Dai, pensate a un attore che fa film di Natale.
Chi vi viene in mente? Forse Tim Allen?
Secondo me, nessuno dei nomi che vi vengono in mente ha fatto più film natalizi di colui che si nasconde sotto la finestrella.
Cliccate e saprete!
È lui: Dean Cain! Nella sua vasta filmografia, ho trovato:
1) Colpo di Natale (Christmas Rush)
2) Mi sposo a Natale (A Christmas Wedding)
3) Mamma, che Natale da cani! (The Dog Who Saved Christmas)
4) Tre bambini sotto l'albero (The three gifts)
5) Una tata per Natale (A Nanny for Christmas)
6) Un bianco Natale per Zeus (The Dog Who Saved Christmas Vacation)
7) Un avvocato per Babbo Natale (The Case for Christmas)
8) Zeus e il Natale in California (The Dog Who Saved the Holidays)
9) L'incredibile caso Babbo Natale (Defending Santa)
10) Holiday Miracle (con titolo alternativo Small Town Santa)
11) A Belle for Christmas
12) Natale con l'ex (Merry Ex-Mas)
13) Beverly Hills Christmas
14) Una telecamera per due (Broadcasting Christmas)
15) Megan's Christmas Miracle
16) Moschettieri a quattro zampe (The Three Dogateers)
A me sembra pazzesco! Quanto a film natalizi, forse lo superano solo Boldi e De Sica, anche se in genere i cinepattoni sono natalizi più per il periodo in cui arrivano al cinema che per il tema.
Se scoprite qualche attore che ha fatto di più in questo settore, fatemelo sapere.
E siamo arrivati a dicembre: non è forse il momento di aprire le finestrelle del calendario dell'avvento?
Ogni giorno troverete una nuova finestrella da aprire...dentro potrebbe esserci di tutto, ma sempre a tema natalizio!
Si clicchi, orsù!
InSight è arrivata su Marte, ma non sapevate che Santa Claus è ammartato molto prima? Ha battuto la sonda con un anticipo di ben 54 anni! Veramente, il grande vecchio non ci è andato di sua iniziativa, ma è stato rapito dagli omini verdi, perché sì, su Marte c'è vita, eccome. Quello che manca sul pianeta rosso è qualcuno che porti i giocattoli ai piccoli marzianini che sono tristi e guardano troppa tv terrestre.
Sul poster potete vedere gli allegri marziani, in quello che viene considerato uno dei film più brutti della storia del cinema, così brutto da diventare bello.
Io non l'ho visto, ma se qualcuno ne ha il coraggio, mi faccia sapere.
Diversi mesi fa, Ivano Landi del blog Cronache del Tempo e del Sogno mi ha gentilmente assegnato un Liebster Award. Con la consueta lumachezza che mi contraddistingue, mi accingo ora a ringraziarlo e a rispondere alle 11 domande che Ivano ha posto.
Andiamo a cominciare!
1)
L'anno scorso ho chiesto di mettere in ordine di preferenza nove generi
letterari. Ora ti chiedo di fare altrettanto con i seguenti nove medium
espressivi che butto là in ordine sparso: romanzo, poesia, cinema,
fumetto, fotografia, pittura, televisione, musica, illustrazione.
Partiamo già sul difficile perché non sono assolutamente in grado di fare una top nine del genere. Allora ho pensato di fare una grafica in cui mostro come queste arti si dividono attualmente il mio tempo.
Questa è una specie di rappresentazione della situazione attuale.
Ci sono stati momenti in cui la fotografia e la musica occupavano più spazio e l'illustrazione di meno. In passato anche la tv occupava uno spazio maggiore. Ci sono periodi in cui leggo i miei vecchi fumetti e non ho testa per iniziare romanzi.
Ultimamente la pittura sta aumentando il suo spazio e mi vengono raptus in cui acquerellerei come se non ci fosse un domani.
Praticamente tutte le arti oscillano nel tempo, l'unica che rimane sempre lì, in un angolo, è la poesia. Mi rendo conto che è proprio una mia mancanza, ma non riesco a entrare davvero nel mood poetico. Forse devo trovare un poeta che faccia al caso mio, non lo so, non riesco a superare il blocco.
2) Chi è il tuo ideale di donna/uomo (un nome di un personaggio riconoscibile da tutti, il tuo vicino/a di casa non vale)?
Ma perché limitarsi a fare un nome quando se ne possono fare 7? E allora, musica maestro!
MUSIC OFF
Music:
"Happy Happy Game Show" Kevin MacLeod (incompetech.com)
Licensed under Creative Commons: By Attribution 3.0 License
http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/
3) Se non avessi intrapreso la strada del blogging a quale altro hobby pensi avresti dedicato l'equivalente del tempo?
Ecco, visto il tempo che passa tra un post e l'altro, nel mio caso la domanda giusta sarebbe: a cosa dedichi il tempo anziché al blog? A parte vita privata e lavoro, ho messo in cantiere altri progetti. Il blog per certi versi è stato un punto di partenza mentale per altre idee che spero di portare a pieno compimento.
Comunque, c'è da dire che di solito ci metto un po' a confezionare i post del blog perché, oltre alla lentezza insita nella mia natura, spesso non sono soddisfatta delle prime stesure degli articoli. Scrivo, rileggo, cancello, riscrivo...Anche i film di cui parlo, in genere li guardo più di una volta. Torno a rivedere pezzi, a riascoltare dialoghi, a esaminare dettagli, perché a volte la prima impressione non è detto che sia così obiettiva e potrebbe essere falsata perché magari non ho capito bene alcune cose. Anche quando parlo di libri, spesso vado a rileggere passaggi, se non interi capitoli, perché voglio evitare di scrivere cose troppo vaghe e generiche.
Questi tempi non propriamente brevi di stesura fanno sì che poi, anche a distanza di tempo, mi ricordo di anneddoti strani collegati alla stesura stessa, tipo quando scrivevo un post su Ed Wood e nel frattempo cercavo di sbloccare il lavandino della cucina che si era intasato.
Oppure di quando scrivevo il post su Collateral, che ero andata in fissa per la rete stradale di Los Angeles, per cui su Google Maps mi sono guardata la città per lungo e per largo e quando in tv si vedeva un'inquadratura della downtown, cercavo di capire da dove fosse stata fatta. Poi mi è passata 'sta fissa, eh.
4) Col
senno di poi... hai scelto la strada giusta nel tuo percorso di
istruzione scolastica (superiori, università, specializzazioni) o
cambieresti qualcosa?
Ho studiato diverse cose in diversi campi e credo che rifarei tutto quanto. Comunque, quando ero ggiovane, non amavo andare a scuola e studiare (tranne qualche materia), ma ho sempre studiato quello che dovevo in quanto lo ritenevo un mio dovere. Ma andando avanti negli anni, il desiderio di conoscenza è aumentato e quindi non ho mai smesso in realtà di studiare. Miro a diventare una donna rinascimentale versata in molte discipline! (Poi in realtà, non è che so granché, ma vabbè, sognare non costa niente)
Dirò una cosa forse impopolare: io non sono tanto favorevole ai discorsi sulla scuola che deve formare gente pronta poi al lavoro. Scuola-impresa, o cose del genere. Va bene, non dico che le due cose debbano essere del tutto avulse, però secondo me la scuola dovrebbe avere la funzione di aprire molte porte, mostrare molte strade e insegnare a pensare, elaborare, comprendere. Per imparare a fare un lavoro c'è sempre tempo e le conoscenze specifiche di ogni settore cambiano e si aggiornano rapidamente nel tempo, quindi non ha gran senso che la scuola, perlomeno fino all'università, debba star dietro a tutto questo.
La civetta della notte ammira il ritratto di un uomo versatile
5) Sei
un/una amante della vita sedentaria? Un/una amante della vita nomade? Un
sedentario/a costretto/a al nomadismo? O un/una nomade costretto/a alla
vita sedentaria?
Dunque, io sono un bradipo pigro che ama starsene sul suo albero a sgranocchiare foglie, ma è anche vero che di tanto in tanto vinco l'inerzia e mi butto all'avventura, traendone gran soddisfazione. Poi torno sempre all'amato albero, fino all'avventura successiva. Nel frattempo viaggio con la mente, con l'aiuto delle arti della domanda numero 1.
Comunque, per rimanere in tema di bradipi, credo sia proprio tramite un link condiviso da Ivano che ho scoperto il divertente personaggio di Bradi Pit, sul blog "La firma cangiante" (a proposito, nel caso il creatore fosse in lettura, si vorrebbero nuovi episodi!)
Incontro con un bradipo proveniente da Pixabay
6) Domanda strettamente legata alla precedente: Ti senti radicato alla tua terra d'origine o piuttosto un/una apolide?
In base alla risposta precedente scelgo l'opzione numero uno, ma ho una certa apolidità nel cuore.
7) Sempre sulla stessa onda: Il mio amatissimo Rilke (il poeta) diceva che seppure di origine praghese e di cultura tedesca, la sua patria spirituale era la Russia. Tu ti riconosci una patria spirituale?
Quando ero adolescente, avevo il mito di Londra perché ci abitavano i cantanti che amavo all'epoca. L'ho poi visitata più volte ed è in effetti una città che mi piace molto, anche oggi che dei cantanti non me ne frega più niente.
In generale, c'è qualcosa nell'anglosassicità che mi attira, anche se non saprei spiegare bene cosa. Ancor prima di vederli dal vivo, mi hanno sempre attratto l'ambiente rurale, le colline verdeggianti, le brughiere, le scogliere, le case di mattoni, quelle bianche coi gradini, quelle bianche con le travi sulla facciata.
Se in Italia il Romanticismo aveva un risvolto politico e sociale, in Inghilterra era molto più personale e naturalistico, con sfumature gotiche di racconti fantasmatici. E infatti quanti libri ho di racconti e fiabe inglesi, soprannaturali e non? Ho perso il conto.
Pure la lingua mi piace (ma non nel senso di usare l'inglese perché fa figo) e chi dice che l'inglese è una lingua stupida, secondo me, non la conosce.
Beh, di solito le fascinazioni non sono aderenti al 100% alla realtà, nel senso che non tengono conto degli aspetti negativi, ma va bene così.
English landscape
(sempre con il contributo di Pixabay)
8) Tendi ad amare di più: La natura? Le cose vecchie/antiche? Le cose moderne? Per la cronaca, si tratta di una divisione in tre tipi di essenze umane (naturale, classica, moderna) appartenente a una particolare scuola psicologica.
Amo decisamente la natura, anche se ci sono momenti in cui non mi tira su il morale, ad esempio in certe giornate invernali, quando fa così freddo e tutto è brullo e giallastramente secco. Ma in altri momenti, la natura è qualcosa di sconvolgentemente bello e mettersi lì, accanto all'acqua che scorre, immergendosi totalmente nell'ambiente, è qualcosa di estremamente rigenerante. Se poi ci si butta nell'acqua ed essa è assai fredda, ecco che l'effetto rigenerante e rinvigorente è assicurato! Gli svedesi che si buttano nel mar Baltico ne sanno qualcosa!
Riguardo alle cose, in generale preferisco quelle più antiche, però è anche vero che assegno agli oggetti un valore in base alle persone, ai momenti e alle situazioni a cui questi oggetti sono associati.
La civetta della notte medita se tuffarsi nel mar Baltico
in questa foto tratta da Pixabay
9) Ora una domanda facile facile, su qualcosa che pare molto d'attualità: qual è il tuo decennio preferito (da te vissuto direttamente o anche solo per via indiretta)?
Non posso che dare una risposta banale: per quanto mi riguarda, dopo che sono passati almeno 20 anni, ogni decennio assume il suo peculiare fascino, sia quelli che ho vissuto, sia quelli precedenti.
Per uscire dalla banalità di questa mia risposta e dal momento che questo è un blog di cinema, per ogni decennio dirò un elemento cinematografico che mi piace particolarmente, escludendo i primi 3 decenni.
- Anni '30: le locandine dalle grafiche bellissime, impaginazioni insolite, font caratteristici:
- Anni '40: il fantastico bianco e nero con le sue splendide luci e ombre
- Anni '50: quella fantascienza tipica del periodo, capace di andare dall'infantile al profondo, regalando quell'inquietudine in grado di permanere per molti anni, anche dopo che il mondo è (apparentemente) cambiato parecchio.
- Anni '60: il colore sgargiante, lo stile pop vivace.
- Anni '70: l'eccelsa fotografia realistica dai colori naturali.
- Anni '80: non so se riuscirò a estrinsecare l'immagine mentale che ho della cinematografia di questo decennio.
È vero che l'estetica di quel periodo era molto artificiale e "piena" (si pensi alla musica o alla moda), ma trovo che i film avessero ancora quell'ingenuità e perfino "onestà" o "naturalità" nel raccontare le storie, senza far ricorso a troppi espedienti visivi fini a sè stessi. Secondo me, dalla seconda metà degli anni '90, l'estetica patinata e la ricercatezza visiva (nel bene e nel male) sono diventate sempre più preponderanti e spesso fanno sembrare un film decente quello che invece è un film pessimo o insulso. Si badi che sto facendo un discorso davvero a grandi linee, ma ho questa impressione che negli anni '80 ci fossero meno film "fintamente belli". Mi sembra si puntasse di più sull'aspetto attoriale e sulla potenza della storia e se questa non era così potente lo si capiva subito.
- Anni '90: mi piace guardare i film dell'epoca immediatamente pre-internet e dove i cellulari non erano presenti in ogni scena, perché siamo arrivati a un punto in cui 'sti attori son sempre al telefono, soprattutto nelle commedie e vabbè, nei soliti film horror dove però non c'è campo. Non per fare la retrograda, ma a me sembra che quando ci sono troppi telefoni, c'è qualcosa che non va nella storia. Comunque, guardando questi film anni '90, a volte ho proprio la percezione di star osservando un mondo vicino e lontano al tempo stesso.
Da piccola ho collezionato francobolli e ricordo ancora di quando li staccavo da vecchie buste. Però non ero del tutto soddisfatta quando mi arrivavano francobolli nuovi, quelli raccolti in fogli. Mi sembrava di barare! I bolli li dovevo trovare su lettere o cartoline, dovevano essere vissuti e quindi timbrati.
Da quella volta non ho più collezionato niente e il solo pensiero mi agita. Troppe cose, troppi oggetti (da tenere in un certo modo, poi) mi mettono ansia.
Però anche se ho poi smesso di collezionarli, ho sempre prestato attenzione ai bolli e quando spedivo lettere (soprattutto quelle verso l'estero) cercavo di usarne diversi, non sempre quelli delle serie ordinarie.
11) Hai o hai avuto una tua enciclopedia preferita?
Beh sicuramente conservo un posto nel cuore per I Quindici, che di tanto in tanto ancora sfoglio. Ricordo con gran piacere i volumi con gli aneddoti sui personaggi famosi e anche quelli delle fiabe. Gradivo molto anche le illustrazioni, che spaziavano nei vari stili.
Le enciclopedie hanno un loro fascino e mi ci perdo piacevolmente leggendo qua e là, passando a caso da una voce all'altra. Dove, se non in un'enciclopedia, si può passare da Osiride a Oslo in un battito di ciglia?
E con questa, chiudo. Non assegno il Liebster a nessuno perché nessuno dei blog che leggo ha meno di 200 followers!
L'altra sera mi son messa sul divano, ho acceso la tv e ho detto:"Mi guardo una commedia, così mi faccio quattro risate prima di andare a dormire". Vedo che danno Benedetta follia - l'ultimo film di Verdone - e dico:"Bene, 'na risata, un soriso, me li faccio senz'altro".
Invece niente, man mano che procedevo nella visione, mi sono accorta che mi sarei potuta rispondere come il becchino di Bianco, rosso e Verdone: "Qui c'è poco da ridere". Ma oltre a non ridere, avvertivo un progressivo senso di fastidio e nervosismo.
Consideriamo innanzitutto il personaggio di Ilenia Pastorelli, la solita coatta esagerata col cuore d'oro: ma ancora dovrebbe far ridere un personaggio del genere? Dopo che ne abbiamo visti a bizzeffe? Lo stesso Verdone ha già proposto Ivano & Jessica e i similari Moreno & Enza, per dire.
Ma poi quello della Pastorelli è un personaggio assurdo, inverosimile, che pare non avere percezione di dove si trovi.
Dovrebbe far ridere il fatto che si presenti vestita da discoteca a chiedere lavoro nel negozio di articoli religiosi gestito da Verdone?
Dovrebbe far ridere che, mentre cerca di farsi dare un lavoro, dica che proprio in quel momento le sono venute le sue cose e che mandi Verdone in farmacia a prenderle gli assorbenti con le ali?
Dovrebbe far ridere che accompagni Verdone in un palazzo ecclesiastico e si faccia cento selfie con una guardia svizzera? Una cosa del genere la faceva Mr Bean venticinque anni fa con una guardia della regina. E faceva decisamente più ridere.
Verdone stesso ha fatto personaggi assurdi nella sua carriera, ma erano più originali e in ogni caso più divertenti. Lei sembra che stia lì soprattutto per aumentare la quota sexy del film.
Uno potrebbe obiettare dicendo che Verdone cerchi di fare film che non siano solo da ridere e che cerchi invece di andare un po' più a fondo nella psicologia dei suoi personaggi mostrandone i lati problematici o malinconici. Vabbè, io rispondo che questo lo faceva anche all'inizio, nei film puramente comici. I personaggi di Verdone sono tutti in qualche modo disagiati, a partire dal solitario Enzo-no-Renzo che chiama tutti i numeri della sua rubrica telefonica alla ricerca di qualcuno che lo accompagni a Cracovia, al timido Sergio di Borotalco, dal gruppo di personaggi disastrati del bel Compagni di scuola, all'ansioso e ipocondriaco protagonista di Maledetto il giorno che ti ho incontrato (lasciato dalla compagna proprio come nel film oggetto di questo post), o all'incasinato personaggio de Il mio miglior nemico. Forse solo i personaggi alla Furio e Raniero non sembrano passarsela male.
Quindi si può far ridere e al contempo rappresentare le miserie dei personaggi. Una cosa non esclude l'altra.
Comunque, non è che bisogna obbligatoriamente far ridere. Si può tranquillamente fare un film senza dover calcare il pedale della commedia, basta però deciderlo prima. Qui siamo di fronte a un film che avrebbe l'intento di far anche ridere ma che secondo me non ci riesce. E il risultato è che ti smonta come una barzelletta fiacca.
C'è poi la strizzata d'occhio al moderno, al contemporaneo. Cos'è oggi il contemporaneo? Gli smartphone e le app, ovviamente. E cosa c'è di più moderno e contemporaneo che usare un'app di appuntamenti per conoscere una persona con cui passare una piacevole seratina o con cui sperare in qualcosa di più serio?
Naturalmente questo spunto viene utilizzato soltanto per inscenare tre sketch uno peggio dell'altro. Nel primo Verdone passa la serata con una sguaiatona dal forte accento regionale, amante dell'alcol e desiderosa di passare all'azione. Una macchietta imbarazzante più che divertente.
Il secondo sketch vede Verdone rompersi le palle durante una serata passata con una super ipocondriaca, interpretata da una sprecata Minaccioni, che gli racconta per filo e per segno le sue peripezie sanitarie. E se Verdone non ne può più, non ne potevo più manco io. Noioso.
Il terzo sketch è il più pietoso di tutti e degno del più becero cinema italico (e non solo). Verdone va a cena con un'altra sessuomane che gli prende il telefono - uno smartphone grande come una piastrella - e se lo inserisce proprio lì, avete capito dove. Naturalmente arriva una chiamata, il telefono si incastra e a Verdone tocca pure sostenere la conversazione telefonica in una posizione imbarazzante. A parte la poca credibilità della cosa, ma la tristezza! Verdone dice che in quella scena hanno riso anche persone particolarmente bigotte, ma qui non è questione di bigottismo, ma di umorismo che è di grana no grossa. Grossissima proprio. Forse sono delusa perché apprezzo Verdone e da lui mi aspetto un livello minimo di default.
Verdone dice che è sempre più difficile far ridere la gente. Va bene, io ci credo, ma non so se la situazione si risolve proponendo personaggi caricaturali e situazioni troppo assurde e già viste. Se proprio vuole utilizzare anche il macchiettistico, che lo faccia lui e non si affidi ad altri interpreti.
Ma forse non ci capisco niente io, dal momento che il film sembra aver avuto in gran parte elogi e recensioni positive.
Fatto sta che al termine della visione non ero soddisfatta.
Mi sono intrattenuta più piacevolmente qualche sera dopo, quando ho visto 3 fusti, 2 bambole...e 1 tesoro, dove in realtà l'unico fusto è Elvis nei panni di uomo rana, che tra una canzone e l'altra disinnesca mine giapponesi con una chiave inglese.
Volevo vedere se togliendosi la muta da sub, gli si sarebbe scompigliata la lucida chioma. Purtroppo non si vede mai il momento della svestizione, ma sono certa che sarebbe stato impeccabile, un po' come James Bond quando si toglie la muta da sub e sotto ha lo smoking perfettamente inamidato.
E poi, momento di grande cinema: Elvis che, sotto la guida della maestra Elsa Lanchester, si cimenta nello yoga e canta:
"How can I even move, twistin' like a pretzel You tell me just how I can take this yoga serious
When all it ever gives to me is a pain in my posteriors"
Elvis durante una sessione di yoga insieme a un gruppo
di quelli che vengono definiti beatnik
Mi basta poco per mettermi di buon umore e questi filmetti anni '60 di solito ci riescono. Non so come sono arrivata a Elvis, ma forse Verdone mi ha lanciato un messaggio subliminale:
Uno se tiene un mattone sullo stomaco, che pesa. Però arriva un momento in cui dice:"ABBASTA"
Io sono il figlio naturale di Elvis Presley!
C'è un libro che possiedo dal 1994.
Ellapeppa, che precisione. Come mai sfoggio tanta certezza sulla data?
Presto detto: il libro era in allegato a una rivista e con esso si poteva partecipare a un concorsone dal titolo Leggere per vincere. Bisognava portare il libro ancora incellofanato presso una concessionaria di una famosa marca automobilistica dove il signor concessionario avrebbe provveduto a scellofanare il libro davanti a te e a controllare cosa c'era scritto nel paragrafo in grassetto a pagina 8. Se c'era scritto "Hai vinto", avevi vinto.
Tutta speranzosa, portai il libro al signor concessionario che lo scartò e andò a pagina 8. Il paragrafo in grassetto era questo:
"Nico!" Gli stringo la mano. Porta un fiore all'occhiello; è
un'abitudine che ha preso da quando è diventato candidato. Chiede di mia
moglie e di mio figlio, ma non aspetta la risposta. Assume subiro
un'aria di tragica sobrietà e comincia a parlare della morte di Carolyn.
Al che, ho arguito di non aver vinto niente. Ma "la fortuna era ancora in lista d'attesa": bastava compilare un tagliando e partecipare così all'estrazione con cui si poteva vincere i premi non assegnati che consistevano in una macchina nuova, un viaggio per due persone per assistere a una partita USA '94 e un'autoradio.
Non ho vinto nessuno dei tre premi, ma la copia del tagliando è rimasta tra le pagine per tutti questi anni. La data in cui è stato compilato è il 20 aprile 1994.
Il libro protagonista di questo aneddoto è Presunto innocente di Scott Turow e non lo avevo mai letto fino a quest'anno. Ne avevo sempre avuto l'intenzione, ma giuro che non so per quale motivo ho rimandato così tanto. Il libro ha vagato per diverse case, è finito in scatole e soffitte, a volte è riuscito ad avvicinarsi al comodino accanto al letto ed aveva quindi buone speranze di essere iniziato, dal momento che di solito leggo la notte, prima di dormire. Invece niente, così come si avvicinava al comodino, ne finiva sempre allontanato.
E per questo motivo ho sempre rimandato la visione dell'omonimo film. Di solito, quando esiste l'accoppiata libro/film, preferisco vedere prima il film e poi leggere il libro, così
non mi faccio troppo influenzare dalla lettura. Cerco di capire se il
film funziona in quanto opera a se stante e poi al limite leggo il
libro.
Per i gialli però le cose sono diverse. Un film lo guardo in due ore, mentre ci metto più tempo a leggere un libro. Se impiego sette o otto ore per la lettura, spalmate in più giorni, preferisco decisamente non sapere chi è il colpevole. La tensione mi deve durare per tutte quelle ore! E quindi, se avessi già saputo l'identità dell'assassino, la tensione sarebbe in parte scemata.
Chiaro che anche quando si guarda il film sarebbe meglio non sapere prima quella che sarà la rivelazione finale, ma un film può avere altri modi di mantenere la suspense, non ultimo il fatto di essere pensato per essere guardato in un'unica sessione.
Quindi per 24 anni, ogni volta che in tv passava Presunto innocente, io immediatamente cambiavo canale ed evitavo la visione dicendo:"nononononono (alla Zohan), devo prima leggere il libro!"
Alla fine mi sono decisa e, usando il tagliando non vincente come segnalibro, mi sono fatta strada attraverso le 285 pagine del tomo. La lettura è avvincente, il testo ben scritto. Potrebbe essere definito un solido legal-thriller. Forse il finale mi ha pò deluso, mi sembrava vanificare un po' l'intreccio, ma vabbè; sono quasi incontentabile coi finali.
La storia vede come protagonista il viceprocuratore della Contea di Kindle (sarà una contea in cui si legge molto?) alle prese con l'omicidio di una collega ed ex-amante; comincia le indagini ma poco dopo si ritrova principale indiziato.
All'inizio ero un po' spaesata perché dovevo prendere confidenza con i personaggi e i loro maneggi legal-politichesi, i loro altarini, gli accordi e i compromessi. Poi però la storia mi ha preso e mi sono trovata ben coinvolta in questa complicata rete di rapporti tra poliziotti, giudici, avvocati, procuratori. Turow è avvocato e si capisce che se ne intende di quel che scrive.
Mentre procedevo nella lettura, mi chiedevo quali attori avrebbero interpretato i personaggi del libro. Sapevo solo che il protagonista principale era impersonato da Harrison Ford, ma se devo essere sincera, mentre leggevo non riuscivo a immaginarmi la sua faccia. A dire il vero, non riuscivo a immaginarmi nessuna faccia specifica per questo protagonista, forse perché la storia è narrata in prima persona e quindi l'aspetto interiore del personaggio è preponderante, mentre quello esteriore molto meno presente. Credo che la narrazione in prima persona faccia diventare il narratore quasi trasparente.
In ogni caso, c'è un accenno all'aspetto fisico del protagonista: "il naso grosso e le arcate sopracciliari sporgenti come quelle di un uomo di Neanderthal". Ahah, a Harrison Ford deve aver fatto proprio piacere!
Ma devo dire che, in generale, anche quando gli scrittori descrivono i personaggi in maniera precisa, non è detto che la rappresentazione mentale che me ne faccio corrisponda a quello che leggo e spesso sono condizionata da immagini che ho acquisito da altre parti. E la prima immagine mentale che mi viene di un personaggio, mi rimane poi appiccicata fino alla fine, anche se non è per niente corrispondente alla descrizione, come vedrete alla fine del post.
Il personaggio della vittima viene descritto come avente "un torrente di capelli biondi, quasi niente didietro e un seno molto colmo, [,..] con unghie lunghe e rosse". Una donna che non si può non notare e che attira gli sguardi di tutti gli uomini. Ma anche una donna "maledettamente dura" che si occupa di casi difficili e a cui piacciono le luci della ribalta. Io tutto il tempo mi immaginavo Sharon Stone, che dal punto di vista fisico corrisponde alla descrizione solo il per colore dei capelli, ma che mi sembra però adatta a rappresentare il connubio tra cervello e sensualità. Il ruolo nel film è interpretato da Greta Scacchi (e su imdb spiegano come pronunciare il suo cognome: "skacky").
C'è una certa somiglianza, però
Poi c'è il poliziotto amico del protagonista, alto un metro e sessantasette, pesa cinquantaquattro chili dopo un pasto completo, si pettina in modo buffo e ha [..] l'aria da piccolo delinquente". Io figuriamoci se mi sono creata una immagine mentale corrispondente alla descrizione. Macché, io mi figuravo nientemeno che David Morse che è praticamente l'esatto contrario di un tipo bassetto e smilzo. Tutto perché ne Il miglio verde Morse faceva il poliziotto affidabile (nonché amico del protagonista). Beh menomale che nel film c'era un John Spencer molto più in parte.
Chi è pettinato in modo più buffo?
Il personaggio del procuratore nonché capo del protagonista è descritto in maniera meno precisa. Si accenna ai "lineamenti massicci [..]atteggiati in un'espressione di solennità e coraggio e una sfumatura di tristezza". Inoltre,"è ingrassato e ha assunto un'espressione perennemente torva". Brian Dennehy credo sia la scelta giusta per questo ruolo, ma io tutto il tempo mi immaginavo Harry Yulin.
Dennehy, sulla sinistra, corrisponde meglio alla descrizione del libro
Poi c'è l'esperto avvocato difensore: "basso, rotondetto, vestito in modo impeccabile. Pochi capelli sparsi gli attraversano la cute rosea e lucida". Io mi immaginavo qualcuno sullo stile di David Paymer, mentre nel film c'è il bravo Raul Julia che ci dà il giusto tocco latino e suadente, in sintonia con le origini effettive del personaggio. Devo dire che qualcosa nel look di Raul Julia mi ricorda Lillo in Normalman.
Avvocati a confronto
Il personaggio del carismatico giudice che presiede al processo viene descritto come "bello, vivace, straordinariamente imponente. [..] alto poco più di due metri e robusto in proporzione. Ha i capelli di media lunghezza, pettinati all'africana e quasi tutti grigi, la faccia grande, le mani enormi e un'oratoria principesca, la voce sonante dai toni molto mascolini". Io mi immaginavo qualcuno di corpulento ma anche più minaccioso di quello che poi è in realtà il personaggio. Qualcuno sullo stile di Danny Glover o addirittura Richard Gant. Ma non sfigura nel film Paul Winfield.
Glover, Gant e Winfield
Però dove veramente, ma veramente, ho deragliato è nella mia immaginazione mentale dei ruoli degli avvocati Nico Della Guardia e Tommy Molto. Dai nomi è evidente che sono due italoamericani. Il primo "è sulla quarantina, di media statura, sempre lindo e azzimato. [..] brutta carnagione e aspetto un po' stridente (capelli rossi, pelle olivastra e occhi chiari)". Il secondo, che è una specie di braccio destro del primo, "è alto un metro e sessantasette, [..], pesa dodici o quindici chili di troppo, ha la faccia butterata e le unghie rosicchiate". Anche nel film non sono andati troppo sul preciso (anche perché la descrizione del primo sembra quella del padre di Ron Weasley). Ecco la foto degli interpreti:
Ma nella mia testa, due italoamericani, di cui il primo ambizioso e sempre pronto a mettersi in mostra e a parlare in pubblico e il secondo, un sottoposto schivo e allampanato, potevano forse apparire diversi da così?
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Flashy Vinny e il gangster da operetta di Sister Act!