martedì 30 ottobre 2018

Benedetta tristezza

L'altra sera mi son messa sul divano, ho acceso la tv e ho detto:"Mi guardo una commedia, così mi faccio quattro risate prima di andare a dormire". Vedo che danno Benedetta follia - l'ultimo film di Verdone - e dico:"Bene, 'na risata, un soriso, me li faccio senz'altro".

Invece niente, man mano che procedevo nella visione, mi sono accorta che mi sarei potuta rispondere come il becchino di Bianco, rosso e Verdone: "Qui c'è poco da ridere". Ma oltre a non ridere, avvertivo un progressivo senso di fastidio e nervosismo.

Consideriamo innanzitutto il personaggio di Ilenia Pastorelli, la solita coatta esagerata col cuore d'oro: ma ancora dovrebbe far ridere un personaggio del genere? Dopo che ne abbiamo visti a bizzeffe? Lo stesso Verdone ha già proposto Ivano & Jessica e i similari Moreno & Enza, per dire.

Ma poi quello della Pastorelli è un personaggio assurdo, inverosimile, che pare non avere percezione di dove si trovi.
Dovrebbe far ridere il fatto che si presenti vestita da discoteca a chiedere lavoro nel negozio di articoli religiosi gestito da Verdone?
Dovrebbe far ridere che, mentre cerca di farsi dare un lavoro, dica che proprio in quel momento le sono venute le sue cose e che mandi Verdone in farmacia a prenderle gli assorbenti con le ali?
Dovrebbe far ridere che accompagni Verdone in un palazzo ecclesiastico e si faccia cento selfie con una guardia svizzera? Una cosa del genere la faceva Mr Bean venticinque anni fa con una guardia della regina. E faceva decisamente più ridere.

Verdone stesso ha fatto personaggi assurdi nella sua carriera, ma erano più originali e in ogni caso più divertenti. Lei sembra che stia lì soprattutto per aumentare la quota sexy del film.

Uno potrebbe obiettare dicendo che Verdone cerchi di fare film che non siano solo da ridere e che cerchi invece di andare un po' più a fondo nella psicologia dei suoi personaggi mostrandone i lati problematici o malinconici. Vabbè, io rispondo che questo lo faceva anche all'inizio, nei film puramente comici. I personaggi di Verdone sono tutti in qualche modo disagiati, a partire dal solitario Enzo-no-Renzo che chiama tutti i numeri della sua rubrica telefonica alla ricerca di qualcuno che lo accompagni a Cracovia, al timido Sergio di Borotalco, dal gruppo di personaggi disastrati del bel Compagni di scuola, all'ansioso e ipocondriaco protagonista di Maledetto il giorno che ti ho incontrato (lasciato dalla compagna proprio come nel film oggetto di questo post), o all'incasinato personaggio de Il mio miglior nemico. Forse solo i personaggi alla Furio e Raniero non sembrano passarsela male.

Quindi si può far ridere e al contempo rappresentare le miserie dei personaggi. Una cosa non esclude l'altra.

Comunque, non è che bisogna obbligatoriamente far ridere. Si può tranquillamente fare un film senza dover calcare il pedale della commedia, basta però deciderlo prima. Qui siamo di fronte a un film che avrebbe l'intento di far anche ridere ma che secondo me non ci riesce. E il risultato è che ti smonta come una barzelletta fiacca.

C'è poi la strizzata d'occhio al moderno, al contemporaneo. Cos'è oggi il contemporaneo? Gli smartphone e le app, ovviamente. E cosa c'è di più moderno e contemporaneo che usare un'app di appuntamenti per conoscere una persona con cui passare una piacevole seratina o con cui sperare in qualcosa di più serio?

Naturalmente questo spunto viene utilizzato soltanto per inscenare tre sketch uno peggio dell'altro. Nel primo Verdone passa la serata con una sguaiatona dal forte accento regionale, amante dell'alcol e desiderosa di passare all'azione. Una macchietta imbarazzante più che divertente.

Il secondo sketch vede Verdone rompersi le palle durante una serata passata con una super ipocondriaca, interpretata da una sprecata Minaccioni, che gli racconta per filo e per segno le sue peripezie sanitarie. E se Verdone non ne può più, non ne potevo più manco io. Noioso.

Il terzo sketch è il più pietoso di tutti e degno del più becero cinema italico (e non solo). Verdone va a cena con un'altra sessuomane che gli prende il telefono - uno smartphone grande come una piastrella - e se lo inserisce proprio lì, avete capito dove. Naturalmente arriva una chiamata, il telefono si incastra e a Verdone tocca pure sostenere la conversazione telefonica in una posizione imbarazzante. A parte la poca credibilità della cosa, ma la tristezza! Verdone dice che in quella scena hanno riso anche persone particolarmente bigotte, ma qui non è questione di bigottismo, ma di umorismo che è di grana no grossa. Grossissima proprio. Forse sono delusa perché apprezzo Verdone e da lui mi aspetto un livello minimo di default.

Verdone dice che è sempre più difficile far ridere la gente. Va bene, io ci credo, ma non so se la situazione si risolve proponendo personaggi caricaturali e situazioni troppo assurde e già viste. Se proprio vuole utilizzare anche il macchiettistico, che lo faccia lui e non si affidi ad altri interpreti.

Ma forse non ci capisco niente io, dal momento che il film sembra aver avuto in gran parte elogi e recensioni positive.

Fatto sta che al termine della visione non ero soddisfatta.

Mi sono intrattenuta più piacevolmente qualche sera dopo, quando ho visto 3 fusti, 2 bambole...e 1 tesoro, dove in realtà l'unico fusto è Elvis nei panni di uomo rana, che tra una canzone e l'altra disinnesca mine giapponesi con una chiave inglese.

Volevo vedere se togliendosi la muta da sub, gli si sarebbe scompigliata la lucida chioma. Purtroppo non si vede mai il momento della svestizione, ma sono certa che sarebbe stato impeccabile, un po' come James Bond quando si toglie la muta da sub e sotto ha lo smoking perfettamente inamidato.

E poi, momento di grande cinema: Elvis che, sotto la guida della maestra Elsa Lanchester, si cimenta nello yoga e canta:

"How can I even move, twistin' like a pretzel
You tell me just how I can take this yoga serious
When all it ever gives to me is a pain in my posteriors"


Elvis durante una sessione di yoga insieme a un gruppo
di quelli che vengono definiti beatnik

Mi basta poco per mettermi di buon umore e questi filmetti anni '60 di solito ci riescono. Non so come sono arrivata a Elvis, ma forse Verdone mi ha lanciato un messaggio subliminale:


Uno se tiene un mattone sullo stomaco, che pesa. Però arriva un momento in cui dice:"ABBASTA"
Io sono il figlio naturale di Elvis Presley!

venerdì 19 ottobre 2018

Leggere per vincere (o anche solo perché ci piace)

C'è un libro che possiedo dal 1994.
Ellapeppa, che precisione. Come mai sfoggio tanta certezza sulla data?
Presto detto: il libro era in allegato a una rivista e con esso si poteva partecipare a un concorsone dal titolo Leggere per vincere. Bisognava portare il libro ancora incellofanato presso una concessionaria di una famosa marca automobilistica dove il signor concessionario avrebbe provveduto a scellofanare il libro davanti a te e a controllare cosa c'era scritto nel paragrafo in grassetto a pagina 8. Se c'era scritto "Hai vinto", avevi vinto.

Tutta speranzosa, portai il libro al signor concessionario che lo scartò e andò a pagina 8. Il paragrafo in grassetto era questo:
"Nico!" Gli stringo la mano. Porta un fiore all'occhiello; è un'abitudine che ha preso da quando è diventato candidato. Chiede di mia moglie e di mio figlio, ma non aspetta la risposta. Assume subiro un'aria di tragica sobrietà e comincia a parlare della morte di Carolyn.
Al che, ho arguito di non aver vinto niente. Ma "la fortuna era ancora in lista d'attesa": bastava compilare un tagliando e partecipare così all'estrazione con cui si poteva vincere i premi non assegnati che consistevano in una macchina nuova, un viaggio per due persone per assistere a una partita USA '94 e un'autoradio.

Non ho vinto nessuno dei tre premi, ma la copia del tagliando è rimasta tra le pagine per tutti questi anni. La data in cui è stato compilato è il 20 aprile 1994.

Il libro protagonista di questo aneddoto è Presunto innocente di Scott Turow e non lo avevo mai letto fino a quest'anno. Ne avevo sempre avuto l'intenzione, ma giuro che non so per quale motivo ho rimandato così tanto. Il libro ha vagato per diverse case, è finito in scatole e soffitte, a volte è riuscito ad avvicinarsi al comodino accanto al letto ed aveva quindi buone speranze di essere iniziato, dal momento che di solito leggo la notte, prima di dormire. Invece niente, così come si avvicinava al comodino, ne finiva sempre allontanato.

E per questo motivo ho sempre rimandato la visione dell'omonimo film. Di solito, quando esiste l'accoppiata libro/film, preferisco vedere prima il film e poi leggere il libro, così non mi faccio troppo influenzare dalla lettura. Cerco di capire se il film funziona in quanto opera a se stante e poi al limite leggo il libro.
Per i gialli però le cose sono diverse. Un film lo guardo in due ore, mentre ci metto più tempo a leggere un libro. Se impiego sette o otto ore per la lettura, spalmate in più giorni, preferisco decisamente non sapere chi è il colpevole. La tensione mi deve durare per tutte quelle ore! E quindi, se avessi già saputo l'identità dell'assassino, la tensione sarebbe in parte scemata.

Chiaro che anche quando si guarda il film sarebbe meglio non sapere prima quella che sarà la rivelazione finale, ma un film può avere altri modi di mantenere la suspense, non ultimo il fatto di essere pensato per essere guardato in un'unica sessione.

Quindi per 24 anni, ogni volta che in tv passava Presunto innocente, io immediatamente cambiavo canale ed evitavo la visione dicendo:"nononononono (alla Zohan), devo prima leggere il libro!"

Alla fine mi sono decisa e, usando il tagliando non vincente come segnalibro, mi sono fatta strada attraverso le 285 pagine del tomo. La lettura è avvincente, il testo ben scritto. Potrebbe essere definito un solido legal-thriller. Forse il finale mi ha pò deluso, mi sembrava vanificare un po' l'intreccio, ma vabbè; sono quasi incontentabile coi finali.

La storia vede come protagonista il viceprocuratore della Contea di Kindle (sarà una contea in cui si legge molto?) alle prese con l'omicidio di una collega ed ex-amante; comincia le indagini ma poco dopo si ritrova principale indiziato.

All'inizio ero un po' spaesata perché dovevo prendere confidenza con i personaggi e i loro maneggi legal-politichesi, i loro altarini, gli accordi e i compromessi. Poi però la storia mi ha preso e mi sono trovata ben coinvolta in questa complicata rete di rapporti tra poliziotti, giudici, avvocati, procuratori. Turow è avvocato e si capisce che se ne intende di quel che scrive.

Mentre procedevo nella lettura, mi chiedevo quali attori avrebbero interpretato i personaggi del libro. Sapevo solo che il protagonista principale era impersonato da Harrison Ford, ma se devo essere sincera, mentre leggevo non riuscivo a immaginarmi la sua faccia. A dire il vero, non riuscivo a immaginarmi nessuna faccia specifica per questo protagonista, forse perché la storia è narrata in prima persona e quindi l'aspetto interiore del personaggio è preponderante, mentre quello esteriore molto meno presente. Credo che la narrazione in prima persona faccia diventare il narratore quasi trasparente.
In ogni caso, c'è un accenno all'aspetto fisico del protagonista: "il naso grosso e le arcate sopracciliari sporgenti come quelle di un uomo di Neanderthal". Ahah, a Harrison Ford deve aver fatto proprio piacere!

Ma devo dire che, in generale, anche quando gli scrittori descrivono i personaggi in maniera precisa, non è detto che la rappresentazione mentale che me ne faccio corrisponda a quello che leggo e spesso sono condizionata da immagini che ho acquisito da altre parti. E la prima immagine mentale che mi viene di un personaggio, mi rimane poi appiccicata fino alla fine, anche se non è per niente corrispondente alla descrizione, come vedrete alla fine del post.

Il personaggio della vittima viene descritto come avente "un torrente di capelli biondi, quasi niente didietro e un seno molto colmo, [,..] con unghie lunghe e rosse". Una donna che non si può non notare e che attira gli sguardi di tutti gli uomini. Ma anche una donna "maledettamente dura" che si occupa di casi difficili e a cui piacciono le luci della ribalta. Io tutto il tempo mi immaginavo Sharon Stone, che dal punto di vista fisico corrisponde alla descrizione solo il per colore dei capelli, ma che mi sembra però adatta a rappresentare il connubio tra cervello e sensualità. Il ruolo nel film è interpretato da Greta Scacchi (e su imdb spiegano come pronunciare il suo cognome: "skacky").

C'è una certa somiglianza, però

Poi c'è il poliziotto amico del protagonista, alto un metro e sessantasette, pesa cinquantaquattro chili dopo un pasto completo, si pettina in modo buffo e ha [..] l'aria da piccolo delinquente". Io figuriamoci se mi sono creata una immagine mentale corrispondente alla descrizione. Macché, io mi figuravo nientemeno che David Morse che è praticamente l'esatto contrario di un tipo bassetto e smilzo. Tutto perché ne Il miglio verde Morse faceva il poliziotto affidabile (nonché amico del protagonista). Beh menomale che nel film c'era un John Spencer molto più in parte.

Chi è pettinato in modo più buffo?

Il personaggio del procuratore nonché capo del protagonista è descritto in maniera meno precisa. Si accenna ai "lineamenti massicci [..]atteggiati in un'espressione di solennità e coraggio e una sfumatura di tristezza". Inoltre,"è ingrassato e ha assunto un'espressione perennemente torva". Brian Dennehy credo sia la scelta giusta per questo ruolo, ma io tutto il tempo mi immaginavo Harry Yulin.

Dennehy, sulla sinistra, corrisponde meglio alla descrizione del libro

Poi c'è l'esperto avvocato difensore: "basso, rotondetto, vestito in modo impeccabile. Pochi capelli sparsi gli attraversano la cute rosea e lucida". Io mi immaginavo qualcuno sullo stile di David Paymer, mentre nel film c'è il bravo Raul Julia che ci dà il giusto tocco latino e suadente, in sintonia con le origini effettive del personaggio. Devo dire che qualcosa nel look di Raul Julia mi ricorda Lillo in Normalman.

Avvocati a confronto

Il personaggio del carismatico giudice che presiede al processo viene descritto come "bello, vivace, straordinariamente imponente. [..] alto poco più di due metri e robusto in proporzione. Ha i capelli di media lunghezza, pettinati all'africana e quasi tutti grigi, la faccia grande, le mani enormi e un'oratoria principesca, la voce sonante dai toni molto mascolini". Io mi immaginavo qualcuno di corpulento ma anche più minaccioso di quello che poi è in realtà il personaggio. Qualcuno sullo stile di Danny Glover o addirittura Richard Gant. Ma non sfigura nel film Paul Winfield.

Glover, Gant e Winfield

Però dove veramente, ma veramente, ho deragliato è nella mia immaginazione mentale dei ruoli degli avvocati Nico Della Guardia e Tommy Molto. Dai nomi è evidente che sono due italoamericani. Il primo "è sulla quarantina, di media statura, sempre lindo e azzimato. [..] brutta carnagione e aspetto un po' stridente (capelli rossi, pelle olivastra e occhi chiari)". Il secondo, che è una specie di braccio destro del primo, "è alto un metro e sessantasette, [..], pesa dodici o quindici chili di troppo, ha la faccia butterata e le unghie rosicchiate". Anche nel film non sono andati troppo sul preciso (anche perché la descrizione del primo sembra quella del padre di Ron Weasley). Ecco la foto degli interpreti:


Ma nella mia testa, due italoamericani, di cui il primo ambizioso e sempre pronto a mettersi in mostra e a parlare in pubblico e il secondo, un sottoposto schivo e allampanato, potevano forse apparire diversi da così?

Clicca per vedere


Dopo questa, l'udienza è tolta.

martedì 7 agosto 2018

Qualcosa di sinistro sta per accadere

Qualche tempo fa, sul blog del vulcanico MikiMoz, ho letto un suo articolo su una serie tv di paura per ragazzi. Quel post mi ha fatto tornare alla memoria un film, che dovrebbe ricadere appunto in quel genere, e che ho visto da adolescente, diversi anni fa. Il film in sé, a dire il vero, non mi aveva lasciato una grande impressione, ma il titolo esercitava su di me uno strano fascino e mi ricordo che lo scrivevo più e più volte sul diario scolastico.

Qualcosa di sinistro sta per accadere. Non è un titolo che vi fa subito avere un guizzo di improvvisa tensione e curiosità? Per non parlare del titolo originale Something Wicked This Way Comes che ha davvero un ritmo poetico, con questo verbo messo alla fine. E infatti è un pezzo di un verso di Shakespeare che per intero recita:
By the pricking of my thumbs,
Something wicked this way comes
Credo che sia un verso ben conosciuto nel mondo anglosassone. Mi ricordo, infatti, che c'è un giallo di Agatha Christie il cui titolo originale è proprio By the pricking of my thumbs (Sento i pollici che prudono).

La storia del film si svolge in una tranquilla cittadina della provincia americana dove, pochi giorni prima di Halloween, arriva uno strano luna park gestito dal misterioso signor Dark. Due ragazzini, insieme al padre di uno di loro, scoprono che nel luna park è possibile realizzare i propri desideri più profondi, ma ovviamente il prezzo da pagare è altissimo e lo sanno bene i fenomeni viventi che si esibiscono tra i tendoni.

Dopo molti anni, ho deciso di riguardare questo film e mi sa che ho capito il motivo per cui la prima visione non mi aveva lasciato quasi nessun segno. Il film non è brutto ma non si distingue in maniera particolare. Sembra un prodotto che potrebbe interessare forse i ragazzi, ma meno gli adulti. Intendiamoci, stiamo parlando di una produzione Disney, per cui il target è sicuramente giovanile, ma ci sono parecchi film Disney - e non solo - godibili a qualsiasi età. A quanto pare, la Disney voleva realizzare un prodotto un po' più adulto del solito, ovviamente senza esagerare e credo che non si sia trovato un equilibrio soddisfacente tra l'aspetto pauroso e quello "non troppo pauroso". Il finale, poi, un po' confuso e buttato lì, poteva anche essere un po' meno infantile.

Intendiamoci, non sto scartando il film in toto, c'è una certa cura nella realizzazione e nel tentativo di creare un'atmosfera inquietante, e qualche scena potrebbe certamente spaventare o impressionare un pubblico giovane, come ad esempio un personaggio che si trasforma in scheletro, o una ghigliottina che taglia qualcosa e poi nel cesto si vede la testa (finta) di uno dei protagonisti, oppure anche la sequenza con l'assalto delle tarantole. Ricordiamoci anche che stiamo parlando di un film del 1982 e gli effetti speciali non sono disprezzabili.

E al di là dell'aspetto puramente legato alla paura, ci sono alcune inquadrature degne di nota:

Molto suggestive diverse immagini di uno dei protagonisti mentre si trova
all'interno di un "infernale" labirinto di specchi.

Momenti di tensione nella biblioteca dove sta arrivando il signor Dark

Arriva la Strega della Polvere (interpretata - udite, udite - da Pam Grier),
personaggio purtroppo ben poco sfruttato

Eppure non sono rimasta proprio soddisfatta, perché? Perché non riuscivo a scollarmi di dosso la sensazione del tv movie per ragazzi, o anche solo del tv movie, dove tutto tende a essere annacquato, un po' troppo piatto e lineare. Una storia così particolare meritava un'operazione filmica un po' meno convenzionale.

Nel cast troviamo il bravo e convincente Jason Robards nei panni dell'anziano padre che si cruccia perché si ritiene troppo vecchio per dedicarsi adeguatamente a suo figlio e desidererebbe, quindi, ringiovanire.
Invece, non ho trovato molto in parte il pur bravo Jonathan Pryce nel ruolo del Signor Dark. Troppo poco inquietante e con un espressione vagamente bonaria. Va bene che il diavolo, oltre a fare paura, deve essere tentatore e fintamente rassicurante, però il signor Dark del film mi sembra uno con cui andare a fare un doppio di tennis, il sabato pomeriggio.

Va bene sabato alle quattro?

Il film è tratto dal romanzo che per titolo italiano ha Il popolo dell'autunno, di Ray Bradbury. Potevo io quindi esimermi dal leggerlo? Ovviamente non potevo e volevo proprio vedere se questa storia mi poteva dare quel qualcosa in più che nel film non avevo trovato.

Innanzitutto: qual sorpresa nel leggere la prosa di Bradbury! Non avevo mai letto niente di suo, avevo solo visto il film di Truffaut tratto dal suo Fahrenheit 451 e non mi immaginavo una scrittura così poetica, piena di descrizioni inventive e capaci di grande evocazione. Ne dò qualche esempio:

"La paura era un abito nuovo fatto di elettricità"
"I peli sulle tue braccia cantano come zampe di cavallette che si strofinano e tremolano in una musica sconosciuta."
"La paura e la gioia erano come un agitarsi di biglie mescolate dentro la sua bocca"
"La risata che camminava tra gli scaffali come zampe di pantera"
"...minacciavano di soffiarlo via, trasformato in polvere di scheletro e cenere di falena."
" ...il vecchio Jim corre nel chiaro di luna e danza con i rospi."
"...carri numerosi e numerati, pieni di sogno, addormentati e pesanti che seguivano la locomotiva scintillante di lucciole, il suo ruggito assonnato di caminetto autunnale"

Devo confessare che sono un po' insofferente quando gli scrittori usano le similitudini; soprattutto nella scrittura moderna, molte di esse mi sembrano superflue e messe lì nel tentativo di elevare lo scritto e dargli una patina di "alta letteratura". Alcuni autori paiono soffrire se non spargono similitudini a larga mano, ogni poche frasi. Ovviamente ci sono scrittori che sanno usare le similitudini con criterio o che riescono a servirsene per evocare immagini potenti e inconsuete. Bradbury mi pare uno di questi e in generale la sua prosa ha una potenza e un entusiasmo quasi infantile, una ricchezza immaginifica straordinaria. La sua scrittura è adulta, ma ha una vividezza e una forza piena di quell'emotività tipica dell'infanzia, quando di solito gli entusiasmi sono meno smorzati.

Bradbury era appassionato di poesia e studiava molto gli altri scrittori. Nell'intervista a Paris Review dice a proposito dell'autrice Eudora Welty: "...ti descriveva una donna che entra in una stanza e si guarda intorno e contemporaneamente riusciva a farti vedere la stanza e darti l'idea di come era il personaggio e di come si muoveva. E tutto in venti parole. Quali aggettivi usava? Quali verbi? Come li sceglieva e li accostava?". Devo dire che apprezzo molto questo approccio, questo atteggiamento di chi si mette a studiare perché non parte con l'idea di sapere già tutto.

Parlando de Il popolo dell'autunno, non direi che è un romanzo (specificatamente) per ragazzi, quindi il target è diverso rispetto a quello del film. Il modo in cui la storia è narrata mi è sembrato quasi onirico, come quando in un sogno non tutti i pezzi si incasellano perfettamente, ma le emozioni che si provano mentre si sta sognando sono comunque molto vivide. Secondo me, una rappresentazione cinematografica del romanzo dovrebbe lavorare moltissimo sull'aspetto visivo, cercando di non rimanere troppo aderente alla realtà e alla verosimiglianza.

Nel romanzo c'è un discreto spazio dedicato al personaggio della Strega della Polvere, descritta come avente "occhi cuciti da ragnatele tessute da vedove nere", "orecchie coperte di muschio", "bocca dalle gengive scorticate" e "dita da scorpione". A un certo punto della storia, questa Strega viaggia sulla cittadina a bordo di un pallone e con mani fluttuanti cerca di individuare dove si trovino i ragazzini. Una scena del genere - e non è l'unica - è davvero qualcosa di surreale e onirico e credo che anche la trasposizione cinematografica di questo libro dovrebbe portare con sé una certa dose di surrealtà. (E possibilmente senza usare CGI tutto il tempo, che la CGI usata alla cavolo più che stupire, mi fa assopire.) E visto che ho citato la Strega, dico anche che farla interpretare alla bella Pam Grier mi fa un po' alzare il sopracciglio.

Il messaggio finale del romanzo è l'accettazione di sé e della realtà delle cose. Non vengono criticati i desideri in genere, ma solo quelli che impediscono di vivere in maniera soddisfacente. Se si passa la vita a macerarsi bramando cose impossibili, non si riesce ad apprezzare nulla e si vive in uno stato di perenne rimpianto e delusione. L'accettazione viene espressa nel finale tramite il sorriso e la risata, ma nel film questo aspetto è reso in modo un po' affrettato e non del tutto comprensibile, almeno così penso io.

Bene, per ora è tutto e mi raccomando, la parola d'ordine è: ACCETTAZIONE


"Marce', me la porta al policlinico, all'accettazione, va bene?"

lunedì 16 luglio 2018

Personaggi di Ingmar Bergman

Pochi giorni fa, il 14 luglio, c'è stato il centenario della nascita di Ingmar Bergman.
Guardiamo insieme alcuni personaggi tratti da suoi famosi film


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PERSONAGGI BERGMANIANI
PERSONA (1966)
Elisabeth e Alma, rispettivamente attrice chiusa nel mutismo e infermiera che la assiste
IL SETTIMO SIGILLO (1957)
Antonius Block gioca a scacchi con la Morte
FANNY E ALEXANDER (1982)
Fanny e Alexander, i due fratellini protagonisti del film
LUCI D'INVERNO (1963)
Il pastore protestante Tomas Ericsson e Marta Lundberg, maestra innamorata di lui
MONICA E IL DESIDERIO (1953)
Monica e Harry, i due innamorati estivi
IL FLAUTO MAGICO (1975)
Papageno e il suo flauto di Pan
IL POSTO DELLE FRAGOLE (1957)
Il dottor Borg che deve ritirare un prestigioso premio
Vabbè, lo avevate già capito che questo non è un blog serio.
Se volete invece leggere un bel pezzo su Bergman e in particolare sul suo film "L'ora del lupo", andate sul blog The Obsidian Mirror

venerdì 13 luglio 2018

Celeb birthday: Harrison Ford

L'altro giorno leggevo questo post dove si parlava di come la locandina del film "The Breakfast Club" fosse, soprattutto negli ultimi anni, omaggiata da diverse opere, ad esempio serie tv, fumetti etc.
Allora mi sono detta: e perché non devo citare pure io quella locandina per celebrare il compleanno di Harrison Ford?


Naturalmente questa "pseudo-locandina" non è esente da nessuna delle critiche che faccio sempre alle locandine altrui, quindi ricado in pieno nel detto del bue che dà del cornuto all'asino.

Non c'è neanche nessuna particolare giustificazione per collegare Harrison Ford a questo film. Al massimo posso dire che tre film su cinque da cui sono tratte le immagini sono degli anni '80.

Quali sono i gradi di separazione tra HF e gli attori della locandina originale?
Non sono molto brava in questo gioco comunque, se il grado 1 è quello in cui i due attori recitano insieme:

1) Tra HF e Emilio Estevez il grado dovrebbe essere 3
 tramite Brad Pitt ne L'ombra del diavolo il quale si collega a Anthony Hopkins in Vento di passioni il quale ha lavorato con Estevez in Freejack - In fuga nel futuro

2) Tra HF e Molly Ringwald ottengo un'altra volta un 3
tramite Melanie Griffith in Una donna in carriera, poi Rod Steiger in Pazzi in Alabama, per arrivare a Tutti i giorni è domenica con Molly Ringwald

3) Con Ally Sheedy arrivo di nuovo a 3 (forse sbaglio qualcosa)
tramite Daryl Hannah in Blade Runner si passa a Splash - Una sirena a Manhattan dove si incontra il mitico John Candy che ha recitato con Ally Sheedy in Cara mamma mi sposo

4) Con Judd Nelson...attenzione! Il numero è 2!
HF ha recitato in American Graffiti nel ruolo dell'"handsome e arrogant" Bob Falfa che gareggiava contro il personaggio intepretato da Paul Le Mat il quale ha recitato con Judd Nelson in A un passo dal delitto

5) Con Anthony Michael Hall sono tanto per cambiare tornata al 3
si passa per Indiana Jones dove troviamo John Rhys-Davies il quale, ne Il signore degli anelli, ha recitato con Ian McKellen il quale ha recitato con A.M. Hall in 6 gradi di separazione (giusto per rimanere in tema col giochino)

Buon 76esimo compleanno, Harrison!