martedì 21 luglio 2026

Notte horror 26 - Il cibo degli dei

La civetta svolazza nel cupo cielo notturno, partecipando così all'iniziativa "NOTTE HORROR", giunta addirittura alla tredicesima edizione!

Dopo essere rabbrividiti sulla Bara Volante, dal Zinefilo, su Solaris, dal promotore dell'iniziativa The Obsidian Mirror e su Vengono fuori dalla fottute pareti, siete pronti a continuare sul filo della tensione? 

Cos'è che ci spaventerà questa volta? Quale nuovo orrore ci impedirà di prendere sonno, costringendoci a nasconderci sotto le coperte, tremanti come foglie, nonostante la calura estiva? Lo scopriremo in "Il cibo degli dei", film del 1976 parzialmente ispirato a una storia di H.G.Wells, sì proprio lui, quello della macchina del tempo, dell'uomo invisibile, della guerra dei mondi!


Ma bando alle ciance, tuffiamoci immediatamente nel fulcro della storia, ché negli anni '70 non avevano tempo e voglia di star lì a raccontare la rava e la fava, e conosciamo subito Morgan, il nostro protagonista, che di mestiere fa il giocatore di football e per riprendersi dalle fatiche della stagione decide di andare a riposarsi "in campagna", insieme a un compagno di squadra e una specie di allenatore.

Sono certa che anche voi immaginate la campagna così:
come una oscura e nebbiosa isola...

Mentre si avvicina a questo cupo paesaggio, Morgan pensa alla natura e ogni volta che pensa alla natura, proprio subito subito, si ricorda di quello che soleva dirgli sempre il padre e cioè che l'uomo sta inquinando la natura, la quale prima o poi si prenderà la rivincita. Non si sa come, né quando, ma prima o poi lo farà.

Ma il fosco monito del padre non impedisce al nostro protagonista di tuffarcisi, nella natura, insieme ai suoi compari, per dar la caccia a un povero cervo. Il suo compagno di squadra si lancia poi nella boscaglia, distanziandosi dagli altri, ma un minaccioso ronzare lo mette in allerta. Il suo cavallo se la fila, lasciandolo da solo ad affrontare delle temibili api giganti!

Eccomi! Sono la natura che ti 
presenta il conto!

Assistiamo dunque a una concitata scena con telecamera traballantissima che segue ravvicinatamente la lotta tra uomo e ape, illustrandoci il dramma della battaglia e assicurandosi di muovere tantissimo le riprese in modo da non svelare troppo la plasticosità dell'ape sulla schiena del protagonista. Come adoro questi effetti speciali fatti in cucina! Sono fantastici!

In breve, il tizio rimane stecchito e i suoi compari lo ritrovano tutto gonfio, riverso al suolo. Il protagonista, allora, va in cerca di un telefono e arriva alla capanna di una signora molto nervosa, che appena lo vede arrivare, si nasconde in casa.

La signora è interpretata da Ida Lupino,
una delle pochissime donne regista
della Hollywood classica

Ma ecco che si ode uno strano suono di svolazzamento dal pollaio lì vicino. Il nostro protagonista, curioso come George, deve per forza andare a vedere cosa diamine è. Dunque apre la porta e si ritrova al cospetto di un'enorme gallina con cui ingaggia immediatamente una lotta rabbiosa. Per meglio dire, la lotta è ingaggiata con una testa gigante di gallina, che si getta ripetutamente contro di lui e contro la telecamera, per non far capire bene la dinamica dell'azione. Naturalmente, il nostro Morgan ha la meglio e con un forcone sconfigge il pennuto. Da ridere la scena successiva, dove un abile fotomontaggio ci mostra il nostro uomo accanto a delle galline, decisamente più piccole di quella "mannara" appena uccisa, e soprattutto per niente turbate dalla scena cruenta svoltasi poco prima.

Anche la gallina defunta si è pure rimpicciolita nel frattempo

Mi ha scompisciato ancora di più quando lui, infuriato, va dalla signora, che ora gli si è finalmente palesata, e le dice: "Ma di che razza sono quei maledetti polli? Mi hanno quasi ucciso". Cioè, il fatto che ci siano delle galline giganti non sembra incuriosirlo più di tanto. È "solo" imbufalito perché ci ha quasi lasciato le penne. Aveva lo stesso atteggiamento di uno che dice: "Ehi! Perché non hai messo il cartello ATTENTI AL GRADINO! Mi sono quasi ammazzato!"

Comunque, la donnina è assai preoccupata e lo invita in casa perché deve mostrargli una cosa e per la precisione dei buchi nel muro che lei sospetta essere fatti da topi. Lui ovviamente conferma e lei è turbatissima. Dice: "Lo sapevo, sono arrivati al cibo".

Cominciamo dunque ad avere un'idea di quello che sta succedendo. In una terrina aperta sul tavolo, la donna tiene questa specie di fanghiglia bianca che è la responsabile dell'ingigantimento di chi la mangia. Mi sembra geniale: la donna si preoccupa di ritrovarsi in casa dei topazzi grandi come San Bernardi, ma mica le viene in testa di chiudere la misteriosa fanghiglia sotto chiave. No, macché, tutti pasteggiano liberamente come in un all-you-can-eat. 

Zanzarozzi, servitevi pure, la mensa è sempre aperta.

Adesso, notate la sigla F.O.T.G. Esatto, stiamo proprio parlando del titolo del film: Food Of The Gods. Quando il protagonista fa notare alla donna che quel mangime è pericoloso, insinuando anche che sia responsabile della morte dell'amico, la donna si inalbera e risponde che quel cibo è stato dato loro dal Signore, perché loro sono gente meritevole, che prega sempre, e ora, grazie a questo cibo, non avranno più bisogno di soldi.

Il protagonista insiste, cerca di farle capire la pericolosità del mangime, ma lei da quell'orecchio non ci sente e dice che non c'è affatto da preoccuparsi: suo marito, il signor Skinner, sa esattamente cosa bisogna fare e proprio in quel momento è in città ad occuparsi di un grosso affare riguardante quel cibo.

Ma allora conosciamolo questo signor Skinner! Il grande affarista, l'uomo che sa tutto! Dirigiamoci dunque al porto, in attesa del suo arrivo, e giusto in tempo per veder partire col traghetto il nostro progonista e il suo coach. Anche qua il loro atteggiamento mi perplime alquanto. Sconsolati, si ripetono "che tragedia, che tragedia, ma noi che ci possiamo fare? mica possiamo andare a dire alla polizia che qualcosa di gigante ha ucciso il nostro amico? ci faremmo la figura degli idioti!"
Ma scusa... non potete intanto portare i poliziotti a vedere le galline giganti della signora Skinner?? Non potete mostrare ai poliziotti la roba altamente illegale che viola ogni normativa vigente HACCP sui mangimi e sulla loro conservazione? Direi che una è una prova molto forte di qualcosa che non va! No, niente, a loro non sembra sufficiente.


Ma eccolo qua, il signor Skinner, che tutto trafelato esce dal suo maggiolone. Sul suo fiuto per gli affari non possiamo ancora dire niente, ma di certo non possiamo dire che sappia tutto. Infatti, la prima cosa che fa è fermare una guardia e tempestarla di domande: "È successo qualcosa? Qualcosa di strano? Cos'è successo? Ah, è morto uno? Ma qualcuno ha detto qualcosa alla polizia? Qualcosa di strano?"

E queste saranno praticamente pure le uniche cose che dirà il povero signor Skinner, perché ritornando verso casa, buca la gomma del maggiolone e viene assalito da orde di topi giganti. Seguono scene concitate dell'omino che combatte contro feroci teste meccaniche di topo (ne sono state usate ben 6, dice imdb), alternate a immagini di pacifici topi che annusano e si arrampicano placidamente su un modellino di maggiolone. Tutto sommato però la scena è resa abbastanza bene.

A questo punto, entrano in scena altri personaggi. Dapprima un bieco uomo d'affari accompagnato dalla sua segretaria nonché amante.

In pratica come loro, ma molto meno simpatici

Poi, una giovane coppia di fidanzati, di cui lei incinta, il cui camper è bloccato nelle paludi della foresta. Il dramma principale per lui però non è quello di non riuscire a tirare fuori il mezzo dal fango e fuggire da quel luogo inospitale, bensì il fatto che la sua fidanzata non lo voglia sposare. Lui dice: "Ma io voglio dare il mio cognome a mio figlio!" Lei replica: "Ma col matrimonio cambia tutto. Rimaniamo così."

Anticipo subito che non ho riscontrato nel film alcun senso per la presenza di questi due soggetti e del loro drammone.

A questo punto, tutti i personaggi convergono alla spicciolata alla fattoria. Sì, anche il nostro protagonista Morgan e il suo coach, che decidono di tornare sull'isola a indagare, poiché hanno saputo che l'autopsia sul loro amico ha stabilito che la morte è stata causata dalla puntura di un centinaio di vespe.

La signora Skinner, intanto, spiega al bieco affarista la genesi della scoperta della sostanza misteriosa, responsabile della crescita spropositata di chi la mangia. A quanto pare, è apparsa all'improvviso, sgorgando dal terreno. Racconta che il signor Skinner all'inizio pensava che fosse petrolio, ma dopo essersi accorto che non lo era e non sapendo che farsene, ha detto: "Sai che c'è? Lo do da mangiare ai pulcini!". 
Chiaro, mi sembra la roba più logica da fare.

Petrolio bianco

A questo punto però, sinceramente, le cose si fanno (per me) noiose. Quasi tutto il resto del film è incentrato sul pericolo topi che sostanzialmente prendono d'assalto la fattoria all'interno della quale sono asserragliati i personaggi e ci sono milioni di riprese tutte simili dove vengono mostrati topi - tendenzialmente tranquilloni - che si aggirano interessati attorno e sopra a dei modellini di casa. Che poi, ogni volta che inquadrano questi mucchi di topi, vengono sovrapposte delle mescolanze di suoni simili a quelli che potrebbero produrre centinaia di beste feroci che cantano in coro.

Per cui, per quasi tutta la seconda metà del film abbiamo lo schema:
- All'interno della casa, la signora Skinner si chiede quando tornerà il marito.
- All'esterno, mucchi di topi tranquilli perlustrano, con suoni di sottofondo tipo HISS! GROAR!
- All'interno, il protagonista carica il fucile e spara un colpo fuori.
- All'esterno, mucchi di pacifici topi zampettano. GRAWL! ARRR!
- All'interno, la donna incinta grida perché ha le doglie.
- All'esterno, mucchi di curiosi topi annusano. SNARL! GRRR!
- All'interno, totalmente dal nulla, la segretaria dell'uomo d'affari annuncia il suo desiderio di fare l'amore col protagonista (Eh? WTF?)

E via così, con me che alla fine non ne potevo più e parteggiavo per i topi. 
Insomma, certamente un film con pochi spunti, assai meno complesso rispetto al romanzo di Wells, con cui in definitiva c'è in comune solo l'esistenza di questa sostanza che fa crescere gli esseri viventi, sostanza che, tra l'altro, nel romanzo viene creata da due scienziati e chiamata Herakleophorbia, cioè cibo di Eracle, e che viene poi assunta anche da umani creando una stirpe di giganti.

Dunque, possiamo dormire tranquilli, senza neanche nasconderci sotto le coperte, perché in questo film, di pauva e tevvove manco l'ombra.

È interessante la storia personale dell'attore che interpreta il protagonista e cioè Marjoe Gortner. "MarJoe" è il secondo nome ed è una crasi tra Mary e Joseph.
Nel 1972 è stato protagonista di un film documentario basato sulla sua vita (Marjoe, vincitore del premio Oscar per i documentari), nella quale viene mostrato uno spaccato di certa parte del mondo evangelico. Gortner era diventato predicatore a soli 4 anni, poiché i suoi genitori, appartenenti a quel mondo, ne avevano notato le capacità di stare in maniera brillante e senza timore davanti al pubblico. Gortner racconta di come i genitori lo avessero istruito a puntino sulle cose da dire per fare presa sul pubblico (anche con modalità oltremodo discutibili) e stima che negli anni la sua famiglia avesse accumulato circa 3 milioni di dollari con questa attività di predicazione.

Verso i 16 anni, il padre fugge con i soldi e Gortner interrompe per un po' l'attività di predicazione per riprenderla qualche anno dopo, ma senza un vero sentimento religioso, a quanto pare solo per una questione economica. Ma poi viene preso da una crisi di coscienza e abbandona l'attività, facendo in seguito un ultimo tour a beneficio di questo film documentario dove vengono esposte luci e ombre del mondo della telepredicazione e delle riunioni in massa nelle tende.
Da lì in poi si è dedicato soltanto alla recitazione, però nel suo penultimo film (Wild Bill di Walter Hill) ha interpretato il ruolo di predicatore.

Bene, anche per oggi è tutto e visto che siamo in estate, vi lascio con un consiglio vacanziero del 1976!









martedì 7 luglio 2026

Notte horror 2026

Non solo il caldo ci terrà svegli quest'estate! Si aggiungono anche i filmoni horror che ci faranno mangiare le unghie dalla tensione! Di seguito la locandina del programma che ci terrà compagnia fino a settembre! Appuntamento ogni settimana con il brivido, a partire da stasera!






mercoledì 25 marzo 2026

Only You - Un altro viaggio nell'Italia amata dagli americani

 

Qualche anno fa, nei commenti del blog, si era accennato a "Only You" film del 1994 con Marisa Tomei e Robert Downey Jr. Regia di Norman Jewison. È un film che avevo già visto molti anni prima, ma siccome all'epoca non avevo il blog e ora ce l'ho, ho deciso che era il momento di rivederlo e farci su un post della categoria "Americani in Italy".

Bene, siete pronti a inforcare gli americani occhiali rosa dell'ammore per vedere com'è realmente il paese in cui viviamo? Via che si va!

Il film inizia con una ragazzina che sta costringendo il fratello a fare una seduta spiritica tramite tavola ouija, con lo scopo di farsi rivelare dai fantasmi il nome della sua anima gemella. E i fantasmi davvero cacciano fuori un nome: DAMON BRADLEY!

E lo stesso nome le viene fatto qualche tempo dopo da Madame Divina, la maga del luna park che, nella sua sfera di cristallo retroilluminata da una torcia collocata sotto il tavolo, vede che una persona chiamata Damon Bradley sarà, in futuro, molto, molto importante per la ragazzina.

Finalmente la storia arriva al presente e la ragazzina è ora cresciuta e ha le fattezze di Marisa Tomei che di mestiere fa l'insegnante di... boh... filosofia romantica? La vediamo infatti di fronte a dei perplessi studenti mentre racconta animatamente del destino, della predeterminazione, di Platone che diceva che gli déi hanno diviso le creature in due con un fulmine e poi le hanno sparpagliate in giro per il mondo così che ognuno deve passare la vita a cercare la sua metà... È proprio una fissata dell'amore questa ragazza, una che beve vino a lume di candela sognando cuori palpitanti e poi sospira guardando in tv Ezio Pinza che gorgheggia parole d'amore all'orecchio di Mary Martin nell'opera South Pacific.

Non esattamente la prima cosa romantica 
che mi veniva in mente, comunque, nemmeno negli anni '90...

Insomma, questa benedetta ragazza è fidanzata con un podologo, ma si capisce che non è che sia proprio così innamorata di 'sto tizio. Lui è troppo poco romantico, è uno che parla dei diamanti come di carbonio cristallizzato in ottaedri, non si è messo nemmeno in ginocchio per farle la proposta e, invece di mormorarle sospiri d'amore all'orecchio come faceva il vecchio Ezio, le dice che al matrimonio deve indossare il vestito da sposa già usato dalla propria madre.

mercoledì 24 dicembre 2025

Natale (vintage) 2025

Purtroppo, sono lontani i tempi dei cinecalendari dell'avvento, comunque per il momento ritorno con un post natalizio approfittando dell'invito del buon Lucius all'iniziativa festiva a blog unificati (Lucius, sei tu il puppetmaster dietro tutto questo?) 

Naturalmente partecipo molto volentieri e per l'occasione ho preso spunto proprio da un mio vecchio post dell'avvento dove parlavo, anzi, in realtà solo accennavo a un vecchio film del 1964 che però non avevo visto. Dunque, qual miglior occasione per visionare quest'opera e verificare se è vera la definizione che gli è stata affibbiata e cioè che è un film così brutto da diventare bello?

Prima però direi di immergerci un pochino nell'atmosfera del dicembre del 1964.

Giuseppe Saragat
Tutta l'Italia è in trepida attesa dell'elezione del presidente della Repubblica. Da una settimana, a Montecitorio si susseguono le votazioni ma nessun candidato riesce ad avere la meglio. Giovanni Leone è quello che riceve regolarmente più voti di tutti, ma non riesce a raggiungere il quorum previsto. Tra i parlamentari c'è grande nervosismo, pare che al bar, in uno di questi giorni frenetici, siano state servite 120 camomille in un'ora.

Non so bene come all'epoca si potessero seguire le elezioni, però alcuni lettori della Stampa si lamentano del comportamento poco consono degli onorevoli impegnati a votare. A quanto pare, questi ultimi devono essere continuamente richiamati all'ordine e ridono un po' troppo al termine degli scrutini. Ma i cittadini italiani hanno poco da ridere, invece!

Sarà soltanto il 28 dicembre, alla 21esima votazione, che finalmente i partiti riusciranno ad accordarsi e a eleggere Giuseppe Saragat, che diventa così il quinto presidente della Repubblica Italiana.

Gli economisti dicono che sarà un Natale austero e ne sanno sicuramente qualcosa gli operai in protesta delle fabbriche Fiorentini e Milanex, vittime di licenziamenti, decurtazioni di salario, riduzioni di orario e quant'altro.
Naturalmente le difficoltà economiche non fermano generalmente la corsa al regalo, anche se i commercianti dicono che c'è stato un avvio lento. I giornali sono prodighi di consigli: anche con 500 lire si può far felice un bambino regalandogli una scatola di soldatini o un'autopompa dei vigili del fuoco. Con 1500 si può comprare i fortini per simulare battaglie e si può arrivare fino a 5000 lire per un microscopio.

Anche per le bambine abbiamo bambole da 500 lire, ma si può arrivare fino a 9mila per quella che cammina da sola e 21 mila per quella che parla, canta, piange e ripete tutto grazie a un registratore nascosto nel petto.

Chissà quanto sarà stato il prezzo della bambola Furga qui a sinistra. Devo dire che ho qualche dubbio sullo slogan relativo alle bambole più belle del mondo.

Le cronache mondane dell'epoca ci mostrano Jackie Kennedy che va a sciare coi figli, mentre Jane Fonda forse sposerà Roger Vadim, ma è più importante ricordare che il 10 dicembre 1964 Martin Luther King riceve il Nobel per la pace.

Al cinema troviamo tra gli altri "Baciami stupido" con Kim Novak e Dean Martin, "Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo" con Spencer Tracy, un film di Elvis Presley e "L'oltraggio" con Paul Newman.
Strano il consiglio visibile sulla pubblicità apparsa sulla Stampa: "È necessario vedere il film dall'inizio". 

Prima o poi guarderò il film per vedere
COSA c'è all'inizio

In tv invece abbiamo il mitico commissario Maigret con Gino Cervi.

Ma ora basta con le reminiscenze della vita reale, è il momento di gustarci il film, dunque mettiamoci in poltrona e agguantiamo un bicchiere di Capitan Pipa, il liquore del vecchio lupo di mare!


Perché se il film è proprio così brutto ci vuole qualcosa per risollevarsi il morale.

Il titolo della pellicola è Santa Claus Conquers the Martians. Pare che non esista una titolazione italiana e che il film sia uscito soltanto in DVD, ma non doppiato, solo sottotitolato. Ma non temete, che se proprio avrete voglia di vederlo, non dovrete acquistare nulla perché è visibile liberamente su Wikipedia e YouTube.

Quindi, renne in spalla e partiamo!

Una musichetta stile sigla di Sesame Street ci intrattiene mentre leggiamo i titoli di testa (che, come s'usava una volta, ci mostrano una sfilza di nomi, da quello dell'attore principale a quello dell'ultimo dei costumisti), al termine dei quali ci ritroviamo davanti a una TV che sta trasmettendo un programma certamente pazzesco, incredibbole!

Come faccio a essere certa della stupendezza del programma? Ma non può che essere così, viste le facce che hanno i due giovani e strani spettatori, mentre guardano ipnotizzati lo schermo con occhio a palla.


In tv c'è infatti una trasmissione, chiamata KID TV, che propone un servizio in esclusiva, roba che i maggiori telegiornali si sognano: un infreddolito inviato speciale, tal Andy Anderson, si trova nientemeno che al polo Nord e precisamente presso il laboratorio di Babbo Natale!


Al vedere la scena, pensavo che il tutto fosse una semplice ricostruzione cartonata all'interno di un programma tipo Albero azzurro, invece no! Lo sfondo è davvero un cartonato, ma è anche davvero il laboratorio di Babbo Natale! E Andy Anderson, per sfuggire al freddo glaciale, ci si tuffa dentro, osservando ammirato gli elfi indaffarati a costruire giocattoli.

Ben contento di essere intervistato, il gioviale Babbo Natale rassicura Andy Anderson che non userà una razzo-slitta, come qualcuno ha ipotizzato, ma si servirà delle sue consuete renne, che procede subito a elencare, solo che si sbaglia e conclude la lista con: "Prancer and Dancer, Blitzen and Vixen and... Nixon!"

A mettere in riga Babbo, incalzandolo a lavorare, ci pensa nientemeno che sua moglie, e stando a ciò che dice imdb, questo è il primo film in cui appare il personaggio della consorte del magico vecchio.

Nonostante l'apparente pugno di ferro, la signora Natale
si intimidisce davanti al cameraman

Insomma, com'è come non è, tutto questo clima festoso, gli elfi, Babbo Natale e soprattutto i giocattoli sono una fonte di turbamento psichico per i due piccoli spettatori di cui sopra, che sono nientemeno che due bambini marziani che passano le giornate a guardare cose per loro incredibili sulla tv terrestre. È tale il turbamento che faticano a dormire e il padre è costretto ad addormentarli usando sonnifero spray.

Non è che magari non vogliono dormire perché il letto
è un tantino scomodo? Coi cuscini parallelepipedi poi..

Non solo, i bambini sono diventati pure inappetenti, nonostante la mamma vada regolarmente al mercato a comprare tante belle pilloline nutrienti. Il padre, che sarebbe poi una specie di comandante marziano supremo, è dunque preoccupatissimo: come distogliere i marzianini dalle insane proposte della tv terrestre e farli uscire dalla fase Mamma, tu non mi compri mai balocchi

Ecco qua pillole di hamburger, purè
e torta multistrato al cioccolato!

La risposta sarebbe facile: stacca la tv. Invece no, bisogna per forza andare a chiedere a un vecchio saggio che darà certamente il consiglio giusto.
Il vecchio saggio, con voce rotta dall'emozione, spiega che i bambini di Marte sono fanciulli solo esteriormente, perché già da quando sono nella culla gli vengono attaccate al cervello macchine elettroniche che gli passano flussi continui di informazione che impediscono loro giocare e divertirsi. Dunque, bisogna che i bambini tornino e essere bambini e affinché ciò avvenga anche Marte deve avere il suo Babbo Natale.

Secondo me si voleva candidare lui

L'accorato appello del vecchio saggio trova però un denigratore: uno dei marziani sottoposti, con i baffi un po' alla Hulk Hogan, non esita a bollare il tutto con un disgustato: "Blahh, what nonsense!" ma se avesse potuto, sono certa che avrebbe detto: "Blahh, what fucking bullshit!"

Su Marte vogliamo la guera!

Astro Hulk, che in realtà si chiama Voldar e che vi svelo essere il villain della storia, deve controvoglia ubbidire agli ordini del capo e dunque si unisce alla spedizione in direzione pianeta Terra allo scopo di rapire Santa Claus e portarlo su Marte. Però gli rode a Voldar tenere a freno la sua indole guerrafondaia: non appena dal "cannocchiale" dell'astronave vede i grattacieli di New York, esprime il desiderio di blastare tutto.
Ma è proprio il viaggio in generale che gli scoccia a morte, tanto che mugugna tra i denti: "Tutti questi fastidi per un ciccione vestito di rosso!"

Una volta atterrati sulla Terra, i marziani sono confusi perché vedono che ci sono molti Babbi Natale in giro per la città, allora approcciano due bambini, che se ne stavano belli tranquilli sotto un albero, e chiedono delucidazioni. I bambini spiegano che ci sono molti aiutanti, ma di Santa Claus ce n'è solo uno e abita al polo Nord. I marziani allora partono alla volta del Polo Nord, ma Voldar esige di portarsi dietro anche i bambini, perché sia mai che vadano poi dalle autorità ad avvisare del loro arrivo.

In realtà, le autorità terrestri avevano già individuato l'astronave marziana durante l'avvicinamento alla Terra e questo perché lo scudo radar degli alieni non aveva funzionato correttamente. Come mai? Perché uno dei marziani, il più fesso del pianeta, volendo partecipare alla missione, si era nascosto nella radar box, che è praticamente una cassapanca, provocandone quindi il malfunziomento.

Praticamente la radar box è una specie di bagagliaio

Insomma, tutta la truppa arriva al Polo Nord, ma l'umore non è dei migliori. Voldar è sempre più supponente e sbruffone nei confronti del capo e per di più i bambini riescono a scappare da soli tra i ghiacci. Per catturarli, il gran capo decide di sguinzagliare la misteriosa entità Torg.

I bambini vengono prima quasi catturati da Voldar, il quale viene però messo in fuga da un orso polare uomo travestito da orso polare.


E poi quando l'orso sta per catturarli, arriva Torg che non è altri che un robottone uomo travestito da robottone, che finalmente li acchiappa.


Sto Torg da come ne parlavano, sembrava chissà che arma di distruzione di massa pazzesca e invece non è neanche buono a catturare Babbo Natale, perché quest'ultimo appena lo vede gli dice: "Oh, ma che bel giocattolone" e Torg ha una crisi di identità e davvero si crede un balocco. Alla fine, ci pensa Voldar a prendere in mano la situazione: con la sua pistola freezante ghiaccia tutti gli elfi e pure la moglie di Babbo Natale. Santa Claus commenta: "Mia cara, non sei mai stata così silenziosa da che ti conosco".
Forse è perché la moglie gli faceva una capa tanta, che Babbo non sembra così triste di seguire i marziani.

Intanto, sulla Terra c'è un gran fermento a causa del rapimento di Babbo Natale. La notizia è ovviamente su tutti i giornali, ma delle prime pagine di quotidiani internazionali che ci vengono mostrate, solo una è appositamente realizzata per il film. Le altre invece sono immagini di veri quotidiani, che non c'entrano dunque una mazza con il film, e ce ne sono due italiani. C'è il Corriere della Sera:


e addirittura il Giornale di Sicilia:


Il tragitto di ritorno verso Marte è molto più allegro dell'andata, perché a quanto pare Santa Claus è una specie di stand up comedian che fa sbellicare dalle risate tutti i marziani. Tutti tranne ovviamente Voldar, il quale commenta disgustato il comportamento dei compari: "State diventando dei martian-mellow, morbidi e deboli!"

Alla fine, ce la fanno ad ammartare tutti sani e salvi, nonostante il tentativo di Voldar di sparare fuori nello spazio Babbo Natale e i bambini.

Ma su Marte, Babbo inizia a mostrare segni di malinconia perché deve costruire i giocattoli solamente premendo i pulsanti di freddi macchinari a catena di montaggio, senza nemmeno la prospettiva di poter tornare sulla Terra. Inoltre, il malefico Voldar sta organizzando una sommossa e non vede l'ora di menare le mani! 

Come andrà a finire? E soprattutto il film è così brutto da diventare bello?

Oddio, di certo ci sono film più brutti, ma sicuramente la strada per arrivare al bello è decisamente lunga. Siamo dalle parti del Batman con Adam West, che si guarda per ridere delle puerilità presenti a bizzeffe. Magari una sforbiciata qua e là per aumentare il ritmo non avrebbe guastato, tipo tutte quelle interminabili scene nella sala comandi dell'astronave, a premere pulsanti e tirare leve. Un'ora e 20 di film mi è parsa un po' lunghetta, lo ammetto.

Ma a noi checce frega, basta festeggiare tutti insieme! Ecco i partecipanti al blog tour:
 
 
 
Madame Verdurin di "Cinemuffin"
 
Lisa di "In Central Perk"
 
Antonio del "Blog dii Tony"
 
E per finire, facciamoci un ultimo cicchetto consigliato dal sosia della renna di Babbo Natale! Auguri!





venerdì 31 ottobre 2025

Halloween 2025

 
L'amico Lucius Zinefilo Etruscus è riuscito nell'impresa impossibile di farmi togliere un po' di ragnatele dal blog e farmi partecipare all'iniziativa halloweenesca a blog unificati (comunque visto che è Halloween, qualche ragnatela la lascio su, per fare atmosfera).

Per partecipare, Lucius mi ha detto di scegliere un qualsiasi film horror e io sono andata su Raiplay e ho digitato per l'appunto "horror". Mi sono apparsi 42 risultati, un numero per fortuna non troppo alto, perché ogni volta che devo scegliere un film da guardare mi perdo nella pletora di offerte delle varie piattaforme e dopo un'ora sono ancora lì che devo decidere.

Tra i film che mi sono stati proposti, ho dribblato quello dei bambini posseduti nel messinese, quello di un fantasma boschivo abruzzese, quello delle mutazioni fisiche indotte in Ciociaria, per non parlare di quello dei ragnoni francesi e dei demoniaci Krampus austriaci... e uno dice: "Ma non ti va bene niente, scarti tutto!" 

Ma il fatto è... che poi io mi impressiono! Mi toccherebbe guardare i film a mezzogiorno, a basso volume, per evitare di sognarmi poi le cose di notte!

Ero tentata di giocarmi l'escamotage dell'horror comico con Bela Lugosi (Zombies on Broadway), quando mi sono imbattuta nella trama di un film dalle suggestioni vagamente à la Jane Eyre e ne sono rimasta incuriosita. E così, mi sono tuffata nella visione di questo "Anima persa", film italiano del 1977.

Sopra le cupe immagini notturne di un canale veneziano, accompagnate da musiche elettroniche un po' deprimenti tipiche dell'epoca, partono i titoli di testa. E già qui abbiamo un problema: "Film di Dino Risi, con Vittorio Gassman e Catherine Deneuve". Sarà abbastanza horror? Ho qualche dubbio, ma vediamo.

Il giovane protagonista di nome Tino arriva in barca presso la casa degli zii che non vede da anni.


Aggiungiamo un punto di horror per l'ingresso piuttosto fatiscente della magione.

Ad accogliere Tino è Catherine Deneuve che gli dice: "Oui, se juis ta tante" e dopo i convenevoli di rito lo conduce in sala da pranzo, dove l'anziana domestica sullo stile Tina Pica gli ammannisce una lauta cena. Dalla conversazione che fanno, capiamo che Tino è venuto a stare dagli zii per poter studiare arte alla scuola di Venezia.

Finito di mangiare, Catherine fa fare a Tino un tour della casa: dopo aver visitato ampi saloni e stanze riccamente decorate, si passa alla parte disabitata.

Ragnatele!

Teatri in rovina!

Androni pieni di calcinacci!

Tre punti horror per l'ambientazione! Ma il pezzo clou è la porta che cela una scala misteriosa. Catherine avverte: "Non salire mai, è legno marcio!"

Ma se salgo aumento i punti horror?

Stiamo a vedere quanti minuti passeranno dal gentil consiglio della Catherine a quando Tino salirà la scala, perché la salirà quella scala, vero?
Ma prima, andiamo in camera della zia... ma? Che succede? Come mai lei gli fa vedere la sua alcova (nella quale dorme senza il marito), gli fa uno sguardo languido e poi gli mette una mano sul mento?

Salterà mica fuori che questo non è un horror, ma è invece un film frizzantino anni '70 e in un attimo ci ritroviamo in "Grazie zia"? Non per dire, ma poi mi tocca subito andare a scegliere un altro film che vada bene per Halloween!

Per fortuna, il momento di turbamento passa subito e Catherine congeda Tino e lo manda a dormire. 

La notte non trascorre del tutto tranquilla perché dalla stanza sopra quella dove dorme Tino proviene il suono di passi misteriosi... ma al mattino il risveglio è ancor più inquietante poiché non appena Tino apre gli occhi, si ritrova lo zio, seduto su una sedia ai piedi del letto, che lo guarda fisso.

Chi non ama il risveglio sotto un cipiglio da ammiraglio?

È subito chiaro che lo zio è un tipo dai modi decisi e dalle opinioni nette. Subito rimprovera Tino per aver dormito 9 ore e ci tiene a informarlo che lui dorme solo 3 ore a notte perché Platone ha detto che anche nell'uomo migliore vive una bestia selvaggia che affiora durante il sonno. Un altro consiglio elargito dallo zio è fare al mattino ginnastica nudi davanti alla finestra.

A questo punto, è il momento di andare alla scuola d'arte e, durante il tragitto in motoscafo, lo zio Gassman ci prova ad aiutare la mia causa horror raccontando al nipote aneddoti a base di case infestate da fantasmi e ammazzamenti cruenti, ma Tino non raccoglie lo sforzo ed è più interessato a commentare i canali inquinati: "Un po' sporca questa Venezia."

Tino continua a remarmi contro, non gliene frega niente a lui se io sto partecipando a un'iniziativa horror! È interessato a tutt'altro, soprattutto quando alla scuola d'arte la prima lezione è quella del ritratto di nudo. Figuriamoci come rimane turbato al vedere la modella tutta svestita, che in un momento di pausa addirittura offre il caffè agli studenti tenendo le posce de fora!

Tino, a destra, deve rispondere al quesito che gli pone un altro
allievo: "Ma ste modelle nude, fanno anche un po' le putane, o no?"

Con questa modella c'è una piccola sottotrama, piuttosto inutile per la storia nel suo complesso. Infatti, nel romanzo di Giovanni Arpino "Un'anima persa", da cui è stato tratto il film e che io sono andata a leggermi, non c'è nulla del genere. Tra l'altro il romanzo è ambientato a Torino e il personaggio di Tino è ospite dagli zii perché deve sostenere gli esami di maturità.

E quindi, lasciamo perdere la scuola d'arte e torniamo a casa perché sicuramente è lì che sta la quota horror. Quale segreto celano i suoi misteriosi abitanti? Chi è che di notte si aggira in soffitta e suona malinconiche musiche al pianoforte?

Saranno mica i topi che in soffitta suonano un pianoforte
in decomposizione? Non si sa, ma intanto aggiungiamo
1HP (Horror Point)

Sono passati 15 minuti di film dall'avvertimento della zia Catherine e Tino si appresta a salire la scala proibita per sciogliere il mistero, ma l'improvvisa e minacciosa apparizione dello zio mette fine al suo proposito. Ma quando finalmente si trova da solo in casa con l'anziana domestica, ecco che l'arcano si inizia a svelare.

La domestica stira con la cicca sui panni e poi mangia zucchero 
con lo stesso cucchiaio che usa per offrirlo agli ospiti: ORRORE!

La vecchia donna, sulle prime fa la ritrosa, ma poi muore dalla voglia di rivelare che in soffitta vive segregato il fratello dello zio, un professore che ha perso il lume della ragione e non può badare a se stesso. La domestica non solo fa la rivelazione, ma perfino conduce Tino su per la scala proibita e gli mostra il professore attraverso lo spioncino della porta della stanza in cui è segregato.

E allora guardiamo anche noi in questo "occhio magico", come viene più volte definito nel romanzo.

Innanzitutto c'è una bambola horror! E, anche se non si vede,
c'è pure un gatto nero: 2HP!

Dopo una breve e trepida attesa, si palesa il professore in tutta la sua follia! Fa smorfie, versacci e slinguazzamenti proprio davanti allo spioncino e, stando a quanto dice la domestica, che lo definisce "un gran porco", ogni tanto si alza la camicia da notte mostrandole quello che c'è sotto, ma lei non si impressiona perché ha fatto l'infermiera di guerra e ne ha già visti di tutti i tipi.

Come viene spiegato successivamente a Tino, lo zio si occupa in tutto e per tutto di questo fratello pazzo: lo lava, lo veste, gli taglia le unghie, lo nutre... e si occupa perfino dei suoi istinti primordiali facendo salire in soffitta una prostituta tutti i giovedì. La moglie apprezza gli sforzi del marito e lo compatisce perché gli tocca guardare le performance sessuali del fratello, che non può essere lasciato solo con quella che lei ormai definisce "infermiera". (L'anziana domestica non è d'accordo: "Ma che infermiera, è una putana, ma perché le vol cambiare nome alle putane?")
 
Ma le soprese per il giovane Tino non sono finite, perché deve ancora scoprire i torbidi segreti dello zio e della consorte...
 
Ovviamente si è capito che questo non è un film horror, nonostante i miei tentativi di aumentarne gli HP, però si può sicuramente dire che ha un'atmosfera gotica, misteriosa e decadente, ben sottolineata da un'ambientazione veneziana non certo da cartolina. È vero anche che l'orrore risiede nei personaggi: lo zio, uomo di facciata, in balia dei suoi istinti più bassi; la zia succube di questo marito che odia, ma asseconda nelle sue miserie.
 
Gassman molto bravo nella rappresentazione di questo zio dalle diverse facce, capace di passare dall'essere un uomo elegante e colto a uno crudele e depravato.
 
La visione di questo film è stata piuttosto piacevole. Mi sono fatta affascinare da questa atmosfera un po' inquietante ma non opprimente. C'erano momenti bizzarri, ad esempio il macchiettistico professore di arte, dal forte accento veneto, che ce l'aveva coi pittori informali, che pensano di aver inventato chissà cosa e invece avevano già inventato tutto i grandi maestri del passato.
 
Anche lo zio ogni tanto se ne esce con qualche teoria bislacca, tipo che le donne profumano tutte di un ortaggio diverso; la moglie, ad esempio, sa di sedano. 
Oppure che nella libreria non si può assolutamente mettere Joyce vicino all'olimpico Goethe. Joyce bisogna metterlo con gli altri pagliacci della lingua: Rabelais, Teofilo Folengo, Gadda! 
Per non parlare di come gli stanno sulle palle i giovani capelloni frequentatori della scuola d'arte e che lui definisce "banditi e vagabondi senza patria, figli di Assalonne, ribelli al padre e vittime della capigliatura".

E per finire, congediamoci con un bicchiere nell'atmosfera festosa dell'Harry's Bar e leggiamo tutti i post halloweeniani dei blog partecipanti all'iniziativa.
 
Facce felici
 
Lucius Etruscus de "Il Zinefilo" 

Cassidy de "La Bara Volante"

Babol del "Bollalmanacco di cinema"

Madame Verdurin di "CineMuffin"

Lisa di "In Central Perk"

TOM di "The Obsidian Mirror"

Cannibal Kid di "Pensieri cannibali"

Kris di "Solaris"

Il Moro di "Storie da birreria"

Sam Simon di "Vengonofuoridallefottutepareti"

Catia di "Catia in cucina" 

A.M. di "Director's Cut"

Diamo un ultimo sguardo nell'occhio magico del professore... 

Beh, dai, un ulteriore HP finale ci sta!