E partiamo ora coi festeggiati del giorno.
La prima è Sherylin Fenn, diventata famosa con Twin Peaks. Quando aveva la mia età ha interpretato "Bigfoot" un filmaccio di bestiacce, ma siccome Lucius il Zinefilo lo ha già recensito, mi risparmio la visione e vi mando da lui.
Nello stesso giorno e nello stesso anno di Sherylin Fenn è nato anche Brandon Lee, ma sappiamo tutti come sono purtroppo andate le cose: il povero Brandon ci ha lasciati troppo presto.
Concentriamoci allora sulla terza celebrità, l'attore definito "The King of Hollywood", una delle star dominanti dell'epoca d'oro del cinema. Uno che all'inizio ha fatto fatica a raggiungere il successo per via del suo aspetto particolare e diverso dagli standard classici. Un produttore della Warner Bros ha dichiarato che aveva le orecchie troppo grandi e che sembrava una scimmia.
Ma probabilmente proprio quell'aspetto ruvido e mascolino ha contribuito al successo di questa star.
Di chi sto parlando? Di lui:
| Clark Gable |
Fatto sta, che io, verso i dodici anni, sicuramente in seguito a qualche visione di "Via col vento", ho sviluppato una cotta nei confronti di Clark Gable (già all'epoca avevo queste tendenze retrò). Mia madre non condivideva la mia passione e mi sbeffeggiava dicendo: "Ma dai, con quei baffi da sparviero!" (Gianfranco D'Angelo sarebbe stato d'accordo).
D'altronde i baffi da sparviero sono proprio quelli dell'uomo fascinoso e provocante, che cattura le prede come fa lo sparviero e io per un certo periodo mi sono fatta catturare.
(Dopo un paio d'anni, ho abbandonato Gable e mi sono dedicata ai cantanti inglesi che andavano in voga negli anni '80.)
La vita di Clark Gable è stata piuttosto movimentata. Dopo una giovinezza passata a fare svariati tipi di lavori, ha iniziato il mestiere di attore facendo teatro, approdando al cinema in un secondo momento. Già intorno ai trent'anni era una star e recitava assieme alle più grandi dive dell'epoca che lo richiedevano esplicitamente come partner maschile.
Però Gable aveva dei problemi con i denti e a causa di una infiammazione tipo piorrea ha dovuto farsi togliere quasi tutti i denti per cui, a poco più di trent'anni, già aveva la dentiera. Ha continuato in seguito ad avere problemi gengivali che gli causavano alito cattivo, di cui un po' si lamentavano le attrici che per esigenze di copione lo dovevano baciare.
Lui non si dava molto cruccio della cosa, aveva l'atteggiamento del "Francamente me ne infischio" e ci rideva su.
| Ecco perché Rossella faceva la ritrosa con Rhett! |
Comunque alito o non alito, Clark Gable faceva sfracelli tra le donne e ha avuto pure cinque mogli. La più amata è stata probabilmente la terza, Carole Lombard, morta però in un incidente aereo pochi anni dopo il matrimonio. Poco più che quarantenne, Clark è rimasto dunque vedovo e chi lo ha conosciuto ha detto che dopo quel lutto, lui non è più stato lo stesso.
Poi si è arruolato in guerra e anche questo fatto ha contribuito a fargli perdere ulteriormente la leggerezza e la vitalità che gli erano rimaste. Tra l'altro, Adolf Hitler aveva una passione per Gable e lo riteneva superiore a tutti gli altri attori (eppure Clarke non aveva caratteristiche ariane!) Il dittatore aveva persino offerto una ricompensa a chi, durante la guerra, avesse catturato Gable, portandoglielo illeso al suo cospetto. Chissà come sarebbe stato un eventuale incontro del genere!
L'esperienza in guerra è servita a Gable per interpretare il ruolo di generale dell'aviazione nel film bellico "Suprema decisione", che è proprio dell'anno che serve a me per la mia rubrica. Però siccome i film de guera non sono precisamente la mia passione e siccome Gable nel 1948 ha fatto anche un'altro film, ho optato per quest'ultimo, intitolato "La lunga attesa", che comunque è un po' de guera anche questo.
Vediamo un po' di cosa parla.
Il nostro Clark interpreta la parte di un colonnello che sta tornando a casa dopo aver partecipato alla guerra.
All'inizio del film, se ne sta lì, sul ponte della nave, con lo sguardo perso all'orizzonte, quando arriva un giornalista che gli chiede di raccontargli delle sue avventure belliche, perché le persone rimaste a casa dovranno convivere con coloro che sono ritornati dopo aver vissuto dei traumi terribili, dunque è giusto che sappiano cosa è successo in guerra.
Ma Clark non vuole dire niente, si trincera dietro a lapidarie frasi di circostanza del tipo: "Non ho niente da raccontare, niente che possa essere di interesse per qualcuno."
Ma il modo in cui lo dice e lo sguardo perso all'orizzonte, ci fanno capire che in realtà, quei baffi da sparviero hanno visto cose... cose che noi spettatori non ci possiamo immaginare... e allora parte subito un flashback che ci racconta il doloroso passato di Clark.
Veniamo dunque trasportati indietro di qualche anno e scopriamo che Clark è un chirurgo di gran successo, venerato dai pazienti, soprattutto quelli di sesso femminile che non perdono occasione di ricoprirlo di regali, magari sperando che fra un bisturi e l'altro si possa combinare qualcosa... Clark ha comunque una moglie che lo marca stretto e che, di tanto in tanto, gli piomba in studio senza preavviso, giusto per controllare che lui si comporti bene.
C'è anche qualcun altro che lo marca stretto e cioè il dr. Sunday, un dottore coscienziosissimo, che lavora anche la domenica e che è particolarmente interessato ai casi di malaria che si stanno verificando in un certo quartiere della città.
Questo dr. Sunday vorrebbe che Clark lo aiutasse con questa faccenda della malaria, ma Clark ha sempre troppi impegni per prestare il suo aiuto. Cioè, Clark vorrebbe anche aiutarlo, ma in definitiva se ne infischia: è troppo impegnato a vivere la sua scintillante vita di successo e non ha voglia di perdere tempo a fare cose pro bono.
| - "Mi aiuti questo pomeriggio?" - "No, devo andare a comprare le mazze da golf" - "Facciamo stasera?" - "No, vado a ballare. Si deve anche ballare ogni tanto" |
Quando Clark decide di arruolarsi per andare il guerra, il dr. Sunday si toglie qualche sassolino dalla scarpa e accusa Clark di essere un egoista insensibile e di essere interessato solo al proprio tornaconto. Anche l'andare in guerra è tutta scena. Il dr. Sunday definisce Clark un "four-flusher", cioè come un giocatore di poker a cui manca una carta per fare colore e dunque in mano non ha niente (4 carte senza valore) ma si comporta come se avesse chissà che manona, dunque è un imbroglione, tutta apparenza e poca sostanza.
Comunque, Clark riflette un po' su quello che gli ha detto il dr. Sunday, ma poi se ne infischia e parte per la guerra. Qui incontra un'infermiera con la quale all'inizio ha un rapporto frizzantino. Lui nel film si chiama Ulysses e lei, tanto per fargli capire cosa ne pensa di lui, lo soprannomina Useless, Inutile.
L'infermiera è interpretata dalla diva Lana Turner che in questo film non ha niente di glamouroso perchè è sempre vestita con informi e militareschi abiti da campo di questo genere:
Comunque, lui sarà stato pure un chirurgo acclamatissimo, però... qui abbiamo un problema!
| Opera col naso fuori??? Eh no! |
Tra un'operazione col naso fuori e l'altra, tra un battibecco e l'altro, tra un bombardamento e l'altro, il chirurgo e l'infermiera iniziano a provare dei sentimenti reciproci, anche perché lui ormai sta cambiando. Tra le brutte cose che vede in guerra, c'è anche la morte di un ragazzo che proveniva proprio dal quartiere in cui c'era la malaria. Clark avrebbe potuto immaginare che il ragazzo aveva un fisico già minato dalla malattia e avrebbe potuto impedirgli di andare in guerra, invece di aggiustargli una gamba per permettergli di arruolarsi.
Questo ulteriore episodio gli fa capire che è arrivato il momento di iniziare a preoccuparsi un po' di più degli altri. È giunto il momento di smetterla di considerare i propri pazienti come dei "casi" anziché delle persone sofferenti. In breve, è giunto il momento di non infischiarsene più.
Come andrà a finire il film? Cosa succederà tra il chirurgo e l'infermiera? Lo scoprirà chi guarderà questo melodramma d'altri tempi di discreta fattura. Visione gradevole.
| E comunque lo sparviero Clark il suo fascino ce l'aveva |
E ora, visto che questo blog ha un certo tasso alcolico, se per caso vi viene voglia di un bel Martini, vi lascio la ricetta dello zio Clark, che nel film "10 in amore" lo prepara direttamente davanti allo spettatore.
Prendete dunque un bicchierone in cui verserete generosamente un bel po' di gin. Poi prendete la bottiglia del vermouth e shakeratela ben bene in modo da impregnarne il tappo. Tirate fuori il tappo e fatelo passare accuratamente sul bordo del bicchiere, metteteci dentro un po' di ghiaccio, sharekate il tutto a mano e versate! Fatto!
| Cin, cin. Il gin fa bene allo stomaco, baby |
















