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martedì 10 novembre 2020

Alea #4: Fantascènza mmeregano

La dea bendata nemmeno stavolta mi ha propinato un film decente da vedere e inoltre non si è nemmeno sforzata di cambiare tema rispetto all'ultimo, indi per cui siamo di nuovo nella fantascienza con alieni di mezzo.

In sorte mi è toccato l'asettico "Oblivion" (2013).

Non indugiamo, non tergiversiamo, tuffiamoci subito in codesto obliabile film.

Siamo nel 2077 e Tom Cruise, con la stessa faccia che aveva 30 anni fa e con la stessa faccia che avrà nel 2077, ci informa che la Terra è diventata praticamente inabitabile. A quanto pare, 60 prima sono arrivati degli alieni chiamati Scavenger, che come prima cosa ci hanno bombardato la luna (cattivoni) e poi sono venuti sul nostro pianeta, dove hanno ingaggiato guerra con gli umani. Quest'ultimi si sono difesi a suon di armi nucleari (nukes, in inglese) e quindi, bomba qua, bomba là, gli umani hanno vinto sì la guerra, ma hanno radioattivato tutto il pianeta rendendolo inabitabile. Pare che gli umani superstiti si siano trasferiti tutti su Titano, satellite di Saturno. 

[Lo sapevate che Titano è stato avvistato per la prima volta da Christiaan Huygens nel 1655? Il nome "Titano" è invece stato scelto in seguito dall'astronomo John Herschel, nel 1847, che ha proposto che i satelliti di Saturno all'epoca conosciuti si chiamassero come i fratelli e le sorelle di Crono, corrispettivo greco del dio Saturno.]

Tom Cruise è ancora sulla Terra perché deve occuparsi dei droni che servono a difendere delle strutture che stanno immagazzinando l'acqua del mare per trasformarla in energia... uff basta, quanti spiegoni, mi sto stancando al solo scriverne.

Per farla breve, a Tom mancano ancora due settimane di lavoro sulla Terra e poi dovrà andarsene su Titano, ma lui su Titano non ci vuole andare, no no Titano no no Titano no. 

Tom vuole stare sulla Terra, ma non sulla palafitta ipertecnologica dove vive con la sua partner-collega. Lui vorrebbe stare in un covo nascosto che si è costruito tra le montagne. Un covo un po' hippy, dove colleziona libri dalla copertina in pelle e può ascoltare dischi in vinile. 

Se non ci mettono il tocco retrò in questi film, non sono contenti.

Comunque, a Tom gli hanno cancellato la memoria precedente agli ultimi cinque anni, ma lui continua ad avere delle strane visioni, che si scopriranno essere tracce di ricordi non cancellati. In questi ricordi, vede continuamente una donna misteriosa e quindi, quale sorpresa quando, un bel giorno, casca dal cielo una navicella contenente astronauti ibernati tra cui proprio la donna protagonista dei suoi amarcord fantascientifici! 

Che siano gli anni 80 del XX secolo o del XX,
Tom è sempre giovane come in Top Gun
La donna è interpretata da Olga Kurylenko che devo ancora capire se sappia o meno recitare. A giudicare da questo film (e da Quantum of Solace), non mi sembra un'attrice del tutto travolgente, ma forse dovrei guardare qualcos'altro, perché se dovessi stabilirlo in base a questo film, direi che nemmeno Tom Cruise sa recitare. I pochi attori che appaiono si muovono con uno stile etereo, lento, compassato. Camminano quasi fluttuando e hanno lo sguardo sempre sfuggente, come se fossero assorti in pensieri troppi elevati per il volgo comune. Un po' come degli elfi: personaggi irreali che mai ti immagineresti in grado di sbadigliare o fare un rutto. O al limite rovesciare un po' di caffè su un ipertecnologico schermo da tavolo.

L'unico che recita diversamente è Morgan Freeman, che più che recitare gigioneggia, anzi morgafreemaneggia, e con atteggiamento da filosofo spaccone, rivela a Tom la vera natura degli Scavenger. Dopo la rivelazione, c'è un po' di combattimento, ma non tanto, e poi gran finale.

In definitiva, un film che guardi e mentre lo guardi, inizi già a dimenticarlo. Forse non un film da vedere all'una di notte, ma credo che non avrei avuto un'altra impressione anche se lo avessi guardato all'una del pomeriggio. Per descrivere l'ipotetico futuro che ci viene presentato nel film, scelgo gli aggettivi: asettico, simmetrico, regolare, tecnologico, freddo, desolato. Ma potrei usare gli stessi aggettivi per descrivere il film stesso e l'impressione che mi ha suscitato. Non è brutto, ma è tutto già visto e stravisto.

E comunque, di film con argomenti Spazio, Memoria, Identità e Cloni ce n'è di meglio. Uno su tutti il bel "Moon" con Sam Rockwell, di cui non mi ricordo niente se non che parla di spazio, memoria, identità e cloni. E che è bello.

Niente, nemmeno questo Alea si è rivelato avvincente, ma non demordo! Persevero! Prima o poi incapperò in un gran filmone!

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L'altra sera, ho poi messo su un romantichello americano con ambientazione italiana intitolato "Tutte le strade portano a Roma". Ho pensato che ne sarebbe potuto venire fuori un post dove avrei sviscerato altri luoghi comuni sull'Italia.

Il film era partito nel modo "giusto", con Sarah Jessica Parker che, subito prima di atterrare in Italy, decanta alla figlia poco entusiasta le meraviglie del nostro paese: "La gente, il cibo, il gelato".

Poi, la Sarah Jessica passa a elencare altre cose tipiche, ma di altro genere: Anche in questo paese c'è ingiustizia. C'è una seria corruzione. Ci sono il fascismo, le disparità sociali. La gente mangia nei bidoni dell'immondizia. 

Però, la Sarah Jessica spiega che la gente mangia nei bidoni dell'immondizia perché il cibo è buono, così buono che lo si mangia direttamente dal bidone.

Già nei primi minuti, dalle colline toscane, spunta fuori Raoul Bova nei panni del bel maschio italico, già amore del passato della protagonista. Non appena i due si vedono, partono gli sguardi e i sorrisini e noi spettatori abbiamo già capito come andrà a finire.

Ma con gran sorpresa, il film si rivela essere più frizzante e meno scontato del previsto. La storia d'amore tra i due non è l'argomento principale e menomale, dal momento che Bova e la Parker non mi sembrano poi così ben assortiti. E non ho trovato nemmeno particolari luoghi comuni! Anche il tipo di fotografia del paesaggio non era del genere cartolina patinata. Non riesco a fare un post dissacrante!

L'unica cosa un po' assurda è un titolo di notiziario. Dunque, siccome la figlia della Parker fugge con l'anziana madre di Bova, quest'ultimo, per riacciuffarle, coinvolge una giornalista che titola così la notizia della fuga: "Nonna-napper: nonna rapita". Nonna-napper dovrebbe stare per "rapitrice di nonne", da kidnapper, che però vuol dire rapitore, ma rapitore generico, mica solo di bambini. Inoltre, nonostante tutti gli inglesismi di cui siamo vittime, mi pare che "kidnap" ancora non venga utilizzato a livello giornalistico e sicuramente non avrebbe nessun senso fare un "gioco di parole" sostituendo "kid" con "nonna". Assolutamente incomprensibile e assurdo. Anche se non è detto che, visto l'andazzo, un'espressione del genere non venga davvero usata in futuro, anche se speriamo di no: povero italiano e povere nonne!

Chiudo con una frase che pronuncia la mitica Claudia Cardinale nei panni della nonna "rapita", spiegando alla figlia della Parker come si fa un autostop di successo. Le dice che bisogna mettere bene in mostra le gambe perché:  

"In Italia, la coscia funziona sempre!"

P.S. Nella locandina, credo russa, l'abbigliamento dei protagonisti è parecchio diverso e inoltre nello sfondo viene preferito il Colosseo a San Pietro.


 

sabato 18 gennaio 2020

Alea film #3: l'invasione aliena

L'anno scorso ho inaugurato la rubrica "Alea Film", in cui recensisco un film estratto a sorte dal palinsesto di Sky.
Dopo essermi beccata un patinato film di Zeffirelli e una pessima commedia italiana che non faceva ridere, è il momento del filmone dove gli ameregani respingono un'invasione extraterrestre facendo il culo agli alieni.

Il film è una zetata teribbile e speravo che Lucius se ne fosse occupato, spernacchiandolo sonoramente, nel suo stupendo blog Il Zinefilo. Invece non mi sembra che l'abbia fatto ed è un peccato, anche perché, invece di scrivere io una recensione, avrei direttamente linkato la sua.

Il senso di questa locandina?
Che se sei in coda in tangenziale,
per passare il tempo, ti puoi guardare
i meteoriti fotoscioppati che cadono
Il film in questione è "World Invasion" (2011) il cui titolo originale è "Battle: Los Angeles".

La narrazione inizia subito in medias res: il mondo è sotto attacco da parte di un nemico sconosciuto che sta bombardando tutte le principali città, tra cui Los Angeles, verso cui un gruppo di marines sta volando in elicottero.

Anzi no, fermi tutti, niente medias res. Facciamo un salto indietro a 24 ore prima, quando tutto è tranquillo, perché dobbiamo fare la conoscenza di questi marines. E te pareva.

E andiamo a conoscere 'sti marines, visto che ci tengono tanto.

Il primo della lista è il sergente interpretato da Aaron Eckhart, che si sente vecchio, stanco, bolso e cadente. In più ha un peso sulla coscienza perché durante la guerra in Iraq ha fatto un'azione sbagliata e ha perso tutta la sua squadra. Vuole andare in pensione ed è praticamente all'ultimo giorno di lavoro.

Poi vediamo un breve spaccato della vita degli altri marines: c'è quello che si deve sposare, c'è quello la cui moglie è incinta, c'è un altro che è appena stato reclutato, c'è quello che ha qualche problema psico-fisico-traumatico ecc ecc.

Non che ce ne freghi un granché, a dire il vero, e nemmeno alla trama del film fregava molto, ma gli sceneggiatori ci tenevano tanto a farceli conoscere.

Bene, dopo tutte queste presentazioni di rito, siamo pronti a partire? Sì, lo siamo.

Non ho capito.

SIIIII'! LO SIAMO!

Bene, vi voglio belli carichi, pieni di testosterone e patriottismo a palla perché dobbiamo fargliela vedere noi, a questi buzzurri di alieni!

E allora partiamo: dei meteoriti stanno cadendo lungo la costa della California e bisogna evacuare le città costiere. Ma salta fuori che i meteoriti non sono normali meteoriti: al loro interno vi sono infatti delle componenti meccaniche. Per un secondo viene presa in considerazione l'ipotesi terroristica, ma no, troppo banale: i bombardatori sono sicuramente alieni.

Per l'evacuazione viene radunato un gruppo di marines, tra cui Eckhart, che però deve sottostare ai comandi del tenente Martinez, fresco fresco di accademia. Questo Martinez prima grida ai suoi uomini cose del tipo: "Facciamogliela vedere, a questi che attaccano la nostra casa, famiglia, città! Facciamogli il culo a strisce!" Peccato che poi, appena saliti sull'elicottero, lui sia il primo a cagarsi sotto e a iniziare a scrivere una lettera alla moglie. Si interrompe solo perché l'elicottero si muove troppo a causa dei bombardamenti alieni e dunque la scrittura gli viene troppo traballante.

Il gruppo arriva all'aeroporto di Santa Monica dove un sergente dà delle istruzioni: andare nelle case, recuperare dei civili e portarli in una stazione di polizia dove verranno prelevati da alcuni elicotteri. Poi tutto verrà bombardato. Il tenente Martinez ha già gli occhi a palla e fa fatica a seguire la "complessità" del piano, ma per fortuna Eckhart ripete i punti salienti.

"Non ho capito, dov'è che dobbiamo andare?"

"Allora, sempre dritto, via dei Mille..."

Il gruppo di marines inizia a girare per le villette di Santa Monica e dopo due secondi cade in un'imboscata aliena. I marines fanno a botte nei cespugli e nelle siepi dei giardini con una tale convinzione che gli sembra di essere nella giungla del Nicaragua. Non so perché, mi vengono in mente le piovre dai tentacoli immobili di Ed Wood...

Al minuto 36, fa la sua comparsa Michelle Rodriguez, nelle vesti di un sergente dell'Air Force. Arriva bardata da combattimento, armata di tutto punto, dicendo di essere sopravvissuta a un agguato.
L'ineffabile Eckhart, tomo tomo, le rivolge la battuta del secolo: "Lei è pronta a sparare?"
Ma come cazzo ti viene in mente? Neanche fosse arrivata vestita da miss, con tacco 12 e unghie di 10 centimetri! Io gli avrei sparato tra i piedi, costringendolo a ballare la tarantella e poi vediamo se ero pronta a sparare! Spero che Eckhart si sia fatto dare un bonus per aver dovuto pronunciare una bojata simile.

La Michelle risponde che non è arrivata dove è arrivata
per via del suo bel faccino

Comunque la Michelle non è che abbia fatto qualcosa di così impressionante in questo film. Se lo ha fatto, dormivo.

Finalmente, dopo aver girato tanto, i nostri marines trovano 5 civili. Tra questi, c'è una bambina (quella che poi ha fatto "Sotto assedio - White House Down") e una veterinaria a cui Eckhart lancia subito dolci sguardi d'intesa. Ma facessero almeno un po' di sesso, forse le cose sarebbero più interessanti. Invece no, catturano un alieno ferito mezzomorente e gli fanno una specie di debug: lo aprono in quattro e mettono fuori uso uno alla volta i suoi organi fino ad arrivare all'organo che lo fa schiattare. Mah...era già mezzo morto... mi sembra la storiella dello scienziato che taglia le zampe alla rana, le dice "salta" e poi deduce che la rana senza zampe diventa sorda.

Nel frattempo si spara, si lancia bombe, si mitraglia, si grida (ripetendo ogni cosa tre o quattro volte). Il tenente Martinez va in palla ogni due per tre e in pratica ripete quello che dice Eckhart che ogni tanto anche lo supplica: "Signore! Ci dia gli ordini!" Poi però sto Martinez si immola per la causa e così il comando passa definitivamente a Eckhart e non c'è più bisogno di fare teatrini su chi dirige la faccenda.

Poi si continua a sparare, mitragliare, lanciare bombe, gridare e io nel frattempo sto anche per addormentarmi perché il piattume regna sovrano. Ma attenzione: c'è il momento del pathos! Eckhart viene accusato di aver abbandonato i suoi uomini in quella sua azione sbagliata in Iraq e lui allora si lancia in un discorso motivazionale dove elenca nome, cognome, matricola, grado, numero di telefono, di scarpe e gusto di gelato preferito degli uomini che ha perso. Perché lui ci teneva, ma adesso dobbiamo metterci una pietra sopra e guardare al futuro. Chi 'a avuto, 'a avuto, e chi 'a dato, 'a dato, scurdámmoce 'o ppassato, simme a Los Angeles paisà. Tutti sono emozionati w riprendono a bombardare, mitragliare, gridare, ma questa volta con gli occhi bagnati dalle calde lacrime della commozione.

Si scopre che gli alieni controllano tutto tramite una centralina sotterranea e quindi bisogna distruggerla. Per cui giù da capo a sparare, bombardare, mitragliare... uff. Una palla devastante.

Non c'è davvero nulla, ma nulla che possa essere vagamente interessante in questo film. Non si pretende un'idea originale, ma almeno un po' di intrattenimento. Qui abbiamo solo piattume retorico patriottico e scene viste già milioni di volte. Siamo a livello videogame, solo che se non ci puoi giocare, dov'è il divertimento?

Poi ci fosse una, ma dico una, inquadratura fissa non traballante. Speravano di rendere il tutto più interessante? Beh, non ci sono riusciti.
Similmente, io non riesco a trovare una, ma dico una, cosa positiva di questo film. Se qualcuno di voi ha visto il film e ci è riucito, che me lo faccia sapere!

Secondo me nemmeno a loro è piaciuto il film

(Comunque, se sono in ritardo con la recensione, è tutta colpa di Cassidy il cui pezzo su Peaky Blinders mi ha convinto a provare a guardarlo e ora non riesco a smettere! Proprio io che se guardo una serie mi stufo dopo 5 minuti!)

giovedì 30 maggio 2019

Alea film #2: commedia italiana in versione lipogramma estremo

Per il secondo episodio di questo genere di post, il Destino mi dice di vedere un filmetto su cui però non riesco nell'intento di scrivere un pezzo sufficientemente degno di interesse.

Per rendere quindi questo post un po' più brioso di quello che potrebbe essere, commenterò il film odierno per 4 volte consecutive e in tutte le volte eviterò l'utilizzo di un diverso simbolo.

Non so se si vede che mi sto esibendo in evoluzioni linguistiche piuttosto contorte: questo perché sono nel primo segmento del post e non mi sto servendo del simbolo che precede "b".

Niente più indugi: si inizi orsù!
Il filmetto che vi propongo oggi è "Non è vero eppure ci credo". Il titolo non è proprio questo, il termine in corsivo sostituisce uno differente il cui senso è simile. Comunque il titolo sottintende l'oroscopo.

Il film ci descrive le vicende di due uomini, piuttosto perdigiorno, che spendono i soldi delle loro superefficienti e cerberesche mogli in progetti inverosimili di nessun successo. Un giorno, essi conoscono un individuo che possiede un posto dove ci si nutre solo con cibo non richiedente in modo diretto l'uccisione delle bestie. In breve: un posto che offre solo un menù veggie.

Questo individuo dice di percepire molti soldi per merito di questo posto veggie e quindi i due uomini decidono di mettere in piedi pure loro un esercizio con gli stessi elementi distintivi. I due ingenui non si rendono conto che il posto veggie del loro conoscente è un covo dove si vendono droghe ed è questo smercio che rende ricco il suddetto conoscente, non il cibo.

Comunque, i due ingenui uomini mettono in piedi l'esercizio veggie che invero non riscuote nessun successo. Pochissimi clienti e quindi pochissimi soldi in ingresso, con in più le mogli furenti che, come ciminiere, emettono fumo collerico.

I due uomini ritengono che se ci fosse chi scrive loro un'eccellente recensione, il loro esercizio veggie otterrebbe notevole promozione e quindi i clienti giungerebbero in numero enorme.

C'è un noto critico che potrebbe nutrirsi presso di loro e poi scrivere l'eccellente recensione, però codesto critico nutre odio profondo per il tipo di menù che i due uomini propongono. Come risolvere difendendo i propri principi? Semplice: con ingredienti dell'orto si deve produrre cibo che sembri vitello, pollo, suino ecc. e lo si deve poi cuocere nel modo opportuno per confondere e circuire così il critico.

Incredibile eppur vero: l'invenzione ottiene il successo voluto. Il critico crede di nutrirsi di bestie e invece così non è. Scrive l'eccellente recensione e l'esercizio dei due individui si riempie di gente. Gente che crede di nutrirsi di costolette e conigli e invece ingerisce prodotti di orto. Però sorgono imprevisti: un gruppo pro-bestie vorrebbe che l'esercizio chiudesse, mentre il critico infine scopre l'imbroglio. Non temete: il lieto fine c'è ed è vicino.

Il filmetto secondo me è piuttosto esile e non molto convincente. Il ritmo è un po' smorto e lento; tutto in genere non è molto fluido. Il sottofondo sonoro è poco presente e questo silenzio non può che mettere in rilievo il difetto ritmico, in un film comico poi.

I due interpreti, Nunzio e P. (il cui nome non posso scrivere), sono secondo me poco filmici e poco comici. Non sono né buffi, né divertenti e nemmeno intensi, tò. Li vedo più come scrittori e inventori di storie e motti di spirito, più che non sullo schermo.

Comunque trovo e sottolineo un elemento positivo in questo film: il proporre e suggerire il pensiero veggie come modo etico e diverso di nutrirsi sfuggendo però le critiche e prese di posizione violente nei confronti di chi si nutre di bestie. Un consiglio del tutto indulgente.

Bene, redigere questo scritto è molto difficoltoso ed è giunto il momento di scrivere il segmento successivo dove non userò il simbolo "e".

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Oh, qual gioia, qual giocondità adoprar di nuovo la "a". OK, ripartiamo!

Stavolta non scrivo il titolo: troppi simboli proibiti! Lo modifico? Lo parafraso? Ok, parafraso il titolo in "Falso, ma io ci casco". Qualcosa di più falso di un oroscopo? Non so, ma in molti ci cascano. Ma ora via con la storia!

Una coppia di amici - un po' fannulloni, via - dotata di mogli poco dolci ma con gran abilità di far soldi, prova di continuo ad avviar improbabili attività dagli scarsi profitti. Un giorno, gli amici conoscono un tizio, tal Armando, capo di una trattoria i cui piatti sono fatti solo con uova o formaggi o ortaggi. Armando millanta grandi guadagni con la trattoria, così gli amici, ispirati, aprono una loro trattoria con piatti privi di cibi fatti con animali.

Ma i guadagni di Armando non sono proprio dovuti alla trattoria, ma allo spaccio di droga a cui la trattoria fa da facciata. Gli amici ignorano la cosa, quindi si stupiscono quando notano la scarsa attrattiva prodotta dalla loro trattoria sui consumatori. Tavoli vuoti, afflusso scarso, mogli irascibili schiumanti di rabbia...la coppia di amici ha i suoi grattacapi.

Gli amici si dicono:"Una buona pubblicità ci aiuta di sicuro. Chiamiamo a cibarsi da noi un critico culinario famoso. Sarà così soddisfatto da pubblicar un articolo positivo sulla nostra trattoria." 
Difficoltà in vista: il famoso critico ama cibarsi solo di carnazza, non di ortaggi o formaggi. In qual modo sormontar l'ostacolo salvaguardando i propri principi? In facil guisa: camuffando con abilità la soia da carnazza. Il critico non capirà la disuguaglianza.

Strano ma non falso, il critico ci casca! Convinto dal cibo, pubblica un articolo straordinario, così la trattoria ha il boom di consumatori. Tutti scambiano la soia con la carnazza, non hanno dubbi su cosa stanno mangiando. Ma subito nascono difficoltà: un gruppo di animalisti tuona contro la trattoria. Bisogna sigillarla! 

Ancora: il critico individua il raggiro minacciando una pubblica accusa. In qual modo gli amici potranno uscir in gloria? Riusciranno a cantar vittoria? Riusciranno, riusciranno.

Il film non mi ha proprio convinto, manca di ritmo, di fluidità. L'ho trovato un po' fiacco, poco incisivo. Ho trovato lacunosa la colonna sonora; ciò ha smorzato il ritmo ancor di più.

Ho trovato gli attori un po' impacciati, non naturali. I protagonisti principali, Nunzio con Paolo, mi son parsi poco attori, poco comici. Non li ho trovati buffi, o spassosi o profondi. Un po' anonimi, in qualità di attori da film. Li trovo più indicati in qualità di autori di gag o racconti (da film).

Ma voglio rimarcar una cosa positiva: il film comunica la filosofia sulla possibilità di non nutrirsi di animali (filosofia su cui sono d'accordo). Non critica chi fa in un altro modo, ma mostra, consigliando con tranquillità, un'altra modalità con cui cibarsi.

Passiamo ora a un altro tratto di articolo, privato stavolta di "i".

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Ecco qua, sarà meno penoso elaborare questa parte? Staremo a vedere, ma non credo. Posso almeno esporre le parole sul poster, operando un leggero emendamento dallo stampo romanesco:"Non è vero ma ce credo". Bello, no? D'altronde molte persone credono all'oroscopo, ma non per questo l'oroscopo è una cosa vera.

La trama è la seguente: Paolo, col compare N., trascorre le annate abbozzando, senza successo, un progetto dopo l'altro. Fa tutto quanto col denaro della consorte manager, brava nel guadagnare euro. Anche la consorte del compare N., che è un'avvocatessa, è operosa e valente nel far denaro. Per farla breve, Paolo e N. sono due che perdono tempo e denaro progettando cose molto strampalate.

Ma tutto sembra prendere un altro corso quando Paolo e N. conoscono Armando, che ha un locale che offre menu prevalentemente vegetale. Questo menu consente anche qualche uovo e qualche formaggetto. Armando vanta una grande opulenza: questo locale dal menù prevalentemente vegetale rende una fortuna! Allora Paolo e N. esclamano:"Avremo un nostro locale vegetale e faremo denaro a palate!"
Paolo e N. non sanno che Armando vende droga, nel suo locale vegetale, che è dunque solo un mascheramento per un cosa affatto legale.

Aperto dunque questo locale vegetale, Paolo e N. presto vedono che le cose non vanno come dovrebbero: poca gente, denaro scarso e oltretutto le loro compagne danarose e sdegnate sbuffano fumo da qualunque poro!



Paolo e N. pensano a come ottenere una certa reclame e hanno una grande trovata: se un certo famoso commentatore esperto verrà a gustare un pasto presso la loro taverna e ne sarà contento, forse potrà comporre un post da mettere sul suo blog e regalare loro notevole clamore. Ma c'è un problema: questo famoso commentatore nonché recensore ama solo la carne e dunque nessun menu vegetale può essere portato al suo desco.

Come superare questo grave problema senza abbandonare le loro credenze? Paolo e N. trovano un modo per elaborare e cuocere un certo baccello facendolo sembrare carne e, stranamente, ce la fanno davvero a gabbare questo famoso recensore che magna con gran gusto codesto legume confondendolo con carne.

Codesto recensore fa un post dove usa parole stupende per parlare del locale vegetale posseduto da Paolo e N. Grande successo: tutte le sere, la gente fa a botte per magnare quella che crede essere carne. Non sanno che c'è un portentoso legume mutaforma adatto per qualunque trattamento! Comunque, nonostante un gran successo, le seccature non tardano a far comparsa sulla scena: un gruppo pro-creature non umane vuole far serrare la taverna vegetale e pure quel famoso recensore scopre la truffa e urla allo scandalo. 


Ma Paolo e N. sapranno far fronte a queste seccature ottenendo grande successo. 

Ho trovato quest'opera un po' slavata e spenta, poco allegra o effervescente.  Le performance del cast sono poco buffe e mancano della cadenza adatta a un'opera del genere opposto al dramma, secondo me certo. C'è poca colonna sonora che avrebbe potuto nascondere un po' certe pecche. Penso che Paolo e N. dovrebbero fare soprattutto opera legata alla stesura delle battute e delle trame, apparendo meno sullo schermo. Senza offesa!

Ma c'è una cosa buona e favorevole dentro quest'opera e sopra la quale bramo mettere l'accento: potete magnare bene anche senza creature non umane sul tavolo e questo ha una valenza morale e salutare. Questo concetto, che personalmente sposo, è proposto pacatamente, senza attaccare coloro che hanno un altro parere. 

E ora concludo anche questa terza parte e procedo verso la quarta, dove non userò la "o".

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Qui c'è il difficile, state certi. Già si deve evitare la scritta sull'immagine che presenta il film. La parafraserei in tal maniera:"Credere alle cazzate". Vale a dire, credere ai presagi degli astri: più cacchiata di questa. (Mica vi sentirete ingiuriati se ci credete. Credete pure nelle idee che desiderate!) Si inizi dai, che vien tardi!

P. passa gli anni ad avviare imprese fallimentari grazie ai quattrini della sua partner, abile manager e femmina decisamente agguerrita. N. fa uguale. Un bel dì, P. si imbatte in un tale che dichiara di avere quattrini a palate grazie alla sua taverna vegetariana. Anche N. naturalmente si imbatte in quel tale. 

P ha un'idea e dice a N:"Apri insieme a me una taverna vegetariana! La ricchezza è assicurata!" In verità, quel tale di qualche riga fa, ha parecchi quattrini grazie alla vendita di stupefacenti, di cui la taverna è unicamente una facciata. Ma P. mica sa di questa faccenda e neanche N.

P. apre la taverna insieme a N. ma si stupisce per la mancanza di clienti. Scarsi denari in entrata e in più, partner arrabbiatissime dalle narici fumanti. 

N. ha un'idea: e se venisse a mangiare alla taverna una celebrità esperta di piatti e vivande, di pietanze e manicaretti e scrivesse qualche riga che esaltasse la suddetta taverna? Sai la pubblicità che ne deriverebbe? Sai quanti clienti paganti? Tanti.


Ma c'è una barriera da superare: questa celebrità disprezza le pietanze vegetariane e desidera invece unicamente i piatti a base di carne. Che fare, anche per rimanere fedeli ai principi? Facile: basta tramutare sapientemente un legume in carne e la celebrità ne sarà deliziata e mai penserà di mangiare cibi per nulla animaleschi. 

Incredibile, l'idea riesce: la celebrità ci casca e apprezza le pietanze della taverna, senza mai immaginare qual è il reale ingrediente delle vivande. La celebrità scrive pubblicamente belle frasi e la fama della taverna sale alle stelle. Tutte le sere c'è una gran quantità di clienti. E ciascun cliente pensa di mangiare carne, mica legumi!

Ma mica finisce in tal facile guisa: un insieme di animalisti grida all'indecenza e pure la celebrità alla fine capisce la truffa. P. è nei guai e N. insieme a lui. Ma una lieta fine sta per arrivare...

Direi che il film è carente di fluidità e della ritmica tipica dei film da ridere. Mi sembra che manchi l'allegria e la frizzantezza e che l'attività degli interpreti manchi di naturalezza. Si sente che manca la musica, una sua presenza più intensa sarebbe stata gradita e i difetti del film magari sminuiti. Mi permetterei di dire che P. sembrerebbe rendere più efficamente in veste creativa più che intepretativa. Questa mia stupida idea vale anche per N.

Ma mi piacerebbe spendere qualche frase per evidenziare un'idea valida del film: mangiare bene senza animali nei cibi si fa tranquillamente ed è sia una faccenda etica che salutare. Questa idea è stata data in maniera pacata, senza criticare chi la pensa e agisce differentemente.

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Ho sudato tutte le camicie possibili e sono neuronicamente esausta. Spero si sia capito qualcosa di quello che ho scritto e se vi è piaciuto, potete leggervi un altro post del genere che avevo fatto due anni fa. Se trovate lettere che stanno nella sezione in cui non dovrebbero stare, segnalatemelo pure. E se per caso vi chiedete perché non ho scritto una quinta parte senza la lettera "u", la risposta è che le parole con le "u" sono poche ed è facile scrivere senza usarle.

martedì 2 aprile 2019

Alea Film #1: il film d'autore

Eccomi qua, di ritorno da una tournée trionfale in tutta l'Europa, l'Oceania e la Polinesia del Sud. Dopo avere affrontato influenze, pc rotti, ansie, cavallette, cimici della soia eccetera eccetera, eccomi qua: riprendo possesso del blog con la prima puntata della rubrica dedicata alla casualità.

Fortunatamente, il sorteggio che ho eseguito mi ha evitato la visione di cinepattoni e soprattutto di pattume di stampo tronista e invece mi ha fatto beccare - udite, udite - un film d'autore e per giunta italiano e per giunta fiorentino.

Ecco, spero che adesso non pensiate a Pieraccioni anche perchè, verrebbe mai in mente a qualcuno di definire uno dei suoi film un film d'autore? Direi di no.

L'autore di codesto film misterioso è sì italiano, ma ha lavorato in larga parte in produzioni di stampo internazionale e nei suoi film sono apparsi parecchi dive e divi stranieri, ad esempio Elizabeth Taylor e il suo consorte Richard Burton, il sommo Alec Guinness, Mel Gibson, Philippe Noiret, Brooke Shields, Faye Dunaway, Anna Paquin e via avanti.

Anche in questo film troviamo mucchi di grandi nomi, che sembra quasi di leggere la lista degli invitati alla notte degli Oscar. Ne cito subito qualcuno: Maggie Smith, Judy Dench, Lily Tomlin, Joan Plowright e perfino la diva delle dive: Cher.

A questo punto credo che abbiate pochi dubbi e avrete senz'altro capito che il film è di Zeffirelli Franco e il titolo è Un tè con Mussolini (1999).

La trama del film è parzialmente autobiografica perché è ispirata all'infanzia e alla prima giovinezza dello stesso Zeffirelli, durante gli anni della seconda guerra mondiale. Zeffirelli bambino (che però nel film si chiama Luca perché volutamente non c'è una perfetta corrispondenza tra la realtà e il film) viene in pratica allevato da un gruppo di signore inglesi che hanno scelto la Toscana - e Firenze in particolare - come patria d'elezione, per via della cultura e dell'arte che vi si respira.

Tra queste donne c'è anche una ricchissima americana, che naturalmente è Cher, che dà un aiuto economico al giovane Zeffirelli e lo introduce all'arte, dal momento che lei ne è molto appassionata e ha pure i mezzi per poter collezionare le opere dei pittori più famosi.

Un'altra del gruppo di queste donne (Maggie Smith) è una fan di Mussolini e vede in lui una sorta di novello imperatore romano. Tanta è la sua ammirazione che riesce persino a incontrarlo e a bersi un tè con lui, inondandolo di complimenti e stima imperitura. Lui promette di provvedere personalmente a che il gruppo delle signore inglesi non venga minimamente disturbato dagli accadimenti bellici. Si può fidarsi di tale promessa? Macché.

Il duce se ne strafrega assai delle siore inglesi la cui libertà viene sempre meno col passare del tempo e in particolare allo scoppio della guerra tra Italia e Inghilterra, quando poi le donne vengono trasferite in una scuola abbandonata a San Gimignano.

Detto tutto questo, a me sto film non mi sa né di carne né di pesce, non è né commedia né drammone. Non si può dire che sia fatto male ma se si allungava giusto un attimo, lo si poteva piazzare tranquillamente in prima serata su Raiuno come sceneggiato in due o tre puntate. E gli sceneggiati - di solito - non è che siano poi queste grandissime opere imperdibili. Te li guardi magari mentre leggi il giornale, fai la calza, giochi a Tetris. Non occorre che ci dedichi tutta l'attenzione.

Gli sceneggiati ti raccontano una storia in modo lineare, senza guizzi, senza stranezze, senza visioni registiche di un qualche tipo e questo film mi pare in linea con questo stile. L'idea di narrare il periodo bellico italiano da un punto di vista straniero poteva anche essere interessante, ma mi pare che Zeffirelli sia rimasto un po' in superficie e il risultato è che ci sono tanti personaggi, tante situazioni, ma niente che mi abbia veramente preso.

Il personaggio di Cher si innamora di uno che finge di amarla e invece pianifica di fregarle il patrimonio e consegnarla ai tedeschi. Quando Cher viene avvisata di questo piano malvagio, lei si rifiuta di crederci e si chiude in camera a piangere come una adolescente. Tutte le donne inglesi cercano di convincerla a fuggire ma lei no, non vuole. Arriva Maggie Smith, che per tutto il film non poteva sopportare la stilosa Cher e nel frattempo si è disillusa su Mussolini, e basta che le dica:"Dai fuggi, ci siamo fidati di uomini che si sono rivelati dei gran bastardi" che Cher fa la valigia in men che non si dica. Tic e tac, pathos pari a zero.

Almeno si fosse messa a cantare Cause I'm strong enough / To live without you / Strong enough and I quit crying. Avrebbe fatto un'uscita di scena migliore. Più frizzante, se non altro.

Nel cast c'è anche Massimo Ghini, nella breve parte dell'assai poco simpatico padre di Zeffi che sgancia sì la grana per mantenere il figlio, ma meno ce l'ha tra i piedi e più è felice. Questo padre è sposato con una donna che non è la madre di Zeffi e c'è una scena in cui Ghini è tutto agitato perché sta arrivando la moglie e non vuole che lei veda il bambino. Beh, sembra che Ghini stia facendo le prove per i futuri cinepanettoni perché ha la stessa recitazione che ha in seguito, in tali film, quando si agita perché la moglie sta per beccarlo con l'amante.

Un'altra cosa poi che non mi piace tanto è il fatto che la maggior parte degli attori è doppiata con voce perfetta e priva di inflessioni, ma ogni tanto spunta fuori qualcuno che parla con accento smaccatamente toscano oppure anche napoletano. Sembra quasi macchiettistico. Allora anche gli inglesi dovrebbero essere doppiati con la loro accentazione.

Bene, direi che su questa pellicola non ho altro da aggiungere se non che c'è una curiosa coincidenza che fa di questo film il degno iniziatore di codesta rubrica: il personaggio di Maggie Smith si chiama Lady Hester Random!

domenica 10 marzo 2019

Avviso nuova rubrica

Dopo averci pensato su per qualche giorno, ho deciso che proverò per qualche mese, con una frequenza che devo ancora decidere, a tenere questa nuova rubrica che chiamerò AleaFilm. La rubrica consiste nell'estrarre a sorte un film, guardarlo e poi scriverci su un pezzo.

Questo significa che potrebbe toccarmi di guardare un qualche cinepanettone, oppure un kolossal da 5 ore, o un tv movie natalizio per famiglie e cani, o uno dei duemila film di supereroi di cui io non so praticamente niente, o anche un film introspettivo dove i protagonisti dicono una frase a testa e poi basta.

Però potrebbe capitarmi anche di vedere un bel filmone, di quelli che pure mi piacciono ma...sarò in grado di scriverci su qualcosa? Io vedo diversi bei film su cui però non saprei da dove partire per scrivere qualcosa che non sia troppo banale oppure già stato scritto da blogger ben più competenti di me. Ecco, questa è una cosa che un po' mi preoccupa ma ho deciso da autosfidarmi e vedere cosa succede.

Avviso che c'è qualche categoria di film che non vedrò, lo so già da subito, comunque semmai dovessero uscire film di quelle categorie, scriverò cosa ho evitato e perché e poi estrarrò un altro film.

Quindi se vi interessa questo mio personale esperimento, rimanete sintonizzati, a breve arriverà il primo episodio.