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mercoledì 16 dicembre 2020

CineAvventario #16

Buondì lettori ardimentosi!
Voi siete quelli che al pomeriggio si bevono il tè delle cinque (da bere però verso le 4)?



Ma se foste vissuti a Boston il 16 dicembre 1773, lo avreste bevuto o avreste boicottato la bevanda, buttandovi invece sul caffè o sulle tisane di foglie di lampone?

Siccome ai coloni nordamericani rugava assai dover pagare un sacco di tasse alla "madrepatria" inglese e non essere molto rappresentati in parlamento, un bel giorno, hanno detto: "Basta tè importato dalla Compagnia britannica delle Indie orientali! Preferiamo bere il tè importato di contrabbando e acquistato dai Paesi Bassi. Costa pure meno."

Così la Compagnia delle Indie ha iniziato ad avere dei danni economici e cosa ha fatto allora il governo britannico per venirle incontro? Ha fatto passare il "Tea Act" con il quale la Compagnia poteva vendere tè alle colonie senza pagare tasse di importazione e quindi il prezzo a cui poteva vendere il tè era addirittura al di sotto del prezzo dei contrabbandieri.

I coloni e i contrabbandieri erano dunque inviperiti al massimo e ce l'avevano su col governo britannico e anche con la Compagnia delle Indie che aveva tra l'altro una gran rappresentanza in parlamento.

Per cui, il 16 dicembre, un gruppo di giovani appartenenti al gruppo patriottico Sons of Liberty sono saliti abusivamente sulle navi ancorate al porto di Boston e hanno buttato a mare tutte le casse di tè che c'erano a bordo. E questo episodio si chiama Boston Tea Party. Mi ricordo di averlo studiato a scuola.

L'episodio trova spazio nel film Disney "I rivoltosi di Boston", tratto dal romanzo "Johnny Tremain". La storia narra di un ragazzo che, nella Boston del 1773, lavora presso un fabbro, ma un giorno si brucia accidentalmente una mano e non riesce più a continuare quel lavoro. Siccome fa fatica a trovare un'occupazione e non sa come tirare avanti, pensa di chiedere aiuto a un ricco mercante del posto, perché sa di esserne imparentato. Il mercante però non sa di questa parentela e in ogni caso non solo non vuole aiutare il ragazzo, ma lo fa perfino incarcerare accusandolo di furto.

Fortunatamente, il ragazzo riesce a uscire di prigione e grazie all'amicizia con l'apprendista dell'incisore Paul Revere, inizia a fare da messaggero per il gruppo Sons of Liberty e travestito da mohawk partecipa al Boston Tea Party. Oltre a ciò partecipa anche ad altri eventi di questo periodo rivoluzionario.

Non credo che il film abbia avuto tutto questo gran successo in Italia, ma d'altronde è una storia molto americana e personaggi chiave come Samuel Adams e Paul Revere a noi dicono ben poco (anche se mi ricordo che nell'enciclopedia dei "Quindici" c'era una storia su Revere, ma infatti i "Quindici" erano libri americani). Inoltre il film è sì ben fatto, ben recitato, con delle belle facce di attori, ma il tutto è un pochettino noiosettino, dal mio punto di vista. Non mi ha esaltato proprio tanto. Qualcuno di voi se lo ricorda?

Adesso dovete indovinare chi è il supercattivo, cioè il ricco mercante dal cuore avido. Vi agevolo la foto.
Chi è questo rubicondo signore imparrucato?

Forse lo riconoscerete nel suo aspetto più consueto.
Ora lo avete certamente riconosciuto, Sebastian Cabot alias il maggiordomo French di "Tre nipoti e un maggiordomo"! Ce lo berremmo un tè preparato da lui?

venerdì 21 dicembre 2018

Calendario natalizio #21

Ma perché per una volta, anziché pensare all'albero, non ci dedichiamo al presepe?

Con Don Camillo, di alberi di Natale non se ne parla proprio e infatti, in una scena, Peppone va da Don Camillo con l'intenzione di cantargliene quattro, ma trova quest'ultimo alle prese con la pittura delle statuine del presepe.
Don Camillo coinvolge Peppone in questa attività e i due acerrimi nemici vivono un breve momento di tregua.

Don Camillo dà dell'asino a Peppone, mentre quest'ultimo dà del bue al prete.
Dopo aver raggiunto un accordo, Don Camillo conclude dicendo: "Tra bestie ci si capisce sempre."

 

venerdì 6 luglio 2018

Un filo rosso musicale

L'altro giorno, sull'ottimo blog L'ultimo spettacolo, mi sono imbattuta in questo post che fa parte di una serie dedicata ai 20 migliori film di fantascienza secondo gli autori del suddetto blog.
Al 18-esimo posto della classifica redatta dagli autori figura Сталкер (e siccome quando ho scritto il post su Yul Brynner, mi arrivavano poi le visite dalla Russia - forse erano dei (ro)bot fan di Западный мир e Работа для стрелка - vediamo adesso col cirillico cosa succede).

Insomma, si diceva del film Stalker. Film che non solo non avevo mai visto, ma di cui non avevo nemmeno sentito parlare. Cioè, ho un blog di cinema e non ho mai sentito parlare di quello che viene considerato un film importante, un pilastro della cinematografia di tutti i tempi.

La prima cosa che ho pensato è stata: OK, chiudo il blog, non si può essere così ignoranti.

La seconda è stata: "Poche storie, questo film s'ha da vedere!" e, senza por tempo in mezzo, l'ho visto.

Locandina del genere che piace a me
Cosa ho visto? Beh, la prima cosa che ho notato è che è un film lento. Ma no lento come quando Crozza fa Mannoioni.

Stalker è lento come può esserlo la vita e per questo, tu spettatore, ti senti come se fossi dentro il film, accanto ai personaggi che si muovono nella storia.

Tu spettatore devi introdurti furtivamente in una zona controllata e, mentre aspetti di avere via libera, guardi le pozzanghere e ti accorgi che sta scendendo una lieve pioggerellina.

Tu spettatore sei lì, insieme a personaggi, su un mezzo che ti trasporta verso il centro della zona misteriosa e stai pensando a cosa ti attende e, mentre pensi, guardi i tuoi compagni, studi le loro facce incerte, osservi i pelucchi sui loro berretti vissuti e ti chiedi che vita facciano queste persone, quali siano i loro desideri più intimi.

Poi ti ritrovi in questa zona misteriosa, dai connotati però anche familiari, punteggiata di piante di cicuta, e ti aspetti da un momento all'altro che accada qualcosa, perché lo stalker che ti guida ti ha detto che niente è come sembra e ogni cosa è potenzialmente pericolosa. E invece, di queste trappole mortali non si vede l'ombra e tu ti chiedi se lo stalker sia attendibile o se stia invece mentendo. Vorresti liquidare le sue ammonizioni, eppure sei combattuto: vorresti avere un segno, per poterti fidare, ma allo stesso tempo vuoi che tutto vada liscio per poter arrivare a destinazione e svelare, forse, il mistero.

Ecco, se il film fosse fatto oggi e soprattutto non da un regista-autore, probabilmente i protagonisti sarebbero di etnie diverse, ci sarebbe qualche donna, forse un adolescente nerd e un altro fighetto. La maggior parte di questi soggetti ci lascerebbe le penne nel tentativo di raggiungere la misteriosa stanza realizza-desideri e infine è probabile che ci sarebbe un finale con inverosimili rivelazioni aliene, eroi che salvano il salvabile e riescono a fuggire in un tripudio di esplosioni roboanti.

E questo sarebbe un film di intrattenimento, invece Stalker non è per niente un film di intrattenimento. Non è un film che serve a farti passare due ore, ma è bensì un film che serve a farti impiegare molte ore pensando a tutte le cose che ti sono state presentate. Un'opera d'arte di solito non ti dà risposte, bensì ti presenta delle domande alle quali tu ci devi pensare bene per cercare di arrivare a delle risposte.

Intendiamoci, non ho niente contro i film di intrattenimento, ci mancherebbe. E ci sono anche film capaci di intrattenere, ma non sono per questo privi di significato. Solo che spesso l'aspetto spettacolistico rischia di mettere in ombra quello più significativo. Stalker è invece un film spogliato di tutti quegli elementi superflui e accattivanti che potrebbero distrarre il pensiero da quello che è davvero importante.

C'è del vero nel fatto che la prima volta che si vede il film percepiamo una sorta di tensione sempre più crescente man mano che ci avviciniamo al finale. Attendiamo il momento in cui riceveremo l'illuminazione, la Risposta Finale, siamo come Joliet Jake, in attesa di venire avvolti da un fascio di luce azzurra e poi gridare che abbiamo capito tutto.

Non credo di spoilerare dicendo che il finale non ci darà delle risposte definitive e il film lo dobbiamo vedere e rivedere per poter carpire e capire gli elementi che dovremo poi noi elaborare al fine di trovare delle risposte soddisfacenti. Risposte che possono essere anche del tutto personali e soggettive.

Lo stalker non vi sembra la versione russa di Woody Harrelson?
Chi è lo stalker? È un personaggio positivo, portatore disinteressato di speranza e di felicità? Oppure è uno che agisce per soldi e a cui piace detenere un certo potere presso coloro che, disperati, si rivolgono a lui?
Cosa rappresenta la figlia dello stalker? E il cane?

E inoltre, conosciamo davvero i nostri desideri? Avremmo il coraggio di realizzarli o ne saremmo spaventati? Che cosa sappiamo (e possiamo sapere) veramente di noi stessi e di tutto quanto?

Gli interrogativi sono molti e il film sembra essere pieno di simboli. Uno di questi è rappresentato certamente dal treno che si ode in tre punti (se non sbaglio) del film: all'inizio, a 4/5 circa, e alla fine. Il rumore del treno è ogni volta accompagnato da una musica: la prima volta si sente un frammento della Marsigliese, la seconda volta si ode il Bolero di Ravel, mentre alla fine c'è il coro che canta l'Inno alla gioia, tratto dalla nona sinfonia di Beethoven.

Perché questi pezzi? Il primo e l'ultimo sono musiche di forte impatto emotivo, essendo il primo l'inno francese e il secondo è dal '72 l'inno dell'Unione Europea. Non so quale fosse l'intenzione di Tarkovski, ma ci vedo un qualcosa in comune tra i due pezzi, dal punto di vista musicale, se non altro. Come parole magari differiscono un po'.

Ma il Bolero? È un pezzo emotivo sì, ma di carattere sensuale, molto diverso dagli altri due. E tra l'altro appare in un punto criptico mica poco, accompagnando immagini di pesci e oggetti vari immersi nell'acqua. Cosa mi sta a significare il Bolero? Non sono certo in grado di dare una risposta, però questo fatto mi ha incuriosito e ho deciso di vedere come lo stesso pezzo musicale fosse stato trattato in altri film (ho però escluso 10 con Bo Derek).

Su imdb scopro che il pezzo viene usato nientepopodimenoche in Rashomon! E così, balzellon balzelloni, passo da un maestro all'altro e mi fiondo in direzione Giappone, a sentire un po' questo "Borero".

A proposito, lo sapevate voi che Rashomon è la struttura all'interno della quale i protagonisti del film si ritrovano a raccontarsi la storia del delitto? Che domande, sono certa che voi lo sapevate, ma io no: credevo fosse una parola giapponese che voleva dire qualcosa del tipo Anatomia di un omicidio, oppure La verità ti fa male lo sai, insomma, qualcosa del genere.

Pur essendo Rashomon diverso da Stalker, penso che ci siano degli elementi non così distanti tra loro. Quando in Rashomon si parla della menzogna, di come essa faccia parte della natura umana e di come la maggior parte delle volte non riusciamo a essere onesti con noi stessi, beh, frasi del genere non sarebbero state fuori luogo se pronunciate in Stalker.

Ma torniamo al nostro Bolero. Ebbene, vi annuncio che il Bolero, in Rashomon, NON c'è. C'è invece una musica simile - nella ritmica e nel tipo di melodia - ma decisamente non è il Bolero. A quanto pare, Kurosawa aveva chiesto al compositore della colonna sonora di scrivere una musica sullo stile del Bolero e il risultato è qualcosa di molto, molto simile, ma non identico e, secondo me, con qualcosa di marzialmente asiatico.

La musica si sente in particolare in due momenti: durante la camminata dell'uomo subito prima che questi trovi il cadavere del samurai e durante il racconto della moglie del samurai. Il ritmo incalzante sottolinea la tensione e il senso di tragedia e in qualche modo fa stare col fiato sospeso, in attesa di quello che verrà rivelato. Ecco, credo che l'aspetto fisico della sensualità sia sostituito, o sublimato, da un desiderio intellettivo di scoprire il prosieguo della storia.
Sembrerebbe comunque che diversi spettatori che associano automaticamente il Bolero alla performance di Bo Derek abbiano provato una strana sensazione durante la visione di Rashomon, sentendo quella musica così simile. Si spera che non abbiano avuto visioni di Toshiro Mifune con le treccine.

Ma passiamo ora a un film dove il Bolero c'è per davvero e per giunta in tutta la sua completezza. Chi vi fa venire in mente il signor Rossi? Chi ne è l'autore?

Mr. Rossi

Ma certo, lui, il mitico e pluripremiato Bruno Bozzetto, le cui animazioni ho visto per la prima volta nelle puntate di Quark, negli anni '80 (e all'epoca avevo una fissazione per Quark e mi venivano le crisi di nervi se in vacanza non saltava fuori una tv su cui vederlo).

Diversi anni fa avevo acquistato un cofanetto di film di Bozzetto (e a casa avevano letto male e mi avevano chiesto come mai avessi preso dei film di Pozzetto) e in esso c'è pure "Allegro non troppo", definito "la risposta italiana a Fantasia" (sempre 'sta frase fatta della risposta X a qualcosa Y). Sì, come Fantasia è composto principalmente, ma non solo, da segmenti animati aventi l'accompagnamento sonoro di pezzi famosi di musica classica, ma penso che i toni generali del film siano ben diversi da quelli disneyani e di certo non particolarmente adatti o comprensibili da un pubblico infantile.

Cofanetto di Bozzetto
(o Pozzetto?)
Il film è molto bello e intelligente (e Pozzetto canterebbe "iattatta tà") e presenta molte sfaccettature: riesce a essere comico, irriverente, satirico, ma anche commovente (oh, a me lo spezzone del gatto mi fa venire un groppo alla gola). Il connubio tra immagini, ritmo dell'animazione e musica lo trovo molto ben eseguito.

Uno di questi segmenti animati si svolge, appunto, al ritmo del Bolero e mostra un processo evolutivo che parte da qualche goccia di Coca Cola e si trasforma progressivamente in creature sempre più sviluppate fino ad arrivare a un finale che a me ha ricordato un famoso film con Charlton Heston (non dico quale).

I personaggi cartoonistici di Bozzetto sono incredibilmente espressivi. Io ammiro chi riesce con pochi tratti e fotogrammi a trasmettere così tante emozioni. Nella fattispecie di questo segmento boleresco, assistiamo a questa moltiplicazione di creature via via più numerose e complesse, che pur tuttavia mantengono una capacità empatica con lo spettatore.

L'animazione incalza, segue il ritmo crescente della musica e propone fantastiche invenzioni visive, come fossero a tutti gli effetti coreografie di un balletto. È una animazione da guardare e riguardare perché contiene un gran numero di dettagli e microsituazioni, anche crudeli, ma d'altronde nessuno ha mai detto che il processo evolutivo è una tranquilla passeggiata in un sentiero di campagna.

E il Bolero accompagna questa marcia inarrestabile e la musica stessa è così, un continuo spingere in avanti, è come una forza vitale che trova - e deve trovare - una strada per proseguire, anche se poi il finale non porta i più rosei pensieri ed è interessante l'interpretazione che viene data da Bozzetto relativamente alle ultimissime battute del pezzo musicale.

Devo dire che questo segmento mi colpisce nel profondo e certamente la combo audiovisiva è potente. Se non lo conoscete, guardatelo!

Chiudo qui questo pezzo, altrimenti diventa illeggibile. Avevo intenzione di scrivere altre cose, ma forse ne farò un seguito.



giovedì 21 dicembre 2017

L'uomo dal vestito grigio

La gente normale recensisce l'ultimo Star Wars o il nuovo Blade Runner e io invece son qui a scrivere di un film di 60 anni fa che parla di un uomo col vestito grigio, che nell'originale inglese è di flanella, per di più. Mi sento un tantinello assurda.

Usano la flanella gli Jedi?

Ok, andiamo a iniziare, sempre che a questo punto non abbiate già desistito. Ricordatevi che alla fine ci sarà la chicca, che non so mica se è scritta da altre parti. Quindi o la leggete qui o vi dovete vedere il film (leggetela qui).

New York, 1953. Tom Rath (Gregory Peck) è un impiegato come tanti, sposato e con tre figli. Siccome la moglie insiste sempre più per comprare una casa migliore e lo accusa di non essere abbastanza ambizioso, Tom accetta un impiego ben remunerato presso una rete televisiva.

Un giorno, mentre va al lavoro, la visione di una giacca col collo di pelliccia gli riporta alla mente il periodo fatto in guerra, durante il quale aveva dovuto uccidere diverse persone tra cui un giovane soldato tedesco che portava proprio una giacca col collo in pelliccia.

I ricordi proseguono e Tom ripensa alla ragazza di Roma con cui aveva avuto un'intensa relazione prima di essere spedito in una pericolosa missione nel Sud Pacifico. Prima di salutarla definitivamente, la ragazza gli aveva detto di aspettare un figlio da lui. Glielo aveva detto soltanto a titolo informativo, senza chiedergli nulla.

Ma non c'è più tempo per i ricordi poiché il presente di Tom pare farsi sempre più stressante. Il nuovo lavoro non gli è del tutto chiaro e fatica a scrivere un discorso soddisfacente per il suo nuovo capo, un tipo iperattivo che vive solo per lavorare.

La moglie, da casalinga disperata, pare trasformarsi in esperta del settore immobiliare e vorrebbe frazionare in lotti edificabili un vasto terreno da loro ereditato.

Un domestico, che abitava nella casa che Tom ha ereditato insieme al terreno, asserisce di avere un documento comprovante che la casa spetterebbe a lui e vuole dargli battaglia legale.

Inoltre, dall'Italia giungono richieste di aiuto...

La grinta con cui un tipo dice a Gregory Peck che deve scrivere un discorso con più grinta

Il film dura ben due ore e mezza. Come? Sì, proprio due ore e mezza. Decisamente troppo. Per la versione italiana qualcuno ha avuto la felice idea di sforbiciare via una ventina di minuti, ma io mi sono vista l'edizione integrale. Ben fatta e recitata, ma decisamente troppo lunga. Una potatura da parte di Edward MdF non sarebbe stata inopportuna. Anacronistica forse, ma non inopportuna.

Prima di vedere il film ho letto metà del romanzo omonimo da cui è stato tratto. La lettura mi aveva preso bene perché la storia conteneva diverse idee interessanti. A metà libro ho deciso di vedere metà film e l'impressione è stata "mah". Il film riproponeva semplicemente gli eventi della storia, ma mi sembrava che avesse lasciato fuori proprio i concetti che nel libro mi erano parsi più interessanti.

Nel film mi sembra trovare ben poco spazio l'idea dell'individuo che deve vivere secondo schemi imposti e predefiniti, indipendentemente dai suoi desideri personali. A un individuo è richiesto di raggiungere certi obiettivi che faranno di lui un soggetto ammirato, realizzato e soddisfatto. Un bravo impiegato, soldato, marito, padre e così via. Nel libro, il protagonista si rende amaramente conto di come i progetti fatti con entusiasmo subito dopo la guerra si siano grosso modo realizzati, ma che sia rimasto ben poco dello spirito con cui erano stati fatti. L'uomo vive con la costante preoccupazione del futuro, getta qualche malinconico sguardo al passato, ma gode poco o nulla del presente.

Anche la moglie di Tom, nonostante abbia idee "espansivistiche", si rende tristemente conto, ad esempio, di come nel loro quartiere tutti siano sotto gli occhi di tutti. Ciascuno è sotto osservazione e valutato per quello che possiede, per i progressi economici che fa, per lo stile di vita che conduce. Chi va ad abitare in quel quartiere lo fa in genere in via temporanea, nell'attesa di potersi permettere qualcosa di "meglio". Chi invece non ha ambizioni e si trasferisce lì in via permanente viene giudicato dagli altri quasi come un paria e non degno, quindi, di essere preso in considerazione.

Nel film tutto viene presentato con una maggior morbidezza. Ad esempio, Tom non dice alla moglie cose del tipo: facile come voi mogli diciate ai mariti di esseri sinceri con i capi e poi chiediate: "Quando compriamo una macchina nuova?"

Poi però - sorpresa, sorpresa - anche il libro, nella seconda metà, perde il suo mordente. A parte che inserisce troppi elementi narrativi, tipo tutta la questione della lottizzazione del terreno ricevuto in eredità e a cui viene dato ampio spazio. Secondo me, tutta quella storia è un po' di troppo, anche perché se Tom rappresenta l'individuo americano medio, mi sembra un po' strano vederlo anche in qualità di aspirante palazzinaro.

Ma la cosa più deludente è la melassa con cui si risolve un po' tutto quanto. Io non ho niente in contrario alle liete fini però, insomma, se mi dai un'impronta realistica a una storia, poi me la devi mantenere e non sconfinare quasi nel fiabesco. Un esempio è rappresentato da Tom che dice al suo capo di non voler lavorare notte e giorno, ma di essere un tipo da orario 9-5 perché non vuole trascurare la famiglia. Il capo gli dice occhei e gli dà il lavoro perfetto, per giunta sotto casa, così non deve neanche prendere il treno per andare in ufficio. Omnia vincit amor, omnia vincit sinceritas, omnia vincit America.

Una cosa positiva, mantenuta anche nel film, è però la presa di posizione contro certi moralismi ipocriti che spesso ben tollerano cose che sarebbero da condannare, ma condannano cose che non lo sono per niente. Tom dice:"Dovrei sentirmi in colpa per avere un figlio illegittimo ma non per aver ucciso delle persone, sia pure in guerra? La vera colpa sarebbe se non me ne occupassi, di questo figlio!"

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E ora, come promesso, il momento della chicca!
C'è una scena che si svolge a Roma e che vede Gregory Peck e la sua ragazza arrivare in taxi a casa di lei. Nel libro, questa scena non ha niente di particolare: arrivati a destinazione, lui paga e insieme entrano in casa.
Nel film, Gregory Peck chiede al tassista-cocchiere:"Quanto costa?"
Il tassista gli risponde:"Mille lire".
Gregory sta già tirando fuori i soldi ma la ragazza si intromette esterrefatta:"Ma sta scherzando??"
Il cocchiere si imbizzarrisce:"Non sto parlando con lei, ma con il capitano e cosa vuole che ne sappia il forestiero del prezzo giusto? Si faccia gli affari suoi, del resto io so' povero mentre gli americani c'hanno un sacco de sordi". La ragazza rincara: "Ma lei crede sia onesto?" e lui: "Ma che onesto e onesto..vabbè ho capito".
Insomma al cocchiere tocca accontentarsi di 100 lire e dice pure:"Te possino ammazza'!"
Gregory lo saluta con un: "Take off, Mac" e lui:"Eh, teic off macche".
Insomma mi pare che già allora, oltreoceano, godevamo di grande stima! Oppure c'era già l'usanza, da parte di alcuni commercianti, di gonfiare i prezzi a dismisura con gli stranieri!

Ecco qui in corso le trattative al rialzo

Riassumendo, in un anno ho visto due film con Gregory Peck e nessuno dei due mi ha soddisfatto, non per colpa di Gregory, sia chiaro. L'altro film era Vacanze Romane che in questo post ho ampiamente sbeffeggiato. Ci riproverò con Il buio oltre la siepe e se anche quello non mi soddisferà, invece dei film con Gregory Peck, guarderò i cartoni di Woody Woodpecker!
HEHEHE HE HE!

lunedì 22 maggio 2017

Planet 9 from Outer Space + Bride of the Monster

La curiosità di vedere almeno un film di Ed Wood ce l'avevo (in maniera sporadica, si intende), da quando Tim Burton gli aveva dedicato un film. Wood era un bizzarro regista degli anni '50, tirato fuori dalle nebbie dell'oblio nel 1980 dal critico Michael Medved che lo definì "il peggior regista di tutti i tempi". E da quel momento, Wood è diventato in America un regista cult.

Un po' come fece qua in Italia la Gialappa's Band che, con il programma Mai dire TV, rese indimenticabili la ormai mitica telenovela piemontese e tutti quegli stravaganti personaggi che conducevano improbabili programmi nelle reti locali di tutto il Bel Paese.

Tornando a Wood, era in particolare il film "Plan 9 from Outer Space" a venire definito il peggiore della storia del cinema. Non so voi, ma a volte, quando sento parlare molto, ma molto male di un film, mi viene questo desiderio perverso di vederlo, quel film e verificare di persona quali livelli di bassezza riesce a raggiungere.

E siccome il film è presente su Youtube, qualche sera fa ho deciso che era arrivato finalmente il momento di godermi la visione di "Plan 9 from Outer Space".

La locandina recita una frase che dice qualcosa del genere:"Orrori indicibili dallo spazio profondo paralizzano i vivi e resuscitano i morti!"
Non sarebbe stata fuori posto nella lista di slogan a effetto che ho elencato in questo post.

"Gli indicibili orrori" consistono in quattro alieni (uno si chiama Eros e per fortuna non canta) che, a bordo di alcuni dischi volanti, solcano i cieli americani tentando di mandare messaggi al governo. Siccome il governo li ignora/se ne frega/non li prende sul serio/li prende a cannonate (a scelta), gli alieni decidono di attuare il "Piano 9" che consiste nel risvegliare i morti e farli zombescamente marciare nella capitali della Terra. Vedendo questa parata di zombi, i terrestri non potranno più ignorare l'esistenza degli alieni e ascolteranno il loro messaggio che in pratica è: voi umani siete così stupidi da non capire che state sviluppando delle armi che vi porteranno a far esplodere il Sole e, per una reazione a catena, tutto l'universo. Nientemeno.

Immagino che il film sia stato girato con un budget grosso modo equivalente a un pranzo da MacDonald's e condito con la filosofia del "non si butta via niente".
Ad esempio: anni prima di girare questo film, Wood aveva ripreso Bela Lugosi che faceva cose varie, tipo sventolare il suo mantello da Dracula o uscire/entrare da una casa. Sono brevi riprese che sembrano dei test pellicola (ma che sicuramente non lo erano, dubito che Wood potesse permettersi di "sprecare" pellicola per fare delle prove). Lugosi morì non molto tempo dopo aver fatto quelle riprese. Qualche anno più tardi, quando Wood realizzò "Plan 9 from Outer Space", pur di poter dire che Lugosi era fra gli attori, decise di riesumare quei vecchi filmati e di inserirli nel film. Riuscì in qualche modo a incastrarli nella trama, un po' con l'aiuto di una voce narrante e un po' con delle scene girate per fare da collante. Ma queste scene di raccordo, che avrebbero comunque richiesto la partecipazione di Lugosi, sono interpretate da un tizio che tiene tutto il tempo il mantello davanti alla faccia per non far vedere di non essere Lugosi!
L'assurdità della cosa viene ben sottolineata dalla scritta sulla copertina di una edizione DVD del film:"Almost starring: Bela Lugosi"!
 
In generale, tutto il montaggio del film sembra fatto dal barone von Frankenstein, nel senso che sono cucite insieme ogni sorta di riprese, poco importa se una non c'entra niente con l'altra. Il cimitero, a seconda delle inquadrature, si trasforma da prato assolato a gruppo di lapidi avvolte dalla nebbia e dall'oscurità. E che dire di quel generale che, con una parete alle spalle, finge di essere sul campo a dare ordini alle sue truppe? Peccato che le truppe impegnate in un'azione militare provengano da un filmato di repertorio.

Vampira
Una volta c'era un gioco televisivo a tema cinematografico. Si chiamava "Producer" ed era condotto da Serena Dandini. I concorrenti dovevano creare dei corti utilizzando spezzoni tratti da film famosi. Ecco, credo che Wood si sarebbe trovato molto a suo agio in quella trasmissione, avrebbe avuto buone possibilità di vittoria. L'uomo aveva una certa inventiva e una predisposizione al riciclaggio, bisogna riconoscerlo.

Inutile dire che la trama del film è un po' bislacca (un po' tanto, ok) ma c'è di peggio: ci sono film con trame peggiori e che magari pretendono di essere chissà che filmoni. Se non altro, questa pellicola ha il merito di collocarsi nel filone, meno comune, che racconta di come il genere umano ci pensa benissimo da solo a fare puttanate, senza dar la colpa ai soliti alieni brutti, cattivi e invasori.

Secondo me, però, il problema principale di questo film è che è PALLOSO. Ecco, l'ho detto. Non me ne vogliano i fan di Wood, casomai dovessero essere in lettura, ma ottanta minuti di film mi sono sembrati lunghi il doppio.

venerdì 5 maggio 2017

I tre pensionanti

Quando fuori piove, non è forse bello starsene accoccolati sul divano come gatti, cullati dal suono della pioggia, guardando un bel film thriller? Approfittando di queste intime giornate piovose ho guardato non uno, non due, ma ben tre film thriller, tutti tratti dallo stesso romanzo: "The Lodger", scritto da una certa Marie Belloc Lowndes.

The lodger
Locandina in stile futurista
Il primo film, con titolo italiano "Il pensionante", è del 1927 ed è nientemeno che uno dei primissimi film di Alfred Hitchcock.

La storia si svolge nella Londra di fine '800, dove c'è un certo allarme a causa di un misterioso serial killer che, ogni martedì, uccide una ragazza dai capelli chiari e lascia sul cadavere un biglietto firmato "Il vendicatore" (non verrà mai spiegato di cosa si deve vendicare questo crudele vendicatore).

I protagonisti principali della pellicola sono i membri di una famiglia composta da padre, madre e figlia dai capelli biondi. Lei è più o meno fidanzata con un poliziotto dagli inquietanti occhi chiari, che sembra più interessato a fare il cascamorto con lei che non a indagare sul killer.

Una sera, il padre entra in casa tutto eccitato perché il giornale dice che un testimone ha visto il Vendicatore: pare sia un uomo con una sciarpa che gli copre la parte inferiore del viso. Vabbè, non certo la miglior descrizione per un identikit comunque meglio di niente.

Improvvisamente, qualcuno bussa alla porta. La madre, che ha i capelli come la parrucca di Anthony Perkins in "Psycho", va ad aprire. Dalla nebbia emerge una figura: un uomo con cappello e mantello e la faccia mezza coperta da una sciarpa!

La madre è un po' sconvolta perché, oltre che per la sciarpa, l'uomo non si presenta con l'aspetto più rassicurante del mondo. Sembra un vampiro e anche le sue movenze fanno pensare più al conte Dracula che striscia sui muri che non a un normale uomo che vuole una stanza in affitto. Comunque, siccome i soldi non puzzano, neanche quando hanno una sciarpa sospetta, la padrona di casa è ben felice di dare una stanza all'uomo misterioso.

Pensionante alla finestra
La prima cosa che egli fa appena mette piede nella stanza è quella di girare i quadri raffiguranti donne più o meno discinte. La padrona di casa è un po' basita, invece il fidanzato/poliziotto è tutto contento perchè ipotizza che l'uomo misterioso sia più attratto dagli uomini che dalle donne.

Ben presto, però, il poliziotto si dovrà ricredere perché il nuovo pensionante non solo non è gay, ma è anche molto interessato alla sua fidanzata e il peggio è che lei sembra ricambiare. La ragazza preferisce il tenebroso e in qualche modo fascinoso pensionante piuttosto che il poliziotto che passa il tempo a fare lo spaccone e a fare scherzi stupidi con le manette.

Ecco che strane cose accadono. Il martedì notte, la padrona di casa sente che il pensionante sta uscendo furtivamente dalla sua stanza per ritornare dopo mezz'ora in maniera altrettanto furtiva. Il giorno dopo, il marito di lei legge sul giornale che il killer ha colpito ancora e proprio vicino a casa loro! I due iniziano a nutrire un tremendo sospetto: che il misterioso pensionante sia proprio il killer!

sabato 18 febbraio 2017

Come sposare un milionario

Questo film del 1953 narra la storia di tre ragazze che affittano un appartamento superlusso nel bel mezzo di Manhattan, al solo scopo di accalappiare dei milionari da sposare.

In questa pellicola c'è tutto il glamour hollywoodiano dei tempi d'oro.

C'è l'orchestra che, prima dei titoli di testa, suona per 5 minuti buoni.

Ci sono - non una - ma ben tre grandi dive.

C'è Lauren Bacall, all'epoca sposata con Humphrey Bogart di 25 anni più vecchio, che dice a un milionario: "Mi piacciono gli uomini più vecchi: Roosevelt, Churchill o come si chiama? Quello che recita nella Regina d'Africa" (Bogart, naturalmente)

C'è Betty Grable che si prende similmente in giro. Lei all'epoca era sposata con il trombettista Harry James e in una scena, sentendo suonare un musicista alla radio, si dichiara stra-sicura che quello è proprio Harry James...salvo poi venire smentita dal presentatore che annuncia un certo Ziggy Colombo (musicista, pare, inesistente).

C'è Marylin Monroe che fa la cecàta che non vuole mettersi gli occhiali perché sennò gli uomini non la guardano e allora va a sbattere dappertutto e legge libri all'incontrario.

C'è il grande e lussuoso negozio di abbigliamento dove le modelle ti fanno una sfilata solo per te (con abiti oribbili proprio).

Ci sono un sacco di battute e il ritmo è buono.

Però...io sta cosa la devo dire. Quando ho visto il film la prima volta anni fa, ho pensato che era divertente. Punto.

Quando l'ho rivisto qualche settimana fa, si è risvegliata in me la femminista che non sapevo di avere. Mi scoccia vedere queste donnette che come unico interesse hanno quello di fare la bella vita. Mi scoccia vedere la superficialità di queste protagoniste che, tra l'altro, vedono nel matrimonio con qualsiasi riccastro la soluzione per realizzare le loro pseudo-ambizioni.

Va bene, è un film commedia, ed è anche divertente. Le intenzioni sono probabilmente satiriche se non fosse che nella realtà ci sono davvero persone il cui unico interesse è quello di cambiarsi outfit ogni tre ore (e farsi anche 827 foto a ogni cambio). Persone che cercano il riccone per accasarsi e sistemarsi a vita.

Ecco, questo mi infastidisce: prendere delle protagoniste, secondo me non tanto simpatiche né interessanti, e avvolgerle nella patina stellata di Hollywood, che tutto fa brillare e tutto rende accettabile.

Leggo che Nicole Kidman avrebbe acquistato i diritti d'autore della sceneggiatura e si sta preparando a fare il remake del film. Cara Nicole, spero che tu alzi un po' il tiro, altrimenti è meglio se lasci tutto nel cassetto e ti dedichi ad altro.

mercoledì 11 gennaio 2017

Vacanze romane

Spesso le bambine amano giocare a fare le principesse. Dev'essere qualcosa che ha a che fare coi bei vestiti, le pettinature, l'essere ammirate. I bambini invece non mi risulta che giochino a fare il principe. Mettere un vestito con la fascia non desta, di solito, l'interesse dei giovani ometti. Al limite si mettono una corona in testa, prendono una spada e fingono di infilzare un drago. Di solito i maschietti prediligono l'azione.

Nel film Vacanze Romane (1953), con Gregory Peck e Audrey Hepburn, quest'ultima interpreta una principessa non particolarmente entusiasta del suo ruolo. Se incontrasse una bambina che si diverte a impersonare un'erede al trono, probabilmente cercherebbe di farle cambiare gioco.
Questa principessa sta facendo una tournée di rappresentanza in giro per l'Europa e si trova per la precisione a Roma. La vediamo durante una serata diplomatica impegnata a incontrare un numero interminabile di persone eminenti mentre il suo pensiero è rivolto alle scarpe che le fanno male. Poi le tocca ballare un'infinità di danze con partner che hanno mediamente l'età che potrebbe avere suo nonno.

Al momento di andare a dormire, gran dramma. La principessa si cruccia perchè ha una camicia da notte da vecchia e fa inorridire la sua segretaria/dama di compagnia raccontandole di certe donne che dormono nude. Poi si lamenta dell'acconciatura, anch'essa da ottuagenaria. Quante scene, la regina Elisabetta c'aveva già da un pezzo i capelli corti come poi te farai tu nel corso del film, cara la mia principessa.

Poi guarda dalla finestra e vede gente che balla a una specie di sagra e vagheggia di trovarsi lì anche lei, tra le persone comuni che si divertono senza dover sottostare ai doveri di corte. Secondo me, se avesse ballato tutta la sera con qualche figo granduca, di andare a mescolarsi con la gente comune le sarebbe fregato assai.

Comunque, niente sagra, si ficca a letto da dove ascolta la sua segretaria che le fa il riassunto degli appuntamenti che dovrà affrontare il giorno dopo. Colazione con l'ambasciatore, visita a una scuola, visita a una fabbrica di macchine dove le verrà regalata un'automobile. La principessa manifesta sempre più impazienza finché, al sentire l'ennesimo impegno, le viene una crisi di nervi. Comincia a gridare che lei è stufa, che non ne può più. Chissà, forse preferirebbe alzarsi alle quattro per allestire il bancone al mercato, come fanno le persone normali, alle quali tra l'altro nessuno dà le macchine aggratis.

Vabbè, sono un po' cattiva con sta principessa, in fondo a tutti capitano giornate no, dove qualsiasi cosa ci fa girare le palle. Inoltre, si sa che quando si è giovani, mal si sopportano le regole.

Insomma, viene chiamato un dottore che le inietta un qualche sedativo per calmare i nervi. Tutti vanno a dormire tranne la principessa, che all'insaputa di tutti scappa dal palazzo per andare all'avventura per le vie di Roma. Si tenga a mente che esce senza soldi.

I successivi 25 minuti di film, la principessa o dorme o nel dormiveglia farfuglia cose a caso usando un gergo da nobildonna. Perché dorme? Perché il sedativo del dottore ha iniziato a fare effetto e succede che lei si addormenta su un muretto dove viene trovata da un giornalista americano (Gregory Peck) che la crede ubriaca e per non lasciarla lì e non riuscendo a farsi dare il di lei indirizzo (perchè lei vuole mantenere l'incognito), se la porta a casa. Lei prima di crollare sul letto di lui, mentre si toglie i vestiti per mettersi il pigiama dice:"Non mi ero mai tolta i vestiti di fronte a un uomo e mi sembra del tutto naturale". Ma non è che il dottore, oltre al sedativo, le ha iniettato qualche droga che toglie le inibizioni?

A mezzogiorno dell'indomani lui si sveglia e va al lavoro. Lei dorme. Lui intanto scopre l'identità di lei e gli viene subito l'idea di fare un articolone esclusivo sensazionale, approfittando del fatto di avere la nobildonna per le mani.

Perfino la Bella Addormentata dormiva di meno
Torna a casa e lei ancora dorme. Sono le 2 del pomeriggio. Ma che razza di sedativo le aveva dato sto dottore per ridurla in tal stato letargico? Ma neanche il "sedatavo"di Frankenstein Junior era così potente.

Finalmente, a suon di cannonate, lei si sveglia (sì, perchè se lui non tornava a casa a svegliarla, lei avrebbe continuato ad libitum) e dopo quattro chiacchiere, senza mai rivelare la sua identità, gli dice che se ne deve andare e gli chiede qualche soldo. Lui dice che ha solo 2000 lire e gliene dà 1000. Lei preoccupata:"Ma non sarà troppo?". In quanto donna di alto lignaggio, lei non ha idea di quanto costi una cosa qualunque, forse non ha neanche mai visto del denaro in vita sua. Lui comunque la rassicura dicendole che 1000 lire equivalgono a circa 1 dollaro e mezzo.

venerdì 18 novembre 2016

Vintage horror + La maschera di cera

Il genere horror è uno dei generi filmici più visitati; in pratica esiste sin dalla nascita del cinema e ha spesso attinto abbondantemente alla letteratura gotica specialmente anglosassone.
Nei film horror si sono visti ogni sorta di personaggi: da killer di vario genere a scienziati pazzi dediti ai più bislacchi e pericolosi esperimenti; creature fantastiche di ogni sorta: vampiri, zombi, fantasmi, donne serpente, uomini talpa, mostri acquatici, gorilla giganti, mummie, yeti. La lista potrebbe continuare.

Film con lumaconi giganti
Molti horror, soprattutto del passato, sono di atmosfera, cioè non si vedono immagini truculente. Dalla metà degli anni '30 fino alla metà degli anni '60 circa, negli USA, era in vigore un codice, impropriamente chiamato "Codice Hays", che stabiliva esattamente cosa potesse o non potesse essere mostrato e rappresentato nei film. Le cose "gruesome", raccapriccianti, si dovevano vedere il meno possibile e, molto spesso, meno si vede e più sale la tensione.

Personalmente mi piacciono molto i vecchi film horror, c'è la tensione ma la maggior parte delle volte è di tipo fanciullesco; quella di quando si è bambini e si vuole sentire la storia di paura perchè c'è una sottile piacevolezza nell'essere spaventati, in particolare quando si sa che la storia poi va a finire bene. E poi non mi piacciono i film splatter, non mi piace la violenza.

Sono fantastiche poi le locandine di questi horror vintage, con le loro suggestive frasi lancio. Si va da quelle più generiche:

"SORPRENDENTE! INCREDIBILE! FORMIDABILE!"
"NUOVI BRIVIDI! NUOVO TERRORE!"
"UNA NUOVA PERCEZIONE DELL'ORRORE!"
"UN ELETTRIZZANTE MISTERO DI UN KILLER SOPRANNATURALE!"
"TERRORE TUTTO NUOVO!"
"AL MASSIMO DEL TERRORE!"

a quelle che accennano a quale orrore ci sarà nella storia:

"MEZZO UOMO! MEZZO MOSTRO!"
"La trappola più mortale del mondo!"
"Come un'oscura minaccia emerge dai corridoi del tempo"
"Mostri terrificanti di un'età perduta!"
"Ipnotizzata! Reincarnata come mostro dall'inferno"
"Il terrore regna quando il gigante della giungla si libera!"
"Un terrore strisciante venuto dalla profondità dell'ignoto"
"UN'ORDA ORRORIFICA DI MOSTRI MUTANTI CAMMINA SULLA TERRA!"
"Quando la campana batte mezzanotte...i lupi mannari si aggirano sulla terra!"

Ci sono quelli con uno slogan così lungo che ancora un po' raccontano tutta la storia:

"Lo spaventoso incubo di un uomo che si ritrova con delle mani che non può controllare!"
ATTENTI ALL'OCCHIO! Il suo potere ipnotico trasforma i corpi umani in robot!"
Era marchiata con una maledizione di coloro che si muovono furtivi, corteggiano e uccidono di notte!"
"Il terrore striscia dai bordi della paura al pozzo del panico e l'orrore si aggiunge alla suspence mentre il male lo immerge nel..TORMENTO NERO"
Uscito da una vecchia tomba di faraone, il mostro dei mostri perseguita con un desiderio di vendetta e una sete di terrore!"
"Qual è lo strano, terrificante e malvagio segreto del pupazzo e perchè viene chiuso in gabbia ogni notte?"
"Attenzione ai Triffids...essi crescono...sanno...camminano...parlano...perseguitano...e UCCIDONO!"
"Dopo i fuochi di Ade e le uccisioni frenetiche delle bestie feroci, è rimasto solo il veleno della MALEDIZIONE DELLA STREGA"
"Alberi carnivori divoratutto che si muovono sulle loro radici! Un incubo che diventa realtà...mostri terrificanti che sputano acido si moltiplicano a milioni per cremare la razza umana"

Al leggere queste frasi lancio, non vi viene voglia di guardare questi film?A me sì.
Ci sono quelli un po' maliziosi:

"Primitivo! Appassionato! Essere l'amante...e la moglie di un gorilla!"
"Barnabas Collins, vampiro,  prende moglie in un atto bizzarro di innaturale lussuria"
"Gli amanti al beach party fanno 'hey! hey!' al chiaro di luna mentre il mostro spia nell'ombra!"
"Minacciava le donne con strani desideri" (minacciare coi desideri è una cosa che non ho mai sentito)
"Gangster killer incontrano spogliarelliste omicide! Solo per adulti"
"La donna pantera adescava gli uomini...solo per distruggerli anima e corpo" (locandina con donna discinta)

Non mancano tocchi di humour nero:

"GRATIS! Vi promettiamo di seppellirvi senza farvi pagare se morite di paura durante la visione!"
"Portate il vostro tranquillante!"
"La direzione non è responsabile se avete delle crisi di nervi!"
"NON GUARDATE QUESTO FILM! A meno che non riusciate a sopportare lo straordinario shock emozionale!"
"GUARDATELO CON QUALCUNO DI CORAGGIOSO!"
"Vi incoraggiamo a non andare in panico e a non scappare dalla sedia"
"La direzione si riserva il diritto di accendere le luci se il pubblico dovesse diventare troppo emozionalmente disturbato"
"TRIPLO DISTILLATO DI ORRORE...potente come una tinozza di acido bollente"

Oppure ci sono slogan comparativi:

"Più spaventoso di FRANKENSTEIN! Più terrificante di DRACULA!" 
"Più mortale di DRACULA! Più selvaggio del LUPO MANNARO! Più spaventoso di FRANKENSTEIN!"
"Ogni orrore che avete visto sullo schermo impallidisce davanti all'orrore dello Scorpione Nero!"
"Migliore di 'The Unholy Three'" (film di qualche anno precedente)

Molti film erano girati a colori anche in anni in cui c'erano ancora parecchi film in bianco e nero e il poster lo sottolineava:

"Orrore Orrido a Colori Vividi!" 
"IN DIABOLICOLOR"
"Più disgustoso che mai in SANGUE COLOR!"

Inoltre, per contrastare il successo sempre crescente della televisione, si cercava di produrre pellicole con caratteristiche particolari, come ad esempio il 3D:

"I brividi scioccanti del sensazionale romanzo di suspense saltano fuori dallo schermo in...3DIMENSIONI!"
"BRIVIDI IN 3D"
"ESCE DALLO SCHERMO DIRETTAMENTE SU DI VOI!"
"L'ultima dimensione del terrore"

C'era un film, The Mask, che era parzialmente in 3D. Sulla locandina si leggeva:

"Questa è la maschera! Vi verrà data quando entrerete nel cinema. Vi verrà detto quando guardarci attarverso. Quando lo farete diventerete parte del cervello fumante di desiderio di un mostruoso genio di insanità. Vivrete con i morti viventi. Vedrete quello che nessuna persona vivente ha mai conosciuto"

E in generale venivano usati ogni sorta di espedienti, più o meno criptici, per attirare il pubblico:

"Filmato in Psycho-Rama modifica-mente" (contenente immagini subliminali quali facce demoniache, teschi ecc)
"Mettete qua l'orecchio e imparerete il segreto che vi salverà la vita!" (c'era forse un mini dispositivo che faceva sentire qualche misteriosa frase?)
"Filmato in TERRORAMA"
"A nessuno è permesso entrare o uscire durante gli ultimi 13 devastanti minuti!"

C'erano gli avvisi per quando la faccenda si faceva troppo spaventosa:

"Un film con così tante scene terrificanti che è stato ideato un sistema audio visivo integrato di avviso" (dei segnalatori visivi e acustici avvisavano quando stava per arrivare il momento di massimo terrore, in caso gli spettatori volessero chiudere gli occhi)
"Così terrificante che un sistema d'allarme a campana è stato installato per la protezione pubblica!"
"SPECIALE BREAK SPAVENTO! Ci sarà uno speciale BREAK SPAVENTO durante la proiezione. Quelli che sono troppo timidi per sopportare il culmine della tensione sono i benvenuti all'ANGOLO DEI CODARDI!"

Poster con pubblicizzato il rilascio di un certificato
assicurativo che veniva dato in regalo agli spettatori
Questa ultima frase era sulla locandina di un film il cui regista era William Castle il quale inventava ogni sorta di trovata per pubblicizzare e rendere popolari i suoi film. Allestiva davvero l'angolo dei codardi in qualche cinema, con tanto di finte infermiere che misuravano la pressione. Presumibilmente ingaggiava anche qualcuno che andasse sul serio all'angolo. Oppure, nei momenti cruciali della proiezione, faceva fluttuare nelle sale scheletri con occhi rossi. Ingaggiava urlatori e gente che sveniva. Faceva installare dispositivi nelle sedie che emettevano suoni nei momenti di massima tensione. Oppure se si usciva dal cinema entro 45 secondi dal Break Spavento si poteva chiedere il rimborso del biglietto (e ogni spettacolo aveva un biglietto di colore diverso perchè c'era qualcuno che guardava il film per intero, poi guardava lo spettacolo successivo e usciva al Break Spavento e pretendeva il rimborso; con i biglietti di diverso colore la cosa non era possibile). Oppure veniva consegnato agli spettattori un certificato assicurativo del valore di 1000 dollari in caso morissero durante la visione del film.
Oppure venivano consegnati agli spettatori dei cartoncini che si illuminavano al buio per far loro scegliere tra due finali. Veniva pubblicizzato con:

"L'unico film con il SONDAGGIO DI PUNIZIONE"

Poi c'erano film con titoli della serie "non so che titolo mettere":

"Mostri a go-go" (considerato uno dei film più brutti di tutti i tempi)
"Le ragazze della spiaggia e il mostro" (che è un horror ma anche un film beach party!)
"La bestia con 5 dita" (5...non mi sembra un numero così strano per delle dita, fossero state 7, 12 o 3)
"Il mio mondo muore urlando" (non bastano i personaggi a urlare, addirittura tutto il mondo)
"Il mostro cammina" (è vero che i mostri potrebbero anche strisciare o volare, ma camminare mi sembra il minimo, anche per un mostro)
"Il mostro pazzo" (anche qua non si brilla in originalità) 
"La guerra dei satelliti" (sembra una lotta tra Sky, Mediaset Premium e Tivusat) 
"Un'ombra nel buio" (ma se è buio, che ombra deve esserci? Il titolo è quello della versione italiana perchè in originale è diverso) 
"Dogs - Questo cane uccide" (ma quanti sono sti cani? uno o più?)
"Il manichino assassino" (già la parola 'manichino' in un film horror mi sembra poco d'effetto, con la rima poi. Un titolo così si può trovare solo in una puntata di Halloween dei Simpson. L'originale era "Terror in the wax museum", per cui i manichini c'entrano come i cavoli a merenda.)
"7 per l'infinito contro i mostri spaziali" (eh? ma che titolo è?)
 

Locandine abbastanza camp. Il tema dominante è la ragazza ghermita dal mostro.
L'ultima è decisamente casereccia.

Poi c'erano i crossover, cioè film in cui c'erano mostri diversi. Così come in tempi recenti abbiamo film tipo "Megashark vs Giant Octopus" o "Superman vs Batman", anche allora c'erano film dove il mostro di Frankenstein combatteva contro l'Uomo Lupo o contro Dracula, oppure film in cui c'erano tutti e tre assieme. Oppure c'erano strani mix come Dracula contro Billy The Kid. Per non parlare di Jesse James che doveva combattere addirittura contro la figlia di Frankenstein.
E questo ci fa vedere come ci fossero questi filoni genealogici: "Il Figlio di Frankenstein", "La Moglie di Frankenstein", "Dracula e Figlio", "Il figlio di Dracula", "La figlia di Dracula". Anche il dottor Jekyll ha sia un figlio che una figlia. Ne "L'esperimento del dottor K", lo scienziato protagonista mescola i suoi atomi con quelli di una mosca; ne "Il ritorno del dottor K", suo figlio fa la stessa cosa.  Non so come trovino il tempo di essere così prolifici questi personaggi.

Questo è l'originale; i successivi
ultraremake non sono all'altezza
Avendo messo l'accento sugli aspetti meno seri di questo filone cinematografico, non vorrei dare l'impressione che non ci siano film molto belli e degni di nota. Cito ad esempio "L'invasione degli ultracorpi" di atmosfera cupissima e con un significato che va ben oltre quello degli alieni invasori, "La mummia" (1932) dove si vede come è possibile fare un film horror inquietante senza nessun effetto speciale, "L'esperimento del dottor K." (in originale "The Fly") dove l'orrore nasce in un contesto tranquillo e l'angoscia dello spettatore aumenta via via insieme a quella dei protagonisti, "Radiazione BX: distruzione uomo" (titolo italiano cretino di "The Incredible Shrinking Man") film splendido dove i sentimenti del protagonista sono così ben espressi che non si può rimanere indifferenti. Poi "Frankenstein" (1931), "Dr Cyclops" eccetera. Smetto perchè non mi piace fare troppe liste, semmai tornerò specificatamente sui singoli film.
In definitiva i migliori film horror sono quelli in cui i protagonisti non sono delle macchiette senza sentimenti, personaggi che fanno sempre la cosa che non dovrebbero fare, tipo andare nelle cantine al buio o quando sentono un rumore sospetto andare proprio lì disarmati farfugliando:"Chi c'è lì?".



C'erano poi degli attori ricorrenti, specialisti di queste pellicole:  
Boris Karloff,  icona per eccellenza del mostro di Frankenstein ma anche indimenticabile e inquietante mummia.

E chi dorme la notte?
  
Bela Lugosi, uno dei primi e più famosi Dracula; ha recitato in dozzine di film horror, interpretando anche un personaggio chiamato Igor in un paio di film di Frankenstein (questo personaggio però non è il solito assistente gobbo del barone) e una volta addirittura proprio il mostro.
Christopher Lee, anche lui, oltre ad aver fatto molti film horror e non solo, è stato un famoso e apprezzatissimo Dracula. Ed è anche l'attore che lo ha interpretato più volte.

Lugosi e Lee, fratelli di sangue

Lon Chaney padre e figlio, il primo famoso per aver fatto il gobbo Quasimodo e il fantasma ne:"Il fantasma dell'opera" anche se la sua vasta filmografia non era molto orrorifica, mentre il secondo era uno specialista del genere avendo interpretato diverse volte il licantropo, la mummia, il mostro di Frankenstein, perfino Dracula.

Di padre in figlio - forse sono più spaventosi i mascheramenti del padre (i primi due).
Il secondo travestimento, un vampiro, mi ricorda il Pinguino di Danny De Vito.
Frankenstein invece non mi convince molto, sembra un politico che si è addormentato nel lettino abbronzante.
   
Peter Cushing, altro grande habituè del genere horrorifico, ha interpretato diverse volte il barone Frankenstein e Van Helsing e ha lavorato in molti film con il suo amico Christopher Lee.

Ecco il nostro alle prese con alambicchi e con paletti di frassino

John Carradine, patriarca della dinastia dei Carradine, anche nella sua filmografia composta da milioni di film, si trovano parecchi horror e anche lui manco a dirlo è stato Dracula. C'è qualcuno che non ha fatto Dracula?
Barbara Steele, la regina dell'horror soprattutto all'italiana. Negli anni '60 c'erano grandi registi horror quali Mario Bava e Antonio Margheriti e la Steele appariva molto spesso.

Si dovrebbe riconoscere chi è Carradine e chi la Steele

E da ultimo, come si fa nei titoli di testa dei film quando si mette in fondo il nome leggendario, abbiamo il grande Vincent Price! Ecco, lui non ha mai fatto Dracula, anzi ha più volte rifiutato il ruolo ritenendo di non poter apportare niente di nuovo al personaggio. Ha però interpretato un vampiro in un episodio di una vecchia serie tv western "I forti di forte coraggio".
Vincent Price interpretava solitamente personaggi più o meno malvagi, più più che meno, e ha fatto diversi film tratti da racconti di Edgar Allan Poe.

Vincent Price e il suo sguardo penetrante

Ed è proprio di un film con Vincent Price che ora mi accingo a parlare. Trattasi de "La maschera di cera" ("House of Wax" - 1953). Il film è a colori e in 3D.

Anche qui abbiamo un grande richiamo per la tecnologia usata.
Sulla prima riga leggiamo:
"Il primo lungometraggio in 3D prodotto da una major"
In realtà non sembrerebbe essere proprio il primo, è stato il primo film 3D con audio stereofonico. 
Poi leggiamo ancora:
"LA PELLICOLA PIU' SORPRENDENTE DA QUANDO E' INIZIATO IL CINEMA! L'INCREDIBILE FILM WARNER BROS IN NATURAL VISION"
Il Natural Vision era un tipo di tecnologia 3D.
Poi ancora sotto:
"Il mezzo uomo, mezzo mostro che ha perseguitato una città in preda al panico per le bellezze che bramava per la sua camera degli orrori!"
E ancora sotto, scritto con effetto prospettiva:
"ESCE DALLO SCHERMO DIRETTAMENTE SU DI VOI!"

Ho visto il film in 2D, non avendo altro modo per vederlo, tuttavia non me ne dispiaccio. Non ho una grande passione per la tecnologia 3D, non mi fa sentire più partecipe alla storia di quanto già non faccia il 2D. Inoltre, portando già di mio gli occhiali, doverne mettere un paio sopra l'altro è una scocciatura.

La storia parla di un artista scultore che passa il suo tempo a fare statue di cera incredibilmente realistiche. In particolare, è la statua raffigurante Maria Antonietta a rappresentare il pezzo forte di tutta la sua produzione. Lo scultore è così preso dalle sue opere da fare addirittura conversazioni con loro. Nella sua testa evidentemente, esse gli rispondono; sono più educate del Mosè di Michelangelo il quale, non ottenendo risposta dalla sua creazione, gli lanciò il martello sul ginocchio dicendogli:"Perchè non parli?".

Il Mosè aveva forse bisogno di un otorino,
non sentiva Michelangelo che gli parlava.
Di sicuro, dopo la martellata, avrebbe avuto
bisogno di un ortopedico.
Lo scultore però, come quasi tutti gli artisti, non ha un gran senso per gli affari. Il suo socio invece ne ha eccome e ritiene che il business non stia andando bene: troppa poca gente pagante viene ad ammirare le statue. Perchè lo scultore non fa delle opere più sensazionali? Più horror? Il socio sa che il pubblico è attratto dalle cose che fanno leva su sesso, violenza, potere, gossip. E' sempre stato così, non solo adesso, nell'epoca dell'Isola dei famosi e del Grande Fratello.

Ma lo scultore rifiuta sdegnato, lui è un artista, non può abbassarsi a fare cose così squallide. Inoltre, sta per arrivare lì in laboratorio un tizio interessato a rilevare la quota del socio; infatti questo tizio, un signore ben distinto, viene a vedere le statue ed è entusiasta. Questo tizio distinto annuncia di dover andare in Egitto per 3 mesi e quando tornerà riparleranno di affari.

Il socio, quando sente sta cosa, inizia a lamentarsi, a dire che lui non può aspettare 3 mesi, magari il gentiluomo cambia idea, non rileva più la sua quota; insomma 'sto socio vuole i soldi subito. Propone allo scultore un affare: bruciare tutto il laboratorio e incassare i soldi dell'assicurazione.

Lo scultore, se alla proposta di fare statue horror si era indignato, figurarsi ora! Le sue statue non si toccano! Maria Antonietta poi. "LE MIE STATUE SONO VIVE!". Ma non finisce nemmeno di dire la "E" della parola "VIVE", che l'altro ha già acceso un fiammifero e con quello sta dando fuoco a tutto quanto. Io con l'accendino devo bruciare mezza scatola di Diavolina prima di poter accendere un fuoco, mentre nei film con un solo fiammifero riescono ad appiccare incendi che Nerone in confronto è un dilettante.

Sorpreso com'è dalla repentinità con cui si svolge l'azione, lo scultore ci mette qualche secondo di troppo a reagire e ormai l'incendio è al punto di non ritorno. Statua dopo statua le opere si sciolgono e la scena è abbastanza inquientante. Gli occhi che cadono dalle orbite e l'effetto dello scioglimento in generale mi ricordano molto la scena finale de "I predatori dell'arca perduta", quando viene aperta l'arca. E in effetti, per quel film, sono stati usati degli espedienti molto simili. Comunque, non divaghiamo, in mezzo a tutto questo sfacelo, scultore e socio se le danno di santa ragione e ad avere la meglio è il socio che mette lo scultore KO, se la svigna e lascia l'artista al suo fatale destino.

L'azione si sposta in avanti di qualche mese e si viene a scoprire che lo scultore non è morto tra le fiamme. E' riuscito a salvarsi ma è costretto a muoversi su una sedia a rotelle e ha anche perso l'uso delle mani, non del tutto ma quanto basta per non poter più scolpire. Ha però ingaggiato due aiutanti. Uno è Charles Bronson da giovane e senza i suoi famosi baffi mentre l'altro ricorda vagamente Javier Bardem. Grazie a questi aiutanti, lo scultore ha creato di nuovo tutte le statue e ha aperto un nuovo museo con tanto di camera degli orrori. Ebbene sì, ha deciso che dopo tutto era una buona idea rappresentare cose tipo l'assassinio di Abramo Lincoln, oppure azionare una ghigliottina facendo rotolare una testa ai piedi del pubblico pagante e delle donne impressionabili. Le visitatrici, oltre a essere impressionabili, sono anche maliziose. Non si potrebbe definirle altrimenti: osservando la scena dell'assassinio del rivoluzionario Marat, ucciso con una coltellata mentre era nella vasca da bagno, queste donne ridacchiano e sbirciano nella vasca tentando di vedere le parti intime della statua dell'assassinato!

All'ingresso del museo c'è un imbonitore che attira la folla e contemporaneamente fa rimbalzare delle palle legate con un elastico a delle racchette da ping pong. Ci sono diverse scene con questo imbonitore e io mi chiedevo:"ma perchè insistono tanto nel mostrare questo personaggio?". Solo dopo mi sono ricordata che il film era in 3D e tutto questo rimbalzamento di palle verso lo spettatore era uno sfoggio di tecnologia tridimensionale. Mi immagino il divertimento dello spettatore e nel contempo penso che, sessant'anni dopo, il fastidioso effetto degli oggetti lanciati verso il pubblico è ancora uno dei più usati nei film in 3D.

Ma in tutto questo, il socio dello scultore è contento di come stanno andando le cose? No, non è contento perchè è stato ucciso da un misterioso individuo vestito di nero e con la faccia sfigurata. Questo misterioso personaggio sta compiendo una serie di delitti, ha ucciso infatti anche l'amichetta del socio (interpretata da Carolyn Jones - la Morticia della Famiglia Addams anni '60) e ha messo gli occhi anche sulla compagna di stanza di quest'ultima. Questa compagna di stanza, è alquanto spaventata perchè si è trovata a distanza ravvicinata con l'uomo sfigurato in ben due occasioni ma la cosa che la turba di più è il fatto che, visitando il museo delle cere, si è accorta che la statua raffigurante Giovanna d'Arco è identica alla sua amica defunta. Identica a tal punto da avere solo un orecchio forato per l'orecchino, proprio come la sua amica.

L'individuo sfigurato mi sembra Daniel Craig dopo una sessione di Face Off.
Non voglio certo implicare che Craig non sia affascinante,
anzi ho messo apposta una foto perchè è sempre piacevole vedere un bell'uomo.

Chi non sarebbe teso se fosse al posto della ragazza? Non certo il di lei fidanzato. Nel tentativo di distrarla, la porta in un night club con tanto di ragazze che ballano il can can e lui è molto più interessato alle ballerine che tridimensionalmente scalciano le gambe in faccia agli spettatori che non alle preoccupazioni della fidanzata. Tutto allegro e con gli occhi a forma di mutandoni le dice:"Goditi lo spettacolo".

Non racconto oltre la trama per non rovinare la visione e il colpo di scena che mi ricorda quello che ho visto in una puntata del mitico telefilm "Ai confini della realtà".

Film consigliato. Fatevi un tuffo negli anni '50, con i suoi caldi e brillanti colori, l'illuminazione dell'alto e la recitazione elegante degli attori.