domenica 17 maggio 2020

A Simple Life

Continuano le mie visioni cinematografiche misto mare.

Ho visto "Il fantasma dell'opera" del 1962 (della Hammer) e l'ho trovato gradevole. Quei film horror inglesi di quel periodo hanno il loro perché. La musica dell'opera è da taglio delle vene, secondo me, ma per fortuna che la si sente in maniera massiccia soltanto negli ultimi minuti del film.

Poi ho visto "La morte bussa due volte", un film di produzione italo-tedesca dove Fabio Testi, abbigliato in maniera vagamente metrosessuale, interpreta uno psicopatico che seduce e uccide donne, mentre il detective che cerca di incastrarlo ha un aspetto a metà tra Roger Moore e Ken di Barbie. Film dallo stile teutonico un po' deprimente, con un montaggio non proprio perfetto e un uso massiccio di inspiegabili zoom. Per i fans del genere.

Ho rivisto con piacere "I tartassati" i cui titoli di testa appaiono a ritmo di tango. Totò e Aldo Fabrizi recitano con ritmo perfetto, come se davvero stessero ballando un tango. Molto divertente.

Poi mi sono trastullata con "Impatto imminente", con Bruce Willis che interpreta un poliziotto, il cui padre è un poliziotto, i suoi zii sono poliziotti, i cugini sono poliziotti e quando la sua partner Sarah Jessica Parker va a trovarlo a casa, vede una parete con appesi i quadri degli antenati, anche quelli poliziotti! Sembrava una barzelletta.

Ho guardato "Lost in love", un film (più o meno) romantico ambientato in Grecia, con Matthew Modine nei panni di un archeologo noiosetto e scialbo. Peccato non poter stabilire quali fossero i luoghi comuni sulla Grecia, però erano un po' sospette le onnipresenti tre vecchie vestite di nero che andavano in giro spettegolando. Anche se le rendeva meno sospette il fatto che passeggiassero declamando versi di Saffo. Interessante quello che la protagonista femminile dice a Modine: "Abbiamo appena fatto il bagno nudi e non mi vuoi dire dove si trova la reliquia X. Però lo hai detto al sindaco. Anche con lui hai fatto il bagno nudo o ti sei spinto oltre?" Era forse un riferimento alla visione aperta della sessualità nell'antica Grecia? 

Ma il film di cui ho intenzione di parlare oggi è "A simple life", pellicola di Hong Kong del 2011. I protagonisti della storia sono il produttore cinematografico Roger (interpretato dal versatile Andy Lau) e Ah Tao, l'anziana domestica/cameriera che ha lavorato per la famiglia di Roger per moltissimi anni, tanto da averne conosciuto quattro generazioni.

Un giorno, l'anziana donna ha un infarto e non può più lavorare. Su richiesta di lei, Roger la mette in una casa per anziani. All'inizio la donna sembra far un po' fatica ad ambientarsi nella sua nuova sistemazione: non è molto simpatico mangiare insieme a tutti quegli anziani che bisticciano a tavola e si scambiano pure le dentiere! E anche di notte, forse non è così piacevole tentare di dormire, con in sottofondo i lamenti degli ospiti sofferenti.

Ma poi le cose migliorano e Ah Tao sembra apprezzare abbastanza la sua nuova vita nella casa e fa amicizia con altri anziani (e non solo) lì residenti. Inoltre, Roger non si dimentica di lei e la va a trovare spesso, la porta in giro e fa con lei diverse attività. Continuerà a farlo fino a che sarà necessario.

Ho trovato il film molto gradevole e non noioso. La trama non presenta avvenimenti straordinari e anzi descrive momenti molto quotidiani, ma riesce a essere scorrevole e varia nella presentazione delle situazioni.

Tuttavia, devo ammettere che questo film non mi ha soddisfatto appieno, perché ho avuto la sensazione che rimanesse troppo in superficie su un argomento in cui invece ci sarebbe molto da dire, cioè la cura degli anziani. Il film è ispirato alla storia vera del produttore e sceneggiatore del film stesso, per cui capisco che l'intenzione fosse probabilmente quella di raccontare una storia "semplice" e personale, senza dover per forza andare nei toni drammatici o impegnati. Ma io spettatrice vorrei un po' di più.

Quando si parla di cura degli anziani, oggi, ci sarebbero tutta una serie di argomenti da trattare: gli anziani dovrebbero risiedere in casa o in una struttura? Chi dovrebbe/potrebbe occuparsene? Quali sono i problemi affrontati da chi si occupa di un anziano (emotivi, affettivi, logistici, economici)? Come rapportarsi con un anziano che magari ha problemi di demenza senile e che quindi non ti riconosce o ti scappa di casa a ogni occasione?

Nel film tutto procede in maniera quasi ideale: la struttura in cui risiede l'anziana domestica non pare poi così male. Sembra un posto in cui si può entrare e uscire liberamente, si fa amicizia con altre persone e non si rimane tanto da soli. Il personaggio di Roger non sembra avere particolari problemi nell'occuparsi della sua domestica, che per tutto il film rimane in pratica abbastanza autosufficiente e non ha problemi mentali. Lui la va a trovare, anche se non è chiaro con quale frequenza, potrebbe pure essere per due ore alla settimana, sinceramente non l'ho capito, comunque l'impressione è che lui non abbia nessun disagio nell'andare a trovarla e stare un po' con lei, anche perché, oltre al lavoro, lui non ha impegni familiari. Lui paga la retta della casa per anziani, ma anche grazie a uno sconto, non pare che abbia difficoltà nell'onorare l'impegno economico che ha deciso di assumersi.

Su tutto emerge il sentimento che lega i due protagonisti: lui è molto affezionato a lei, persino più che alla sua stessa madre, e anche l'anziana donna ha sempre avuto una certa predilezione per lui. Però, nella vita, anche se non ci sono eventi per forza drammatici, è difficile che tutto fili sempre così liscio. C'è, è vero, una malinconia di fondo, in questo film, e un accenno a qualche anziano dimenticato dai parenti, o a qualcuno che inevitabilmente muore, però mi aspettavo un po' di più.

Il produttore ha detto che una volta c'erano molte donne che lavoravano tutta la vita a servizio di una stessa famiglia e che molte di queste donne hanno avuto delle storie sorprendenti. Ecco, forse poteva raccontarci un po' di più di queste storie, andare più a fondo in questo argomento, visto che è qualcosa di cui si sa poco e di cui forse gli asiatici stessi ormai sanno poco.

In merito al tema dell'invecchiamento, mi ha soddisfatto in maniera decisamente maggiore il film Nebraska, di cui avevo scritto qui, perché racconta in maniera molto realistica una storia comune e quotidiana, ma secondo me lo fa in maniera più universale e profonda rispetto al film asiatico, portando in primissimo piano le emozioni contrastanti e sfaccettate dei protagonisti. Ho percepito il film asiatico come qualcosa che ho guardato e che mi è piaciuto pure, ma che è rimasto esterno a me, mentre il film americano è riuscito in qualche modo a toccarmi una corda personale.

venerdì 10 aprile 2020

Batto un colpo (post scritto di getto)

Il mio umore di questi tempi oscilla tra il letargico, l'insofferente, il nervosetto e il paranoide. A volte sono più positiva, ma sono poco produttiva, non riesco a concentrarmi. Sappiate che vi leggo silenziosamente anche se commento poco.

Ho il sospetto che questo mio umore influenzi l'impressione che mi fanno i film che vedo. Faccio un breve riassunto delle ultime visioni.

1) Per la prima volta nella vita ho visto Animal House. Ho fatto discreta fatica ad arrivare alla fine e non ho capito perché questo film abbia avuto il successo che ha avuto. A parte qualche risata provocata da Belushi, la cui presenza pensavo fosse più massiccia, mi è piaciuta solo la musica di Elmer Bernstein. Ma c'era Stephen Furst che mi ha ricordato Quattro pazzi in libertà. Quello sì che mi è piaciuto tutte le mille volte che l'ho visto.

2) Ho visto Inception e adesso le sentirò dai fan di Nolan, perché io l'ho trovato un film inutilmente cervellotico la cui ambizione principale era quella di far vedere scene d'azione, scene d'effetto e scene d'azione a effetto. I complicati drammi amorosi di DiCaprio mi han fatto calare la palpebra e i suoi figli che si vedevano sempre di spalle mi han fatto venire a un certo punto il pensiero: "Non è che si girano e sono come il bambino di Phenomena?" Ma naturalmente può essere che io non ci abbia capito niente, ma non ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte a un capolavoro, anche se al di fuori della mia comprensione.

3) Ho rivisto dopo diverso tempo Paura d'amare, con Michelle Pfeiffer e Al Pacino. Ai tempi mi era piaciuto, ma adesso a vedere Pacino, che dopo una brevissima conoscenza, corteggia insistentemente la Pfeiffer a suono di "ti amo, ti adoro, sposiamoci e facciamoci mille figli", mi viene in mente il provolone di paese che usa tutto il suo arsenale di frasi da rimorchio, matrimonio compreso, dopo cinque minuti che ti ha conosciuto. Niente, manco Pacino mi ha risollevato.

4) Non poteva mancare la commedia italica (ma perchè mi faccio del male?) Tutta un'altra vita, con Brignano e la Minaccioni, la cui visione mi ha provocato un certo rigurgito di moralismo. Brignano interpreta la parte di un tassista sposato e con due figli. Egli è insoddisfatto dalla vita, ma cambia tutto quando si ritrova le chiavi di un supervillone i cui padroni rimarranno via per una settimana. Decide quindi di fare per una settimana la bella vita nel villone, di nascosto dalla moglie, e riesce pure a farsi un'amante supergnocca. Il film finisce con lui che poi prosegue a fare la bella vita in altre ville di ricconi, sempre con l'amante. Ma che messaggio è? Della famiglia, sto omm'e merd, non sembrava occuparsene molto e la moglie non era mica una cerbera, di quelle che rompono le palle dalla mattina alla sera. Ma niente, lui corona il suo sogno di vita migliore, divertendosi con l'amante in giro per le ville. Se avesse tirato fuori le palle e divorziato dalla moglie, chi gli diceva niente? E invece no, abbiamo sdoganato il concetto di amante. Farsi l'amante fa bene alla vita. Che poi, c'è a chi va bene così, per cui chi sono io per giudicare. In definitiva ognuno fa quel che vuole, nel rispetto degli altri, ma forse mi avrebbe dato meno fastidio se il discorso forse stato affrontato diversamente. Invece così, quello che ho capito io è stato che lui voleva la sua vita migliore, chissenefrega del resto. E grazie al c...

5) Ma poi finalmente ho visto Space Cowboys, con un bel mucchio di vecchie glorie che continuano a dare una pista alle giovani glorie. E sto parlando di Clint Eastwood, Donald Sutherland (mitico!), Tommy Lee Jones, James Garner, James Cromwell e William Devane ruminante chewingum. Forse retorico, sentimentale, poco verosimile... ma me lo sono goduta tutto dall'inizio alla fine. Azione, sentimento, battute. Sì, mi ha risollevato l'umore. Mitico Sutherland che fa il casanova (sarà una citazione felliniana?) che, nudo alla visita medica con dottore donna, è l'unico a non mettersi la mano sul pacco!

OK, questo post è andato così. Speriamo meglio alla prossima.

martedì 10 marzo 2020

Ritorniamo in Italy, quel posto fantastico che esiste forse solo per gli americani

Dunque, io ci avevo provato a vedere un film che sulla carta aveva la potenzialità di essere un bel film. Del 1990, con attori Holly Hunter, Richard Dreyfuss, Danny Aiello, Gena Rowlands, Laura San Giacomo e una breve apparizione barbuta di Griffin Dunne. Oddio, visto che il regista è Lasse Hallstrom, forse qualche dubbio mi sarebbe dovuto venire, visto che nessuno dei film suoi che ho visto mi ha mai fatto impazzire. Ma ne parliamo in caso alla fine del post.

Quest'oggi ho intenzione di proporvi il secondo episodio della rubrica dedicata ai film americani ambientati in Italia, allo scopo di vedere quanti stereotipi vi sono inseriti. Il primo episodio della rubrica (a cui mai ho dato un nome) lo potete leggere qui.

Naturalmente anche in questo caso, il film è la solita cacchiata romantica con in più un risvolto soprannaturale, comunque, tutto sommato, è abbastanza gradevole e non troppo melenso, anche perché si è dato abbastanza spazio agli assurdi personaggi di contorno, spingendo dunque un po' di più sul lato comico.

Il film si intitola "La fontana dell'amore" (When in Rome - 2010) e vede come protagonista Kristen Bell nei panni della solita sfigata in amore che ha ricevuto dagli uomini solo legnate nelle gengive. La sorella è invece fortunatissima perché su un volo diretto in Italia ha conosciuto un certo Umberto (Luca Calvani), si è innamorata di lui e dopo sole due settimane se lo sposerà a Roma.

E arriviamo dunque al giorno del matrimonio, quando la trafelatissima protagonista va in taxi dall'aeroporto alla piazza vicino alla chiesa in cui si svolgerà il matrimonio. Durante il tragitto, il tassista - interpretato da Francesco De Vito e uno dei pochissimissimi italiani del cast - decanta le meraviglie di Roma. In particolare, ci tiene mettere l'accento sul fascino amoroso della città eterna: non si è mai davvero vissuto se non si ha mai amato a Roma, la città più romantica del mondo! Ecco, appunto, è così romantica, che i creatori del film hanno dovuto inventarsi una inesistente "Fontana dell'amore", l'hanno collocata a piazza Borghese, informandoci che tutti gli innamorati del mondo vengono a Roma a tirare monete in quella fontana. Da qui ho dedotto che senza il tocco magico di Hollywood, nemmeno la città più romantica del mondo è sufficientemente romantica.

Comunque, a quanto pare, durante la lavorazione del film, i turisti ammiravano e lanciavano monete in questa finta fontana, pensando fosse vera, e si chiedevano come mai quell'attrazione non venisse menzionata nelle loro guide turistiche.

A Roma non ci sono abbastanza opere d'arte
quindi bisogna inserirne di finte

Torniamo al film: durante il matrimonio non c'è nulla di rilevante da segnalare, ma ecco che al ricevimento le cose si fanno interessanti. Scommetto che già immaginate chi apparirà ora sulla scena. Li sentite? Ma certo che li sentite! Sono loro: i mitici mandolini! Scommetto che in tutti i matrimoni a cui avete partecipato, i musicisti suonavano il mandolino! D'altronde, è inconcepibile un matrimonio italiano senza questo fondamentale simbolo sonoro dell'italianità. E qui abbiamo, non solo i mandolini, ma addirittura un intero corpo di ballo vestito con costumi tipici popolari. E tutti si lanciano in queste frenetiche danze popolane, anche se a un certo punto, mi sembra che i ritmi e il modo di ballare iniziano ad avere un che di cosacco.

Dopo il ballo, c'è un ulteriore momento dedicato alla tradizione: la damigella d'onore, cioè la nostra protagonista, deve rompere un vaso, possibilmente in mille pezzi, perché ciascun pezzo dovrebbe augurare un anno di gioia agli sposi. Ora, cercando su Google, questa usanza sembrerebbe essere seguita perlopiù in Sardegna e in qualche posto del sud Italia, ma a Roma non risulta. Amici romani, se avete assistito a rotture di vasi durante un matrimonio nella città eterna, nonché più romantica del mondo, fatemelo sapere.

Comunque, alla nostra protagonista viene dato da rompere un vaso probabilmente infrangibile, perché lei ci prova in tutti i modi a spaccarlo in mille pezzi, ma nonostante i tentativi, non riesce a romperlo nemmeno in due. Lo lancia perfino addosso alla nonna dello sposo, la quale, in una scena successiva, sputa per terra davanti a lei in segno di disprezzo. Ma a risolvere la situazione, ci pensa il ganzo di turno, colui che sarà l'uomo della vita della nostra protagonista sfigata in amore. Tra i due scocca la scintilla, ma quando lei lo insegue nella piazza con la fontana, recando con sé due bicchieri e una bottiglia di champagne, la attende un'amara sorpresa: il suo ganzo sta baciando una bella ragazza mora vestita di rosso! Hai capito, stu fetente!

Solo qualche giorno dopo, la nostra protagonista verrà a sapere che la bella ragazza mora era in realtà solo una cugina dello sposo, abituata a salutare in maniera calorosa! Se già allora ci fosse stato un bel decreto, la bella ragazza mora avrebbe tenuto le labbra a posto così, oltre a non diffondere pericolosi virus, non avrebbe causato uno spiacevole equivoco, gettando nella disperazione la nostra protagonista! Sì, perché al vedere l'amore della sua vita baciare un'altra, la protagonista si attapira, si butta nella fontana e preleva qualche moneta, sostenendo che in questo modo, coloro che avevano gettato quelle monete sarebbero stati liberi dalle pene d'amore. Dopo aver prelevato le monete, deve scappare via perché arrivano due carabinieri a cavallo che le intimano di uscire dalla fontana. Peccato che i carabinieri non fossero in alta uniforme!

La protagonista torna a New York, portando con sé le monete ed è ignara che il suo gesto ha fatto sì che le persone che avevano gettato quelle monete nella fontana, siano ora vittime di un incantesimo: si sono perdutamente innamorate di lei e tentano in tutti i modi di approcciarla. Tutto molto logico vero? Lei non si raccapezza e non capisce come mai tutta una serie di pazzoidi la stia perseguitando dichiarandole amore eterno! Uno di questi pretendenti, che si spaccia per italiano, la insegue per tutto il parco gridandole 'principessa' e le dice che in Italia, quando una donna scappa, vuol dire che ti ama! Certo, certo.

Comunque, la protagonista scopre la faccenda dell'incantesimo telefonando a sua sorella a Roma, che a quanto pare passa la luna di miele facendo gnocchi mezza nuda insieme al marito. Viene inquadrato un giornale, che non posso non farvi vedere:


A parte il titolo alquanto improbabile, che fatico molto a immaginare su un vero giornale, guardate un po' la meraviglia che appare a sinistra, relativa a qualche fantomatica prot-esta degli agricultori! Peccato non si riescano a leggere gli articoli, però sono firmati da persone con nome non italiano.

Durante una seconda telefonata, vediamo i due sposi fare una ricca colazione su una terrazza con vista sull'Altare della Patria. Anzi, lui legge il giornale mentre lei gli porta il succo di frutta, con una perfetta divisione dei ruoli. Insomma, lo sposo informa la protagonista che l'unico modo per annullare il sortilegio è tornare a Roma e ributtare personalmente le monete nella fontana.

La protagonista è disperata, perché non ha alcuna intenzione di tornare nella città più romantica nel mondo a lanciare monete in una fontana, ma per fortuna che c'è una terza telefonata, stavolta ambientata sulla scalinata di Trinità dei Monti, da cui si scopre che la nonna dello sposo, a quanto pare grande esperta in leggende, dice che per annullare l'incantesimo non occorre tornare a Roma, ma basta restituire le monete ai rispettivi proprietari (o lanciatari).

C'è un ulteriore momento di italianità e cioè quando la protagonista, insieme a tutti i suoi 4 pretendenti, deve raggiungere in tutta fretta il museo Guggenheim. Il finto italiano ha una macchina! E che macchina sarà mai? Una 500? No, troppo scontato.
Il finto italiano ha...una ACMA Vespa 400 gialla!

Quale italiano non circola con una macchina del genere?

Ah, naturalmente il portachiavi è un cuore tricolore! Ah, il richiamo della lontana patria si fa sempre sentire...
Comunque c'è un problema: il gruppetto è imbottigliato nel traffico e non riesce a muoversi. La protagonista allora dice all'autista: "Guida come se fossi a Roma!" e lui: "Non c'è problema!" Il pretendente ingrana la marcia e via! Guida come un pazzo, slalomando agilmente in mezzo a tutte le troppo disciplinate macchine newyorkesi, per giungere infine a parcheggiare comodamente nell'ascensore del Guggenheim.

Bene, credo di aver esaminato tutti i punti di italianità del film e termino la dissertazione con una strofa della canzone "Donna molto bella", cantata nel film:

"We drank sparkling prosecco and the music is echoin' our favorite tarantella 
It's a night for amore, an affair di cuore with my donna molto bella"

Ah, che poesia....

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Tornando brevemente al film a cui accennavo all'inizio, quello con Holly Hunter e Richard Dreyfuss...il film è "Ancora una volta" e racconta di una donna sulla trentina che pianta il fidanzato perché lui non ha alcuna intenzione di sposarla. Va alle Antille a un corso per venditori e si innamora in cinque minuti del venditore più bravo, dopo averlo sentito fare un discorso infarcito di battute da caserma. Lui si innamora perdutamente di lei in sette minuti, ma quando tornano a casa di lei, tutti i membri della famiglia si attapirano perché il venditore ha parecchi più anni della donna. E rimangono attapirati per tutto il tempo, facendo drammoni per insulsi e normali litigi familiari.
Giuro che di questo film non ho capito il senso e i personaggi al limite della macchietta non hanno molto aiutato. Credibilità di tutto quanto: zero, secondo me. L'unica morale che ho capito è che è meglio vivere qualcosa di positivo anche se per breve tempo, ma il modo in cui viene detto è veramente molto banale.
Se ha qualcuno ha visto e apprezzato il film, per favore me lo faccia sapere.

venerdì 14 febbraio 2020

Mentre l'Academy dà gli Oscar, la Civetta assegna un...

Buongiorno a voi, cari amici cinefili e non. Siete sopravvissuti indenni alla notte degli Oscar? Io sì, anche perché ho scoperto soltanto lunedì mattina che la notte prima c'era stata la premiazione. Sono proprio una cinefila sempre sul pezzo!

Comunque non ho tutta questa fretta di vedere i film degli Oscar. L'ultimo che ho visto è stato "La forma dell'acqua" che mi ha provocato una reazione simile a quella del pubblico di Murph e i Magic Tones durante la canzone "Quando, Quando, Quando" all'Holiday Inn. Per essere anche voi partecipi di tale entusiasmo, potete guardare il video che purtroppo non mi parte al punto giusto, dovrebbe farlo al secondo 31 ma non lo fa.




Dunque, dicevamo, se non ho guardato i film degli Oscar, a quale perla cinematografica avrò dedicato la mia attenzione? Con quale delizia filmica ho deciso di trastullarmi?

Nessuna.
Nessuna perla cinematografica.
Nessuna delizia filmica.
Solo un filmucolo che è risultato essere moscio, ma così moscio, che molto probabilmente è il film più moscio degli ultimi vent'anni e ho deciso di dedicargli un premio apposito: il mOSCiAR Award.

E vi dico anche che esiste perfino un collegamento tra il filmoscio e il filmitico dei Blues Brothers. Il collegamento risiede nella persona di Dan Aykroyd e mentre sto scrivendo mi chiedo come sia possibile che il vecchio Dan si sia fatto convincere a partecipare alla mosciata che tra poco vi presento.

Bando alle ciance: cliccate sulla foto del premio e procedete!


Ordunque, il giorno 2 dicembre, compleanno di Britney Spears, ho avuto uno scambio di commenti con l'attuale scambista/ricambista di visite (così dice lui) Emanuele che mi ha istigato a vedere Crossroads (2002), l'unico film che vede come protagonista la nota cantante. Ebbene, dopo due mesi, ho raccolto la sfida e mi sono decisa a guardare il filmaccio per vedere a che livello di schifezza si assesta. Della serie, non mi bastano le puttanate che già mi escono con gli alea-sorteggi, no, me le vado anche a cercare.

Addentriamoci dunque nella storia proposta dal film, perché so che non vedete l'ora.
Ebbene, nella prima scena vediamo tre bambine che di notte, in un prato, stanno scavando una buca con l'intenzione di seppellirci dentro un cofanetto contenente degli oggetti che rappresentano i loro desideri. Sono oggetti segretissimi che nemmeno l'un con l'altra se li vogliono mostrare. Chissà che robe saranno. Comunque le bambine mettono gli oggetti in questo cofanetto (decorato con disegni fintamente infantili, ma molto probabilmente realizzati da 3-4 grafici), seppelliscono il tutto, facendo la promessa di disseppellirlo dopo 8 anni, il giorno del diploma (pensa se una la bocciavano, tu non lo puoi disseppellire gne gne, sei rimasta indietro).

E andiamo dunque subitissimo al giorno del diploma e scopriamo che una delle bambine è ora Britney Spears che, invece di prepararsi per la cerimonia, sta ballando sul letto in canotta e mutande, con lo stereo che spara a palla "Open Your Heart to Me" di Madonna. Di solito i film con i cantanti sono solo dei pretesti per far cantare i cantanti o quantomeno per proporre le loro canzoni ogni due per tre. Qui no. Qui i cineasti se ne guardano bene dal farci sentire le canzoni della Britney. In tutto il film, ci fanno sentire solo quella mosciata di "I'm Not a Girl, Not Yet a Woman" per almeno 3 volte e poi "Overprotected" nei titoli di coda. Una botta di vita proprio.

Britney in cameretta canta con un cucchiaio per microfono

Insomma, la Britney è in mutande a perdere tempo, ma ci pensa suo padre (Dan Aykroyd) a darle una smossa. Dai primi minuti di film, capiamo che Dan è un padre single perché la madre se ne è andata via quando Britney aveva tre anni. Non solo, Dan è una specie di padre-padrone, ma ovviamente, vista la sua faccia pacioccona, non si deve pensare che sia un uomo violento e dispotico. È più una specie di Gran Mogol, che con piglio da Giovane Marmotta, sprona la figlia a essere studiosa, giudiziosa e assennata e soprattutto a studiare medicina all'università. Ma con la figlia moscia che si ritrova, papà Dan non deve fare chissà quale sforzo. Più che ribellarsi, la Britney ha le crisi di mezza età e, subito prima del ballo del diploma, dice al padre cose del tipo: "Ho sempre solo studiato, studiato, studiato e non sono mai andata alle feste, in giro con gli amici, a vedere il football... la vita è tutta qui? Mi sento giù, ma forse è solo la pressione dovuta dal troppo studio." Mitica la risposta del padre: "Ma a te nemmeno piace il football!"


Adesso non mi dirai che ti piace il football? E poi cosa, la birra?

Ma arriviamo alla sera del ballo post-diploma e facciamo conoscenza delle altre due ex-bambine e ora ragazze: una è incinta e single, mentre l'altra è una supergnocca ma stronza. Le tre ragazze non sono più molto amiche e solo quella incinta vorrebbe andare a disseppellire la famosa scatola nel prato. Britney sulle prime rifiuta perché è impegnata a mostrarsi di nuovo in mutande e reggiseno, nel tentativo di perdere la verginità con un suo amico, anch'egli vergine e preoccupatissimo di arrivare al college senza aver mai inzuppato il biscotto. Sai gli sfottò che riceverebbe.
La supergnocca invece è troppo gnocca per andare a fare una cosa così stupida come disseppellire scatole. Chiamala scema.

Ma il film non può andare avanti se prima tutte e tre non andranno davvero a disseppellire 'sta benedetta scatola. Anche noi siamo curiozzizzimi di vedere cosa c'è dentro, giusto? E allora su ragazze, scavate, scavate, lordatevi col fango l'abito da sera. Vi voglio proprio vedere con quelle scarpette da prom night come spingete la vanga nel terreno!
Ah, no, non si vede niente. Il passaggio tra il prima e il dopo dello scavo viene rappresentato con un fantastico effetto dissolvenza.

Ok, apriamo 'sta scatola. La superbellona - che poi sarebbe Zoe Saldana - estrae... la Barbie sposa!! Il suo desiderio era quello di sposarsi e infatti sembrerebbe in procinto di realizzarlo, dal momento che è fidanzata con un tizio che ora sta studiando in California (già avete capito come sta studiando).
Britney estrae dal cofanetto un lucchetto con una foto di lei insieme alla madre. Il suo desiderio sarebbe quello di andarla a cercare, ma il Gran Mogol Dan è assolutamente contrario.
La ragazza incinta (che poi è interpretata da Taryn Manning, già vista ma non so dove) invece aveva come desiderio quello di uscire dal buco di cittadina in cui vive e andare in California.

"Eh, adesso che sei incinta sarà un po' difficile", le dicono le altre due, ma lei, a sorpresa, estrae dalla borsa un foglio spiegazzato dove c'è scritto che un'etichetta discografica californiana sta facendo delle audizioni e... lei ci vuole andare! Andrà in California facendosi dare un passaggio da un tizio a caso di cui si vocifera che sia stato in galera per aver ucciso qualcuno. Ammazza che ideona intelligente.

Ovviamente le altre due ragazze colgono la palla al balzo e si uniscono alla spedizione perché Britney vuole farsi lasciare in Arizona dove vive questa fantomatica madre, mentre l'altra vuole andare a fare una sorpresina al fidanzato.

Ora finalmente facciamo la conoscenza del belloccio di turno, perché mica può mancare quello che si spupazzerà la Britney! Leggo su imdb che l'attore in questione - Anson Mount - non voleva accettare il ruolo perché riteneva che sia il film che il ruolo fossero troppo "cheesy and lame", che io tradurrei proprio con "dozzinali e mosci". Ecco, bravo, aveva capito tutto. E allora perché ha accettato? Ha accettato perché Robert DeNiro, con cui in quel momento stava facendo un film, era un fan di Britney Spears e quindi lo ha convinto a prendere parte al filmaccio cheesy and lame. Neanche del vecchio Robert ci si può fidare più.

Il belloccio alla guida. In balia di tre ragazze, riuscirà anche
a farsi venire una crisi di nervi.
"Stai parlando con me? E' con me che stai parlando"


Bene, è il momento di andare tutti quanti in California e credo che chiunque, se pigliasse la macchina in Georgia e guidasse fino a Los Angeles, avrebbe un viaggio più interessante di quello che ci fanno vedere nel film. Mangiano, guidano, litigano, vanno in hotel puzzolenti, tornano a guidare e in macchina tentano di convincere il belloccio, amante del  rock, ad ascoltare musica pop (ma non di Britney Spears). Poi le ragazze ritornano amiche perché si confidano le loro tragedie personeli e la Britney ha una storiella col belloccio. Sul finale c'è qualche drammone stile Beautiful, ma poi trionfa uno sbiadito lieto fine.

C'è un momento in cui il film poteva prendere una piega strana e cioè quando Britney va a casa della madre, la quale non è esattamente contentissima di vederla. Le due hanno uno scambio imbarazzato di convenevoli durante i quali la madre continua a inserire il suo nome in ogni frase: "Vuoi da bere Lucy?", "Siediti, Lucy", "Perché sei qui Lucy?" Perfino Britney/Lucy si meraviglia, fa una faccia strana e le chiede perché continua a ripetere il suo nome in quel modo. La madre in effetti ha un'espressione un po' psicotica. Giuro che per un breve attimo ho pensato che avrebbe tirato fuori un coltello da Psycho e avrebbe estratto un cadavere impagliato da sotto il divano.

Sotto l'aspetto da Kim Cattral della madre, si nasconderà
forse un rettile umanoide?


Invece non è successo niente del genere e tutto è proseguito in modo noioso e moscio. Britney veramente ha poca presenza scenica. Nei video dell'epoca mi sembrava meglio, più carica e grintosa, qui invece veramente piatta. Le altre due attrici la superano senza dubbio come recitazione e personalità. Per fare un esempio, negli ultimi minuti, il Gran Mogol va a Los Angeles per riportare a casa Britney e le altre. Lei tutto il tempo fa la faccia rassegnata e poi, improvvisamente, dà al padre il suo ciondolo e gli comunica che vuole rimanere lì, ma lo fa senza cambiare minimamente faccia e tono di voce. Che se uno non sente l'audio pensa che lei gli dica: "To', portamelo un po' dal gioielliere che mi si apre sempre il fermaglio e rischio di perderlo."

Anche i momenti canori sono proprio deludenti. C'è una scena in cui i protagonisti devono racimolare soldi per riparare la macchina e vanno in un bar dove c'è una specie di gara di karaoke in cui si possono vincere tutti i soldi delle mance. La ragazza incinta si propone come cantante, mentre le altre due dovrebbero fare da coriste. Naturalmente, la ragazza si emoziona e non riesce a proseguire e al suo posto va Britney che canta "I Love Rock'n'Roll" in maniera veramente insipida. La voce si sente a stento, ma è la grinta proprio a mancare. Lei non fa molto di più che canticchiare e dimenarsi un po' in microgonna e maglietta succinta.

Non si pretende mica chissà che filmone, ma almeno che si cerchi di sfruttare quello che si ha: hai un cantante? Fagli qualche numero che spacchi tutto, che almeno l'aspetto musicale sia di intrattenimento e soddisfi i fan! Anche i film di Elvis non erano questi capolavori, ma almeno i numeri musicali erano belli. Oddio, Elvis era anche Elvis, e sinceramente non posso neanche lontanamente paragonare Britney Spears a lui, però comunque sono delusa. Pensavo che un minimo di carisma in più la bionda cantante ce lo avesse.

Le due espressioni di Britney: con il cappello e senza cappello

 Basta, finiamola qua. Il prossimo film che vedrò sarà stupendo.

Immagine dell'Oscar triste presa da http://www.latinomagazine.com/spring2016/hollywood-feature.html

sabato 18 gennaio 2020

Alea film #3: l'invasione aliena

L'anno scorso ho inaugurato la rubrica "Alea Film", in cui recensisco un film estratto a sorte dal palinsesto di Sky.
Dopo essermi beccata un patinato film di Zeffirelli e una pessima commedia italiana che non faceva ridere, è il momento del filmone dove gli ameregani respingono un'invasione extraterrestre facendo il culo agli alieni.

Il film è una zetata teribbile e speravo che Lucius se ne fosse occupato, spernacchiandolo sonoramente, nel suo stupendo blog Il Zinefilo. Invece non mi sembra che l'abbia fatto ed è un peccato, anche perché, invece di scrivere io una recensione, avrei direttamente linkato la sua.

Il senso di questa locandina?
Che se sei in coda in tangenziale,
per passare il tempo, ti puoi guardare
i meteoriti fotoscioppati che cadono
Il film in questione è "World Invasion" (2011) il cui titolo originale è "Battle: Los Angeles".

La narrazione inizia subito in medias res: il mondo è sotto attacco da parte di un nemico sconosciuto che sta bombardando tutte le principali città, tra cui Los Angeles, verso cui un gruppo di marines sta volando in elicottero.

Anzi no, fermi tutti, niente medias res. Facciamo un salto indietro a 24 ore prima, quando tutto è tranquillo, perché dobbiamo fare la conoscenza di questi marines. E te pareva.

E andiamo a conoscere 'sti marines, visto che ci tengono tanto.

Il primo della lista è il sergente interpretato da Aaron Eckhart, che si sente vecchio, stanco, bolso e cadente. In più ha un peso sulla coscienza perché durante la guerra in Iraq ha fatto un'azione sbagliata e ha perso tutta la sua squadra. Vuole andare in pensione ed è praticamente all'ultimo giorno di lavoro.

Poi vediamo un breve spaccato della vita degli altri marines: c'è quello che si deve sposare, c'è quello la cui moglie è incinta, c'è un altro che è appena stato reclutato, c'è quello che ha qualche problema psico-fisico-traumatico ecc ecc.

Non che ce ne freghi un granché, a dire il vero, e nemmeno alla trama del film fregava molto, ma gli sceneggiatori ci tenevano tanto a farceli conoscere.

Bene, dopo tutte queste presentazioni di rito, siamo pronti a partire? Sì, lo siamo.

Non ho capito.

SIIIII'! LO SIAMO!

Bene, vi voglio belli carichi, pieni di testosterone e patriottismo a palla perché dobbiamo fargliela vedere noi, a questi buzzurri di alieni!

E allora partiamo: dei meteoriti stanno cadendo lungo la costa della California e bisogna evacuare le città costiere. Ma salta fuori che i meteoriti non sono normali meteoriti: al loro interno vi sono infatti delle componenti meccaniche. Per un secondo viene presa in considerazione l'ipotesi terroristica, ma no, troppo banale: i bombardatori sono sicuramente alieni.

Per l'evacuazione viene radunato un gruppo di marines, tra cui Eckhart, che però deve sottostare ai comandi del tenente Martinez, fresco fresco di accademia. Questo Martinez prima grida ai suoi uomini cose del tipo: "Facciamogliela vedere, a questi che attaccano la nostra casa, famiglia, città! Facciamogli il culo a strisce!" Peccato che poi, appena saliti sull'elicottero, lui sia il primo a cagarsi sotto e a iniziare a scrivere una lettera alla moglie. Si interrompe solo perché l'elicottero si muove troppo a causa dei bombardamenti alieni e dunque la scrittura gli viene troppo traballante.

Il gruppo arriva all'aeroporto di Santa Monica dove un sergente dà delle istruzioni: andare nelle case, recuperare dei civili e portarli in una stazione di polizia dove verranno prelevati da alcuni elicotteri. Poi tutto verrà bombardato. Il tenente Martinez ha già gli occhi a palla e fa fatica a seguire la "complessità" del piano, ma per fortuna Eckhart ripete i punti salienti.

"Non ho capito, dov'è che dobbiamo andare?"

"Allora, sempre dritto, via dei Mille..."

Il gruppo di marines inizia a girare per le villette di Santa Monica e dopo due secondi cade in un'imboscata aliena. I marines fanno a botte nei cespugli e nelle siepi dei giardini con una tale convinzione che gli sembra di essere nella giungla del Nicaragua. Non so perché, mi vengono in mente le piovre dai tentacoli immobili di Ed Wood...

Al minuto 36, fa la sua comparsa Michelle Rodriguez, nelle vesti di un sergente dell'Air Force. Arriva bardata da combattimento, armata di tutto punto, dicendo di essere sopravvissuta a un agguato.
L'ineffabile Eckhart, tomo tomo, le rivolge la battuta del secolo: "Lei è pronta a sparare?"
Ma come cazzo ti viene in mente? Neanche fosse arrivata vestita da miss, con tacco 12 e unghie di 10 centimetri! Io gli avrei sparato tra i piedi, costringendolo a ballare la tarantella e poi vediamo se ero pronta a sparare! Spero che Eckhart si sia fatto dare un bonus per aver dovuto pronunciare una bojata simile.

La Michelle risponde che non è arrivata dove è arrivata
per via del suo bel faccino

Comunque la Michelle non è che abbia fatto qualcosa di così impressionante in questo film. Se lo ha fatto, dormivo.

Finalmente, dopo aver girato tanto, i nostri marines trovano 5 civili. Tra questi, c'è una bambina (quella che poi ha fatto "Sotto assedio - White House Down") e una veterinaria a cui Eckhart lancia subito dolci sguardi d'intesa. Ma facessero almeno un po' di sesso, forse le cose sarebbero più interessanti. Invece no, catturano un alieno ferito mezzomorente e gli fanno una specie di debug: lo aprono in quattro e mettono fuori uso uno alla volta i suoi organi fino ad arrivare all'organo che lo fa schiattare. Mah...era già mezzo morto... mi sembra la storiella dello scienziato che taglia le zampe alla rana, le dice "salta" e poi deduce che la rana senza zampe diventa sorda.

Nel frattempo si spara, si lancia bombe, si mitraglia, si grida (ripetendo ogni cosa tre o quattro volte). Il tenente Martinez va in palla ogni due per tre e in pratica ripete quello che dice Eckhart che ogni tanto anche lo supplica: "Signore! Ci dia gli ordini!" Poi però sto Martinez si immola per la causa e così il comando passa definitivamente a Eckhart e non c'è più bisogno di fare teatrini su chi dirige la faccenda.

Poi si continua a sparare, mitragliare, lanciare bombe, gridare e io nel frattempo sto anche per addormentarmi perché il piattume regna sovrano. Ma attenzione: c'è il momento del pathos! Eckhart viene accusato di aver abbandonato i suoi uomini in quella sua azione sbagliata in Iraq e lui allora si lancia in un discorso motivazionale dove elenca nome, cognome, matricola, grado, numero di telefono, di scarpe e gusto di gelato preferito degli uomini che ha perso. Perché lui ci teneva, ma adesso dobbiamo metterci una pietra sopra e guardare al futuro. Chi 'a avuto, 'a avuto, e chi 'a dato, 'a dato, scurdámmoce 'o ppassato, simme a Los Angeles paisà. Tutti sono emozionati w riprendono a bombardare, mitragliare, gridare, ma questa volta con gli occhi bagnati dalle calde lacrime della commozione.

Si scopre che gli alieni controllano tutto tramite una centralina sotterranea e quindi bisogna distruggerla. Per cui giù da capo a sparare, bombardare, mitragliare... uff. Una palla devastante.

Non c'è davvero nulla, ma nulla che possa essere vagamente interessante in questo film. Non si pretende un'idea originale, ma almeno un po' di intrattenimento. Qui abbiamo solo piattume retorico patriottico e scene viste già milioni di volte. Siamo a livello videogame, solo che se non ci puoi giocare, dov'è il divertimento?

Poi ci fosse una, ma dico una, inquadratura fissa non traballante. Speravano di rendere il tutto più interessante? Beh, non ci sono riusciti.
Similmente, io non riesco a trovare una, ma dico una, cosa positiva di questo film. Se qualcuno di voi ha visto il film e ci è riucito, che me lo faccia sapere!

Secondo me nemmeno a loro è piaciuto il film

(Comunque, se sono in ritardo con la recensione, è tutta colpa di Cassidy il cui pezzo su Peaky Blinders mi ha convinto a provare a guardarlo e ora non riesco a smettere! Proprio io che se guardo una serie mi stufo dopo 5 minuti!)