venerdì 2 febbraio 2018

Operazioni chirurgiche anni '60

Avete presente quel quiz stile ProntoRaffaella dove c'è la foto di un volto artificiosamente creato prendendo gli elementi da diverse persone e bisogna indovinare di chi è ciascun elemento? Ad esempio: si combina insieme un occhio di Grillo e l'altro di Bersani, si piazza il naso di Brunetta e la bocca di Renzi e si incornicia il tutto con i capelli di Silvio.

A volte, quando vedo certe persone reduci da una o più sessioni dal chirurgo estetico, mi viene proprio in mente questo gioco.
Perché certi personaggi si fanno fare bocche troppo grandi e le accostano a nasi troppo piccoli?
Perché qualcuno desidera avere zigomi enormi come panettoni?
Perché gli occhi appaiono spesso o troppo piccoli o troppo grandi?
In sintesi: perché manca il senso della proporzione e queste persone non capiscono che la bellezza di un volto non consiste nell'accostamento quasi casuale di elementi che non stanno bene uno vicino all'altro?

Ecco, se per caso volevate vedere
il leviatano frankensteiniano
sopra descritto. Forse però
non lo volevate davvero vedere.

Forse qualche pensiero simile ce l' aveva anche Saul Bass, quando nel 1966 ha realizzato i titoli di testa del film Operazione diabolica. Contrariamente alla maggior parte dei titoli di cui si è occupato, questi non hanno le sue illustrazioni ma mostrano delle inquadrature ravvicinate e distorte di parti di un volto umano. L'idea di Bass era quella di scomporre gli elementi di un volto, distorcerli e ricombinarli nuovamente allo scopo di preparare lo spettatore alla storia del film.

E di cosa parla questa storia? Parla di un uomo di 60 anni, sposato e con un ottimo impiego, ma insoddisfatto della sua vita. E il peggio è che non sa neanche lui esattamente qual è il motivo della sua insoddisfazione. Un giorno, l'uomo inizia a ricevere delle incalzanti telefonate da parte di un amico che riteneva morto. Questo amico lo convince a recarsi presso gli uffici di una misteriosa organizzazione che sarà in grado di cambiargli la vita.

L'uomo ci va e quelli dell'organizzazione gli cambiano la vita davvero in tutti i sensi. Questi misteriosi individui si occupano infatti di dare ai propri clienti delle nuove identità; si vantano di dare loro una nuova vita più soddisfacente, una seconda opportunità, una vera e propria rinascita.

L'uomo viene convinto, ma in realtà anche costretto, a sottoporsi a un intervento chirurgico in seguito al quale si risveglierà con l'aspetto di un giovane trentenne con la faccia di Rock Hudson. Gli viene dato un nuovo nome, una casa in riva al mare con tanto di maggiordomo e studio per poter dipingere. Per quanto riguarda la sua vecchia identità, verrà inscenata una morte.

L'uomo però ben presto si accorgerà che questa nuova vita, apparentemente così perfetta, senza responsabilità, senza il peso della vecchiaia incombente e senza la costrizione di un lavoro poco creativo, non è davvero quello che lui desidera e chiede a quelli dell'organizzazione di cambiare di nuovo identità, questa volta facendo le cose a modo suo. Ma quelli dell'organizzazione non sono tanto d'accordo...

Alcune immagini dei titoli

Il film è incentrato sul "solito" discorso dell'individuo che a un certo punto della sua esistenza si rende conto che le cose che fa o che ha non sono davvero quelle che voleva fare o avere. Ho messo "solito" tra virgolette per intendere che l'argomento non è certo nuovo ma non per questo è un argomento banale. Anzi se già i filosofi dei millenni scorsi ce la battevano col 'conoscere se stessi' e noi siamo ancora qua che non lo abbiamo ben capito, è meglio se continuiamo a parlare dell'argomento. Repetita iuvant, forse.

Comunque, cinquant'anni dopo che è stato fatto questo film, siamo ancora qui col mito del sempre giovani, sempre belli e tirati e dove non arriva la chirurgia ci pensano i filtri Instagram.

A proposito, lo sapevate che la chirurgia estetica è vecchia di millenni e veniva usata per ricostruire parti del corpo danneggiate da ferite, malattie o punizioni giudiziarie? È solo a cavallo fra l'800 e il '900 che questo tipo di chirurgia ha iniziato a essere utilizzato per alterare la fisionomia a scopi puramente estetici. Molti inoltre cercavano di modificare quei tratti somatici che maggiormente indicavano la loro appartenenza a una certa etnia.

Negli anni '60 poi c'è stato il boom e mi pare che la tendenza sia in crescita. Anzi, forse adesso la cosa è così comune che non ci si fa tante domande in merito, ma nei decenni scorsi il tema dell'alterazione corporea mi sembra fosse abbastanza sentito.

Ho intitolato il post "Operazioni chirurgiche anni '60" perché oltre a questo film vorrei citare anche due episodi del mai abbastanza lodato telefilm "Ai confini della realtà".

Nr 12 looks just like you
Uno è intitolato Il numero 12 ti assomiglia e parla di come le persone, in un ipotetico futuro, vengono indotte a sottoporsi a un'operazione chirurgica in seguito alla quale diventeranno uguali a un modello scelto in un "catalogo". Naturalmente questo significa che moltissime persone saranno identiche tra loro. L'operazione uniformerà anche il modo di pensare delle persone che vi sottopongono.

L'altro episodio è il famosissimo È bello quel che piace dove una giovane donna dall'aspetto fuori dal comune si fa operare ben 12 volte per tentare di essere simile agli altri.

E si evince bene l'annosa questione: essere se stessi (ammesso di sapere come si è) o essere come gli altri? L'uomo medio desidera uniformarsi alla massa, avere l'aspetto giusto, possedere e fare le cose giuste perché essere diversi è più difficile, è una lotta psicologica (ma anche pratica) continua.

Eppure anche il continuo uniformarsi costa fatica ed è fonte di nevrosi. Inoltre, l'uomo medio segretamente ambisce a distinguersi e a essere ammirato e passa la vita cercando di far parte della massa ma al contempo di elevarsi appena appena al di sopra di essa.

Ho accomunato il film (con i bravissimi John Randolph e Rock Hudson nei ruoli pre e post operatorio) con i due episodi di Twilight Zone perché condividono i temi e quell'estetica simile, tipica di quel periodo, dove il futuro veniva visto come qualcosa di ordinato, essenziale, asettico e angosciante. Il modo di raccontare le storie è privo di distrazioni, va direttamente all'essenza di quello che si vuole esprimere. Le carte sono in tavola ma danno molto da pensare allo spettatore.

Inoltre i finali sono a sorpresa.

A questo punto, chi sono questi 5 famosissimi attori?

La versione attoriale non è tanto meglio di quella politica




21 commenti:

  1. Umh, non sono molto bravo con questi giochetti, ma forse Harrison Ford c'è.
    Ottimo post, davvero.
    I due episodi del serial non credo di averli mai visti, sai?
    nemmeno quello "famosissimo"... Certo, diversificarsi o omologarsi? Dipende dalle spinte esterne...

    Moz-

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    1. Grazie Miki :)
      Penso che l'uomo, così come fanno diversi animali, cerchi di appartenere a uno o più gruppi, per protezione, senso di appartenenza, piacere ecc. La difficoltà sta nel trovare l'equilibrio tra il conformarsi e il seguire la propria personalità.

      Il primo episodio del telefilm che ho citato aveva come protagonista una adolescente che non voleva sottoporsi all'operazione ma era pesantemente condizionata dalle amiche e dalla madre. Credo che sia un'ottima rappresentazione dell'influenza che l'ambiente esterno ha sugli individui. Quell'episodio era nella quinta serie, insieme a quello che sicuramente conoscerai dove c'è William Shatner alle prese col gremlin sull'ala dell'aereo.
      L'altro episodio si chiama in originale "Eye of the Beholder" ed è quasi sempre citato tra i più famosi episodi di Twilight Zone. Se riesci guardali (se ti piace quel tf naturalmente).

      No, Harrison non c'è :)

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  2. Premetto che quelle due foto mi mettono una profonda inquietudine, quindi se sono opera tua ti batto le mani come fanno gli spettatori quando Elephant Man appariva in scena: il mio stupore è quello nato dalla mostruosità. No, peggio, nato quando scopri che la mostruosità è più umana di quel che pensavi.
    Ti ringrazio di cuore per la chicca del film, fra i mille miei progetti eternamente aperti c'è quello di affiancare la storia della chirurgia impiantistico-estetica (argomento stranamente molto schivo allo studio storico) a quella del cinema sullo stesso genere: la mia tesi è che ogni passo avanti chirurgico abbia scatenato un nuovo tema horror, il quale ha anticipato un immaginario passo avanti chirurgico che poi è avvenuto, in un circolo vizioso inscindibile. (Per farti un esempio, alcuni hanno creduto che "Alien. La clonazione" sia stato un film che abbia cavalcato il clamore della nascita della pecora clonata Dolly, invece il film è stato girato prima, quindi Ripley 8, ottava clonazione dopo sette fallimenti, è l'immagine che ha preceduto la reale Dolly, ottava clonazione dopo sette fallimenti: la finzione anticipa sempre la realtà...)
    Gli anni Sessanta sono chirurgici in maniera profonda, mi basta citare "Occhi senza volto": siamo lontani dai manga anni Novanta, dove il corpo è solo carne e Alita può cambiare "pezzi" impunemente pur rimanendo Alita. Nel noir francese, quello di "Pezzi d'uomo scelti" dei maestri Boileau e Narcejac, ogni arto conta. Ogni briciola di carne che cambia padrone porta con sé una briciola d'anima...
    Mi fermo con gli anni Venti e "Le mani di Orlac", un potente romanzo fanta-horror francese diventato un film muto tedesco dalla potenza inarrivabile. (E infatti i remake americani fanno ridere.) Il corpo si può plasmare e i chirurghi sono visti come Frankenstein, "scultori di carne umana", secondo l'etichetta di un cattivo di romanzi noir dell'epoca, ma se una spia doveva sparire... i chirurghi ecco che tornavano utili.
    L'estetica sembra un discorso a parte ma non credo lo sia, perché se in questi esempi è il dottore l'artefice unico e quindi unico responsabile, con la chirurgia estetica entra in ballo la responsabilità personale che è molto più difficile da gestire. E personalmente mette più paura: mi mette paura il processo che spinge all'autodistruzione dolorosa per paura di non essere abbastanza uguali a chi dice di non voler essere uguale a nessuno...
    Paradossalmente cambiare il proprio corpo sembra più facile che lavorare sul proprio pensiero, così tutti ad "aggiustarsi" quando in realtà è la testa che avrebbe bisogno di una ritoccatina. È come la barzelletta di quello che va dal dottore e dice "Mi fa male quando mi tocco qui, qui e qui", e il responso è che ha il dito rotto. Mi sembra che la chirurgia estetica sia un continuo aggiustarsi qui, qui e qui quando in realtà la parte su cui lavorare è altrove.
    La pratica oggi è talmente accettata che non si parla neanche più di dilemmi etici come fino ad almeno un paio di decenni fa, quindi l'omologazione è arrivata per autoinduzione: e pensare che una volta si aveva paura dei "ragazzi venuti dal Brasile", della chirurgia al servizio del totalitarismo per l'omologazione forzata, invece bastava dare libertà ai cittadini perché si trasformassero in schiavi. Cosa c'è infatti di più totalitario ed asservente dell'immagine altrui della bellezza a cui voler combaciare?

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    1. Il tiranno che sa "ben" tiranneggiare infatti non schiavizza con il potere ma grattando la pancia al popolo e dandogli le mollezze che vuole.
      Sì le immagini le ho fatte io e in effetti sono un po' inquietanti. Mi inquieta anche quando vedo certe scene girate in sala operatoria, si vedono sia nel film di cui parlo in questo post ma ne ho viste anche in trasmissioni di chirurgia, dove la pelle del viso viene staccata e sollevata (credo sia per interventi di tiraggio delle rughe), quasi fosse una maschera. Mi disturba perché il volto è sì una cosa esteriore di una persona ma è anche il mezzo con cui una persona si mostra e mostra le sue espressioni, insomma è qualcosa di molto personale, è esteriore ma fa da tramite anche con l'interiore. Vedere il volto sollevato mi dà l'inquietante sensazione che la persona sotto i ferri sia un androide con il volto intercambiabile perché non veramente parte del suo essere. Brutta sensazione.

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  3. Bellissimo articolo e foto inquietanti (soprattutto la prima). Azzardo... Richard Gere, Leonardo di Caprio, la bocca sembra quasi Raoul Bova, il naso... mmhh.. Depardieu? Poi... Banderas? Mi arrendo :P

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    1. Grazie Michele! Sì le foto potrebbero provocare qualche incubetto notturno.
      Hai azzeccato due personaggi: complimenti. Sei sulla strada giusta per ricevere il Lynx Eye Badge!
      Do un indizio: gli attori sono tre americani, un inglese e un naturalizzato spagnolo anche se è nato da un'altra parte.

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    2. Bardem, Daniel Craig, Gere, Di Caprio... mmhh... Nicholson?

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    3. No, sei ancora a due! :D

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  4. Io credo di aver riconosciuto Richard Gere nell'ultima foto e basta.

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    1. Quindi abbiamo stabilito che Gere e DiCaprio ci stanno.
      Per chi si volesse cimentare nel gioco do degli aiuti:
      - uno in un film amava vestirsi di bianco
      - un altro trafficava
      - anche quest'altro in un certo ruolo si vestiva di bianco ma si metteva pure gli occhiali da sole.

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    2. Aaahh non avevo visto gli aiuti! Del Toro!

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    3. Sììì, hai beccato il terzo! Dai, che ce la stai facendo!

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  5. Ricordo molte scene di Seconds-Operazione diabolica, ma credo di essermi dimenticato proprio il finale.
    Mi pare di ricordare anche un film con Alain Delon e Annie Girardot, di alcuni anni successivo, che trattava di qualcosa di simile. Mentre riguardo ai "cambi di faccia" non si può non citare "Faceless" di Jesus Franco.

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    1. Sono andata a vedere e il film con Delon e la Girardot è "L'uomo che uccideva a sangue freddo" e in effetti come atmosfere potrebbe essere accomunato a Seconds. Leggendo la trama di "Faceless", invece, mi pare che lo stile sia diverso, forse più action e anche splatter! Con meno spunti di riflessione, ma d'altronde era anche un'altra epoca.
      Prova a vedere, il finale di Seconds lo si trova su Youtube. A pensarci bene, comunque, il finale non è la cosa più importante della storia.

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    2. Allora sarà per quello che non mi è rimasto particolarmente impresso. Lo riguarderò...

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    3. Vado a memoria, ma se non sbaglio "Faceless" è il secondo remake-reinterpretazione di Franco del proprio "Il diabolico dott. Satana" (1962), che a sua volta è la reinterpretazione di "Occhi senza volto" (1960). In tutti il tema è lo stesso, all'incirca: chirurgo che "ruba facce" per ridare un volto alla figlia sfigurata. Poi magari da figlia diventa moglie, ma il succo è quello.
      Faceless l'ho visto nella versione "I violentatori della notte" per ben due volte, e per due volte non mi ha lasciato in memoria neanche un fotogramma... Però ammetto il mio problema: non ho mai capito l'incredibile fascino scatenato da Franco e l'amore enorme che si nutre per il suo cinema. Ogni suo film che ho visto mi ha fatto venir voglia di darlo nelle mani del suo dottor Satana :-D (che poi nel film si chiama Orloff: perché i famigerati titolatori italiani hanno sbattuto "Satana" in locandina?)
      Comunque era più ambizioso il dottor Chaney, che in "Terrore nel buio" (1976) rubava occhi per ridarli a sua figlia cieca: so' boni tutti a mettere una faccia su un viso, far funzionare occhi di altri è molto più complicato!

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    4. @Ivano - Il finale "shock" è in relazione alla parte action della storia, ma secondo me quell'aspetto non è il più significativo della storia.
      @Lucius - Mi ricordo molto vagamente di un giallaccio di raidue, di quelli che davano in prima serata al sabato, dove c'era una donna a cui veniva trapiantata la faccia di un'altra, o forse addirittura tutto il corpo, ma non riesco a ricordarmi altro.

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    5. Eh, è un po' pochino come trama :-P

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    6. Sì, devo vedere se mi ricordo qualche altro dettaglio. Su imdb qualcuno ha fatto questa lista http://www.imdb.com/list/ls052368619/

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    7. Oh che bella lista, grazie della dritta che mi studio quelli che mi mancano ^_^
      "La pelle che abito" (2011) è davvero inserito a forza nella lista, che non c'entra proprio nulla. Se un giorno vorrai fare un post romanzo/film, scoprirai che questo di Almodovar è una blanda sciacquatura tratta da uno dei romanzi più neri della storia!
      "L'uomo che ride" (1928) tratto da Hugo che c'entra? Il protagonista, a cui hanno leso nella culla i muscoli facciali perché avesse un ghigno per tutta la vita, lo sognerebbe un cambio di faccia!
      Il soporifero "Under the Skin" (2013) parla di TUTTA la pelle, mica solo la faccia!
      Invece Leatherface è un tocco di genio :-D

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    8. Infatti ci sono film che anche secondo me non c'entrano una cippa oppure in cui l'aspetto chirurgico è troppo marginale, però ce n'è di alcuni che paiono interessanti (tipo quelli anni '30-'40-'50).

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