mercoledì 25 marzo 2026

Only You - Un altro viaggio nell'Italia amata dagli americani

 

Qualche anno fa, nei commenti del blog, si era accennato a "Only You" film del 1994 con Marisa Tomei e Robert Downey Jr. Regia di Norman Jewison. È un film che avevo già visto molti anni prima, ma siccome all'epoca non avevo il blog e ora ce l'ho, ho deciso che era il momento di rivederlo e farci su un post della categoria "Americani in Italy".

Bene, siete pronti a inforcare gli americani occhiali rosa dell'ammore per vedere com'è realmente il paese in cui viviamo? Via che si va!

Il film inizia con una ragazzina che sta costringendo il fratello a fare una seduta spiritica tramite tavola ouija, con lo scopo di farsi rivelare dai fantasmi il nome della sua anima gemella. E i fantasmi davvero cacciano fuori un nome: DAMON BRADLEY!

E lo stesso nome le viene fatto qualche tempo dopo da Madame Divina, la maga del luna park che, nella sua sfera di cristallo retroilluminata da una torcia collocata sotto il tavolo, vede che una persona chiamata Damon Bradley sarà, in futuro, molto, molto importante per la ragazzina.

Finalmente la storia arriva al presente e la ragazzina è ora cresciuta e ha le fattezze di Marisa Tomei che di mestiere fa l'insegnante di... boh... filosofia romantica? La vediamo infatti di fronte a dei perplessi studenti mentre racconta animatamente del destino, della predeterminazione, di Platone che diceva che gli déi hanno diviso le creature in due con un fulmine e poi le hanno sparpagliate in giro per il mondo così che ognuno deve passare la vita a cercare la sua metà... È proprio una fissata dell'amore questa ragazza, una che beve vino a lume di candela sognando cuori palpitanti e poi sospira guardando in tv Ezio Pinza che gorgheggia parole d'amore all'orecchio di Mary Martin nell'opera South Pacific.

Non esattamente la prima cosa romantica 
che mi veniva in mente, comunque, nemmeno negli anni '90...

Insomma, questa benedetta ragazza è fidanzata con un podologo, ma si capisce che non è che sia proprio così innamorata di 'sto tizio. Lui è troppo poco romantico, è uno che parla dei diamanti come di carbonio cristallizzato in ottaedri, non si è messo nemmeno in ginocchio per farle la proposta e, invece di mormorarle sospiri d'amore all'orecchio come faceva il vecchio Ezio, le dice che al matrimonio deve indossare il vestito da sposa già usato dalla propria madre.

Però, insomma, nonostante le premesse non ottime, la Marisa ha deciso che se lo vuole sposare lo stesso, 'sto dottorino, perché si sa che la vita non è un film, bisogna essere pratici e non pensare troppo alle colombe che tubano. Ma proprio mentre si sta provando l'abito da sposa della futura suocera, riceve una telefonata da parte di un ex compagno di scuola del fidanzato che vuole avvisare che non sarà presente al matrimonio perché sta andando a Venezia per lavoro. Ma c'è un colpo di scena: il nome di questo tizio è DAMON BRADLEY!

La Marisa non capisce più niente, va in fibrillazione, e con tutto il vestito nuziale addosso parte in bomba e va all'aeroporto, perché lei lo deve assolutamente incontrare questo uomo misterioso che certamente è la sua anima gemella! La corsa matta e disperatissima non ha esito positivo, l'uomo è già partito e a lei tocca prendere l'aereo successivo. Lo fa in compagnia della cognata, una tipa ben contenta di allontanarsi dal marito che la tratta come una serva e la tradisce pure.

Ma bando alle ciance, finalmente è terminato tutto questo preambolo e possiamo sbarcare nella nostra adorata patria e precisamente a Venezia! 

Venezia! Venezia! Quale canzone accompagnerà la visione di canali solcati da gondole e vaporetti? Quale pezzo canoro udiremo mentre saremo deliziati dalle immagini dei palazzi della Serenissima, "the most serene", come dice la Marisa? È chiaro come il sole: sentiremo naturalmente "O sole mio", ma d'altronde è ovvio, se i turisti vogliono O sole mio, i gondolieri la devono cantare, insieme ad altri classici napoletani quali Funiculì Funiculà e Torna a Surriento. 

A quanto pare, una quindicina d'anni fa, un consigliere della Lega si era lamentato di questa troppa napolitanità canora, proponendo una reintroduzione di classici padani quali "Ninetta monta in gondola". La lamentela aveva attirato addirittura l'attenzione di Nino D'Angelo che ovviamente aveva perorato la causa napoletana dicendo che quelle canzoni sono belle e famose in tutto il mondo dunque va bene se le si canta anche in gondola. 

Anche in "Paperino turista veloce" (1963) di Barks
il gondoliere predilige il repertorio partenopeo

Non solo all'epoca di Barks i gondolieri cantavano la famosa canzone, perfino nella Ricerca del tempo perduto di Proust c'è un passo in cui il Narratore si perde nei suoi pensieri sulla terrazza di un albergo a Venezia e sente un gondoliere cantare O sole mio. 
Dunque, a conti fatti, mi sa che O sole mio è cantata più a Venezia che a Napoli e si può capire che la lamentela del consigliere leghista è finita in un nulla di fatto. E secondo me, pure la canzone che quest'anno ha vinto a Sanremo scalerà la hit parade sotto il Ponte dei sospiri.

Ma torniamo al film. Una volta arrivate a Venezia, come fanno le due donne a trovare il misterioso Damon Bradley? Facilissimo, la Marisa già dagli USA aveva chiamato alcuni hotel veneziani e al sesto tentativo un receptionist le aveva detto "Sì, Damon Bradley alloggia qui!". Negli anni '90, non c'erano problemi di privacy.

Le due protagoniste si recano dunque all'hotel Danieli dove però vengono a sapere che Damon Bradley ha già fatto il checkout e in qualche modo scoprono che si è diretto presso un certo negozio a Roma. Quindi la Marisa, tutta eccitata, esprime l'intenzione di andare a Roma l'indomani. E il receptionist (interpretato da Gianfranco Barra che ha lavorato anche nel film con Jack Lemmon di cui ho parlato qui), risponde con soddisfazione:

Tomorrow?! Tomorrow is SCIOPERO GENERALE!

Nonostante l'intoppo dello sciopero, che ci fa pensare che le protagoniste rimarranno bloccate nella città lagunare ancora per un po', le scene a Venezia sono già finite. La loro durata è esattamente di sei minuti e, a parte tutta l'incongruenza a livello temporale (Damon Bradley prende un aereo poche ore prima delle donne e quando loro arrivano lui se ne è già andato, dopo aver comunque usato una stanza? Praticamente ha preso l'hotel Danieli, che avrà tipo tremila stelle, per un motel a ore) mi chiedo che senso abbia tutto ciò a livello narrativo. Non potevano fare tutta la storia direttamente a Roma?

Vabbè, non ci poniamo troppe domande e seguiamo le due donne che noleggiano una 500 rossa e, mentre si lamentano di un paese in cui la gente osa scioperare, riescono a perdersi in autostrada, dunque pensano bene di uscire a Poggibonsi e di andare a Roma passando per i paesi. Idea geniale, infatti, non solo si perdono ancora di più, ma finiscono pure la benzina e per disperazione si mettono sotto un albero a bere Chianti direttamente dalla bottiglia.

Chianti leggermente annacquato?


A trarle d'impaccio ci pensano delle suore senesi che circolano su un polveroso camioncino da meccanico e che a quanto pare dispensano preghiere e carburante in egual misura. Dunque, in quattro e quattr'otto le due donzelle giungono a Roma, sulle note di Libiamo ne' lieti calici. In piazza Navona restituiscono la 500 poi prendono un taxi per andare alla pelletteria "Il monastero", che in qualche modo dovrebbe avere a che fare con Damon Bradley. Il tassista le rassicura dicendo che sa perfettamente dove si trova questa pelletteria e infatti... basta fare il giro della piazza... ed ecco che si è già arrivati a destinazione! E sapete quanto chiede??? 50.000 lire! Le donne pagano senza far storie, però una dice all'altra: "Non dargli la mancia!"

Nella pelletteria, chiedono di Damon Bradley alla commessa (Barbara Cupisti), la quale comincia a sclerare proprio di brutto. Inizia a dire, in italiano anche nell'originale: "È un porco, uno stronzo, una testa di cazzo...", ma la cosa importante è lo scoprire che lei dovrebbe incontrarlo quella sera a cena, ma non ci andrà perché è appunto troppo imbufalita. 

Interviene un tizio, tal Giovanni, forse il padrone del negozio, che rappresenta la quota maschio piacione mediterraneo. Egli trova subito una sistemazione alle due donne, stanche per il viaggio, e inizia immediatamente a fare il cascamorto con la cognata della Marisa. In una scena più avanti nel film, la corteggia a suon di cantuccini e vino in un ristorante con vista Altare della Patria. Lei teme di distrarlo dal lavoro, ma lui la tranquillizza dicendole: "No, it's siesta" e poi aggiunge che in America tutti pensano solo a lavorare e non si fermano mai. Invece gli italiani danno importanza al cibo, al piacere, all'amore... E giù cantuccini!

La pensioncina presso cui le donne vanno a pernottare si chiama "Divino Amore", tanto per rimanere in tema zuccheroso, che però nella realtà non esiste, ma esiste l'edificio che è stato scelto come location ed è palazzo Maccarani Odescalchi. 

La fontana è vera?

Dentro il cortile interno del palazzo, il film ci fa vedere questa fontana. Spulciando in rete non sono riuscita a vedere come sia davvero questo posto, ma mi pare tanto che la statua sia finta, ha un che di decisamente plasticoso. (Poi invece salta fuori che è una mirabile opera di qualche famosissimo scultore rinascimentale e io ci faccio la figura della gnurant, quale peraltro sono.) Questa, comunque, sarebbe la seconda statua finta che becco in questo genere di film. I cineasti non ne hanno a sufficienza delle opere d'arte di cui è piena Roma e sentono il desiderio di introdurne altre. (La prima era questa.)

Però le scene sono state davvero girate nel cortile del palazzo. Si noti la foto seguente:


Nei cerchi ho evidenziato due busti che nel 2013 sono stati decapitati e le cui teste sono state trafugate. Non sono riuscita a trovare notizie relative al ritrovamento. Gone for good, mi sa.

Nella scena si vede l'attore Sergio Pierattini che, nelle vesti di cameriere, "consola" la cognata della Marisa che gli sta confidando che suo marito ha un'amante. Il cameriere non dà molta importanza alla cosa, ma siccome la vede piuttosto sconvolta, finge interesse e le chiede se questa amante è per caso la sua migliore amica, sua sorella, la prima moglie del marito... insomma, immagina che si tratti di una tresca complicata stile Beautiful, dai risvolti emotivi più pesanti del normale. Invece, al sapere che l'amante è una generica donna sconosciuta, dice, in italiano: "Ma allora, secondo me il marito è proprio bravo! Bravo e discreto!"

Quindi capiamo che in Italia, tradire è non solo normale, ma è perfino una cosa apprezzata. 

Ma ritorniamo dunque alla storia principale. Nella loro pensioncina, le donne si preparano per andare a cena nel ristorante in cui sanno che ci sarà Damon Bradley. Mentre si agghindano, il DJ alla radio dice che a Roma è una splendida giornata, la giornata ideale per andare a fare una gita fuori porta e poi mette "uno dei maggiori successi di Eros Ramazzotti", che risulta essere "Amore contro" (1991).

Al ristorante Galeassi di piazza di Santa Maria in Trastevere, le cose non vanno come previsto, succede tutto un ridicolo casino e la Marisa si ritrova a correre a perdifiato per le viuzze, all'inseguimento del misterioso Damon Bradley, che lei peraltro non è ancora riuscita a vedere in faccia. Un vecchio gelataio le grida dietro "Ammazza quanto sei bona" e dopo che lei è riuscita a non schiantarsi addosso a due zingare da operetta, finalmente, al minuto 45 di film, appare ROBBERTO!!!!

Che gesticola in maniera incongruente,
come fanno gli americani quando imitano gli italiani


Robberto insegue la Marisa tentando di restituirle una scarpa da lei persa. Le grida dietro: "Attenzione, signora!" La insegue, la insegue, la insegue e finalmente riesce a raggiungerla e le dice: "Mi scusi signorella, è sua questa scarpa?" e subito si prodiga a infilargliela al piede. Lui si vede che è già affascinato, mentre lei, piangente perché non è riuscita a raggiungere Damon Bradley, lo guarda come se fosse uno scarafaggio. E non è particolarmente interessata nemmeno quando lui sfoggia una gran competenza nel settore calzaturiero e le descrive esattamente il tipo di scarpa, le sue caratteristiche e dove viene fabbricata. 

Ma è del mestiere questo?

La bella Marisa continua a dare i numeri ed esprime il desiderio di acquistare un libro con tutti gli hotel di Roma, così da poter cercare Damon Bradley in ognuno di essi. (E questo passaggio lo dico a beneficio di Lucio l'etrusco, poiché la Marisa compra il libro presso una fornita edicola - minuto 48).

Per farla breve, Robberto, con un guizzo da venditore di fontane di Trevi, riesce a farle credere di essere proprio lui il Damon Bradley da lei tanto bramato e dunque lei, in un nanosecondo, passa appunto dal considerarlo scarafaggio all'innamorarsi perdutamente di lui. E così i due passano una romantica serata per le vie di Roma, slinguazzandosi appassionatamente, davvero in senso letterale. Ho scoperto che i due attori avevano avuto una breve relazione, all'epoca, ed ecco spiegato il motivo dei baci più appassionati del solito rispetto alla media classica hollywoodiana.

La serata però va a finire male, perché lui ha la bella idea di rivelarle di non chiamarsi esattamente Damon Bradley, bensì Peter Wright (sottilissimo e originalissimo gioco di parole con Right, perché ovviamente sarà lui l'uomo giusto per la nostra bella protagonista). Dunque lei passa, in un altro nanosecondo, dalle frasi melense del tipo: "Ci siamo trovati, era il destino, chiamo il mio fidanzato per annullare il matrimonio", al "Vattene via non voglio più vederti."

E qui parte una fase di attapiramento, tutti i personaggi sono depressi e disperati per amore. Robberto ci informa che secondo lui i film di Woody Allen non sono divertenti quando sono doppiati in italiano (ma Allen stesso non aveva detto che Lionello lo rendeva più divertente dell'originale?) e poi veniamo intrattenuti dalla visione della statua di Nettuno in piazza Navona. 

Finalmente, dopo minuti e minuti di depression, Robberto se ne esce con una grande scoperta: dopo qualche indagine, è venuto a sapere che Damon Bradley ha lasciato Roma e si è diretto a Positano e dunque via che si va tutti laggiù, a bordo della Ferrari Testarossa di Giovanni. Una volta giunti all'hotel Le Sirenuse, i nostri protagonisti scoprono dal receptionist che Damon Bradley è in piscina, riconoscibile con un medaglione d'oro al collo. D'altronde, essendo l'uomo sfuggente come un'anguilla, la piscina è proprio l'ambiente giusto per lui. 

E dopo tanto penare... ecco a voi Damon Braley

Cioè Billy Zane quando ancora aveva
una chioma da Tarzan

Pensavate eh, che il mistero fosse risolto... e invece no! Dopo pochi minuti, salta fuori che non solo Billy non è il vero Damon Bradley ma...

Nemmeno la chioma fluente
era vera!

Ma insomma! Chi diamine è quest'uomo inafferrabile? Bisognerà andare all'aeroporto per scoprire la spiegazione di tutta la faccenda!

Bene, a conti fatti, devo dire che questo film ha meno cose stereotipate del previsto. In definitiva, è un film romantico strazuccheroso anni '90 dove i personaggi si innamorano perdutamente a prima vista col favore di una bella ambientazione italica, ma alla fine, niente di esagerato. C'è la dicotomia filmica tra gli italiani che si godono la vita e gli americani produttivi ma tristi, ma alla fine non ci facciamo poi troppo la figura dei fancazzisti.

Però almeno vi posso dare una rassicurazione: oltre a due canzoni di Eros Ramazzotti, anche lo strumento principe della musica italiana c'è! Il mandolino c'è!


Per oggi è tutto, vi saluto insieme agli stewart e hostess dell'Alitalia, insieme a un compianto personaggio (anche accreditato nei titoli) che vediamo nell'immagine. Indovinate chi è!



Altri film della serie:

Kristen Bell alle prese con magiche fontane romane

Amanda Seyfried alle prese con le segretarie giuliettose (così definite da MikiMoz)

Jack Lemmon e le terme radioattive di Ischia



mercoledì 24 dicembre 2025

Natale (vintage) 2025

Purtroppo, sono lontani i tempi dei cinecalendari dell'avvento, comunque per il momento ritorno con un post natalizio approfittando dell'invito del buon Lucius all'iniziativa festiva a blog unificati (Lucius, sei tu il puppetmaster dietro tutto questo?) 

Naturalmente partecipo molto volentieri e per l'occasione ho preso spunto proprio da un mio vecchio post dell'avvento dove parlavo, anzi, in realtà solo accennavo a un vecchio film del 1964 che però non avevo visto. Dunque, qual miglior occasione per visionare quest'opera e verificare se è vera la definizione che gli è stata affibbiata e cioè che è un film così brutto da diventare bello?

Prima però direi di immergerci un pochino nell'atmosfera del dicembre del 1964.

Giuseppe Saragat
Tutta l'Italia è in trepida attesa dell'elezione del presidente della Repubblica. Da una settimana, a Montecitorio si susseguono le votazioni ma nessun candidato riesce ad avere la meglio. Giovanni Leone è quello che riceve regolarmente più voti di tutti, ma non riesce a raggiungere il quorum previsto. Tra i parlamentari c'è grande nervosismo, pare che al bar, in uno di questi giorni frenetici, siano state servite 120 camomille in un'ora.

Non so bene come all'epoca si potessero seguire le elezioni, però alcuni lettori della Stampa si lamentano del comportamento poco consono degli onorevoli impegnati a votare. A quanto pare, questi ultimi devono essere continuamente richiamati all'ordine e ridono un po' troppo al termine degli scrutini. Ma i cittadini italiani hanno poco da ridere, invece!

Sarà soltanto il 28 dicembre, alla 21esima votazione, che finalmente i partiti riusciranno ad accordarsi e a eleggere Giuseppe Saragat, che diventa così il quinto presidente della Repubblica Italiana.

Gli economisti dicono che sarà un Natale austero e ne sanno sicuramente qualcosa gli operai in protesta delle fabbriche Fiorentini e Milanex, vittime di licenziamenti, decurtazioni di salario, riduzioni di orario e quant'altro.
Naturalmente le difficoltà economiche non fermano generalmente la corsa al regalo, anche se i commercianti dicono che c'è stato un avvio lento. I giornali sono prodighi di consigli: anche con 500 lire si può far felice un bambino regalandogli una scatola di soldatini o un'autopompa dei vigili del fuoco. Con 1500 si può comprare i fortini per simulare battaglie e si può arrivare fino a 5000 lire per un microscopio.

Anche per le bambine abbiamo bambole da 500 lire, ma si può arrivare fino a 9mila per quella che cammina da sola e 21 mila per quella che parla, canta, piange e ripete tutto grazie a un registratore nascosto nel petto.

Chissà quanto sarà stato il prezzo della bambola Furga qui a sinistra. Devo dire che ho qualche dubbio sullo slogan relativo alle bambole più belle del mondo.

Le cronache mondane dell'epoca ci mostrano Jackie Kennedy che va a sciare coi figli, mentre Jane Fonda forse sposerà Roger Vadim, ma è più importante ricordare che il 10 dicembre 1964 Martin Luther King riceve il Nobel per la pace.

Al cinema troviamo tra gli altri "Baciami stupido" con Kim Novak e Dean Martin, "Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo" con Spencer Tracy, un film di Elvis Presley e "L'oltraggio" con Paul Newman.
Strano il consiglio visibile sulla pubblicità apparsa sulla Stampa: "È necessario vedere il film dall'inizio". 

Prima o poi guarderò il film per vedere
COSA c'è all'inizio

In tv invece abbiamo il mitico commissario Maigret con Gino Cervi.

Ma ora basta con le reminiscenze della vita reale, è il momento di gustarci il film, dunque mettiamoci in poltrona e agguantiamo un bicchiere di Capitan Pipa, il liquore del vecchio lupo di mare!


Perché se il film è proprio così brutto ci vuole qualcosa per risollevarsi il morale.

Il titolo della pellicola è Santa Claus Conquers the Martians. Pare che non esista una titolazione italiana e che il film sia uscito soltanto in DVD, ma non doppiato, solo sottotitolato. Ma non temete, che se proprio avrete voglia di vederlo, non dovrete acquistare nulla perché è visibile liberamente su Wikipedia e YouTube.

Quindi, renne in spalla e partiamo!

Una musichetta stile sigla di Sesame Street ci intrattiene mentre leggiamo i titoli di testa (che, come s'usava una volta, ci mostrano una sfilza di nomi, da quello dell'attore principale a quello dell'ultimo dei costumisti), al termine dei quali ci ritroviamo davanti a una TV che sta trasmettendo un programma certamente pazzesco, incredibbole!

Come faccio a essere certa della stupendezza del programma? Ma non può che essere così, viste le facce che hanno i due giovani e strani spettatori, mentre guardano ipnotizzati lo schermo con occhio a palla.


In tv c'è infatti una trasmissione, chiamata KID TV, che propone un servizio in esclusiva, roba che i maggiori telegiornali si sognano: un infreddolito inviato speciale, tal Andy Anderson, si trova nientemeno che al polo Nord e precisamente presso il laboratorio di Babbo Natale!


Al vedere la scena, pensavo che il tutto fosse una semplice ricostruzione cartonata all'interno di un programma tipo Albero azzurro, invece no! Lo sfondo è davvero un cartonato, ma è anche davvero il laboratorio di Babbo Natale! E Andy Anderson, per sfuggire al freddo glaciale, ci si tuffa dentro, osservando ammirato gli elfi indaffarati a costruire giocattoli.

Ben contento di essere intervistato, il gioviale Babbo Natale rassicura Andy Anderson che non userà una razzo-slitta, come qualcuno ha ipotizzato, ma si servirà delle sue consuete renne, che procede subito a elencare, solo che si sbaglia e conclude la lista con: "Prancer and Dancer, Blitzen and Vixen and... Nixon!"

A mettere in riga Babbo, incalzandolo a lavorare, ci pensa nientemeno che sua moglie, e stando a ciò che dice imdb, questo è il primo film in cui appare il personaggio della consorte del magico vecchio.

Nonostante l'apparente pugno di ferro, la signora Natale
si intimidisce davanti al cameraman

Insomma, com'è come non è, tutto questo clima festoso, gli elfi, Babbo Natale e soprattutto i giocattoli sono una fonte di turbamento psichico per i due piccoli spettatori di cui sopra, che sono nientemeno che due bambini marziani che passano le giornate a guardare cose per loro incredibili sulla tv terrestre. È tale il turbamento che faticano a dormire e il padre è costretto ad addormentarli usando sonnifero spray.

Non è che magari non vogliono dormire perché il letto
è un tantino scomodo? Coi cuscini parallelepipedi poi..

Non solo, i bambini sono diventati pure inappetenti, nonostante la mamma vada regolarmente al mercato a comprare tante belle pilloline nutrienti. Il padre, che sarebbe poi una specie di comandante marziano supremo, è dunque preoccupatissimo: come distogliere i marzianini dalle insane proposte della tv terrestre e farli uscire dalla fase Mamma, tu non mi compri mai balocchi

Ecco qua pillole di hamburger, purè
e torta multistrato al cioccolato!

La risposta sarebbe facile: stacca la tv. Invece no, bisogna per forza andare a chiedere a un vecchio saggio che darà certamente il consiglio giusto.
Il vecchio saggio, con voce rotta dall'emozione, spiega che i bambini di Marte sono fanciulli solo esteriormente, perché già da quando sono nella culla gli vengono attaccate al cervello macchine elettroniche che gli passano flussi continui di informazione che impediscono loro giocare e divertirsi. Dunque, bisogna che i bambini tornino e essere bambini e affinché ciò avvenga anche Marte deve avere il suo Babbo Natale.

Secondo me si voleva candidare lui

L'accorato appello del vecchio saggio trova però un denigratore: uno dei marziani sottoposti, con i baffi un po' alla Hulk Hogan, non esita a bollare il tutto con un disgustato: "Blahh, what nonsense!" ma se avesse potuto, sono certa che avrebbe detto: "Blahh, what fucking bullshit!"

Su Marte vogliamo la guera!

Astro Hulk, che in realtà si chiama Voldar e che vi svelo essere il villain della storia, deve controvoglia ubbidire agli ordini del capo e dunque si unisce alla spedizione in direzione pianeta Terra allo scopo di rapire Santa Claus e portarlo su Marte. Però gli rode a Voldar tenere a freno la sua indole guerrafondaia: non appena dal "cannocchiale" dell'astronave vede i grattacieli di New York, esprime il desiderio di blastare tutto.
Ma è proprio il viaggio in generale che gli scoccia a morte, tanto che mugugna tra i denti: "Tutti questi fastidi per un ciccione vestito di rosso!"

Una volta atterrati sulla Terra, i marziani sono confusi perché vedono che ci sono molti Babbi Natale in giro per la città, allora approcciano due bambini, che se ne stavano belli tranquilli sotto un albero, e chiedono delucidazioni. I bambini spiegano che ci sono molti aiutanti, ma di Santa Claus ce n'è solo uno e abita al polo Nord. I marziani allora partono alla volta del Polo Nord, ma Voldar esige di portarsi dietro anche i bambini, perché sia mai che vadano poi dalle autorità ad avvisare del loro arrivo.

In realtà, le autorità terrestri avevano già individuato l'astronave marziana durante l'avvicinamento alla Terra e questo perché lo scudo radar degli alieni non aveva funzionato correttamente. Come mai? Perché uno dei marziani, il più fesso del pianeta, volendo partecipare alla missione, si era nascosto nella radar box, che è praticamente una cassapanca, provocandone quindi il malfunziomento.

Praticamente la radar box è una specie di bagagliaio

Insomma, tutta la truppa arriva al Polo Nord, ma l'umore non è dei migliori. Voldar è sempre più supponente e sbruffone nei confronti del capo e per di più i bambini riescono a scappare da soli tra i ghiacci. Per catturarli, il gran capo decide di sguinzagliare la misteriosa entità Torg.

I bambini vengono prima quasi catturati da Voldar, il quale viene però messo in fuga da un orso polare uomo travestito da orso polare.


E poi quando l'orso sta per catturarli, arriva Torg che non è altri che un robottone uomo travestito da robottone, che finalmente li acchiappa.


Sto Torg da come ne parlavano, sembrava chissà che arma di distruzione di massa pazzesca e invece non è neanche buono a catturare Babbo Natale, perché quest'ultimo appena lo vede gli dice: "Oh, ma che bel giocattolone" e Torg ha una crisi di identità e davvero si crede un balocco. Alla fine, ci pensa Voldar a prendere in mano la situazione: con la sua pistola freezante ghiaccia tutti gli elfi e pure la moglie di Babbo Natale. Santa Claus commenta: "Mia cara, non sei mai stata così silenziosa da che ti conosco".
Forse è perché la moglie gli faceva una capa tanta, che Babbo non sembra così triste di seguire i marziani.

Intanto, sulla Terra c'è un gran fermento a causa del rapimento di Babbo Natale. La notizia è ovviamente su tutti i giornali, ma delle prime pagine di quotidiani internazionali che ci vengono mostrate, solo una è appositamente realizzata per il film. Le altre invece sono immagini di veri quotidiani, che non c'entrano dunque una mazza con il film, e ce ne sono due italiani. C'è il Corriere della Sera:


e addirittura il Giornale di Sicilia:


Il tragitto di ritorno verso Marte è molto più allegro dell'andata, perché a quanto pare Santa Claus è una specie di stand up comedian che fa sbellicare dalle risate tutti i marziani. Tutti tranne ovviamente Voldar, il quale commenta disgustato il comportamento dei compari: "State diventando dei martian-mellow, morbidi e deboli!"

Alla fine, ce la fanno ad ammartare tutti sani e salvi, nonostante il tentativo di Voldar di sparare fuori nello spazio Babbo Natale e i bambini.

Ma su Marte, Babbo inizia a mostrare segni di malinconia perché deve costruire i giocattoli solamente premendo i pulsanti di freddi macchinari a catena di montaggio, senza nemmeno la prospettiva di poter tornare sulla Terra. Inoltre, il malefico Voldar sta organizzando una sommossa e non vede l'ora di menare le mani! 

Come andrà a finire? E soprattutto il film è così brutto da diventare bello?

Oddio, di certo ci sono film più brutti, ma sicuramente la strada per arrivare al bello è decisamente lunga. Siamo dalle parti del Batman con Adam West, che si guarda per ridere delle puerilità presenti a bizzeffe. Magari una sforbiciata qua e là per aumentare il ritmo non avrebbe guastato, tipo tutte quelle interminabili scene nella sala comandi dell'astronave, a premere pulsanti e tirare leve. Un'ora e 20 di film mi è parsa un po' lunghetta, lo ammetto.

Ma a noi checce frega, basta festeggiare tutti insieme! Ecco i partecipanti al blog tour:
 
 
 
Madame Verdurin di "Cinemuffin"
 
Lisa di "In Central Perk"
 
Antonio del "Blog dii Tony"
 
E per finire, facciamoci un ultimo cicchetto consigliato dal sosia della renna di Babbo Natale! Auguri!





venerdì 31 ottobre 2025

Halloween 2025

 
L'amico Lucius Zinefilo Etruscus è riuscito nell'impresa impossibile di farmi togliere un po' di ragnatele dal blog e farmi partecipare all'iniziativa halloweenesca a blog unificati (comunque visto che è Halloween, qualche ragnatela la lascio su, per fare atmosfera).

Per partecipare, Lucius mi ha detto di scegliere un qualsiasi film horror e io sono andata su Raiplay e ho digitato per l'appunto "horror". Mi sono apparsi 42 risultati, un numero per fortuna non troppo alto, perché ogni volta che devo scegliere un film da guardare mi perdo nella pletora di offerte delle varie piattaforme e dopo un'ora sono ancora lì che devo decidere.

Tra i film che mi sono stati proposti, ho dribblato quello dei bambini posseduti nel messinese, quello di un fantasma boschivo abruzzese, quello delle mutazioni fisiche indotte in Ciociaria, per non parlare di quello dei ragnoni francesi e dei demoniaci Krampus austriaci... e uno dice: "Ma non ti va bene niente, scarti tutto!" 

Ma il fatto è... che poi io mi impressiono! Mi toccherebbe guardare i film a mezzogiorno, a basso volume, per evitare di sognarmi poi le cose di notte!

Ero tentata di giocarmi l'escamotage dell'horror comico con Bela Lugosi (Zombies on Broadway), quando mi sono imbattuta nella trama di un film dalle suggestioni vagamente à la Jane Eyre e ne sono rimasta incuriosita. E così, mi sono tuffata nella visione di questo "Anima persa", film italiano del 1977.

Sopra le cupe immagini notturne di un canale veneziano, accompagnate da musiche elettroniche un po' deprimenti tipiche dell'epoca, partono i titoli di testa. E già qui abbiamo un problema: "Film di Dino Risi, con Vittorio Gassman e Catherine Deneuve". Sarà abbastanza horror? Ho qualche dubbio, ma vediamo.

Il giovane protagonista di nome Tino arriva in barca presso la casa degli zii che non vede da anni.


Aggiungiamo un punto di horror per l'ingresso piuttosto fatiscente della magione.

Ad accogliere Tino è Catherine Deneuve che gli dice: "Oui, se juis ta tante" e dopo i convenevoli di rito lo conduce in sala da pranzo, dove l'anziana domestica sullo stile Tina Pica gli ammannisce una lauta cena. Dalla conversazione che fanno, capiamo che Tino è venuto a stare dagli zii per poter studiare arte alla scuola di Venezia.

Finito di mangiare, Catherine fa fare a Tino un tour della casa: dopo aver visitato ampi saloni e stanze riccamente decorate, si passa alla parte disabitata.

Ragnatele!

Teatri in rovina!

Androni pieni di calcinacci!

Tre punti horror per l'ambientazione! Ma il pezzo clou è la porta che cela una scala misteriosa. Catherine avverte: "Non salire mai, è legno marcio!"

Ma se salgo aumento i punti horror?

Stiamo a vedere quanti minuti passeranno dal gentil consiglio della Catherine a quando Tino salirà la scala, perché la salirà quella scala, vero?
Ma prima, andiamo in camera della zia... ma? Che succede? Come mai lei gli fa vedere la sua alcova (nella quale dorme senza il marito), gli fa uno sguardo languido e poi gli mette una mano sul mento?

Salterà mica fuori che questo non è un horror, ma è invece un film frizzantino anni '70 e in un attimo ci ritroviamo in "Grazie zia"? Non per dire, ma poi mi tocca subito andare a scegliere un altro film che vada bene per Halloween!

Per fortuna, il momento di turbamento passa subito e Catherine congeda Tino e lo manda a dormire. 

La notte non trascorre del tutto tranquilla perché dalla stanza sopra quella dove dorme Tino proviene il suono di passi misteriosi... ma al mattino il risveglio è ancor più inquietante poiché non appena Tino apre gli occhi, si ritrova lo zio, seduto su una sedia ai piedi del letto, che lo guarda fisso.

Chi non ama il risveglio sotto un cipiglio da ammiraglio?

È subito chiaro che lo zio è un tipo dai modi decisi e dalle opinioni nette. Subito rimprovera Tino per aver dormito 9 ore e ci tiene a informarlo che lui dorme solo 3 ore a notte perché Platone ha detto che anche nell'uomo migliore vive una bestia selvaggia che affiora durante il sonno. Un altro consiglio elargito dallo zio è fare al mattino ginnastica nudi davanti alla finestra.

A questo punto, è il momento di andare alla scuola d'arte e, durante il tragitto in motoscafo, lo zio Gassman ci prova ad aiutare la mia causa horror raccontando al nipote aneddoti a base di case infestate da fantasmi e ammazzamenti cruenti, ma Tino non raccoglie lo sforzo ed è più interessato a commentare i canali inquinati: "Un po' sporca questa Venezia."

Tino continua a remarmi contro, non gliene frega niente a lui se io sto partecipando a un'iniziativa horror! È interessato a tutt'altro, soprattutto quando alla scuola d'arte la prima lezione è quella del ritratto di nudo. Figuriamoci come rimane turbato al vedere la modella tutta svestita, che in un momento di pausa addirittura offre il caffè agli studenti tenendo le posce de fora!

Tino, a destra, deve rispondere al quesito che gli pone un altro
allievo: "Ma ste modelle nude, fanno anche un po' le putane, o no?"

Con questa modella c'è una piccola sottotrama, piuttosto inutile per la storia nel suo complesso. Infatti, nel romanzo di Giovanni Arpino "Un'anima persa", da cui è stato tratto il film e che io sono andata a leggermi, non c'è nulla del genere. Tra l'altro il romanzo è ambientato a Torino e il personaggio di Tino è ospite dagli zii perché deve sostenere gli esami di maturità.

E quindi, lasciamo perdere la scuola d'arte e torniamo a casa perché sicuramente è lì che sta la quota horror. Quale segreto celano i suoi misteriosi abitanti? Chi è che di notte si aggira in soffitta e suona malinconiche musiche al pianoforte?

Saranno mica i topi che in soffitta suonano un pianoforte
in decomposizione? Non si sa, ma intanto aggiungiamo
1HP (Horror Point)

Sono passati 15 minuti di film dall'avvertimento della zia Catherine e Tino si appresta a salire la scala proibita per sciogliere il mistero, ma l'improvvisa e minacciosa apparizione dello zio mette fine al suo proposito. Ma quando finalmente si trova da solo in casa con l'anziana domestica, ecco che l'arcano si inizia a svelare.

La domestica stira con la cicca sui panni e poi mangia zucchero 
con lo stesso cucchiaio che usa per offrirlo agli ospiti: ORRORE!

La vecchia donna, sulle prime fa la ritrosa, ma poi muore dalla voglia di rivelare che in soffitta vive segregato il fratello dello zio, un professore che ha perso il lume della ragione e non può badare a se stesso. La domestica non solo fa la rivelazione, ma perfino conduce Tino su per la scala proibita e gli mostra il professore attraverso lo spioncino della porta della stanza in cui è segregato.

E allora guardiamo anche noi in questo "occhio magico", come viene più volte definito nel romanzo.

Innanzitutto c'è una bambola horror! E, anche se non si vede,
c'è pure un gatto nero: 2HP!

Dopo una breve e trepida attesa, si palesa il professore in tutta la sua follia! Fa smorfie, versacci e slinguazzamenti proprio davanti allo spioncino e, stando a quanto dice la domestica, che lo definisce "un gran porco", ogni tanto si alza la camicia da notte mostrandole quello che c'è sotto, ma lei non si impressiona perché ha fatto l'infermiera di guerra e ne ha già visti di tutti i tipi.

Come viene spiegato successivamente a Tino, lo zio si occupa in tutto e per tutto di questo fratello pazzo: lo lava, lo veste, gli taglia le unghie, lo nutre... e si occupa perfino dei suoi istinti primordiali facendo salire in soffitta una prostituta tutti i giovedì. La moglie apprezza gli sforzi del marito e lo compatisce perché gli tocca guardare le performance sessuali del fratello, che non può essere lasciato solo con quella che lei ormai definisce "infermiera". (L'anziana domestica non è d'accordo: "Ma che infermiera, è una putana, ma perché le vol cambiare nome alle putane?")
 
Ma le soprese per il giovane Tino non sono finite, perché deve ancora scoprire i torbidi segreti dello zio e della consorte...
 
Ovviamente si è capito che questo non è un film horror, nonostante i miei tentativi di aumentarne gli HP, però si può sicuramente dire che ha un'atmosfera gotica, misteriosa e decadente, ben sottolineata da un'ambientazione veneziana non certo da cartolina. È vero anche che l'orrore risiede nei personaggi: lo zio, uomo di facciata, in balia dei suoi istinti più bassi; la zia succube di questo marito che odia, ma asseconda nelle sue miserie.
 
Gassman molto bravo nella rappresentazione di questo zio dalle diverse facce, capace di passare dall'essere un uomo elegante e colto a uno crudele e depravato.
 
La visione di questo film è stata piuttosto piacevole. Mi sono fatta affascinare da questa atmosfera un po' inquietante ma non opprimente. C'erano momenti bizzarri, ad esempio il macchiettistico professore di arte, dal forte accento veneto, che ce l'aveva coi pittori informali, che pensano di aver inventato chissà cosa e invece avevano già inventato tutto i grandi maestri del passato.
 
Anche lo zio ogni tanto se ne esce con qualche teoria bislacca, tipo che le donne profumano tutte di un ortaggio diverso; la moglie, ad esempio, sa di sedano. 
Oppure che nella libreria non si può assolutamente mettere Joyce vicino all'olimpico Goethe. Joyce bisogna metterlo con gli altri pagliacci della lingua: Rabelais, Teofilo Folengo, Gadda! 
Per non parlare di come gli stanno sulle palle i giovani capelloni frequentatori della scuola d'arte e che lui definisce "banditi e vagabondi senza patria, figli di Assalonne, ribelli al padre e vittime della capigliatura".

E per finire, congediamoci con un bicchiere nell'atmosfera festosa dell'Harry's Bar e leggiamo tutti i post halloweeniani dei blog partecipanti all'iniziativa.
 
Facce felici
 
Lucius Etruscus de "Il Zinefilo" 

Cassidy de "La Bara Volante"

Babol del "Bollalmanacco di cinema"

Madame Verdurin di "CineMuffin"

Lisa di "In Central Perk"

TOM di "The Obsidian Mirror"

Cannibal Kid di "Pensieri cannibali"

Kris di "Solaris"

Il Moro di "Storie da birreria"

Sam Simon di "Vengonofuoridallefottutepareti"

Catia di "Catia in cucina" 

A.M. di "Director's Cut"

Diamo un ultimo sguardo nell'occhio magico del professore... 

Beh, dai, un ulteriore HP finale ci sta!

 

giovedì 3 novembre 2022

Buon compleanno Dolph Lundgren

Allora, le cose stanno così: l'altro giorno, l'amico Lucio l'etrusco mi ricorda che il 3 novembre è il compleanno del nostro svedesone preferito Dolph Lundgren. Io penso: Bene dai, mi vedo un suo film che è un pezzo che non lo faccio e poi ci scrivo su un post. 

Il problema è che il film che ho scelto è... come dire? Come dire, come dire... è meglio non dire! Come faccio a celebrare Dolph con un film del genere? Come faccio a presentarmi al compleanno con una torta che non è esattamente di cioccolato? Come faccio? (Lucio non odiarmi!!!)

Lo so, è colpa mia che ho sbagliato la scelta, però, insomma, a un certo punto, perché questi registi/sceneggiatori/autori mi scrivono un film che sulla carta ha delle intenzioni di un certo tipo, ma poi chiamano il Dolphone e non me lo fanno dolpheggiare? Se mi chiami Dolph, la regola numero uno è che lo devi assolutamente fare dolpheggiare e se non lo fai, vuol dire che hai sbagliato tutto.

Già mi parti con Dolph, agente FBI che dopo essersi spupazzato sottocopertura l'amante/schiava di un boss albanese si ritrova in questa situazione:

circondato dai gangster albanesi che gli puntano le pistole sul muso. 

Tu pensi che adesso Dolph, anche se disarmato, metterà in riga i gangster prendendoli a schiaffoni, invece no: si limita a dire una parola d'ordine che farà capire agli agenti FBI che circondano la zona che è il momento di intervenire. 

Quindi Dolph non alza un dito e l'unico schiaffone che vola se lo becca proprio Dolph ed è da parte dell'amante del boss, che nel frattempo si era innamorata di lui e c'è rimasta male allo scoprire che le tenere parole che lui sicuramente le aveva detto tra una spupazzata e l'altra erano solo finzione sottocopertura.

Poi, a dire il vero, ci illudiamo un attimo nel vedere dove vive Dolph: in una rude e maschia capanna in riva al fiume dove tra una grigliata e l'altra si allena facendo rudi e maschie attività coi pesi e coi sacchi.

Quella figuretta a destra è Dolph che ci da dentro

E il suo atteggiamento gajardo lo si vede anche quando in ufficio prende a smanacciate un distributore automatico perché gli si è incastrato il suo snack preferito. Lui risolverebbe la situazione così:

ma purtroppo interviene il gran capo che mette a freno i bollori.

Poi ci piace il suo piglio deciso mentre interroga un individuo sospetto, sfoderando il suo ghigno gajardo:

E poi quando lo convince a farsi proteggere da ignoti assalitori che interrompono l'interrogatorio:


Perché sì, a neanche dieci minuti di film c'è una piccola scena d'azione, in cui i cattivi prendono d'assalto il palazzo dell'FBI, spengono la luce e mitragliano all'impazzata. Ma Dolph, servendosi del distributore automatico come scudo, in quattro pistolettate risolve la questione e per chiarire definitivamente chi comanda, butta il distributore stesso sull'ultimo cattivo rimasto in piedi.

E poi si riprende pure lo snack

Però, da qui in poi, è tutta una discesa libera, una discesa in picchiata dove si può star sicuri che in ogni situazione dove il dolpheggio è possibile, il dolpheggio viene accuratamente evitato.

La trama prevede che Dolph debba recuperare una chiavetta USB in cui un hacker ha copiato tutto il database di informazioni del programma di sicurezza testimoni dell'FBI. L'ultimo possessore della chiavetta è morto ma siccome faceva l'insegnante in una scuola dell'infanzia, Dolph si traveste da insegnante, con tanto di CV roboante, e si fa assumere dalla scuola, nel tentativo di scoprire dove si trova la chiavetta.

Qui il film prevede tutto l'impaccio in cui può trovarsi un marcantonio come Dolph alle prese con dei bambini, dunque mentre lui cerca sempre di portare il discorso sulla chiavetta USB, sperando di avere informazioni, i bambini viaggiano nella loro bambinesca direzione, facendo ben presto perdere a Dolph il controllo della situazione (che peraltro non aveva mai avuto, ovviamente).

La sua inesperienza lo porta da un estremo all'altro:

Prima annoia mortalmente i bambini leggendo con
poco trasporto una storia

Poi li rimpinza di cioccolato e i bambini gli impazziscono
e gli vanno totalmente fuori controllo

E pure il microonde gli si rivolta contro

Per fortuna, per Dolph c'è una gioia: una delle insegnanti gli fa gli occhi dolci e lui ne approfitta per invitarla a cena e poi la porta nel suo covo in riva al fiume. Grigliata, birretta, lei è già conquistata, ma lui che fa? Tira fuori il suo snack preferito, che ora vi rivelo essere il Twix, e si mette a mangiarlo.

Lei gli chiede: come fai a smaltire tutti questi zuccheri? Già, come fa? 

Prende a pugni il sacco?
No, no.

Solleva con mignolo tronchi di sequoia?
Macché.

Fa tremila addominali con un alce sulla panza?
Ci piacerebbe.

Niente di tutto questo. Dolph si mantiene in forma....

Ballando il country!

In un locale in cui c'è pure un toro meccanico. Che uno dice, adesso Dolph ci sale su e chissà che numeri farà? Macché, sarebbe stata una scena troppo stereotipata e infatti lui si limita a guardare la sua bella che ci sale sopra.

E poi, quando a sorpresa arriva il big boss nel locale country e cerca di attaccare bottone con la bella insegnante, uno pensa: Forse adesso succede qualcosa, Dolph metterà il cattivo sul toro meccanicp o almeno glielo tirerà dietro... no, anche in questo caso rimaniamo delusi perché Dolph si limita a prendere la sua bella per un braccio e a portarla fuori dal locale. Scena smosciata al massimo.

Ed è tutto così, si arriva alla resa dei conti finale, col cattivo che si presenta nella scuola e punta le pistole su Dolph e altre persone e non succede niente... lui non alza un dito. Sono addirittura i bambini che a un certo punto prendono i cattivi a legnate e perfino la bella insegnante tira un pugno sul muso a uno dei brutti ceffi.

C'è proprio un'ultimissima scena finale in cui Dolph e il Big Boss si prendono stancamente a cazzotti, ma onestamente nessuno dei due ci fa una grandissima figura.

Niente, mi è andata male, ma probabilmente me la sono cercata, ma pensavo che sarebbe stato un filmetto simpatico, invece purtroppo già era moscio di suo, ma Dolph proprio fuori parte perché invece di usare la sua ironia fisica, gli autori si aspettavano che lui facesse una parte più da comico/caratterista che non è ovviamente il suo e le sue capacità non sono state per niente sfruttate.

Andatevi a leggere il post di Lucius, che è meglio.

Ma anche se col film mi è andata male, non importa, buon compleanno a Dolph il gajardo!