venerdì 22 febbraio 2019

Attenti a quel doppio!

Ho deciso di partecipare in qualche modo all'iniziativa proposta da Federica Leonardi del blog Letture pericolose e poi rilanciata da Lucius in questo post (per quanto riguarda i libri) e in quest'altro (per quanto riguarda il cinema). Il tema dell'iniziativa è il doppio.

Il film che propongo è L'uomo che uccise se stesso (1970) con Sir Roger Moore in quello che, a detta sua, è stato il suo film preferito tra quelli in cui ha lavorato. Addirittura l'unica occasione in cui abbia potuto davvero recitare (sempre a detta sua).

Il film è stato tratto dal romanzo The Case of Mr. Pelham di Anthony Armstrong e di cui mi pare di capire che non esiste una versione italiana. Il romanzo è stato adattato anche per un episodio della serie Alfred Hitchcock presenta e che pensavo di avere nella mia raccolta di 42 episodi, e invece no, non ce l'ho. Vabbè, quali telefilm io abbia o non abbia a voi giustamente non ve frega niente, quindi iniziamo a parlare del film, che è meglio.

Sir Roger interpreta un tale che si chiama Pelham e che vediamo all'inizio del film uscire dall'ufficio vestito con un completo nero, cappello a bombetta e ombrello: la divisa perfetta per un uomo d'affari della City di Londra. Pelham è infatti socio di una ditta che si occupa di ingegneria marittima.

Pelham sale sulla sua Rover bordeaux scuro, allaccia la cintura di sicurezza e parte per andare verso casa. Lo vediamo guidare placidamente nel traffico di Londra e poi nella superstrada e tutto sembra procedere liscio e tranquillo. C'è perfino una musichetta stile swinging London che accompagna le immagini.

Ma improvvisamente cambia tutto: la musichetta termina e la faccia di Pelham si trasfigura. Un ghigno malvagio appare sul suo volto. Si slaccia la cintura di sicurezza, spinge il piede sull'acceleratore e inizia a guidare come un pazzo tra le corsie. Con espressione divertita, slaloma tra le macchine come se stesse facendo una partita a Outrun e continua ad accelerare come se avesse sul pedale il "mastice, tipo extraforte" dei Blues Brothers.

Ghigno alla Dick Dastardly
La folle corsa finisce male e Pelham va a finire in un cantiere a bordo strada e si schianta su una colonna.

Viene trasportato d'ospedale d'urgenza ma in sala operatoria il suo cuore smette di battere.
Gli viene fatto un massaggio cardiaco e fortunatamente, sull'apparecchio che registra l'ECG, riappare il segnale. Un momento: sono apparsi due segnali! Due battiti cardiaci! I dottori sono impanicati, ma uno di loro dà una botta all'apparecchio, l'anomalia scompare e ritorna a esserci soltanto un segnale. Capito? La botta sulla strumentazione è sempre il modo migliore per risolvere le cose!

(Credo sia un discorso puramente soggettivo, ma questa scena mi sembra avere qualcosa di involontariamente ridicolo. Non so bene perché, sarà che ci sono diversi dottori senza guanti, la flemma con cui si muovono, anche l'effetto del segnale che si sdoppia con conseguenti alzate di sopracciglio dei dottori e in più la botta finale sull'apparecchio...giuro che mi sembrava uno sketch alla Benny Hill)

Comunque, Pelham guarisce e dopo qualche tempo ritorna a lavorare. In ufficio c'è una strana atmosfera: si sta discutendo di una possibile fusione con una grossa azienda, ma la cosa grave è che sembra ci sia stata una fuga di notizie a proposito di un dispositivo top secret che Pelham stesso ha di recente inventato.

E qui iniziano a verificarsi delle stranezze. Alla riunione, un socio gli fa capire di essere piccato perché la settimana prima, incontrandolo per strada, Pelham ha fatto finta di non vederlo. Pelham è sorpreso: lui la settimana prima era in Spagna!

Le soddisfazioni di Pelham: essere accolto dai figli
che gli hanno fatto un disegno della sua macchina che
si schianta! Che tatto! Che sensibilità,
questi giovani virgulti!
Anche a casa le stranezze continuano. Non fa a tempo a passare dalla porta, che la moglie arrabbiatissima lo aggredisce perché è da più di un'ora che le tocca intrattenere un amico logorroico che Pelham stesso aveva invitato qualche giorno prima. Perché Pelham non è venuto a casa prima, se sapeva di avere un appuntamento? Ma Pelham casca dalle nuvole: è sicurissimo di non aver invitato nessuno!

Le cose peggiorano e ovunque Pelham vada, qualcuno gli fa riferimento a cose che lui ha detto o fatto, ma di cui lui non ha nessun ricordo.
Scopre addirittura di avere un amante e sembra proprio che sia lui il responsabile della fuga di notizie di cui è vittima la sua stessa azienda.

Il povero Pelham non sa più a che santo votarsi. Cosa sta succedendo? Che intrigo c'è sotto? Chi è l'uomo che ha le sue stesse sembianze e che sembra volersi sostituire a lui? O forse Pelham sta diventando pazzo? A voi spettatori scoprire la verità.

Il film è ben fatto e piuttosto avvincente. Si vuole a tutti i costi sapere quale sia la soluzione del mistero. C'è una macchinazione ai danni di Pelham? Oppure Pelham ha dei disturbi di memoria? E se ci fosse lo zampino di qualche alieno disseminatore di baccelli?

Buona prova di Roger Moore, a tratti mi è sembrato leggermente meno convincente, ma nel complesso bravo. Ho trovato un po' bizzarra e quasi caricaturale la figura dello psichiatra a cui Pelham si rivolge. Eccolo qua:

Un po' stile gatto di Pinocchio

E infine, una nota di colore dedicata a noi italiani. Pelham ha un maggiordomo italiano, tal Luigi, e una cuoca italiana, tal Maria. Maria non la si vede mai, è sempre rintanata nelle cucine, mentre Luigi è presente in diverse scene e naturalmente non è interpretato da un attore italiano bensì da uno armeno (e che aveva una parte anche in Indiana Jones e l'ultima crociata).

Pare che i due italiani abbiano un certo "potere" infatti, una sera che Pelham arriva a casa a notte fonda e non ha voglia di cenare, la moglie gli dice che deve assolutamente buttare via la pasta perché, se il mattino dopo la trovano non mangiata, i due italiani se ne torneranno a Sorrento. Pelham minimizza e dice che mangerà la pasta a colazione. La moglie gli fa notare che il giorno dopo la pasta sarà diventata cemento e che quindi deve assolutamente andare a buttarla, ma senza far rumore - per carità - che altrimenti i due italiani emergono dalle loro stanze per vedere cosa sta succedendo. Un esasperato Pelham termina la discussione dicendo:"Se non posso nemmeno buttare degli spaghetti nel fottuto lavello di casa mia, dovrò emigrare!"

"Pronto Maria? Butta la pasta, ma non nel lavello!"

[UPDATE] E ora correte sul blog del Zinefilo a leggervi la sua analisi doppia (o multipla?) su questo film e non solo.

65 commenti:

  1. Le grandi menti pensano all'unisono: era esattamente questo il film che avrei voluto presentare mercoledì prossimo, per l'ultimo appuntamento con il "doppio" ^_^
    Pensa che il film l'ho visto una volta sola da bambino, in TV negli anni Ottanta, e non ricordo altro se non un titolo di sicuro impatto. Vorrà dire che me lo vedrò per piacere e farò passare avanti altri titoli "doppi" che erano lista ;-)
    Troppo divertente l'idea del padrone di casa che deve far sparire di nascosto la pasta se no la servitù cambia continente :-D

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    1. Noooooooooo!!! Ti proibisco categoricamente di NON scriverci un post! E se non lo vuoi fare tu, fallo scrivere al tuo doppio!

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  2. Come dicevo già a Lucius il doppio è un tema che mi affascina molto, da appassionato dei film di De Palma. Proprio nel mese degli Oscar dovevate affrontare sto tema, mannaggia a voi😉😉?
    Vabbè, vediamo se riesco a mettere giù qualcosa anch'io, intanto vi leggo con piacere
    Ciao
    Vincenzo

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    1. Ma visto che è il mese del doppio, non si può appunto raddoppiarlo e estendere il tutto anche a marzo? Così tu scrivi con calma e Lucius può presentare ulteriori film che mi sembra di capire che avrebbe in saccoccia. Lucius che dici?

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    2. Nel pomeriggio ho scritto ma per motivi misteriosi è scomparso tutti. Anticipando Kuku, avevo infatti detto che nulla ci vieta di estendere l'iniziativa a... quando ci pare! :-P
      Ho infatti dei filmozzi da parte che mi piacerebbe rivedere, ho pure creato la tag "Doppelganger", in cui ho persino fatto rientrare "Fracchia la belva umana" (1981), quindi per me possiamo allungare a dismisura il tempo del ciclo, e contagiarci a vicenda ^_^

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    3. Buona l'idea di raddoppiare il mese del doppio!!😉
      Preparo qualcosa per marzo allora, au revoir
      Vincenzo

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    4. Bene bene, lo sdoppiamento collettivo persiste!

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    5. Ho raccolto la sfida eh... anch'io ho partecipato al mese del doppio (raddoppiato).
      Ciao!

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    6. Corro subito a leggere!

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  3. Hanno cercato un armeno che paresse un napoletano di quegli anni, insomma... non è male.
    Comunque, film per me sconosciuto ma ora voglio vederlo, amo questo genere assurdo (Footprints on the moon, per esempio) e quindi potrebbe proprio piacermi...!

    Moz-

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    1. Sì è un film piacevole di buon intrattenimento. Se lo vedi fammi sapere come lo hai trovato.
      Footprints on the moon? Oddio non l'ho mai sentito!

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    2. Film italiano con la Bolkan di Bazzoni :)

      Moz-

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    3. Nel senso: film italiano di Bazzoni con la Bolkan XD

      Moz-

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    4. Oh interessante! Grazie per la segnalazione!

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  4. Mai visto, ma il tema del doppio a me fa impazzire, ed infatti mi sto gustando tutti i capitoli in giro.

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    1. Oddio, ieri sera non mi sono accorta di questo commento, non capisco perché.
      Comunque, è vero, il tema del doppio è affascinante, ma perché il doppio sembra sempre essere malvagio?

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    2. Perché è la nostra parte più oscura e nascosta che prende vita, suppongo.
      Il nostro Hyde che pretende la sua ora d'aria, chissà.
      Persino nei fumetti ci sono tante manifestazioni del doppio ( penso a Fenice o Rogue negli X-Men ).

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    3. Sì è vero, ma questo presupporrebbe che la nostra parte "chiara" sia tutta bella e buona, invece...Diciamo che è la cosa più immediata pensare alla personalità nascosta e repressa come a quella più cattiva, ma dopo che questo argomento è stato così tanto trattato, si potrebbe anche andare oltre.
      Con tutte le sfaccettature che abbiamo, si potrebbe anche fare dei doppi che hanno dei lati più positivi (o misti) rispetto alla personalità principale. Magari un doppio coraggioso che ha il fegato di fare quello che l'altro non ha.

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    4. Dico la mia?
      La vera parte repressa in questi casi, non è la parte oscura, ma quella chiara.

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    5. Eh sì, le nevrosi odierne hanno molto a che vedere con la repressione di aspetti che sono positivi. E anche: realizzazione personale vs. raggiungimento status quo.

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  5. Questo film non l'ho visto, mentre avevo visto l'episodio in Alfred Hitchcock presenta. Non era uno degli episodi più memorabili della serie, comunque aveva una trama più semplice rispetto al film (il pezzo dell'incidente e dell'ospedale, nonché lo psichiatra d'antologia non c'erano).

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    1. Ah! Ma non era convincente? Forse 25 minuti di durata è troppo poco (anche se non è detto) per dare la giusta tensione a questa storia il cui ritmo è sempre più incalzante. Nel film, il doppio è sempre più presente e il protagonista è sempre lì lì per vederlo ma per un soffio lo manca.

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    2. Più o meno è così, ma in AFP presenta sembrava più una commedia degli equivoci, il colpo di scena era solo alla fine. Nella serie ci sono stati episodi molto più degni di nota di questo. Invece non sapevo ne avessero fatto un film, e con Roger Moore, poi!

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    3. Ah ecco, in effetti se si sbaglia il registro, in una storia così, si perde tutto il senso. Che già nel film ho trovato fuori registro la figura dello psichiatra e quella della sala operatoria. Non so se anche altri potrebbero avere la stessa impressione, ma mi sembravano un po' fuori tono rispetto al resto della storia.
      All'epoca non deve aver avuto molto successo il film, ma è stato rivalutato in seguito. A quanto pare, Moore aveva detto che era una piccola produzione e lui stesso pur di partecipare aveva accettato un compenso ridotto, ma poi c'erano pochi soldi per fare un merketing adeguato.

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  6. OK, non l'ho visto. E adesso vado a picchiare la testa contro il muro. [...] Ok. Fatto. Ahia.

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    1. PS.: Credo di essermi perso qualcosa in questa "faccenda del doppio"... Ma quanti blog sono coinvolti?

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    2. Ahaha, no addirittura picchiare la testa contro il muro?! Per tutti i film che non ho visto, dovrei trasformarmi in picchio!

      Non so bene chi sia coinvolto. L'iniziativa l'ho vista sui blog di Lucius che si è ispirato al blog Letture pericolose, però non saprei dire dove si trovino altri post a tema. A questo punto sei però cooptato e devi farci un post anche tu :D

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    3. In effetti è strano che un blog che parla di specchi neri non si sia ancora sentito coinvolto in questa storia...

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    4. Ma ora le cose cambieranno...:D

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    5. Carissimo, è stata una cosa un po' improvvisata e non ho pensato a coinvolgere nessuno. Seguo the_ghostly_reader (Letture pericolose) su instagram e ho visto ad inizio febbraio il lancio della sua iniziativa, che ovviamente mi ha intrigato e ho deciso al volo di imitare.
      Kuku si è subito unita e mi ha fatto piacerissimo, anche perché tirando fuori questo film che ricordo ancora dalla mia visione di bambino, mi ha spinto ad andare là dove il zinefilo adora andare: non so quanto ci metterò, ma ho in progetto grandi cose per il film con Roger Moore ^_^

      Visto che è ormai ufficiale, il "doppio" durerà il doppio del previsto, cioè due mesi, a questo punto lo specchio d'ossidiana dovrà riflettere qualcosa, magari un sé malvagio :-P
      Sul Zinefilo dedico il mercoledì al doppio (ecco la mia tag con i titoli giù usciti) e nei social ho fatto l'hashtag #laltrolostesso citazione borgesiana perché ho scoperto che gli anglofoni usano "doppelgänger" con il significato di "sosia", che non mi sembra attinente.

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    6. @Obsidian: sì perché ora anche tu senti l'impellente desiderio di farci un post a tema...vero, vero?
      @Lucius ecco che hai scatenato l'hype perché adesso son proprio curiosa di vedere cosa ci combini col film di Moore.

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    7. Con colpevole ritardo, accorro.

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  7. E' un film che mi manca, ma la tua ricostruzione mi ha incuriosito. Di solito nel tema del doppio l'altro io si manifesta in modo perturbante... da quel che leggo qui le entità non si sono ancora incontrate di persona. Devo scoprire come va a finire... :)

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    1. Eh eh, adesso lo devi guardare. E' quel genere di film che bisogna stare attenti a non rivelare troppo.
      Comunque lo definirei un film azione/suspense senza troppi sottotesti, un po' sì ma non troppo. Il risultato non credo sia così perturbante come si può vedere in altri film.

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    2. Dopo aver letto il commento di Zoppaz non posso contenermi, facendo notare che "perturbante" è proprio la parola che nel 1976 Celso Balducci ha ripescato dal dimenticatoio della nostra lingua per tradurre l'unheimleich che per la prima volta arrivata in Italia (per Newton Compton), termine tedesco che già Freud ripescava ed utilizzava per descrivere il terrore che proviamo nello scoprire che ciò che credevamo familiare in realtà non lo è, e non lo è mai stato. Freud introduce quel termine parlando di Olimpia, la donna artificiale di Hoffmann e il terrore del giovane protagonista nello scoprire che la donna amata in realtà è una "bambola". (Curiosamente Freud si mostra indifferente alle tante altre interpretazioni del testo hoffmanniano, focalizzato com'è a cercare simboli di frustrazione sessuale in un racconto che onestamente parla di tutt'altro.)
      In fondo Olimpia è il "doppio" di una donna, e l'evoluzione del termine unheimlich racconta proprio del rapporto che abbiamo con ciò che ci è ignoto: la concretizzazione dell'Altro è quindi parecchio perturbante.
      Ora mi taccio, ma quando leggo certe "parole chiave" perdo il controllo :-P

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    3. Ah ecco che questo unheimleich rispunta fuori e mi ricordavo di averne letto da poco sul blog di Marco Lazzara https://arcaniearcani.blogspot.com/2017/01/ore-dorrore-iii-mostri-parte-2.html

      Ci mancherebbe che ti devi contenere, niente pancera del dottor Gibot. Hai fatto bene a segnalarmi il tuo post perché non ricordo di averlo letto. Le tue ricerche sono pazzesche! Non so perché non lo fai di mestiere.

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    4. ahahaahah e chi mi pagherebbe? Gli articoli "pagati" più professionali usano il sentito dire come fonte principale e integrano spiluccando nei siti web di curiosità varie, non vado bene per quel mondo :-D

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    5. In effetti il giornalismo è alquanto in decadimento, per usare un termine gentile. Però qualcuno che divulga a livello serio c'è anche se mi rendo conto che è difficile farne un mestiere, soprattutto di questi tempi dove chiunque scriva libri fuffa fa il picco di vendite!

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    6. Non so se hai visto la prima puntata della nuova stagione di Crozza, dove alla fine presenta un nuovo personaggio da parodiare: un tizio, uno psicologo credo, che in TV dice che nell'etimologia della parola "amore" c'è anche "muro", a testimoniare la difficoltà delle relazioni. Capisci che nell'informazione italiana vale tutto, scemo io ad ammazzarmi nel fare ricerche :-D

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    7. AHahah, no non l'ho visto ma questo mi ricorda il tuo post su La forma dell'acqua che linko qui per chi lo vuole leggere https://ilzinefilo.wordpress.com/2018/03/10/the-shape-of-water-2017/ perché sbeffeggiavi l'origine delle parole!

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  8. Io naturalmente non ho visto il film (che novità) però il tizio che si è sdoppiato può darsi che sia un extraterrestre che si è introdotto nel corpo del malcapitato e vuole impadronirsi dei segreti, forse militari, dell'azienda dove lavora il vero Pelham per portarli sul suo pianeta. Devono conoscere gli usi e costumi dei terrestri e come meglio si può fare se non introducendosi nel corpo di un terrestre?
    Dimmi che sono brava perchè ho spremuto ogni ghiandola del mio cervello, anche quella pineale per far uscire questo strampalato commento

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    1. Urca ho dimenticato il saluto (sono davvero troppo spremuta uahuhauh): abbraccio siempre cara
      E' sempre un piacere leggere te e i tuoi commentatori.

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    2. Sei stata brava a pensare a questa soluzione ma non posso dire se è giusta o no eh eh eh...bisogna solo vederlo per sapere, fare un tuffo nella Londra anni '70 e scoprirlo...eh eh eh (ghigno) :D
      Grazie cara, un abbraccio!

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    3. Mi hai fatto venire talmente la voglia di cinema che sono andata a Torino al cinema Massimo e ho comperato un abbonamento a 30 € per 10 spettacoli. Quando andrò lo metterò sul blog. Lo so che c'entra nulla con il tuo post ma era così tanto per dirtelo. Scusami se ho fatto la sfacciata. Abbraccio siempre <3

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    4. Kuku fa proseliti! ^_^
      Sono contento che il meno noto tra i film di Roger Moore stia riscuotendo così tanto interesse e smuovendo così tanti pensieri ;-)

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    5. @Farfalla hai fatto benissimo a fare l'abbonamento (mi sembra un ottimo prezzo) e a scriverne qui! Sono molto contenta e spero che vedrai dei film che ti piaceranno.

      @Lucius menomale che hai divulgato l'iniziativa altrimenti pure io rischiavo di non vederlo sto film. Anche Roger Moore sarebbe stato contento che ce ne interessiamo!

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  9. Kuku, vediti Franzt. E' un capolavoro.
    Ciao.

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    1. Grazie per la segnalazione Gus. (Ma è un film correlato al tema del doppio?)

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    2. No.

      La storia si svolge nel 1919 quando la guerra tra Francia e Germania è terminata. In una cittadina tedesca Anna e Frantz fidanzati erano in procinto di sposarsi ma il ragazzo muore in guerra e Anna vive la sua quotidianità di vedova non sposata.
      Anna viene accolta dai genitori di Frantz e amata come una figlia.
      Porta i fiori sulla tomba di Frantz e un giorno scopre che un uomo la precede , un francese, Adrien, venuto a rendere omaggio all'amico conosciuto in Francia.
      Adrien va a trovare i genitori di Frantz e conosce Anna.
      Tra i due nasce una simpatia che si avvicina all'amore.
      Anche il padre di Franzt, prima ostile a Adrien finisce per apprezzarlo.
      Sembrerebbe una storia banale, come tante, ma non è così. Adrien prima di tornare a Parigi svela che in una battaglia trova riparo in un rifugio dove incontra l'amico Frantz, armato di un fucile e impaurito spara ammazzando il ragazzo tedesco. Il portare i fiori all'amico è la ricerca di perdonarsi e farsi perdonare da Anna.
      Purtroppo, ma era inevitabile, che la simpatia verso Adrien finisca per trasformarsi in rancore.
      La ragazza non dice niente ai genitori di Frantz che speravano nell'unione tra Adrien e Anna e spingono la ragazza a recarsi in Francia per incontrarsi con Adrien. Anna ha perdonato il ragazzo francese, forse lo ama. Il film termina con una scena struggente. I due si baciano e Anna lo saluta dicendo che quell'amore nato da un dramma non può avere un futuro.
      Straordinaria l'interpretazione di Paula Beer nel film diretto da François Ozon.

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    3. Nooooooo, hai rivelato il finale!!! Comunque grazie per la segnalazione, non mi ricordo di averne sentito parlare.

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    4. Negli anni in cui si ricorda il centenario delle battaglie della Prima guerra mondiale, il regista francese François Ozon si ispira a una pièce del dopoguerra di Maurice Rostand portata al cinema da Ernst Lubitsch in uno dei film meno noti, per raccontare Frantz: tentativo di un francese di entrare nelle case, e idealmente nelle trincee, dell’ex nemico tedesco. Siamo nel 1919, la guerra è finita da pochi mesi. In una piccola cittadina una ragazza di vent’anni, Anna, porta ogni giorno fiori freschi sulla tomba del fidanzato e mai marito, soldato tedesco morto in prima linea. Un giorno vede un coetaneo, un francese (il Pierre Niney di Yves Saint Laurent), venuto a rendere omaggio all’amico conosciuto a Parigi prima della guerra.

      Accolta in casa dai suoceri come una figlia, Anna vive una quotidianità di vedova inconsolabile, in cui il nuovo venuto alimenterà nuove e vecchie passioni. Non sveleremo altro della trama, visto l’intento di Ozon di mantenere il mistero sul rapporto fra i tre. Possiamo solo dire che oltre al senso di colpa, dei padri che spinsero i figli in guerra o di chi in trincea fu vittima dell’assurdità stessa della guerra, il film affronta la bugia come gesto ultimo di tutela da una verità inaccettabile e dolorosa.


      Il bianco e nero ben si concilia con un melodramma trattenuto, ravvivato senza forzature da qualche sprazzo di colore, ricordo di un passato spensierato o proposito di un futuro migliore. Un triangolo che ruota intorno al personaggio assente, perno emotivo del racconto di un mondo sospeso, alla ricerca della dolorosa ricomposizione della quotidianità da parte di milioni di persone segnate dalla perdita. Anche una serie di bugie possono servire allo scopo di conciliare i nemici, divisi da anni di guerra e incomprensioni di decenni, ma unite dalle stesse sofferenze. Lo spirito di conciliazione lo si intravede farsi spazio con difficoltà fra le note accennate e mai esplose dell’Inno alla gioia, musicato da Beethoven sui versi del connazionale Schiller; un inno alla fratellanza universale attraverso gli ideali illuministici. I germi dell’incomprensione e del rancore sono così vivi in Germania che anche nel piccolo paese in cui il film è ambientato un gruppo di famigliari di caduti inizia a diventare un accumulatore di revanscismo nazionalista.


      Frantz è il racconto su quanto difficile sia trasformare la condivisione della perdita in un sentimento positivo, con gli ingredienti del melodramma e un raffinato sguardo sul momento storico. Quella che colpisce è la particolare cura dei dettagli con cui rende il viaggio emotivo dei protagonisti, su tutti una straordinaria Paula Beer, con il suo cappotto tutto abbottonato e il cappello in testa. Il suo è un percorso di formazione compiuto con teutonico senso del dovere e una purezza d’animo struggente.


      www.comingsoon.it

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    5. Ecco, credo sia difficile trasformare il sentimento della perdita in qualcosa di costruttivo, in questo caso, visto che uno dei protagonisti è attivamente responsabile della perdita.

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  10. Film da recuperare!
    Anche solo per la scena all'ospedale, mi sono cadute le braccia solo a leggere 😝 Il cazzotto funziona sempre!
    Agghiaccianti i domestici italiani...

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    1. Guardalo, guardalo e poi mi fai sapere se ti è piaciuto.
      Si vede che la cuoca italiana, relegata nelle cucine, cucinava troppo bene e la padrona di casa era terrorizzata all'idea che se ne tornasse a Surriento, poi dopo le toccava mettersi lei a cucinare! Però non è strano, nella patria dei maggiordomi, averne uno italiano?

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    2. Ahahah non ci avevo fatto caso. È come i pizzaioli egiziani qua o un messicano che ha come giardiniere uno yankee 😆

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    3. Ah ma ho sentito che i pizzaioli egiziani sono piuttosto bravi nel fare la pizza! Comunque sto pensando a una versione partenopea di "Quel che resta del giorno" con Totó nei panni del maggiordomo, oppure per una versione moderna Salemme.

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  11. Caspita che bell'argomento! E ci avrei pure abbastanza materiale filmico tra le mani da farci uno speciale di un mese (anzi due), ma purtroppo non è il periodo adatto. Sono costretto a limitarmi, per il momento, solo a comparsate periodiche sul mio blog e sui blog altrui.

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    1. Ma non c'è problema perché Lucius, che è il gran cerimoniere dell'iniziativa, ha decretato che non c'è limite temporale per trattare il tema quindi quando avrai tempo puoi tranquillamente fare uno speciale sul tuo blog!

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  12. Spero non ti dispiacerà se segnalo qui il mio post su L'uomo che uccise se stesso (e i suoi fratelli), anche perché "per colpa tua" ho comprato un rarissimo libro italiano, ho recuperato un altrettanto raro racconto italiano e li ho confrontati con le rispettive versioni cine-televisive. Insomma, grazie alla tua "sfida" ho fatto un gran bel viaggio ^_^

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    1. Hai fatto benissimo e devo ancora capire come fai a inserire i link nei commenti. Non ci riesco!

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    2. copi il link in questione, poi vai nei commenti e scrivi la frase che vuoi linkare (in questo caso un titolo di film) e contrassegni l'inizio e la fine della frase con i codici < a > all'inizio e < /a > alla fine (ho usato degli spazi per non far scattare il codice, ma dovrai scriverli senza spazi.
      Vai poi solo nel primo < a > e dopo la "a" lasci uno spazio e scrivi href=" incolli qui il link "
      assicurandoti di non lasciare spazi fra il tuo link e le virgolette che lo racchiudono.
      Lo riscrivo con gli spazi che poi invece dovrai togliere:
      < a href="inserisci qui il link" >
      In pratica solamente tra "a" e "href" va lasciato uno spazio.
      I commenti sono semplice testo HTML e quindi si possono fare un sacco di cose ;-)

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    3. Sai che non avevo mai provato? Pensavo che nei commenti, l'editor avrebbe interpretato il codice html come semplice testo e invece...Grazie mille!

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