mercoledì 15 febbraio 2017

Tomorrowland

Tomorrowland
Tomorrowland.
Sottotitolo: WTF? E chevvordì?

Ho deciso di guardare questo film dopo averne sentito parlare bene. Alla fine della visione mi sono accorta di non averci capito granché, quindi le possibilità sono due: o io sono totalmente fessa o il film è una fesseria totale.

Ho anche qualche difficoltà nel riassumere la trama, comunque ci provo. Probabilmente ci saranno spoiler ma non scenderò troppo nel dettaglio, non dirò il finale e cercherò di concentrarmi sulle cose assurde (a dire il vero, il film è tutto assurdo).

1964 - Alla fiera, non dell'est, bensì a quella di New York, arriva un bambino con un prototipo non proprio funzionante di jet-pack. Lo mostra a una sorta di commissario, interpretato da Hugh Laurie (Dr. House), ma viene liquidato nel giro di un minuto con un: "Torna quando lo avrai fatto funzionare" (vista la simpatia, forse è proprio il Dr. House).

Una Bambina, collegata in qualche modo al Dr. House, assiste alla scena e semisegretamente invita il bambino a seguirla e lo conduce in una città futuristica, la Tomorrowland del titolo. La classica città del futuro con grattacieli che arrivano alle stelle, macchine volanti, robottoni e gente che circola con jet-pack. Non che si veda granché, comunque. Da quello che si arguisce in seguito, Tomorrowland si trova in una dimensione parallela.

Giorni nostri - Una Ragazza vive con il fratellino e il padre ingegnere aerospaziale. Questa Ragazza ha l'abitudine di andare ogni notte a sabotare i macchinari che stanno smantellando la base in cui lavora il padre. La logica di questo comportamento non mi è molto chiara. La base viene smantellata perché evidentemente manca lavoro ma non è che se interrompi lo smantellamento il lavoro ritorna. Boh, forse la Ragazza ha una visione ottimistica e pensa che, finché la base sta lì, le speranze che il lavoro ritorni non sono del tutto perdute. Diciamo che segue il consiglio di quel signore anziano che in uno spot gridava che l'ottimismo è il profumo della vita. Vabbè, e intanto le marmotte continuano a incartare la cioccolata.

Torniamo alla storia. Ritorna in scena la Bambina degli anni '60, non è invecchiata perché è un androide. La Bambina, senza mostrarsi a nessuno, mette tra le cose della Ragazza una spilla. Quando la Ragazza trova e tocca la spilla, si ritrova per due minuti a Tomorrowland; in realtà non è che ci vada veramente, vive bensì una esperienza illusoria tridimensionale in cui le sembra di trovarsi a Tomorrowland.

Dopo due minuti, la "visione" si interrompe perché finisce la batteria della spilla. La Ragazza inizia a fare delle ricerche in rete e scopre che un negozio, in un'altra città, potrebbe essere in qualche modo correlato alla spilla. Va al negozio e i due gestori, invece di darle informazioni, iniziano prima a bombardarla di domande perché vogliono sapere chi le ha dato la spilla, poi siccome non riescono a scoprire niente, la bombardano in senso un po' più letterale, usando armi laser.

A salvare la situazione, arriva la Bambina, che non si capisce perché non poteva dare la spilla direttamente in mano alla Ragazza, senza fare tanti sotterfugi, o al limite sorvergliarne i movimenti e palesarsi a lei prima che questa andasse in un'altra città. Ci si sarebbe risparmiati almeno mezz'ora inutile di film.

Bambina e Ragazza fuggono via in macchina; scappano perchè sono inseguite da dei robot cattivi. Non chiedete perché. Non c'è una motivazione logica. Mentre fuggono, la Bambina spiega alla Ragazza di averla scelta, dandole la spilla, per via del suo essere speciale e diverse volte, nel corso del film, la battono su questo tasto senza mai davvero spiegare in cosa consista la specialità della Ragazza. Sì, è una che non si perde d'animo, una ragazza positiva, ma la faccenda è lasciata abbastanza nel vago.

La Bambina dice che porterà la Ragazza a casa di un'altra persona speciale e cioè il bambino degli anni '60 che nel frattempo è cresciuto ed è diventato George Clooney. Tutti e tre insieme salveranno il mondo, o salveranno Tomorrowland, o l'universo, chissà. Alla Bambina non piace dare spiegazioni. Alla Bambina non piace che le si facciano domande. Per cui sia noi che la Ragazza continuiamo a non capire cosa stia succedendo.

La Bambina scarica la Ragazza fuori dalla casa di George Clooney e se ne va. Ma dove cavolo vai??? Non si sa, forse va a farsi oliare le rotelle o a fare un upgrade o a grattarsi gli ingranaggi bevendo un cocktail di protoni in un bar sui bastioni di Orione. Fatto sta che se ne va, sto androide col QI di una lavatrice. Altri minuti inutili in cui la Ragazza cerca di parlare con George che non le vuole aprire la porta perché lui è stato bannato da Tomorrowland e non vuole più averci a che fare.

Barista di Orione
Nella casa di George ci sono un sacco di monitor e su uno di essi c'è un contatore che indica la probabilità che si verifichi la fine del mondo. Naturalmente il valore è 100%. Quando finalmente George e la Ragazza riescono a fare una conversazione, l'atteggiamento positivo e ottimista di lei fa sì che il contatore improvvisamente scenda a 99% e quindi lui capisce che lei è speciale.

Attenzione: sono già due minuti che non c'è una scena d'azione! Il regista e lo sceneggiatore temono che il pubblico si addormenti o peggio, che inizi a pensare. E quindi ecco che arrivano i robot cattivi a fare un po' di immotivata caciara. Non c'è bisogno che dica chi ha la meglio.

Ora, esultiamo insieme: Sua Altezza l'Infanta del Regno di Androidia ha deciso di concederci la grazia di ritornare in scena. L'allegro terzetto ha intenzione di andare a Tomorrowland e per far ciò deve prima teletrasportarsi sulla torre Eiffel sotto la cui base è nascosto un razzo che permetterà al trio di raggiungere la destinazione desiderata. Perché, udite udite, la dimensione parallela in cui sta Tomorrowland è stata scoperta nientemeno che da Tesla, Edison, Eiffel e Verne.

sabato 11 febbraio 2017

Titanic

Dopo 20 anni che questo film è uscito nelle sale e dopo che per 20 anni l'ho evitato, ora ho finalmente deciso di imbarcarmi nella titanica impresa di guardare 194 minuti di film.

  • Titanic: il film che ha vinto 11 oscar!
  • Titanic: il film che fino all'arrivo di Avatar è stato per anni quello che ha incassato di più!
  • Titanic: il film che, facendo un complicato calcolo a base di: inflazione del dollaro, analisi sociologica, analisi del prezzo dei biglietti del cinema dall'epoca dei Fratelli Lumiere a oggi e altri 107 parametri, si piazza al quarto posto nella lista dei film che hanno incassato di più in tutta la storia del cinema! Il calcolo è stato probabilmente fatto da Archimede Pitagorico, Hal 9000 e Pensiero Profondo (anche se quest'ultimo all'inizio aveva dato un altro numero).
  • Titanic: il film che ha lanciato l'allora baby-face DiCaprio nell'olimpo degli attori di Hollywood facendo impazzire le ragazzine di mezzo mondo!
  • Titanic: il film che ha stracciato le balle con la canzone "My Heart Will Go On", che perfino Kate Winslet ha detto che non ne poteva più di sentirla e che poi Celine Dion si è pure un po' incacchiata.

E quindi vediamo un po' cosa succede in questo filmone.
La storia inizia negli anni '90, allorché un figo cercatore di tesori si mette in testa di recuperare dal relitto del Titanic un diamantone gigante noto come "Cuore dell'Oceano". Lui e il suo collega nerd sono a bordo di un sottomarino e si muovono attorno alla nave affondata. Si vedono immagini suggestive del relitto, oggetti vari sparpagliati in giro. Anche un paio di occhiali che sembrano buttati lì un minuto prima: neanche una incrostazione o una lumaca di mare sulla lente. Potenza di Hollywood!

Il cercatore e il suo collega

Comunque, il cercatore figo e il suo collega nerd riescono a recuperare e portare in superficie una cassaforte. Con la stessa delicatezza con cui di solito si smista la spazzatura, il cercatore tira fuori dalla cassaforte un sacco di roba fangosa, perlopiù documenti. Non gliene frega minimamente di star maneggiando dei reperti dall'importanza storica, a lui gli frega solo che il diamante da oltre 50 carati non c'è.

Pulendo le carte dalla fanghiglia, però, salta fuori un disegno ritraente una donna nuda con al collo nientepopodimenoché il diamantone! (Naturalmente il disegno è perfettamente conservato, neanche una linea sbavata). La notizia del ritrovamento circola e si fa viva una vegliarda che dice di essere la donna del ritratto. Lei sul Titanic c'era.

Questa donna anziana si presenta al cospetto del cercatore figo e del suo amico nerd con l'intenzione di narrare loro la storia del naufragio e, per nessuna ragione apparente, il nerd le dà una spiegazione scientifica - a lei, una superstite - di come il Titanic abbia cozzato contro l'iceberg, di come si sia spezzato in due, di come la parte anteriore abbia iniziato a inabissarsi, di come la parte posteriore prima si sia alzata, poi si sia abbassata e poi di come entrambe le parti siano sprofondate negli abissi. Conclude il tutto dicendo:"Una figata!". Praticamente lo stesso tatto di una balena in un negozio di conchiglie. Alberto Angela non avrebbe mai detto una cosa del genere.

A questo punto, la vegliarda inizia il suo racconto e noi spettatori veniamo catapultati indietro nel tempo e ci troviamo nel porto da cui il Titanic sta per salpare.

Entra in scena Kate Winslet che interpreta la vecchia da giovane (chiaro no?). Non mi ricordo le prime parole che Kate pronuncia comunque il concetto è del tipo:"Ma dobbiamo proprio salire su questa bagnarola?". La ragazza sembra un po' spocchiosa ma in realtà è di umore nero perchè deve fare il viaggio con la madre e con il borioso fidanzato supertruccato e non sopporta nessuno dei due, né tantomeno l'ambiente di ricconi che le tocca frequentare. Quindi per lei, voglia di salpare pari a zero.

Cattivissimo fidanzato
dal trucco accentuato
Invece, in una bettola del porto, c'è DiCaprio, con un sacco di fondotinta in faccia, che interpreta un ragazzotto desiderossimo di salpare col Titanic e infatti sta giocando a poker con degli svedesi che hanno messo sul piatto il biglietto per la traversata. Per sua (s)fortuna vince un biglietto per sè e per il suo amico che, tutto contento, gli grida:"Figghiu di puttana!". (È solo nel doppiaggio italiano che c'è questa nuance sicula, nell'originale l'esclamazione è in normale italiano. Gli svedesi imprecano in svedese ma non ho conoscenza sufficiente della lingua per poter dire in quale dialetto lo fanno).

DiCaprio & friend salgono sulla nave all'ultimo secondo. Non appena ci mettono piede - e quando dico "non appena" lo intendo in senso letterale - la nave salpa. Manco fosse una metropolitana, che non appena la porta si chiude, il treno è già fuori dalla stazione.
Il capitano grida:"Avanti tutta!" e inizia un gran fermento: sottocoperta milioni di uomini gettano tonnellate di carbone nelle caldaie, fuoco e fiamme che neanche all'inferno, pistoni e stantuffi che si muovono freneticamente e via, la nave prende il largo.

Anche se presa da un altro film, è lei:
la mitica leva della velocità! La si vede
quando il capitano ordina l'avanti tutta
La sera del secondo giorno di navigazione, Kate (la chiamo così per semplicità) decide che piuttosto che sopportare ancora quelle persone insulse che le tocca frequentare, fidanzato fastidioso in primis, è meglio buttarsi in mare. È già fuori dal parapetto, pronta per il salto, quando sopraggiunge DiCaprio che, mettendo in azione il suo sex-appeal, in quattro e quattr'otto le fa cambiare idea.

Tra i due c'è subito intesa, la scintilla è scoccata. Il giorno dopo passano assieme un sacco di tempo, parlando d'arte (dal momento che lui fa disegni) e facendo a gara di sputi sul ponte. Naturalmente vengono beccati dalla madre snob di lei proprio mentre sono intenti in questa seconda occupazione.

Pressapoco a questo punto, si verifica il primo fatto grave: uno dei dirigenti della compagnia navale White Star - proprietaria del Titanic - parla con il capitano a proposito di aumentare la velocità di crociera allo scopo di arrivare a New York prima del previsto e ottenere grande visibilità sui giornali. Non si può dire se questa scena sia successa anche nella realtà, resta il fatto che il Titanic ha davvero mantenuto una velocità di navigazione troppo alta anche in zona iceberg, anche dopo aver ricevuto ripetuti avvertimenti e questo fatto è stato sicuramente cruciale e determinante nel verificarsi del disastro.

Tornando alla storia del film, DiCaprio viene invitato a cena al tavolo dei ricconi, dal momento che Kate ha detto a tutti che lui l'ha salvata mentre lei stava per cascare dalla nave. Quindi, come ricompensa, lui viene invitato a cena. Capirai che ricompensa, la madre e il fidanzato, quando non hanno la bocca impegnata a ruminare portate deluxe, la usano per sfottere DiCaprio di fronte a tutti. Comunque lui tiene testa ai ricconi antipatici e riesce nascostamente a dare a Kate un biglietto con la quale le chiede di incontrarsi dopo la cena. Si incontrano e lui le dice:"Sei pronta ad andare a una vera festa?".

E la porta negli alloggi di terza classe che sono praticamente diventati un discopub irla-scozzese: tutti che suonano, ballano, cantano, bevono. DiCaprio prima balla con una bambina, poi chiede a Kate di ballare ma la bambina non la prende bene e inizia a guardare la ragazza con occhi che sembrano lanciare pugnali. Kate dapprima fa la ritrosa poi invece si getta nel turbine delle danze tanto che DiCaprio quasi non riesce a starle dietro. Infine, Kate tira fuori il suo lato bad girl e si mette a fumare e bere birre da litro. Visti i precedenti con la gara degli sputi, mancava solo che sfidasse i rudi uomini a fare gara di rutti.

Occhi ostili guardano Kate mentre si sta divertendo nel discopub: sono quelli del maggiordomo del fidanzato, un individuo assai ficcanaso che non perde tempo a riferire al suo datore di lavoro riguardo la notte brava della ragazza. Per cui, la mattina dopo, Kate si becca prima un cazziatone dal fidanzato e poi anche dalla madre e finalmente noi spettatori capiamo perchè 'sta madre spinge così tanto la figlia a sposare uno che non sopporta. In pratica, madre e figlia hanno un sacco di debiti e il matrimonio è l'occasione per mettere a posto le finanze e sistemarsi. La madre prima gioca la carta della rabbia, poi invece la butta sul melodrammatico e con il labbro tremolante dice:"Vuoi forse vedermi lavorare...come camiciaia?". Poi chiude con una perla di saggezza:"Siamo donne ("oltre le gambe c'è di più!" cit. Sabrina Salerno e Jo Squillo). Non abbiamo mai scelte facili".

Nel pomeriggio Kate e altre persone vengono guidate dal progettista della nave a fare un giro. Incontrano il capitano che, proprio davanti a loro, riceve l'ennesimo avviso di attenzione ghiaccio. Il gruppo manifesta una certa preoccupazione ma il capitano pensa bene di tranquillizzarli dicendo che è normale trovare ghiaccio in quella stagione ma non bisogna preoccuparsi. Ci pensa lui: aumenterà la velocità! Mi sembra geniale come trovata. Il gruppo non ha una espressione molto tranquilla, dopo questa uscita.

giovedì 2 febbraio 2017

La prova dello scolapasta - Tentativo #1: Il caso Thomas Crawford


Quando leggo/vedo una storia gialla, ci sono due cose che valuto:
1) L'ambientazione/caratterizzazione della storia
2) La solidità della trama gialla.
Di solito, se il primo punto è fatto bene, chiudo un occhio se il secondo non è tanto convincente.

Esempio: "I delitti del BarLume" (versione filmica).
L'ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi è bella, inoltre gli episodi sono recitati benissimo, sono veramente piacevoli da guardare e quindi non do tanto peso all'aspetto giallo che secondo me lascia alquanto a desiderare. L'altro giorno ho visto un episodio in cui è saltato fuori che il killer era un personaggio che non c'entrava per niente con le indagini, e solo negli ultimi 5 minuti di puntata gli è stato attribuito l'omicidio con tanto di movente appiccicato con lo scotch e spiegazione ridicola. Non si può fare così, lo scrivo anche io un giallo del genere. Se l'assassino fosse stato Rimediotti, la credibilità sarebbe stata la stessa.

Altro esempio: i gialli di Maigret (libri)
Non so se appartengono proprio al genere giallo classico, comunque nonostante alle volte i finali mi abbiano lasciato un po' perplessa, l'ambientazione parigina è fantastica, sempre diversa da libro a libro. Una volta la storia è ambientata tra i clochard, un'altra volta nel mondo degli artisti, un'altra volta ancora la storia si svolge nell'ambiente del gioco d'azzardo oppure in una bettolaccia e via avanti.

Comunque non è certo facile scrivere un giallo soddisfacente. Un giallo dove l'assassino ha un piano, ben congegnato e quasi perfetto. Dico quasi perchè nel piano ci deve essere un errore, non troppo evidente, che permetta al detective di turno di sgamare l'assassino. E il lettore (o spettatore) non si accontenta di certo che l'errore dell'assassino sia una cosa banale come perdere un bottone sulla scena del delitto. Ci vuole qualcosa di particolare, di originale.

Inoltre il piano criminoso deve essere intelligente. Son stufa di leggere di assassini che progettano di fare un omicidio in una casa piena di persone e riescono indisturbati non solo a compiere il delitto, ma anche a spostare cadaveri dalla soffitta alla cantina, senza che nessuno veda niente, e magari riescono anche a fingere di star dormendo nella solita poltrona dallo schienale alto facendo sporgere il cappello sul medesimo schienale cosicchè gli ingenui astanti vanno avanti per tutto il romanzo a spergiurare:"il barone X ha ronfato per tre ore sulla sua poltrona, mi è anche sembrato di sentirlo russare! Non può essere lui l'assassino!". Di trame così, piene di buchi logici, io ne faccio volentieri a meno.

venerdì 20 gennaio 2017

Mr Holmes - Il mistero del caso irrisolto

Sherlock Holmes, ultranovantenne, vive in un bel cottage nella campagna inglese. Ha da tempo abbandonato la carriera di investigatore e si dedica con passione all'apicoltura.

Ha però intenzione di scrivere il racconto del suo ultimo caso, il caso che lo ha spinto ad abbandonare l'investigazione e che Watson non ha narrato nel modo giusto.

Il problema è che la memoria di Holmes non funziona a dovere e l'anziano uomo fa molta fatica a rammentare come sono andate le cose, 35 anni prima.

Holmes cerca di stimolare la memoria con la pappa reale e con un tipo di pepe giapponese che pare abbia delle proprietà curative anche per le malattie senili degenerative.

La storia viene raccontata usando tre piani narrativi.
Il primo è quello che mostra l'Holmes anziano nel suo cottage dove vive con una governante e con il figlio di lei, un ragazzetto di 8/10 anni molto affascinato da Holmes e che grazie al vecchio si appassiona alla cura delle api.

Il secondo piano narrativo racconta del viaggio di Holmes in Giappone, dove incontra un uomo col quale aveva precedentemente avuto uno scambio di corrispondenza e che lo porta in un posto dove cresce il pepe curativo.
Che poi, il posto in cui prendono il pepe è a Hiroshima e la bomba è da poco esplosa. Già questo non mi fa pensare al posto più salutare dell'universo. Per giunta loro raccolgono questo pepe in un posto dove ci sono praticamente solo ceneri, il pepe è l'unica pianta vivente. Non riesco a immaginare il livello di radioattività che deve avere questa pianta. Altro che polveri sottili. Io, fossi stata in Sherlock, avrei continuato con la pappa reale.

Il terzo piano narrativo è quello relativo al "caso irrisolto" che Holmes sta cercando di ricordare.

Non è che anche il suo ragno
ha mangiato pepe radioattivo?
La storia viene quindi raccontata alternando ora l'uno, ora l'altro di questi tre piani. Sulle prime l'effetto è un po' dispersivo ma poi l'intreccio inizia a funzionare e ci si trova coinvolti nella faccenda anche perchè sembra che ci sia un mistero in tutte e tre le linee narrative. Ci si chiede se siano misteri distinti o se confluiranno in un unico misterone.

Addirittura, mentre guardavo il film, mi veniva in mente "Memento" e pensavo che sarebbe successo qualcosa di straordinario collegato alla memoria riaffiorante di Holmes, qualcosa di sepolto nei meandri dei ricordi e che sarebbe emerso in maniera inaspettata e plateale!

E invece no. Proprio quando la faccenda si sta facendo interessante, tutto si sgonfia e la storia prende una deriva sentimentale.

mercoledì 11 gennaio 2017

Vacanze romane

Spesso le bambine amano giocare a fare le principesse. Dev'essere qualcosa che ha a che fare coi bei vestiti, le pettinature, l'essere ammirate. I bambini invece non mi risulta che giochino a fare il principe. Mettere un vestito con la fascia non desta, di solito, l'interesse dei giovani ometti. Al limite si mettono una corona in testa, prendono una spada e fingono di infilzare un drago. Di solito i maschietti prediligono l'azione.

Nel film Vacanze Romane (1953), con Gregory Peck e Audrey Hepburn, quest'ultima interpreta una principessa non particolarmente entusiasta del suo ruolo. Se incontrasse una bambina che si diverte a impersonare un'erede al trono, probabilmente cercherebbe di farle cambiare gioco.
Questa principessa sta facendo una tournée di rappresentanza in giro per l'Europa e si trova per la precisione a Roma. La vediamo durante una serata diplomatica impegnata a incontrare un numero interminabile di persone eminenti mentre il suo pensiero è rivolto alle scarpe che le fanno male. Poi le tocca ballare un'infinità di danze con partner che hanno mediamente l'età che potrebbe avere suo nonno.

Al momento di andare a dormire, gran dramma. La principessa si cruccia perchè ha una camicia da notte da vecchia e fa inorridire la sua segretaria/dama di compagnia raccontandole di certe donne che dormono nude. Poi si lamenta dell'acconciatura, anch'essa da ottuagenaria. Quante scene, la regina Elisabetta c'aveva già da un pezzo i capelli corti come poi te farai tu nel corso del film, cara la mia principessa.

Poi guarda dalla finestra e vede gente che balla a una specie di sagra e vagheggia di trovarsi lì anche lei, tra le persone comuni che si divertono senza dover sottostare ai doveri di corte. Secondo me, se avesse ballato tutta la sera con qualche figo granduca, di andare a mescolarsi con la gente comune le sarebbe fregato assai.

Comunque, niente sagra, si ficca a letto da dove ascolta la sua segretaria che le fa il riassunto degli appuntamenti che dovrà affrontare il giorno dopo. Colazione con l'ambasciatore, visita a una scuola, visita a una fabbrica di macchine dove le verrà regalata un'automobile. La principessa manifesta sempre più impazienza finché, al sentire l'ennesimo impegno, le viene una crisi di nervi. Comincia a gridare che lei è stufa, che non ne può più. Chissà, forse preferirebbe alzarsi alle quattro per allestire il bancone al mercato, come fanno le persone normali, alle quali tra l'altro nessuno dà le macchine aggratis.

Vabbè, sono un po' cattiva con sta principessa, in fondo a tutti capitano giornate no, dove qualsiasi cosa ci fa girare le palle. Inoltre, si sa che quando si è giovani, mal si sopportano le regole.

Insomma, viene chiamato un dottore che le inietta un qualche sedativo per calmare i nervi. Tutti vanno a dormire tranne la principessa, che all'insaputa di tutti scappa dal palazzo per andare all'avventura per le vie di Roma. Si tenga a mente che esce senza soldi.

I successivi 25 minuti di film, la principessa o dorme o nel dormiveglia farfuglia cose a caso usando un gergo da nobildonna. Perché dorme? Perché il sedativo del dottore ha iniziato a fare effetto e succede che lei si addormenta su un muretto dove viene trovata da un giornalista americano (Gregory Peck) che la crede ubriaca e per non lasciarla lì e non riuscendo a farsi dare il di lei indirizzo (perchè lei vuole mantenere l'incognito), se la porta a casa. Lei prima di crollare sul letto di lui, mentre si toglie i vestiti per mettersi il pigiama dice:"Non mi ero mai tolta i vestiti di fronte a un uomo e mi sembra del tutto naturale". Ma non è che il dottore, oltre al sedativo, le ha iniettato qualche droga che toglie le inibizioni?

A mezzogiorno dell'indomani lui si sveglia e va al lavoro. Lei dorme. Lui intanto scopre l'identità di lei e gli viene subito l'idea di fare un articolone esclusivo sensazionale, approfittando del fatto di avere la nobildonna per le mani.

Perfino la Bella Addormentata dormiva di meno
Torna a casa e lei ancora dorme. Sono le 2 del pomeriggio. Ma che razza di sedativo le aveva dato sto dottore per ridurla in tal stato letargico? Ma neanche il "sedatavo"di Frankenstein Junior era così potente.

Finalmente, a suon di cannonate, lei si sveglia (sì, perchè se lui non tornava a casa a svegliarla, lei avrebbe continuato ad libitum) e dopo quattro chiacchiere, senza mai rivelare la sua identità, gli dice che se ne deve andare e gli chiede qualche soldo. Lui dice che ha solo 2000 lire e gliene dà 1000. Lei preoccupata:"Ma non sarà troppo?". In quanto donna di alto lignaggio, lei non ha idea di quanto costi una cosa qualunque, forse non ha neanche mai visto del denaro in vita sua. Lui comunque la rassicura dicendole che 1000 lire equivalgono a circa 1 dollaro e mezzo.