venerdì 6 luglio 2018

Un filo rosso musicale

L'altro giorno, sull'ottimo blog L'ultimo spettacolo, mi sono imbattuta in questo post che fa parte di una serie dedicata ai 20 migliori film di fantascienza secondo gli autori del suddetto blog.
Al 18-esimo posto della classifica redatta dagli autori figura Сталкер (e siccome quando ho scritto il post su Yul Brynner, mi arrivavano poi le visite dalla Russia - forse erano dei (ro)bot fan di Западный мир e Работа для стрелка - vediamo adesso col cirillico cosa succede).

Insomma, si diceva del film Stalker. Film che non solo non avevo mai visto, ma di cui non avevo nemmeno sentito parlare. Cioè, ho un blog di cinema e non ho mai sentito parlare di quello che viene considerato un film importante, un pilastro della cinematografia di tutti i tempi.

La prima cosa che ho pensato è stata: OK, chiudo il blog, non si può essere così ignoranti.

La seconda è stata: "Poche storie, questo film s'ha da vedere!" e, senza por tempo in mezzo, l'ho visto.

Locandina del genere che piace a me
Cosa ho visto? Beh, la prima cosa che ho notato è che è un film lento. Ma no lento come quando Crozza fa Mannoioni.

Stalker è lento come può esserlo la vita e per questo, tu spettatore, ti senti come se fossi dentro il film, accanto ai personaggi che si muovono nella storia.

Tu spettatore devi introdurti furtivamente in una zona controllata e, mentre aspetti di avere via libera, guardi le pozzanghere e ti accorgi che sta scendendo una lieve pioggerellina.

Tu spettatore sei lì, insieme a personaggi, su un mezzo che ti trasporta verso il centro della zona misteriosa e stai pensando a cosa ti attende e, mentre pensi, guardi i tuoi compagni, studi le loro facce incerte, osservi i pelucchi sui loro berretti vissuti e ti chiedi che vita facciano queste persone, quali siano i loro desideri più intimi.

Poi ti ritrovi in questa zona misteriosa, dai connotati però anche familiari, punteggiata di piante di cicuta, e ti aspetti da un momento all'altro che accada qualcosa, perché lo stalker che ti guida ti ha detto che niente è come sembra e ogni cosa è potenzialmente pericolosa. E invece, di queste trappole mortali non si vede l'ombra e tu ti chiedi se lo stalker sia attendibile o se stia invece mentendo. Vorresti liquidare le sue ammonizioni, eppure sei combattuto: vorresti avere un segno, per poterti fidare, ma allo stesso tempo vuoi che tutto vada liscio per poter arrivare a destinazione e svelare, forse, il mistero.

Ecco, se il film fosse fatto oggi e soprattutto non da un regista-autore, probabilmente i protagonisti sarebbero di etnie diverse, ci sarebbe qualche donna, forse un adolescente nerd e un altro fighetto. La maggior parte di questi soggetti ci lascerebbe le penne nel tentativo di raggiungere la misteriosa stanza realizza-desideri e infine è probabile che ci sarebbe un finale con inverosimili rivelazioni aliene, eroi che salvano il salvabile e riescono a fuggire in un tripudio di esplosioni roboanti.

E questo sarebbe un film di intrattenimento, invece Stalker non è per niente un film di intrattenimento. Non è un film che serve a farti passare due ore, ma è bensì un film che serve a farti impiegare molte ore pensando a tutte le cose che ti sono state presentate. Un'opera d'arte di solito non ti dà risposte, bensì ti presenta delle domande alle quali tu ci devi pensare bene per cercare di arrivare a delle risposte.

Intendiamoci, non ho niente contro i film di intrattenimento, ci mancherebbe. E ci sono anche film capaci di intrattenere, ma non sono per questo privi di significato. Solo che spesso l'aspetto spettacolistico rischia di mettere in ombra quello più significativo. Stalker è invece un film spogliato di tutti quegli elementi superflui e accattivanti che potrebbero distrarre il pensiero da quello che è davvero importante.

C'è del vero nel fatto che la prima volta che si vede il film percepiamo una sorta di tensione sempre più crescente man mano che ci avviciniamo al finale. Attendiamo il momento in cui riceveremo l'illuminazione, la Risposta Finale, siamo come Joliet Jake, in attesa di venire avvolti da un fascio di luce azzurra e poi gridare che abbiamo capito tutto.

Non credo di spoilerare dicendo che il finale non ci darà delle risposte definitive e il film lo dobbiamo vedere e rivedere per poter carpire e capire gli elementi che dovremo poi noi elaborare al fine di trovare delle risposte soddisfacenti. Risposte che possono essere anche del tutto personali e soggettive.

Lo stalker non vi sembra la versione russa di Woody Harrelson?
Chi è lo stalker? È un personaggio positivo, portatore disinteressato di speranza e di felicità? Oppure è uno che agisce per soldi e a cui piace detenere un certo potere presso coloro che, disperati, si rivolgono a lui?
Cosa rappresenta la figlia dello stalker? E il cane?

E inoltre, conosciamo davvero i nostri desideri? Avremmo il coraggio di realizzarli o ne saremmo spaventati? Che cosa sappiamo (e possiamo sapere) veramente di noi stessi e di tutto quanto?

Gli interrogativi sono molti e il film sembra essere pieno di simboli. Uno di questi è rappresentato certamente dal treno che si ode in tre punti (se non sbaglio) del film: all'inizio, a 4/5 circa, e alla fine. Il rumore del treno è ogni volta accompagnato da una musica: la prima volta si sente un frammento della Marsigliese, la seconda volta si ode il Bolero di Ravel, mentre alla fine c'è il coro che canta l'Inno alla gioia, tratto dalla nona sinfonia di Beethoven.

Perché questi pezzi? Il primo e l'ultimo sono musiche di forte impatto emotivo, essendo il primo l'inno francese e il secondo è dal '72 l'inno dell'Unione Europea. Non so quale fosse l'intenzione di Tarkovski, ma ci vedo un qualcosa in comune tra i due pezzi, dal punto di vista musicale, se non altro. Come parole magari differiscono un po'.

Ma il Bolero? È un pezzo emotivo sì, ma di carattere sensuale, molto diverso dagli altri due. E tra l'altro appare in un punto criptico mica poco, accompagnando immagini di pesci e oggetti vari immersi nell'acqua. Cosa mi sta a significare il Bolero? Non sono certo in grado di dare una risposta, però questo fatto mi ha incuriosito e ho deciso di vedere come lo stesso pezzo musicale fosse stato trattato in altri film (ho però escluso 10 con Bo Derek).

Su imdb scopro che il pezzo viene usato nientepopodimenoche in Rashomon! E così, balzellon balzelloni, passo da un maestro all'altro e mi fiondo in direzione Giappone, a sentire un po' questo "Borero".

A proposito, lo sapevate voi che Rashomon è la struttura all'interno della quale i protagonisti del film si ritrovano a raccontarsi la storia del delitto? Che domande, sono certa che voi lo sapevate, ma io no: credevo fosse una parola giapponese che voleva dire qualcosa del tipo Anatomia di un omicidio, oppure La verità ti fa male lo sai, insomma, qualcosa del genere.

Pur essendo Rashomon diverso da Stalker, penso che ci siano degli elementi non così distanti tra loro. Quando in Rashomon si parla della menzogna, di come essa faccia parte della natura umana e di come la maggior parte delle volte non riusciamo a essere onesti con noi stessi, beh, frasi del genere non sarebbero state fuori luogo se pronunciate in Stalker.

Ma torniamo al nostro Bolero. Ebbene, vi annuncio che il Bolero, in Rashomon, NON c'è. C'è invece una musica simile - nella ritmica e nel tipo di melodia - ma decisamente non è il Bolero. A quanto pare, Kurosawa aveva chiesto al compositore della colonna sonora di scrivere una musica sullo stile del Bolero e il risultato è qualcosa di molto, molto simile, ma non identico e, secondo me, con qualcosa di marzialmente asiatico.

La musica si sente in particolare in due momenti: durante la camminata dell'uomo subito prima che questi trovi il cadavere del samurai e durante il racconto della moglie del samurai. Il ritmo incalzante sottolinea la tensione e il senso di tragedia e in qualche modo fa stare col fiato sospeso, in attesa di quello che verrà rivelato. Ecco, credo che l'aspetto fisico della sensualità sia sostituito, o sublimato, da un desiderio intellettivo di scoprire il prosieguo della storia.
Sembrerebbe comunque che diversi spettatori che associano automaticamente il Bolero alla performance di Bo Derek abbiano provato una strana sensazione durante la visione di Rashomon, sentendo quella musica così simile. Si spera che non abbiano avuto visioni di Toshiro Mifune con le treccine.

Ma passiamo ora a un film dove il Bolero c'è per davvero e per giunta in tutta la sua completezza. Chi vi fa venire in mente il signor Rossi? Chi ne è l'autore?

Mr. Rossi

Ma certo, lui, il mitico e pluripremiato Bruno Bozzetto, le cui animazioni ho visto per la prima volta nelle puntate di Quark, negli anni '80 (e all'epoca avevo una fissazione per Quark e mi venivano le crisi di nervi se in vacanza non saltava fuori una tv su cui vederlo).

Diversi anni fa avevo acquistato un cofanetto di film di Bozzetto (e a casa avevano letto male e mi avevano chiesto come mai avessi preso dei film di Pozzetto) e in esso c'è pure "Allegro non troppo", definito "la risposta italiana a Fantasia" (sempre 'sta frase fatta della risposta X a qualcosa Y). Sì, come Fantasia è composto principalmente, ma non solo, da segmenti animati aventi l'accompagnamento sonoro di pezzi famosi di musica classica, ma penso che i toni generali del film siano ben diversi da quelli disneyani e di certo non particolarmente adatti o comprensibili da un pubblico infantile.

Cofanetto di Bozzetto
(o Pozzetto?)
Il film è molto bello e intelligente (e Pozzetto canterebbe "iattatta tà") e presenta molte sfaccettature: riesce a essere comico, irriverente, satirico, ma anche commovente (oh, a me lo spezzone del gatto mi fa venire un groppo alla gola). Il connubio tra immagini, ritmo dell'animazione e musica lo trovo molto ben eseguito.

Uno di questi segmenti animati si svolge, appunto, al ritmo del Bolero e mostra un processo evolutivo che parte da qualche goccia di Coca Cola e si trasforma progressivamente in creature sempre più sviluppate fino ad arrivare a un finale che a me ha ricordato un famoso film con Charlton Heston (non dico quale).

I personaggi cartoonistici di Bozzetto sono incredibilmente espressivi. Io ammiro chi riesce con pochi tratti e fotogrammi a trasmettere così tante emozioni. Nella fattispecie di questo segmento boleresco, assistiamo a questa moltiplicazione di creature via via più numerose e complesse, che pur tuttavia mantengono una capacità empatica con lo spettatore.

L'animazione incalza, segue il ritmo crescente della musica e propone fantastiche invenzioni visive, come fossero a tutti gli effetti coreografie di un balletto. È una animazione da guardare e riguardare perché contiene un gran numero di dettagli e microsituazioni, anche crudeli, ma d'altronde nessuno ha mai detto che il processo evolutivo è una tranquilla passeggiata in un sentiero di campagna.

E il Bolero accompagna questa marcia inarrestabile e la musica stessa è così, un continuo spingere in avanti, è come una forza vitale che trova - e deve trovare - una strada per proseguire, anche se poi il finale non porta i più rosei pensieri ed è interessante l'interpretazione che viene data da Bozzetto relativamente alle ultimissime battute del pezzo musicale.

Devo dire che questo segmento mi colpisce nel profondo e certamente la combo audiovisiva è potente. Se non lo conoscete, guardatelo!

Chiudo qui questo pezzo, altrimenti diventa illeggibile. Avevo intenzione di scrivere altre cose, ma forse ne farò un seguito.



mercoledì 4 luglio 2018

Celeb birthday (in ritardo): Liv Tyler

Caldo imperante, umore altalenante, presenza randomica e sporadica al pc, incapacità (spero momentanea) di mettere una parola dietro l'altra, le cavallette e quant'altro mi portano a propinarvi per ora un post baggiano.

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Un Nazgul malvagio accoltella il povero Frodo...

ZAC!

Il povero Frodo versa in condizioni sempre più pietose

Aragorn cerca di curarlo con erbe dalle magiche proprietà...

Ma niente sembra fare effetto..

Improvvisamente...un bagliore! Una figura misteriosa sta arrivando...

"Desto o son sogno?"

E'... Arwen?!

"Tutto a un tratto mi sento meglio, molto molto meglio"

"Havo dad, Frodo"
Traduzione: a Frodo, nun t'allarga'

"Arwen, come sei vestita?! Ma tuo padre ti lascia andare in giro così?"

"Certo! M'ha detto:<<Arwen, una botta di vita ci sta proprio in questo Mordorio!>>"
Auguri a Liv Tyler che il primo luglio ha fatto gli anni.
Post fusione tra il solito signore degli anelli (si presta assai alle parodie) e "Un corpo da reato", in cui il personaggio di Liv Tyler faceva uscire pazzi Paul Reiser, John Goodman e Matt Dillon.

venerdì 15 giugno 2018

Spirito allegro

Se si dice Martini, si pensa subito a James Bond, che di agitati e non mescolati ne ha mandati parecchi giù per il gargarozzo. Ma nel film di cui vi parlo oggi, c'è un altro personaggio che ama sbevazzare Dry Martini, soprattutto per ritemprarsi dopo le vigorose pedalate su e giù per le colline inglesi.

Il film è "Spirito allegro" (Blithe Spirit) e il personaggio Madame Arcati. Chi è costei? È una vulcanica donna inglese di mezza età che ama vestirsi con completi di tweed abbinati a camicie a righe, oppure con abiti dagli ampi colletti di pizzo. In ogni caso, non trascura di indossare bracciali e lunghe collane.

Spirito discinto
Quando non beve Martini, beve tè cinese, non indiano, perché influenza negativamente le sue vibrazioni. Molto spesso porta con sè la sua sfera di cristallo ma non certo per predire il futuro. Madame Arcati disapprova chi predice, o dice di predire, il futuro.

Quindi cosa fa la nostra Madame? Ebbene, ella è una medium! E all'inizio del film viene convocata da uno scrittore affinché lei evochi il fantasma della di lui defunta moglie. Contro ogni ragionevole aspettativa, il fantasma si manifesta davvero e non sembra volersene poi andare, non da solo, almeno...

Madame Arcati è interpretata dalla formidabile Margaret Rutherford, qui ai suoi primissimi ruoli cinematografici. La sua Madame è veramente molto divertente, molto ma molto sopra le righe ed è proprio questa interpretazione che le è servita da trampolino di lancio per molti altri ruoli sul grande schermo.

Celebre la sua energica Miss Marple, la prima Marple dello schermo (e ogni volta che penso a quei film inizio a canticchiare il tema musicale di Ron Goodwin), e pensare che la Rutherford era inizialmente restia a interpretare questo ruolo, in film dove l'omicidio è parte dello spettacolo e la sua riluttanza è comprensibile, considerata la sua piuttosto tragica storia familiare.

Tornando a "Spirito allegro", penso che sia divertentissimo, ha un ritmo perfetto, battute da gran commedia, interpreti sempre sul pezzo. Il film è tratto da un'opera teatrale di Noel Coward, e che la Rutherford aveva già con successo interpretato a teatro. Coward non era molto propenso a permettere la trasposizione cinematografica della sua commedia. A quanto pare, i precedenti film tratti dalle sue opere non lo avevano soddisfatto per niente. Comunque alla fine ha ceduto e ha permesso che David Lean (hai detto poco) si occupasse della cosa anche se non ho capito se il risultato gli fosse poi piaciuto.  Di sicuro Coward non apprezzò il finale del film, diverso da quello della sua commedia e devo dire che pure io ho trovato un po' incongruo il finale filmico.

Ma a parte ciò,  tutto il resto è molto bello e davvero godibile e, se ritenete che il genere vi piaccia, correte subito a vederlo. Nonostante sia del 1945, il film è a colori, cosa non usuale per l'epoca e il colore ha consentito un bell'effetto col fantasma, che è tutto verde con solo le labbra e le unghie dipinte di un rosso acceso.

La locandina originale è bella ma un po' fuorviante perché non ci sono donne o fantasmesse che vanno in giro o fluttuano con un look così discinto: una locandina un po' civetta!

E con questo si conclude questo breve civetta-post.

lunedì 11 giugno 2018

Lord of the fringes

Ho sognato Gary Oldman che faceva a tempo perso il bigliettaio al cinema.
Questo è un segno che ci vuole il post cacchiata.
E poi mi ci vuole del tempo a finire un post titanico in cui non so a che punto sono.


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A Gran Burrone oggi è il giorno del consiglio di Elrond

In via eccezionale, vi fa una comparsata anche Tauriel, probabile futura protagonista dello spinoff "Elf and the City", dove interpreterà un'elfa al limite degli 'entamila anni e sarà impegnata nella ricerca per trovare l'Unico Anello, che servirà a trovare e domare un marito alto, elfo e ricco*.
(*by Cassidy)

Nel frattempo arrivano i partecipanti del consiglio...

"Uffa, anche qui quel noioso di Legolas! Mi segue dappertutto. Forse potrei presentargli la mia amica Samantha con l’acca, figlia di Deborah con l’acca*, della dinastia delle nanesse con l'acca.
Magari si innamorano e me lo levo dai piedi."
(* by Cassidy)

Ma anche Elrond ha i suoi pensieri...

"Che vestito mi metto al consiglio? Vediamo..."

"Questo non va bene, troppo marziale"

"Questo mi ingrassa. E poi Gandalf lo ha già visto e magari va in giro a dire che metto sempre gli stessi vestiti"

"Questo è troppo chiaro, e infatti c'ho ancora un segno di sugo su una manica. Devo ricordarmi di parlare con quelli della lavanderia"

27 vestiti dopo, forse Elrond ha avuto un'idea...

I partecipanti stanno per prendere posto ma sono sopraffatti dallo stupore..

"AH!"

"EH?"

"IIH!"

"OOO-OOH"

"uh"
Aragorn, mostrati più sorpreso!

"uh?"
Ok, come non detto. Abbiamo capito che niente ti sorprende

"Elrond! Sei tu?"

"Solo per oggi, chiamatemi Elrondilla! Vengo dal deserto dell'Australia di mezzo. Sauron, preparati! Stiamo per venire a fare BUM nella tua caverna!"

"YEAAAAH! Sììììììììììì"

"Come discorso motivazionale pare funzionare, anche se non so se avrei scelto proprio le stesse parole..."

 Elrond è un partito interessante...ha tutti i requisiti
e in più, un guardaroba eccezionale!
Il consiglio è stato un successone e più tardi, nella notte, una canzone echeggia per le sale di Gran Burrone..."Elf will survive"!
Questo post è una fusione tra i bei film "La compagnia dell'anello" e "Priscilla, regina del deserto", dove Hugo Weaving, Terence Stamp e Guy Ritchie girano per l'Australia facendo spettacoli en travesti. Imperdibile il numero musicale a tema animali del deserto! Il post è un omaggio a Hugo Weaving che ha la capacità di rendere iconici i suoi personaggi.
E andatevi a leggere il divertente post di Cassidy su "Lo Hobbit" e che ha ispirato questo.


lunedì 4 giugno 2018

Questione di proporzioni

Iniziamo questa puntata ricordandoci di Beetlejuice a cui, nell'omonimo film, veniva rimpicciolita la testa da uno stregone. Forse lo stregone è in grado di fare anche la magia inversa, quella capace di ingrandire la zucca. Dev'essere stato certamente lui, quindi, ad agire sulla testa di Tommy subito prima che scattassero la foto.


Rispetto al busto, la testa mi sembra davvero troppo grande. Naturalmente mi potrei anche sbagliare, ma un indizio di qualcosa di strano mi viene dall'osservazione del collo rispetto alla camicia. Vedete il collo di Freeman e quello della Russo? Sono naturali all'interno delle loro camicie. Invece il collo di Jones non presenta ombreggiature, è appiccicato alla camicia nera in un modo che non mi convince.

Nella locandina successiva, lo stregone ha deciso che tutto sommato preferisce rimpicciolire, solo che deve aver potenziato la sua magia e reso minuscoli un po' tutti quanti.


Non si spiega altrimenti come cinque persone (tra queste il personaggio chiamato Big Large) possano stare così comodamente e spaziosamente in una golf cart. A meno che queste persone non siano nel campo da golf personale del GGGG (Grande Gigante Gentile Golfista) e debbano per forza servirsi del veicolo per fargli da caddy, al gigante.

Per la prossima, prendiamo un omone come Stephen Fry, alto 195cm e famoso anche per questa sua altezza. Nel frattempo, lo stregone è andato via perché è arrivato il suo turno alla sala d'aspetto..forse che Stephen si salverà quindi dalla maledizione rimpicciolente? None, perché, direttamente dal Paese delle Meraviglie, arriva Alice con una certa bottiglina...e Stephen aveva sete e non è stato ad indagare su cosa c'era dentro...ed ecco il risultato!


Ma stiamo scherzando?? Che poi, guardando la manica sua e quella della Thurman, sembra addirittura che lui sia davanti a lei e nemmeno dietro.

Per il prossimo poster dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, fino al 1988, e si può capire che all'epoca non c'erano potenti mezzi di elaborazione delle immagini, però visto che il fotomontaggio era possibile, non si poteva rispettare un po' meglio le proporzioni?


Non vi sembra una scena di quelle in cui il personaggio di turno è combattuto tra due aspetti della sua personalità, che in versione minuscola gli parlano stando appollaiati sulle sue spalle? Anche perché poi al giovane e imberbe Robert manca pure un pezzo di corpo, sembra venire fuori da una lampada, stile genio. E mentre stavo scrivendo mi venivano pure i dubbi che davvero la trama potesse avere dei risvolti del genere e che quindi i due alle spalle non fossero personaggi reali (ho controllato e fugato i dubbi).

La prossima locandina presenta livelli di elaborazione devastanti. Tutto è così malamente manipolato che mi chiedo se non facevano prima a fare una illustrazione: non sarebbe stato meglio?


E notate la tipa sul gigantesco cavallo a dondolo. Notate la sua faccia fantasticamente appiccicata. Volete la prova? Guardate la seguente:


Visto? Stesso corpo, testa diversa. Notate pure la staffa presente anche nella prima foto. D'altronde, chi non ha mai avuto cavalli a dondolo con le staffe?
Ma non è finita: guardate un po' Sean Astin i cui piedi sono ben più vicini rispetto all'osservatore di quelli del cavallo. Eppure vorrebbero farci credere che lui si stia appoggiando al posteriore dell'animale, riuscendo perfino a stare dietro la sua coda.

Per oggi è tutto e non dimenticate di leggere il terzo divertente post locandinante sul blog del Zinefilo!