martedì 21 luglio 2026

Notte horror 26 - Il cibo degli dei

La civetta svolazza nel cupo cielo notturno, partecipando così all'iniziativa "NOTTE HORROR", giunta addirittura alla tredicesima edizione!

Dopo essere rabbrividiti sulla Bara Volante, dal Zinefilo, su Solaris, dal promotore dell'iniziativa The Obsidian Mirror e su Vengono fuori dalla fottute pareti, siete pronti a continuare sul filo della tensione? 

Cos'è che ci spaventerà questa volta? Quale nuovo orrore ci impedirà di prendere sonno, costringendoci a nasconderci sotto le coperte, tremanti come foglie, nonostante la calura estiva? Lo scopriremo in "Il cibo degli dei", film del 1976 parzialmente ispirato a una storia di H.G.Wells, sì proprio lui, quello della macchina del tempo, dell'uomo invisibile, della guerra dei mondi!


Ma bando alle ciance, tuffiamoci immediatamente nel fulcro della storia, ché negli anni '70 non avevano tempo e voglia di star lì a raccontare la rava e la fava, e conosciamo subito Morgan, il nostro protagonista, che di mestiere fa il giocatore di football e per riprendersi dalle fatiche della stagione decide di andare a riposarsi "in campagna", insieme a un compagno di squadra e una specie di allenatore.

Sono certa che anche voi immaginate la campagna così:
come una oscura e nebbiosa isola...

Mentre si avvicina a questo cupo paesaggio, Morgan pensa alla natura e ogni volta che pensa alla natura, proprio subito subito, si ricorda di quello che soleva dirgli sempre il padre e cioè che l'uomo sta inquinando la natura, la quale prima o poi si prenderà la rivincita. Non si sa come, né quando, ma prima o poi lo farà.

Ma il fosco monito del padre non impedisce al nostro protagonista di tuffarcisi, nella natura, insieme ai suoi compari, per dar la caccia a un povero cervo. Il suo compagno di squadra si lancia poi nella boscaglia, distanziandosi dagli altri, ma un minaccioso ronzare lo mette in allerta. Il suo cavallo se la fila, lasciandolo da solo ad affrontare delle temibili api giganti!

Eccomi! Sono la natura che ti 
presenta il conto!

Assistiamo dunque a una concitata scena con telecamera traballantissima che segue ravvicinatamente la lotta tra uomo e ape, illustrandoci il dramma della battaglia e assicurandosi di muovere tantissimo le riprese in modo da non svelare troppo la plasticosità dell'ape sulla schiena del protagonista. Come adoro questi effetti speciali fatti in cucina! Sono fantastici!

In breve, il tizio rimane stecchito e i suoi compari lo ritrovano tutto gonfio, riverso al suolo. Il protagonista, allora, va in cerca di un telefono e arriva alla capanna di una signora molto nervosa, che appena lo vede arrivare, si nasconde in casa.

La signora è interpretata da Ida Lupino,
una delle pochissime donne regista
della Hollywood classica

Ma ecco che si ode uno strano suono di svolazzamento dal pollaio lì vicino. Il nostro protagonista, curioso come George, deve per forza andare a vedere cosa diamine è. Dunque apre la porta e si ritrova al cospetto di un'enorme gallina con cui ingaggia immediatamente una lotta rabbiosa. Per meglio dire, la lotta è ingaggiata con una testa gigante di gallina, che si getta ripetutamente contro di lui e contro la telecamera, per non far capire bene la dinamica dell'azione. Naturalmente, il nostro Morgan ha la meglio e con un forcone sconfigge il pennuto. Da ridere la scena successiva, dove un abile fotomontaggio ci mostra il nostro uomo accanto a delle galline, decisamente più piccole di quella "mannara" appena uccisa, e soprattutto per niente turbate dalla scena cruenta svoltasi poco prima.

Anche la gallina defunta si è pure rimpicciolita nel frattempo

Mi ha scompisciato ancora di più quando lui, infuriato, va dalla signora, che ora gli si è finalmente palesata, e le dice: "Ma di che razza sono quei maledetti polli? Mi hanno quasi ucciso". Cioè, il fatto che ci siano delle galline giganti non sembra incuriosirlo più di tanto. È "solo" imbufalito perché ci ha quasi lasciato le penne. Aveva lo stesso atteggiamento di uno che dice: "Ehi! Perché non hai messo il cartello ATTENTI AL GRADINO! Mi sono quasi ammazzato!"

Comunque, la donnina è assai preoccupata e lo invita in casa perché deve mostrargli una cosa e per la precisione dei buchi nel muro che lei sospetta essere fatti da topi. Lui ovviamente conferma e lei è turbatissima. Dice: "Lo sapevo, sono arrivati al cibo".

Cominciamo dunque ad avere un'idea di quello che sta succedendo. In una terrina aperta sul tavolo, la donna tiene questa specie di fanghiglia bianca che è la responsabile dell'ingigantimento di chi la mangia. Mi sembra geniale: la donna si preoccupa di ritrovarsi in casa dei topazzi grandi come San Bernardi, ma mica le viene in testa di chiudere la misteriosa fanghiglia sotto chiave. No, macché, tutti pasteggiano liberamente come in un all-you-can-eat. 

Zanzarozzi, servitevi pure, la mensa è sempre aperta.

Adesso, notate la sigla F.O.T.G. Esatto, stiamo proprio parlando del titolo del film: Food Of The Gods. Quando il protagonista fa notare alla donna che quel mangime è pericoloso, insinuando anche che sia responsabile della morte dell'amico, la donna si inalbera e risponde che quel cibo è stato dato loro dal Signore, perché loro sono gente meritevole, che prega sempre, e ora, grazie a questo cibo, non avranno più bisogno di soldi.

Il protagonista insiste, cerca di farle capire la pericolosità del mangime, ma lei da quell'orecchio non ci sente e dice che non c'è affatto da preoccuparsi: suo marito, il signor Skinner, sa esattamente cosa bisogna fare e proprio in quel momento è in città ad occuparsi di un grosso affare riguardante quel cibo.

Ma allora conosciamolo questo signor Skinner! Il grande affarista, l'uomo che sa tutto! Dirigiamoci dunque al porto, in attesa del suo arrivo, e giusto in tempo per veder partire col traghetto il nostro progonista e il suo coach. Anche qua il loro atteggiamento mi perplime alquanto. Sconsolati, si ripetono "che tragedia, che tragedia, ma noi che ci possiamo fare? mica possiamo andare a dire alla polizia che qualcosa di gigante ha ucciso il nostro amico? ci faremmo la figura degli idioti!"
Ma scusa... non potete intanto portare i poliziotti a vedere le galline giganti della signora Skinner?? Non potete mostrare ai poliziotti la roba altamente illegale che viola ogni normativa vigente HACCP sui mangimi e sulla loro conservazione? Direi che una è una prova molto forte di qualcosa che non va! No, niente, a loro non sembra sufficiente.


Ma eccolo qua, il signor Skinner, che tutto trafelato esce dal suo maggiolone. Sul suo fiuto per gli affari non possiamo ancora dire niente, ma di certo non possiamo dire che sappia tutto. Infatti, la prima cosa che fa è fermare una guardia e tempestarla di domande: "È successo qualcosa? Qualcosa di strano? Cos'è successo? Ah, è morto uno? Ma qualcuno ha detto qualcosa alla polizia? Qualcosa di strano?"

E queste saranno praticamente pure le uniche cose che dirà il povero signor Skinner, perché ritornando verso casa, buca la gomma del maggiolone e viene assalito da orde di topi giganti. Seguono scene concitate dell'omino che combatte contro feroci teste meccaniche di topo (ne sono state usate ben 6, dice imdb), alternate a immagini di pacifici topi che annusano e si arrampicano placidamente su un modellino di maggiolone. Tutto sommato però la scena è resa abbastanza bene.

A questo punto, entrano in scena altri personaggi. Dapprima un bieco uomo d'affari accompagnato dalla sua segretaria nonché amante.

In pratica come loro, ma molto meno simpatici

Poi, una giovane coppia di fidanzati, di cui lei incinta, il cui camper è bloccato nelle paludi della foresta. Il dramma principale per lui però non è quello di non riuscire a tirare fuori il mezzo dal fango e fuggire da quel luogo inospitale, bensì il fatto che la sua fidanzata non lo voglia sposare. Lui dice: "Ma io voglio dare il mio cognome a mio figlio!" Lei replica: "Ma col matrimonio cambia tutto. Rimaniamo così."

Anticipo subito che non ho riscontrato nel film alcun senso per la presenza di questi due soggetti e del loro drammone.

A questo punto, tutti i personaggi convergono alla spicciolata alla fattoria. Sì, anche il nostro protagonista Morgan e il suo coach, che decidono di tornare sull'isola a indagare, poiché hanno saputo che l'autopsia sul loro amico ha stabilito che la morte è stata causata dalla puntura di un centinaio di vespe.

La signora Skinner, intanto, spiega al bieco affarista la genesi della scoperta della sostanza misteriosa, responsabile della crescita spropositata di chi la mangia. A quanto pare, è apparsa all'improvviso, sgorgando dal terreno. Racconta che il signor Skinner all'inizio pensava che fosse petrolio, ma dopo essersi accorto che non lo era e non sapendo che farsene, ha detto: "Sai che c'è? Lo do da mangiare ai pulcini!". 
Chiaro, mi sembra la roba più logica da fare.

Petrolio bianco

A questo punto però, sinceramente, le cose si fanno (per me) noiose. Quasi tutto il resto del film è incentrato sul pericolo topi che sostanzialmente prendono d'assalto la fattoria all'interno della quale sono asserragliati i personaggi e ci sono milioni di riprese tutte simili dove vengono mostrati topi - tendenzialmente tranquilloni - che si aggirano interessati attorno e sopra a dei modellini di casa. Che poi, ogni volta che inquadrano questi mucchi di topi, vengono sovrapposte delle mescolanze di suoni simili a quelli che potrebbero produrre centinaia di beste feroci che cantano in coro.

Per cui, per quasi tutta la seconda metà del film abbiamo lo schema:
- All'interno della casa, la signora Skinner si chiede quando tornerà il marito.
- All'esterno, mucchi di topi tranquilli perlustrano, con suoni di sottofondo tipo HISS! GROAR!
- All'interno, il protagonista carica il fucile e spara un colpo fuori.
- All'esterno, mucchi di pacifici topi zampettano. GRAWL! ARRR!
- All'interno, la donna incinta grida perché ha le doglie.
- All'esterno, mucchi di curiosi topi annusano. SNARL! GRRR!
- All'interno, totalmente dal nulla, la segretaria dell'uomo d'affari annuncia il suo desiderio di fare l'amore col protagonista (Eh? WTF?)

E via così, con me che alla fine non ne potevo più e parteggiavo per i topi. 
Insomma, certamente un film con pochi spunti, assai meno complesso rispetto al romanzo di Wells, con cui in definitiva c'è in comune solo l'esistenza di questa sostanza che fa crescere gli esseri viventi, sostanza che, tra l'altro, nel romanzo viene creata da due scienziati e chiamata Herakleophorbia, cioè cibo di Eracle, e che viene poi assunta anche da umani creando una stirpe di giganti.

Dunque, possiamo dormire tranquilli, senza neanche nasconderci sotto le coperte, perché in questo film, di pauva e tevvove manco l'ombra.

È interessante la storia personale dell'attore che interpreta il protagonista e cioè Marjoe Gortner. "MarJoe" è il secondo nome ed è una crasi tra Mary e Joseph.
Nel 1972 è stato protagonista di un film documentario basato sulla sua vita (Marjoe, vincitore del premio Oscar per i documentari), nella quale viene mostrato uno spaccato di certa parte del mondo evangelico. Gortner era diventato predicatore a soli 4 anni, poiché i suoi genitori, appartenenti a quel mondo, ne avevano notato le capacità di stare in maniera brillante e senza timore davanti al pubblico. Gortner racconta di come i genitori lo avessero istruito a puntino sulle cose da dire per fare presa sul pubblico (anche con modalità oltremodo discutibili) e stima che negli anni la sua famiglia avesse accumulato circa 3 milioni di dollari con questa attività di predicazione.

Verso i 16 anni, il padre fugge con i soldi e Gortner interrompe per un po' l'attività di predicazione per riprenderla qualche anno dopo, ma senza un vero sentimento religioso, a quanto pare solo per una questione economica. Ma poi viene preso da una crisi di coscienza e abbandona l'attività, facendo in seguito un ultimo tour a beneficio di questo film documentario dove vengono esposte luci e ombre del mondo della telepredicazione e delle riunioni in massa nelle tende.
Da lì in poi si è dedicato soltanto alla recitazione, però nel suo penultimo film (Wild Bill di Walter Hill) ha interpretato il ruolo di predicatore.

Bene, anche per oggi è tutto e visto che siamo in estate, vi lascio con un consiglio vacanziero del 1976!









Nessun commento:

Posta un commento