non so bene perché! Di certo non c'è una casa così e con l'urbanizzazione massiccia che avanza come un mostro, in quella via ora non c'è più nemmeno quel tipo di periferia, con poche case basse, giardino e prati dietro. Eppure quel tipo di luce e atmosfera...

Ma sto divagando e ora vedo di ritornare in carreggiata. Il film Innamorarsi mi fa un effetto simile a questi dipinti perché è realizzato in modo da far immaginare molto di più rispetto a quello che si vede. I personaggi sono come quelli dei quadri, si sa poco di loro e le cose che dicono sono molte meno di quelle che vorrebbero dire.

Anche gli ambienti sono filmati in modo affascinante, come per invitare lo spettatore a prestare attenzione e tentare di cogliere qualche dettaglio in più sui personaggi e il loro mondo.



Insomma, penso che al prossimo passaggio televisivo me lo riguarderò e di certo troverò altri dettagli che nelle precedenti visioni non avevo notato.

E anche per oggi è tutto, gente!

Attenzione! La visione di questo film è sconsigliata se prediligete opere dal ritmo movimentato.
Se siete uomini e prediligete opere dal ritmo movimentato, è consigliabile guardare questo film solo accompagnati da donne su cui volete fare colpo dimostrando che anche voi siete sensibili.

martedì 15 gennaio 2019

Le vere 50 sfumature di grigio

Ecco cosa sono in realtà:

"Hai visto una camicia sul pavimento in zona letto?"


"L'ho messa nel tuo cesto, ho creduto fosse sporca"


"La prossima volta chiedimelo prima OK?"


"Io ho più livelli per la biancheria. Non c'è solo pulita e sporca.
Ho diverse sfumature di grigio."