lunedì 21 dicembre 2020

CineAvventario #21

Ultima frenetica settimana!
Il 21 dicembre del 2012 era il giorno della profezia dei Maya, ma noi non ci occuperemo certo di catastrofate tipo "2012" e simili. Giammai! Aprite, orsù!



Abbandoniamo le catastrofi e ci concentriamo sui cruciverba. Lo sapevate che il primo cruciverba ("Word-cross puzzle") veniva pubblicato come oggi, nel 1913, sul New York World? Questo primo cruciverba è stao ideato da un enigmista britannico, tale Arthur Wynne.

Anche se si potrebbe discutere la paternità, perché nel 1890, era stato pubblicato su una rivista milanese uno schema 4x4 di parole incrociate, ad opera di tale Giuseppe Airoldi, funzionario municipale del comune di Lecco.

Ma pare che questo Airoldi non venga tenuto in considerazione e il mondo tutto attribuisce a Wynne la paternità delle crosswords. Povero Airoldi!

Ma lasciamo perdere la paternità e concentriamoci sul gioco in sé. Dunque, come collegamento cinematografico, vi propongo quest'oggi uno dei più strani film che io abbia mai visto. Si chiama "Marathon" ed è stato presentato anche in Italia con il sottotitolo "Enigma a Manhattan".

Ho visto il film diversi anni fa e dunque ho dimenticato parecchio. Scriverò questo post cercando di ravanare nei ricordi e vediamo un po' cosa ne esce. (Dovrei farmi ipnotizzare in modo da ripescare le memorie perdute!)

La protagonista del film è una tipa appassionatissima di cruciverba e si è fissata che deve riuscire a risolvere più di 77 cruciverba in 24 ore, battendo il suo personale record stabilito l'anno precedente.

La ragazza ha quindi selezionato parecchi cruciverba, non so bene con quale criterio, e passa la giornata a risolverli uno dietro l'altro. Ma siccome a casa non riesce a concentrarsi, troppo silenzio, va in giro per New York, in particolare nelle metropolitane e risolve lì i suoi schemi.

Mi sembra di ricordare che non stia fuori tutto il tempo, sta un po' a casa, poi esce, poi ritorna e via così. Quando è a casa, ascolta i messaggi che le ha lasciato la madre in segreteria. Non mi ricordo esattamente cosa le dice questa madre, ma mi pare che anche lei abbia la fissa dei cruciverba e anche lei in passato avesse fatto queste sfide con se stessa. Quindi la madre le dà consigli su come gestire la questione. Poi però si preoccupa e chiama ripetutamente per sapere se la figlia è viva oppure no.

La protagonista, con alti e bassi, passa le ore a risolvere schemi, ma le vengono le crisi, non riesce, si blocca, non ha voglia, ma poi riprende, però si deconcentra e si perde via a guardare la gente, a sentire i rumori incessanti della metro, le porte che si aprono, lo sferragliamento, ecc.

Il film è bianco e nero e ci mostra una New York molto poco New York, almeno, questo è quello che mi ricordo delle percezione che ho avuto all'epoca della visione. Mi pareva quasi una città qualsiasi.

Vediamo alternatamente la protagonista immersa nella metropoli e immersa nei cruciverba di casa sua, dove sulle pareti sono appiccicati schemi su schemi. Ricordo che lei ha addirittura un timbro con cui contrassegna quelli risolti, ma vorrei ricordare cosa viene timbrato. Non so se un "solved" o se veniva fuori il numero del cruciverba.

La ragazza è abbastanza delirante in questa sua fissazione, poi è praticamente sempre sola e dunque quando si ha una fissazione e si sta da soli, molto spesso la cosa raggiunge proporzioni psicotiche.

Casomai vi capitasse di imbattervi in questo film, fatemi sapere!

Bene, anche per oggi è tutto!

domenica 20 dicembre 2020

CineAvventario #20

Oggi siamo rilassati e low key.



Il 20 dicembre 1915, le ultime truppe dei corpi armati dell'ANZAC (dell'esercito australiano e neozelandese) vengono evacuate da Gallipoli, dove si era svolta una sanguinossima battaglia tra le truppe degli eserciti alleati e l'impero ottomano (alleato della Germania), per il controllo dello stretto dei Dardanelli.

L'australiano Peter Weir firma "Gli anni spezzati" (il titolo originale è proprio "Gallipoli"), del 1981, e racconta la storia di due giovani australiani: l'idealista Archy e il cinico Frank che si arruolano nell'esercito australiano e vanno poi a combattere nella terribile battaglia dove non ci sarà un lieto fine.

Film molto bello e duro sull'assurdità e l'orrore della guerra, ma è anche un film di amicizia e crescita. Un film di avventure, di stupendi spazi aperti e belle speranze, ma purtroppo anche di belle speranze infrante. Probabilmente è proprio la positiva parte iniziale che aumenta dolorosamente la tragedia della seconda parte.

Peter Weir ha avuto difficoltà nel trovare finanziamenti per il film dato che l'agenzia cinematografica governativa non voleva cacciare fuori il grano perché riteneva che il film non fosse abbastanza commerciale. Allora Weir si è arrangiato diversamente e alla produzione ci si è messo pure Rupert Murdoch. Il film ha poi avuto successo assai in Australia, ma meno all'estero, ma ha vinto diversi premi e ha sicuramente contribuito a far accrescere l'interesse per la cinematografia australiana e a lanciare internazionalmente Mel Gibson, qui nel ruolo di Frank.

Buona domenica, cari lettori!

sabato 19 dicembre 2020

CineAvventario #19

Buenas dias, lettrici e lettori.
Oggi ci trastulliamo con un grande classico librario nonché natalizio!



Il 19 dicembre 1843 viene pubblicato "A Christmas Carol" di Dickens.

Quanti stra-milioni di adattamenti cinematografici ne sono stati fatti? Per non parlare di citazioni o parodie. Un numero sconfinato.

Oggi vorrei concentrarmi sulla rappresentazione del fantasma di Marley + dei tre fantasmi dei Natali.

1) Il fantasma di Marley si presenta vestito come era in vita, con una fascia ai lati del viso (a tenergli chiusa la mascella) e con una lunga catena a cui sono attaccati lucchetti, chiavi, scatole, libri. Tutto in metallo tintinnante.

2) Il fantasma del Natale passato viene nel libro descritto come una figura androgina, di età indefinita. Forse vecchio, ma con qualcosa di infantile. Ha i capelli bianchi e lunghi e una faccia senza rughe. Ha le braccia lunghe e forti ed è vestito con una tunica bianca. In mano ha un ramo di agrifoglio. In testa ha una luce ardente, come una candela, e sotto il braccio regge un cappello conico somigliante a uno spegni-candela. (Questo è il fantasma che presenta le rappresentazioni più disparate)

3) Il fantasma del Natale presente viene descritto come un gigante dall'aspetto glorioso. Si trova in mezzo a ogni sorta di decorazioni e cibarie e in mano ha una torcia luminosa dalla forma simile a una cornucopia.

4) Il fantasma del Natale futuro è paludato in una tunica nera che gli nasconde la faccia, la testa, la forma. Si riesce solo a vedere una sua mano protesa.

Vediamo un po' la resa di questi 4 spiriti!

In "Scrooge" del 1935, vanno molto al risparmio: il fantasma di Marley si vede solo come viso in sovraimpressione sul batacchio della porta di casa Scrooge. Poi, quando dovrebbe fare la sua comparsa in scena per avvisare Scrooge dell'arrivo degli spiriti, si sente solo la sua voce. Viene spiegato che il fantasma lo vede solo Scrooge, per cui noi non vediamo una mazza. Molto bello.

Va poco meglio con il Fantasma del passato: qualcosa vediamo, ma è solo un alone luminoso con voce da uomo.

Ma il Natale del presente finalmente ci dà un po' di soddisfazione: non è molto gigante ma almeno si vede.
Però riecco che ritorniamo nell'invisibile e pure del Fantasma del futuro non vediamo praticamente niente! E sì che era facile! Butti un mantello addosso a uno e hai fatto! Invece no. Del fantasma vediamo praticamente solo l'ombra della mano che indica. Comunque tutto sommato non è nemmeno male come scelta, perché quest'ombra che spesso va sul viso di Scrooge dà l'impressione di qualcosa che lo "shiaccia" e lo "domina".

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In "Scrooge" del 1938, gli autori non sono avari in fantasmi come nel precedente film. Ecco Marley semi-trasparente:
Il Fantasma del passato è una biondona con un buffo cappello:
Il fantasma del presente ha un che di Kurt Russell:
Le scene del futuro iniziano in modo piuttosto coinvolgente. Scrooge non incontra il Fantasma in casa, ma all'aperto, tra alberi nodosi e vento sferzante. La scena è bella, però ho l'impressione che pure il Fantasma fatichi a gestire il suo mantello svolazzante, con tutto il vento che soffia!
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Atro film: "Lo schiavo dell'oro". Abbiamo un Marley molto damerino. Che camicia fru-fru!
Il Fantasma del passato è molto interessante perché è un uomo. Inizialmente pensavo che fosse interpretato dallo stesso attore che fa Scrooge, invece è un altro:
Il Fantasma del presente ha il barbone un po' più fluente, ma non si discosta troppo:
Il Fantasma del futuro è così nero che sembra quasi una dissolvenza. Veramente scuro, si fatica a capire la forma. La cosa che si vede di più è una bianca mano in primo piano che, a mo' di vigile, ferma Scrooge che corre disperato. Quando si riesce a vedere qualcosa, l'impressione è quella di un Nazgul.

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Poi abbiamo "La più bella storia di Dickens". Il film è molto bello come ambientazione e recitazione. Quello che a me personalmente non piace tanto è che ci sono diverse canzoni e quando un attore attacca a cantare, nove volte su dieci penso: oh no, ancora! Comunque Albert Finney bravissimo!
Marley è interpretato dal magnifico Alec Guinness di bianco vestito e incatenato. Ha pure il codino, come descritto nel libro:

Marley ha aspetto e movenze quasi grottesche: ha del comico
e inquietante insiem
Il fantasma del passato è questa donnina sussiegosa:
Molto bello il Fantasma del presente: finalmente è un po' più grande e poi ha delle decorazioni in vetro attaccate alla corona che ha in testa. Mi ricorda un po' uno scalatore altoatesino.
Il Fantasma del futuro si vede abbastanza, ha un paludamento tipo frate:
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Questo è il quartetto de "Il canto di Natale di Topolino". Mi sono sempre chiesta perchè, di tutti i personaggi, proprio Pippo dovesse fare Marley. Pippo, così disinteressato al soldo! Gambadilegno in versione Fantasma del futuro è l'unico di cui si vede il viso.
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Ne "Il canto di Natale" con Patrick Stewart (che non mi convince granché nel ruolo), abbiamo un Marley che sembra un po' uscito dalla guerra. Non mi convince poi tanto, però, per spaventare Scrooge, si toglie la benda facendosi cadere la mascella:
Il Fantasma del passato è in effetti molto androgino: credevo fosse una donna e invece è un uomo.
Il Fantasma del presente non si discosta molto dalla solita rappresentazione, mentre quello del futuro è molto alto, molto scuro e in pratica si vedono solo gli occhi luminosi e la mano che indica.

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Pure George C. Scott ha fatto Scrooge. Il "suo" Marley mi sembra un po' trasandato, forse più adatto a fare un pirata maledetto dei Caraibi (anche lui si toglie la benda per far cadere la mascella ma non ha lo stesso effetto pauroso del precedente):
La Fantasmessa del presente ha una cotonatura proprio anni '80 e sembra uscita da un video musicale:
Il Fantasma del presente è del solito genere, circola a vestaglia aperta, col petto villoso in vista. Il Fantasma del futuro si vede poco, tendenzialmente in silhouette ed è del genere Nazgul. George C. Scott gli si rivolge in modo piuttosto incazzoso, invece che implorante.

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Nel Christmas Carol di Zemeckis abbiamo un Marley classico:
Il Fantasma del passato è quello più fiammeggiante visto finora e ha il cappello-spegnino! L'unico! E nella faccia credo di vedere i lineamenti di Scrooge.
Il Fantasma del presente è molto giganteggiante, mentre quello del futuro è proprio un fantasma a tutti gli effetti: una scura ombra incorporea dalla solita forma e dalle ombrose mani adunche.

Bene, tutti questi fantasmi mi hanno provato ma non mi hanno impedito di vedere i film brevi di primissimo novecento. E' possibile raccontare "Il canto di natale" in 13 minuti? O addirittura in 6 e mezzo? Ho stabilito che se non è impossibile è molto difficile. Troppo poco tempo per rappresentare la trasformazione di Scrooge. Forse con delle immagini pazzesche è possibile farlo, comunque ci devo pensare. Quei primi film del '900 mi danno emozione zero, anche se è apprezzabile la tecnica con cui hanno fatto gli effetti trasparenti dei fantasmi e dei ricordi. Però sembra di vedere un riassunto della storia. Ma immagino che agli spettatori dell'epoca fosse sufficiente così.

Basta, vado a trascinare un po' di catene.

venerdì 18 dicembre 2020

CineAvventario #18

Oggi è venerdì e andiamo sul bizzarro, per chi ama il genere!



Come oggi, nel 1890 è stata aperta al pubblico la prima ferrovia elettrica nella metropolitana di Londra. Prima andavano col treno a vapore. Non molto salubre, andare sottoterra con la locomotiva a vapore.

E dunque tuffiamoci nell'underground londinese, ma sarebbe troppo facile proporvi "Sliding Doors" e dunque andiamo tra i binari sotterranei insieme al dottor Quatermass, perché laggiù è stato trovato qualcosa di strano... "L'astronave degli esseri perduti"!

Durante i lavori nella fittizia stazione di Hobbs End vengono trovati dapprima degli scheletri molto preistorici, ma molto molto prestorici, risalenti a tipo 5 milioni di anni fa, secolo più, secolo meno. Poi viene rinvenuto qualcosa che dapprima sembra un oggetto della grandezza di una bomba, invece, scava che ti scava, si scopre che l'oggetto è molto più grande, una specie di mezzo di trasporto e al suo interno vengono rinvenuti degli scheletri. Sembra addirittura dotato di misteriose proprietà: con la fiamma ossidrica non si riesce manco a scaldarlo e se lo si tocca ci si ghiaccia le mani.

Lo scienziato Bernard Quatermass si interessa della cosa, ostacolato però dal governo. I militari sono molto ottusi e insistono per considerare l'oggetto misterioso, un semplice artefatto tedesco, risalente alla seconda guerra mondiale. Non cambiano idea (o forse non vogliono farlo) nemmeno quando dentro l'oggetto, dietro una parete molto molto resistente, vengono rinvenuti degli strani esseri, morti, dall'aspetto di cavallette giganti.

Oddio, c'è da dire che posso anche capire lo scetticismo dei militari, perché il dottor Quatermass, da due indizi in croce, tira fuori tutta una teoria bislacca a base di marziani bellicosi che rapiscono primati per fare su di loro esperimenti genetici. Una roba per cui Mulder si gaserebbe molto.

Ma che i militari ci credano o no, la situazione precipita perché l'oggetto misterioso inizia a manifestare strani poteri cinetici e psichici...

Se vi piace il genere fantascientifico anni '60, quello fatto con 10 sterline, però fatto bene, date uno sguardo a questo film sotterraneo. Buoni attori, buon ritmo, niente lungaggini, finale secco e anche non tanto consolatorio. Produzione Hammer!

giovedì 17 dicembre 2020

CineAvventario #17

Oggi è giovedì e si fa musica!



Il 17 dicembre 1865 viene eseguita per la prima volta la sinfonia numero 8, detta l'Incompiuta, di Franz Schubert. Di questa sinfonia, Schubert ha scritto solo due movimenti e parte del terzo. Non si sa perché non abbia mai portato a termine l'opera, non era nemmeno l'ultima sinfonia, perché dopo di quella ne ha scritte altre due. Boh, forse si sarà scocciato. "Due movimenti bastano", avrà pensato.

Al cinema, questa sinfonia in particolare è stata usata diverse volte. La parte iniziale ha un impatto emotivo molto forte e si presta molto bene alle scene di tensione.

In "Minority Report" la si sente benissimo ad esempio in certi momenti in cui Tom Cruise magheggia coi suoi schermi tattili per analizzare le premonizioni.

Oltre ad apparire in diversi episodi dei puffi, perché associata spesso a Gargamella, questa sinfonia viene usata in diversi altri film noir e thriller, tutti interessanti peraltro.
Ne "Lo sparviero di Londra", thriller dove un killer adesca le ragazze tramite annunci sul giornale, tra le oscurità della metropoli inglese dove Boris Karloff spunta dall'ombra a tradimento (e quando Karloff spunta dall'ombra, un brivido te lo fa venire), i protagonisti vanno perfino a teatro a sentire Schubert.

Ne "Il terrore corre sul filo", l'Incompiuta accompagna Barbara Stanwyck che, bloccata a letto, sente per sbaglio una conversazione telefonica in cui due persone architettano un omicidio. Non sa che è lei la vittima predestinata.

E in "Desiderio di donna" è di nuovo la Stanwyck che legge una poesia con l'Incompiuta in sottofondo.

Nel cupo e violento "Un bacio e una pistola", l'investigatore Mike Hammer va a fare indagini a casa di una ragazza che è stata uccisa e mentre è nell'appartamento e trova un libro di poesie di Christina Rossetti, si ode ancora la sinfonia nr 8.

Ma Schubert in sé è stato anche diverse volte interpretato al cinema. In un'occasione, indovinate un po' da chi:
Lui: Karlheinz Böhm, il Francesco Giuseppe dei film di Sissi di cui abbiamo parlato a inizio mese.

Ma forse, esiste un film che ci spiega il perché Schubert non ha finito l'Incompiuta. Il film è il rifacimento italiano di un film austro-tedesco diretto da Willi Forst, che è il tipo che interpretava Peruggia, il ladro della Gioconda di cui vi ho detto qualche giorno fa.

Ebbene, il film italiano si intitola "Angeli senza paradiso" e lo sapete chi ha intepretato Schubert? Ma sì che lo sapete.
Nientemeno che l'Albano nazionale!
Il suo Schubert naturalmente si innamora di Romina nelle vesti di una principessina snob. Prima le insegna a cantare la "Serenata" e poi lui, travestito da Schubert, canta l'Ave Maria di Schubert.

L'amore tra lui e la principessina purtroppo non finisce bene perché lei, pur amandolo, deve sposare un altro. Allora lui, disperato, si mette a suonare al pianoforte l'Incompiuta. Ma è troppo il dolore, per cui interrompe l'esecuzione e strappa l'ultima pagina dello spartito!

Avete capito? L'Incompiuta era Compiuta, ma è a causa di un amore disperato che Schubert ne ha distrutto la parte finale! Ecco svelato l'arcano!