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martedì 10 novembre 2020

Alea #4: Fantascènza mmeregano

La dea bendata nemmeno stavolta mi ha propinato un film decente da vedere e inoltre non si è nemmeno sforzata di cambiare tema rispetto all'ultimo, indi per cui siamo di nuovo nella fantascienza con alieni di mezzo.

In sorte mi è toccato l'asettico "Oblivion" (2013).

Non indugiamo, non tergiversiamo, tuffiamoci subito in codesto obliabile film.

Siamo nel 2077 e Tom Cruise, con la stessa faccia che aveva 30 anni fa e con la stessa faccia che avrà nel 2077, ci informa che la Terra è diventata praticamente inabitabile. A quanto pare, 60 prima sono arrivati degli alieni chiamati Scavenger, che come prima cosa ci hanno bombardato la luna (cattivoni) e poi sono venuti sul nostro pianeta, dove hanno ingaggiato guerra con gli umani. Quest'ultimi si sono difesi a suon di armi nucleari (nukes, in inglese) e quindi, bomba qua, bomba là, gli umani hanno vinto sì la guerra, ma hanno radioattivato tutto il pianeta rendendolo inabitabile. Pare che gli umani superstiti si siano trasferiti tutti su Titano, satellite di Saturno. 

[Lo sapevate che Titano è stato avvistato per la prima volta da Christiaan Huygens nel 1655? Il nome "Titano" è invece stato scelto in seguito dall'astronomo John Herschel, nel 1847, che ha proposto che i satelliti di Saturno all'epoca conosciuti si chiamassero come i fratelli e le sorelle di Crono, corrispettivo greco del dio Saturno.]

Tom Cruise è ancora sulla Terra perché deve occuparsi dei droni che servono a difendere delle strutture che stanno immagazzinando l'acqua del mare per trasformarla in energia... uff basta, quanti spiegoni, mi sto stancando al solo scriverne.

Per farla breve, a Tom mancano ancora due settimane di lavoro sulla Terra e poi dovrà andarsene su Titano, ma lui su Titano non ci vuole andare, no no Titano no no Titano no. 

Tom vuole stare sulla Terra, ma non sulla palafitta ipertecnologica dove vive con la sua partner-collega. Lui vorrebbe stare in un covo nascosto che si è costruito tra le montagne. Un covo un po' hippy, dove colleziona libri dalla copertina in pelle e può ascoltare dischi in vinile. 

Se non ci mettono il tocco retrò in questi film, non sono contenti.

Comunque, a Tom gli hanno cancellato la memoria precedente agli ultimi cinque anni, ma lui continua ad avere delle strane visioni, che si scopriranno essere tracce di ricordi non cancellati. In questi ricordi, vede continuamente una donna misteriosa e quindi, quale sorpresa quando, un bel giorno, casca dal cielo una navicella contenente astronauti ibernati tra cui proprio la donna protagonista dei suoi amarcord fantascientifici! 

Che siano gli anni 80 del XX secolo o del XX,
Tom è sempre giovane come in Top Gun
La donna è interpretata da Olga Kurylenko che devo ancora capire se sappia o meno recitare. A giudicare da questo film (e da Quantum of Solace), non mi sembra un'attrice del tutto travolgente, ma forse dovrei guardare qualcos'altro, perché se dovessi stabilirlo in base a questo film, direi che nemmeno Tom Cruise sa recitare. I pochi attori che appaiono si muovono con uno stile etereo, lento, compassato. Camminano quasi fluttuando e hanno lo sguardo sempre sfuggente, come se fossero assorti in pensieri troppi elevati per il volgo comune. Un po' come degli elfi: personaggi irreali che mai ti immagineresti in grado di sbadigliare o fare un rutto. O al limite rovesciare un po' di caffè su un ipertecnologico schermo da tavolo.

L'unico che recita diversamente è Morgan Freeman, che più che recitare gigioneggia, anzi morgafreemaneggia, e con atteggiamento da filosofo spaccone, rivela a Tom la vera natura degli Scavenger. Dopo la rivelazione, c'è un po' di combattimento, ma non tanto, e poi gran finale.

In definitiva, un film che guardi e mentre lo guardi, inizi già a dimenticarlo. Forse non un film da vedere all'una di notte, ma credo che non avrei avuto un'altra impressione anche se lo avessi guardato all'una del pomeriggio. Per descrivere l'ipotetico futuro che ci viene presentato nel film, scelgo gli aggettivi: asettico, simmetrico, regolare, tecnologico, freddo, desolato. Ma potrei usare gli stessi aggettivi per descrivere il film stesso e l'impressione che mi ha suscitato. Non è brutto, ma è tutto già visto e stravisto.

E comunque, di film con argomenti Spazio, Memoria, Identità e Cloni ce n'è di meglio. Uno su tutti il bel "Moon" con Sam Rockwell, di cui non mi ricordo niente se non che parla di spazio, memoria, identità e cloni. E che è bello.

Niente, nemmeno questo Alea si è rivelato avvincente, ma non demordo! Persevero! Prima o poi incapperò in un gran filmone!

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L'altra sera, ho poi messo su un romantichello americano con ambientazione italiana intitolato "Tutte le strade portano a Roma". Ho pensato che ne sarebbe potuto venire fuori un post dove avrei sviscerato altri luoghi comuni sull'Italia.

Il film era partito nel modo "giusto", con Sarah Jessica Parker che, subito prima di atterrare in Italy, decanta alla figlia poco entusiasta le meraviglie del nostro paese: "La gente, il cibo, il gelato".

Poi, la Sarah Jessica passa a elencare altre cose tipiche, ma di altro genere: Anche in questo paese c'è ingiustizia. C'è una seria corruzione. Ci sono il fascismo, le disparità sociali. La gente mangia nei bidoni dell'immondizia. 

Però, la Sarah Jessica spiega che la gente mangia nei bidoni dell'immondizia perché il cibo è buono, così buono che lo si mangia direttamente dal bidone.

Già nei primi minuti, dalle colline toscane, spunta fuori Raoul Bova nei panni del bel maschio italico, già amore del passato della protagonista. Non appena i due si vedono, partono gli sguardi e i sorrisini e noi spettatori abbiamo già capito come andrà a finire.

Ma con gran sorpresa, il film si rivela essere più frizzante e meno scontato del previsto. La storia d'amore tra i due non è l'argomento principale e menomale, dal momento che Bova e la Parker non mi sembrano poi così ben assortiti. E non ho trovato nemmeno particolari luoghi comuni! Anche il tipo di fotografia del paesaggio non era del genere cartolina patinata. Non riesco a fare un post dissacrante!

L'unica cosa un po' assurda è un titolo di notiziario. Dunque, siccome la figlia della Parker fugge con l'anziana madre di Bova, quest'ultimo, per riacciuffarle, coinvolge una giornalista che titola così la notizia della fuga: "Nonna-napper: nonna rapita". Nonna-napper dovrebbe stare per "rapitrice di nonne", da kidnapper, che però vuol dire rapitore, ma rapitore generico, mica solo di bambini. Inoltre, nonostante tutti gli inglesismi di cui siamo vittime, mi pare che "kidnap" ancora non venga utilizzato a livello giornalistico e sicuramente non avrebbe nessun senso fare un "gioco di parole" sostituendo "kid" con "nonna". Assolutamente incomprensibile e assurdo. Anche se non è detto che, visto l'andazzo, un'espressione del genere non venga davvero usata in futuro, anche se speriamo di no: povero italiano e povere nonne!

Chiudo con una frase che pronuncia la mitica Claudia Cardinale nei panni della nonna "rapita", spiegando alla figlia della Parker come si fa un autostop di successo. Le dice che bisogna mettere bene in mostra le gambe perché:  

"In Italia, la coscia funziona sempre!"

P.S. Nella locandina, credo russa, l'abbigliamento dei protagonisti è parecchio diverso e inoltre nello sfondo viene preferito il Colosseo a San Pietro.


 

domenica 17 maggio 2020

A Simple Life

Continuano le mie visioni cinematografiche misto mare.

Ho visto "Il fantasma dell'opera" del 1962 (della Hammer) e l'ho trovato gradevole. Quei film horror inglesi di quel periodo hanno il loro perché. La musica dell'opera è da taglio delle vene, secondo me, ma per fortuna che la si sente in maniera massiccia soltanto negli ultimi minuti del film.

Poi ho visto "La morte bussa due volte", un film di produzione italo-tedesca dove Fabio Testi, abbigliato in maniera vagamente metrosessuale, interpreta uno psicopatico che seduce e uccide donne, mentre il detective che cerca di incastrarlo ha un aspetto a metà tra Roger Moore e Ken di Barbie. Film dallo stile teutonico un po' deprimente, con un montaggio non proprio perfetto e un uso massiccio di inspiegabili zoom. Per i fans del genere.

Ho rivisto con piacere "I tartassati" i cui titoli di testa appaiono a ritmo di tango. Totò e Aldo Fabrizi recitano con ritmo perfetto, come se davvero stessero ballando un tango. Molto divertente.

Poi mi sono trastullata con "Impatto imminente", con Bruce Willis che interpreta un poliziotto, il cui padre è un poliziotto, i suoi zii sono poliziotti, i cugini sono poliziotti e quando la sua partner Sarah Jessica Parker va a trovarlo a casa, vede una parete con appesi i quadri degli antenati, anche quelli poliziotti! Sembrava una barzelletta.

Ho guardato "Lost in love", un film (più o meno) romantico ambientato in Grecia, con Matthew Modine nei panni di un archeologo noiosetto e scialbo. Peccato non poter stabilire quali fossero i luoghi comuni sulla Grecia, però erano un po' sospette le onnipresenti tre vecchie vestite di nero che andavano in giro spettegolando. Anche se le rendeva meno sospette il fatto che passeggiassero declamando versi di Saffo. Interessante quello che la protagonista femminile dice a Modine: "Abbiamo appena fatto il bagno nudi e non mi vuoi dire dove si trova la reliquia X. Però lo hai detto al sindaco. Anche con lui hai fatto il bagno nudo o ti sei spinto oltre?" Era forse un riferimento alla visione aperta della sessualità nell'antica Grecia? 

Ma il film di cui ho intenzione di parlare oggi è "A simple life", pellicola di Hong Kong del 2011. I protagonisti della storia sono il produttore cinematografico Roger (interpretato dal versatile Andy Lau) e Ah Tao, l'anziana domestica/cameriera che ha lavorato per la famiglia di Roger per moltissimi anni, tanto da averne conosciuto quattro generazioni.

Un giorno, l'anziana donna ha un infarto e non può più lavorare. Su richiesta di lei, Roger la mette in una casa per anziani. All'inizio la donna sembra far un po' fatica ad ambientarsi nella sua nuova sistemazione: non è molto simpatico mangiare insieme a tutti quegli anziani che bisticciano a tavola e si scambiano pure le dentiere! E anche di notte, forse non è così piacevole tentare di dormire, con in sottofondo i lamenti degli ospiti sofferenti.

Ma poi le cose migliorano e Ah Tao sembra apprezzare abbastanza la sua nuova vita nella casa e fa amicizia con altri anziani (e non solo) lì residenti. Inoltre, Roger non si dimentica di lei e la va a trovare spesso, la porta in giro e fa con lei diverse attività. Continuerà a farlo fino a che sarà necessario.

Ho trovato il film molto gradevole e non noioso. La trama non presenta avvenimenti straordinari e anzi descrive momenti molto quotidiani, ma riesce a essere scorrevole e varia nella presentazione delle situazioni.

Tuttavia, devo ammettere che questo film non mi ha soddisfatto appieno, perché ho avuto la sensazione che rimanesse troppo in superficie su un argomento in cui invece ci sarebbe molto da dire, cioè la cura degli anziani. Il film è ispirato alla storia vera del produttore e sceneggiatore del film stesso, per cui capisco che l'intenzione fosse probabilmente quella di raccontare una storia "semplice" e personale, senza dover per forza andare nei toni drammatici o impegnati. Ma io spettatrice vorrei un po' di più.

Quando si parla di cura degli anziani, oggi, ci sarebbero tutta una serie di argomenti da trattare: gli anziani dovrebbero risiedere in casa o in una struttura? Chi dovrebbe/potrebbe occuparsene? Quali sono i problemi affrontati da chi si occupa di un anziano (emotivi, affettivi, logistici, economici)? Come rapportarsi con un anziano che magari ha problemi di demenza senile e che quindi non ti riconosce o ti scappa di casa a ogni occasione?

Nel film tutto procede in maniera quasi ideale: la struttura in cui risiede l'anziana domestica non pare poi così male. Sembra un posto in cui si può entrare e uscire liberamente, si fa amicizia con altre persone e non si rimane tanto da soli. Il personaggio di Roger non sembra avere particolari problemi nell'occuparsi della sua domestica, che per tutto il film rimane in pratica abbastanza autosufficiente e non ha problemi mentali. Lui la va a trovare, anche se non è chiaro con quale frequenza, potrebbe pure essere per due ore alla settimana, sinceramente non l'ho capito, comunque l'impressione è che lui non abbia nessun disagio nell'andare a trovarla e stare un po' con lei, anche perché, oltre al lavoro, lui non ha impegni familiari. Lui paga la retta della casa per anziani, ma anche grazie a uno sconto, non pare che abbia difficoltà nell'onorare l'impegno economico che ha deciso di assumersi.

Su tutto emerge il sentimento che lega i due protagonisti: lui è molto affezionato a lei, persino più che alla sua stessa madre, e anche l'anziana donna ha sempre avuto una certa predilezione per lui. Però, nella vita, anche se non ci sono eventi per forza drammatici, è difficile che tutto fili sempre così liscio. C'è, è vero, una malinconia di fondo, in questo film, e un accenno a qualche anziano dimenticato dai parenti, o a qualcuno che inevitabilmente muore, però mi aspettavo un po' di più.

Il produttore ha detto che una volta c'erano molte donne che lavoravano tutta la vita a servizio di una stessa famiglia e che molte di queste donne hanno avuto delle storie sorprendenti. Ecco, forse poteva raccontarci un po' di più di queste storie, andare più a fondo in questo argomento, visto che è qualcosa di cui si sa poco e di cui forse gli asiatici stessi ormai sanno poco.

In merito al tema dell'invecchiamento, mi ha soddisfatto in maniera decisamente maggiore il film Nebraska, di cui avevo scritto qui, perché racconta in maniera molto realistica una storia comune e quotidiana, ma secondo me lo fa in maniera più universale e profonda rispetto al film asiatico, portando in primissimo piano le emozioni contrastanti e sfaccettate dei protagonisti. Ho percepito il film asiatico come qualcosa che ho guardato e che mi è piaciuto pure, ma che è rimasto esterno a me, mentre il film americano è riuscito in qualche modo a toccarmi una corda personale.

martedì 10 marzo 2020

Ritorniamo in Italy, quel posto fantastico che esiste forse solo per gli americani

Dunque, io ci avevo provato a vedere un film che sulla carta aveva la potenzialità di essere un bel film. Del 1990, con attori Holly Hunter, Richard Dreyfuss, Danny Aiello, Gena Rowlands, Laura San Giacomo e una breve apparizione barbuta di Griffin Dunne. Oddio, visto che il regista è Lasse Hallstrom, forse qualche dubbio mi sarebbe dovuto venire, visto che nessuno dei film suoi che ho visto mi ha mai fatto impazzire. Ma ne parliamo in caso alla fine del post.

Quest'oggi ho intenzione di proporvi il secondo episodio della rubrica dedicata ai film americani ambientati in Italia, allo scopo di vedere quanti stereotipi vi sono inseriti. Il primo episodio della rubrica (a cui mai ho dato un nome) lo potete leggere qui.

Naturalmente anche in questo caso, il film è la solita cacchiata romantica con in più un risvolto soprannaturale, comunque, tutto sommato, è abbastanza gradevole e non troppo melenso, anche perché si è dato abbastanza spazio agli assurdi personaggi di contorno, spingendo dunque un po' di più sul lato comico.

Il film si intitola "La fontana dell'amore" (When in Rome - 2010) e vede come protagonista Kristen Bell nei panni della solita sfigata in amore che ha ricevuto dagli uomini solo legnate nelle gengive. La sorella è invece fortunatissima perché su un volo diretto in Italia ha conosciuto un certo Umberto (Luca Calvani), si è innamorata di lui e dopo sole due settimane se lo sposerà a Roma.

E arriviamo dunque al giorno del matrimonio, quando la trafelatissima protagonista va in taxi dall'aeroporto alla piazza vicino alla chiesa in cui si svolgerà il matrimonio. Durante il tragitto, il tassista - interpretato da Francesco De Vito e uno dei pochissimissimi italiani del cast - decanta le meraviglie di Roma. In particolare, ci tiene mettere l'accento sul fascino amoroso della città eterna: non si è mai davvero vissuto se non si ha mai amato a Roma, la città più romantica del mondo! Ecco, appunto, è così romantica, che i creatori del film hanno dovuto inventarsi una inesistente "Fontana dell'amore", l'hanno collocata a piazza Borghese, informandoci che tutti gli innamorati del mondo vengono a Roma a tirare monete in quella fontana. Da qui ho dedotto che senza il tocco magico di Hollywood, nemmeno la città più romantica del mondo è sufficientemente romantica.

Comunque, a quanto pare, durante la lavorazione del film, i turisti ammiravano e lanciavano monete in questa finta fontana, pensando fosse vera, e si chiedevano come mai quell'attrazione non venisse menzionata nelle loro guide turistiche.

A Roma non ci sono abbastanza opere d'arte
quindi bisogna inserirne di finte

Torniamo al film: durante il matrimonio non c'è nulla di rilevante da segnalare, ma ecco che al ricevimento le cose si fanno interessanti. Scommetto che già immaginate chi apparirà ora sulla scena. Li sentite? Ma certo che li sentite! Sono loro: i mitici mandolini! Scommetto che in tutti i matrimoni a cui avete partecipato, i musicisti suonavano il mandolino! D'altronde, è inconcepibile un matrimonio italiano senza questo fondamentale simbolo sonoro dell'italianità. E qui abbiamo, non solo i mandolini, ma addirittura un intero corpo di ballo vestito con costumi tipici popolari. E tutti si lanciano in queste frenetiche danze popolane, anche se a un certo punto, mi sembra che i ritmi e il modo di ballare iniziano ad avere un che di cosacco.

Dopo il ballo, c'è un ulteriore momento dedicato alla tradizione: la damigella d'onore, cioè la nostra protagonista, deve rompere un vaso, possibilmente in mille pezzi, perché ciascun pezzo dovrebbe augurare un anno di gioia agli sposi. Ora, cercando su Google, questa usanza sembrerebbe essere seguita perlopiù in Sardegna e in qualche posto del sud Italia, ma a Roma non risulta. Amici romani, se avete assistito a rotture di vasi durante un matrimonio nella città eterna, nonché più romantica del mondo, fatemelo sapere.

Comunque, alla nostra protagonista viene dato da rompere un vaso probabilmente infrangibile, perché lei ci prova in tutti i modi a spaccarlo in mille pezzi, ma nonostante i tentativi, non riesce a romperlo nemmeno in due. Lo lancia perfino addosso alla nonna dello sposo, la quale, in una scena successiva, sputa per terra davanti a lei in segno di disprezzo. Ma a risolvere la situazione, ci pensa il ganzo di turno, colui che sarà l'uomo della vita della nostra protagonista sfigata in amore. Tra i due scocca la scintilla, ma quando lei lo insegue nella piazza con la fontana, recando con sé due bicchieri e una bottiglia di champagne, la attende un'amara sorpresa: il suo ganzo sta baciando una bella ragazza mora vestita di rosso! Hai capito, stu fetente!

Solo qualche giorno dopo, la nostra protagonista verrà a sapere che la bella ragazza mora era in realtà solo una cugina dello sposo, abituata a salutare in maniera calorosa! Se già allora ci fosse stato un bel decreto, la bella ragazza mora avrebbe tenuto le labbra a posto così, oltre a non diffondere pericolosi virus, non avrebbe causato uno spiacevole equivoco, gettando nella disperazione la nostra protagonista! Sì, perché al vedere l'amore della sua vita baciare un'altra, la protagonista si attapira, si butta nella fontana e preleva qualche moneta, sostenendo che in questo modo, coloro che avevano gettato quelle monete sarebbero stati liberi dalle pene d'amore. Dopo aver prelevato le monete, deve scappare via perché arrivano due carabinieri a cavallo che le intimano di uscire dalla fontana. Peccato che i carabinieri non fossero in alta uniforme!

La protagonista torna a New York, portando con sé le monete ed è ignara che il suo gesto ha fatto sì che le persone che avevano gettato quelle monete nella fontana, siano ora vittime di un incantesimo: si sono perdutamente innamorate di lei e tentano in tutti i modi di approcciarla. Tutto molto logico vero? Lei non si raccapezza e non capisce come mai tutta una serie di pazzoidi la stia perseguitando dichiarandole amore eterno! Uno di questi pretendenti, che si spaccia per italiano, la insegue per tutto il parco gridandole 'principessa' e le dice che in Italia, quando una donna scappa, vuol dire che ti ama! Certo, certo.

Comunque, la protagonista scopre la faccenda dell'incantesimo telefonando a sua sorella a Roma, che a quanto pare passa la luna di miele facendo gnocchi mezza nuda insieme al marito. Viene inquadrato un giornale, che non posso non farvi vedere:


A parte il titolo alquanto improbabile, che fatico molto a immaginare su un vero giornale, guardate un po' la meraviglia che appare a sinistra, relativa a qualche fantomatica prot-esta degli agricultori! Peccato non si riescano a leggere gli articoli, però sono firmati da persone con nome non italiano.

Durante una seconda telefonata, vediamo i due sposi fare una ricca colazione su una terrazza con vista sull'Altare della Patria. Anzi, lui legge il giornale mentre lei gli porta il succo di frutta, con una perfetta divisione dei ruoli. Insomma, lo sposo informa la protagonista che l'unico modo per annullare il sortilegio è tornare a Roma e ributtare personalmente le monete nella fontana.

La protagonista è disperata, perché non ha alcuna intenzione di tornare nella città più romantica nel mondo a lanciare monete in una fontana, ma per fortuna che c'è una terza telefonata, stavolta ambientata sulla scalinata di Trinità dei Monti, da cui si scopre che la nonna dello sposo, a quanto pare grande esperta in leggende, dice che per annullare l'incantesimo non occorre tornare a Roma, ma basta restituire le monete ai rispettivi proprietari (o lanciatari).

C'è un ulteriore momento di italianità e cioè quando la protagonista, insieme a tutti i suoi 4 pretendenti, deve raggiungere in tutta fretta il museo Guggenheim. Il finto italiano ha una macchina! E che macchina sarà mai? Una 500? No, troppo scontato.
Il finto italiano ha...una ACMA Vespa 400 gialla!

Quale italiano non circola con una macchina del genere?

Ah, naturalmente il portachiavi è un cuore tricolore! Ah, il richiamo della lontana patria si fa sempre sentire...
Comunque c'è un problema: il gruppetto è imbottigliato nel traffico e non riesce a muoversi. La protagonista allora dice all'autista: "Guida come se fossi a Roma!" e lui: "Non c'è problema!" Il pretendente ingrana la marcia e via! Guida come un pazzo, slalomando agilmente in mezzo a tutte le troppo disciplinate macchine newyorkesi, per giungere infine a parcheggiare comodamente nell'ascensore del Guggenheim.

Bene, credo di aver esaminato tutti i punti di italianità del film e termino la dissertazione con una strofa della canzone "Donna molto bella", cantata nel film:

"We drank sparkling prosecco and the music is echoin' our favorite tarantella 
It's a night for amore, an affair di cuore with my donna molto bella"

Ah, che poesia....

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Tornando brevemente al film a cui accennavo all'inizio, quello con Holly Hunter e Richard Dreyfuss...il film è "Ancora una volta" e racconta di una donna sulla trentina che pianta il fidanzato perché lui non ha alcuna intenzione di sposarla. Va alle Antille a un corso per venditori e si innamora in cinque minuti del venditore più bravo, dopo averlo sentito fare un discorso infarcito di battute da caserma. Lui si innamora perdutamente di lei in sette minuti, ma quando tornano a casa di lei, tutti i membri della famiglia si attapirano perché il venditore ha parecchi più anni della donna. E rimangono attapirati per tutto il tempo, facendo drammoni per insulsi e normali litigi familiari.
Giuro che di questo film non ho capito il senso e i personaggi al limite della macchietta non hanno molto aiutato. Credibilità di tutto quanto: zero, secondo me. L'unica morale che ho capito è che è meglio vivere qualcosa di positivo anche se per breve tempo, ma il modo in cui viene detto è veramente molto banale.
Se ha qualcuno ha visto e apprezzato il film, per favore me lo faccia sapere.

sabato 18 gennaio 2020

Alea film #3: l'invasione aliena

L'anno scorso ho inaugurato la rubrica "Alea Film", in cui recensisco un film estratto a sorte dal palinsesto di Sky.
Dopo essermi beccata un patinato film di Zeffirelli e una pessima commedia italiana che non faceva ridere, è il momento del filmone dove gli ameregani respingono un'invasione extraterrestre facendo il culo agli alieni.

Il film è una zetata teribbile e speravo che Lucius se ne fosse occupato, spernacchiandolo sonoramente, nel suo stupendo blog Il Zinefilo. Invece non mi sembra che l'abbia fatto ed è un peccato, anche perché, invece di scrivere io una recensione, avrei direttamente linkato la sua.

Il senso di questa locandina?
Che se sei in coda in tangenziale,
per passare il tempo, ti puoi guardare
i meteoriti fotoscioppati che cadono
Il film in questione è "World Invasion" (2011) il cui titolo originale è "Battle: Los Angeles".

La narrazione inizia subito in medias res: il mondo è sotto attacco da parte di un nemico sconosciuto che sta bombardando tutte le principali città, tra cui Los Angeles, verso cui un gruppo di marines sta volando in elicottero.

Anzi no, fermi tutti, niente medias res. Facciamo un salto indietro a 24 ore prima, quando tutto è tranquillo, perché dobbiamo fare la conoscenza di questi marines. E te pareva.

E andiamo a conoscere 'sti marines, visto che ci tengono tanto.

Il primo della lista è il sergente interpretato da Aaron Eckhart, che si sente vecchio, stanco, bolso e cadente. In più ha un peso sulla coscienza perché durante la guerra in Iraq ha fatto un'azione sbagliata e ha perso tutta la sua squadra. Vuole andare in pensione ed è praticamente all'ultimo giorno di lavoro.

Poi vediamo un breve spaccato della vita degli altri marines: c'è quello che si deve sposare, c'è quello la cui moglie è incinta, c'è un altro che è appena stato reclutato, c'è quello che ha qualche problema psico-fisico-traumatico ecc ecc.

Non che ce ne freghi un granché, a dire il vero, e nemmeno alla trama del film fregava molto, ma gli sceneggiatori ci tenevano tanto a farceli conoscere.

Bene, dopo tutte queste presentazioni di rito, siamo pronti a partire? Sì, lo siamo.

Non ho capito.

SIIIII'! LO SIAMO!

Bene, vi voglio belli carichi, pieni di testosterone e patriottismo a palla perché dobbiamo fargliela vedere noi, a questi buzzurri di alieni!

E allora partiamo: dei meteoriti stanno cadendo lungo la costa della California e bisogna evacuare le città costiere. Ma salta fuori che i meteoriti non sono normali meteoriti: al loro interno vi sono infatti delle componenti meccaniche. Per un secondo viene presa in considerazione l'ipotesi terroristica, ma no, troppo banale: i bombardatori sono sicuramente alieni.

Per l'evacuazione viene radunato un gruppo di marines, tra cui Eckhart, che però deve sottostare ai comandi del tenente Martinez, fresco fresco di accademia. Questo Martinez prima grida ai suoi uomini cose del tipo: "Facciamogliela vedere, a questi che attaccano la nostra casa, famiglia, città! Facciamogli il culo a strisce!" Peccato che poi, appena saliti sull'elicottero, lui sia il primo a cagarsi sotto e a iniziare a scrivere una lettera alla moglie. Si interrompe solo perché l'elicottero si muove troppo a causa dei bombardamenti alieni e dunque la scrittura gli viene troppo traballante.

Il gruppo arriva all'aeroporto di Santa Monica dove un sergente dà delle istruzioni: andare nelle case, recuperare dei civili e portarli in una stazione di polizia dove verranno prelevati da alcuni elicotteri. Poi tutto verrà bombardato. Il tenente Martinez ha già gli occhi a palla e fa fatica a seguire la "complessità" del piano, ma per fortuna Eckhart ripete i punti salienti.

"Non ho capito, dov'è che dobbiamo andare?"

"Allora, sempre dritto, via dei Mille..."

Il gruppo di marines inizia a girare per le villette di Santa Monica e dopo due secondi cade in un'imboscata aliena. I marines fanno a botte nei cespugli e nelle siepi dei giardini con una tale convinzione che gli sembra di essere nella giungla del Nicaragua. Non so perché, mi vengono in mente le piovre dai tentacoli immobili di Ed Wood...

Al minuto 36, fa la sua comparsa Michelle Rodriguez, nelle vesti di un sergente dell'Air Force. Arriva bardata da combattimento, armata di tutto punto, dicendo di essere sopravvissuta a un agguato.
L'ineffabile Eckhart, tomo tomo, le rivolge la battuta del secolo: "Lei è pronta a sparare?"
Ma come cazzo ti viene in mente? Neanche fosse arrivata vestita da miss, con tacco 12 e unghie di 10 centimetri! Io gli avrei sparato tra i piedi, costringendolo a ballare la tarantella e poi vediamo se ero pronta a sparare! Spero che Eckhart si sia fatto dare un bonus per aver dovuto pronunciare una bojata simile.

La Michelle risponde che non è arrivata dove è arrivata
per via del suo bel faccino

Comunque la Michelle non è che abbia fatto qualcosa di così impressionante in questo film. Se lo ha fatto, dormivo.

Finalmente, dopo aver girato tanto, i nostri marines trovano 5 civili. Tra questi, c'è una bambina (quella che poi ha fatto "Sotto assedio - White House Down") e una veterinaria a cui Eckhart lancia subito dolci sguardi d'intesa. Ma facessero almeno un po' di sesso, forse le cose sarebbero più interessanti. Invece no, catturano un alieno ferito mezzomorente e gli fanno una specie di debug: lo aprono in quattro e mettono fuori uso uno alla volta i suoi organi fino ad arrivare all'organo che lo fa schiattare. Mah...era già mezzo morto... mi sembra la storiella dello scienziato che taglia le zampe alla rana, le dice "salta" e poi deduce che la rana senza zampe diventa sorda.

Nel frattempo si spara, si lancia bombe, si mitraglia, si grida (ripetendo ogni cosa tre o quattro volte). Il tenente Martinez va in palla ogni due per tre e in pratica ripete quello che dice Eckhart che ogni tanto anche lo supplica: "Signore! Ci dia gli ordini!" Poi però sto Martinez si immola per la causa e così il comando passa definitivamente a Eckhart e non c'è più bisogno di fare teatrini su chi dirige la faccenda.

Poi si continua a sparare, mitragliare, lanciare bombe, gridare e io nel frattempo sto anche per addormentarmi perché il piattume regna sovrano. Ma attenzione: c'è il momento del pathos! Eckhart viene accusato di aver abbandonato i suoi uomini in quella sua azione sbagliata in Iraq e lui allora si lancia in un discorso motivazionale dove elenca nome, cognome, matricola, grado, numero di telefono, di scarpe e gusto di gelato preferito degli uomini che ha perso. Perché lui ci teneva, ma adesso dobbiamo metterci una pietra sopra e guardare al futuro. Chi 'a avuto, 'a avuto, e chi 'a dato, 'a dato, scurdámmoce 'o ppassato, simme a Los Angeles paisà. Tutti sono emozionati w riprendono a bombardare, mitragliare, gridare, ma questa volta con gli occhi bagnati dalle calde lacrime della commozione.

Si scopre che gli alieni controllano tutto tramite una centralina sotterranea e quindi bisogna distruggerla. Per cui giù da capo a sparare, bombardare, mitragliare... uff. Una palla devastante.

Non c'è davvero nulla, ma nulla che possa essere vagamente interessante in questo film. Non si pretende un'idea originale, ma almeno un po' di intrattenimento. Qui abbiamo solo piattume retorico patriottico e scene viste già milioni di volte. Siamo a livello videogame, solo che se non ci puoi giocare, dov'è il divertimento?

Poi ci fosse una, ma dico una, inquadratura fissa non traballante. Speravano di rendere il tutto più interessante? Beh, non ci sono riusciti.
Similmente, io non riesco a trovare una, ma dico una, cosa positiva di questo film. Se qualcuno di voi ha visto il film e ci è riucito, che me lo faccia sapere!

Secondo me nemmeno a loro è piaciuto il film

(Comunque, se sono in ritardo con la recensione, è tutta colpa di Cassidy il cui pezzo su Peaky Blinders mi ha convinto a provare a guardarlo e ora non riesco a smettere! Proprio io che se guardo una serie mi stufo dopo 5 minuti!)

giovedì 30 maggio 2019

Alea film #2: commedia italiana in versione lipogramma estremo

Per il secondo episodio di questo genere di post, il Destino mi dice di vedere un filmetto su cui però non riesco nell'intento di scrivere un pezzo sufficientemente degno di interesse.

Per rendere quindi questo post un po' più brioso di quello che potrebbe essere, commenterò il film odierno per 4 volte consecutive e in tutte le volte eviterò l'utilizzo di un diverso simbolo.

Non so se si vede che mi sto esibendo in evoluzioni linguistiche piuttosto contorte: questo perché sono nel primo segmento del post e non mi sto servendo del simbolo che precede "b".

Niente più indugi: si inizi orsù!
Il filmetto che vi propongo oggi è "Non è vero eppure ci credo". Il titolo non è proprio questo, il termine in corsivo sostituisce uno differente il cui senso è simile. Comunque il titolo sottintende l'oroscopo.

Il film ci descrive le vicende di due uomini, piuttosto perdigiorno, che spendono i soldi delle loro superefficienti e cerberesche mogli in progetti inverosimili di nessun successo. Un giorno, essi conoscono un individuo che possiede un posto dove ci si nutre solo con cibo non richiedente in modo diretto l'uccisione delle bestie. In breve: un posto che offre solo un menù veggie.

Questo individuo dice di percepire molti soldi per merito di questo posto veggie e quindi i due uomini decidono di mettere in piedi pure loro un esercizio con gli stessi elementi distintivi. I due ingenui non si rendono conto che il posto veggie del loro conoscente è un covo dove si vendono droghe ed è questo smercio che rende ricco il suddetto conoscente, non il cibo.

Comunque, i due ingenui uomini mettono in piedi l'esercizio veggie che invero non riscuote nessun successo. Pochissimi clienti e quindi pochissimi soldi in ingresso, con in più le mogli furenti che, come ciminiere, emettono fumo collerico.

I due uomini ritengono che se ci fosse chi scrive loro un'eccellente recensione, il loro esercizio veggie otterrebbe notevole promozione e quindi i clienti giungerebbero in numero enorme.

C'è un noto critico che potrebbe nutrirsi presso di loro e poi scrivere l'eccellente recensione, però codesto critico nutre odio profondo per il tipo di menù che i due uomini propongono. Come risolvere difendendo i propri principi? Semplice: con ingredienti dell'orto si deve produrre cibo che sembri vitello, pollo, suino ecc. e lo si deve poi cuocere nel modo opportuno per confondere e circuire così il critico.

Incredibile eppur vero: l'invenzione ottiene il successo voluto. Il critico crede di nutrirsi di bestie e invece così non è. Scrive l'eccellente recensione e l'esercizio dei due individui si riempie di gente. Gente che crede di nutrirsi di costolette e conigli e invece ingerisce prodotti di orto. Però sorgono imprevisti: un gruppo pro-bestie vorrebbe che l'esercizio chiudesse, mentre il critico infine scopre l'imbroglio. Non temete: il lieto fine c'è ed è vicino.

Il filmetto secondo me è piuttosto esile e non molto convincente. Il ritmo è un po' smorto e lento; tutto in genere non è molto fluido. Il sottofondo sonoro è poco presente e questo silenzio non può che mettere in rilievo il difetto ritmico, in un film comico poi.

I due interpreti, Nunzio e P. (il cui nome non posso scrivere), sono secondo me poco filmici e poco comici. Non sono né buffi, né divertenti e nemmeno intensi, tò. Li vedo più come scrittori e inventori di storie e motti di spirito, più che non sullo schermo.

Comunque trovo e sottolineo un elemento positivo in questo film: il proporre e suggerire il pensiero veggie come modo etico e diverso di nutrirsi sfuggendo però le critiche e prese di posizione violente nei confronti di chi si nutre di bestie. Un consiglio del tutto indulgente.

Bene, redigere questo scritto è molto difficoltoso ed è giunto il momento di scrivere il segmento successivo dove non userò il simbolo "e".

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Oh, qual gioia, qual giocondità adoprar di nuovo la "a". OK, ripartiamo!

Stavolta non scrivo il titolo: troppi simboli proibiti! Lo modifico? Lo parafraso? Ok, parafraso il titolo in "Falso, ma io ci casco". Qualcosa di più falso di un oroscopo? Non so, ma in molti ci cascano. Ma ora via con la storia!

Una coppia di amici - un po' fannulloni, via - dotata di mogli poco dolci ma con gran abilità di far soldi, prova di continuo ad avviar improbabili attività dagli scarsi profitti. Un giorno, gli amici conoscono un tizio, tal Armando, capo di una trattoria i cui piatti sono fatti solo con uova o formaggi o ortaggi. Armando millanta grandi guadagni con la trattoria, così gli amici, ispirati, aprono una loro trattoria con piatti privi di cibi fatti con animali.

Ma i guadagni di Armando non sono proprio dovuti alla trattoria, ma allo spaccio di droga a cui la trattoria fa da facciata. Gli amici ignorano la cosa, quindi si stupiscono quando notano la scarsa attrattiva prodotta dalla loro trattoria sui consumatori. Tavoli vuoti, afflusso scarso, mogli irascibili schiumanti di rabbia...la coppia di amici ha i suoi grattacapi.

Gli amici si dicono:"Una buona pubblicità ci aiuta di sicuro. Chiamiamo a cibarsi da noi un critico culinario famoso. Sarà così soddisfatto da pubblicar un articolo positivo sulla nostra trattoria." 
Difficoltà in vista: il famoso critico ama cibarsi solo di carnazza, non di ortaggi o formaggi. In qual modo sormontar l'ostacolo salvaguardando i propri principi? In facil guisa: camuffando con abilità la soia da carnazza. Il critico non capirà la disuguaglianza.

Strano ma non falso, il critico ci casca! Convinto dal cibo, pubblica un articolo straordinario, così la trattoria ha il boom di consumatori. Tutti scambiano la soia con la carnazza, non hanno dubbi su cosa stanno mangiando. Ma subito nascono difficoltà: un gruppo di animalisti tuona contro la trattoria. Bisogna sigillarla! 

Ancora: il critico individua il raggiro minacciando una pubblica accusa. In qual modo gli amici potranno uscir in gloria? Riusciranno a cantar vittoria? Riusciranno, riusciranno.

Il film non mi ha proprio convinto, manca di ritmo, di fluidità. L'ho trovato un po' fiacco, poco incisivo. Ho trovato lacunosa la colonna sonora; ciò ha smorzato il ritmo ancor di più.

Ho trovato gli attori un po' impacciati, non naturali. I protagonisti principali, Nunzio con Paolo, mi son parsi poco attori, poco comici. Non li ho trovati buffi, o spassosi o profondi. Un po' anonimi, in qualità di attori da film. Li trovo più indicati in qualità di autori di gag o racconti (da film).

Ma voglio rimarcar una cosa positiva: il film comunica la filosofia sulla possibilità di non nutrirsi di animali (filosofia su cui sono d'accordo). Non critica chi fa in un altro modo, ma mostra, consigliando con tranquillità, un'altra modalità con cui cibarsi.

Passiamo ora a un altro tratto di articolo, privato stavolta di "i".

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Ecco qua, sarà meno penoso elaborare questa parte? Staremo a vedere, ma non credo. Posso almeno esporre le parole sul poster, operando un leggero emendamento dallo stampo romanesco:"Non è vero ma ce credo". Bello, no? D'altronde molte persone credono all'oroscopo, ma non per questo l'oroscopo è una cosa vera.

La trama è la seguente: Paolo, col compare N., trascorre le annate abbozzando, senza successo, un progetto dopo l'altro. Fa tutto quanto col denaro della consorte manager, brava nel guadagnare euro. Anche la consorte del compare N., che è un'avvocatessa, è operosa e valente nel far denaro. Per farla breve, Paolo e N. sono due che perdono tempo e denaro progettando cose molto strampalate.

Ma tutto sembra prendere un altro corso quando Paolo e N. conoscono Armando, che ha un locale che offre menu prevalentemente vegetale. Questo menu consente anche qualche uovo e qualche formaggetto. Armando vanta una grande opulenza: questo locale dal menù prevalentemente vegetale rende una fortuna! Allora Paolo e N. esclamano:"Avremo un nostro locale vegetale e faremo denaro a palate!"
Paolo e N. non sanno che Armando vende droga, nel suo locale vegetale, che è dunque solo un mascheramento per un cosa affatto legale.

Aperto dunque questo locale vegetale, Paolo e N. presto vedono che le cose non vanno come dovrebbero: poca gente, denaro scarso e oltretutto le loro compagne danarose e sdegnate sbuffano fumo da qualunque poro!



Paolo e N. pensano a come ottenere una certa reclame e hanno una grande trovata: se un certo famoso commentatore esperto verrà a gustare un pasto presso la loro taverna e ne sarà contento, forse potrà comporre un post da mettere sul suo blog e regalare loro notevole clamore. Ma c'è un problema: questo famoso commentatore nonché recensore ama solo la carne e dunque nessun menu vegetale può essere portato al suo desco.

Come superare questo grave problema senza abbandonare le loro credenze? Paolo e N. trovano un modo per elaborare e cuocere un certo baccello facendolo sembrare carne e, stranamente, ce la fanno davvero a gabbare questo famoso recensore che magna con gran gusto codesto legume confondendolo con carne.

Codesto recensore fa un post dove usa parole stupende per parlare del locale vegetale posseduto da Paolo e N. Grande successo: tutte le sere, la gente fa a botte per magnare quella che crede essere carne. Non sanno che c'è un portentoso legume mutaforma adatto per qualunque trattamento! Comunque, nonostante un gran successo, le seccature non tardano a far comparsa sulla scena: un gruppo pro-creature non umane vuole far serrare la taverna vegetale e pure quel famoso recensore scopre la truffa e urla allo scandalo. 


Ma Paolo e N. sapranno far fronte a queste seccature ottenendo grande successo. 

Ho trovato quest'opera un po' slavata e spenta, poco allegra o effervescente.  Le performance del cast sono poco buffe e mancano della cadenza adatta a un'opera del genere opposto al dramma, secondo me certo. C'è poca colonna sonora che avrebbe potuto nascondere un po' certe pecche. Penso che Paolo e N. dovrebbero fare soprattutto opera legata alla stesura delle battute e delle trame, apparendo meno sullo schermo. Senza offesa!

Ma c'è una cosa buona e favorevole dentro quest'opera e sopra la quale bramo mettere l'accento: potete magnare bene anche senza creature non umane sul tavolo e questo ha una valenza morale e salutare. Questo concetto, che personalmente sposo, è proposto pacatamente, senza attaccare coloro che hanno un altro parere. 

E ora concludo anche questa terza parte e procedo verso la quarta, dove non userò la "o".

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Qui c'è il difficile, state certi. Già si deve evitare la scritta sull'immagine che presenta il film. La parafraserei in tal maniera:"Credere alle cazzate". Vale a dire, credere ai presagi degli astri: più cacchiata di questa. (Mica vi sentirete ingiuriati se ci credete. Credete pure nelle idee che desiderate!) Si inizi dai, che vien tardi!

P. passa gli anni ad avviare imprese fallimentari grazie ai quattrini della sua partner, abile manager e femmina decisamente agguerrita. N. fa uguale. Un bel dì, P. si imbatte in un tale che dichiara di avere quattrini a palate grazie alla sua taverna vegetariana. Anche N. naturalmente si imbatte in quel tale. 

P ha un'idea e dice a N:"Apri insieme a me una taverna vegetariana! La ricchezza è assicurata!" In verità, quel tale di qualche riga fa, ha parecchi quattrini grazie alla vendita di stupefacenti, di cui la taverna è unicamente una facciata. Ma P. mica sa di questa faccenda e neanche N.

P. apre la taverna insieme a N. ma si stupisce per la mancanza di clienti. Scarsi denari in entrata e in più, partner arrabbiatissime dalle narici fumanti. 

N. ha un'idea: e se venisse a mangiare alla taverna una celebrità esperta di piatti e vivande, di pietanze e manicaretti e scrivesse qualche riga che esaltasse la suddetta taverna? Sai la pubblicità che ne deriverebbe? Sai quanti clienti paganti? Tanti.


Ma c'è una barriera da superare: questa celebrità disprezza le pietanze vegetariane e desidera invece unicamente i piatti a base di carne. Che fare, anche per rimanere fedeli ai principi? Facile: basta tramutare sapientemente un legume in carne e la celebrità ne sarà deliziata e mai penserà di mangiare cibi per nulla animaleschi. 

Incredibile, l'idea riesce: la celebrità ci casca e apprezza le pietanze della taverna, senza mai immaginare qual è il reale ingrediente delle vivande. La celebrità scrive pubblicamente belle frasi e la fama della taverna sale alle stelle. Tutte le sere c'è una gran quantità di clienti. E ciascun cliente pensa di mangiare carne, mica legumi!

Ma mica finisce in tal facile guisa: un insieme di animalisti grida all'indecenza e pure la celebrità alla fine capisce la truffa. P. è nei guai e N. insieme a lui. Ma una lieta fine sta per arrivare...

Direi che il film è carente di fluidità e della ritmica tipica dei film da ridere. Mi sembra che manchi l'allegria e la frizzantezza e che l'attività degli interpreti manchi di naturalezza. Si sente che manca la musica, una sua presenza più intensa sarebbe stata gradita e i difetti del film magari sminuiti. Mi permetterei di dire che P. sembrerebbe rendere più efficamente in veste creativa più che intepretativa. Questa mia stupida idea vale anche per N.

Ma mi piacerebbe spendere qualche frase per evidenziare un'idea valida del film: mangiare bene senza animali nei cibi si fa tranquillamente ed è sia una faccenda etica che salutare. Questa idea è stata data in maniera pacata, senza criticare chi la pensa e agisce differentemente.

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Ho sudato tutte le camicie possibili e sono neuronicamente esausta. Spero si sia capito qualcosa di quello che ho scritto e se vi è piaciuto, potete leggervi un altro post del genere che avevo fatto due anni fa. Se trovate lettere che stanno nella sezione in cui non dovrebbero stare, segnalatemelo pure. E se per caso vi chiedete perché non ho scritto una quinta parte senza la lettera "u", la risposta è che le parole con le "u" sono poche ed è facile scrivere senza usarle.

martedì 7 maggio 2019

Americani all'estero

E' piuttosto interessante vedere come gli americani rappresentano, filmano e descrivono le nazioni estere in cui vanno a fare film. Ho preso oggi in esame un filmettino americano ambientato in Italia. Un film romantico, perché questo genere di film macina luoghi comuni più di quanto un mulino macini grano.

Il filmetto si intitola Letters to Juliet e ha come protagonista principale una imbambolata Amanda Seyfried che fa uno di quei lavori più o meno romantici tipici delle redazioni dei giornali. Precisamente fa la "fact checker", ma mica controlla la veridicità delle sparate dei politici, oppure se veramente la luna diventa blu una volta ogni 19 anni e quindi se è il caso di mettere sul giornale una foto dove il nostro satellite è color puffo. O al limite, potrebbe controllare se davvero dopo il concerto di Vasco a Modena Park sono stati rinvenuti sex toys e pannoloni.

No, niente di tutto questo. Siccome siamo in un film romantico, la nostra protagonista verifica cose romantiche. Ad esempio: il bacio tra il marinaio e l'infermiera a Times Square, per festeggiare la fine della seconda guerra mondiale e immortalato da quella famosissima foto...era vero oppure inscenato? È una cosa che tutti si chiedono continuamente, in effetti.

La nostra Amanda è fidanzata con uno chef (Gael Garcia Bernal) che sta per aprire un ristorante. Cosa c'è di più romantico di uno chef che ti conquista con spezie e aromi, intingoli e timballi, risotti e dolcetti? Cosa c'è di più affascinante di uno chef che, invece di aiutare gli operai a finire di ristrutturare il ristorante, ti accoglie nelle sue cucine ancora in lavorazione, ma piene di linguine penzolanti fatte con le sue manine sante? Apparentemente niente, ma stiamo a vedere.

I due piccioncini sono molto emozionati perché stanno per partire per una pre-luna-di-miele che avverrà nientepopodimenoche nella città dell'amore e cioè Verona. Devo dire che non lo sapevo che era Verona la città dell'amore. Pensavo fosse Venezia, Roma, o al limite, Parigi. Certo, a Verona c'erano Giulietta e Romeo, ma quei due avevano una storia d'amore dal così alto tasso di tragedia che sinceramente se la possono pure tenere.

Comunque, i due arrivano a Verona e lui è gasato a mille perché l'Italia è la patria del buon cibo e lui ha preso tutta una serie di appuntamenti con i fornitori del suo futuro ristorante per andare ad assaggiare tutti i prodotti tipici della zona.

I due affittano una macchina che non può essere altro se non una 500 (quella nuova, eh) e partono in direzione di un'azienda vinicola. La colonna sonora ci propone una musica tipo tarantella, con il mandolino, dallo stile più meridionale che veronese. Però la musica si intitola "Chianti Country". Vabbè, Chianti, Verona, mandolino, pizza checcefrega, siamo sempre in Italia.

I due fidanzati bevono vino e magnano pane e olio. Lui è gasatissimo, sembra veramente che abbia preso degli eccitanti perché si contorce, si agita, esterna al massimo grado la sua soddisfazione e come un invasato decanta le proprietà organolettiche dei prodotti italici. Vanno ad assaggiare un formaggio e lui comincia ad avere un delirium tremens dall'emozione. Poi dichiara che vorrebbe essere un topo. La fidanzata lo guarda perplessa.

"SQUIIIIIIIIIIIIT!!!!"

Dopo il formaggio, lui vuole andare in un bosco situato a 120km, dove ci sono dei tartufi straordinari. Lei dice che non ha voglia di farsi tutta quella strada per andare a vedere un fungo. Lui reprime a stento le convulsioni al sentire lei definire "fungo" il tartufo, comunque acconsente a non andare, basta che lei non dica ancora la parola "fungo".

Poi, da ridere quando lei fa notare che 120km sono un po' tanti e lui le risponde dicendo che i km non sono come le miglia. Appunto, se fossero state 120 miglia, la distanza sarebbe stata minore!  EDIT: Ho scritto una cacchiata. Grazie della correzione a Emanuele Di Giuseppe!


Tornati a Verona, lei va a passeggio per le vie attirando l'attenzione dei maschietti italiani che le gridano:"Ehi, americana!" Poi giunge nel cortile di Giulietta dove le molte persone lì presenti fanno una delle seguenti due attività: scrivere disperate lettere d'amore oppure toccare le tette della statua di Giulietta facendosi fare una foto. Quelle che scrivono sono disperate, quelli che toccano no.

C'è una ragazza che piange affranta e dice (in italiano anche nell'originale) alla protagonista:"Ho paura, ho paura di non riuscire a vivere senza di lui!" e se ne va, sempre piangendo come una fontana. Ma dal modo in cui si muove e recita, sembra uscita da un film horror. Potrebbe tranquillamente dire: "Non aprire quella porta! Vedo la gente morta!"

Comunque, dopo un po', arriva nel cortile Luisa Ranieri dotata di cestino nel quale ripone tutte le lettere che le donne disperate e innamorate hanno scritto e poi appiccicato sul muro sotto il balcone di Giulietta. Seguendo la Luisa, la nostra protagonista scopre e conosce un gruppo di donne che si definiscono "segretarie di Giulietta" e che rispondono a tutte le lettere che vengono depositate nel cortile.

Ho fatto una ricerca e ho scoperto che queste segretarie esistono davvero e chiunque può unirsi al gruppo. Visitando il loro sito Juliet Club, si scopre che presso di loro si può fare perfino degli stage riconosciuti dalle università o dalle istituzioni scolastiche! Una cosa del genere non l'avrei mai immaginata.

Tornata in albergo, la nostra protagonista racconta al fidanzato di queste segretarie ma lui la ascolta con lo stesso interesse che potrei avere io a sentir parlare di macroeconomia alle tre di notte. Improvvisamente lui si anima: sente un profumo provenire da un cartoccio al cui interno c'è un pasticcino. Mangia il dolcetto e inizia ad avere un mezzo orgasmo gustativo, emette suoni gutturali tra i quali si percepisce a stento:"That's incredible, that's incredible!"

Lui vuole conoscere assolutamente la cuoca autrice di codesto dolcetto, la quale accetta di insegnargli delle ricette, in particolare quella del risotto all'amarone. Menomale che non era la ricetta delle fettuccine Alfredo. Nel frattempo la fidanzata può stare con le segretarie.

Insomma qua è chiaro che non può essere lui il principe azzurro della nostra protagonista: questo chef dimostra troppo interesse per l'arte culinaria e troppo poco per lei. Non perde occasione per sganciarsi dalla fidanzata, addirittura scova un'asta di vini a Livorno dove rimanere per qualche giorno. Senza di lei, ovviamente, perché è già tanto trovare un biglietto, due sarebbe impossibile.

Vediamo un po' se da qualche parte c'è una fiera culinaria dove andare
senza quella noiosa della mia fidanzata

Qua siamo a mezz'ora di film e non si vedono altri possibili candidati maschili. Tagliando corto la trama, la nostra protagonista trova sotto un mattone del muro di Giulietta una lettera scritta cinquant'anni prima da una ragazza inglese che si era innamorata di un italiano ma che per non dispiacere alla famiglia se ne era tornata in Inghilterra. La protagonista decide di rispondere a quella lettera e una settimana dopo irrompe nello studio delle segretarie un belloccio inglese.

Eccolo qua, il nostro principe azzurro, che già dopo due minuti di presenza dimostra di essere di un acidino insopportabile. È tutto imbizzarrito perché a causa della lettera scritta da lei, gli è toccato venire in Italia ad accompagnare la nonna che vuole ritrovare il suo amore di gioventù. Un protagonista maschile che più parla e più si rende antipatico. Più lo guardavo e più mi assomigliava fisicamente a Biff di "Ritorno al futuro".

Insomma, la protagonista, Biff e la nonna (una splendida Vanessa Redgrave) partono alla ricerca di questo antico innamorato di cui sanno solo il nome e che abita in Toscana. Quindi ciao Verona, ciao città dell'amore, ciao Giulietta, è stato bello ma noi ora si va in Toscana che fa più figo. E almeno adesso, se parte la musica "Chianti Country" ci sarà un senso.

E infatti, peregrinando tra le colline toscane stavolta a bordo di una Lancia, ci becchiamo prima una canzone degli 883, poi una versione moderna di "Quando quando quando", una canzone di Malika Ayane, una di Caterina Caselli e poi di nuovo gli immancabili mandolini del Chianti.

Gli omonimi dell'antico innamorato sono parecchi, quindi prima di trovare quello giusto, il terzetto incontra tutta una serie di personaggi che tengono fede alla fama dell'uomo italico che è sempre in qualche modo appassionato, galante, piacione, ammiccante. Tranne quando fa il gesto del dito medio (accade in un caso).

Tra i vari omonimi, troviamo brevemente Fabio Testi, inquadrato sempre di spalle (avevo perfino il dubbio che fosse lui) e pure il compianto Angelo Infanti alias Manuel Fantoni di Borotalco, in una scena in cui, mentre fa il galante, muove un pezzo degli scacchi. E questo lo dico a beneficio del blog scacchistico CitaScacchi del multisciente Lucius Etruscus.

Durante il viaggio scopriamo che Biff è orfano, fa l'avvocato però ha un cuore tenero dal momento che fa delle attività legali pro bono, a beneficio di poveri e indifesi. Insomma, devono pur in qualche modo confezionarcelo in modo che, tra un bicchier di vino e un cono gelato, sia verosimile che la protagonista si innamori di lui.
Per me, Biff era e Biff rimane.

Insomma da qui in avanti, niente di che, tutto procede come deve procedere. La nonna trova l'antico amore, interpretato da Franco Neri, marito della Redgrave nella vita reale. L'amora trionfa per tutti, in tutti i luoghi, in tutti laghi e in tutti i balconi.

Filmetto niente di che, in un'Italia da cartolina, ma ci sta anche. In fondo l'Italia è anche da cartolina. Il risultato è comunque naturale non come, ad esempio, in To Rome With Love di Woody Allen dove tutto era forzato e pure un po' anacronistico.
I due innamorati sinceramente non mi hanno ispirato granché. Molto meglio la Redgrave la cui presenza scenica è piuttosto potente.
Comunque, nel film si sente parlare italiano più di quanto mi aspettassi.

Ma cosa sto facendo ancora qui? Ora scappo che devo salire sulla 500, mettere su la musica del Chianti e magari vado a cercare quel famoso fungo che si gratta sulla pasta!

"NON - CHIAMARLO - FUNGO!!!!"

mercoledì 13 febbraio 2019

"Va bene, continuiamo così, facciamoci del male"

Le storie di fantasmi hanno un certo fascino. Ne è piena la tradizione orale, quella scritta e quella cinematografica.

Io possiedo parecchie antologie di racconti anglosassoni di fantasmi e molte di quelle storie sono assai godibili da leggere. Certo, non tutte mi soddisfano. A volte lo scrittore la mena così alla lunga per poi uscirsene solo con uno scheletro rinsecchito in una bara, giù nella cantina. Non troppo originale.

Comunque la proporzione tra racconti decenti e indecenti tende di più a favore dei primi, ma dubito di poter dire la stessa cosa per quanto riguarda i film. Quante schifezze fantasmatiche trite e ritrite vengono filmate e poi propinate ai poveri spettatori in cerca di qualche storia avvicente condita da qualche brividino? Troppe, troppe schifezze.

Infatti quando leggo le trame di questi film di fantasmi ho sempre quel momento di curiosità anche un po' infantile, quell'attimo di tentazione e per un secondo penso:"Dai, questo potrei anche vederlo". Poi però torno in me e scarto subito l'idea dicendo:"No, non voglio perdere tempo con la solita monnezza."

L'altra sera però ero sul divano e cercavo qualcosa da guardare. Niente di impegnativo, che a una certa ora il criceto che fa girare gli ingranaggi del cervello è stanco e vuole dormire. M'imbatto in questo "The Lodgers" che naturalmente è dotato di sottotitolo in italiano, perché ormai così vuole la moda. Il sottotitolo è "Non infrangere le regole".

Bene, non che mi facessi illusioni, però ho voluto fare il tentativo. Il film poi è irlandese per cui c'era la speranza che non fosse la solita americanata. C'era sempre una pur esigua possibilità che a un certo punto apparisse qualche leprecauno barbuto che beve una birra seduto su una pentola piena d'oro, alla fine dell'arcobaleno.

Macché, purtroppo niente leprecauno.

Il film inizia e ci troviamo subito nella casa dei fantasmi, una magione gigantesca nel bel mezzo della campagna irlandese. Ma non è la solita casa normale abitata da inquilini normali e infestata da fantasmi normali. No, la casa è un rudere indecente, cadente, fatiscente, e aggiungete pure altri "-ente" a vostro piacimento, abitato da due fratelli gemelli appena appena diciottenni, uno è masculo e l'altra è femmena.

Questi due pare che passino il tempo ad aggirarsi per stanze sporche e disordinate, a salire e scendere scale polverose, a sedersi a tavola senza poi effettivamente mangiare. Non fanno niente di significativo. E prendete una scopa, uno straccio e almeno date una pulita, perdiana!

Viene un dubbio: ma non è che sono loro i fantasmi e non riescono quindi a interagire con scope e spazzole? Risposta sbagliata, questi due sono proprio persone in carne e ossa. È solo che hanno il gusto della decadenza. O forse hanno soltanto dimenticato di togliere le decorazioni di Halloween.

Ma è così difficile tirare su quel candelabro lì dietro?
Silenzio! La signorina è impegnata a salire le scale.

Questi due simpaticissimi gemelli hanno un problema (forse non solo uno): in casa, sotto la botola nell'atrio, vivono delle oscure creature che hanno imposto ai due giovani Tre Regole Che Guai A Disubbidire.

La prima Regola impone di andare a dormire entro mezzanotte perché a quell'ora le oscure creature escono dalla botola e a quanto pare non vogliono essere disturbate.

Il gemello sembra un vampiro emo. Secondo me le creature oscure escono
solo di notte perché hanno un po' paura ad incontrarlo.
Notare le belle condizioni del muro. Anche la statua lo guarda sconsolata.

La seconda Regola proibisce di far entrare estranei in casa. Ho l'impressione che questa regola sia come gli ordini della marina che cambiano dalla sera alla mattina, infatti non si può per nessun motivo far entrare in casa l'avvocato di famiglia, eppure a un certo punto c'è un personaggio che dice di aver lavorato in quella casa in qualità di domestica. Humm, è forse la categoria degli avvocati a non piacere alle oscure presenze? Chissà.

La terza Regola dice che un gemello non deve tentare la fuga perché altrimenti chissà cosa potrebbe succedere all'altro. E questa regola serve giusto a spiegare il perché i due continuino a stare lì: lei se ne andrebbe via volentieri ma non può perché lui, oltre a sembrare un vampiro emo, è pure agorafobico per cui non osa uscire di casa. Al massimo lei va in paese a fare la spesa mentre lui che fa nella vita? Gira per le stanze, si muove su e giù per le scale, non fa cose, non vede gente. Come animale da compagnia ha un povero corvo a cui tocca essere messo dentro la gabbia, tirato fuori dalla gabbia, appoggiato sul letto, appoggiato su una mensola...povero corvo, non gli passa più e allo spettatore non va molto meglio.

Ma quindi cosa succede se le regole vengono infrante e le oscure presenze si incacchiano? Succede che dalla botola nell'atrio inizia a uscire acqua. Che uno pensa che si è rotto un tubo giù in cantina. E invece no, sono le presenze che ribollono e quando sono proprio incavolate iniziano a far sgocciolare acqua dalla botola fino al soffitto. Sono così incacchiate che le loro gocce sgocciolano dal basso verso l'alto, vincendo la forza di gravità. Un effetto pauroso che non vi dico.

Non so quante volte venga inquadrata questa botola con l'acqua che straborda e così pure quella stramaledetta goccia. In generale tutto è ripetitivo e per giunta lento e perfino le scene che dovrebbero essere saltapaurose sono di un moscio unico.

Per dire, c'è una scena in cui la gemella decide di farsi un bagno e sembra che le oscure creature abbiano deciso di uscire dalla botola prima della mezzanotte. Nelle intenzioni dovrebbe essere una scena di suspense: arrivano gli spiriti! Che aspetto avranno? Cosa faranno alla ragazza?
Io l'unica cosa che pensavo era:"Ma come fa questa a farsi un bagno in un bagno così lercio???? Più che paura dei fantasmi, qui c'è paura di beccarsi il tetano!"
Questo per dire l'interesse che mi suscitava.

Magari uno pensa che io sia una maniaca della pulizia cosa che non sono per niente
e quindi vi metto una foto di scorcio di bagno

Insomma questo film ruota attorno a queste oscure presenze. Chi sono? Perché impongono le regole ai ragazzi? Vogliono far loro del male o proteggerli? Ma è tutto davvero così poco interessante che sei a metà film e hai già perso da un pezzo la curiosità per la sorte di questi due pisquani di gemelli che hanno per tutto il tempo queste espressioni finto-dolenti stampate in faccia.

E vogliamo parlare dell'assenza di queste oscure presenze? Sai che brividi a vedere continuamente sta botola con l'acqua che esce! Giusto verso la fine, le presenze si degnano di uscire dalla botola. Forse hanno deciso che dopotutto è meglio chiamare un idraulico per risolvere il problema delle perdite d'acqua. Comunque in quella scena non li si vede granchè, sembrano giovani uomini e donne nudi che per nessun motivo apparente devono salire le scale strisciando e, tramite sapienti inquadrature da videoclip, vediamo ben poco: le loro dita che si aggrapano alla moquette polverosa, i polpacci impegnati nello sforzo di salire i gradini a passo di rana. Pietoso.

Qualche scena dopo si vede qualcosa di più e si capisce che gli autori si sono sforzati proprio tantissimo a inventarsi qualcosa. Vi metto la foto che tanto è tratta dal trailer:

A me sinceramente fa più paura il gemello

Poi, forse per cercare di vivacizzare la situazione, c'è una assurda e inutile sottotrama con protagonisti dei ceffacci che passano il tempo a importunare ragazze e a bullizzare chi non gli va a genio. Una cosa assolutamente inutile e senza senso.

Credo inoltre che in un film di fantasmi bisognerebbe partire descrivendo una situazione normale, almeno all'apparenza, all'interno della quale dovrebbe innestarsi gradualmente l'effetto soprannaturale. Invece qui abbiamo già una partenza assurda, con questi due che sono in una situazione che non ha nemmeno la parvenza del verosimile e che per di più procede per lenti clichè e contiene pure elementi illogici.

Avrei dovuto smettere di guardare il film dopo i primi venti minuti, ma vuoi che era ormai tardi, vuoi che alla fin fine si vuole sempre vedere dove vanno a parare le boiate, ho resistito fino al termine del filmaccio.

Ma durante la visione ho avvertito una strana sensazione...mi è sembrato di sentir echeggiare la voce di Nanni: "Va bene, continuiamo così, facciamoci del male".

domenica 23 dicembre 2018

Calendario natalizio #23

Ci stiamo avvicinando al termine di questo calendario natalizio e, come avviene per gli spettacoli pirotecnici, che all'ultimo i botti si susseguono a distanza ravvicinatissima, adesso vi proporrò un fuoco di fila di locandine "meravigliose e stupende" in salsa festiva!
Innanzitutto vi comunico che nelle locandine natalizie sono tre gli elementi caratteristici che appaiono più spesso.
Partiamo con il numero 1:

Il nastro rosso! È un elemento diffusissimo e gettonatissimo. Nella locandina qua sopra vediamo Viviva A.Fox che al suo attivo ha almeno 9 film natalini.

Ecco un altro esempio, con Patrick Muldoon (7 film natalini):


Ora passiamo all'elemento caratteristico nr 2: personaggi avvolti da lucette!


Non avete idea di quanti personaggi avvolti da lucette ho visto nella mia ricerca locandinante. In questo poster si vede spuntare Eric Roberts (5 film natalini).

Ora passiamo all'elemento numero 3: la boccia di vetro con neve dentro, qua di seguito combinata con l'elemento nr 2. (Nei film horror, l'elemento più spesso presente in locandina è l'accetta.)


Abbiamo di nuovo Muldoon a cui stavolta si affianca Dina Meyer ma lei ha solo 3 film natalini all'attivo, una novellina.

Ecco altro esempio di una "bellissima" locandina di film dal titolo così originale che di più nun se po'. C'è C.Thomas Howell (4 film natalini).


Non so se in queste locandine natalizie appare più spesso la parola "magic" o la parola "miracle". Comunque, questa locandina è così originale che l'hanno usata anche per un altro film (c'è pure l'ex Ridge di Beautiful - solo 2 film natalini)


Potrebbe essere che uno sia la parodia dell'altro, non lo so, preferisco non indagare.
A proposito: che ne pensate di questa locandina di un film con Daniel Baldwin?


Non riesco a immaginare che faccia deve avere quel Babbo Natale, viste le espressioni un po' discordanti dei 3 in finestra.

Per la serie, locandine deprimenti:


Per la serie, locandine incomprensibili (cosa sono quelle cose alle finestre? E quello scoiattolo distorto vicino alle candele?):


Come fare una brutta locandina avendo a disposizione degli attori belli:


Un'accozzaglia di immagini senza un senso.
E chiudiamo con una locandina di film sudamericano.


Ma perché il prete ha la tonaca grigia??