venerdì 13 settembre 2019

La truffa dei Logan - Breve post che la dice lunga sui miei gusti non al passo coi tempi

Dopo tre o quattro mesi, decido di uscire dal sarcofago e di vedere un film. Film che tra l'altro ha meno dei tipici dieci o venti anni che di solito deve avere un'opera per suscitare il mio interesse.

Il film che ho selezionato è per l'appunto La truffa dei Logan e il solo e unico motivo per cui l'ho scelto era perché vi recitava Daniel Craig.

Qualcuno ha qualcosa da ridire? Daniel Craig è un valido motivo per decidere di vedere un film.

Il film parte e io mi aspetto di vedere Daniel Craig, subito, immediatamente.

Invece mi becco Channing Tatum che, un po' imbolsito e con quasi perenne cappello da baseball in testa, interpreta convincentemente un uomo della provincia americana che non se la passa tanto bene: viene licenziato dal lavoro e l'odiosa ex moglie ossessionata dalle calorie vuole trasferirsi altrove col nuovo marito, rendendogli così difficile trascorrere del tempo con la figlia.

Il nuovo marito della ex moglie sarà mica Daniel Craig? None, è un certo David Denman che non conosco manco per niente.

Ma attenzione, Channing Tatum ha un fratello...sarà sicuramente interpretato da Daniel Craig, giusto?

Manco per cavolo, il fratello è invece Adam Driver.

Adam Driver. Parliamone.

Anzi, non ne parliamo. A me Adam Driver non piace per niente. E non è certo questo film, dove l'autista Adamo sfoggia una recitazione al limite della catatonia, che mi ha fatto cambiare idea su di lui.

Insomma, Channing Tatum e Adam Driver sono appunto i due fratelli Logan che decidono nientemeno di fare una rapina in un circuito automobilistico, dal momento che essi - i due fratelli - sanno come vengono movimentati i soldi all'interno di questo circuito. Per la precisione, i contanti vengono fatti passare attraverso dei tubi tipo posta pneumatica e custoditi poi in un caveau.

Serve dunque un esperto che faccia saltare il caveau.

E finalmente, al minuto 20, appare Daniel Craig nelle vesti dell'esperto saltacaveau. Ha un look un po' da nazista dell'Illinois, ma fa sempre la sua porca figura.

Ma dopo soli cinque minuti di Daniel Craig in divisa a strisce perché "in-car-ce-ra-to", dobbiamo già salutarlo per andare a fare la conoscenza dei suoi due fratelli sempliciotti. E per incontrarli dobbiamo andare in una fiera di paese, dove i due fratelli sono impegnati nei giuochi tipici dell'occasione: lancio di tavolette del water e gara a chi per primo estrae un gran numero di piedi di porco da una vasca piena d'acqua, usando solo la bocca.

E via, dopo aver coinvolto nel piano anche l'intelligente sorella dei Logan, parte tutta l'operazione truffaldina che prevede una minuziosa preparazione e attuazione di un gran numero di passaggi e procedure. Nel piano è addirittura previsto che Craig esca dalla prigione per poche ore e vi rientri poi inosservato. Che facile eh?

In tutto questo, Daniel Craig appare piuttosto poco, ma almeno ci sono sei o sette minuti in cui lo si vede preparare con metodo scientifico un superprodotto in grado di provocare un'esplosione controllata che fa saltare i tubi con dentro i soldi permettendo la successiva aspirazione del contante tramite super aspiratori. Un sistema un po' da Banda Bassotti, ma a quanto pare funziona.

Insomma tutto fila liscio, liscissimo. All'inizio sembra esserci un intoppo perché salta fuori il colpo deve venire eseguito parecchio prima del previsto, ma sinceramente non ho capito il senso della cosa dal punto di vista narrativo. Forse mi sono persa qualche pezzo mentre attendevo che Daniel Craig facesse le sue comparsate, ma non mi sembra che l'anticipazione del colpo abbia causato qualche disagio. Tutto va per il verso giusto, nessuna difficoltà degna di nota...bah.

Cè una specie di colpetto di scena finale e negli ultimi venti minuti di film appare anche una Hilary Swank nei panni di un agente FBI dal modo di fare piuttosto robotico. Sembrava un Terminator - mi aspettavo da un momento all'altro che si togliesse e si rimpiazzasse un occhio.

Insomma, io non è che sono rimasta proprio soddisfatta da questo filmetto. Fatto bene sì, con ritmo agile e musiche cool ma...i personaggi non hanno destato molto il mio interesse e non mi sembrava che fossero nemmeno particolarmente divertenti. E inoltre mi sembra davvero poco credibile che dei personaggi così siano in grado di ideare e realizzare un colpo così complesso, portandolo a termine con tale scioltezza che nemmeno i ladri professionisti!

Mi è mancata un po' di tensione, di suspense, di imprevisto.

Mi è sembrata ben fatta la rappresentazione della provincia americana (con tanto di agghiaccianti concorsi di bambine ipertruccate), ma in definitiva niente che non si sia già visto.

Dunque, tirando le somme, poiché mi pare di aver capito che il film ha i suoi estimatori ed è stato in genere piuttosto acclamato, ho capito che lo devo rivedere tra dieci, venti anni, quando sarà diventato sufficientemente retro per essere apprezzato anche da me.

"Civetta, almeno io ti sono piaciuto?"




giovedì 30 maggio 2019

Alea film #2: commedia italiana in versione lipogramma estremo

Per il secondo episodio di questo genere di post, il Destino mi dice di vedere un filmetto su cui però non riesco nell'intento di scrivere un pezzo sufficientemente degno di interesse.

Per rendere quindi questo post un po' più brioso di quello che potrebbe essere, commenterò il film odierno per 4 volte consecutive e in tutte le volte eviterò l'utilizzo di un diverso simbolo.

Non so se si vede che mi sto esibendo in evoluzioni linguistiche piuttosto contorte: questo perché sono nel primo segmento del post e non mi sto servendo del simbolo che precede "b".

Niente più indugi: si inizi orsù!
Il filmetto che vi propongo oggi è "Non è vero eppure ci credo". Il titolo non è proprio questo, il termine in corsivo sostituisce uno differente il cui senso è simile. Comunque il titolo sottintende l'oroscopo.

Il film ci descrive le vicende di due uomini, piuttosto perdigiorno, che spendono i soldi delle loro superefficienti e cerberesche mogli in progetti inverosimili di nessun successo. Un giorno, essi conoscono un individuo che possiede un posto dove ci si nutre solo con cibo non richiedente in modo diretto l'uccisione delle bestie. In breve: un posto che offre solo un menù veggie.

Questo individuo dice di percepire molti soldi per merito di questo posto veggie e quindi i due uomini decidono di mettere in piedi pure loro un esercizio con gli stessi elementi distintivi. I due ingenui non si rendono conto che il posto veggie del loro conoscente è un covo dove si vendono droghe ed è questo smercio che rende ricco il suddetto conoscente, non il cibo.

Comunque, i due ingenui uomini mettono in piedi l'esercizio veggie che invero non riscuote nessun successo. Pochissimi clienti e quindi pochissimi soldi in ingresso, con in più le mogli furenti che, come ciminiere, emettono fumo collerico.

I due uomini ritengono che se ci fosse chi scrive loro un'eccellente recensione, il loro esercizio veggie otterrebbe notevole promozione e quindi i clienti giungerebbero in numero enorme.

C'è un noto critico che potrebbe nutrirsi presso di loro e poi scrivere l'eccellente recensione, però codesto critico nutre odio profondo per il tipo di menù che i due uomini propongono. Come risolvere difendendo i propri principi? Semplice: con ingredienti dell'orto si deve produrre cibo che sembri vitello, pollo, suino ecc. e lo si deve poi cuocere nel modo opportuno per confondere e circuire così il critico.

Incredibile eppur vero: l'invenzione ottiene il successo voluto. Il critico crede di nutrirsi di bestie e invece così non è. Scrive l'eccellente recensione e l'esercizio dei due individui si riempie di gente. Gente che crede di nutrirsi di costolette e conigli e invece ingerisce prodotti di orto. Però sorgono imprevisti: un gruppo pro-bestie vorrebbe che l'esercizio chiudesse, mentre il critico infine scopre l'imbroglio. Non temete: il lieto fine c'è ed è vicino.

Il filmetto secondo me è piuttosto esile e non molto convincente. Il ritmo è un po' smorto e lento; tutto in genere non è molto fluido. Il sottofondo sonoro è poco presente e questo silenzio non può che mettere in rilievo il difetto ritmico, in un film comico poi.

I due interpreti, Nunzio e P. (il cui nome non posso scrivere), sono secondo me poco filmici e poco comici. Non sono né buffi, né divertenti e nemmeno intensi, tò. Li vedo più come scrittori e inventori di storie e motti di spirito, più che non sullo schermo.

Comunque trovo e sottolineo un elemento positivo in questo film: il proporre e suggerire il pensiero veggie come modo etico e diverso di nutrirsi sfuggendo però le critiche e prese di posizione violente nei confronti di chi si nutre di bestie. Un consiglio del tutto indulgente.

Bene, redigere questo scritto è molto difficoltoso ed è giunto il momento di scrivere il segmento successivo dove non userò il simbolo "e".

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Oh, qual gioia, qual giocondità adoprar di nuovo la "a". OK, ripartiamo!

Stavolta non scrivo il titolo: troppi simboli proibiti! Lo modifico? Lo parafraso? Ok, parafraso il titolo in "Falso, ma io ci casco". Qualcosa di più falso di un oroscopo? Non so, ma in molti ci cascano. Ma ora via con la storia!

Una coppia di amici - un po' fannulloni, via - dotata di mogli poco dolci ma con gran abilità di far soldi, prova di continuo ad avviar improbabili attività dagli scarsi profitti. Un giorno, gli amici conoscono un tizio, tal Armando, capo di una trattoria i cui piatti sono fatti solo con uova o formaggi o ortaggi. Armando millanta grandi guadagni con la trattoria, così gli amici, ispirati, aprono una loro trattoria con piatti privi di cibi fatti con animali.

Ma i guadagni di Armando non sono proprio dovuti alla trattoria, ma allo spaccio di droga a cui la trattoria fa da facciata. Gli amici ignorano la cosa, quindi si stupiscono quando notano la scarsa attrattiva prodotta dalla loro trattoria sui consumatori. Tavoli vuoti, afflusso scarso, mogli irascibili schiumanti di rabbia...la coppia di amici ha i suoi grattacapi.

Gli amici si dicono:"Una buona pubblicità ci aiuta di sicuro. Chiamiamo a cibarsi da noi un critico culinario famoso. Sarà così soddisfatto da pubblicar un articolo positivo sulla nostra trattoria." 
Difficoltà in vista: il famoso critico ama cibarsi solo di carnazza, non di ortaggi o formaggi. In qual modo sormontar l'ostacolo salvaguardando i propri principi? In facil guisa: camuffando con abilità la soia da carnazza. Il critico non capirà la disuguaglianza.

Strano ma non falso, il critico ci casca! Convinto dal cibo, pubblica un articolo straordinario, così la trattoria ha il boom di consumatori. Tutti scambiano la soia con la carnazza, non hanno dubbi su cosa stanno mangiando. Ma subito nascono difficoltà: un gruppo di animalisti tuona contro la trattoria. Bisogna sigillarla! 

Ancora: il critico individua il raggiro minacciando una pubblica accusa. In qual modo gli amici potranno uscir in gloria? Riusciranno a cantar vittoria? Riusciranno, riusciranno.

Il film non mi ha proprio convinto, manca di ritmo, di fluidità. L'ho trovato un po' fiacco, poco incisivo. Ho trovato lacunosa la colonna sonora; ciò ha smorzato il ritmo ancor di più.

Ho trovato gli attori un po' impacciati, non naturali. I protagonisti principali, Nunzio con Paolo, mi son parsi poco attori, poco comici. Non li ho trovati buffi, o spassosi o profondi. Un po' anonimi, in qualità di attori da film. Li trovo più indicati in qualità di autori di gag o racconti (da film).

Ma voglio rimarcar una cosa positiva: il film comunica la filosofia sulla possibilità di non nutrirsi di animali (filosofia su cui sono d'accordo). Non critica chi fa in un altro modo, ma mostra, consigliando con tranquillità, un'altra modalità con cui cibarsi.

Passiamo ora a un altro tratto di articolo, privato stavolta di "i".

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Ecco qua, sarà meno penoso elaborare questa parte? Staremo a vedere, ma non credo. Posso almeno esporre le parole sul poster, operando un leggero emendamento dallo stampo romanesco:"Non è vero ma ce credo". Bello, no? D'altronde molte persone credono all'oroscopo, ma non per questo l'oroscopo è una cosa vera.

La trama è la seguente: Paolo, col compare N., trascorre le annate abbozzando, senza successo, un progetto dopo l'altro. Fa tutto quanto col denaro della consorte manager, brava nel guadagnare euro. Anche la consorte del compare N., che è un'avvocatessa, è operosa e valente nel far denaro. Per farla breve, Paolo e N. sono due che perdono tempo e denaro progettando cose molto strampalate.

Ma tutto sembra prendere un altro corso quando Paolo e N. conoscono Armando, che ha un locale che offre menu prevalentemente vegetale. Questo menu consente anche qualche uovo e qualche formaggetto. Armando vanta una grande opulenza: questo locale dal menù prevalentemente vegetale rende una fortuna! Allora Paolo e N. esclamano:"Avremo un nostro locale vegetale e faremo denaro a palate!"
Paolo e N. non sanno che Armando vende droga, nel suo locale vegetale, che è dunque solo un mascheramento per un cosa affatto legale.

Aperto dunque questo locale vegetale, Paolo e N. presto vedono che le cose non vanno come dovrebbero: poca gente, denaro scarso e oltretutto le loro compagne danarose e sdegnate sbuffano fumo da qualunque poro!



Paolo e N. pensano a come ottenere una certa reclame e hanno una grande trovata: se un certo famoso commentatore esperto verrà a gustare un pasto presso la loro taverna e ne sarà contento, forse potrà comporre un post da mettere sul suo blog e regalare loro notevole clamore. Ma c'è un problema: questo famoso commentatore nonché recensore ama solo la carne e dunque nessun menu vegetale può essere portato al suo desco.

Come superare questo grave problema senza abbandonare le loro credenze? Paolo e N. trovano un modo per elaborare e cuocere un certo baccello facendolo sembrare carne e, stranamente, ce la fanno davvero a gabbare questo famoso recensore che magna con gran gusto codesto legume confondendolo con carne.

Codesto recensore fa un post dove usa parole stupende per parlare del locale vegetale posseduto da Paolo e N. Grande successo: tutte le sere, la gente fa a botte per magnare quella che crede essere carne. Non sanno che c'è un portentoso legume mutaforma adatto per qualunque trattamento! Comunque, nonostante un gran successo, le seccature non tardano a far comparsa sulla scena: un gruppo pro-creature non umane vuole far serrare la taverna vegetale e pure quel famoso recensore scopre la truffa e urla allo scandalo. 


Ma Paolo e N. sapranno far fronte a queste seccature ottenendo grande successo. 

Ho trovato quest'opera un po' slavata e spenta, poco allegra o effervescente.  Le performance del cast sono poco buffe e mancano della cadenza adatta a un'opera del genere opposto al dramma, secondo me certo. C'è poca colonna sonora che avrebbe potuto nascondere un po' certe pecche. Penso che Paolo e N. dovrebbero fare soprattutto opera legata alla stesura delle battute e delle trame, apparendo meno sullo schermo. Senza offesa!

Ma c'è una cosa buona e favorevole dentro quest'opera e sopra la quale bramo mettere l'accento: potete magnare bene anche senza creature non umane sul tavolo e questo ha una valenza morale e salutare. Questo concetto, che personalmente sposo, è proposto pacatamente, senza attaccare coloro che hanno un altro parere. 

E ora concludo anche questa terza parte e procedo verso la quarta, dove non userò la "o".

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Qui c'è il difficile, state certi. Già si deve evitare la scritta sull'immagine che presenta il film. La parafraserei in tal maniera:"Credere alle cazzate". Vale a dire, credere ai presagi degli astri: più cacchiata di questa. (Mica vi sentirete ingiuriati se ci credete. Credete pure nelle idee che desiderate!) Si inizi dai, che vien tardi!

P. passa gli anni ad avviare imprese fallimentari grazie ai quattrini della sua partner, abile manager e femmina decisamente agguerrita. N. fa uguale. Un bel dì, P. si imbatte in un tale che dichiara di avere quattrini a palate grazie alla sua taverna vegetariana. Anche N. naturalmente si imbatte in quel tale. 

P ha un'idea e dice a N:"Apri insieme a me una taverna vegetariana! La ricchezza è assicurata!" In verità, quel tale di qualche riga fa, ha parecchi quattrini grazie alla vendita di stupefacenti, di cui la taverna è unicamente una facciata. Ma P. mica sa di questa faccenda e neanche N.

P. apre la taverna insieme a N. ma si stupisce per la mancanza di clienti. Scarsi denari in entrata e in più, partner arrabbiatissime dalle narici fumanti. 

N. ha un'idea: e se venisse a mangiare alla taverna una celebrità esperta di piatti e vivande, di pietanze e manicaretti e scrivesse qualche riga che esaltasse la suddetta taverna? Sai la pubblicità che ne deriverebbe? Sai quanti clienti paganti? Tanti.


Ma c'è una barriera da superare: questa celebrità disprezza le pietanze vegetariane e desidera invece unicamente i piatti a base di carne. Che fare, anche per rimanere fedeli ai principi? Facile: basta tramutare sapientemente un legume in carne e la celebrità ne sarà deliziata e mai penserà di mangiare cibi per nulla animaleschi. 

Incredibile, l'idea riesce: la celebrità ci casca e apprezza le pietanze della taverna, senza mai immaginare qual è il reale ingrediente delle vivande. La celebrità scrive pubblicamente belle frasi e la fama della taverna sale alle stelle. Tutte le sere c'è una gran quantità di clienti. E ciascun cliente pensa di mangiare carne, mica legumi!

Ma mica finisce in tal facile guisa: un insieme di animalisti grida all'indecenza e pure la celebrità alla fine capisce la truffa. P. è nei guai e N. insieme a lui. Ma una lieta fine sta per arrivare...

Direi che il film è carente di fluidità e della ritmica tipica dei film da ridere. Mi sembra che manchi l'allegria e la frizzantezza e che l'attività degli interpreti manchi di naturalezza. Si sente che manca la musica, una sua presenza più intensa sarebbe stata gradita e i difetti del film magari sminuiti. Mi permetterei di dire che P. sembrerebbe rendere più efficamente in veste creativa più che intepretativa. Questa mia stupida idea vale anche per N.

Ma mi piacerebbe spendere qualche frase per evidenziare un'idea valida del film: mangiare bene senza animali nei cibi si fa tranquillamente ed è sia una faccenda etica che salutare. Questa idea è stata data in maniera pacata, senza criticare chi la pensa e agisce differentemente.

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Ho sudato tutte le camicie possibili e sono neuronicamente esausta. Spero si sia capito qualcosa di quello che ho scritto e se vi è piaciuto, potete leggervi un altro post del genere che avevo fatto due anni fa. Se trovate lettere che stanno nella sezione in cui non dovrebbero stare, segnalatemelo pure. E se per caso vi chiedete perché non ho scritto una quinta parte senza la lettera "u", la risposta è che le parole con le "u" sono poche ed è facile scrivere senza usarle.

martedì 7 maggio 2019

Americani all'estero

E' piuttosto interessante vedere come gli americani rappresentano, filmano e descrivono le nazioni estere in cui vanno a fare film. Ho preso oggi in esame un filmettino americano ambientato in Italia. Un film romantico, perché questo genere di film macina luoghi comuni più di quanto un mulino macini grano.

Il filmetto si intitola Letters to Juliet e ha come protagonista principale una imbambolata Amanda Seyfried che fa uno di quei lavori più o meno romantici tipici delle redazioni dei giornali. Precisamente fa la "fact checker", ma mica controlla la veridicità delle sparate dei politici, oppure se veramente la luna diventa blu una volta ogni 19 anni e quindi se è il caso di mettere sul giornale una foto dove il nostro satellite è color puffo. O al limite, potrebbe controllare se davvero dopo il concerto di Vasco a Modena Park sono stati rinvenuti sex toys e pannoloni.

No, niente di tutto questo. Siccome siamo in un film romantico, la nostra protagonista verifica cose romantiche. Ad esempio: il bacio tra il marinaio e l'infermiera a Times Square, per festeggiare la fine della seconda guerra mondiale e immortalato da quella famosissima foto...era vero oppure inscenato? È una cosa che tutti si chiedono continuamente, in effetti.

La nostra Amanda è fidanzata con uno chef (Gael Garcia Bernal) che sta per aprire un ristorante. Cosa c'è di più romantico di uno chef che ti conquista con spezie e aromi, intingoli e timballi, risotti e dolcetti? Cosa c'è di più affascinante di uno chef che, invece di aiutare gli operai a finire di ristrutturare il ristorante, ti accoglie nelle sue cucine ancora in lavorazione, ma piene di linguine penzolanti fatte con le sue manine sante? Apparentemente niente, ma stiamo a vedere.

I due piccioncini sono molto emozionati perché stanno per partire per una pre-luna-di-miele che avverrà nientepopodimenoche nella città dell'amore e cioè Verona. Devo dire che non lo sapevo che era Verona la città dell'amore. Pensavo fosse Venezia, o al limite, Parigi. Certo, a Verona c'erano Giulietta e Romeo, ma quei due avevano una storia d'amore dal così alto tasso di tragedia che sinceramente se la possono pure tenere.

Comunque, i due arrivano a Verona e lui è gasato a mille perché l'Italia è la patria del buon cibo e lui ha preso tutta una serie di appuntamenti con i fornitori del suo futuro ristorante per andare ad assaggiare tutti i prodotti tipici della zona.

I due affittano una macchina che non può essere altro se non una 500 (quella nuova, eh) e partono in direzione di un'azienda vinicola. La colonna sonora ci propone una musica tipo tarantella, con il mandolino, dallo stile più meridionale che veronese. Però la musica si intitola "Chianti Country". Vabbè, Chianti, Verona, mandolino, pizza checcefrega, siamo sempre in Italia.

I due fidanzati bevono vino e magnano pane e olio. Lui è gasatissimo, sembra veramente che abbia preso degli eccitanti perché si contorce, si agita, esterna al massimo grado la sua soddisfazione e come un invasato decanta le proprietà organolettiche dei prodotti italici. Vanno ad assaggiare un formaggio e lui comincia ad avere un delirium tremens dall'emozione. Poi dichiara che vorrebbe essere un topo. La fidanzata lo guarda perplessa.

"SQUIIIIIIIIIIIIT!!!!"

Dopo il formaggio, lui vuole andare in un bosco situato a 120km, dove ci sono dei tartufi straordinari. Lei dice che non ha voglia di farsi tutta quella strada per andare a vedere un fungo. Lui reprime a stento le convulsioni al sentire lei definire "fungo" il tartufo, comunque acconsente a non andare, basta che lei non dica ancora la parola "fungo".

Poi, da ridere quando lei fa notare che 120km sono un po' tanti e lui le risponde dicendo che i km non sono come le miglia. Appunto, se fossero state 120 miglia, la distanza sarebbe stata minore!  EDIT: Ho scritto una cacchiata. Grazie della correzione a Emanuele Di Giuseppe!


Tornati a Verona, lei va a passeggio per le vie attirando l'attenzione dei maschietti italiani che le gridano:"Ehi, americana!" Poi giunge nel cortile di Giulietta dove le molte persone lì presenti fanno una delle seguenti due attività: scrivere disperate lettere d'amore oppure toccare le tette della statua di Giulietta facendosi fare una foto. Quelle che scrivono sono disperate, quelli che toccano no.

C'è una ragazza che piange affranta e dice (in italiano anche nell'originale) alla protagonista:"Ho paura, ho paura di non riuscire a vivere senza di lui!" e se ne va, sempre piangendo come una fontana. Ma dal modo in cui si muove e recita, sembra uscita da un film horror. Potrebbe tranquillamente dire: "Non aprire quella porta! Vedo la gente morta!"

Comunque, dopo un po', arriva nel cortile Luisa Ranieri dotata di cestino nel quale ripone tutte le lettere che le donne disperate e innamorate hanno scritto e poi appiccicato sul muro sotto il balcone di Giulietta. Seguendo la Luisa, la nostra protagonista scopre e conosce un gruppo di donne che si definiscono "segretarie di Giulietta" e che rispondono a tutte le lettere che vengono depositate nel cortile.

Ho fatto una ricerca e ho scoperto che queste segretarie esistono davvero e chiunque può unirsi al gruppo. Visitando il loro sito Juliet Club, si scopre che presso di loro si può fare perfino degli stage riconosciuti dalle università o dalle istituzioni scolastiche! Una cosa del genere non l'avrei mai immaginata.

Tornata in albergo, la nostra protagonista racconta al fidanzato di queste segretarie ma lui la ascolta con lo stesso interesse che potrei avere io a sentir parlare di macroeconomia alle tre di notte. Improvvisamente lui si anima: sente un profumo provenire da un cartoccio al cui interno c'è un pasticcino. Mangia il dolcetto e inizia ad avere un mezzo orgasmo gustativo, emette suoni gutturali tra i quali si percepisce a stento:"That's incredible, that's incredible!"

Lui vuole conoscere assolutamente la cuoca autrice di codesto dolcetto, la quale accetta di insegnargli delle ricette, in particolare quella del risotto all'amarone. Menomale che non era la ricetta delle fettuccine Alfredo. Nel frattempo la fidanzata può stare con le segretarie.

Insomma qua è chiaro che non può essere lui il principe azzurro della nostra protagonista: questo chef dimostra troppo interesse per l'arte culinaria e troppo poco per lei. Non perde occasione per sganciarsi dalla fidanzata, addirittura scova un'asta di vini a Livorno dove rimanere per qualche giorno. Senza di lei, ovviamente, perché è già tanto trovare un biglietto, due sarebbe impossibile.

Vediamo un po' se da qualche parte c'è una fiera culinaria dove andare
senza quella noiosa della mia fidanzata

Qua siamo a mezz'ora di film e non si vedono altri possibili candidati maschili. Tagliando corto la trama, la nostra protagonista trova sotto un mattone del muro di Giulietta una lettera scritta cinquant'anni prima da una ragazza inglese che si era innamorata di un italiano ma che per non dispiacere alla famiglia se ne era tornata in Inghilterra. La protagonista decide di rispondere a quella lettera e una settimana dopo irrompe nello studio delle segretarie un belloccio inglese.

Eccolo qua, il nostro principe azzurro, che già dopo due minuti di presenza dimostra di essere di un acidino insopportabile. È tutto imbizzarrito perché a causa della lettera scritta da lei, gli è toccato venire in Italia ad accompagnare la nonna che vuole ritrovare il suo amore di gioventù. Un protagonista maschile che più parla e più si rende antipatico. Più lo guardavo e più mi assomigliava fisicamente a Biff di "Ritorno al futuro".

Insomma, la protagonista, Biff e la nonna (una splendida Vanessa Redgrave) partono alla ricerca di questo antico innamorato di cui sanno solo il nome e che abita in Toscana. Quindi ciao Verona, ciao città dell'amore, ciao Giulietta, è stato bello ma noi ora si va in Toscana che fa più figo. E almeno adesso, se parte la musica "Chianti Country" ci sarà un senso.

E infatti, peregrinando tra le colline toscane stavolta a bordo di una Lancia, ci becchiamo prima una canzone degli 883, poi una versione moderna di "Quando quando quando", una canzone di Malika Ayane, una di Caterina Caselli e poi di nuovo gli immancabili mandolini del Chianti.

Gli omonimi dell'antico innamorato sono parecchi, quindi prima di trovare quello giusto, il terzetto incontra tutta una serie di personaggi che tengono fede alla fama dell'uomo italico che è sempre in qualche modo appassionato, galante, piacione, ammiccante. Tranne quando fa il gesto del dito medio (accade in un caso).

Tra i vari omonimi, troviamo brevemente Fabio Testi, inquadrato sempre di spalle (avevo perfino il dubbio che fosse lui) e pure il compianto Angelo Infanti alias Manuel Fantoni di Borotalco, in una scena in cui, mentre fa il galante, muove un pezzo degli scacchi. E questo lo dico a beneficio del blog scacchistico CitaScacchi del multisciente Lucius Etruscus.

Durante il viaggio scopriamo che Biff è orfano, fa l'avvocato però ha un cuore tenero dal momento che fa delle attività legali pro bono, a beneficio di poveri e indifesi. Insomma, devono pur in qualche modo confezionarcelo in modo che, tra un bicchier di vino e un cono gelato, sia verosimile che la protagonista si innamori di lui.
Per me, Biff era e Biff rimane.

Insomma da qui in avanti, niente di che, tutto procede come deve procedere. La nonna trova l'antico amore, interpretato da Franco Neri, marito della Redgrave nella vita reale. L'amora trionfa per tutti, in tutti i luoghi, in tutti laghi e in tutti i balconi.

Filmetto niente di che, in un'Italia da cartolina, ma ci sta anche. In fondo l'Italia è anche da cartolina. Il risultato è comunque naturale non come, ad esempio, in To Rome With Love di Woody Allen dove tutto era forzato e pure un po' anacronistico.
I due innamorati sinceramente non mi hanno ispirato granché. Molto meglio la Redgrave la cui presenza scenica è piuttosto potente.
Comunque, nel film si sente parlare italiano più di quanto mi aspettassi.

Ma cosa sto facendo ancora qui? Ora scappo che devo salire sulla 500, mettere su la musica del Chianti e magari vado a cercare quel famoso fungo che si gratta sulla pasta!

"NON - CHIAMARLO - FUNGO!!!!"

venerdì 12 aprile 2019

The Black Hole

In uno scatolone della mia soffitta, giacciono tutta una serie di libretti illustrati della Disney appartenenti alla collana "Imparo a leggere con Topolino". Sono libretti di una quarantina di pagine ciascuno e sono una sorta di trasposizione semplificata di famosi lungometraggi Disney quali ad esempio Bambi, Bianca e Bernie, Biancaneve, Peter Pan, Dumbo oppure anche di corti come Pierino e il lupo o La gallinella rossa. Ce ne sono anche di quelli che raccontano storie più o meno famose, ma sempre in chiave disneyana.

Quando ero piccola, questi libretti me li leggevo e straleggevo; si può dire che sono i primi libri che ho letto. Tra questi, ce n'era uno che mi appariva diverso dagli altri perché raccontava la storia di un film di cui non avevo mai sentito parlare e anche perché i disegni non erano quelli classici disneyani.

Il libretto si intitolava Black Hole ed era una versione semplificata del film The Black Hole del 1979 (non so perché nel libretto sia stato eliminato l'articolo, forse faceva troppo inglese).

Il film l'ho visto per la prima volta diversi anni dopo, credo da adolescente, un po' perché è uno di quei film che non vengono dati troppo spesso, un po' perché non è un film del tutto destinato a un pubblico infantile.  

The Black Hole è infatti il primo film Disney ad avere il marchio PG e si colloca in un filone, allora nascente per la casa del Topo, in cui i film presentavano tematiche un po' più adulte e complesse.

Come si è intuito, la storia è ambientata nello spazio, dove l'astronave Palomino vaga "alla ricerca di nuove forme di vita su altri pianeti". Dopo mesi e mesi di viaggio, la Palomino "sta tornando a mani vuote sulla Terra".

I componenti dell'equipaggio sono i seguenti:


Capitano fascinoso

Pilota belloccio

Dottoressa paragnosta
con poteri ESP

Il dr.
PsychoSpock  Durant
dalle segrete ambizioni
di grandezza

Borgnine in maglione,
credevo fosse il
meccanico di bordo,
invece fa il giornalista

V.I.N.CENT, il robot
fluttuante dalle mille risorse
V.I.N.CENT è un robottino dall'aspetto piuttosto fumettoso, soprattutto nella faccia. Snocciola massime e aforismi che neanche Oscar Wilde e si dimostra molto sicuro di sé, anche se ogni tanto si fa prendere dal panico e ritrae la testa nel corpo a mo' di tartaruga. Da piccola non riuscivo a convincermi che il robot si chiamasse proprio VINCENT: con quell'aspetto lì, avrebbe dovuto chiamarsi lui Palomino, non l'astronave!

Comunque, mentre la navicella Palomino fa rotta verso la Terra, si imbatte inaspettatamente in un'enorme nave spaziale misteriosamente "parcheggiata" praticamente sul ciglio di un grande buco nero. Consultando il personale archivio digitale di VINCENT, salta fuori che si tratta dell'astronave Cygnus, già da vent'anni data per dispersa.  

(Il nome Cygnus è stato scelto dai creatori del film perché il primo buco nero che è stato "scoperto" si trova nella costellazione del Cigno e che non è quello che è stato fotografato in questi giorni)

La Palomino riesce ad agganciarsi alla Cygnus la quale sembra essere dotata di un campo gravitazionale tutto suo che le consente di non venire risucchiata dal buco nero. A bordo della Cygnus, l'unico superstite dell'equipaggio originario pare essere il dottor Hans Reinhardt, uno scienziato (al limite del pazzo) che non ha intenzione di ritornare sulla Terra, come gli era stato ordinato già anni addietro, ma ha anzi intenzione di tuffarsi dentro il buco nero. Vuole assolutamente andarci dentro e attraversarlo e vedere un po' cosa c'è oltre. Per lui "impossibile è una parola che si trova solo nel dizionario degli scemi". Se lo dice lui...

"Me ne frego delle autorità! Se le autorità
avessero detto a Colombo di tornare indietro
subito prima che lui scoprisse il Nuovo Mondo,
voi non esistereste nemmeno!"
Così dice il dottor Reinhardt, vestito con
un elegante completo rosso
Il dottor Reinhardt si è costruito un equipaggio di robot che lo aiutano a governare l'astronave e che svolgono per lui tutta una serie di compiti diversi. I robot sono essenzialmente di due tipi: quelli color rosso scuro, addetti principalmente alla sicurezza e al lavoro di manovalanza, e quelli paludati in ampi mantelli scuri, con guanti sulle mani e in testa casco a specchio tipo astronauta. Questi ultimi robot stanno quasi sempre seduti alle postazioni di guida, a premere bottoni e controllare schermi.

Poi c'è lui: Maximilian - il grande e fluttuante robot rosso dalle mani a forma di frullatore a immersione.  Maximilian è una specie di braccio destro/guardia del corpo dello scienziato pazzo. Di più: è una specie di capo robot supremo che controlla tutto e non si fa tanti problemi a disobbedire agli ordini e a fare un po' quel cavolo che gli pare, tanto che pure lo scienziato ne è a un certo punto intimidito.

A sinistra, un'immagine del film, dove si vede l'occhio rosso di Maximilian che pulsa minacciosamente, soprattutto quando succede qualcosa che non gli sconfinfera.
A destra, Maximilian in una illustrazione tratta da "Black Hole" edito da Mondadori

La situazione inizia a ingarbugliarsi: il dottor
PsychoSpock  Durant vorrebbe andare insieme allo scienziato pazzo dentro il buco nero, mentre altri membri della Palomino fanno una scoperta agghiacciante: i robot col mantello nero non sono veri robot, ma sono i membri dell'equipaggio della Cygnus che, tramite procedure misteriose, sono stati privati della volontà e sono quindi alla mercé del dott. Reinhard. Anche se non viene mai usato il termine, questi uomini sono in pratica degli zombi. (E, se volete saperne di più su zombi e fantascienza, potete leggere gli articoli sul blog "nonquelmarlowe", ad esempio questo, che parla di zombi e Star Trek)

Cosa succederà? Chi andrà dentro il buco nero? Cosa vedrà? Ed è vero che è possibile uscirne? A voi spettatori il compito di entrare nel black hole e gustarvi il surrealistico finale.

Il film non è un capolavoro, inoltre le scene di azione/combattimento sono piuttosto infantili anche perché i robot rossi hanno una prontezza e una precisione di tiro perfino inferiore a quella delle truppe d'assalto dell'Esercito imperiale (altrimenti conosciute come stormtroopers). Per non parlare poi di tutta una serie di cose impossibili e inverosimili che accadono soprattutto nella parte finale, tipo personaggi che escono e entrano dalle astronavi così, senza casco, come se fossero su un tram.

Eppure, questa pellicola ha davvero un suo fascino tutto particolare. In primis c'è l'aspetto fantascientifico di stampo retrò che ha un'attrattiva tutta sua: all'epoca il futuro spesso era immaginato come qualcosa di ordinato, simmetrico, silenzioso, dove la sensazione di isolamento e solitudine spicca piuttosto bene e l'ambientazione spaziale acuisce ancora di più questa sensazione.

Poi c'è il tema del rapporto tra uomo e macchina, sempre in qualche modo conflittuale. Questo argomento magari non è sviscerato così a fondo, ma non è neanche l'obiettivo del film. Comunque si percepisce.

Inoltre il film è girato benissimo, con un gusto notevole per le inquadrature, gli effetti di luce, le ambientazioni. Per molte scene sono stati utilizzati fondali dipinti ma la cosa non si nota facilmente. L'effetto mi pare più realistico che non quello che si vede in certe schifezze fatte in CGI.

Ampie prospettive

Meteore globulari

Sala di controllo con misteriose figure nere

Palla alla Indiana Jones però di fuoco

Inoltre la colonna sonora scritta da John Barry è molto bella e contribuisce a creare l'atmosfera tesa e misteriosa della storia perché si abbina bene alle immagini. Il tema principale poi è riconoscibilissimo.

In questa illustrazione tratta dal libro Mondadori,
il pilota belloccio sulla destra è molto simile all'attore
del film. Lo si nota anche in altre immagini.
Anche la dottoressa, che qui non appare,
è molto somigliante all'attrice, mentre il capitano,
sulla sinistra, è piuttosto diverso.
Dal punto di vista degli effetti speciali, all'epoca era stato fatto un grande sforzo. Certo, alcune cose sono parecchio datate, come ad esempio l'effetto dei laser delle pistole che è di un posticcio che più posticcio non si può.

Ma molte altre cose penso siano valide ancora oggi, anche perché sono state fatte con un certo gusto e significato, non tanto per fare sfoggio. Mi viene in mente anche la scena della distruzione della sala comandi della Cygnus: piuttosto spettacolare.

Il film non ha avuto moltissimo successo anche se poi in seguito si è formato un nutrito gruppo di estimatori. E tra questi mi ci metto. Se anche voi siete affascinati da un certo tipo di fantascienza (certo, anche un po' infantile per carità), fatevi coinvolgere dalla misteriosa atmosfera di questo film. Perchè lo so che vorrete vedere cosa c'è dietro il casco da astronauta dell'equipaggio zombi!

E attenti: che Maximilian, con il suo occhio rosso, vi osserva!








martedì 2 aprile 2019

Alea Film #1: il film d'autore

Eccomi qua, di ritorno da una tournée trionfale in tutta l'Europa, l'Oceania e la Polinesia del Sud. Dopo avere affrontato influenze, pc rotti, ansie, cavallette, cimici della soia eccetera eccetera, eccomi qua: riprendo possesso del blog con la prima puntata della rubrica dedicata alla casualità.

Fortunatamente, il sorteggio che ho eseguito mi ha evitato la visione di cinepattoni e soprattutto di pattume di stampo tronista e invece mi ha fatto beccare - udite, udite - un film d'autore e per giunta italiano e per giunta fiorentino.

Ecco, spero che adesso non pensiate a Pieraccioni anche perchè, verrebbe mai in mente a qualcuno di definire uno dei suoi film un film d'autore? Direi di no.

L'autore di codesto film misterioso è sì italiano, ma ha lavorato in larga parte in produzioni di stampo internazionale e nei suoi film sono apparsi parecchi dive e divi stranieri, ad esempio Elizabeth Taylor e il suo consorte Richard Burton, il sommo Alec Guinness, Mel Gibson, Philippe Noiret, Brooke Shields, Faye Dunaway, Anna Paquin e via avanti.

Anche in questo film troviamo mucchi di grandi nomi, che sembra quasi di leggere la lista degli invitati alla notte degli Oscar. Ne cito subito qualcuno: Maggie Smith, Judy Dench, Lily Tomlin, Joan Plowright e perfino la diva delle dive: Cher.

A questo punto credo che abbiate pochi dubbi e avrete senz'altro capito che il film è di Zeffirelli Franco e il titolo è Un tè con Mussolini (1999).

La trama del film è parzialmente autobiografica perché è ispirata all'infanzia e alla prima giovinezza dello stesso Zeffirelli, durante gli anni della seconda guerra mondiale. Zeffirelli bambino (che però nel film si chiama Luca perché volutamente non c'è una perfetta corrispondenza tra la realtà e il film) viene in pratica allevato da un gruppo di signore inglesi che hanno scelto la Toscana - e Firenze in particolare - come patria d'elezione, per via della cultura e dell'arte che vi si respira.

Tra queste donne c'è anche una ricchissima americana, che naturalmente è Cher, che dà un aiuto economico al giovane Zeffirelli e lo introduce all'arte, dal momento che lei ne è molto appassionata e ha pure i mezzi per poter collezionare le opere dei pittori più famosi.

Un'altra del gruppo di queste donne (Maggie Smith) è una fan di Mussolini e vede in lui una sorta di novello imperatore romano. Tanta è la sua ammirazione che riesce persino a incontrarlo e a bersi un tè con lui, inondandolo di complimenti e stima imperitura. Lui promette di provvedere personalmente a che il gruppo delle signore inglesi non venga minimamente disturbato dagli accadimenti bellici. Si può fidarsi di tale promessa? Macché.

Il duce se ne strafrega assai delle siore inglesi la cui libertà viene sempre meno col passare del tempo e in particolare allo scoppio della guerra tra Italia e Inghilterra, quando poi le donne vengono trasferite in una scuola abbandonata a San Gimignano.

Detto tutto questo, a me sto film non mi sa né di carne né di pesce, non è né commedia né drammone. Non si può dire che sia fatto male ma se si allungava giusto un attimo, lo si poteva piazzare tranquillamente in prima serata su Raiuno come sceneggiato in due o tre puntate. E gli sceneggiati - di solito - non è che siano poi queste grandissime opere imperdibili. Te li guardi magari mentre leggi il giornale, fai la calza, giochi a Tetris. Non occorre che ci dedichi tutta l'attenzione.

Gli sceneggiati ti raccontano una storia in modo lineare, senza guizzi, senza stranezze, senza visioni registiche di un qualche tipo e questo film mi pare in linea con questo stile. L'idea di narrare il periodo bellico italiano da un punto di vista straniero poteva anche essere interessante, ma mi pare che Zeffirelli sia rimasto un po' in superficie e il risultato è che ci sono tanti personaggi, tante situazioni, ma niente che mi abbia veramente preso.

Il personaggio di Cher si innamora di uno che finge di amarla e invece pianifica di fregarle il patrimonio e consegnarla ai tedeschi. Quando Cher viene avvisata di questo piano malvagio, lei si rifiuta di crederci e si chiude in camera a piangere come una adolescente. Tutte le donne inglesi cercano di convincerla a fuggire ma lei no, non vuole. Arriva Maggie Smith, che per tutto il film non poteva sopportare la stilosa Cher e nel frattempo si è disillusa su Mussolini, e basta che le dica:"Dai fuggi, ci siamo fidati di uomini che si sono rivelati dei gran bastardi" che Cher fa la valigia in men che non si dica. Tic e tac, pathos pari a zero.

Almeno si fosse messa a cantare Cause I'm strong enough / To live without you / Strong enough and I quit crying. Avrebbe fatto un'uscita di scena migliore. Più frizzante, se non altro.

Nel cast c'è anche Massimo Ghini, nella breve parte dell'assai poco simpatico padre di Zeffi che sgancia sì la grana per mantenere il figlio, ma meno ce l'ha tra i piedi e più è felice. Questo padre è sposato con una donna che non è la madre di Zeffi e c'è una scena in cui Ghini è tutto agitato perché sta arrivando la moglie e non vuole che lei veda il bambino. Beh, sembra che Ghini stia facendo le prove per i futuri cinepanettoni perché ha la stessa recitazione che ha in seguito, in tali film, quando si agita perché la moglie sta per beccarlo con l'amante.

Un'altra cosa poi che non mi piace tanto è il fatto che la maggior parte degli attori è doppiata con voce perfetta e priva di inflessioni, ma ogni tanto spunta fuori qualcuno che parla con accento smaccatamente toscano oppure anche napoletano. Sembra quasi macchiettistico. Allora anche gli inglesi dovrebbero essere doppiati con la loro accentazione.

Bene, direi che su questa pellicola non ho altro da aggiungere se non che c'è una curiosa coincidenza che fa di questo film il degno iniziatore di codesta rubrica: il personaggio di Maggie Smith si chiama Lady Hester Random!