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venerdì 6 luglio 2018

Un filo rosso musicale

L'altro giorno, sull'ottimo blog L'ultimo spettacolo, mi sono imbattuta in questo post che fa parte di una serie dedicata ai 20 migliori film di fantascienza secondo gli autori del suddetto blog.
Al 18-esimo posto della classifica redatta dagli autori figura Сталкер (e siccome quando ho scritto il post su Yul Brynner, mi arrivavano poi le visite dalla Russia - forse erano dei (ro)bot fan di Западный мир e Работа для стрелка - vediamo adesso col cirillico cosa succede).

Insomma, si diceva del film Stalker. Film che non solo non avevo mai visto, ma di cui non avevo nemmeno sentito parlare. Cioè, ho un blog di cinema e non ho mai sentito parlare di quello che viene considerato un film importante, un pilastro della cinematografia di tutti i tempi.

La prima cosa che ho pensato è stata: OK, chiudo il blog, non si può essere così ignoranti.

La seconda è stata: "Poche storie, questo film s'ha da vedere!" e, senza por tempo in mezzo, l'ho visto.

Locandina del genere che piace a me
Cosa ho visto? Beh, la prima cosa che ho notato è che è un film lento. Ma no lento come quando Crozza fa Mannoioni.

Stalker è lento come può esserlo la vita e per questo, tu spettatore, ti senti come se fossi dentro il film, accanto ai personaggi che si muovono nella storia.

Tu spettatore devi introdurti furtivamente in una zona controllata e, mentre aspetti di avere via libera, guardi le pozzanghere e ti accorgi che sta scendendo una lieve pioggerellina.

Tu spettatore sei lì, insieme a personaggi, su un mezzo che ti trasporta verso il centro della zona misteriosa e stai pensando a cosa ti attende e, mentre pensi, guardi i tuoi compagni, studi le loro facce incerte, osservi i pelucchi sui loro berretti vissuti e ti chiedi che vita facciano queste persone, quali siano i loro desideri più intimi.

Poi ti ritrovi in questa zona misteriosa, dai connotati però anche familiari, punteggiata di piante di cicuta, e ti aspetti da un momento all'altro che accada qualcosa, perché lo stalker che ti guida ti ha detto che niente è come sembra e ogni cosa è potenzialmente pericolosa. E invece, di queste trappole mortali non si vede l'ombra e tu ti chiedi se lo stalker sia attendibile o se stia invece mentendo. Vorresti liquidare le sue ammonizioni, eppure sei combattuto: vorresti avere un segno, per poterti fidare, ma allo stesso tempo vuoi che tutto vada liscio per poter arrivare a destinazione e svelare, forse, il mistero.

Ecco, se il film fosse fatto oggi e soprattutto non da un regista-autore, probabilmente i protagonisti sarebbero di etnie diverse, ci sarebbe qualche donna, forse un adolescente nerd e un altro fighetto. La maggior parte di questi soggetti ci lascerebbe le penne nel tentativo di raggiungere la misteriosa stanza realizza-desideri e infine è probabile che ci sarebbe un finale con inverosimili rivelazioni aliene, eroi che salvano il salvabile e riescono a fuggire in un tripudio di esplosioni roboanti.

E questo sarebbe un film di intrattenimento, invece Stalker non è per niente un film di intrattenimento. Non è un film che serve a farti passare due ore, ma è bensì un film che serve a farti impiegare molte ore pensando a tutte le cose che ti sono state presentate. Un'opera d'arte di solito non ti dà risposte, bensì ti presenta delle domande alle quali tu ci devi pensare bene per cercare di arrivare a delle risposte.

Intendiamoci, non ho niente contro i film di intrattenimento, ci mancherebbe. E ci sono anche film capaci di intrattenere, ma non sono per questo privi di significato. Solo che spesso l'aspetto spettacolistico rischia di mettere in ombra quello più significativo. Stalker è invece un film spogliato di tutti quegli elementi superflui e accattivanti che potrebbero distrarre il pensiero da quello che è davvero importante.

C'è del vero nel fatto che la prima volta che si vede il film percepiamo una sorta di tensione sempre più crescente man mano che ci avviciniamo al finale. Attendiamo il momento in cui riceveremo l'illuminazione, la Risposta Finale, siamo come Joliet Jake, in attesa di venire avvolti da un fascio di luce azzurra e poi gridare che abbiamo capito tutto.

Non credo di spoilerare dicendo che il finale non ci darà delle risposte definitive e il film lo dobbiamo vedere e rivedere per poter carpire e capire gli elementi che dovremo poi noi elaborare al fine di trovare delle risposte soddisfacenti. Risposte che possono essere anche del tutto personali e soggettive.

Lo stalker non vi sembra la versione russa di Woody Harrelson?
Chi è lo stalker? È un personaggio positivo, portatore disinteressato di speranza e di felicità? Oppure è uno che agisce per soldi e a cui piace detenere un certo potere presso coloro che, disperati, si rivolgono a lui?
Cosa rappresenta la figlia dello stalker? E il cane?

E inoltre, conosciamo davvero i nostri desideri? Avremmo il coraggio di realizzarli o ne saremmo spaventati? Che cosa sappiamo (e possiamo sapere) veramente di noi stessi e di tutto quanto?

Gli interrogativi sono molti e il film sembra essere pieno di simboli. Uno di questi è rappresentato certamente dal treno che si ode in tre punti (se non sbaglio) del film: all'inizio, a 4/5 circa, e alla fine. Il rumore del treno è ogni volta accompagnato da una musica: la prima volta si sente un frammento della Marsigliese, la seconda volta si ode il Bolero di Ravel, mentre alla fine c'è il coro che canta l'Inno alla gioia, tratto dalla nona sinfonia di Beethoven.

Perché questi pezzi? Il primo e l'ultimo sono musiche di forte impatto emotivo, essendo il primo l'inno francese e il secondo è dal '72 l'inno dell'Unione Europea. Non so quale fosse l'intenzione di Tarkovski, ma ci vedo un qualcosa in comune tra i due pezzi, dal punto di vista musicale, se non altro. Come parole magari differiscono un po'.

Ma il Bolero? È un pezzo emotivo sì, ma di carattere sensuale, molto diverso dagli altri due. E tra l'altro appare in un punto criptico mica poco, accompagnando immagini di pesci e oggetti vari immersi nell'acqua. Cosa mi sta a significare il Bolero? Non sono certo in grado di dare una risposta, però questo fatto mi ha incuriosito e ho deciso di vedere come lo stesso pezzo musicale fosse stato trattato in altri film (ho però escluso 10 con Bo Derek).

Su imdb scopro che il pezzo viene usato nientepopodimenoche in Rashomon! E così, balzellon balzelloni, passo da un maestro all'altro e mi fiondo in direzione Giappone, a sentire un po' questo "Borero".

A proposito, lo sapevate voi che Rashomon è la struttura all'interno della quale i protagonisti del film si ritrovano a raccontarsi la storia del delitto? Che domande, sono certa che voi lo sapevate, ma io no: credevo fosse una parola giapponese che voleva dire qualcosa del tipo Anatomia di un omicidio, oppure La verità ti fa male lo sai, insomma, qualcosa del genere.

Pur essendo Rashomon diverso da Stalker, penso che ci siano degli elementi non così distanti tra loro. Quando in Rashomon si parla della menzogna, di come essa faccia parte della natura umana e di come la maggior parte delle volte non riusciamo a essere onesti con noi stessi, beh, frasi del genere non sarebbero state fuori luogo se pronunciate in Stalker.

Ma torniamo al nostro Bolero. Ebbene, vi annuncio che il Bolero, in Rashomon, NON c'è. C'è invece una musica simile - nella ritmica e nel tipo di melodia - ma decisamente non è il Bolero. A quanto pare, Kurosawa aveva chiesto al compositore della colonna sonora di scrivere una musica sullo stile del Bolero e il risultato è qualcosa di molto, molto simile, ma non identico e, secondo me, con qualcosa di marzialmente asiatico.

La musica si sente in particolare in due momenti: durante la camminata dell'uomo subito prima che questi trovi il cadavere del samurai e durante il racconto della moglie del samurai. Il ritmo incalzante sottolinea la tensione e il senso di tragedia e in qualche modo fa stare col fiato sospeso, in attesa di quello che verrà rivelato. Ecco, credo che l'aspetto fisico della sensualità sia sostituito, o sublimato, da un desiderio intellettivo di scoprire il prosieguo della storia.
Sembrerebbe comunque che diversi spettatori che associano automaticamente il Bolero alla performance di Bo Derek abbiano provato una strana sensazione durante la visione di Rashomon, sentendo quella musica così simile. Si spera che non abbiano avuto visioni di Toshiro Mifune con le treccine.

Ma passiamo ora a un film dove il Bolero c'è per davvero e per giunta in tutta la sua completezza. Chi vi fa venire in mente il signor Rossi? Chi ne è l'autore?

Mr. Rossi

Ma certo, lui, il mitico e pluripremiato Bruno Bozzetto, le cui animazioni ho visto per la prima volta nelle puntate di Quark, negli anni '80 (e all'epoca avevo una fissazione per Quark e mi venivano le crisi di nervi se in vacanza non saltava fuori una tv su cui vederlo).

Diversi anni fa avevo acquistato un cofanetto di film di Bozzetto (e a casa avevano letto male e mi avevano chiesto come mai avessi preso dei film di Pozzetto) e in esso c'è pure "Allegro non troppo", definito "la risposta italiana a Fantasia" (sempre 'sta frase fatta della risposta X a qualcosa Y). Sì, come Fantasia è composto principalmente, ma non solo, da segmenti animati aventi l'accompagnamento sonoro di pezzi famosi di musica classica, ma penso che i toni generali del film siano ben diversi da quelli disneyani e di certo non particolarmente adatti o comprensibili da un pubblico infantile.

Cofanetto di Bozzetto
(o Pozzetto?)
Il film è molto bello e intelligente (e Pozzetto canterebbe "iattatta tà") e presenta molte sfaccettature: riesce a essere comico, irriverente, satirico, ma anche commovente (oh, a me lo spezzone del gatto mi fa venire un groppo alla gola). Il connubio tra immagini, ritmo dell'animazione e musica lo trovo molto ben eseguito.

Uno di questi segmenti animati si svolge, appunto, al ritmo del Bolero e mostra un processo evolutivo che parte da qualche goccia di Coca Cola e si trasforma progressivamente in creature sempre più sviluppate fino ad arrivare a un finale che a me ha ricordato un famoso film con Charlton Heston (non dico quale).

I personaggi cartoonistici di Bozzetto sono incredibilmente espressivi. Io ammiro chi riesce con pochi tratti e fotogrammi a trasmettere così tante emozioni. Nella fattispecie di questo segmento boleresco, assistiamo a questa moltiplicazione di creature via via più numerose e complesse, che pur tuttavia mantengono una capacità empatica con lo spettatore.

L'animazione incalza, segue il ritmo crescente della musica e propone fantastiche invenzioni visive, come fossero a tutti gli effetti coreografie di un balletto. È una animazione da guardare e riguardare perché contiene un gran numero di dettagli e microsituazioni, anche crudeli, ma d'altronde nessuno ha mai detto che il processo evolutivo è una tranquilla passeggiata in un sentiero di campagna.

E il Bolero accompagna questa marcia inarrestabile e la musica stessa è così, un continuo spingere in avanti, è come una forza vitale che trova - e deve trovare - una strada per proseguire, anche se poi il finale non porta i più rosei pensieri ed è interessante l'interpretazione che viene data da Bozzetto relativamente alle ultimissime battute del pezzo musicale.

Devo dire che questo segmento mi colpisce nel profondo e certamente la combo audiovisiva è potente. Se non lo conoscete, guardatelo!

Chiudo qui questo pezzo, altrimenti diventa illeggibile. Avevo intenzione di scrivere altre cose, ma forse ne farò un seguito.



martedì 4 luglio 2017

Duel

Viste le ondate di caldo che in questi giorni imperversano sulla italica penisola, non dovrebbe essere difficile immaginarsi di essere in California, e precisamente nel deserto del Mojave, il più arido dell'America settentrionale, patria degli alberi di Yucca, quelli che nel film Rango si mettevano a camminare in direzione dell'acqua.

Ma cosa ci facciamo in questo deserto, sulle sue strade polverose e spaccate dal caldo, tra alture chiazzate di cespugli? Semplice, seguiamo le disavventure di un uomo, tale David Mann, che parte dalla sua casetta in un sobborgo di Los Angeles per dirigersi presumibilmente verso Palmdale, a parlare con un cliente.

Inforca gli occhiali gialli da guida e a bordo della sua macchina rossa si avvia verso la sua destinazione. Vi illustro il percorso con una immagine.


Siccome il film è stato girato nel 1971, l'autostrada gialla nr 14 (Antelope Highway) non era stata ancora completata, per cui il nostro protagonista usa la vecchia strada, chiamata Sierra Highway. Alcuni tratti di questa strada hanno diverse corsie, ma più ci si allontana da Los Angeles, più sono frequenti lunghi tratti in cui la highway ha solo due corsie. Questo lo specifico perché è una cosa fondamentale per lo svolgimento della storia.

Il nostro protagonista ha quindi un bel po' di strada da fare e devo dire che, abituata alle macchine spaziose di oggi, mi sembra sempre strano vedere come erano più piccole quelle di qualche decennio fa. Gli americani, tutto sommato, hanno sempre avuto macchine abbastanza ampie, ma in Italia, come facevano intere famiglie a star dentro una 500? E le persone panciute? Come facevano a mettersi alla guida di una 600? Per non parlare di un'Ape a tre ruote.

Come mi sembra angusta questa postazione di guida!
Insomma, nel bel mezzo del deserto, David Mann incontra il suo antagonista: un enorme mostro sbuffante e arrugginito, vale a dire una grande autocisterna con su scritto "Infiammabile".

Sulle prime, questa ingombrante presenza non è che una banale noia per David. Egli fa fatica a sorpassarla e, mentre aspetta il momento opportuno, si sente come un salmone affumicato a causa delle esalazioni dell'autocisterna che gli appestano l'abitacolo.

Ben presto però, si accorge che c'è qualcosa che non va. Il misterioso guidatore dell'autocisterna sembra divertirsi a infastidirlo: prima gli blocca la strada, poi si fa superare, ma in seguito lo risupera per intralciargli nuovamente la guida.

David inizia a turbarsi, ma il suo disagio si trasforma in terrore quando si accorge che il guidatore misterioso vuole attentare alla sua vita! Non è forse tentato omicidio tirare fuori il braccio dal finestrino indicando a chi sta dietro che il sorpasso è possibile, che la strada è libera, quando invece di fronte stanno arrivando macchine? Non è un assassino colui che tenta di speronarti, di mandarti fuori strada, o contro un treno in corsa? Le cose vanno davvero male per David Mann.

sabato 11 febbraio 2017

Titanic

Dopo 20 anni che questo film è uscito nelle sale e dopo che per 20 anni l'ho evitato, ora ho finalmente deciso di imbarcarmi nella titanica impresa di guardare 194 minuti di film.

  • Titanic: il film che ha vinto 11 oscar!
  • Titanic: il film che fino all'arrivo di Avatar è stato per anni quello che ha incassato di più!
  • Titanic: il film che, facendo un complicato calcolo a base di: inflazione del dollaro, analisi sociologica, analisi del prezzo dei biglietti del cinema dall'epoca dei Fratelli Lumiere a oggi e altri 107 parametri, si piazza al quarto posto nella lista dei film che hanno incassato di più in tutta la storia del cinema! Il calcolo è stato probabilmente fatto da Archimede Pitagorico, Hal 9000 e Pensiero Profondo (anche se quest'ultimo all'inizio aveva dato un altro numero).
  • Titanic: il film che ha lanciato l'allora baby-face DiCaprio nell'olimpo degli attori di Hollywood facendo impazzire le ragazzine di mezzo mondo!
  • Titanic: il film che ha stracciato le balle con la canzone "My Heart Will Go On", che perfino Kate Winslet ha detto che non ne poteva più di sentirla e che poi Celine Dion si è pure un po' incacchiata.

E quindi vediamo un po' cosa succede in questo filmone.
La storia inizia negli anni '90, allorché un figo cercatore di tesori si mette in testa di recuperare dal relitto del Titanic un diamantone gigante noto come "Cuore dell'Oceano". Lui e il suo collega nerd sono a bordo di un sottomarino e si muovono attorno alla nave affondata. Si vedono immagini suggestive del relitto, oggetti vari sparpagliati in giro. Anche un paio di occhiali che sembrano buttati lì un minuto prima: neanche una incrostazione o una lumaca di mare sulla lente. Potenza di Hollywood!

Il cercatore e il suo collega

Comunque, il cercatore figo e il suo collega nerd riescono a recuperare e portare in superficie una cassaforte. Con la stessa delicatezza con cui di solito si smista la spazzatura, il cercatore tira fuori dalla cassaforte un sacco di roba fangosa, perlopiù documenti. Non gliene frega minimamente di star maneggiando dei reperti dall'importanza storica, a lui gli frega solo che il diamante da oltre 50 carati non c'è.

Pulendo le carte dalla fanghiglia, però, salta fuori un disegno ritraente una donna nuda con al collo nientepopodimenoché il diamantone! (Naturalmente il disegno è perfettamente conservato, neanche una linea sbavata). La notizia del ritrovamento circola e si fa viva una vegliarda che dice di essere la donna del ritratto. Lei sul Titanic c'era.

Questa donna anziana si presenta al cospetto del cercatore figo e del suo amico nerd con l'intenzione di narrare loro la storia del naufragio e, per nessuna ragione apparente, il nerd le dà una spiegazione scientifica - a lei, una superstite - di come il Titanic abbia cozzato contro l'iceberg, di come si sia spezzato in due, di come la parte anteriore abbia iniziato a inabissarsi, di come la parte posteriore prima si sia alzata, poi si sia abbassata e poi di come entrambe le parti siano sprofondate negli abissi. Conclude il tutto dicendo:"Una figata!". Praticamente lo stesso tatto di una balena in un negozio di conchiglie. Alberto Angela non avrebbe mai detto una cosa del genere.

A questo punto, la vegliarda inizia il suo racconto e noi spettatori veniamo catapultati indietro nel tempo e ci troviamo nel porto da cui il Titanic sta per salpare.

Entra in scena Kate Winslet che interpreta la vecchia da giovane (chiaro no?). Non mi ricordo le prime parole che Kate pronuncia comunque il concetto è del tipo:"Ma dobbiamo proprio salire su questa bagnarola?". La ragazza sembra un po' spocchiosa ma in realtà è di umore nero perchè deve fare il viaggio con la madre e con il borioso fidanzato supertruccato e non sopporta nessuno dei due, né tantomeno l'ambiente di ricconi che le tocca frequentare. Quindi per lei, voglia di salpare pari a zero.

Cattivissimo fidanzato
dal trucco accentuato
Invece, in una bettola del porto, c'è DiCaprio, con un sacco di fondotinta in faccia, che interpreta un ragazzotto desiderossimo di salpare col Titanic e infatti sta giocando a poker con degli svedesi che hanno messo sul piatto il biglietto per la traversata. Per sua (s)fortuna vince un biglietto per sè e per il suo amico che, tutto contento, gli grida:"Figghiu di puttana!". (È solo nel doppiaggio italiano che c'è questa nuance sicula, nell'originale l'esclamazione è in normale italiano. Gli svedesi imprecano in svedese ma non ho conoscenza sufficiente della lingua per poter dire in quale dialetto lo fanno).

DiCaprio & friend salgono sulla nave all'ultimo secondo. Non appena ci mettono piede - e quando dico "non appena" lo intendo in senso letterale - la nave salpa. Manco fosse una metropolitana, che non appena la porta si chiude, il treno è già fuori dalla stazione.
Il capitano grida:"Avanti tutta!" e inizia un gran fermento: sottocoperta milioni di uomini gettano tonnellate di carbone nelle caldaie, fuoco e fiamme che neanche all'inferno, pistoni e stantuffi che si muovono freneticamente e via, la nave prende il largo.

Anche se presa da un altro film, è lei:
la mitica leva della velocità! La si vede
quando il capitano ordina l'avanti tutta
La sera del secondo giorno di navigazione, Kate (la chiamo così per semplicità) decide che piuttosto che sopportare ancora quelle persone insulse che le tocca frequentare, fidanzato fastidioso in primis, è meglio buttarsi in mare. È già fuori dal parapetto, pronta per il salto, quando sopraggiunge DiCaprio che, mettendo in azione il suo sex-appeal, in quattro e quattr'otto le fa cambiare idea.

Tra i due c'è subito intesa, la scintilla è scoccata. Il giorno dopo passano assieme un sacco di tempo, parlando d'arte (dal momento che lui fa disegni) e facendo a gara di sputi sul ponte. Naturalmente vengono beccati dalla madre snob di lei proprio mentre sono intenti in questa seconda occupazione.

Pressapoco a questo punto, si verifica il primo fatto grave: uno dei dirigenti della compagnia navale White Star - proprietaria del Titanic - parla con il capitano a proposito di aumentare la velocità di crociera allo scopo di arrivare a New York prima del previsto e ottenere grande visibilità sui giornali. Non si può dire se questa scena sia successa anche nella realtà, resta il fatto che il Titanic ha davvero mantenuto una velocità di navigazione troppo alta anche in zona iceberg, anche dopo aver ricevuto ripetuti avvertimenti e questo fatto è stato sicuramente cruciale e determinante nel verificarsi del disastro.

Tornando alla storia del film, DiCaprio viene invitato a cena al tavolo dei ricconi, dal momento che Kate ha detto a tutti che lui l'ha salvata mentre lei stava per cascare dalla nave. Quindi, come ricompensa, lui viene invitato a cena. Capirai che ricompensa, la madre e il fidanzato, quando non hanno la bocca impegnata a ruminare portate deluxe, la usano per sfottere DiCaprio di fronte a tutti. Comunque lui tiene testa ai ricconi antipatici e riesce nascostamente a dare a Kate un biglietto con la quale le chiede di incontrarsi dopo la cena. Si incontrano e lui le dice:"Sei pronta ad andare a una vera festa?".

E la porta negli alloggi di terza classe che sono praticamente diventati un discopub irla-scozzese: tutti che suonano, ballano, cantano, bevono. DiCaprio prima balla con una bambina, poi chiede a Kate di ballare ma la bambina non la prende bene e inizia a guardare la ragazza con occhi che sembrano lanciare pugnali. Kate dapprima fa la ritrosa poi invece si getta nel turbine delle danze tanto che DiCaprio quasi non riesce a starle dietro. Infine, Kate tira fuori il suo lato bad girl e si mette a fumare e bere birre da litro. Visti i precedenti con la gara degli sputi, mancava solo che sfidasse i rudi uomini a fare gara di rutti.

Occhi ostili guardano Kate mentre si sta divertendo nel discopub: sono quelli del maggiordomo del fidanzato, un individuo assai ficcanaso che non perde tempo a riferire al suo datore di lavoro riguardo la notte brava della ragazza. Per cui, la mattina dopo, Kate si becca prima un cazziatone dal fidanzato e poi anche dalla madre e finalmente noi spettatori capiamo perchè 'sta madre spinge così tanto la figlia a sposare uno che non sopporta. In pratica, madre e figlia hanno un sacco di debiti e il matrimonio è l'occasione per mettere a posto le finanze e sistemarsi. La madre prima gioca la carta della rabbia, poi invece la butta sul melodrammatico e con il labbro tremolante dice:"Vuoi forse vedermi lavorare...come camiciaia?". Poi chiude con una perla di saggezza:"Siamo donne ("oltre le gambe c'è di più!" cit. Sabrina Salerno e Jo Squillo). Non abbiamo mai scelte facili".

Nel pomeriggio Kate e altre persone vengono guidate dal progettista della nave a fare un giro. Incontrano il capitano che, proprio davanti a loro, riceve l'ennesimo avviso di attenzione ghiaccio. Il gruppo manifesta una certa preoccupazione ma il capitano pensa bene di tranquillizzarli dicendo che è normale trovare ghiaccio in quella stagione ma non bisogna preoccuparsi. Ci pensa lui: aumenterà la velocità! Mi sembra geniale come trovata. Il gruppo non ha una espressione molto tranquilla, dopo questa uscita.

mercoledì 11 gennaio 2017

Vacanze romane

Spesso le bambine amano giocare a fare le principesse. Dev'essere qualcosa che ha a che fare coi bei vestiti, le pettinature, l'essere ammirate. I bambini invece non mi risulta che giochino a fare il principe. Mettere un vestito con la fascia non desta, di solito, l'interesse dei giovani ometti. Al limite si mettono una corona in testa, prendono una spada e fingono di infilzare un drago. Di solito i maschietti prediligono l'azione.

Nel film Vacanze Romane (1953), con Gregory Peck e Audrey Hepburn, quest'ultima interpreta una principessa non particolarmente entusiasta del suo ruolo. Se incontrasse una bambina che si diverte a impersonare un'erede al trono, probabilmente cercherebbe di farle cambiare gioco.
Questa principessa sta facendo una tournée di rappresentanza in giro per l'Europa e si trova per la precisione a Roma. La vediamo durante una serata diplomatica impegnata a incontrare un numero interminabile di persone eminenti mentre il suo pensiero è rivolto alle scarpe che le fanno male. Poi le tocca ballare un'infinità di danze con partner che hanno mediamente l'età che potrebbe avere suo nonno.

Al momento di andare a dormire, gran dramma. La principessa si cruccia perchè ha una camicia da notte da vecchia e fa inorridire la sua segretaria/dama di compagnia raccontandole di certe donne che dormono nude. Poi si lamenta dell'acconciatura, anch'essa da ottuagenaria. Quante scene, la regina Elisabetta c'aveva già da un pezzo i capelli corti come poi te farai tu nel corso del film, cara la mia principessa.

Poi guarda dalla finestra e vede gente che balla a una specie di sagra e vagheggia di trovarsi lì anche lei, tra le persone comuni che si divertono senza dover sottostare ai doveri di corte. Secondo me, se avesse ballato tutta la sera con qualche figo granduca, di andare a mescolarsi con la gente comune le sarebbe fregato assai.

Comunque, niente sagra, si ficca a letto da dove ascolta la sua segretaria che le fa il riassunto degli appuntamenti che dovrà affrontare il giorno dopo. Colazione con l'ambasciatore, visita a una scuola, visita a una fabbrica di macchine dove le verrà regalata un'automobile. La principessa manifesta sempre più impazienza finché, al sentire l'ennesimo impegno, le viene una crisi di nervi. Comincia a gridare che lei è stufa, che non ne può più. Chissà, forse preferirebbe alzarsi alle quattro per allestire il bancone al mercato, come fanno le persone normali, alle quali tra l'altro nessuno dà le macchine aggratis.

Vabbè, sono un po' cattiva con sta principessa, in fondo a tutti capitano giornate no, dove qualsiasi cosa ci fa girare le palle. Inoltre, si sa che quando si è giovani, mal si sopportano le regole.

Insomma, viene chiamato un dottore che le inietta un qualche sedativo per calmare i nervi. Tutti vanno a dormire tranne la principessa, che all'insaputa di tutti scappa dal palazzo per andare all'avventura per le vie di Roma. Si tenga a mente che esce senza soldi.

I successivi 25 minuti di film, la principessa o dorme o nel dormiveglia farfuglia cose a caso usando un gergo da nobildonna. Perché dorme? Perché il sedativo del dottore ha iniziato a fare effetto e succede che lei si addormenta su un muretto dove viene trovata da un giornalista americano (Gregory Peck) che la crede ubriaca e per non lasciarla lì e non riuscendo a farsi dare il di lei indirizzo (perchè lei vuole mantenere l'incognito), se la porta a casa. Lei prima di crollare sul letto di lui, mentre si toglie i vestiti per mettersi il pigiama dice:"Non mi ero mai tolta i vestiti di fronte a un uomo e mi sembra del tutto naturale". Ma non è che il dottore, oltre al sedativo, le ha iniettato qualche droga che toglie le inibizioni?

A mezzogiorno dell'indomani lui si sveglia e va al lavoro. Lei dorme. Lui intanto scopre l'identità di lei e gli viene subito l'idea di fare un articolone esclusivo sensazionale, approfittando del fatto di avere la nobildonna per le mani.

Perfino la Bella Addormentata dormiva di meno
Torna a casa e lei ancora dorme. Sono le 2 del pomeriggio. Ma che razza di sedativo le aveva dato sto dottore per ridurla in tal stato letargico? Ma neanche il "sedatavo"di Frankenstein Junior era così potente.

Finalmente, a suon di cannonate, lei si sveglia (sì, perchè se lui non tornava a casa a svegliarla, lei avrebbe continuato ad libitum) e dopo quattro chiacchiere, senza mai rivelare la sua identità, gli dice che se ne deve andare e gli chiede qualche soldo. Lui dice che ha solo 2000 lire e gliene dà 1000. Lei preoccupata:"Ma non sarà troppo?". In quanto donna di alto lignaggio, lei non ha idea di quanto costi una cosa qualunque, forse non ha neanche mai visto del denaro in vita sua. Lui comunque la rassicura dicendole che 1000 lire equivalgono a circa 1 dollaro e mezzo.

domenica 9 ottobre 2016

I guerrieri della notte - Narrazione irriverente

Recentemente ho visto questo film che è considerato un capolavoro, una pietra miliare della storia del cinema. Mi aspettavo di vedere un film crudo, violento e amaro sulla vita di questi giovani che si uniscono alle gang della giungla metropolitana di New York.

Ora, probabilmente mi sono persa io lo spirito di questo film perché a me sembra un film d’azione per teenager, un film un po’ fumettoso. Non che con i fumetti non sia possibile raccontare storie di un certo peso, ma non mi sembra questo il caso. Inoltre, secondo me, ci sono diversi momenti di ridicolo involontario.

Mi permetto quindi di raccontare la trama del film evidenziando le cose mi che hanno fatto sbaccanare e sarò quindi un po’ irriverente; se c’è qualche fan in lettura, spero non se ne abbia a male.

Attenzione! Racconterò tutta la storia, quindi spoiler a manetta: lettori avvisati!


Trama
Siamo a New York nel 1979. Sulle immagini compaiono i titoli di testa. Il carattere usato è di colore rosso e le lettere hanno l’effetto un po' sangue che gronda, un po' graffito. Già da questo particolare dovevo capire che questo non è un film serio, non più di Freddy vs Jason, comunque.

Procediamo. Nel Bronx è stato organizzato un mega raduno di tutte le gang della città. Ogni gang partecipa con una delegazione di 9 componenti.
Come vi immaginate voi che dei membri di una gang prendano la metropolitana? Nel mio immaginario, e anche in base a quello che si vede di solito, questi personaggi scavalcano i tornelli e pigliano la metro gratis. Bene, in questo film no. I membri delle gang pagano il biglietto e ordinatamente passano in fila attraverso i tornelli! Evidentemente queste gang sono molto dotate di senso civico.

Andiamo avanti. Al raduno, mentre il capo della gang più potente della città sta facendo un discorso di fronte a tutti quanti, il leader pazzoide della band dei Rogues lo uccide sparandogli, addossando poi la colpa alla gang dei Warriors.
Succede un putiferio, volano cazzotti, coltelli, proiettili, arriva anche la polizia. I Warriors, che non hanno capito di essere accusati dell’omicidio, tentano in ogni caso la fuga ma nel parapiglia generale, il loro capo ci lascia la pelle.

I Warriors decidono che la cosa migliore è prendere la metropolitana e tornare di filato a Coney Island, il loro territorio. Solo lì saranno al sicuro. E in effetti, dopo essere sfuggiti a una banda rivale che gira in pullmino (i Turnbull AC's - sembra il nome di una squadra di calcio), i nostri Guerrieri riescono a raggiungere la stazione e a salire su un vagone (stavolta, essendo inseguiti, non hanno tempo di fare il biglietto!).

Scuolabus per gangster di città.
A mezzanotte c'è la lezione di roteamento catene.

I Warriors pensano di essere al sicuro ma la fortuna non è dalla loro. Alla stazione successiva c’è un incendio e la metro non può proseguire. Ai nostri tocca quindi scendere, uscire dalla stazione e andare a piedi a quella successiva ma devono fare attenzione perché è pericoloso girare per New York di notte, con tutte queste bande pericolose.

Infatti, dopo pochi passi, i Warriors entrano nel territorio dei temibili Orphans. Così temibili che i grandi boss della città si sono dimenticati di invitarli al raduno (e quindi ‘sti Orfani non sanno neanche del casino che è successo).
Ora, ogni banda ha un abbigliamento particolare che permette di distinguere un membro di una banda da quello di un’altra. I Warriors hanno un gilet con sulla schiena una immagine e il loro nome, i cattivi Rogues hanno berretti e giacche in pelle con teschio sul retro, c’è chi ha delle casacche asiatiche, chi è tutto vestito di nero. No, gli Orfani no. Essi indossano jeans e t-shirt verde con il loro nome appiccicato sulla schiena alla bell’e meglio. Peggio di così c’era solo scrivere il nome col pennarello. Più che una gang di quartiere sembrano un gruppo di nerd. Gli mancano solo gli occhiali con lo scotch sul naso e sono a posto.

Ho bisogno di un tecnico pc, qualcuno di voi è libero?
Ah, no scusate, voi siete gli Orphans

Sulle prime gli Orfani fanno un po’ gli scontrosi e mostrano ai Warriors addirittura dei ritagli di giornale dove si narrano le loro gesta. In pratica questi per essere presi sul serio e dimostrare di essere forti tirano fuori il curriculum! Mica pizza e fichi.
I Warriors dicono che loro devono solo andare alla metro, non vogliono rogne e i magnanimi Orfani rispondono: ”Beh, dai, allora passate pure”. 

Ma da un edificio esce una ragazza, forse la ragazza del capo. Ella dice in pratica agli Orfani che sono proprio degli sfigati se lasciano passare i Warriors così impunemente, senza neanche una scazzottata.
Feriti nell’orgoglio, gli Orfani dicono che i Guerrieri potranno passare solo se si toglieranno il loro gilet d’ordinanza. I Guerrieri rispondono picche e partono a passo di marcia verso la stazione. Vengono inseguiti dagli Orfani che però non fanno nemmeno in tempo a tirare fuori un rasoio da barbiere e a dire:”Vi pisciamo in testa!” che i Warriors gli lanciano addosso una bottiglia esplosiva che fa saltare in aria una macchina e i poveri Orfani assieme ad essa.

Sgominati quindi gli Orfani in due minuti, i Warriors entrano in stazione dove però trovano dei poliziotti, da loro affettuosamente chiamati “elmetti”. Nel casino generale, uno della gang, lottando con un poliziotto, finisce sotto un treno in corsa mentre gli altri si ritrovano divisi in due gruppi: quattro di loro fuggono fuori dalla stazione mentre gli altri tre riescono a prendere una carrozza e a fuggire.

Il gruppo dei 4, appena messo piede fuori dalla stazione, si ritrova nel territorio degli spaventosi Baseball Furies. Questi sì che fanno paura, vanno in giro vestiti con una divisa da baseball, mazza compresa, e le loro facce sono pitturate di bianco, nero, rosso. Incontrarli di notte non deve essere molto simpatico.

Un esponente delle Baseball Furies, forse un fan dei Kiss

Le Furie subito iniziano a inseguire i quattro Warriors; arrivati in un parco la fuga ha termine e s’impone un combattimento. Nota: le Furie sono almeno in sei.
Secondo voi, chi vince tra i sei armati e i quattro disarmati? I quattro disarmati, è ovvio. E nel giro di pochi minuti, poi. Evidentemente le Furie puntano tutto sul look minaccioso. Se gli avversari si spaventano, bene; se bisogna anche combattere, le Furie hanno qualche problemino. La lotta non è il loro forte, diciamo.

Terminata la lotta, i fantastici quattro proseguono il cammino e vedono una ragazza tutta sola seduta su una panchina (la ragazza è interpretata da Mercedes Ruehl – bravissima ne “La leggenda del re pescatore”). Il sessuomane del gruppo non capisce più niente. I suoi ormoni impazziti gli impediscono di notare che la situazione è un po’ sospetta; dice agli altri di andarsene e abborda la ragazza.
Incredibilmente lei ci sta! E siccome lui deve far vedere che è un vero uomo, le sue avances sono un tantinello violente. Ma la ragazza non è una semplice ragazza, è una poliziotta in borghese e non ci mette molto ad ammanettare alla panchina il nostro maschione arrapato e a chiamare rinforzi. Se le Baseball Furies non fossero state ancora agonizzanti dopo la batosta, avrebbero potuto vedere come sarebbe stato assai facile avere la meglio su almeno uno dei Warriors.
 
Nel frattempo, i tre Warriors che avevano preso la metro arrivano a Union Square. Si guardano attorno e vedono un gruppo di ragazze che fanno loro gli occhi dolci. Non solo, le ragazze li invitano addirittura nel loro appartamento. Ai tre non sembra vero e con l’ormone già a palla seguono le ragazze nel loro covo. Due Warriors iniziano ad amoreggiare mentre il terzo si guarda attorno intimidito. E menomale! Perché le ragazze sono in realtà componenti della banda The Lizzies! E quando pensano che gli uomini siano abbastanza distratti, chiudono la porta col chiavistello e tirano fuori coltelli e pistole. I Warriors pensano bene di darsi alla fuga.
Ora, in un film normale, magari uno dei tre rimarrebbe a terra perlomeno ferito ma siccome siamo ne:”I guerrieri della notte”, i tre disarmati riescono a scappare illesi dal covo di una masnada di donne inferocite e armate fino ai denti. Anzi, a dire il vero, non del tutto illesi: uno si fa un graffio all’avambraccio. Un gatto gli avrebbe fatto più male.

Le Lizzies non hanno una divisa, sono una gang in incognito

Dopo queste svariate disavventure, i Warriors riescono finalmente a riunirsi tutti a Union Square. E qui incontrano la gang dei Punks. Non bisogna lasciarsi ingannare dal nome, i Punk non indossano giubbotti borchiati né hanno i capelli colorati con taglio alla mohicana. No, i Punk indossano una maglia colorata preferibilmente a strisce, salopette in jeans e pattini a rotelle. Ripeto: maglia colorata, salopette, pattini. Se si guarda solo il capetto, che ha pure una faccia truce, la cosa non sembra strana; ma se si guarda la gang nel suo insieme sembra di trovarsi a un raduno di idraulici. Se avessero anche il berretto rosso potrebbero essere scambiati per i nipoti di SuperMario.

I Punks stanno cercando i Warriors
o devono riparare le perdite dei gabinetti?

Appare comunque subito chiaro che i Punk vogliono menare le mani. I Warriors però sono astuti e attirano i Punk nelle toilette degli uomini. E qui la banda della salopette dimostra di essere un po’ ingenua. Se entrando nella toilette non si vede nessuno, è abbastanza ovvio che i Warriors si sono nascosti dentro i gabinetti. E allora quando i Guerrieri escono all’improvviso dai cessi, perché i Punk sono così sorpresi? Che candidi.
Comunque, tra un lavandino e un orinatoio, le due bande se le danno di santa ragione e se non altro stavolta i Warriors sono finalmente armati. Giù mazzate, coltellate, cazzotti, porte di gabinetto, insomma una rissa in piena regola. 
Se solo però non si vedesse così smaccatamente che la faccenda è fasulla. Mi aspettavo da un momento all’altro che apparissero in sovraimpressione scritte del tipo: POW! BAM! SBENG! come nei telefilm anni ‘60 di Batman. Il realismo era all’incirca lo stesso.
I nostri Warriors hanno la meglio nello scontro, ci avrei quasi scommesso.

Anche Batman avrebbe volentieri partecipato alla rissa nei bagni

Dopo aver metaforicamente fatto calare le braghe (anzi la salopette) ai Punk, i Warriors prendono la metro e finalmente raggiungono Coney Island, famosa per il luna park e la spiaggia. E proprio tra le giostre qualcuno li attende. Sono loro: i famigerati Rogues! Sono venuti apposta con la macchina - sì perché loro la macchina ce l’hanno; macchina... in realtà è un carro funebre graffitato ma almeno i Rogues non hanno problemi di metro.

Il leader dei Rogues, tal Luther, è un pazzoide attaccabrighe e inizia a far tintinnare tre bottiglie cantando ripetutamente e in tono sempre più stridulo:”Guerrieeeeeri, giochiamo alla gueeeerrraaaa?” (in originale: “Waaaaarrioors, come out to plaaaaaay”). Lo dice almeno una decina di volte con un effetto sempre più urtante, sia in italiano che in inglese. Già alla quinta volta gli avrei fatto tintinnare le bottiglie in testa purchè stesse zitto. Anche i Warriors ne sono infastiditi, anche se non lo danno tanto a vedere (Michael Beck, l’attore che fa il capo dei Warriors ha la stessa espressione dall’inizio alla fine del film, inutile dire che la sua interpretazione non mi ha particolarmente colpito).

Si impone una sfida sulla spiaggia. Il leader dei Warriors propone al capo dei Rogues un duello tra loro due. Quest'ultimo non è un tipo molto sportivo: senza neanche acconsentire, tira fuori una pistola e spara ma il capo dei Warriors è più svelto: gli tira un coltello sul polso facendo sbagliare così il tiro al malvagio Luther. 

Improvvisamente arriva la numerosa gang dei Gramercy Riffs, proprio quella il cui leader era stato ucciso all'inizio. Il capo dei Gramercy sembra Eddy Murphy in "Un poliziotto a Beverly Hills". I Warriors, sempre senza darlo a vedere, temono il peggio. Invece, i Riffs hanno saputo di come sono andate veramente le cose, lodano i Warriors e accerchiano i Rogues per giustiziarli.

THE END

Insomma, a vedere il film mi sono divertita ma certo non posso dire di aver visto un capolavoro, comunque è sempre bene guardare film che sono entrati nell'immaginario di una generazione.


Locandina

 Il poster ha una bella illustrazione che mi ricorda un po' addirittura il dipinto "Il quarto stato" di Giuseppe Pelizza da Volpedo.

Nella illustrazione si possono vedere vari personaggi del film che però non sono rappresentati in maniera accurata.
Il capo dei Warriors ha un gilet "sbagliato", il gilet "giusto" è quello indossato dai due personaggi ai lati; inoltre nel film il capo non indossa nessuna fascia in testa.
La ragazza a fianco a lui potrebbe essere una Lizzie anche se non mi pare che abbia la faccia di qualcuna delle attrici che interpretano le componenti di quella banda.
L'uomo di colore a destra ha la faccia dell'attore che interpreta Cochise però ha un fazzoletto in testa, seppur di colore sbagliato, come ha solo Cleon, il capo iniziale dei Warriors.
L'uomo a sinistra è vestito come un Warrior ma nel film non c'è nessun personaggio con quella faccia.
Si vedono diversi membri delle Baseball Furies, anche se hanno delle decorazioni facciali che nel film non si vedono.
In alto a sinistra si intravedono i Punks in salopette e davanti a loro ci sono gli Hi-Hats con cappelli a cilindro e vestiti da mimi.
Si vede inoltre il titolo scritto con il fantastico font graffitt-sanguinolento; peccato che sia in viola anzichè in rosso.

That's all for now folks!