sabato 17 marzo 2018

Il salto della quaglia sotto il divano

Quest'oggi vorrei parlarvi di un libro e del relativo film che ne è stato tratto e devo ammettere che - sorpresa, sorpresa - ho preferito il film.

Non perché il libro non sia bello, ha pure vinto l'Edgar Award, che non è un premio conferito dal maggiordomo degli Aristogatti, bensì un premio assegnato dall'organizzazione Mystery Writers of America e che è stato vinto da gente tipo Agatha Christie, Ellery Queen, Georges Simenon, John Le Carrè, Graham Greene e un pacco di altri grandi autori.

Quindi non sto parlando di un libraccio, ma di un libro scritto bene e scritto da uno che dà l'impressione di sapere di cosa parla e che quindi caratterizza bene i protagonisti e l'ambiente in cui si muovono.

Qualcuno si starà forse chiedendo: ma di che libro stai dunque parlando?

Presto detto: "Spionaggio d'autore" di Brian Garfield il quale, oltre a non essere imparentato col gatto arancione, ha scritto ben 64 romanzi di cui ben pochi tradotti in italiano, a quanto mi risulta.

Ecco l'Edgar in questione
Ma perché mai non ho gradito particolarmente questo romanzo e verso metà lettura stavo perfino per abbandonarlo? (Poi ho detto: eccheccacchio, ho pagato, adesso lo leggo fino in fondo).

Il romanzo inizia con questo ex-agente segreto che è stato mandato in prepensionamento forzato perché reputato obsoleto dai capi della sua agenzia segreta. E questo ex-agente ha un po' la sindrome del pensionato e si annoia.

Lui anche ci prova a fare qualcosa per non annoiarsi, non gira per casa in vestaglia e ciabatte e nemmeno va per la strada a fare commenti nei cantieri.

Egli invece, nel tentativo di provare quelle scariche adrenaliniche che gli dava il suo lavoro, si cimenta in attività spericolate e per qualche momento smette di annoiarsi, solo che dopo un po' acquista dimestichezza con queste attività spericolate e rischiose e quindi torna ad annoiarsi come prima.
Anche al casinò stessa musica. Vince i soldoni e sbanca il banco ma continua ad annoiarsi.

E si permetterà anche a me di annoiarmi un po' a leggere di uno che si annoia? E forse anche voi vi state annoiando, al leggere di una che si annoiava mentre leggeva di uno che si annoia. (È una cateeeena, sai).

A questo punto Garfield, che forse anche lui si stava un po' annoiando a scrivere di uno che si annoia, fa avere al suo personaggio l'ideona che scioglierà il tedio come neve al sole: scrivere un libro dove vengono svelati tutti gli altarini e gli altaroni della sua ex agenzia di spionaggio.

Quindi l'ex-agente segreto scrive il libro (e ogni tanto si annoia anche mentre lo scrive, giuro!), poi inizia a spedire un capitolo alla volta a diverse case editrici in tutto il mondo. Non appena i suoi ex capi lo vengono a sapere, ecco che parte una mobilitazione di mezzi volta a stanare l'ex agente e impedirgli quindi di rivelare scomodi segreti al mondo intero.

Praticamente l'avere un sacco di gente che gli dà la caccia, consente all'ex-agente di non annoiarsi più. Non solo: siccome lui è più bravo di tutti quelli dell'agenzia, lascia apposta delle tracce durante i suoi spostamenti in modo che gli agenti abbiano una qualche possibilità di prenderlo. Altrimenti lui si annoierebbe se non avesse il fiato dei suoi inseguitori sul collo.

Il titolo originale del libro è Hopscotch che sarebbe il nostro gioco della campana, ma che vuol anche indicare un modo di procedere a balzelloni, un po' qua un po' là. Si potrebbe dire:"ho fatto l'Europa hopscotch", che è in effetti quello che succede nel libro. L'ex-agente passa da una località all'altra, lasciando qualche traccia del suo passaggio.

Insomma, non succede niente di così esaltante, niente che aumenti un po' la tensione. C'è un unico punto in cui al protagonista succede qualcosa di imprevisto, ma poi tutto si risolve in quattro e quattr'otto. Tutto fila liscio senza sorprese, è in pratica una storia di azione minimalista.  La caratterizzazione dei personaggi è fatta bene, ma c'è troppo poco movimento e quello che c'è scorre su dei binari troppo lisci.

Inoltre, il protagonista non è poi così simpatico, è uno bravissimo che sa far tutto, sempre un passo avanti agli altri. Abilissimo nel trucco in modo da sembrare convincentemente sia un arabo che uno svedese. Le uniche due donne che appaiono nella storia, in pratica gli cadono ai piedi. Di lui si dice che "le cose non gli accadono, è lui che accade a loro". Ma chi è? Chuck Norris?! Secondo me è un protagonista un po' noioso, tanto per rimanere in tema.

Col cavolo lo troverete! Ha ben 2 giorni di vantaggio su di voi,
che per lui sono anche troppi. Brody ha amici in tutte le città
e i villaggi da qui fino al Sudan, parla una decina di lingue,
conosce tutti i costumi del posto.
Si mimetizzerà, scomparirà, non lo rivedrete mai più..
Con un po' di fortuna avrà già preso il Santo Graal!
Dal romanzo è stato tratto un film che in italiano si intitola "Due sotto il divano".

Il ruolo dell'ex-agente segreto è interpretato dal grande Walter Matthau e già solo per questo motivo il film acquista ai miei occhi un certo numero di punti.

E a quanto pare, sia Walter che il regista hanno preteso che la sceneggiatura avesse un tono più leggero rispetto al film. Quindi via alla noia esistenziale e spazio per un po' di sano umorismo che di sicuro allontana ogni tedio, sia esistenziale che non.

È sicuramente più facile, nel film, entrare in empatia col personaggio dell'ex-agente anche perché lo si vede all'inizio venire denigrato e declassato dal suo capo, divertentemente interpretato da Ned Beatty che, man mano che il film procede, si infuria e si scarmiglia sempre più, prendendosela con tutti anche con l'FBI che dovrebbe dargli una mano e invece gli distrugge la casa delle vacanze in cui Matthau si era nascosto: "Adesso ho capito cosa significa FBI: fessi, buffoni e imbecilli".

La gag del ritratto del capo che cambia espressione quando
l'ex-agente gli parla facendosi beffe di lui.

Nel film trova spazio anche Glenda Jackson in una parte scritta appositamente per il film. Una parte un po' insulsa, per la verità, non contribuisce alla storia e l'impressione è che la Jackson sia stata un po' sprecata.

Immagino che sia a causa di questa presenza femminile che il titolo italiano è Due sotto il divano e si riferisce a una battuta tra Matthau e la Jackson (che in inglese tra l'altro è diversa). Secondo me è un titolo abbastanza scemo nonché fuorviante.

Anche il libro "esplosivo" che l'ex-agente scrive si intitola Hopscotch e nella versione italiana del film viene tradotto, in maniera più divertente e calzante, con "Il salto alla quaglia". Sarebbe stato un buon titolo anche per il film.

E last but not least, una massiccia dose della colonna sonora è costituita da musiche di Mozart e Mozart è sempre un bel sentire.

Vi consiglio inoltre di leggere l'articolo bibliofilo che Lucius ha scritto sul libro e sul film.

Saluti.


24 commenti:

  1. Questo proprio non l'ho mai visto, ma se c'è la gag che metti... beh, sembra simpatico^^

    Moz-

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    1. Sì è un film simpatico. E al ritratto succede ancora qualcosa...

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  2. Arrivo tardi causa il fatto che il blog non mi avverte mai (neanche una telefonata!), ma applaudo e ti ringrazio del link ^_^
    Ti parlo di molti anni fa, ma a memoria sembra anche a me di non aver apprezzato il romanzo, anzi: se non fosse stato per lo pseudobiblion presente, non avrei neanche iniziato a leggerlo, né nel caso avrei superato pagina 1! (E io l'ho letto nell'edizione italiana di "Segretissimo" Mondadori: a quanto ho capito invece tu l'hai letto in inglese.)
    Il film invece è ovviamente molto più piacevole, e dà più spazio al "libro finto" quindi già per questo ha il mio plauso. Pensa che man mano che lo vedevo mi tornavano alla mente dei flash dell'infanzia: questo film infatti l'ho visto da piccino ino ino senza capirci nulla, ricordavo solo Matthau che gli distruggevano casa e mi chiedevo il perché :-D
    Posso avanzare l'ipotesi che all'epoca Garfield era stra-famosissimo per "Il giustiziere della notte" e che qualsiasi trama anche solo vagamente spy-story vendeva. Magari l'editore gli ha detto "Senti, Gattone, perché non scrivi qualche roba con le spie?" Brian non ne aveva assolutamente voglia e si è inventato la trama meno spy che esistesse. Però è andata bene uguale, visto che è arrivata al cinema di serie A.
    Invece ignoro come mai in Italia l'autore sia pressoché ignoto ad esclusione di un paio di titoli e qualche racconto sparso: forse chiedeva troppo per i diritti di traduzione?

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    1. Sì l'ho letto in inglese perché appunto non l'ho trovato tradotto e anzi, come funziona la questione dei diritti di traduzione?
      Il Gattone (XD!) usa un ampio vocabolario comunque, la struttura delle frasi è normale ma ammazza quante parole diverse usa!
      Comunque in effetti, con tutta la sua produzione, è strano che sia così poco tradotto; poi manco una pagina wikipedia in italiano ha.

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    2. Al volo ci sono solo 9 romanzi suoi usciti in italiano, tutti rarissimi perché Garfield scompare dai nostri cataloghi nel 1988: ci è tornato solo oggi, 2018, con la ristampa del Giustiziere della notte.
      Non sono un esperto ma i diritti di traduzione hanno un costo e so che ci sono autori che chiedono di più o pretendono trattamenti particolari. Per esempio tempo fa mi dicevano che alcuni autori non vogliono essere pubblicati in edizioni da edicola, vogliono solo il cartonato da libreria, così come esistono autori che non vogliono il digitale ma solo il cartaceo. Poi però magari sono anche le agenzie letterarie a mettere paletti o addirittura le case stesse a fare problemi.
      Insomma, le variabili sono tante ma davvero è strano che un autore prolifico e noto all'epoca sia stato così poco tradotto da noi.

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    3. Forse perché il romanzo del giustiziere era stato "accusato di apologia della violenza"? E allora magari, come dicevi, il Gattone si è un po' bruciato e in Italia non ha trovato gran fortuna.

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    4. Era un'Italia molto diversa, paradossalmente non adatta a Garfield così come non adatta al cinema marziale - la polizia sparava e si allenava nelle arti marziali, quindi i film americani violenti e quelli cinesi marziali erano accusati di fascismo squadrista da ogni intellettuale che avesse voce in capitolo - e forse proprio per questo entrambi i generi sono esplosi come mai più nella storia del nostro Paese. Bronson era un pivellino rispetto a Callaghan, e in Italia le case editrici non disdegnavano affatto gli eroi violenti. Anche da noi infatti arrivò (anche se molto di striscio) quell'ondata violenta che in America fece da brodo primordiale ad eroi come Rambo al cinema e il Punisher a fumetti (entrambi cloni del Mack Bolan letterario, che però in Italia non ha mai attecchito).
      Questo per dire che se davvero qualcuno si è accorto dell'uscita del romanzo di Garfield da noi, e magari l'ha accusato di violenza, gli avrebbe regalato una fama imperitura. Invece temo che da noi Brian il Gattone sia noto esclusivamente grazie al film di Bronson, e lo dimostra il fatto che il romanzo "Death Sentence" - recentemente portato al cinema da Kevin Bacon - in edicola sia stato ribattezzato senza motivo "Il giustiziere della notte 2", con tanto di Bronson in copertina!

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    5. Bisognerebbe capire che tipo di vendite hanno avuto i romanzi che sono stati tradotti, forse hanno avuto poco successo e allora gli editori hanno lasciato perdere.
      Su IBS vedo che c'è una edizione dell'82 de "La successione Romanov" che è originariamente del '74 e sulla copertina c'è scritto "Dallo stesso autore del Paladino" che è del '79. Non è manco nominato il Giustiziere.
      Ma vedo che Death Sentence è una specie di "continuazione" di Death Wish, forse allora ha senso il titolo dell'edicola?

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  3. Purtroppo i dati di vendita non li sapremo mai, ma certo che un autore che usciva principalmente in edicola - che cioè non era un bestseller da libreria - non credo ci sia da aspettarsi fuochi d'artificio. La narrativa "violenta" poi non finiva sulle fascette, dov'era più facile trovare titoli più mainstream. La Longanesi non sventolava certo i romanzi del Vendicatore che portava in edicola! (Indovina? Un giustiziere che ammazza i criminali perché gli hanno ucciso la famiglia...)
    Sai poi che il nostro Gattone ha scritto anche western? Non mi stupisce, visto che è un genere molto amato oltre oceano, anche a livello narrativo.
    Il problema col Giustiziere 2 è che è uscito da noi insieme al film, solo che sono due trame diverse! E' stata più che altro un'operazione furbetta del Giallo Mondadori per agganciarsi all'uscita al cinema. :-P

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    1. Ah, adesso ho capito, ti riferivi al film con Bronson. Eh sì, di sicuro avran cercato di agganciarsi al film per tentare di vendere di più. Cioè, il titolo in sè non sarebbe neanche sbagliato, visto che parrebbe una continuazione, però in effetti uno si aspetta la storia del film e invece è diversa.
      Ma leggo che anche il film con Bacon ha una trama diversa dal libro, è vero?
      Ho visto dei western, devo dire che mi sembra così strano pensare a un romanzo western, forse perché non ne ho mai letto uno! Ma d'altronde è un genere come un altro.

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    2. Come tutti i generi dipende da chi lo scrive: se l'autore è bravo qualsiasi tipo di romanzo è appassionante ;-)
      Sai che mi hai fatto voglia di rispolverare i miei due Gialli Mondadori d'annata del Gattone, con il Giustiziere one and two? :-P Magari ci scappa pure un confronto con i film...

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    3. Dai dai rispolvera così si pronto per quando vedrai Bruce...:D

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  4. Ahahahah! Di certo tu non mi hai annoiato. Ma a questo punto non posso che consigliarti l'ascolto della canzone di Alice " Momenti d'ozio" che su questo post ci sta come il cacio sui maccheroni ;-D

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    1. Menomale, và, che non ti sei annoiato! :D
      Sono andata a sentire la canzone, non la conoscevo. Mi pare bella e di sicuro è più frizzante del libro! Forse mentre lo si legge si può metterla in sottofondo che magari aiuta ad alzare il tono!

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  5. Se vuoi leggere un bel libro di uno che si annoia ma senza annoiare te (anche se sta in pantofole e vestaglia), prova Oblomov (se non l'hai già letto!!

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  6. Quando scoprii il film di Mikhalkov, mi lanciai sul romanzo. "Oblomov" l'avevo adorato solo a metà: il primo tempo è un capolavoro, ma il secondo mi aveva annoiato a morte. Sicuramente era un difetto di sceneggiatura, così mi sono letto il romanzo... scoprendo che era identico! La prima parte è meravigliosa poi parte lo sbadiglio...
    Magari il problema è il mio, ma se non altro ho appurato che il film di Mikhalkov è sicuramente fedele al romanzo di Goncharov :-P

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  7. Oblomov non l'ho effettivamente mai letto, ma anni fa la mia pigrizia è stata paragonata alla sua (che impudenti!).
    A questo punto lo devo leggere e fare il test sbadiglio!

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    1. Da una parte è davvero esagerato tacciare qualcuno di pigrizia oblomoviana, essendo egli un professionista inarrivabile, ma dall'altra sono contento che capiti, il che vuol dire che o il romanzo o il film ancora sono noti ;-)
      Se lo leggi - o vedi il film - sono curioso di sapere che ne pensi delle "due metà" in cui la storia sembra cambiare fin troppo stile.

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    2. Beh la persona che me lo aveva detto ha parecchi anni più di me per cui in realtà non è strano che abbia letto Oblomov.
      Ora sono proprio curiosa...poi queste opere che presentano queste strane suddivisioni di stile mi incuriosiscono.

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    3. Scusa... ma allora vuol dire che io sono VECCHIA perché l'ho letto ??? (per di più è vero XD)

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    4. Be', io l'ho letto intorno ai 30 anni, quindi posso testimoniare che è un romanzo senza limiti di età ^_^

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    5. Hahaha, no, non sei vecchia, se invece più colta della maggior parte dei giovani ignoranti. Io invece non sono particolarmente giovane e per di più sono ignorante perché non l'ho letto, il libro.
      Ora facciamo un sondaggione: chi passa di qua dica se ha letto il libro e se ha più o meno di 30 anni.

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    6. ahahah invece del classico fiorino, il pedaggio per questo blog è l'autocertificazione di lettura di Goncharov :-D

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    7. Ahaha, mitica l'autocertificazione!
      Ma devo subito correre ai ripari altrimenti mi devo autobannare dal blog!

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