martedì 1 dicembre 2020

CineAvventario #1

Salve amici! Benvenuti a questa terza edizione del calendario avventizio cinematografico che anche quest'anno non avrà molto del natalizio.

Due anni fa, quando ho fatto un'estesa ricerca sui film e le locandine nataline, sono andata in overdose da festività e sto ancora smaltendo gli effetti.

L'anno scorso, se vi ricordate, il tema era celebrare giorno per giorno i compleanni dei personaggi aventi a che fare col cinema. Quest'anno invece sceglierò ogni giorno un evento accaduto nella storia e ne farò ovviamente dei collegamenti cinematografici. Mi raccomando: i film che proporrò non sono necessariamente dei consigli cinematografici! Diamo dunque il via a questo esperimento!

Il 1° dicembre del 1955, su un autobus di Montgomery, Alabama, l'afroamericana Rosa Parks rifiutò di cedere il suo posto a sedere a un bianco. Su quel posto ci si potevano sedere sia bianchi che neri, ma i neri avevano l'obbligo di cederlo ai bianchi, qualora fossero esauriti i posti riservati a questi ultimi. Rosa Parks ha rifiutato di cedere il posto, venendo per questo arrestata. 

Tra l'altro, l'autista che l'ha fatta arrestare aveva già avuto a che fare con lei. Anni addietro, Rosa era salita sul bus usando la porta davanti, aveva pagato il biglietto ed era andata a sedersi. Il simpaticissimo e umanissimo autista, l'aveva costretta a scendere dicendole che doveva risalire usando la porta sul retro. Lei quindi era scesa, ma lui invece di aspettare che risalisse, era ripartito lasciandola a piedi!

L'episodio del rifiuto di cedere il posto sull'autobus, dà il via a tutta una serie di proteste per l'abrogazione della segregazione razziale e in generale per i diritti civili.

La storia di Rosa Parks viene raccontata nel film per tv di cui potete vedere il poster. Non mi pare che il film abbia un'edizione italiana.

Devo dire che in linea di massima non sono una fan dei film biografici o comunque tratti da episodi reali. Preferisco vedere documentari che raccontano la vita e le azioni di personaggi passati alla storia, perché, per i miei gusti, gli adattamenti cinematografici puntano troppo sugli aneddoti a effetto, sulla musica di grande pathos, sugli aspetti smaccatamenti emotivi ecc. ecc.

Questo film non esce infatti da questo stile e dunque, dal punto di vista cinematografico, è curato, fatto bene, ma niente di che. Però ha il merito di raccontare una storia che val la pena di essere raccontata e non dimenticata. Magari anche un film da far vedere a studenti. Sono passati 65 anni dall'epoca in cui si è svolto l'episodio dell'autobus con protagonista Rosa Parks, ma mi sa che la strada è ancora lunga.

Aneddoto buffo: su imdb il film ha recensioni e votazioni molto positive, presumo soprattutto per il tema affrontato. Ma c'è un utente che si lamenta che nel film la musica di sottofondo è così alta che gli copre il dialogo e il dvd non ha nemmeno i sottotitoli, quindi BAM, gli mette un bel 3!


martedì 10 novembre 2020

Alea #4: Fantascènza mmeregano

La dea bendata nemmeno stavolta mi ha propinato un film decente da vedere e inoltre non si è nemmeno sforzata di cambiare tema rispetto all'ultimo, indi per cui siamo di nuovo nella fantascienza con alieni di mezzo.

In sorte mi è toccato l'asettico "Oblivion" (2013).

Non indugiamo, non tergiversiamo, tuffiamoci subito in codesto obliabile film.

Siamo nel 2077 e Tom Cruise, con la stessa faccia che aveva 30 anni fa e con la stessa faccia che avrà nel 2077, ci informa che la Terra è diventata praticamente inabitabile. A quanto pare, 60 prima sono arrivati degli alieni chiamati Scavenger, che come prima cosa ci hanno bombardato la luna (cattivoni) e poi sono venuti sul nostro pianeta, dove hanno ingaggiato guerra con gli umani. Quest'ultimi si sono difesi a suon di armi nucleari (nukes, in inglese) e quindi, bomba qua, bomba là, gli umani hanno vinto sì la guerra, ma hanno radioattivato tutto il pianeta rendendolo inabitabile. Pare che gli umani superstiti si siano trasferiti tutti su Titano, satellite di Saturno. 

[Lo sapevate che Titano è stato avvistato per la prima volta da Christiaan Huygens nel 1655? Il nome "Titano" è invece stato scelto in seguito dall'astronomo John Herschel, nel 1847, che ha proposto che i satelliti di Saturno all'epoca conosciuti si chiamassero come i fratelli e le sorelle di Crono, corrispettivo greco del dio Saturno.]

Tom Cruise è ancora sulla Terra perché deve occuparsi dei droni che servono a difendere delle strutture che stanno immagazzinando l'acqua del mare per trasformarla in energia... uff basta, quanti spiegoni, mi sto stancando al solo scriverne.

Per farla breve, a Tom mancano ancora due settimane di lavoro sulla Terra e poi dovrà andarsene su Titano, ma lui su Titano non ci vuole andare, no no Titano no no Titano no. 

Tom vuole stare sulla Terra, ma non sulla palafitta ipertecnologica dove vive con la sua partner-collega. Lui vorrebbe stare in un covo nascosto che si è costruito tra le montagne. Un covo un po' hippy, dove colleziona libri dalla copertina in pelle e può ascoltare dischi in vinile. 

Se non ci mettono il tocco retrò in questi film, non sono contenti.

Comunque, a Tom gli hanno cancellato la memoria precedente agli ultimi cinque anni, ma lui continua ad avere delle strane visioni, che si scopriranno essere tracce di ricordi non cancellati. In questi ricordi, vede continuamente una donna misteriosa e quindi, quale sorpresa quando, un bel giorno, casca dal cielo una navicella contenente astronauti ibernati tra cui proprio la donna protagonista dei suoi amarcord fantascientifici! 

Che siano gli anni 80 del XX secolo o del XX,
Tom è sempre giovane come in Top Gun
La donna è interpretata da Olga Kurylenko che devo ancora capire se sappia o meno recitare. A giudicare da questo film (e da Quantum of Solace), non mi sembra un'attrice del tutto travolgente, ma forse dovrei guardare qualcos'altro, perché se dovessi stabilirlo in base a questo film, direi che nemmeno Tom Cruise sa recitare. I pochi attori che appaiono si muovono con uno stile etereo, lento, compassato. Camminano quasi fluttuando e hanno lo sguardo sempre sfuggente, come se fossero assorti in pensieri troppi elevati per il volgo comune. Un po' come degli elfi: personaggi irreali che mai ti immagineresti in grado di sbadigliare o fare un rutto. O al limite rovesciare un po' di caffè su un ipertecnologico schermo da tavolo.

L'unico che recita diversamente è Morgan Freeman, che più che recitare gigioneggia, anzi morgafreemaneggia, e con atteggiamento da filosofo spaccone, rivela a Tom la vera natura degli Scavenger. Dopo la rivelazione, c'è un po' di combattimento, ma non tanto, e poi gran finale.

In definitiva, un film che guardi e mentre lo guardi, inizi già a dimenticarlo. Forse non un film da vedere all'una di notte, ma credo che non avrei avuto un'altra impressione anche se lo avessi guardato all'una del pomeriggio. Per descrivere l'ipotetico futuro che ci viene presentato nel film, scelgo gli aggettivi: asettico, simmetrico, regolare, tecnologico, freddo, desolato. Ma potrei usare gli stessi aggettivi per descrivere il film stesso e l'impressione che mi ha suscitato. Non è brutto, ma è tutto già visto e stravisto.

E comunque, di film con argomenti Spazio, Memoria, Identità e Cloni ce n'è di meglio. Uno su tutti il bel "Moon" con Sam Rockwell, di cui non mi ricordo niente se non che parla di spazio, memoria, identità e cloni. E che è bello.

Niente, nemmeno questo Alea si è rivelato avvincente, ma non demordo! Persevero! Prima o poi incapperò in un gran filmone!

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L'altra sera, ho poi messo su un romantichello americano con ambientazione italiana intitolato "Tutte le strade portano a Roma". Ho pensato che ne sarebbe potuto venire fuori un post dove avrei sviscerato altri luoghi comuni sull'Italia.

Il film era partito nel modo "giusto", con Sarah Jessica Parker che, subito prima di atterrare in Italy, decanta alla figlia poco entusiasta le meraviglie del nostro paese: "La gente, il cibo, il gelato".

Poi, la Sarah Jessica passa a elencare altre cose tipiche, ma di altro genere: Anche in questo paese c'è ingiustizia. C'è una seria corruzione. Ci sono il fascismo, le disparità sociali. La gente mangia nei bidoni dell'immondizia. 

Però, la Sarah Jessica spiega che la gente mangia nei bidoni dell'immondizia perché il cibo è buono, così buono che lo si mangia direttamente dal bidone.

Già nei primi minuti, dalle colline toscane, spunta fuori Raoul Bova nei panni del bel maschio italico, già amore del passato della protagonista. Non appena i due si vedono, partono gli sguardi e i sorrisini e noi spettatori abbiamo già capito come andrà a finire.

Ma con gran sorpresa, il film si rivela essere più frizzante e meno scontato del previsto. La storia d'amore tra i due non è l'argomento principale e menomale, dal momento che Bova e la Parker non mi sembrano poi così ben assortiti. E non ho trovato nemmeno particolari luoghi comuni! Anche il tipo di fotografia del paesaggio non era del genere cartolina patinata. Non riesco a fare un post dissacrante!

L'unica cosa un po' assurda è un titolo di notiziario. Dunque, siccome la figlia della Parker fugge con l'anziana madre di Bova, quest'ultimo, per riacciuffarle, coinvolge una giornalista che titola così la notizia della fuga: "Nonna-napper: nonna rapita". Nonna-napper dovrebbe stare per "rapitrice di nonne", da kidnapper, che però vuol dire rapitore, ma rapitore generico, mica solo di bambini. Inoltre, nonostante tutti gli inglesismi di cui siamo vittime, mi pare che "kidnap" ancora non venga utilizzato a livello giornalistico e sicuramente non avrebbe nessun senso fare un "gioco di parole" sostituendo "kid" con "nonna". Assolutamente incomprensibile e assurdo. Anche se non è detto che, visto l'andazzo, un'espressione del genere non venga davvero usata in futuro, anche se speriamo di no: povero italiano e povere nonne!

Chiudo con una frase che pronuncia la mitica Claudia Cardinale nei panni della nonna "rapita", spiegando alla figlia della Parker come si fa un autostop di successo. Le dice che bisogna mettere bene in mostra le gambe perché:  

"In Italia, la coscia funziona sempre!"

P.S. Nella locandina, credo russa, l'abbigliamento dei protagonisti è parecchio diverso e inoltre nello sfondo viene preferito il Colosseo a San Pietro.


 

venerdì 30 ottobre 2020

Locandine edizione Halloween^2

Halloween è alle porte, dunque ho pensato di deliziarvi con una selezione di locandine horror al quadrato, cioè locandine di film horror che esse stesse sono orìbbili.

Dico subito che di locandine che soddisfano questa condizione ce n'è a bizzeffe, dunque lungi da me pensare di starvi per proporre il peggio del peggio, comunque cercherò di presentarvi cose abbastanza brutte o buffe. Bruffe.

Via che si va.

Partiamo subito con un tizio che ci fa tanta paura:

Questo tipo dovrebbe essere l'assistente gobbo di uno scienziato pazzo, ma a me pare uno che vuole fare uno scherzone alla moglie: "BUBU-SETTETE". Ma lei, annoiata, non gli dà soddisfazione e ha una faccia che pare dire: "Uff, attento a non rovinarmi la messa in piega." 

 

Poi abbiamo "Indestructible Man", le cui frasi lancio recitano: "Inumano! Invincibile! Ineluttabile!" e io aggiungerei anche "Inguardabile!"

Il personaggio principale sembra uno che corre in giro dicendo "Oddio, oddio, ho preso la scossa!" Peccato che abbia un viso completamente inespressivo che pare quello di uno che è capitato lì per caso, indossando un camice da saldatore. E sarebbe pure Lon Chaney, mica il primo che passa e infatti nel film è molto meglio che non in questa locandina.


Poi abbiamo un poster che sembra un'infografica e che sfida lo spettatore a resistere a tutti gli orrori a cui dovrà assistere.

Ma quanta roba bisogna leggere? E bisogna pure seguire le frecce per leggere tutto nell'ordine giusto!


Anche la seguente ha una impaginazione quasi pubblicitaria:


Quella striscia gialla laterale mi fa pensare a delle istruzioni che ti spiegano cosa devi fare se incontri uno yeti. Oppure potrebbe essere una pubblicità di un prodotto depilatorio che ti trasforma da yeti a donna dalle gambe lisce.


Per la successiva, mi scuso per la bassa qualità dell'immagine, anche se il grado di orrore non viene scalfito.


Descriviamo l'abominevole poster di questo film messicano. Abbiamo una specie di cowboy, con tanto di cappello tipico e stivali col tacco, che in mezzo alle nevi tenta di fare un caffè alla sua ragazza, che pare essere un misto tra disegno e fotografia. Lei a un tratto grida d'orrore, lui sta per dire: "Non ti piace il caffè?", ma ecco che si accorge che una specie di peluchone bianco sta facendo irruzione sulla scena. Loro sono molto spaventati, ma a me il mostro sembra la versione delle nevi del Tenerone, per dire.


Poi abbiamo il poster di quello che è sia un horror che un "beach party film" (così viene definito da Wiki). Il titolo è "The Beach Girls and the Monster" e a parte il mostro che ci fa ridere assai, dobbiamo leggere le frasi lancio che di solito sono spettacolari nelle locandine di questi film d'epoca.


Credo che lo slogan potrebbe essere tradotto così: "Gli amanti del beach party fanno hey hey al chiaro di luna, mentre il mostro si nasconde nell'ombra". Abbiamo pure il mostro guardone che spia i ragazzi che amoreggiano (hey, hey)!

 

Ma se questa appena vista è un po' divertente, la prossima, sempre a tema simile, è agghiacciante:

Abbiamo un mostro non ben identificato che legge a scrocco dal giornaletto della ragazza. Tenta pure di allungare un mano per dire: "No, non girare pagina, non avevo finito di leggere!"
I personaggi malamente fotomontati sullo sfondo non si capisce cosa facciano. Forse cercano conchiglie tra la sabbia. Tutto molto bello. Ma dai produttori di "Plan 9 from outer space", cosa ci potevamo aspettare? Che poi, i produttori di quel film non erano Wood, Wood & Wood? Boh, comunque la locandina di Plan 9 era molto meglio.


Abbiamo ora un altro film spiaggifero, la cui locandina mi sembra un po' fuori contesto.

Che roba è? Questa è semplicemente una che è caduta in un buco nella sabbia! Le hanno fatto lo scherzone! Le hanno scavato un buco, messo sopra un asciugamano di copertura e lei, correndo alla Baywatch, non se ne è accorta e ci è finita dentro! Dai, su. Un minimo di impegno!


E che dire della prossima, il cui film narra di una killer che guai a frapporsi tra lei e il frigorifero?

Non credo di riuscire a trovare parole adatte per commentare quest'opera surreale.


Ora assegnerei un premio per il vincitore della categoria: "Non avevo voglia di fare la locandina".


Ma che roba è? Sarebbe un poster da film dell'orrore? L'unico orrore è sprecare un quarto dello spazio per mettere cosa? Un muro? Un tavolo? Sarà anche un film di studenti, come si può leggere nella scritta, ma esistono anche studenti che fanno grafica eh.


Ora un'altra roba oscena (e anche un po' oscema):


Analizziamo: degli studenti, malamente scontornati, se la spassano andando in giro in macchina, ma dovrebbero stare attenti, perché dall'alto di un oscuro corridoio, in cui ignorano di trovarsi, qualcuno minaccia di pugnalarli. Credo sia un grafico impazzito. Sullo sfondo, due soggetti assurdi e sfocati se la ridono. Ma che senso ha sta roba??

 

Adesso vi delizierò con... IL VAMPIRO TAMARRONE!   


Lo slogan è qualcosa che mi gasa a mille: "Que la fuerza del vampiro estè con tigo!" Una cosa meravigliosa! C'è anche il simbolo: una specie di pipistrello farfalla. Perché questo vampiro sarà pure rude, ma è leggiadro come una mariposa. Notare i soggetti che si aggirano in scooter.

 

E ora vi saluto con un film che ha una frase lancio geniale, la migliore di tutte:

   OGGI LO STAGNO!
   DOMANI IL MONDO!


Bene, fatemi sapere qual è la vostra spreferita di quest'infornata. Buon Halloween!

 

Altri post con protagoniste le locandine:

Episodio 1: dove gli attori vengono così fotoscioppati da essere quasi irriconoscibili. 

Episodio 2: dove si evince come i locandinatori dovrebbero studiare un po' le proporzioni.

Episodio 3: altre locandine con strane proporzioni.

Episodio 4: dove si possono ammirare locandine veramente ma veramente ma veramente orripilanti


Tutte le foto sono prese da imdb.com

domenica 27 settembre 2020

La mia educazione informatica + tag videogiochi

Vi annuncio che sto riprendendo lentamente a guardare film, comunque se in questo periodo ho avuto mancanze cinematografiche, è pur vero che mi sto dedicando alla lettura di grandi classiconi, tipo "Il giro del mondo in 80 giorni" e "Il conte di Montecristo".

Oggi però riprendo a scrivere con un post non di film, non di libri, bensì di carattere informatico/videoludico.

Secoli fa, in uno dei suoi blog, Lucio l'etrusco mi aveva citato nel primo di una serie di post che raccontavano le sue giovanili esperienze con l'informatica. Siccome io sono lenta, ma non dimentico, ho deciso che ora è giunto il momento di rispondere a quella citazione e di scrivere a proposito dei miei primi approcci con i computer, mescolando la cosa con un altro questionario relativo alle esperienze coi videogiochi (che ho letto sempre sul blog di Lucius e lanciato da Omniverso).

Via che si va.

1) Qual è stato il tuo primo approccio ai videogiochi?

Mio padre è sempre stato un uomo all'avanguardia e sempre attento a tutte le innovazioni tecnologiche (e se non c'erano se le inventava, ma questa è un'altra storia), dunque nei primi anni '80 ha portato a casa il Sinclair ZX81, di cui mi ricordo che aveva i tasti non sporgenti, tipo quelli di certe calcolatrici solari, che non sai mai se hai premuto il tasto o no.

Sinclair ZX81
 

Non avevo certamente giochi per questo computer, ma mio padre portava a casa riviste di informatica che contenevano anche i listati in BASIC di alcuni programmi, compreso qualche giochetto. Allora, la mia amica e io scrivevamo questi codici (a turno, una dettava e l'altra scriveva) al computer e poi mandavamo in esecuzione i giochetti.

Mi ricordo ancora di una volta, direi proprio una delle primissime, dopo aver scritto un listato che avrà avuto 200 righe, tutte emozionate abbiamo fatto partire l'esecuzione ma... SYNTAX ERROR! Non è strano: scrivendo a mano, capita di commettere errori, ma in quel caso specifico ricordo che avevamo scritto non so quante volte IMPUT invece di INPUT. D'altronde, andavamo alle elementari e ci avevano ben insegnato che prima della P va sempre la M!

Non ricordo bene a che giochi giocavamo, comunque uno me lo ricordo ed era uno sullo stile di Blitz. La nostra versione era più primitiva di quella nell'immagine qua sotto, comunque il gioco consisteva nel bombardare una città, sganciando ordigni da un aereo che sfrecciava da sinistra a destra nello schermo. Usciva da destra e ricompariva da sinistra, ma più in basso, e l'obiettivo era distruggere la città prima di schiantarcisi sopra con l'aereo. Un gioco educativissimo, proprio.

Questo è Blitz ma io ho giocato a qualcosa di
molto meno definito

2) Qual è stata la tua prima console? E in seguito?

Dopo qualche anno, mio padre ha portato a casa un home computer MSX, che dunque non era proprio una console, ma un computer con cui si potevano eseguire diversi programmi, anche questi in BASIC. In ogni caso, a parte qualche sporadico esperimento di programmazione, dove ho imparato qualche rudimento di informatica, ho in effetti utilizzato quel computer per molti anni e prevalentemente per giocare.

C'erano diversi modelli di MSX.
Questo della Yashica è come quello che avevo io
(fonte https://www.msx.org/)
 
Quasi tutti i giochi che avevo erano in cassetta (normale cassetta audio); in gran parte erano di quelli che si compravano nelle edicole, dove in una cassetta ci mettevano 8-10 giochi famosi, ma con il titolo modificato. Mi ricordo ad esempio che "Wonder Boy" lo avevano rinominato "Karzan e June". 

Il primo gioco in assoluto che ho avuto per MSX è stato ZAXXON. Anche questo era su cassetta.

L'isonometrico Zaxxon
 

Il mio MSX aveva anche uno slot per poter inserire delle cartucce, più costose, ma dal caricamento istantaneo. Non ne ho avute molte, credo quattro o cinque, sicuramente avevo "Car Jamboree", "Antarctic Adventure", "Mouser" e "Athletic Land". A proposito di quest'ultimo, a cui ho giocato moltissimo, avevo scoperto che era possibile fare i livelli anche a ritroso, solo che, non so se per un errore di software, o se proprio era previsto così, i livelli all'indietro contenevano anche gli elementi dei livelli in avanti. Cioè, se dal livello 40, tornavo al 39, vedevo gli elementi del 39 combinati con quelli del 41, il livello 38 era mischiato col 42 e così via. 

A sinistra "Car Jamboree". Quello che sembra un tappeto azzurro, vorrebbe essere una piscina.
A destra "Antarctic Adventure" che aveva come musica "Il valzer dei pattinatori"
 

Di "Mouser" invece ricordo un pomeriggio specifico, passato a giocare con mia cugina e forse pure mio zio, in cui per ore è riecheggiata per casa la musica del gioco, che era una versione di "Turkey in the Straw". Per giorni ci è rimasta in testa a tutti quanti, come un ossessivo tormentone.

A sinistra Athletic Land col bambino che deve superare gli ostacoli del parco giochi.
A destra, il gatto di Mouser, impegnato a sconfiggere i topi che gli hanno rapito la bella.
 

Per quanto riguarda le console in senso stretto, ho giocato occasionalmente con la PS2, ma ho sempre preferito giocare al PC.

3) I titoli che più hanno definito la tua vita da videogamer?

Ho giocato a molti giochi, soprattutto nel periodo dominato dall'MSX. Molti mi sono piaciuti e quando ci ripenso mi vengono in mente tanti ricordi a essi collegati. C'erano periodi in cui mi fissavo con un determinato gioco, magari perché volevo assolutamente completarlo, anche se in alcuni casi era una missione impossibile.

Chi avrà mai risolto il pazzesco Buga-boo, dove quella che credevo fosse una rana (e che solo di recente ho scoperto essere una pulce) doveva saltare fuori da una caverna stando attenta a non farsi mangiare dalle piante carnivore o dalle misteriose cicogne che amavano svolazzare tra le rocce? Saltavi, saltavi, pensavi di guadagnare l'uscita, ma bastava un minimo errore per ritrovarti punto a capo.

Ecco la rana-pulce ritratta assieme a uno dei malefici
fiori carnivori che se la vogliono pappare
 

Per un certo periodo, trovavo rilassante giocare a Chemistry, dove bisognava raccogliere gli elementi chimici sparpagliati per gli schemi, allo scopo di realizzare le formule di vari composti. Si poteva andare avanti all'infinito, non c'erano livelli né obiettivi specifici (strano per un gioco) ma lo trovavo gradevole.

Rullo e scopetta, nemici del piccolo chimico
(fonte https://www.edicola8bit.com)

 

Con gran soddisfazione ero riuscita a risolvere Alien-8: per diverso tempo non ero riuscita a capire cosa bisognasse fare, perché le istruzioni erano molto fumose (era un gioco da edicola e credo che quelli che avevano fatto la compilation non fossero riusciti a capire l'obiettivo del gioco). Ricordo che mi ero disegnata tutta la mappa dell'ambientazione del gioco e dopo molteplici tentativi ero alfin riuscita a risolverlo.

Lo scopo di Alien-8 era risvegliare dal loro sonno criogenico
gli astronauti come quelli che si vedono nell'immagine (e grazie a
questo gioco ho imparato il significato di "criogenico")
 

Con l'MSX ho giocato a un po' di tutto: dai giochi di guida, ai giochi d'avventura testuali, dai platform ai giochi di golf, dai simulatori aerei agli sparatutto spaziali, dai quiz ai giochi di pistoleri western. Quelli a cui giocavo meno erano gli sportivi spaccajoystick, sempre odiati.

Quando poi sono passata ai PC più moderni, ho ridotto di molto il numero dei giochi, concentrandomi prevalentemente su alcuni che citerò:

- Prince of Persia: ci ho giocato molto, fino a che non l'ho finito. E il momento in cui l'ho finito è avvenuto a mezzanotte, con la casa avvolta nel silenzio, ed è partita dal PC una musica di festeggiamento a volume piuttosto alto, musica che se non ricordo male, proveniva direttamente dal chip sonoro e quindi il volume non si poteva abbassare.

Il principe incontra il suo doppelganger. Ci avevo messo un po' a capire
come avere la meglio su di lui.

- La serie di Tomb Raider, che ho fatto fino all'Anniversary, giocandoci più volte, alla ricerca dei mitici secrets nascosti. Mi è sempre piaciuto moltissimo il lato esplorativo e la cura nei dettagli delle ambientazioni. Già col primo, che aveva comunque una grafica cubettosa, mi ricordo lo stupore e l'emozione di fronte a certi templi egizi o nell'incontrare il mitico T-Rex. E mi piaceva molto il fatto che si potessero far fare a Lara innumerevoli acrobazie, con un sistema semplice di comandi. Naturalmente preferisco i primi titoli, rispetto a quando è tutto diventato molto cinematografico.

La mitica manona di Re Mida, che se Lara ci saltava
sopra diventava d'oro (Lara, non la mano).
(fonte: https://tombraider.fandom.com)
 
- Il primo Resident Evil, che all'inizio è stato scioccante. Arrivando da Tomb Raider, in cui avevi inventario e munizioni infinite, e in cui salvavi quando e dove volevi, beh... è stato frustrante ritrovarmi in un gioco dove potevo trasportare pochissimi oggetti alla volta, dove potevo salvare solo in determinate stanze e solo se avevo un determinato oggetto. Inoltre, i personaggi si muovevano in modo legnoso e le inquadrature erano fisse e a volte sembrava che la telecamera fosse piazzata attaccata al soffito, in un angolo sperduto, sopra un armadio, come le televisioni in certi b&b. Ma poi il gioco mi aveva molto coinvolto, lo avevo risolto con entrambi i personaggi a disposizione e mi ero quasi innamorata del pixeloso personaggio maschile, vabbè dai, forse ero in stress da post-esame...

Telecamera piazzata in un punto molto comodo,
soprattutto quando si è attaccati da uno zombi

- Gothic 2: bellissimo gioco che ho fatto solo una volta (ma ci ho messo mesi di intensi combattimenti con orde di orchi, scheletri, draghi e nemici assortiti), in cui, a differenza di Tomb Raider, la storia era fondamentale per la risoluzione del gioco. Ricordo che mi aveva coinvolto molto e poi mi divertivano le missioni secondarie tipo raccogliere rape negli orti dei contadini!

Il protagonista deve decidere con chi dialogare, per poter andare avanti
nella sua missione.
 

- La serie di Heroes of Might and Magic (a cui se ho tempo ancora gioco): ho giocato dal primo al quinto, con eccezione del quarto che è strano rispetto agli altri e non mi ha mai troppo preso. Un gioco prevalentemente basato sul combattimento strategico a turni, quasi da partita di scacchi (vabbè, non esageriamo), dove l'elemento casuale permette una certa imprevedibilità nell'esito delle partite.  

La città dei maghi nell'episodio 2. Dal quinto episodio la grafica è in 3D

- Alcuni giochi di guida pazza tipo Driver o Super Taxi Driver, dove devi guidare spericolatamente come nei telefilm americani anni '70.

Ogni tanto entravo in fissa con giochi strani, tipo questo dalla grafica no minimale: di più!

Si chiama Rogue e credo che sia storico nel suo genere. Non sono sicura che qualcuno al mondo sia mai riuscito a risolvere questo gioco che consisteva nell'esplorare le stanze di un tempio, scendendo progressivamente di livello, e combattendo mostri rappresentati con lettere dalla A alla Z. Lo scopo era recuperare il mitico nonché mitologico Amulet of Yendor, che mi chiedo se qualcuno al mondo oltre al programmatore lo abbia mai visto.

Quello a cui giocavo io, aveva simboli leggermente più evoluti. Comunque nell'immagine
il protagonista è rappresentato da @ ed è assediato da due Hobgoblin.
Il simbolo ! dovrebbe essere una pozione.
 

Poi ho avuto il periodo di Block Out, una sorta di Tetris 3D dove si potevano anche impostare pezzi dalle forme pazze.

In tempi più recenti, in cui gioco poco, scelgo titoli dove le partite sono rapide e citerei Diner Dash, Angry Birds, Piante contro Zombi e quando capita, non disdegno di menare le mani con uno qualsiasi della serie di Tekken. E non è mancato il periodo dei giochi cerca-oggetti.

4) Come ti schieri nella console war? Nintento o Sega? PlayStation o Xbox? O guardi dall’alto verso il basso tutti questi e giochi con il PC?

PC 

5) Il tuo livello preferito di un gioco? Che sia una boss fight, un livello o un ambientazione in particolare che ti è rimasta impressa.

Mi è sempre rimasto impresso il livello St. Francis Folly del primo Tomb Raider, dove Lara deve recuperare quattro chiavi in altrettante stanze dedicate a Thor, Atlante, Nettuno e Damocle, livello rifatto in maniera soddisfacente nell'Anniversary, sostituendo Poseidone a Nettuno ed Efesto a Thor. Era sorprendente: sfera lanciafulmini, martello gigante, spadone penzolanti...

In generale molti livelli della serie di Tomb Raider mi sono rimasti impressi, dalla Venezia girabile in motoscafo al monastero tibetano, dai templi indiani al sottomarino russo... 

Lara scappa perché Atlante vorrebbe farle rotolare il mondo addosso

7) Quel gioco che ti ha proprio deluso

Non so rispondere. Forse ero rimasta delusa iniziando a giocare a Tomb Raider Underworld e, a parte che il cd che avevo comprato aveva qualche difetto e avevo dovuto scaricare un salvataggio e partire dunque non proprio dall'inizio, ma non mi piaceva il modo in cui Lara si muoveva, troppo veloce e non naturale rispetto all'ambiente. In più, bisognava usare anche il mouse oltre alla tastiera e la cosa mi scocciava assai, quindi ho presto smesso di giocare, ma potrebbe essere che cambio idea, se mai mi venisse il guizzo di riprovarci.

8) Quale gioco ritieni sottovalutato e pensi meriterebbe più fama?

Oddio, non so perché ho un'idea veramente vaga di quello che viene sopra o sottovalutato. Mi viene in mente solo un gioco del passato, Maui Mallard in Cold Shadow, che mi pare che nessuno conosca. Protagonista era Paperino che però non era Paperino, ma appunto Maui Mallard, e che in alcuni livelli si tramutava in ninja. Era un gioco platform di una certa difficoltà a cui ho giocato parecchio anche perché aveva una colonna sonora bellissima composta da tale Michael Giacchino, autore di altre musiche per videogiochi e film. Mi ricordo in particolare il secondo livello, il Ninja Training Grounds, con una musica che mi gasava assai, e che giocavo spesso quando tornavo a casa il sabato notte ed era meglio se non andavo subito a dormire.

9) Il genere che proprio non ti piace o non fa per te?

Non mi piacciono giochi di strategia intensa, tipo Caesar, Age of Empires e simili. Ma sorattutto non sopporto giochi dove la cosa principale che bisogna fare è sparare e mi riferisco a giochi relativamente recenti e di carattere bellico, tipo Call of Duty o Medal of Honor. Questo genere proprio non lo sopporto.

Alle ultime due domande del questionario 10) Il titolo che hai rivalutato e 11) Quale gioco secondo te meriterebbe un remake? non so rispondere.

Bene, anche per questa volta è tutto. Casomai non vi risentissi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

lunedì 20 luglio 2020

La tata e il milionario


L'ineffabile Lucius Etruscus dai mille colori mi ha proposto di leggere contemporaneamente gli stessi libri. La sua idea iniziale, relativa a Fantomas, per il momento non potrà essere realizzata, quindi, per questo primo episodio, cosa c'è di meglio che un bell'Harmony, che va sempre di moda? E adesso vi beccherete la doppia recensione, mia e di Lucius, di "La tata e il milionario" di Susanne James, che secondo il sito di Harmony, è "tra le autrici più amate e lette dal pubblico italiano". Ma a quanto pare, la stessa descrizione viene usata per diverse altre autrici, soprattutto quelle che non hanno una nota biografica.

[Nota estemporanea: tra le moltiplici autrici elencate sul sito di Harmony, spunta timidamente anche qualche autore uomo, ma qual sorpresa vedere che c'è pure Alberto Angela! Mi è venuto un colpo al pensiero che pure lui potesse aver scritto qualche torrido romanzo d'amore! Alberto Angela dovrebbe, semmai, essere l'ispiratore dei protagonisti maschili di siffatti romanzi, non di certo l'autore.
E infatti, niente paura: Angela ha pubblicato con la HarperCollins (che pubblica la collana Harmony) il libro "Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l'eternità". Fiuu, pericolo scampato. E dando un'occhiata alle pagine degli altri autori presenti sul sito, non mi sembra che abbiano scritto romanzi rosa. D'altronde, Lucius, me lo avevi detto che solo alle donne è concesso scrivere e tradurre romanzi rosa.]

Ma torniamo a "La tata e il milionario" e vediamo un po' di cosa parla. Ah, vi avviso che qua farò spoiler a go-go, pure per il finale. Tanto, come vuoi che vada a finire un Harmony? E poi, dubito che qualcuno di voi avrà mai voglia di leggere questo libro. Pronti? Partiamo!

L'inglese Lily prende un volo per andare a Roma a trovare il fratello che gestisce un hotel, ma chi si siede accanto a lei sull'aereo? L'uomo più sexy dell'universo, uno che attira gli sguardi ammirati di tutte le donne presenti. Lei, al vederlo, parte subito per la tangente: arrossisce fino alla radice dei capelli, si agita e addirittura: "Il cuore le stava impazzendo e la sensazione di essere in trappola minacciava di sopraffarla". Praticamente è un uomo che fa venire gli attacchi di panico.

Anche lui è turbato da lei: "Era la prima volta che notava una donna da quando Elspeth era morta", più di un anno prima. Abbiamo infatti subito il drammone: lui è vedovo e per tutto il libro si porta dietro quest'aura dolente, aggravata dal fatto che il rapporto con sua figlia più piccola non è molto buono.

Comunque, i due personaggi chiacchierano un po' durante il volo e una volta a Roma si separano. Lei va a pranzo col fratello, il quale già nel pomeriggio, a causa di un forte mal di testa, si ritira in camera sua, per non uscirne più. Non ho capito, dunque, il motivo di un personaggio che appare per due pagine e poi sparisce per sempre.

Però dalle due pagine in cui è presente, capiamo che ha i pantaloni di sartoria, la camicia aperta sul collo, che per fortuna non mette in mostra una catenazza d'oro, ma rivela un'abbronzatura perfetta. Inoltre, il suddetto fratello è dotato di "capelli castani resi dorati dal sole italiano". Si evince che in Italia non c'è bisogno di lettini abbronzanti e parrucchieri che ti fanno le meches. Ci pensa il sole a fare tutto.

Ma d'altronde, Roma viene descritta "col suo clima perfetto, le fontane magiche, la gente calorosa e il profumo di gelsomino nell’aria". Lucius, tu che sei di Roma, concordi? Io posso solo confermare della (non) esistenza della fontana magica di cui avevo parlato qui. 

Ma torniamo alla trama. Dopo che il fratello è stato risucchiato nella sua camera, la protagonista va a mangiarsi un gelato, perché quello italiano è il migliore in assoluto.

E qui viene rispettata una delle Regole Fondamentali del romance, che se non viene rispettata, non ci troviamo al cospetto di un vero romanzo rosa e cioè: l'incontro casuale nella metropoli. Più è grande la metropoli e più si può star sicuri che i protagonisti, qualche giorno dopo essersi conosciuti, si imbatteranno, in modo del tutto casuale, ad esempio in uno dei milioni di bar di cui la metropoli è dotata. Non solo essi andranno nel medesimo bar proprio nello stesso giorno e alla stessa ora, ma riusciranno anche ad andare a sbattersi addosso, versandosi un cocktail rosa sui vestiti.

A volte accade l'incontrario: i due futuri piccioncini, prima si conoscono scontrandosi mentre corrono al parco (quanto è credibile che due si scontrino correndo?), poi lei va a casa, risponde a un annuncio di lavoro come segretaria e naturalmente si ritrova lui come capo.

Bene, nel nostro libro, la regola viene rispettata e infatti mentre la protagonista è seduta su una panchina a osservare gli zampilli d'acqua della Fontana di Trevi, sente una mano toccarle il braccio. A parte il fatto che a uno che arriva e tocca, io gli direi di tenersi le mani in tasca (e non nelle mie, di tasche - semicit.), ma qual sorpresa nel constatare che il toccatore è proprio lui: il megafigo dell'aereo! Non siete stupiti da tale singolare coincidenza?

Lei, come lo vede, sente il cuore vibrare di ansia. Ma perché ansia? Non mi sembra una cosa molto positiva. E infatti forse anche l'autrice se ne rende conto, perché subito dopo scrive: "Ma forse non era proprio ansia quella che provava, [...], era qualcosa d’altro, qualcosa che non aveva mai provato prima e che la turbava." Sono finiti i tempi degli sfarfallamenti nello stomaco, qui siamo alla versione 2.0: tra turbamenti, ansie e sensazioni di essere in trappola, oggigiorno per poter vivere l'amore ci vuole accanto una bella boccia di ansiolitici.

Comunque lei, imbambolata dalle forti cosce muscolose di lui e ipnotizzata dai suoi denti di un candore quasi accecante, accetta l'invito a cena che lui le fa. Ancora stordita dalla presenza dell'uomo affascinante, la nostra protagonista pensa che lui è: "Il tipo d’uomo che un giorno avrebbe potuto dipingere in sella a un cavallo bianco, pronto a salvare una principessa in pericolo." OK, qua siamo ancora alla fase delle principesse. Dopo i dieci anni di età, e abbondantemente negli anni 2000, le ragazze ancora sognano di principi e principesse? Deprimente, non dico altro.

I due vanno dunque a cena e lei ha pensieri bipolari: da una parte pensa che l'aspetto fisico di lui non ha nessuna importanza, ma al tempo stesso non può non notare che lui "era la quintessenza del corpo maschile che tutti i pittori e gli scultori avrebbero voluto rappresentare. Avrebbe potuto benissimo essere il modello per l’Apollo del Bernini". Ellapeppa. Ci troviamo proprio di fronte a una divinità.

Lui invece pensa che lei abbia un vestito che fa risaltare alla perfezione la sua abbronzatura, e i suoi capelli brillano dorati. La descrizione è praticamente quasi identica a quella che si era visto prima a proposito del di lei fratello, però lei come fa a essere abbronzata e ad avere i capelli dorati se sta arrivando direttamente dall'Inghilterra e non ha avuto sufficientemente a che fare con il magico Sole Italiano? Non si sa.

Vabbè, i due si raccontano le loro rispettive tristi storie e lui le propone di fare da tata ai suoi figli per tre mesi, fino a che lei non avrà deciso cosa deve fare della sua vita. Lei accetta, e una volta tornata in Inghilterra, va da lui, bada ai suoi figli e alla fine lui le chiede di sposarlo, lei accetta, fine.

Come fine? Cosa succede prima?

Ma niente, non succede niente.

Come niente? Da pagina 48 a pagina 253 succederà qualcosa? 

Mah, insomma... ah sì, succede che la protagonista racconta la fiaba della notte ai bambini. Poi fa colazione, pranzo e cena coi bambini, a cena è presente anche lui. Poi fa il bagnetto ai bambini. Poi li porta in gita nella brughiera. Poi colorano, poi preparano le crepes, poi giocano agli indovinelli... e via avanti continue scenette quotidiane descritte con una frizzantezza che te la raccomando.

Tra lei e lui, più che timidi sguardi non succede niente di niente di niente. L'unico momento più "ardito" è lui che una notte la vede dormire in mutande e reggiseno (e gambe abbronzate, aridaje, sta cosa dell'abbronzatura è una fissa) e naturalmente è disturbato dalle proprie emozioni e si chiede come mai, dal momento che lui ha amato e desiderato veramente solo la sua defunta moglie, ebbene si chiede e si stupisce che, dopo più di un anno di vedovanza, il suo corpo gli manda dei fastidiosi messaggi. Vabbè, ho capito che hai deciso di chiudere bottega e hai buttato via la chiave, ma addirittura ti stupisci che il tuo amico là sotto non abbia proprio niente di niente da dire? Ma dai.

Passano le pagine senza che succeda nulla di rilevante, ma lui cova sempre più il desiderio che lei non se ne vada al termine dei tre mesi: "Se solo si fosse convinto che era la cosa giusta da fare, l’avrebbe pregata di restare con loro. Per sempre. Le avrebbe triplicato lo stipendio...", ma non ha il coraggio di chiederglielo perché pensa che sarebbe troppo egoista da parte sua: lei è giovane e deve poter essere libera di andarsene a occuparsi di quello che più le aggrada.

Ma anche lei vorrebbe rimanere, ma al tempo stesso sarebbe meglio di no, perché sa già che sarebbe una tortura stargli vicino, provando per lui quei sentimenti così (dis)turbanti. Sai quante pillole di ansiolitico che dovrebbe ingoiare! Tanto per dire: c'è un momento in cui lui e lei prendono il caffè da soli e che potrebbe sfociare in qualcosa di romantico, ma quando lui le prende la mano per ringraziarla di tutto quello che fa per lui e i bambini, lei scappa in camera sua e "rimase appoggiata alla porta per cinque o sei minuti, finché non smise di tremare, quindi si accasciò per terra, con la testa sulle ginocchia. Non aveva mai provato un tormento così grande nella sua vita... Il contatto con la mano di Theo aveva scatenato nelle sue vene un’ondata di passione così forte da farle quasi perdere i sensi, terrorizzandola. Tutti i demoni segreti del suo passato stavano per riaffiorare." Un dramma, è un dramma, non ce la si può fare.

I demoni segreti si riferiscono a delle violenze che lei ha subito nell'infanzia e che sono il motivo per cui lei non vuole uomini e non ha mai avuto uomini. Però questo elemento del passato di lei mi sembra un po' buttato lì, senza un vero senso. Credo stia semplicmente a indicare che lui è l'uomo giusto perché è l'unico con cui lei non prova disagio, da cui non si sente minacciata (anche perché lui non azzarda praticamente mai nessun contatto fisico) e quei turbamenti, ansie, disturbi ecc. che lei prova non sono dovuti ai traumi, ma al fatto che lei è attratta pazzescamente da lui e le sembra una cosa inconcepibile.

Quindi, lui non si capacita di provare qualcosa per una donna che non sia sua moglie, lei non si capacita di provare qualcosa per un uomo, perché gli uomini le fanno orrore, ma nemmeno io mi capacito di come sia possibile tirare avanti per così tante pagine a parlare ginocchia sbucciate (con dovizia di particolari relativi alla medicazione), fiabe a base di fate che ti avverano i desideri e altre amene scenette quotidiane che non sono narrate per niente in modo interessante.

Scena cliché: vengono chiamate due potenziali tate a colloquio. La prima è praticamente una specie di signorina Rottermeier: "una donna di mezza età, con un volto serio e rigido e i capelli grigi raccolti in uno chignon sulla nuca. Indossava una gonna grigia lunga fino a metà polpaccio, una giacca dello stesso colore e una camicia chiara." Naturalmente questa donna è una specie di cerbera che mette subito in chiaro quali sono le sue regole e condizioni, soprattutto quello che non ci si deve aspettare da lei. Lei non prepara pasti, non si ferma la sera... maanca solo che aggiunga: "e non pulisco il water". Scartata.

La seconda invece è una giovane bonazza dalle gonne corte che fa subito gli occhi dolci al paparino. Lui, durante il colloquio sembra tutto interessato a lei, ma figuriamoci, è solo una nostra impressione. Infatti, non appena la sexy-tata esce di casa, lui dice: «Santo cielo!» esclamò lui passandosi una mano fra i capelli. Poi si avvicinò a Lily, mettendole le mani sulle spalle. «Grazie per aver trovato il modo di farla uscire da questa casa» disse. «Temevo non ci saremmo mai liberati di lei.»
Secondo me, il suo corpo gli stava dando dei fastidiosi messaggi...

[Altra nota estermporanea: ma perché nei romanzi rosa gli uomini si passano sempre una mano tra i capelli? Nella vita reale mi capita raramente di vedere un uomo che si tocca i capelli, nei libri invece sono sempre lì con le mani in testa. Mah.]

Naturalmente i bambini non gradiscono nessuna delle due tate perché sono affezionatissime alla protagonista. Nessuno sa intrattenerli e comprenderli meglio di lei, che riesce addirittura nella missione impossibile di sanare i rapporti tra la figlia piccola e il padre... zucchero, zucchero, zucchero a palate.

E a proposito di zucchero, è normale che la protagonista, la prima volta che va a conoscere i bambini e praticamente subito dopo aver bevuto con loro tè e piccoli sandwiches golosi, focaccine ripiene di crema o marmellata e fette di dolce, estrae una busta all'interno della quale ci sono caramelle e cioccolatini? Ma dai! Ma che razza di educatrice è? Si dice sempre di non dare troppi zuccheri ai bambini e questa estrae addirittura una busta piena di dolciumi? Ma è roba da vecchie zie, di quelle che tirano fuori caramelle da ogni tasca e che hanno la fissa che sei troppo magro e che non mangi abbastanza.

Ah, ci sarebbe è vero, una scena di sesso, anche se solo sognata (da lei). Ve la devo riportare, perché il finale m'ha fatto ridere assai: "Il corpo di lui si fece sempre più teso e poi, con un movimento lento e delicato, fu sopra e dentro di lei, con una tale tenerezza che Lily si sentì pervadere di piacere e desiderio... e sollievo. Sollievo di fronte all’impossibile reso possibile. E in totale meraviglia sentì il canto di tutti gli uccelli del mondo risuonare all’unisono in un’estasi di libertà."  Giuro, questa immagine degli uccelli canterini, mi ha fatto venire in mente Biancaneve che fa i lavori di casa e nel frattempo gorgheggia con gli uccelli. E anche alla canzone "Sempre libera degg'io folleggiar di gioia in gioia", cantata dalla fidanzata di Frederick von Frankenstein dopo aver fatto la conoscenza dello Schwanzstück.

Ma a parte questa scena d'amore immaginaria, l'unica cosa reale che avviene è un castissimo bacio: "allora la bocca di lui si posò dolcemente sulle sue morbide labbra appena socchiuse", proprio nella scena finale. Cioè, subito prima lei gli dice che, a causa delle violenza subite, sarebbe una moglie inutile perché probabilmente non se la sentirebbe di fare niente di fisico, però poi lui la bacia e lei sente "l’evidente desiderio fisico di Theo, che le si rivelò nella tensione di quel corpo muscoloso contro la propria figura vulnerabile, non la disgustò affatto". E niente, lo Schwanzstück ha colpito ancora.

Insomma, questo libro non posso definirlo se non con la parola "piatto". Nessun guizzo, nessun sussulto, nessun palpito. Dov'è l'amore travolgente? Dove sono le passioni sconquassanti? O a limite, dov'è la trama?

Niente, io consiglierei di provare questo libro nei momenti di insonnia, magari dovuti alla calura. Se funziona, vi addormentate, se non dovesse funzionare, cercate di captare i messaggi che vi manda il vostro corpo. Poi mi fate sapere cosa vi ha detto.

E ora, se non lo avete già fatto, correte tutti sul blog nonquelmarlowe a leggere la recensione di Lucius, che sarà una sorpresa anche per me!