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mercoledì 30 gennaio 2019

Mystery celebrity birthday

Oggi è il compleanno di una grande star del cinema che oggi compie ben 89 anni: chi è?

Risolvete il rebus e lo saprete.

Siccome c'è una differenza tra la grafia e la pronuncia del nome, vi dico che il rebus è più simile alla pronuncia e quindi ha come soluzione: 3 - 8 mentre la grafia del nome della grande star è: 4 - 7.


Per la serie, se avessi saputo disegnare mi sarei fatta assumere dalla Settimana Enigmistica



lunedì 16 luglio 2018

Personaggi di Ingmar Bergman

Pochi giorni fa, il 14 luglio, c'è stato il centenario della nascita di Ingmar Bergman.
Guardiamo insieme alcuni personaggi tratti da suoi famosi film


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PERSONAGGI BERGMANIANI
PERSONA (1966)
Elisabeth e Alma, rispettivamente attrice chiusa nel mutismo e infermiera che la assiste
IL SETTIMO SIGILLO (1957)
Antonius Block gioca a scacchi con la Morte
FANNY E ALEXANDER (1982)
Fanny e Alexander, i due fratellini protagonisti del film
LUCI D'INVERNO (1963)
Il pastore protestante Tomas Ericsson e Marta Lundberg, maestra innamorata di lui
MONICA E IL DESIDERIO (1953)
Monica e Harry, i due innamorati estivi
IL FLAUTO MAGICO (1975)
Papageno e il suo flauto di Pan
IL POSTO DELLE FRAGOLE (1957)
Il dottor Borg che deve ritirare un prestigioso premio
Vabbè, lo avevate già capito che questo non è un blog serio.
Se volete invece leggere un bel pezzo su Bergman e in particolare sul suo film "L'ora del lupo", andate sul blog The Obsidian Mirror

venerdì 13 luglio 2018

Celeb birthday: Harrison Ford

L'altro giorno leggevo questo post dove si parlava di come la locandina del film "The Breakfast Club" fosse, soprattutto negli ultimi anni, omaggiata da diverse opere, ad esempio serie tv, fumetti etc.
Allora mi sono detta: e perché non devo citare pure io quella locandina per celebrare il compleanno di Harrison Ford?


Naturalmente questa "pseudo-locandina" non è esente da nessuna delle critiche che faccio sempre alle locandine altrui, quindi ricado in pieno nel detto del bue che dà del cornuto all'asino.

Non c'è neanche nessuna particolare giustificazione per collegare Harrison Ford a questo film. Al massimo posso dire che tre film su cinque da cui sono tratte le immagini sono degli anni '80.

Quali sono i gradi di separazione tra HF e gli attori della locandina originale?
Non sono molto brava in questo gioco comunque, se il grado 1 è quello in cui i due attori recitano insieme:

1) Tra HF e Emilio Estevez il grado dovrebbe essere 3
 tramite Brad Pitt ne L'ombra del diavolo il quale si collega a Anthony Hopkins in Vento di passioni il quale ha lavorato con Estevez in Freejack - In fuga nel futuro

2) Tra HF e Molly Ringwald ottengo un'altra volta un 3
tramite Melanie Griffith in Una donna in carriera, poi Rod Steiger in Pazzi in Alabama, per arrivare a Tutti i giorni è domenica con Molly Ringwald

3) Con Ally Sheedy arrivo di nuovo a 3 (forse sbaglio qualcosa)
tramite Daryl Hannah in Blade Runner si passa a Splash - Una sirena a Manhattan dove si incontra il mitico John Candy che ha recitato con Ally Sheedy in Cara mamma mi sposo

4) Con Judd Nelson...attenzione! Il numero è 2!
HF ha recitato in American Graffiti nel ruolo dell'"handsome e arrogant" Bob Falfa che gareggiava contro il personaggio intepretato da Paul Le Mat il quale ha recitato con Judd Nelson in A un passo dal delitto

5) Con Anthony Michael Hall sono tanto per cambiare tornata al 3
si passa per Indiana Jones dove troviamo John Rhys-Davies il quale, ne Il signore degli anelli, ha recitato con Ian McKellen il quale ha recitato con A.M. Hall in 6 gradi di separazione (giusto per rimanere in tema col giochino)

Buon 76esimo compleanno, Harrison!

mercoledì 4 luglio 2018

Celeb birthday (in ritardo): Liv Tyler

Caldo imperante, umore altalenante, presenza randomica e sporadica al pc, incapacità (spero momentanea) di mettere una parola dietro l'altra, le cavallette e quant'altro mi portano a propinarvi per ora un post baggiano.

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Un Nazgul malvagio accoltella il povero Frodo...

ZAC!

Il povero Frodo versa in condizioni sempre più pietose

Aragorn cerca di curarlo con erbe dalle magiche proprietà...

Ma niente sembra fare effetto..

Improvvisamente...un bagliore! Una figura misteriosa sta arrivando...

"Desto o son sogno?"

E'... Arwen?!

"Tutto a un tratto mi sento meglio, molto molto meglio"

"Havo dad, Frodo"
Traduzione: a Frodo, nun t'allarga'

"Arwen, come sei vestita?! Ma tuo padre ti lascia andare in giro così?"

"Certo! M'ha detto:<<Arwen, una botta di vita ci sta proprio in questo Mordorio!>>"
Auguri a Liv Tyler che il primo luglio ha fatto gli anni.
Post fusione tra il solito signore degli anelli (si presta assai alle parodie) e "Un corpo da reato", in cui il personaggio di Liv Tyler faceva uscire pazzi Paul Reiser, John Goodman e Matt Dillon.

martedì 11 luglio 2017

Celeb Birthday: Yul Brynner

L'11 luglio del 1920 (pare) nasceva a Vladivostok, nell'estrema Russia orientale, Yul Brynner che sarebbe diventato in seguito un famosissimo attore. I suoi antenati erano di provenienza alquanto variegata e questa mescolanza etnica gli ha regalato una fisionomia alquanto particolare grazie alla quale Yul ha potuto interpretare credibilmente faraoni egizi, re siamesi, capi indiani, condottieri cosacchi, rivoluzionari messicani e altri personaggi di varia nazionalità.

Adesso, di attori calvi e fascinosi ce ne sono parecchi, si pensi a Bruce Willis, o Ben Kingsley, o Dwayne "The Rock" Johnson. In precedenza non ce n'erano così tanti: negli anni '70 c'era il tenente Kojak e prima ancora c'era lui: Yul Brynner. Si era rasato malvolentieri a zero per interpretare il re siamese Mongkut, ma il nuovo look ebbe un grandissimo successo, tanto da essere adottato in via permanente. Per decenni il taglio rasato è stato definito "alla Brynner".

Brynner fu perfino di ispirazione a Stan Lee, quando questi creò il personaggio del professor Xavier degli X-Men.

Breve divagazione. Siccome ho sempre questa fissa di andare a vedere i posti sulla street view di Google, volevo dare uno sguardo a Vladivostok e farmi un'idea della città. (Sì lo so che ai tempi di Brynner era tutto diverso). Comunque, ho cliccato in quattro punti a caso e l'impressione che ho avuto di questi posti non è stata così eccezionale, un gran numero di casermoni, non tanto diversi da quelli che ci sono anche in Italia. Ho deciso quindi di vedere dov'era la statua di Brynner la cui foto c'è su Wikipedia e mi sono accorta che era nella via corrispondente al quarto posto da me cliccato a caso. Ho preso quasi paura per questa coincidenza! Vladivostok non è così minuscola. Che lo spirito di Yul abbia guidato il mio mouse? Assurdità a parte, anche se a distanza, si riesce a vedere la statua. Di fronte a essa, dall'altra parte della strada, c'è un negozio di articoli per la pesca e per la caccia, con sull'insegna un salmone e una tigre, nientemeno. E dopo ci si stupisce se quest'ultima è a rischio estinzione. Già che ci sono dico: basta caccia!

Tornando a Brynner, egli è stato sicuramente un personaggione. Prima di diventare attore, fu trapezista in un circo francese, chitarrista folk nei night club russi di Parigi, speaker alla radio, direttore televisivo, modello anche nudo e in seguito diventò pure un apprezzato fotografo. Scrisse perfino un libro di cucina! Un uomo a tutto tondo.

Locandina, dal bel formato stretto,
con classico font egiziano, tipo Playbill,
tipico degli ambienti del West
Per celebrare il suo compleanno, vorrei oggi parlare di un bel film da lui interpretato: Invito a una sparatoria, pellicola di ambientazione western, del 1964.

La storia narra di un uomo, tal Matt Weaver, che fa ritorno al suo paese dopo aver combattuto nella guerra di secessione americana. Sta per entrare in casa, ma qualcuno lo accoglie con un fucile. E se nei film romantici un bacio è un apostrofo rosa tra le parole "ti amo", nei film western una pallottola è un apostrofo grigio tra le parole "chi sei". Quindi il povero Matt non ha nemmeno modo di capire chi è quello che si è installato in casa sua, che questo inizia a sparare. Matt si difende e l'altro ci lascia le penne.

Salta fuori che il tizio che stava in casa sua non era un abusivo, ma aveva regolarmente acquistato la proprietà dal riccone del villaggio, il quale però l'aveva non tanto regolarmente confiscata mentre Matt era in guerra.

Per il fatto di aver ucciso un uomo del paese, Matt viene subito inviso da tutti gli abitanti del luogo, fomentati nel loro odio proprio dal riccone di cui sopra. A Matt non rimane che asserragliarsi nella sua fattoria in attesa di decidere il da farsi.

Viene stabilito che Matt deve essere fatto fuori ma siccome nessuno osa andare a stanarlo, un pistolero viene assunto per lo scopo. Il pistolero è un personaggio certamente degno di nota. Vestito con una certa ricercatezza - camicia bianca con le ruches sul davanti - abile nello sparare, nel giocare a carte e nel suonare il clavicembalo (e devo ancora capire cosa ci fa un cembalo nel West). In una scena ambientata nell'emporio cittadino, il pistolero, in assenza della proprietaria, addirittura consiglia a una donna quale stoffa potrebbe usare per farsi un vestito e riesce perfino a venderle un filo per cucire! Dove si è mai visto un pistolero del genere!

sabato 15 aprile 2017

Mr Bean - L'ultima catastrofe

Mr Bean
Locandina con una simpatica
gag degna di Bean
L'asociale e bizzarro Mr. Bean è incredibilmente riuscito ad avere un impiego come guardiano alla National Gallery di Londra. Tuttavia, alcuni dei suoi superiori non sono soddisfatti del suo operato ma, non potendo licenziarlo, alla prima occasione si liberano di lui spedendolo in America.

Ma a fare cosa, in America?

Ebbene, a Los Angeles un filantropo ha acquistato il famoso dipinto soprannominato "La madre di Whistler" che arriverà dall'Europa e sarà esposto stabilmente in una certa galleria d'arte.

Per festeggiare l'arrivo del quadro, quelli della galleria vogliono fare le cose in grande e decidono di chiamare un esperto d'arte europeo che faccia un bel discorso e celebri degnamente l'importanza dell'evento. I galleristi scrivono quindi alla National Gallery chiedendo di mandare un esperto e naturalmente chi mandano gli inglesi spacciandolo per esperto? Mr. Bean, ovvio.

Non appena mette piede in America, Mr. Bean inizia subito a fare casini. Prima sconvolge la polizia dell'aeroporto, poi getta nello scompiglio la famiglia presso cui va ad alloggiare e che sarebbe la famiglia del gallerista che aveva tanto insistito a far venire un esperto dall'Europa. Anzichè far venire Bon Jovi, come aveva proposto qualcuno.

Il peggio, però, deve ancora arrivare. A Mr. Bean basta essere lasciato da solo per due minuti con il prezioso quadro di Whistler per riuscire a danneggiarlo in maniera irreparabile nonché ridicola. Come potrà Mr. Bean rimediare ai suoi catastrofici disastri?

James Whistler in un ritratto giovanile.
Mi ricorda un po' Max Gazzè
Sono passati 20 anni da quando questo film è uscito nelle sale. All'epoca Mr. Bean aveva un successo planetario per via dei suoi (non troppo numerosi) sketch televisivi le cui repliche anche da noi sono durate per anni.

Ovviamente Bean non piaceva a tutti. Una volta, una persona mi disse che non le piaceva Mr. Bean perché non le piaceva l'umorismo inglese. Come motivazione mi sembra un po' bizzarra. Non vorrei sbagliare, ma credo che l'umorismo inglese sia in grandissima misura di tipo verbale, basato sull'autoironia, il sarcasmo, la freddura.

Mr. Bean, invece, è praticamente muto. Lo si sente ogni tanto bofonchiare qualcosa, oppure rivolgersi al suo orso Teddy oppure dire "Bean" quando deve dire come si chiama. Non credo che il suo umorismo sia particolarmente inglese.

Bean ha un umorismo infantil-ingegnoso perché trova sempre un modo alternativo e assurdo per fare cose altrimenti normali. Le sue gesta mi ricordano quei marchingegni dove, alle ore 7, un cucù esce dalla sua casetta e fa cadere una palla che alza una forchetta che muove una leva che mette in moto un trenino che preme un pulsante che fa inclinare un ripiano in modo che da una brocca esca dell'acqua direttamente sulla faccia dell'inventore, per svegliarlo.

È un umorismo che può piacere anche agli infanti e non a caso hanno fatto anche il cartone di Mr. Bean.

Ad ogni modo, così come un film non deve essere per forza giudicato in base al libro da cui è stato tratto, valuterò questa pellicola indipendentemente dagli sketch televisivi.

Secondo me il film, oltre a essere molto divertente, è ben riuscito per i seguenti motivi:
1) La trama ha un suo senso e non è un collante per sketch slegati tra loro, come spesso succede nei film con artisti comici televisivi.
2) Bean non è il protagonista assoluto; i personaggi attorno a lui sono abbastanza ben delineati e in particolare il personaggio del gallerista che ospita Bean è molto divertente. È interpretato da Peter MacNicol che, fino a prima di vederlo in questo film, collegavo sempre all'inquietante Janosz di Ghostbusters 2. Lui e quei suoi dannati occhi a fanale! In questo film MacNicol è divertentissimo per le facce perplesse (per non dire esterrefatte) che fa quando assiste alle assurdità di Bean. Ed è anche assai esilarante nella scena della crisi di nervi dopo aver visto come Bean ha ridotto il quadro.

Ecco un'altro ritratto di Whistler.
Qui mi sembra Clive Owen coi baffoni.
È ufficiale: ho le allucinazioni
Inoltre, in questo film c'è anche un leggero sfotticchiamento alla tendenza, ormai non più solo americana, di trasformare ogni evento, anche culturale, in una occasione di marketing e di spettacolo "nazionalpopolare".

E intravedo uno sfottò anche nella reazione del pubblico americano al discorso assurdo di Mr. Bean - perché sì, alla fine lo farà per davvero il discorso.

Infine, è degno di nota il tema musicale con variazioni composto dal musicista inglese Howard Goodall. Veramente trascinante.

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Nella realtà, il vero dipinto di Whistler è permanentemente esposto in Francia ma attualmente si trova in mostra all'Art Institute of Chicago. Chissà se all'inaugurazione dell'esposizione hanno chiamato Bon Jovi, per star sicuri che non succedessero danni.

In questi giorni sto leggendo un giallo di Maigret e ho da poco scoperto che Rowan Atkinson sta girando una serie di film televisivi dove interpreta proprio il commissario francese. Devo dire che faccio un po' fatica a immaginare Atkinson in questo ruolo, ma non perché è un ruolo serio. Ho già visto "La famiglia omicidi" dove il personaggio di Atkinson non è particolarmente comico. Solo che tendo sempre a immaginare Maigret come il mitico e panciuto Gino Cervi! Sono curiosa quindi di vedere questi nuovi tv movie.

Auguri finali a Peter MacNicol, visto che il 10 aprile è stato il suo compleanno.


venerdì 17 marzo 2017

Einstein and Eddington

[Questo post è diviso sostanzialmente in tre parti. Nella prima c'è un accenno a quella che è la teoria di Einstein, nella seconda parte c'è la descrizione degli avventurosi tentativi di dimostrare empiricamente la teoria, mentre nella terza parte c'è il commento al film "Einstein and Eddington"]

Anni fa ho visto un documentario molto ben fatto su Einstein dove, in maniera avvincente, venivano raccontati vari aspetti della sua vita.

Si parlava del suo turbolento matrimonio con una studentessa di fisica la quale deve aver sofferto non poco per aver dovuto abbandonare gli studi; anche il fatto che Albert avesse una relazione con un'altra donna non ha certo aiutato. Dopo 16 anni, il matrimonio è finito in divorzio e Albert si è sposato con l'altra donna.

Si parlava poi diffusamente del periodo storico in cui Einstein ha iniziato la sua carriera, periodo fortemente segnato dalla prima guerra mondiale. Einstein era un convinto pacifista ed era uno dei pochi scienziati a non aver aderito alla causa bellica. Non riusciva a capacitarsi di come diversi suoi amici e colleghi potessero mettere tanto zelo nell'escogitare nuovi e sempre più potenti modi per distruggere vite. Il suo amico chimico Friz Haber era particolarmente invasato ed era riuscito a convincere l'esercito a utilizzare i gas tossici di sua ideazione. Se guardate una foto di Haber, ditemi se non vi viene in mente il Dr. Cyclops.

Il pezzo forte del documentario era però l'aspetto scientifico. Quando Einstein ha iniziato i suoi studi, il mondo della fisica era in crisi: le teorie di Galileo, formalizzate poi da Newton, per tre secoli erano rimaste praticamente inattacabili.

Galileo usava il volgare
anche per scopi divulgativi
Galileo sosteneva che le leggi della meccanica, cioè relative al movimento dei corpi, sono le stesse in qualsiasi sistema di riferimento inerziale. Dicesi "sistema di riferimento inerziale" un qualsiasi sistema dove vale il Primo Principio della Dinamica: un corpo o sta fermo o si muove con moto rettilineo uniforme, a meno che una forza non agisca sul corpo in questione. Il sistema di riferimento stesso può essere fermo oppure può muoversi in modo rettilineo uniforme.

Esempi: la stanza in cui sto ora scrivendo sta ferma, quindi è un sistema di riferimento inerziale. Esco di casa e la strada, che è dritta e non ha pendenze, è un altro sistema di riferimento inerziale. Anche un treno in corsa, o una nave che solca i flutti, o un'astronave che viaggia nello spazio sono sistemi di riferimento inerziali, purchè non cambino di velocità, né curvino, né sobbalzino, insomma ci siamo capiti.

Galileo inoltre ha detto che non c'è un sistema inerziale privilegiato. Se sono spaparanzata in spiaggia sotto il sole tropicale e vedo una nave che passa, posso giustamente pensare che io sto ferma e che la nave si sta muovendo. Ma anche quelli che sono spaparanzati a prendere il sole sul ponte della nave possono, altrettanto giustamente, pensare di essere fermi, mentre io, la spiaggia e il resto del mondo ci stiamo muovendo. Questa è la relatività galileiana.

Ora immagino sempre di essere distesa su questa ipotetica spiaggia e qualcuno in vena di scherzi mi tira una noce di cocco su un piede. Io starnazzo:"Ma porc* pu**ana! La noce è atterrata sul mio piede alla velocità di 10km/h! Vaff**nc**o!" (Anche io uso il volgare, forse non proprio come Galileo...)

Ecco che però, osservando il ponte della nave dalla spiaggia con una potente apparecchiatura stile James Bond, vedo che anche un'altra signora, mollemente adagiata su una sdraio, è vittima di uno scherzo del genere. Un gentile bambino le ha lanciato una noce sull'elegante piede e io riesco perfino a misurare la velocità con cui la noce atterra: ben 30km/h!!

Penso che la signora si è fatta senz'altro più male di me, invece la sento gridare esattamente le stesse identiche parole che ho gridato io. Dopo un momento di stupore, mi rendo conto che la differenza tra la mia misurazione e quella della signora sta nel fatto che io e lei siamo in due sistemi inerziali diversi che si muovono a velocità diverse, quindi nel mio sistema di riferimento, alla velocità della noce viene sommata anche la velocità della nave; nel suo sistema questa somma non avviene perché per lei la nave è ferma.

Quindi, le leggi sono sempre le stesse e valgono in tutti i sistemi inerziali però quando si fanno le misurazioni di spazi e velocità, bisogna tenere conto di dove si trova l'osservatore che fa queste misurazioni. Galileo ha scritto anche delle trasformazioni apposite, per passare da un sistema di riferimento a un altro.

Insomma, per quasi tre secoli tutto questo è andato bene fino a che...qualcuno ha visto la luce. O meglio, qualcuno si è accorto che la luce ha sempre la stessa velocità, indipendentemente dalla velocità del sistema di riferimento in cui la si misura! Colpo di scena, la teoria crolla.

Anche Joliet Jake ha visto la luce
In particolare, a mettere in crisi il sistema galileiano erano gli studi del fisico Maxwell che aveva capito che la luce era un'onda elettromagnetica, capace di propagarsi nel vuoto. E Maxwell aveva fatto tutto un sistema di equazioni per descrivere le onde e i campi elettromagnetici, ma tutto questo cozzava con le vecchie teorie.

Che fare? I fisici erano in crisi. Non sapevano se buttare le teorie di Maxwell o quelle di Galileo.
Maxwell o Galileo? Galileo o Maxwell?

E similmente a quell'acqua effervescente che si proponeva come il giusto mezzo tra il liscio e il gassato, entra in scena Einstein: la terza via, l'anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo.

Einstein dice che nei sistemi inerziali tutte le leggi sono le stesse, non solo quelle della meccanica ma anche quelle dell'ottica e dell'elettromagnetismo. Ma a una condizione: bisogna abbandonare il concetto di tempo assoluto così come lo conosciamo.

Quindi non solo lo spazio è relativo al sistema di riferimento in cui si fa la misurazione, anche il tempo lo è. E già che c'è, Einstein fonde lo spazio e il tempo in un unico concetto che molto originalmente viene chiamato spaziotempo. Al limite, se proprio si vuole usare un termine più originale, lo si può chiamare cronotopo.

Cosa vuol dire che il tempo non è assoluto? Vuol dire che un secondo dura diversamente per due osservatori che si trovano in sistemi inerziali diversi. Ad esempio: se un omino si trova in una astronave che va molto, molto veloce e spara un raggio luminoso su uno specchio posizionato sul soffitto, questo omino vedrà il raggio salire verticalmente e scendere verticalmente.

Immaginiamo ora che l'astronave passi vicino a un pianeta dove si trova un altro omino. Quello dentro l'astronave spara il raggio e quello sul pianeta osserva la scena. Ebbene, l'omino sul pianeta vedrà il raggio luminoso salire obliquamente (non più verticalmente) e scendere obliquamente. Secondo l'osservatore sul pianeta, il raggio luminoso fa un tragitto più lungo rispetto a quello che vede l'osservatore sull'astronave. Quindi se in entrambi i casi la velocità della luce è costante ma gli spazi percorsi sono diversi, è evidente che l'unico altro parametro che può cambiare è il tempo. Incredibile ma vero: il tempo scorre più lentamente per l'omino che viaggia molto velocemente sulla sua astronave.

Questo è un concetto decisamente rivoluzionario ed è anche difficile riuscire a visualizzarlo ma funziona proprio così: più veloce si va e più il tempo rallenta. E dirò di più: ad altissime velocità le lunghezze si accorciano. Veramente oltre ogni ipotesi fantascientifica: eppure è così.

Quindi per passare da un sistema inerziale a un altro si usano non più le trasformazioni galileiane, si usano bensì quello del fisico Lorentz, ma in definitiva, a basse velocità, le due trasformazioni praticamente si equivalgono.

E questa è in pratica la teoria della relatività ristretta, ristretta perchè si riferisce soltanto ai sistemi inerziali. Einstein non è però soddisfatto, lui punta a qualcosa di più generico. I sistemi inerziali, alla fin fine, sono qualcosa di praticamente virtuale. Cosa si muove di moto rettilineo uniforme? Quasi niente, la Terra men che meno e così anche i pianeti e i vari corpi celesti.

A questo punto, ecco che un altro grande fisico sta per ricevere una tremenda stoccata. Proprio lui, sir Isaac Newton, con la sua teoria gravitazionale. Newton asseriva che due corpi qualsiasi si attraessero tra loro ma non riusciva a capire bene cosa fosse questa forza di attrazione. Newton era addirittura imbarazzato per il fatto di non riuscire a spiegare la cosa.

venerdì 9 dicembre 2016

Special Celeb Birthday: Kirk Douglas

Oggi compie ben 100 anni l'attore Kirk Douglas. Auguri! Chissà quante ne deve aver viste.
Inserisco una coppia di sue immagini. A sinistra, un bel ritratto di lui al culmine della carriera e a destra nei panni di Spartacus nell'omonimo film del 1960.


Quando uscì il film, l'America stava venendo fuori da un periodo paranoico e dominato da una isteria collettiva dove la paura principale era che la nazione fosse invasa da spie al soldo dei russi. Le spie c'erano certamente ma il livello di ansia e di terrore che chiunque potesse essere in realtà un nemico sotto copertura era alle stelle.

Durante la seconda guerra mondiale, USA e URSS combattevano dalla stessa parte per cui non c'erano tanti problemi. Poi però, finita la guerra, quando gli Stati Uniti han visto che la Russia iniziava a mettere le mani su tutta l'Europa dell'est con la stessa nonchalance con cui si mettono i carriarmati sul tabellone del Risiko, agli americani è iniziata a venire un po' di tremarella. Scoprendo poi che i russi stavano facendo esperimenti con le armi nucleari, il livello di ansia è schizzato a livelli di allarme rosso.

Chissà se la CocaCola, per
via delo colore, è
mai stata sospettata di
essere una spia comunista
"Paura rossa" era proprio il termine che descriveva il sentimento di quell'epoca a cavallo tra gli anni '40 e '50. Anzi, il termine non descriveva solo il sentimento in sè ma anche l'insieme di azioni che avevano lo scopo di instillare e alimentare questo sentimento. I rossi comunisti, soprattutto quelli sotto mentite spoglie, popolavano gli incubi degli americani che erano quindi incoraggiati a denunciare chiunque avesse un pensiero anche flebilmente accostabile a quello comunista.

Esisteva un comitato apposito che indagava sulle persone sospette ed era chiamato "House Committee on Un-American Activities" che in italiano viene tradotto come "Commissione per le attività antiamericane". La traduzione italiana toglie quel qualcosa di inquietante che c'è nella versione originale. La parola "un-american", infatti, viene tradotta come "antiamericano", cioè "contro l'America". Messa così, mi dà l'impressione di un comitato che si occupa di bloccare le azioni contro gli Stati Uniti. Vabbè, un comitato del genere, al limite, ci potrebbe anche stare. Ma la traduzione letterale di "un-american" è però "non-americano". Questo termine invece mi fa pensare a una situazione dove esiste una sorta di lista in cui sono elencati pensieri e atteggiamenti considerati "americani". Se un pensiero è al di fuori della lista viene automaticamente classificato come "non-americano". Io lo definirei inquietante. L'anticamera del pensiero totalitario.

Esempi pratici.
Sei pacifista e non approvi, ad esempio, che gli Stati Uniti partecipino alla guerra di Corea? Eh no, fare la guerra per combattere un regime comunista è americano, quindi tu che sei pacifista sei non-americano. (E quindi sei comunista). Pregasi presentarsi di fronte al comitato.

Sei omosessuale?...male, molto male, l'omosessualità è l'antitesi della famiglia che è il simbolo dell'americanità. Poi è una malattia, pure contagiosa, minaccia la società. No, omosessuale = non-americano. Per andare di fronte alla commissione, sempre dritto e gira a destra.

martedì 22 novembre 2016

Celebrity Birthday: Scarlett Johansson

Oggi è il compleanno della brava attrice Scarlett Johannsson, nata a New York nel 1984. Auguri! Per celebrare l'evento, oggi parlo del film "Under the Skin" (2013) dove lei è la protagonista.

Il film ha ricevuto ogni sorta di giudizio, dal capolavoro assoluto alla tavanata galattica, passando per 50 sfumature intermedie.

Una sera, tempo fa, mi sono addormentata sul divano. Credo fossi come nei manga giapponesi, con la bolla al naso. All'improvviso mi son svegliata e in tv stavano dando questo film, di cui io non avevo mai sentito parlare.

Il film era già iniziato e non capivo bene cosa stesse succedendo ma sono subito stata catturata dalle immagini. Ho guardato un po' e poi sono andata a dormire decidendo di guardare il film dall'inizio, alla prima occasione.

Le immagini del film hanno continuato a tornarmi in mente nei giorni successivi e ho iniziato a pormi le prime domande sul film, perché, se c'è una cosa che bisogna fare con questo film, è chiedersi cosa significa.

Ad ogni modo, dopo qualche giorno ho guardato il film per intero e per diverso tempo ho poi continuato a pensare a questa opera così insolita.

Di cosa parla questo film? Bella domanda. Scarlett Johansson interpreta una misteriosa ragazza che gira per la Scozia guidando un furgone. Mentre guida, osserva attentamente quanto la circonda. Ogni tanto va in qualche negozio, fa acquisti.

La cosa che la interessa di più sono però gli uomini. Di tanto in tanto abborda qualcuno e lo invita in una casa fatiscente. Non è che faccia molta difficoltà a farsi seguire, eh. A questi uomini non pare vero che una così bella ragazza si mostri così disponibile. Forse avrebbero dovuto immaginare che c'era qualcosa di strano sotto. Ma si sa, ci sono momenti in cui non si ragiona proprio con la testa.

La ragazza al volante
In questa casa fatiscente c'è una strana stanza tutta nera, con un pavimento nero riflettente. Più che stanza, sembra uno spazio vuoto senza confini. La ragazza inizia a spogliarsi mentre l'uomo di turno avanza affascinato verso di lei, sprofondando a ogni passo in un misterioso liquido nero. Inutile dire che dal liquido non emergerà più.

Diversi uomini vanno a finire male fino a che la ragazza non incontra un uomo diverso da tutti gli altri. Questo uomo ha una caratteristica immediatamente visibile allo spettatore ma di cui lei non si accorge subito. Quando capisce in cosa questo uomo è diverso, in lei avviene un cambiamento. Smette di uccidere e inizia a fare delle esperienze di vario tipo. Il resto lo lascio allo spettatore.

Molte persone hanno criticato questo film per via della lentezza e della ripetitività. In parte è vero, il film non è certo pieno di azione e nemmeno i dialoghi sono serrati: se si dovesse trascriverli occuperebbero due pagine circa. Ed è anche vero che certe situazioni sono ripetute. Forse i giudizi negativi sono dovuti anche a un mancato soddisfacimento delle aspettative. Come se io andassi al ristorante, ordinassi una pizza e invece della pizza mi arriva un tiramisù. Che è anche buono lui, ma io avevo settato le papille gustative sulla pizza e non riesco ad apprezzare il dolce come si deve.

Questo film deve, secondo me, essere visto abbandonando i preconcetti, in totale rilassatezza e concentrazione, senza distrazioni da parte di cellulari o tablet. Bisogna provare a lasciarsi trasportare dal ritmo con cui scorrono le immagini e tentare di immedesimarsi nella protagonista e nella sua evoluzione. Le immagini sono in prevalenza iperrealistiche con qualche effetto da cinema sperimentale. Le sequenze nella camera nera sono invece più oniriche e, complice il motivo musicale che si sente solo in quelle scene, l'effetto è veramente ipnotico.

Il film non dà molte spiegazioni. Alla fine c'è un indizio sulla provenienza della ragazza ma non viene mai spiegato il perché lei uccida gli uomini. Si possono fare delle supposizioni, d'altronde ci sono molti motivi per cui in genere la violenza viene compiuta: crudeltà, indifferenza, paura, vendetta e la lista potrebbe continuare. Quanto è diverso da lei l'ultimo uomo che la ragazza incontra?

Invito caldamente a vedere questo film e a trarre le proprie considerazioni; da parte mia, credo che il significato pregnante di questa storia sia che la violenza continuerà a esistere fintanto che mancherà una vera e piena comprensione dei danni che essa provoca.