A volte, quando vedo certe persone reduci da una o più sessioni dal chirurgo estetico, mi viene proprio in mente questo gioco.
Perché certi personaggi si fanno fare bocche troppo grandi e le accostano a nasi troppo piccoli?
Perché qualcuno desidera avere zigomi enormi come panettoni?
Perché gli occhi appaiono spesso o troppo piccoli o troppo grandi?
In sintesi: perché manca il senso della proporzione e queste persone non capiscono che la bellezza di un volto non consiste nell'accostamento quasi casuale di elementi che non stanno bene uno vicino all'altro?
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| Ecco, se per caso volevate vedere il leviatano frankensteiniano sopra descritto. Forse però non lo volevate davvero vedere. |
Forse qualche pensiero simile ce l' aveva anche Saul Bass, quando nel 1966 ha realizzato i titoli di testa del film Operazione diabolica. Contrariamente alla maggior parte dei titoli di cui si è occupato, questi non hanno le sue illustrazioni ma mostrano delle inquadrature ravvicinate e distorte di parti di un volto umano. L'idea di Bass era quella di scomporre gli elementi di un volto, distorcerli e ricombinarli nuovamente allo scopo di preparare lo spettatore alla storia del film.
E di cosa parla questa storia? Parla di un uomo di 60 anni, sposato e con un ottimo impiego, ma insoddisfatto della sua vita. E il peggio è che non sa neanche lui esattamente qual è il motivo della sua insoddisfazione. Un giorno, l'uomo inizia a ricevere delle incalzanti telefonate da parte di un amico che riteneva morto. Questo amico lo convince a recarsi presso gli uffici di una misteriosa organizzazione che sarà in grado di cambiargli la vita.
L'uomo ci va e quelli dell'organizzazione gli cambiano la vita davvero in tutti i sensi. Questi misteriosi individui si occupano infatti di dare ai propri clienti delle nuove identità; si vantano di dare loro una nuova vita più soddisfacente, una seconda opportunità, una vera e propria rinascita.
L'uomo viene convinto, ma in realtà anche costretto, a sottoporsi a un intervento chirurgico in seguito al quale si risveglierà con l'aspetto di un giovane trentenne con la faccia di Rock Hudson. Gli viene dato un nuovo nome, una casa in riva al mare con tanto di maggiordomo e studio per poter dipingere. Per quanto riguarda la sua vecchia identità, verrà inscenata una morte.
L'uomo però ben presto si accorgerà che questa nuova vita, apparentemente così perfetta, senza responsabilità, senza il peso della vecchiaia incombente e senza la costrizione di un lavoro poco creativo, non è davvero quello che lui desidera e chiede a quelli dell'organizzazione di cambiare di nuovo identità, questa volta facendo le cose a modo suo. Ma quelli dell'organizzazione non sono tanto d'accordo...
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| Alcune immagini dei titoli |
Il film è incentrato sul "solito" discorso dell'individuo che a un certo punto della sua esistenza si rende conto che le cose che fa o che ha non sono davvero quelle che voleva fare o avere. Ho messo "solito" tra virgolette per intendere che l'argomento non è certo nuovo ma non per questo è un argomento banale. Anzi se già i filosofi dei millenni scorsi ce la battevano col 'conoscere se stessi' e noi siamo ancora qua che non lo abbiamo ben capito, è meglio se continuiamo a parlare dell'argomento. Repetita iuvant, forse.
Comunque, cinquant'anni dopo che è stato fatto questo film, siamo ancora qui col mito del sempre giovani, sempre belli e tirati e dove non arriva la chirurgia ci pensano i filtri Instagram.
A proposito, lo sapevate che la chirurgia estetica è vecchia di millenni e veniva usata per ricostruire parti del corpo danneggiate da ferite, malattie o punizioni giudiziarie? È solo a cavallo fra l'800 e il '900 che questo tipo di chirurgia ha iniziato a essere utilizzato per alterare la fisionomia a scopi puramente estetici. Molti inoltre cercavano di modificare quei tratti somatici che maggiormente indicavano la loro appartenenza a una certa etnia.
Negli anni '60 poi c'è stato il boom e mi pare che la tendenza sia in crescita. Anzi, forse adesso la cosa è così comune che non ci si fa tante domande in merito, ma nei decenni scorsi il tema dell'alterazione corporea mi sembra fosse abbastanza sentito.
Ho intitolato il post "Operazioni chirurgiche anni '60" perché oltre a questo film vorrei citare anche due episodi del mai abbastanza lodato telefilm "Ai confini della realtà".
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| Nr 12 looks just like you |
L'altro episodio è il famosissimo È bello quel che piace dove una giovane donna dall'aspetto fuori dal comune si fa operare ben 12 volte per tentare di essere simile agli altri.
E si evince bene l'annosa questione: essere se stessi (ammesso di sapere come si è) o essere come gli altri? L'uomo medio desidera uniformarsi alla massa, avere l'aspetto giusto, possedere e fare le cose giuste perché essere diversi è più difficile, è una lotta psicologica (ma anche pratica) continua.
Eppure anche il continuo uniformarsi costa fatica ed è fonte di nevrosi. Inoltre, l'uomo medio segretamente ambisce a distinguersi e a essere ammirato e passa la vita cercando di far parte della massa ma al contempo di elevarsi appena appena al di sopra di essa.
Ho accomunato il film (con i bravissimi John Randolph e Rock Hudson nei ruoli pre e post operatorio) con i due episodi di Twilight Zone perché condividono i temi e quell'estetica simile, tipica di quel periodo, dove il futuro veniva visto come qualcosa di ordinato, essenziale, asettico e angosciante. Il modo di raccontare le storie è privo di distrazioni, va direttamente all'essenza di quello che si vuole esprimere. Le carte sono in tavola ma danno molto da pensare allo spettatore.
Inoltre i finali sono a sorpresa.
A questo punto, chi sono questi 5 famosissimi attori?
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| La versione attoriale non è tanto meglio di quella politica |








