venerdì 22 febbraio 2019

Attenti a quel doppio!

Ho deciso di partecipare in qualche modo all'iniziativa proposta da Federica Leonardi del blog Letture pericolose e poi rilanciata da Lucius in questo post (per quanto riguarda i libri) e in quest'altro (per quanto riguarda il cinema). Il tema dell'iniziativa è il doppio.

Il film che propongo è L'uomo che uccise se stesso (1970) con Sir Roger Moore in quello che, a detta sua, è stato il suo film preferito tra quelli in cui ha lavorato. Addirittura l'unica occasione in cui abbia potuto davvero recitare (sempre a detta sua).

Il film è stato tratto dal romanzo The Case of Mr. Pelham di Anthony Armstrong e di cui mi pare di capire che non esiste una versione italiana. Il romanzo è stato adattato anche per un episodio della serie Alfred Hitchcock presenta e che pensavo di avere nella mia raccolta di 42 episodi, e invece no, non ce l'ho. Vabbè, quali telefilm io abbia o non abbia a voi giustamente non ve frega niente, quindi iniziamo a parlare del film, che è meglio.

Sir Roger interpreta un tale che si chiama Pelham e che vediamo all'inizio del film uscire dall'ufficio vestito con un completo nero, cappello a bombetta e ombrello: la divisa perfetta per un uomo d'affari della City di Londra. Pelham è infatti socio di una ditta che si occupa di ingegneria marittima.

Pelham sale sulla sua Rover bordeaux scuro, allaccia la cintura di sicurezza e parte per andare verso casa. Lo vediamo guidare placidamente nel traffico di Londra e poi nella superstrada e tutto sembra procedere liscio e tranquillo. C'è perfino una musichetta stile swinging London che accompagna le immagini.

Ma improvvisamente cambia tutto: la musichetta termina e la faccia di Pelham si trasfigura. Un ghigno malvagio appare sul suo volto. Si slaccia la cintura di sicurezza, spinge il piede sull'acceleratore e inizia a guidare come un pazzo tra le corsie. Con espressione divertita, slaloma tra le macchine come se stesse facendo una partita a Outrun e continua ad accelerare come se avesse sul pedale il "mastice, tipo extraforte" dei Blues Brothers.

Ghigno alla Dick Dastardly
La folle corsa finisce male e Pelham va a finire in un cantiere a bordo strada e si schianta su una colonna.

Viene trasportato d'ospedale d'urgenza ma in sala operatoria il suo cuore smette di battere.
Gli viene fatto un massaggio cardiaco e fortunatamente, sull'apparecchio che registra l'ECG, riappare il segnale. Un momento: sono apparsi due segnali! Due battiti cardiaci! I dottori sono impanicati, ma uno di loro dà una botta all'apparecchio, l'anomalia scompare e ritorna a esserci soltanto un segnale. Capito? La botta sulla strumentazione è sempre il modo migliore per risolvere le cose!

(Credo sia un discorso puramente soggettivo, ma questa scena mi sembra avere qualcosa di involontariamente ridicolo. Non so bene perché, sarà che ci sono diversi dottori senza guanti, la flemma con cui si muovono, anche l'effetto del segnale che si sdoppia con conseguenti alzate di sopracciglio dei dottori e in più la botta finale sull'apparecchio...giuro che mi sembrava uno sketch alla Benny Hill)

Comunque, Pelham guarisce e dopo qualche tempo ritorna a lavorare. In ufficio c'è una strana atmosfera: si sta discutendo di una possibile fusione con una grossa azienda, ma la cosa grave è che sembra ci sia stata una fuga di notizie a proposito di un dispositivo top secret che Pelham stesso ha di recente inventato.

E qui iniziano a verificarsi delle stranezze. Alla riunione, un socio gli fa capire di essere piccato perché la settimana prima, incontrandolo per strada, Pelham ha fatto finta di non vederlo. Pelham è sorpreso: lui la settimana prima era in Spagna!

Le soddisfazioni di Pelham: essere accolto dai figli
che gli hanno fatto un disegno della sua macchina che
si schianta! Che tatto! Che sensibilità,
questi giovani virgulti!
Anche a casa le stranezze continuano. Non fa a tempo a passare dalla porta, che la moglie arrabbiatissima lo aggredisce perché è da più di un'ora che le tocca intrattenere un amico logorroico che Pelham stesso aveva invitato qualche giorno prima. Perché Pelham non è venuto a casa prima, se sapeva di avere un appuntamento? Ma Pelham casca dalle nuvole: è sicurissimo di non aver invitato nessuno!

Le cose peggiorano e ovunque Pelham vada, qualcuno gli fa riferimento a cose che lui ha detto o fatto, ma di cui lui non ha nessun ricordo.
Scopre addirittura di avere un amante e sembra proprio che sia lui il responsabile della fuga di notizie di cui è vittima la sua stessa azienda.

Il povero Pelham non sa più a che santo votarsi. Cosa sta succedendo? Che intrigo c'è sotto? Chi è l'uomo che ha le sue stesse sembianze e che sembra volersi sostituire a lui? O forse Pelham sta diventando pazzo? A voi spettatori scoprire la verità.

Il film è ben fatto e piuttosto avvincente. Si vuole a tutti i costi sapere quale sia la soluzione del mistero. C'è una macchinazione ai danni di Pelham? Oppure Pelham ha dei disturbi di memoria? E se ci fosse lo zampino di qualche alieno disseminatore di baccelli?

Buona prova di Roger Moore, a tratti mi è sembrato leggermente meno convincente, ma nel complesso bravo. Ho trovato un po' bizzarra e quasi caricaturale la figura dello psichiatra a cui Pelham si rivolge. Eccolo qua:

Un po' stile gatto di Pinocchio

E infine, una nota di colore dedicata a noi italiani. Pelham ha un maggiordomo italiano, tal Luigi, e una cuoca italiana, tal Maria. Maria non la si vede mai, è sempre rintanata nelle cucine, mentre Luigi è presente in diverse scene e naturalmente non è interpretato da un attore italiano bensì da uno armeno (e che aveva una parte anche in Indiana Jones e l'ultima crociata).

Pare che i due italiani abbiano un certo "potere" infatti, una sera che Pelham arriva a casa a notte fonda e non ha voglia di cenare, la moglie gli dice che deve assolutamente buttare via la pasta perché, se il mattino dopo la trovano non mangiata, i due italiani se ne torneranno a Sorrento. Pelham minimizza e dice che mangerà la pasta a colazione. La moglie gli fa notare che il giorno dopo la pasta sarà diventata cemento e che quindi deve assolutamente andare a buttarla, ma senza far rumore - per carità - che altrimenti i due italiani emergono dalle loro stanze per vedere cosa sta succedendo. Un esasperato Pelham termina la discussione dicendo:"Se non posso nemmeno buttare degli spaghetti nel fottuto lavello di casa mia, dovrò emigrare!"

"Pronto Maria? Butta la pasta, ma non nel lavello!"

mercoledì 13 febbraio 2019

"Va bene, continuiamo così, facciamoci del male"

Le storie di fantasmi hanno un certo fascino. Ne è piena la tradizione orale, quella scritta e quella cinematografica.

Io possiedo parecchie antologie di racconti anglosassoni di fantasmi e molte di quelle storie sono assai godibili da leggere. Certo, non tutte mi soddisfano. A volte lo scrittore la mena così alla lunga per poi uscirsene solo con uno scheletro rinsecchito in una bara, giù nella cantina. Non troppo originale.

Comunque la proporzione tra racconti decenti e indecenti tende di più a favore dei primi, ma dubito di poter dire la stessa cosa per quanto riguarda i film. Quante schifezze fantasmatiche trite e ritrite vengono filmate e poi propinate ai poveri spettatori in cerca di qualche storia avvicente condita da qualche brividino? Troppe, troppe schifezze.

Infatti quando leggo le trame di questi film di fantasmi ho sempre quel momento di curiosità anche un po' infantile, quell'attimo di tentazione e per un secondo penso:"Dai, questo potrei anche vederlo". Poi però torno in me e scarto subito l'idea dicendo:"No, non voglio perdere tempo con la solita monnezza."

L'altra sera però ero sul divano e cercavo qualcosa da guardare. Niente di impegnativo, che a una certa ora il criceto che fa girare gli ingranaggi del cervello è stanco e vuole dormire. M'imbatto in questo "The Lodgers" che naturalmente è dotato di sottotitolo in italiano, perché ormai così vuole la moda. Il sottotitolo è "Non infrangere le regole".

Bene, non che mi facessi illusioni, però ho voluto fare il tentativo. Il film poi è irlandese per cui c'era la speranza che non fosse la solita americanata. C'era sempre una pur esigua possibilità che a un certo punto apparisse qualche leprecauno barbuto che beve una birra seduto su una pentola piena d'oro, alla fine dell'arcobaleno.

Macché, purtroppo niente leprecauno.

Il film inizia e ci troviamo subito nella casa dei fantasmi, una magione gigantesca nel bel mezzo della campagna irlandese. Ma non è la solita casa normale abitata da inquilini normali e infestata da fantasmi normali. No, la casa è un rudere indecente, cadente, fatiscente, e aggiungete pure altri "-ente" a vostro piacimento, abitato da due fratelli gemelli appena appena diciottenni, uno è masculo e l'altra è femmena.

Questi due pare che passino il tempo ad aggirarsi per stanze sporche e disordinate, a salire e scendere scale polverose, a sedersi a tavola senza poi effettivamente mangiare. Non fanno niente di significativo. E prendete una scopa, uno straccio e almeno date una pulita, perdiana!

Viene un dubbio: ma non è che sono loro i fantasmi e non riescono quindi a interagire con scope e spazzole? Risposta sbagliata, questi due sono proprio persone in carne e ossa. È solo che hanno il gusto della decadenza. O forse hanno soltanto dimenticato di togliere le decorazioni di Halloween.

Ma è così difficile tirare su quel candelabro lì dietro?
Silenzio! La signorina è impegnata a salire le scale.

Questi due simpaticissimi gemelli hanno un problema (forse non solo uno): in casa, sotto la botola nell'atrio, vivono delle oscure creature che hanno imposto ai due giovani Tre Regole Che Guai A Disubbidire.

La prima Regola impone di andare a dormire entro mezzanotte perché a quell'ora le oscure creature escono dalla botola e a quanto pare non vogliono essere disturbate.

Il gemello sembra un vampiro emo. Secondo me le creature oscure escono
solo di notte perché hanno un po' paura ad incontrarlo.
Notare le belle condizioni del muro. Anche la statua lo guarda sconsolata.

La seconda Regola proibisce di far entrare estranei in casa. Ho l'impressione che questa regola sia come gli ordini della marina che cambiano dalla sera alla mattina, infatti non si può per nessun motivo far entrare in casa l'avvocato di famiglia, eppure a un certo punto c'è un personaggio che dice di aver lavorato in quella casa in qualità di domestica. Humm, è forse la categoria degli avvocati a non piacere alle oscure presenze? Chissà.

La terza Regola dice che un gemello non deve tentare la fuga perché altrimenti chissà cosa potrebbe succedere all'altro. E questa regola serve giusto a spiegare il perché i due continuino a stare lì: lei se ne andrebbe via volentieri ma non può perché lui, oltre a sembrare un vampiro emo, è pure agorafobico per cui non osa uscire di casa. Al massimo lei va in paese a fare la spesa mentre lui che fa nella vita? Gira per le stanze, si muove su e giù per le scale, non fa cose, non vede gente. Come animale da compagnia ha un povero corvo a cui tocca essere messo dentro la gabbia, tirato fuori dalla gabbia, appoggiato sul letto, appoggiato su una mensola...povero corvo, non gli passa più e allo spettatore non va molto meglio.

Ma quindi cosa succede se le regole vengono infrante e le oscure presenze si incacchiano? Succede che dalla botola nell'atrio inizia a uscire acqua. Che uno pensa che si è rotto un tubo giù in cantina. E invece no, sono le presenze che ribollono e quando sono proprio incavolate iniziano a far sgocciolare acqua dalla botola fino al soffitto. Sono così incacchiati che le loro gocce sgocciolano dal basso verso l'alto, vincendo la forza di gravità. Un effetto pauroso che non vi dico.

Non so quante volte venga inquadrata questa botola con l'acqua che straborda e così pure quella stramaledetta goccia. In generale tutto è ripetitivo e per giunta lento e perfino le scene che dovrebbero essere saltapaurose sono di un moscio unico.

Per dire, c'è una scena in cui la gemella decide di farsi un bagno e sembra che le oscure creature abbiano deciso di uscire dalla botola prima della mezzanotte. Nelle intenzioni dovrebbe essere una scena di suspense: arrivano gli spiriti! Che aspetto avranno? Cosa faranno alla ragazza?
Io l'unica cosa che pensavo era:"Ma come fa questa a farsi un bagno in un bagno così lercio???? Più che paura dei fantasmi, qui c'è paura di beccarsi il tetano!"
Questo per dire l'interesse che mi suscitava.

Magari uno pensa che io sia una maniaca della pulizia cosa che non sono per niente
e quindi vi metto una foto di scorcio di bagno

Insomma questo film ruota attorno a queste oscure presenze. Chi sono? Perché impongono le regole ai ragazzi? Vogliono far loro del male o proteggerli? Ma è tutto davvero così poco interessante che sei a metà film e hai già perso da un pezzo la curiosità per la sorte di questi due pisquani di gemelli che hanno per tutto il tempo queste espressioni finto-dolenti stampate in faccia.

E vogliamo parlare dell'assenza di queste oscure presenze? Sai che brividi a vedere continuamente sta botola con l'acqua che esce! Giusto verso la fine, le presenze si degnano di uscire dalla botola. Forse hanno deciso che dopotutto è meglio chiamare un idraulico per risolvere il problema delle perdite d'acqua. Comunque in quella scena non li si vede granchè, sembrano giovani uomini e donne nudi che per nessun motivo apparente devono salire le scale strisciando e, tramite sapienti inquadrature da videoclip, vediamo ben poco: le loro dita che si aggrapano alla moquette polverosa, i polpacci impegnati nello sforzo di salire i gradini a passo di rana. Pietoso.

Qualche scena dopo si vede qualcosa di più e si capisce che gli autori si sono sforzati proprio tantissimo a inventarsi qualcosa. Vi metto la foto che tanto è tratta dal trailer:

A me sinceramente fa più paura il gemello

Poi, forse per cercare di vivacizzare la situazione, c'è una assurda e inutile sottotrama con protagonisti dei ceffacci che passano il tempo a importunare ragazze e a bullizzare chi non gli va a genio. Una cosa assolutamente inutile e senza senso.

Credo inoltre che in un film di fantasmi bisognerebbe partire descrivendo una situazione normale, almeno all'apparenza, all'interno della quale dovrebbe innestarsi gradualmente l'effetto soprannaturale. Invece qui abbiamo già una partenza assurda, con questi due che sono in una situazione che non ha nemmeno la parvenza del verosimile e che per di più procede per lenti clichè e contiene pure elementi illogici.

Avrei dovuto smettere di guardare il film dopo i primi venti minuti, ma vuoi che era ormai tardi, vuoi che alla fin fine si vuole sempre vedere dove vanno a parare le boiate, ho resistito fino al termine del filmaccio.

Ma durante la visione ho avvertito una strana sensazione...mi è sembrato di sentir echeggiare la voce di Nanni: "Va bene, continuiamo così, facciamoci del male".

mercoledì 30 gennaio 2019

Mystery celebrity birthday

Oggi è il compleanno di una grande star del cinema che oggi compie ben 89 anni: chi è?

Risolvete il rebus e lo saprete.

Siccome c'è una differenza tra la grafia e la pronuncia del nome, vi dico che il rebus è più simile alla pronuncia e quindi ha come soluzione: 3 - 8 mentre la grafia del nome della grande star è: 4 - 7.


Per la serie, se avessi saputo disegnare mi sarei fatta assumere dalla Settimana Enigmistica



giovedì 17 gennaio 2019

New York, anni '80, due attori famosi...

Dunque, c'è questo film che ho visto più volte nel corso degli anni, sempre con piacere.
Sto parlando di Innamorarsi, film del 1984 con Robert De Niro e Meryl Streep, entrambi all'epoca poco più che ragazzi.

La storia parla di questi due personaggi, un uomo e una donna entrambi serenamente sposati (non fra di loro), che si incontrano poco prima di Natale nell'affollata libreria Rizzoli di New York. Più che incontrarsi, si scontrano e, nel turbinio di pacchetti che ne consegue, va a finire che prendono inavvertitamente l'uno il pacchetto dell'altra, per cui la moglie di lui si becca come regalo di Natale un libro di barche, mentre il marito di lei riceve un libro sui giardini.

Si può sempre fare una nave-giardino

Dopo qualche mese, i due si ri-incontrano in treno e nel giro di breve tempo scocca la scintilla e l'amore, ma la relazione dura poco perché lei non riesce a superare i sensi di colpa nei confronti del marito. Ma forse non è detta l'ultima parola...

Come scrivevo all'inizio, ho visto il film più volte, ma è solo dopo l'ultima volta, poco tempo fa, che mi sono chiesta: ma perché questo film lo guardo piacevolmente?
Se ci penso mi pare di non riuscire a trovare elementi particolarmente degni di nota. Il film sembra veramente fatto di niente, la storia è evanescente e quasi eterea, del tutto minimale.

I personaggi sono praticamente solo l'uomo e la donna visto che i pochi altri attori che appaiono sembrano poco più che comparse (tra di essi Harvey Keitel e Dianne Wiest). Gli stessi due personaggi principali non sono particolarmente definiti, non hanno caratteristiche peculiari, sono semplicemente due persone qualsiasi.

I dialoghi sono relativamente pochi, recitati spesso in maniera esitante, timida. Sembra che siano più le cose che i personaggi vorrebbero dire che non quelle che dicono davvero. I due innamorati faticano a comunicare, fanno parecchie pause nei loro discorsi. Ci sono un paio di scene dove lo spettatore non sente i dialoghi, ma vede De Niro parlare animatamente e la Streep ridere divertita altrettanto animatamente. Cosa si diranno, visto che quando li si sente parlare, bisogna tirare loro fuori le parole con le tenaglie?

Inoltre, la Streep stessa, a pensarci bene, non sembra essere così presa da De Niro. Forse perché il ruolo richiede una interpretazione trattenuta per via del senso di colpa del personaggio, eppure lei mi sembra un po' troppo a disagio, anche tenendo conto di questa motivazione. Ma forse è una mia impressione. Comunque menomale che De Niro non fa le sue tipiche facce deniresche di cui in altri film, soprattutto successivi, ha spesso abusato e la sua interpretazione mi sembra misurata al punto giusto.

E quindi, in cosa risiede questo strano fascino che il film esercita su di me? Per quale motivo questo non è uno di quei film che guardi e dici:"OK, carino" e che al passaggio TV successivo però eviti di guardare? (Ovviamente parlo per me)

Ci ho pensato e mi sono resa conto che questo film mi fa un po' l'effetto di certi quadri di Edward Hopper, tipo questi:

"Chair Car" - 1965

"New York Office" - 1962

"Sunlight in a cafeteria" - 1958

"Portrait of Orleans" - 1950

"Lombard's House" - 1931

Quadri come questi mi ipnotizzano e mi ritrovo a far vagare lo sguardo su ogni dettaglio, sui tagli di luce, sulle persiane semiabbassate delle finestre. Mi chiedo chi siano queste persone, persone comuni, che stanno svolgendo attività forse abituali, forse occasionali. A cosa stanno pensando? Dove andranno una volta uscite dal quadro?

E anche quando le persone sono minuscole o non ci sono, sto lì, come una fessa, a guardare le case, le ombre, gli steccati e a far vagare i pensieri su quello che vedo rappresentato e su quello che invece non è dipinto.

L'ultimo quadro, quello con la casa, ce lo avevo su un calendario e non so quante volte mi son trovata a fissarlo e addirittura c'è una via della mia città a cui lo associo, ma non so bene perché! Di certo non c'è una casa così e con l'urbanizzazione massiccia che avanza come un mostro, in quella via ora non c'è più nemmeno quel tipo di periferia, con poche case basse, giardino e prati dietro. Eppure quel tipo di luce e atmosfera...

Ma sto divagando e ora vedo di ritornare in carreggiata. Il film Innamorarsi mi fa un effetto simile a questi dipinti perché è realizzato in modo da far immaginare molto di più rispetto a quello che si vede. I personaggi sono come quelli dei quadri, si sa poco di loro e le cose che dicono sono molte meno di quelle che vorrebbero dire.

Anche gli ambienti sono filmati in modo affascinante, come per invitare lo spettatore a prestare attenzione e tentare di cogliere qualche dettaglio in più sui personaggi e il loro mondo.



Insomma, penso che al prossimo passaggio televisivo me lo riguarderò e di certo troverò altri dettagli che nelle precedenti visioni non avevo notato.

E anche per oggi è tutto, gente!

Attenzione! La visione di questo film è sconsigliata se prediligete opere dal ritmo movimentato.
Se siete uomini e prediligete opere dal ritmo movimentato, è consigliabile guardare questo film solo accompagnati da donne su cui volete fare colpo dimostrando che anche voi siete sensibili.

martedì 15 gennaio 2019

Le vere 50 sfumature di grigio

Ecco cosa sono in realtà:

"Hai visto una camicia sul pavimento in zona letto?"


"L'ho messa nel tuo cesto, ho creduto fosse sporca"


"La prossima volta chiedimelo prima OK?"


"Io ho più livelli per la biancheria. Non c'è solo pulita e sporca.
Ho diverse sfumature di grigio."

venerdì 11 gennaio 2019

SI - PUÒ - FARE!

Circa due anni fa scrivevo un lungo e logorroico post dove dicevo peste e corna del film Holmes - Il mistero del caso irrisolto. A parte il film in sè che mi sembrava fiacco, quello che mi aveva inviperito era il modo in cui era stato rappresentato il personaggio di Holmes (ovviamente non mi riferisco all'interpretazione del bravissimo Ian McKellen).

Sostanzialmente, quello che dicevo in quel lunghissimo post (ma quanto scrivevo?) era che disapprovo non solo quando un personaggio viene snaturato, ma anche e soprattutto quando viene spogliato della sua straordinarietà, quasi rendendolo alla pari con lo spettatore, pensando forse che quest'ultimo proverà così maggiore empatia.

Perché calcare la mano sulla normalizzazione di un personaggio quando se ne potrebbe invece esplorare le sue peculiari caratteristiche in più modi diversi?

A distanza di due anni non ho cambiato opinione e ho anzi visto un film che mi ha fatto ulteriormente rimanere sulla mia idea.

Il film è La vita privata di Sherlock Holmes (1970) di Billy Wilder.
All'origine, il film durava più di tre ore e prevedeva una storia composta da quattro "episodi", ma la casa di produzione impose il taglio di due "episodi" in modo da ridurre il minutaggio a poco più di due ore. Quando parlo di "episodi" intendo che la trama è divisa in spezzoni separati tra loro dal punto di vista narrativo.

Il primo di questi episodi è abbastanza buffo e vede Holmes e Watson andare a teatro ad assistere al balletto Il lago dei cigni. Holmes è annoiatissimo, invece Watson è tutto gasato alla vista delle ballerine.
Dopo lo spettacolo, mentre Watson si intrattiene allegramente con esse, Holmes viene convocato dalla prima ballerina, la diva dello show, che gli chiede se può generare con lei un figlio che erediterà quindi dei geni straordinari di bellezza fisica e intelletto.

Holmes riesce a districarsi dalla spinosa situazione facendo credere alla ballerina di essere omosessuale e di avere una relazione di lunga data proprio con Watson.

Qui avviene una scena divertente perché, mentre Watson danza allegramente con un nutrito gruppo di ballerine, si sparge la voce della sua presunta omosessualità e a poco a poco le ballerine si allontanano da Watson per venire sostituite nella danza da altrettanti ballerini, presumibilmente omosessuali, che guardano ora Watson con occhi diversi.

Il secondo episodio è invece più complicato e lungo e narra di Holmes e Watson alle prese con una donna misteriosa che dice di essere alla ricerca del marito scomparso. Da qui si avvia una complessa indagine che porta il dinamico duo addirittura sul lago Ness dove si sta costruendo un sottomarino bellico e nella cui realizzazione è coinvolto perfino il fratello di Sherlock, Mycroft (interpretato da Christopher Lee).

Nonostante nel film ci siano alcuni elementi farseschi e sopra le righe (e un Watson esagitato che non mi è piaciuto molto), penso che il personaggio di Holmes sia assolutamente credibile e in linea con il personaggio creato da Conan Doyle.

Holmes è in qualche modo reso più normale, meno filmico o letterario, ma non viene privato delle sue caratteristiche peculiari. Si mostra il suo utilizzo di droga e il mancato successo dell'indagine scozzese, ma questi elementi non sono soprendenti perché nei racconti di Conan Doyle ci sono sia i riferimenti alla droga che alcune indagini dove Holmes sbaglia oppure dove il suo intervento è irrilevante.

Inoltre è stato tolto quell'elemento sensazionale tipico di Holmes che come ti vede per cinque secondi ha già capito tutto di chi sei e cosa fai, ma questo non significa che il detective sia stato privato della sua razionalità e autocontrollo, caratteristiche fondamentali del personaggio.

Credo che molto del merito del successo vada a Robert Stephens, che ho trovato davvero straordinario nell'impersonare Holmes. Con sguardi e gesti misurati, del tutto lontani dai gigionismi di certi attori, ti fa intuire che dentro una persona (e a un personaggio) c'è tutto un mondo a cui probabilmente non avrai mai accesso.

Stephens è riuscito a mostrare i contrasti che coesistono all'interno di un individuo e, nel caso di Holmes, uno dei suoi contrasti è rappresentato dall'attrazione trattenuta e solo in parte visibile che nutre verso la donna che si rivolge a lui per cercare il marito. E inoltre questo non esclude un'ipotesi sulla natura omosessuale del grande detective.

Stephens regala una interpretazione più morbida e ambigua rispetto a quella del mitico Brett e sono convinta che queste due intepretazioni possano coesistere e anzi mostrare assieme un personaggio da diverse angolazioni, senza snaturarlo.

Per cui disapprovo operazioni dove i personaggi sono completamente diversi, tipo Holmes puttaniere o supereroe o cose del genere. Questo non significa mostrare un personaggio da un'altra angolazione, significa mostrare un personaggio diverso.

Se guardo un cavallo dalla parte del coda, vedo sempre un cavallo, mica il sedere di un gatto!

lunedì 7 gennaio 2019

Due approcci disinvolti al pilotaggio (breve post di inizio anno)

Di recente ho rivisto Il grande dittatore, film di Chaplin in cui i molti momenti comici non coprono l'amarezza legata al tema drammatico della persecuzione ebraica a cui la pellicola fa riferimento.

Mi sembra che la gran parte delle sequenze divertenti siano quelle in cui vengono mostrate le personalità egocentriche, infantili, insicure e vanitose dei due dittatori.

Era un po' che non vedevo il film e mi ricordavo che il personaggio ispirato al duce si chiamava di cognome Napaloni, ma mi ero dimenticata che di nome faceva Benzino! :D

I due dittatori non riescono a coordinarsi nel saluto

Quasi tutta la storia del film si svolge nel periodo tra le due guerre, ma nella parte iniziale ci sono alcune scene che hanno luogo durante la Grande Guerra, proprio sul campo di battaglia, dove si vedono le scarse attitudini belliche del personaggio del barbiere ebreo impersonato da Chaplin.

Il barbiere è molto simile nelle movenze al personaggio del Vagabondo, per cui la sua goffaggine lo porta a combinare una serie di potenziali disastri. Prima gli scivola nella manica della giacca una bomba a mano innescata, poi fa acrobazie pazzesche con un cannone rischiando di disintegrare la sua truppa e infine si perde nella nebbia ritrovandosi a marciare fianco a fianco al nemico. Sono scene visivamente molto divertenti.

A un certo punto, mentre si appresta a difendere una postazione, sente chiamare aiuto. È un pilota alleato che giace a terra ferito e ha bisogno di assistenza per salire sul suo aereo. Il barbiere lo solleva di peso e lo mette sul velivolo, ma il pilota dice che da solo non ce la fa e gli chiede:"Sai pilotare un aereo?"
Il barbiere monta su e con un sorriso smagliante gli dice:

"POSSO PROVARE!"

Nessun dubbio, nessuna ansia, solo:"Posso provare"! Un grande.

Questa scena mi ha ricordato tantissimo quella che vede protagonista un altro grande personaggione del cinema: Indiana Jones, che nel secondo episodio della serie si ritrova a sovrastare la catena himalayana su un aereo da cui i malvagi piloti si sono lanciati lasciando sull'aereo meno paracadute di quelli che servirebbero.

La partner di Indy in quel film è la bionda e ansiosa Willie che gli chiede:"Lei sa pilotare un aereo, vero?"
E il grande Indy non risparmia un sorriso dei suoi e con una certa nonchalance risponde:

"No, e lei?"

E perfino aggiunge qualcosa del tipo:"E che ci vorrà mai?" Mitico.

Beh, so bene che queste due scene sono fatte per far ridere, ma io ci voglio dare una mia personalissima interpretazione e anche una specie di augurio per l'anno nuovo.
Tante volte ci si fa un sacco di paturnie e ci si lascia spaventare e bloccare dalle difficoltà per poi scoprire che è molto meglio prendere il toro per le corna, anzi l'aereo per la cloche: con un po' di determinazione le cose spesso vanno per il meglio e magari si scopre che ci si faceva più problemi di quelli che c'erano in realtà.
Quindi, per quest'anno auguro a tutti un po' di sana incoscienza che ci permetta di fare le cose che fino a ora abbiamo ritenuto troppo difficili.
Audentes fortuna iuvat.

(Nei film ha funzionato :D)